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mercoledì 9 dicembre 2009

Tokyo, 21.12.8


DSC_3523A forza di abitare a Tokyo sono diventato di Tokyo.
Ovviamente non me ne rendo conto finché rimango in città, ma la settimana scorsa mi è capitato di dover andare a Osaka per lavoro.
Tutto si è svolto in una zona molto nascosta della città che adesso non so nemmeno bene dove si trovi, ma l’impressione che ho avuto è stata di trovarmi in un vascio di stampo napoletano. Al nostro arrivo tutti gli abitanti del quartiere sono usciti di casa, ci hanno chiesto cosa stessimo facendo e hanno trovato tutti i pretesti per attaccare discorso. Ci sono alcuni stereotipi che la gente di Tokyo appiccica agli Osakesi: non so se siano veri ma tutta la gente che ho visto li sfoggiava orgogliosamente. Capelli impermanentati in modo violento, sigarette penzolanti dalle labbra, signore con pantaloni stampati a leopardo e maglie raffiguranti leoni ruggenti, battute incentrate sui doppi sensi.
Se non avessi avuto da fare penso che sarei rimasto lì a chiacchierare un po’ con tutti, sfidando la difficoltà del dialetto locale che, devo ammettere, non capisco molto. La persona che dovevo intervistare, peraltro, non parlava il giapponese standard, non so se per orgoglio kansaiese o proprio perché non gli veniva. Forse un misto dei due.
Il dialetto di Osaka è considerato lo strumento ideale per il mestiere di comico, qui in Giappone, anche se poi in realtà quando parli con l’accento forte e non sei un comico la gente di Tokyo non è proprio ben disposta nei tuoi confronti. A me piace, e vorrei conoscerlo meglio, ma quando provo a parlarlo salta fuori una schifezza imbarazzante tipo lombardo che si sforza di imitare i romani e dice frasi tipo “aò, a rrromanno!” oppure cose ancora peggiori tipo “ueh, ma tu vuliva pizz’”, insomma ci siamo capiti. Quindi ho smesso di tentare l’impossibile e ormai assecondo il mio accento che segue l’intonazione tipica di Tokyo, considerata da tutti gli altri snob, presuntuosa e incrostata da un fastidioso senso di superiorità.

Fra poco inizia il periodo più sacro per i Giapponesi che è il capodanno. Come parecchie cose, anzi direi tutte, il modo di trascorrere queste feste lo si apprezza dopo un po’ di anni che ci si vive, da queste parti. Durante il capodanno giapponese si respira, per l’unica volta nei dodici mesi, un’aria rilassata e un’attesa di passare i primi giorni dell’anno a fare niente, ospitando amici e parenti a casa bevendo birra e sake, mangiando dei piatti che saltano fuori solo in quest’occasione e si conservano per giorni sul tavolo, pronti per essere sbocconcellati in qualsiasi momento, senza orarii o restrizioni.
Io, per non farmi mancare niente, penso di anticipare il capodanno con un bell’abbacchio e patate al forno, tanto per non nipponizzarmi troppo e ricordare le radici laiche del Ss. Natale che a casa mia significa principalmente sfondarsi di leccornie.


ohhhhh… quanto ci tornerei a tokyo per godermela con un po’ di pace da nuovo anno!

un saluto dalla solita italia.

Adoro Natale… Cibo e xbox360 fino all’incoscienza, tipo che ti ritrovano il 28 mattina svenuto in mutande, con la bava alla bocca e l’occhio sbarrato, in una mano il joypad e nell’altra un pezzo di mandorlato Balocco…

bello,

ma come funge la data giapponese? 21/12/08? tipo 21esima settimana del dodicesimo ottavo? qualcuno me lo spiega?
lo so, non risponde mai nessuno a questo tipo di domande

forse ho capito, è al contrario e invece dell’anno mette la settimana, 8/12/, no, il 21 non lo capisco

Gnu, credo sia l’orario non la data :)

Ma che vuol dire “un vascio di stampo napoletano”?

Se non ricordo male, l’imperatore funge da eponimo, quindi è l’otto dicembre del 21esimo anno dell’attuale imperatore, che non mi ricordo come si chiama. L’ordine della data è dall’unità maggiore (anno) a quella minore. Stessa cosa con gli indirizzi postali, in cui il CAP e poi la città sono le prime cose che si scrivono e la “via” (chiamiamola così) l’ultima. Insomma un mondo alla rovescia ;-)

21 è il ventunesimo anno dell’era Heisei, cominciata dopo la morte dell’Imperatore Showa.
Le cifre dopo sono il mese e il giorno.

grazie! che tipi questi giapponesi,, ho visto che adesso c’è Akihito, e quindi quando morirà lui comincerà una nuova era— Akihito è del 33, per cui (forse) ci saremo

fortissimo questo akihito, è specializzato in ittiologia, sarà un esperto di carpe— il concetto di imperatore m’inquieta però,,

Non ti inquietare, gnu, per carità. Solo l’idea della tua inquietudine ci toglie il sonno.

grande! vivo a Shanghai ma passerò una settimana a Osaka e Kyoto il prossimo mese. non vedo l’ora di provare questa Napoli giapponese…

[...] Tokyo, 21.12.8 [...]