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venerdì 11 dicembre 2009

Quello che siamo, quello che non vogliamo


sordicocomero

È da un po’ di tempo che voglio scrivere ’sta roba, e non trovo mai il modo. Adesso c’è stata la manifestazione del No B Day, c’è tutto un fermento su come è fatto il paese e cosa vuole il paese, e forse è arrivato il momento di occuparsi del paese, nel senso dei suoi abitanti, della sua televisione, di come gli italiani si vedono e si fanno vedere, e soprattutto di come la sinistra ha interagito con tutto questo ambaradan negli anni. Sono pensierini confusi. Vediamo se arrivo da qualche parte. Abbiate pazienza.

Qualche tempo fa Achille Occhetto andò ospite di un programma televisivo il giorno del suo compleanno. Era il programma di Funari (periodo Mediaset). Parlarono di politica e di fatti di attualità, e poi, a insaputa di Achille e del partito tutto, arrivò la torta gigante colle candeline. E tutti cantarono tanti auguri a te. Occhetto era imbarazzato, parecchio, ma non aveva nemmeno l’idea vaga che una cosa del genere potesse accadere, e quindi sorrise, soffiò, si prese gli applausi. Chissà dov’erano quel giorno i commentatori di sinistra, chissà cosa stavano guardando, cosa li attrasse. Perché quel momento sarebbe stato da registrare, analizzare, raccontare, rivedere al ralenti fino alla nausea.

Da quella volta lì, le cose cambiarono parecchio. La destra ovviamente su questo tema passò, visto che veniva sostituita da un uomo solo che non usava la televisione, ma — ocio che arriva un’espressione trita und ritrita — era la televisione. Anzi, Berlusconi era proprio quella televisione lì, quella che quando chiama i politici non si inginocchia, perché sa che il problema del politico in televisione è sempre e solo un problema televisivo: essere burocrati noiosi non va bene, perché la gente si annoia, e cambia canale. Un burocrate noioso che si imbarazza e diventa un bambino che spegne le candeline non annoia più: la gente non cambia canale, e ascolta. Sorride come il festeggiato. Non cambia canale, e ascolta. Segnatevelo.

Quel tipo di libertà assoluta scomparve presto, per ragioni che non stiamo ad approfondire perché non ce ne frega niente, ma il rapporto tra tv e politica prese quella direzione, e sempre con più decisione. Per dirne un paio, Vissani fece il risotto per D’Alema, e Fassino incontrò la sua tata dalla De Filippi.
Piovvero critiche, che sostenevano che quella tv, quel tipo di rappresentazione della politica fosse quello di Berlusconi: andarci dentro, venirci a patti era un modo per farsi fagocitare, diventare uguali agli altri. Uguali agli altri. Segnatevelo.

Sono sempre stato convinto che la mostruosità del parastato, quella delle cene romane al Bolognese, dove gli ambienti si sciolgono tutti in una melassa di successo, soldi e “carissimo”, fosse una delle malattie croniche del paese. E quella scatola mi fa molto più schifo di Cologno Monzese. Dentro a “sto scrivendo una cosa con un amico, c’è un mezzo contatto co’ RAI scinema”, dentro a quelle frequentazioni terazzistiche capitoline non può nascere niente di onesto. Eppure la nostra classe politica vive di quello da secoli, e non lo trova scandaloso.

Non credo che la De Filippi sia il male, come dicono alcuni; non credo che la televisione popolare sia deleteria per le intelligenze; non sono convinto che il Grande Fratello sia veicolo di una degenerazione sociale e politica dalla quale ci risolleveremo a suon di Italo Calvino. Perché? Perché il pop non ha mai fatto male a nessuno. E negli stessi anni in cui noi votavamo Berlusconi, nel Regno Unito si votava Blair. Il Regno Unito è il paese europeo che guarda più tv, produce più programmi, innova di più. Un paese di teledipendenti, imballato di reality e fenomeni legati allo star system, dove la gente, grazie al cielo, legge il Daily Mail e Heat, non Corriere e Vanity Fair. Questo era ed è il paese di Blair, Brown, forse domani Cameron.

