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mercoledì 9 dicembre 2009

È la politica, bellezza, e tu non c’entri


2WESay02dannyHo pensato a come sarebbe stare senza. E mi sono figurato un mondo in cui i più acuti commentatori della stampa inutile diventano bravi commentatori di stampa con lettori. Ho pensato ai vecchi barbosi commentatori dei quotidianoni nazionali tallonati da gente più giovane e competitiva, che ora perde tempo nella cuccia riscaldata del giornale di partito o pseudo tale. Ho pensato che forse quella gente giovane non è competitiva e capace, e allora non riuscirà a scalzare i vecchi barbosi occhialuti e pacati. Ma prima o poi, ho pensato, qualcuno capace di far vendere più copie arriverà.

Mi sono immaginato anche degli imprenditori che hanno interesse a fare uscire una cosa tipo Wall Street Journal, ottimo per le élite finanziarie, e se lo pagano da soli, che tanto i soldi ce li hanno. Mi sono prefigurato con gusto una prima pagina di Europa con un titolone enorme che recita “Arrivederci”, ma suona meravigliosamente come “Addio”. Mi è venuto in mente un paese in cui possa nascere un quotidiano popolare di una certa qualità, che rischia soldi e energie alla ricerca di lettori; e magari ne trova anche un po’, dopo che le edicole sono state sfognate dalla fuffa.
Ho anche riflettuto sull’idea che ci fossero situazioni simili altrove, e sono giunto alla conclusione che non ci sono. Ci perdo qualcosa io? mi sono chiesto. Mi sono risposto di no. Il Paese ci perde qualcosa? Manco per sogno. Anzi. Magari le pagine dedicate alla politica lentamente diminuiscono, e quelle dedicate ai lettori prendono coraggio.
Sono arrivato alla conclusione che se nemmeno questa crisi è in grado di segare un mercato artificiale, leccaculo e antidemocratico, allora non ci riuscirà mai nessuno. Campino da soli, sulle proprie gambe, senza invocare il mercato tranne che per sé, senza addurre motivazioni perfette per un altro pianeta, un pianeta in cui l’espressione “quarto potere” serva solo a dare un titolo italiano alla storia del cittadino Kane.


Proprio a tal proposito Borndonz, ti linko questa se ancora non l’hai vista:

http://video.corriere.it/?vxSiteId=404a0ad6-6216-4e10-abfe-f4f6959487fd&vxChannel=Televisioni&vxClipId=2524_e9cf5ac4-e4cb-11de-b76e-00144f02aabc&vxBitrate=300

io ancora non ce pozzo credere, quando si dice un giornalismo per i lettori

l’hai visto San Francisco Panorama?
http://bayarea.blogs.nytimes.com/2009/12/07/dave-eggers-and-the-san-francisco-panorama/

La storia delle sovvenzioni statali alla stampa è uno sconcio che andrebbe eliminato immediatamente. Ma c’è anche da dire che un altro aspetto del “non mercato” è uno dei motivi dello stato comatoso dell’editoria. Vogliamo parlare della lobby monopolistica della distribuzione/edicole, che da sola si prende il 55% secco del PREZZO DI COPERTINA senza fare una mazza? Poi vogliono anche i soldi per i resi e anche per il macero della carta… Col resto (?) l’editore ci dovrebbe pagare la tipografia, i giornalisti, gli investimenti ecc. Ma tu queste cose le saprai già.

Chissà se togliendo le sovvenzioni, per magia, nei giornali riuscirebbero a entrare anche persone che non siano figli/nipoti di giornalisti. E’ una possibilità. A proposito: Pigi Battista e Sergio Romano hanno figli?

Amen.

Infatti Massimo sei proprio tu che non le sai e parli a vanvera.
Ora ti descrivo quel non fare un cazzo della lobby monopolistica distribuzione/edicola tanto per la cronaca.

Primo: i distributori non centrano un cazzo con le edicole. diversi proprietari diverse partite iva, diversi, due cose distinte e separete come me e te. Quindi ritrattiamo un pò quel tuo monopolio distribuzione/edicole messo lì un pò a minchia. Dal 1999 c’è stata la liberalizzazione dell’editoria quindi se tanto ci tieni a far parte di questa lobby…fatti avanti fratello, c’è un’autostrada che ti aspetta, occhio a non schiantarti perché il bello deve ancora arrivare.

