giovedì 14 gennaio 2010
Cristoforo! (ovvero Le avventurose scorribande isolane di un’inviata italiana a Nuova Iorc)
Ed eccoci a una nuova incredibile dimostrazione di forza della nostra preferita. Questa volta siamo alle prese con un caso di riso al salto. Spiego per i non lombardi. Prendi il riso allo zafferano, lo metti in una padella di ferro, lo ricuoci come fosse un tortino, lo mangi: una roba squisitissima, fatta con gli avanzi.
Sta per partire la nuova stagione di Lost, serie televisiva bla bla bla. I produttori, visto che mentre va in onda la prima puntata loro hanno già verosimilmente finito di girarle tutte o quasi, vengono intervistati dai media per rinfrescare l’interesse del pubblico, sferzato duramente da un’ultima stagione che ce l’ha messa tutta per fare flop. E, tutto sommato, ha fallito.
Ale parte con un cavallo di battaglia degli ultimi giorni: Obama vs Lost. Il Presidente aveva in programma il discorso sullo State of the Union, cioè un ricapitolone totale di quello che ha fatto e quello che vuole fare. Il discorso avrebbe potuto cozzare con la prima puntata della nuova serie di Lost, se fosse stato programmato per il 2 febbraio. In rete la gente ha cominciato a fibrillare. L’hanno fatto presente allo staff. Lo staff ha stabilito che non avesse senso dare fastidio al pubblico, e ha eliminato quella data. Divertente da raccontare, però quelli che pensano di venire prima di tutto e tutti sono i politici italiani, mica quelli americani.
Basta andare sul sito della Casa Bianca e cercare le conferenze stampa di Claudia Jean Cregg (sostituita momentaneamente da tale Robert Gibbs, bassetto). Ce n’è una dell’8 gennaio 2010, in cui si parla della questione.
Q Since there’s no constitutional requirement that the President go to Capitol Hill and deliver a State of the Union address in the third week of January, the first week of February, are there any legislative issue considerations guiding when he wants to do it this year?
MR. GIBBS: No.
Q None? And secondarily, is he aware of the Internet storm over those who are begging him not to schedule the State of the Union address on the night of the three-hour premiere of “Lost”?
MR. GIBBS: I will say this on behalf of ABC Radio. (Laughter.) I don’t foresee a scenario in which the millions of people that hope to finally get some conclusion in “Lost” are preempted by the President.
Q Can we –
MR. GIBBS: You can quote a senior administration official.
Ma per Ale questa cosa assume connotati epocali.
La decisione è senza precedenti. Di solito è la Casa Bianca a dettar legge sui palinsesti. Come fece Obama lo scorso dicembre, mettendo ko lo speciale «A Charlie Brown Christmas» per annunciare la sua nuova politica in Afghanistan.
Dove uno speciale natalizio di un fumetto portato in tv, oltretutto opera di un genio-quanto-vuoi ma morto e sepolto, viene schiacciato dal pugno del potere obamiano. Cercate di immaginarvi la scena. Obama, Snoopy, BAM, bracchetto a terra con le x al posto degli occhi. Din-din-din. L’arbitro alza i guantoni del pugile di colore in pantaloncini stellati.
Andiamo avanti.
In una recente intervista i produttori dello show hanno promesso che non lasceranno «nulla di irrisolto».
Che però in realtà era così.
In their first full-length interview focusing on the sixth season, “Lost” executive producers Carlton Cuse and Damon Lindelof promised a satisfying cliffhanger-free conclusion.
Cioè magari resterà anche qualcosa di irrisolto, ma nel finale altra carne al fuoco non ne metteranno. Niente finali sospesi: la storia si concluderà. Comunque qui ci è andata bene. Ci saremmo potuti aspettare una roba tipo “Di certo non ci sarà Sly Stallone!”
L’intervista cui fa riferimento Ale, il suo risotto giallo, è questa: Carlton Cuse e Damon Lindelof rispondono alle domande di James Hibberd della Reuters. E il bello di Ale è che lei è prolissa con le minchiate ed ermetica sulla sostanza: il suo è uno stile a singhiozzo, il bastone e la carota, ecco che ti racconto com’era fatta la pendola, oplà che non ti dico il nome dell’assassino.
Così, quando chiedono agli autori di LOST qualche anticipazione, la risposta è questa.
Cuse: Jack and Locke have always been at the center of the show, that dilemma of faith vs. reason, and the conflict between those two characters has been there since the beginning. It’s very exciting to bring that relationship to its conclusion, and we can’t really be any less vague about that.
Ma nella versione di Ale abbiamo a che fare con un enigma scritto in uno strano italiano lirico e arcaico.
Di certo si sa soltanto che al centro del racconto è il vecchio conflitto ideologico tra Jack Shephard e John Locke.
