|
|
|


sabato 19 dicembre 2009

Giallo


7840909Cos’è. È l’ultimo film di Dario Argento, concepito per il mercato internazionale e pieno di sorprese. È un thriller coll’assassino seriale, superclassico nella struttura. La vicenda è ambientata a Torino, e racconta di un taxista che fa sparire le sue clienti più belle, per seviziarle e farle fuori. Adrien Brody è un poliziotto italoamericano che indaga sul caso. Emmanuelle Seigner è la sorella dell’ultima ragazza rapita, che lo affianca nelle indagini.

Com’è. Scritto, girato, montato, finito più di un anno fa, il nuovo film del maestro del brivido non si è visto da nessuna parte. «Perché?» ci si chiede. La spiegazione è tutta da vedere. Adrien Brody ci ha messo soldi e impegno; Emmanuelle Seigner ci ha messo del suo, ma perdendo tutto l’erotismo naïf dei film di Polanski (ché il naïf al cinema non è “sii te stessa”, anche se magari sembra). Il film punta a una distribuzione globale, quindi è recitato in inglese brutto, con accenti stranieri a profusione. Ma in genere spicca una totale incapacità di far combaciare l’italianità incontestabile di una vicenda che si svolge a Torino, e una sceneggiatura che sbaglia sistematicamente tutti gli incroci tra l’aspetto locale del film e quello internazionale. All’accettazione in questura c’è uno che parla inglese perfettamente, per dire. Al mercato del pesce di Torino c’è un giapponese. Va be’. L’assassino a un certo punto guarda in faccia una vittima e le dice in faccia «Capisce!», non come una domanda, ma come un’esclamazione. E uno si chiede perché. Anzi, se lo chiederebbe, se non sapesse che l’italiano delle barzellette in America dice sempre «Capish!» Questo è un personaggio di Torino, e non parla dialetto; quindi, quando gli scappa il napoletano americano, preferisce dare cortesemente del lei. Gli effetti speciali sono del solito Stivaletti, il quale, siamo certi, è convinto che non serva aggiornarsi o migliorare il proprio lavoro – Stamo a scherzà? — e trasforma ogni inquadratura cruenta in una telepromozione del vernidas, del lattice di gomma, del sangue liquido e rossissimo che l’idropittura è molto ma molto più credibile. Non c’è suspense, non c’è voglia, non ci sono idee, non c’è scrittura, qualità delle inquadrature, spavento, credibilità, porno: niente di niente. Solo le parole “Dario” e  “Argento” legano questa roba alla storia del cinema.

Perché vederlo. Perché a volte le cose si capiscono per contrasto, e qui ce n’è tantissimo rispetto all’idea di film. Si sa che i film goffi sono comici in modo involontario, come fu La terza madre (Asia, quanto ci manchi certe volte!); ma in questo caso siamo davanti a un film più brutto che goffo, conscio della propria pochezza, che quindi evita di strafare e di far ridere forte. Poi la professionalità di Adrien Brody è commovente, perché il ragazzo ci crede, ci ha messo la lira, è anche bravo, e sembra appartenere a un’altra specie rispetto a tutti gli altri personaggi del film. Si ride in ogni scena col killer, perché il killer deve dire cose elementari, da disadattato pazzo e serial killer, ma le dice in inglese. Quindi è tutto un «Biutiful, biutiful!» davanti alle vittime spaventate, «No kiss kiss!» prima di tagliuzzare una bocca, «Fac iu, fac iu? Iu fac iu!» e zac le tagli il dito medio del vaffanculo. Lui spacca, e poi ha la faccia fatta con la gomma di un pallone Supertele, o qualcosa del genere. Ultima ragione per vedere Giallo, il fatto che questo film sia un vero fallimento. In Italia il fallimento cinematografico è una rarità. Lo schifo che vivacchia è la regola, il cinema finanziato dallo stato che non esce nemmeno è normale, ma un film di un autore noto che si sfracella è degno di nota.

Perché non vederlo. Con tutti i film che ci sono, dedicare un’ora e mezza a ’sta roba è un po’ da scemi. E poi, come capita con i parenti morti dentro a un’impastatrice (cf. Six Feet Under), gli artisti andati a male vanno lasciati per conto loro. Così poi uno se li ricorda quando erano capaci.

Una battuta. (una modella al proprio assassino) You’re crazy!