Certo, loro non hanno avuto Pier Paolo Pasolini. Noi sì. E un po’ per alcune cazzate scritte dallo stesso (sì sì, ne ha scritte, state sereni), un po’ per la rilevanza del suo punto di vista, un po’ per l’incapacità di capirlo da parte di troppi buoni selvaggi, ci siamo ritrovati con una sinistra innamorata delle osterie e del vino rosso, dell’Italia sinceramente contadina, ma del tutto incapace di parlare con la via di mezzo, quella di cui parlava Pasolini, cioè il mondo dei figli e dei nipoti di quei contadini cogli asini a fianco, che indicano col bastone ai soldati americani dove stavano nascosti i crucchi.

C’è un buco al centro, insomma. Che sia il buco del culo?, come titolava Cuore in uno dei suoi migliori exploit di sempre. No, non è il culo. È il paese, che contadino non è più, e intellettuale raffinatissimo da terza serata non è mai stato, se non in una fettina piccola così. Certo, non è un’Italia bella, sana, sincera, con le mani nella terra calda e il casale sullo sfondo. Ma è un paese normale, con tutte le piccolezze, la banalità, i patriottismi pallonari e i gattini virgola, che va preso come interlocutore. Ci si può parlare, non è nemmeno troppo difficile. Basta guardarlo negli occhi. E superare, se lo si prova, lo schifo iniziale. È il paese normale. Normale vero. Non l’idea di Svezia — belli, alti, colti, presi dall’amore per Bergman più che da qualsiasi altra cosa, a bordo di una Volvo sicurissima e linda  — che hanno in molti quando dicono “paese normale”.

Questa è la prima ragione per cui credo che sia giusto confrontarsi con la tv, sempre e comunque. Perché è una palestra di normalità, di più vero del vero, di che cazzo stai addì nun te capisco. E poi è un mondo da conoscere e padroneggiare a tutti i costi, prima o poi. Per essere sorridenti ma trattenuti come Blair, o ballare di culo come Obama, o fare il figo cattivo da policier come Sarkò; ma non fare mai, per niente al mondo, ancora quello che si imbarazza, non sa cosa fare, punta sull’essere sé stessi.

Ma c’è una ragione più profonda per cui sono convinto che si debba andare in televisione, che si debba rischiare di sporcarsi le mani, a costo di fare figure goffe. È molto semplice: si chiama democrazia. Un politico serio deve occuparsi di quantità, e deve vincere sulla quantità, perché la democrazia funziona così. Se ti votano forte o piano non conta: conta che ti votino in tanti. Vuol dire inseguirli, diventare come loro? Naa, i levrieri non diventano lepri. Certo, bisogna correre con il loro passo, le cose vanno dette in maniera comprensibile e efficace, ma questo vale anche per tutti i contesti e tutte le comunicazioni.

Il pubblico di Rete4, quello di cui ha parlato Bersani qualche mese fa, dicendo che o si conquistano quelli oppure nisba, Nixon, nada de nada, è fatto di italiani. Non sono come quelli dei film di Antonioni e Fellini, fighi oltre la sfera del tuono, ma sono come sono. Se e quando alle prossime elezioni si tornerà a parlare a quelli, si andrà in televisione a fare anche le persone normali, si finirà dentro a un format e si cercherà di starci bene, be’ lo dico prima, io sarò con chi rischia, chi si sputtana, chi non ha paura di fare figuracce coi colleghi, ma piuttosto di far cambiare canale gli elettori.


sì, purchè ci si limiti a trovare le parole giuste per parlare a quel pezzo (maggioritario) di Italia, e non si arrivi a dire solo quello che loro vogliono sentirsi dire; perchè quello che loro vogliono sentirsi dire non corrisponde a quello che noi vorremmo fare.

“dentro a quelle frequentazioni terazzistiche capitoline non può nascere niente di onesto. Eppure la nostra classe politica vive di quello da secoli, e non lo trova scandaloso.”
Bravo Matteo, il problema è ESATTAMENTE questo.

“Perché il pop non ha mai fatto male a nessuno”

e Sharon Tate allora ?

Bordone! per cortesia stai vicino a riva! stai dove tocchi, sennò annaspi, vai in affanno, bevi e poi va a finire che mi affoghi…

Come a dire: so´ fatti cosí, pori pupi, bisogna assecondarli. E allora, uno cento mille Berlusconi. Per tutta la vita. A me sono sempre piaciuti gli originali, non le copie, pure difettose.

Intanto devono segnarsi anche di non ripresentare Visco, ché in genere gli italiani scartano le raccomandate irpef con più attenzione di quanto non accendano la tv su Rete4.

“Perché il pop non ha mai fatto male a nessuno”

ma la popò, sì.