Secondo: i distributori gestiscono un lavoro a dir poco folle. Ore 4.00 del mattino o di notte, non so se le hai mai viste, i DR (distributori regionali) iniziano ad arrivare nei piazzali giganteschi dei DL (distributori locali). Cosa fanno? Consegnano paccate di quotidiani che devono essere smistate a seconda delle esigenze territoriali. Qusto significa che i pacchi vanno disfatti e ricomposti con il numero esatto di quotidiani per ogni edicola. Tutte le edicole, anche quella di Casalzuigno. Cioè significa che se tu sei un cliente abituale dell’edicola sotto casa tua, i DL ti contano come numero e fino a quando comprerai quel giornale la tua edicola continuerà a riceverlo. Anche se quel gioirnale lo compri solo tu. Non ti sei mai chiesto come faccia la tua edicola ad avere quella copia solo per te? Pensi che l’edicolante la riceva per mail?
Tutto questo lavoro i DL lo devono fare in circa due ore, consegna compresa, perché alle 6.00 del mattino i quotidiani devono essere in bella mostra nelle edicole. Il che significa che la liberalizzazione del 1999, ha aumentato il lavoro per i DL e ridotto il guadagno delle edicole e dei DL che devono affrontare più spese.

Terzo: l’edicolante, il lobbysta, si sveglia tutti i giorni alle 5.00 per essere in edicola alle 5.30. Sette su stette. Giorni di ferie, due settimane all’anno, ferragosto si lavora, il primo maggio si lavora. La domenica, tutte le domeniche, si lavora.
Tutti i giorni anche lui smista gli arrivi, gestise le rese e cerca di sorridere al cliente. Si occupa delle mancate consegne, dei rifornimenti, degli arretrati per i clienti e se ha tempo e il bagno in edicola va a pisciare. Ogni edicolante ricava il 19,98% defiscalizzato, infatti non rilascia scontrino, infatti non fa nero perché non potrebbe. Tutto quello che arriva e vende lo paga e lo dichiara.
Su un quotidiano ricava 0,20 centesimi, arrotondando in eccesso, sul quale deve pagare circa il 23% di tasse, i contributi che incidono per un 10% e le spese vive (affitto,telefono,luce,riscaldamento, materiale di consumo, ecc.) che se gli va bene incidono per un 5%. Totale tasse, contributi e spese 38-40%. quindi dei suoi 0,20 centesimi ne rimangono 0,12.
Nel frattempo deve subire le mosse aziendali degli editori, e questi si che sono dei lobbysti fattie finiti, che lo usano l’edicolante per pubblicizzare abbonamenti scontati al 70-80% che inviano per posta, grazie alle agevolazioni statali sulle spedizioni, pagate dal contribuente. L’edicolante è solo una civetta, come si dice in gergo, un richiamo per le allodole, ma poi gli affari li fanno gli editori.
Alle 19,30, dopo aver realizzato che lui non è un libero professionista commerciante ma un dipendente degli editori, torna a casa e si prepara le le 5.00 del giorno dopo.

Se apri un’edicola tienimi da parte una copia del Fatto quotidiano, l’unico che non prende finanziamenti statali.

10, 100, 1000 Perotti! Ottima risposta! Bravo!
PS: per tutti colori che pensano che le liberalizzazioni siano il bene supremo: ricordatevi che porteranno solamente più povertà!

Perotti, ho diretto una rivista per molti anni e ci tornavano i pacchi dei resi ancora con la reggetta intatta. E i lettori di Casalzuigno telefonavano per dire che in edicola non la trovavano. Ma vedi di farmi il piacere, vedi.