Al di là del film in sé, il tema degli artisti falliti e delle loro carriere mi sembra interessantissimo. Da due anni sto cercando di scriverci sopra qualcosa ma ne so sempre troppo poco

Il vero Giallo è scoprire cos’è successo nel 1985. Ok, sappiamo che Dario Argento dopo Phenomena è stato ammazzato e sostituito da un sosia ex-portinaio di Trastevere. Ma che ne è stato del cadavere? Si dice che Stivaletti ne abbia usato diversi pezzi durante Fantaghirò 3. E ancora, nello scambio sono coinvolti Simonetti e la sua tastierina Bontempi? E poi, non è che alla fine scopriamo che Asia Argento in realtà è il cugino di Vin Diesel?

Un vero capolavoro eh?!

Ma perchè umiliare così il povero chef Tony? :P

Il cartaio, il cartaio dovete vedere per capire a che punto un regista (ex bravo) va a finire. Dopo quello tutto ciò che fà è un capolavoro!

Questo film è sicuramente opera del fratello gemello di Dario Argento (lo stesso che ha girato “Il Cartaio”, “La terza madre”, ecc.). Non so se avrò il coraggio di vedere il film e tantomeno il bravissimo Adrien Brody (lo ricordate ne “la sottile linea rossa”?) coinvolto nel Giallo

“Il cartaio”: visto. Mamma mia.

mi è venuta voglia di vederlo

Sarò passatista, ma Hitchock sì che era un maestro, mentre Dario Argento non è mai stato altro che la brutta copia della brutta copia di Hitch.
Sarà che non mi piace lo splatter, ma Argento l’ho sempre trovato vomitevole, in tutti i sensi. E sopravvalutato, anche: forse perché appartiene alla combriccola romana sinistrorsa?
Di lui ho visto un film e mi è bastato: mai più!.

Mai più!
Senza il punto dopo.

Hitchcock, con la tre “c”.

Mi scusassero…

oh “vomitevole” che torna dal passato. gli sta bene, a dario argento.

Per colpa di Profondo Rosso ho avuto incubi per anni. Quindi non andrò di certo a vedere altri film di Dario Argento. Non sono mai riuscita a pensarlo un grande anche se mi fa molta tenerezza per la mitezza, la timidezza e i capelli (pochi) sempre un po’ unti. Ma forse è solo l’ex-portinaio sosia. :-)

Biagio, con tutta la simpatia (sulla fiducia): ma hai detto una gran minchiata.
I suoi ultimi 10 film saranno anche inguardabili cretinate, ma “Profondo Rosso” è un capolavoro. Forse,nel 1975, “la combriccola romana sinistrorsa” si era distratta un attimo.

Premesso che Dario Argento non c’entra nulla con Hitchcock, mi sembra doveroso precisare che, “combriccola romana sinistrorsa” o no, l’Argento 1970-1985 era un maestro visionario con i controcazzi che non aveva praticamente rivali nel suo genere (altro che Carpenter, Hooper e De Palma). Si tratta solo di capire se 15 anni di meraviglia compensino 24 anni (per adesso..) di schifo. Secondo me sì.

visto il cartaio dario argento è morto è sepolto. non riuscivo a credere che si potessero fare film così brutti e al tempo stesso così pretenziosi, il livello qualitatico è paragonabile a un parody movie alla treciento o il silenzio dei prosciutti ma con una spocchia latente inarrivabile anche per von trier. ho provato una pena immensa a pensare ai “poveri” attori (anche a muccino junior e ho detto tutto) che pensavano di lavorare con il “maestro”.
l’ottimo Brody èsembra essere caduto nello stesso inganno.

ma in italia spendiamo ancora termini come maestro per gente come Brass o Argento????

http://www.mymovies.it/recensioni/?id=34876 e vi raccomando pure la critica fatta dalla stampa al cartaio….
addirittura c’è chi lo recensisce bene anche se è riuscito a vederne solo metà…

Mark, non sono un critico cinematografico, quindi mi scuserai se ogni tanto sul cinema mi scappa una cazzata.
Io di Argento ho visto, illo tempore, solo Suspiria.
Lo trovai una gran cagata, ma ripeto, io al cinema ci vado per divertirmi, non per scrivere le recensioni, quindi…
Però sulla “combriccola romana” non credo di avere tutti i torti.
Com’è che questo continua a sfornare obbrobri e i critici di area continuano a sostenerlo, malgrado tutto?

Non ne ho idea.
Comunque, sono solo un appassionato, mica un critico.
Tu cancella cartai e gialli, guarda Profondo Rosso e poi ne parliamo.