Del fatto che sia tutta colpa di Pasolini non sono convinto, ha scritto sì qualche cazzata (ma chi non?) ma era uno che ha utilizzato ogni medium a sua disposizione, anche la tv, per farci documantari o anche solo per dire che non gli piaceva e perché. Era la lezione di Gramsci, del resto, quella sulla cultura nazional-popolare, ed è questa lezione che a un certo punto la sinistra ha dimenticato per rinchiudersi nei salotti chic e nei casali rustici con gli amici snob. Una sinistra che per troppo tempo ha aspettato che fosse la montagna ad andare da Maometto.

e’ vero,bisogna conquistare rete4,ma cio’ comporterebbe diventare come coloro che la guardano o ne sono i titolari,a te va bene? A me no.Ciao Matteo .

“io sarò con chi rischia, chi si sputtana, chi non ha paura di fare figuracce coi colleghi, ma piuttosto di far cambiare canale gli elettori”

Cioe’ passi dal commentare al fare? Beh, se e’ cosi’ questa sarebbe una novita’ per l’immagine che avevo del “personaggio Bordone” (che peraltro apprezzo), ma una novita’ positiva, per la quale ti ammirerei.

“io sarò con chi rischia, chi si sputtana, chi non ha paura di fare figuracce coi colleghi, ma piuttosto di far cambiare canale gli elettori” credo di non avere capito il significato.
@Gianluca: saper capire e saper parlare con chi guarda rete4, non significa diventare come loro ( che poi mica hanno la peste o sono più idioti di chi guarda La7) e loro non è detto siano = al titolare.

Rispettosamente,le analisi sociologiche non sono il tuo forte.
Alberto

Rispettosamente, quando uno non è d’accordo dice non sono d’accordo. Le recensioni non sono pertinenti.

I modelli contano, la “gente” intesa come uomo medio di cui parlava PPP segue i modelli televisivi, perché, al momento e spero/credo ancora per poco, sono gli unici modelli che si ritrovano, perché ancora come diceva PPP gli altri modelli, quelli arcaici contadini che si possono o meno avere a nostalgia, non ci sono più. Il problema è che la televisione commerciale, quella pubblica dovrebbe essere altro ma evidentemente non è, in quanto veicolo di consumi non può che veicolare quel modello e mi dispiace Bordone ma se ti metti a parlare come Iva Zanicchi comunque sarà il Loro modello che veicoli, volente o nolente. La forza del capitalismo è questa, fagocita tutto, anche Che Guevara che diventa solo una maglietta da vendere.
Poi hai ragione che non si possa ignorare il medium e che bisogna saperlo governare e utilizzare, con la freschezza di Obama magari ma resta il fatto che a me, quella che si autodefinisce centro sinistra abbia prima di tutto un problema di visione del mondo, fino ad ora è andata a traino, e come si è detto più sopra, l’originale è sempre preferito. Si dovrebbe avere il coraggio e le idee di un nuovo modello da perseguire e sostenere a quel punto anche in tv, ma non solo per fare bella figura.

Boh, io non sono convinto che l’Italia sia sempre stata così. Cioè, e non so se riuscirò a spiegarmi: tu fai un parallelo tra i contadini che indicavano i tedeschi e il popolo di Rete4. Sono abbastanza (non troppo) cresciuto per ricordare com’era la tv prima delle commerciali, e, per quello che mi ricordo, gli italiani la guardavano lo stesso e tra gli italiani c’era molta meno differenza. Cioè, ha ragione qualcuno quando dice che non è detto che per parlare con quelli di Rete4 non è necessario essere come quelli di Rete4, ma qualcuno è responsabile di aver fatto diventare quella parte “il popolo di Rete4″. Ecco. E allora, ben venga il confrontarsi con la tv, perchè qualcuno che ci sappia stare, che abbia la faccia e i modi e che non sembri in balia del mezzo ci dovrà pur essere. Ma credo che il popolo di Rete4 si possa conquistare solo togliendo di mezzo Rete4. Come avrebbe dovuto essere, come non sarà mai. Ma credo proprio di non essermi spiegato.

questo post ha dentro lo spleen, anzi,, c’ha dentro lo spleen– segue citazione colta
È un brusio la vita, e questi persi
in essa, la perdono serenamente