Massimo, sono curioso, che rivista hai diretto? Quante copie stampavate?
Le liberalizzazioni hanno inciso enormemente anche su questo problema. E cioè che in alcune edicole non arrivi il prodotto.
L’ultima volta che le hanno contate, nel 2003 le edicole erano 40.000. Il che significa che se stampi 30.000 copie, 10.000 edicole non riceveranno la rivista. E forse anche di più, perché qualche edicolante ha fatto una richiesta specifica per riceverne 2-3 copie. Non tutte le case editrici si sono potute permettere di aumentare la loro tiratura del 20% per servire tutto il territorio, perché di questo si è trattato. 20% di edicole in più. Pensa solo ai supermercati. E lo sai che gli editori specificano ai DL di mandare più prodotto proprio a loro. Così vedi le pigne della tua rivista, magari la tua no, abbandonate nelle corsie dell’esselunga, la gente se le sfoglia e non le compra. E l’edicolante di Casalzuigno? Bestemmia e fa la figura di merda col suo cliente affezionato. Questa è la realtà. Oppure potrebbe anche essere che l’edicolante di Casalzuigno sia un imbecille e non ha fatto nessuna richiesta al suo DL per la tua rivista. Come vedi di problemi ce ne sono tanti e comunque se il sistema ti fa incazzare, il modo migliore per combatterlo si svolge in due mosse: non comprare riviste al supermercato e trovare un’edicolante capace che si occupi delle tue letture preferite. L’edicola è un punto vendita specializzato, se vuoi mangiare una tagliata di patanegra non vai all’esselunga a cercarla ma cerchi un ristorante slow food che te la prepari con maestria.

Ti spiego perché il piccolo editore è taglieggiato dalla distribuzione. Dimmi in quale settore il solo trasporto (quotidiano, alle 5 di mattina ecc ecc, come le mozzarelle, no?) assorbe il 55% secco del prezzo di vendita finale del bene. Il rischio di impresa della distribuzione è ZERO. Non comprano e non vendono nulla, guadagnano su quello che vendi, il resto te lo accollano come costo, si inventano i “resi presunti” ed altre amenità per non darti i soldi. I soldi arrivano mesi dopo l’uscita in edicola, per i mensili almeno. Se provi a cambiare distributore perdi tutto perché quello si trattiene il provento di 3 o 4 numeri e tu sei fottuto. Se l’edicolante/distributore locale non vuole cacciare soldi, paga il distributore locale/nazionale mandandoti in reso le copie della tua rivista appena uscita, tanto ce ne sono tante. Le edicole sono in genere buchi stracolmi dove non sanno nemmeno loro dove mettere le copie e la gente le riviste non sa nemmeno che esistono. Le edicole operano in regime di monopolio di fatto e di diritto. Quelle delle stazioni, poi, sono un regno a parte, forse non appartengono nemmeno all’Italia.
In ogni caso, è un fatto che oggi comprare una testata specializzata mensile da 10.000 copie costa meno che comprare un’edicola di periferia. Ma nessuno è ormai così pazzo da farlo.
Comunque, grazie per “L’edicola è un punto vendita specializzato,…” mi ha fatto almeno un po’ ridere in questo pomeriggio uggioso.

Vedi che così va meglio e si può anche discutere. I problemi che hai tirato fuori adesso sono problemi reali e si possono anche analizzare. Ma ti devi anche rendere conto che in tutto questo l’edicolante ha le mani legate. Che potere ha? Gli hanno pure tolto la licenza e non ha fatto neanche mezza giornata di sciopero. Prima dei finanziamenti statali, postali, cartacei e prima delle liberalizzazioni le cose andavano sicuramente meglio. In un intervista fatta a Rizzoli parecchio tempo fa l’intervistatore gli chiedeva una copia omaggio del suo giornale e la sua risposta è stata “fare un giornale costa, se la vada a comprare”. Adesso trovi pacchi di giornali omaggio di fianco ai tapis roulant, negli angoli delle strate, abbandonati. Ci sono piccolissime agenzie della Herz che noleggiano tre macchine al giorno e ricevono 40 quotidiani omaggio tutti i giorni per sei mesi consecutivi ( questo l’ho visto io con i miei occhi) che finiscono dritte dritte nel cestino (speriamo della carta). Allora se siamo arrivati a questo punto di chi è la colpa? Dell’edicolante? Del DL? Non c’è niente da fare l’editoria in italia è una filiera in mano ai grossi gruppi editoriali, sono loro che decidono chi deve vivere, morire o sopravvivere, che forse è peggio. Ci sono piccolissime testate, indipendenti, che l’hanno capita e gestiscono la distribuzione locale tramite DL e quella nazionale tramite corriere espresso. Vedi “La voce del ribelle” di Massimo Fini e il mitico “Vernacoliere”. La cosa per adesso funziona, vedremo in futuro.