YOU MENTIONED A NARRATIVE DEVICE, I’M ASSUMING IT’S NOT A FLASHBACK OR FLASHFORWARD?
Cuse: Musical numbers. If you love Bollywood movies, you will love this season.
Che uno normale dice ha ha ha, siccome non può dire che cacchio succede e tutti lo sanno, compreso chi fa la domanda, Cuse ha fatto la battuta. Molto divertente, dice uno normale. Uno. Uno normale e stolto. Perché la verità è nascosta nel sottotesto, cari miei, dove gli altri non guardano. Gli autori di Lost sono gli autori di Lost, è chiaro che questo è uno dei loro trucchetti. Ma Ale li smaschera.
«Abbiamo incorporato molti numeri musicali — precisa Lindelof —ispirati ai film di Bollywood».
E mentre voi immaginate Aishwarya Rai che raggiunge l’isola con una zattera d’oro e porpora, e comincia a ballare sulla spiaggia insieme a Naveen Andrews (che poi se la tromba), arriviamo al capolavoro: il finale di Alessandra nostra.
Dopo l’ultimo episodio, che verrà trasmesso a maggio, non vi saranno sequel per il grande schermo. «Abbiamo messo la parola fine — giura Lindelof —. Non diventeremo mai una franchise come Via col Vento».
Qui si parla di giuramento, gente: è una cosa di un certo livello, non si scherza. La cosa strana, quella che fa fibrillare i lettori affezionati di questa rubrica, è l’espressione “una franchise”. Uno trova degli indizi del genere, e non può non scavare più a fondo. In Italia franchise si declina al maschile, e fa riferimento a un negozio appartenente a una catena, non di proprietà della catena stessa. In realtà in ambiti più ristretti si usa anche per indicare, come in inglese, un marchio che non è un marchio, ma un prodotto che diventa tale (tipo Mario della Nintendo, tipo i Pirati dei Caraibi, tipo X-Men). Solo che Via col Vento non è un franchise. Qualcosa non torna.
CAN YOU SAY DEFINITIVELY, AFTER THIS FINAL EPISODE, THERE WILL NEVER BE ANOTHER PRODUCED HOUR OF “LOST” ON FILM, TV, WEB, ANY MEDIUM — THIS IS IT?
Cuse: The Walt Disney Co. owns “Lost.” It’s a franchise that’s conservatively worth billions of dollars. It’s hard to imagine “Lost” will rest on the shelves and nothing will ever be made with “Lost.” Eventually somebody will make something under the moniker of “Lost” — whether we do it or not. We just made a commitment to this group of characters whose stories are coming to a conclusion this May.
Lindelof: Somebody made a sequel to “Gone With the Wind.” Sometimes the franchise transcends the storyteller. The definitive edition of “Lost” ends this May on ABC, and that is the story that we have to tell. It has a beginning, middle and end. That ending will not have cliffhangers, or be set up in such a way that people will be saying, “Clearly they’re going to make more of these.” We don’t have any connection to another TV series or movie, but there’s a new “A-Team” movie coming out, for god’s sake. This is a business that thrives on known commodities. “Tron” is the most buzzed-about Disney movie for next year, and it has been gathering dust for 20 years. I cannot imagine there will not be something with “Lost” on it involving smoke monsters and polar bears and time travel.
Cioè il contrario. Cioè pensa che hanno addirittura fatto un sequel di Via col Vento, cioè LOST non è di nostra proprietà, cioè noi non ne facciamo più e per il futuro non siamo più responsabili di questa storia, cioè per quello che ci compete si finisce qui ma per il resto non possiamo garantire niente. Cioè una onesta spiegazione di come funzionano le cose, di come Hollywood non sia l’Einaudi e niente di quello che vediamo sia frutto dell’impulso di un singolo genio, trasformata nella fiera affermazione di un autore, indomito, petto in fuori sulla scogliera, il dito indice puntato al cielo, l’occhio spiritato di Zequila: «MAI! MAI! DOVRETE PASSARE SUL MIO CADAVERE!»
Seguono alcuni scampoli gustosi, come al solito.
– Serie drammatica: la questione drama/dramma all’inizio mette in crisi anche i più attenti, sia tra i bambini italiani che tra i figli degli immigrati, che in questo comprensorio scolastico primario sono il 26%;
— il misterioso John Locke: Locke era misterioso tre fidanzate fa;
— la serie tv più costosa della storia è riuscita a stregare un’intera nazione, distraendola dalle guerre, dalla crisi economica e dalla nuova minaccia terroristica: certo, infatti sono tutti stati tranquilli a casa a vedere le isole che scompaiono, belli sereni davanti alla gente uccisa a sassate da Mr. Eko, talmente tanto che è stato tutto pacifico, erano così anestetizzati e ammaliati che hanno votato lo stesso presidente di prima, e… cioè forse no, insomma… be’, però di successo ne ha avuto, ecco.