Ottimo, Bordone, quando scrivi così mi piaci. Il problema è che la sinistra, accecata dall’odio per il Berlusca, non ha capito che il blocco sociale che ha tenuto in vita la DC fino a Mani Pulite non si è dissolto ma è stato assorbito dal berlusconismo, che ne è la versione moderna. La TV commerciale, se non l’avesse fatta B. l’avrebbe fatta un altro, il vuoto lasciato dalla DC lo avrebbe riempito un altro, lasciando la sinistra comunque minoritaria, perché tale era ed è nel Paese. Può la sinistra vincere mai più le elezioni? Sì, ma se riesce ad interpretare anche i bisogni e le pulsioni di quelli che guardano Rete4, sennò mettiamoci l’anima in pace. Come si fa? Eh, ci vorrebbe uno bravo. Guarda come Obama ha saputo difendere le sue guerre e prendersi il Nobel per la pace. I nostri leader, al massimo, avrebbero messo una bandiera arcobaleno sul balcone.

Io, la stessa impressione di ‘velo squarciato’, di soglia varcata, l’ho avvertita quando Costanzo cominciò a far fare la passerella agli ospiti.

Tanto per cominciare Bersani potrebbe andare dal presidente del consiglio del 1999, che forse lo conosce bene, e chiedergli come mai sotto il suo governo c’è stato un ministro, quello delle comunicazioni, che non ha rispettato il risultato della gara sulla concessione delle frequenze nazionali. Oggi, dopo dieci anni, con la memoria di Bersani, dei nostri politici e degli italiani ci saremmo sicuramente dimenticati di Rete4 e di chi la guarda.E magari sarei andato a votare per le primarie.
Invece siamo qui a raccontarci le barzellette e a credere che la politica sia fatta dai faccioni della TV. E siccome siamo convinti che il cittadino consapevole sia il cittadino bene informato facciamo la gara a chia arriva primo a commentare Ballarò, Annozero, Porta a Porta e qualcuno anche il tiggiuno…al bar, al lavoro, a cena con la famiglia e sui blog. C’era uno che diceva che dialogare con qualcuno che non si conosce, e che si suppone sia in buona fede, è segno di apertura; ostinarsi a farlo dopo aver avuto innumerevoli prove della sua scorrettezza è segno di imbecillità.
Allora io preferisco isolare certe persone, perché a casa mia uno che mi prende per il culo da anni non entra più.

NUMMERI
di Trilussa

- Conterò poco, è vero:
- diceva l’Uno ar Zero -
ma tu che vali? Gnente: propio gnente.
Sia ne l’azzione come ner pensiero
rimani un coso voto e inconcrudente.
lo, invece, se me metto a capofila
de cinque zeri tale e quale a te,
lo sai quanto divento? Centomila.
È questione de nummeri. A un dipresso
è quello che succede ar dittatore
che cresce de potenza e de valore
più so’ li zeri che je vanno appresso.
1944

matteo, secondo me tu pasolini non l’hai mai letto. con affetto, luigi.

tutto il resto è noia.

Rispettosamente, io sono completamente d’accordo con MB, e anche con Massimo.
Devo cominciare a preoccuparmi?

Bella la poesia di Trilussa, magari fuori luogo, ma molto bella. Me la segno come nella pubblicità del vinaccio in cartone.

completamente d’accordo. Da toscano trapiantato in veneto da tre anni con sofferenza ho avuto la conferma che la “normalità” non è solo (e sempre meno) quella da me vissuta fino a 3 anni fa.

Comunque, il Sordi della foto non sta mangiando una fetta di cocomero…

Blair? Ma Blair l’Inghilterra l’ha distrutta, è stato una seconda Thatcher. La Gran Bretagna adesso sta colando a picco, non è per niente una nazione sana. Guardiamo alla Spagna, non alla Gran Bretagna, per un modello, vi prego.

Ogni volta che guardo Rete4 svolgo la funzione di uno zero dietro quell’uno.

Ovvio, anch’io vorrei dei leader più comunicativi di quelli che abbiamo (su tutti, Fassino che parla con gli occhi chiusi e Bersani che o è in giornata o c’ha quel suo atteggiamento di quello stufo di stare su quella poltrona con la telecamera davanti), ok.

Ma non sono d’accordo sul popolo di rete4: abbindolati, storditi e rintronati da walker texas ranger e tg4, saranno quelli che staranno sempre con quello che la dice più grossa: “meno tasse per tutti!” “via l’ICI!”, “non vi farò pagare il bollo!” e così via. Loro sono per gli effetti speciali, li devi convincere con le balle. Non è (solo) un problema di presenza scenica: per raccontare le balle bisogna averci l’attitudine. E quelli con quell’attitudine lì, a me non piacciono. Poi ci sarebbe pure il discorso che hai fatto un paragone tra la tv inglese e la de filippi, ma ho già scritto tanto.

Il popolo E’ bue, diceva un famoso ed importante esponente della Sinistra…

Alla grande.

Bravo, vedo che hai capito qualcosa e stai diventando grande. Forse ce la farai a non fare la fine di Michele Serra.

Dopo la storia del rabbino che fa le prediche meglio del prete ti avevo cassato e messo tra gli irrecuperabili idioti. Mi ricordavi la tipica signora bene milanese che si commuove di turismo arcaico-religioso quando il rabbino le dice non poter contaminarsi stringendo la mano a una donna (a proposito di pathos della distanza, che tu non comprendi: eppure dici di aver letto Nicce). Ora ti sei riscattato.

Aggiungo un commento alla tv inglese, sarà pure piena di trash, sicuramente, ma il livello delle serie tv inglesi della BBC, tv pubblica, per non parlare dei documentari è strabiliante, ultimamente sfornano roba che neanche i migliori US, altro che Angela che ormai riciccia roba da rieduchescionalchannel.

Che aveva torto a Pasolini lo dicevano che era ancora vivo, appoggiandosi a buoni argomenti. Ripeterlo quarant’anni dopo, sostenuti solo dal tono di intellettuale del baretto sotto casa, è poppissimo.
Le analsi antropologiche non sono il tuo forte. Neanche il bagnino ti può più salvare.

Odio la frase “il popolo è bue”,,, falcia-taglia-sottintende piedistalli,,costruisce visioni dall’alto,così alto ke non vedi niente e allora ipotizzi forme di bue nelll’indistinto che in realtà è una nebbia densa indecifrabile—–non ditela più

Mi viene un dubbio. Lo gnu,,sarà parente del bue?

@nowanda: da veneta orgogliosa di esserlo ma non per questo leghista, sarei curiosa di sapere dove sta la sofferenza di viver qui (a 3 ore di treno da Firenze). Forse si lavora troppo? Forse ci si lamenta troppo poco?
Ecco, da veneta orgogliosa di esserlo ma non per questo leghista, trovo sempre spocchioso sentenziare su quelli che guardano cosa e dare dei giudizi “dall’alto”. Cosa che ha sempre fatto la sinistra, purtroppo. Per arrivare a questa campagna esagerata contro Berlusconi. Esagerata perché sta facendo in modo che davvero lui diventi “l’uomo con le palle” per eccellenza. Sta facendo il suo gioco, purtroppo, e qualcuno dovrebbe anche avvisare giornali e politici. Così non ce lo caveremo mai di torno, purtroppo.

Concordo con Mark, la BBC fa cose meravigliose che noi nemmeno ci sogniamo. La qualità di certi suoi telefilm o documentari è eccellente.

Ma il problema su cui si concentra MB non riguarda la funzione di un partito in una democrazia (ovvero raccogliere il maggior consenso possibile per governare)? Le discussioni legate alla qualità credo debbano essere svincolate dai numeri. In questo momento (la qualità e il consenso) ho l’impressione che si comportino come due rette parallele… hanno l’intenzione di incontrarsi, prima o poi, ma non qui e ora.

Rispettosamente, quando uno non è d’accordo con Pasolini dice non sono d’accordo con Pasolini, non che Pasolini ha scritto alcune cazzate. Gli insulti non sono pertinenti.

@citronella: non ho parlato di sofferenza, ne di star meglio o star peggio, ho parlato di normalità riferendomi alla diversità che ho trovato…e volendomi riferire piuttosto ai toscani. Tutto qua, non volevo essere offensivo o spocchioso. Coda di paglia?
sii pure orgogliosa di essere veneta, fatti tuoi, io non son nemmeno orgoglioso di esser italiano…ci vorrebbe del vero coraggio

Ma perché Obama se la intende cogli spettatori di Fox News??

Matteo, dovrai trovare argomenti migliori di “i reality non sono poi così male” per farci digerire la chiusura di Condor. ;)

“Guardiamo alla Spagna, non alla Gran Bretagna, per un modello, vi prego.”

Sì, guardamoje le pezze che c’hanno ar culo.