— per non alienare milioni di elettori: a parte i milioni usati come i petardi, c’è quel problema del verbo alienare che, usato così, fa tanto Fiera Internazionale del Disco Volante di Chicago;
— Dopo soli 8 giorni dalla messa in onda in Usa, a partire dal 10 febbraio la sesta ed ultima stagione composta da 16 episodi sarà trasmessa anche in Italia dove tra i fan annovera Simona Ventura, Daria Bignardi, Lorena Bianchetti.
Quest’ultima la lascio a voi. È talmente storta e splendida insieme, che preferisco non metterci mano.
secondo me Ale non ha mai visto un episodio di Lost fino alla fine…
scritto da Milla giovedì.14.01.10 15:10
Il negozio appartenete ad una catena di franchise si chiama franchisee.
scritto da valero giovedì.14.01.10 16:06
Punto vendita affiliato rende bene l’idea in italiano.
scritto da valero giovedì.14.01.10 16:12
Sceondo me Ale non.
scritto da Stefano giovedì.14.01.10 16:15
Cavolo, adesso però Ben Linus che fa il balletto stile Bollywood lo pretendo!
scritto da Ro giovedì.14.01.10 16:25
Valero la tua ipotesi ha il pregio di essere concisa.
scritto da Matteo Bordone giovedì.14.01.10 16:44
Neanche Ale diventerà mai una franchise come Via col Vento, perdinci!
scritto da Pietro giovedì.14.01.10 17:17
Io CJ Clegg l’ho vista nell’ultimo Sam Mendes e l’ho trovata insopportabile. Eppure l’amavo. E poi, secondo me Naveen Andrews la distrugge, Aishwarya Rai.
scritto da Filippo1 giovedì.14.01.10 17:33
è dalle 6.30 di stamattina che aspettavo questo post. ho pensato più o meno quello che scrivi tu,non avevo assolutamente capito il riferimento a via col vento,e per questo grazie mille…e ho immaginato il dolore di Sofri nel vedere chi veniva accomunato a chi…
scritto da sartana giovedì.14.01.10 18:30
Primo commento su questo blog. E’ la seconda volta che leggo questa rubrica. La prima volta ho pensato: “Ma questa poveraccia che gli avrà fatto di male?”
Colpa di una reazione istintiva del tipo “cavolo, se un tipo del genere si mette a spulciare i miei, di articoli, e ci trova delle magagne, mi distrugge! Speriamo non arrivi mai sul mio sito!”
La seconda volta è stata questa… Ho iniziato temendo per la poveraccia e ho finito con le lacrime agli occhi per le risate.
Per carità, capita a tutti di dover fare post su cose mai viste traducendo dall’inglese (twilight…). Però c’è un limite superato il quale ci si merita questi post.
Speriamo che scriva ancora, e presto. E non pensiamo al fatto che scrive sul Corriere, meglio.
scritto da lim3 giovedì.14.01.10 23:34
O questa è completamente demente, ed incarna in se stessa la smentita di una certa teoria, oppure cerca di arrabattarsi in qualche maniera perché semplicemente non sa l’inglese, il che per un inviata a nuova iorc è comunque una cosa un tantino grave.
Però la cosa grave perdavvero è che di personaggi come lei ce ne sono in cicolazione parecchi.
scritto da Zoe venerdì.15.01.10 10:45
L’inglese Ale lo sa ( http://www.charlierose.com/view/interview/3122 ) – la spiegazione più ragionevole di questo tipo di pezzi è che non c’abbia voglia di fare un cazzo. Escludendo, per pura cortesia, l’ipotesi primigenia: è un po’ cretina.
scritto da M.r.B. sabato.16.01.10 11:06
ma di che parla sto articolo? claudia jean cregg è un personaggio di west wing non la vera portavoce della casa bianca.
scritto da esnaider sabato.16.01.10 14:46
beh, hai un indiano(anche se spacciato per iracheno) nel cast, approfittane per numeri alla Bollywood!
scritto da Ilari sabato.16.01.10 20:55
“ma di che parla sto articolo? claudia jean cregg è un personaggio di west wing non la vera portavoce della casa bianca” ESNAIDER – COMMENTO DELL’ANNO 2010 – Primo candidato ufficiale
scritto da Matteo Bordone domenica.17.01.10 04:00
La questione dei numeri di ballo stile Bollywood dimostra che il punto di sarcasmo (sarcmark) non è proprio un “mai più senza”.
scritto da Sergio martedì.19.01.10 16:05