venerdì 15 gennaio 2010
Voi 7 di via Solferino
Giuseppe Di Piazza, Beppe Severgnini, Erri De Luca, Vincenzo Cerami, Alessandro Cecchi Paone, Gian Antonio Stella, Pierluigi Battista, Pietro Calabrese, Stefano Jesurum, Donatella Bogo, Massimo Nava, Gianluca Bauzano, Vittorio Corona, Elisabetta Rosaspina, Enrico Mannucci, Vittorio Zincone, Cesare Fiumi, Mario Sensini, Francesca Pini, Stefania Ulivi, Lavinia Farnese, Ranieri Polese, Danielo Mainardi, Claudio Carabba, Antonio D’Orrico, Manuela Croci, Mario Luzzatto Fegiz, Aldo Grasso.
Queste sono le persone che hanno scritto l’ultimo numero di 7, il settimanale del Corriere della Sera. Rileggeteli, dai. Anzi, vi faccio io la visita guidata.
Un editoriale del direttore Giuseppe Di Piazza, poi sommario: si parte. Prima c’è la Posta di Severgnini, poi delle “didascalie d’autore”, cioè grandi foto con pezzi che le commentano, di firme portate in palmo di mano, nello specifico Erri De Luca, Vincenzo Cerami e Alessandro Cecchi Paone. Poi iniziano le rubriche, due pagine e due opinionisti per pagina: Stella, Battista, Calabrese, Jesurum. Arriva una doppia movimentata, di cazzatelle leggere e curiosità, a cura di Donatella Bogo. Poi giriamo pagina e c’è l’edicola, cioè la segnalazione di Peppe Aquaro, che parla di Brain Trainer, il libro di esercizi da comprare insieme al Corriere.
Iniziano gli articoli. Massimo Nava, Gianluca Bauzano e Vittorio Corona parlano di Carlà Sarkozy per una decina di pagine. Segue un’intervista di Elisabetta Rosaspina al politico marocchino spagnolo Mustafa Bakkach. Ecco due pagine di Enrico Mannucci sul conformismo degli intellettuali, ovvero una recensione (forse potremmo dire un bidet) del nuovo libro di Pierluigi — sì, amici lettori, proprio lui — Battista. Poi Vittorio Zincone intervista Luca Josi, ex delfino di Craxi (lo statista del momento). Abbiamo poi un servizio scritto da Cesare Fiumi sull’integrazione a Reggio Emilia, seguito da un’intervista di Mario Sensini a una super funzionaria del fisco.
A questo punto siamo a pagina 53, oltre metà, e abbiamo parlato esclusivamente di politica e affini. Se togliamo le due pagine redazionali di fotine e curiosità, abbiamo letto quindici firme maschili e una femminile (15 a 1).
Nel resto del giornale, dove ci sono spettacolo, colore, musica, moda, beauty, le cose andranno un po’ meglio: sei a quattro (6 a 4). Ma parliamo di roba più piccola, più riempitiva, per come è fatta la stampa in Italia. Ecco: come è fatta la stampa in Italia? Come è fatto 7, il settimanale del Corriere che ho esaminato?
Oltre a essere un giornale scritto da gente che sai già quasi sempre in anticipo cosa scriverà, è un giornale fatto quasi esclusivamente di nomoni austeri che raccontano il loro punto di vista sulla politica. Capirai: tutti maschi, tutti grigi, tutti del Corriere della Sera, con il carico di polvere che l’espressione si porta dietro. Ci sono 22 maschi e 6 femmine in totale, ma per quanto riguarda il cuore del giornale possiamo dire che ci sono un paio di femmine e tutto il resto maschi. Non è un giornale: è un gang bang. Credo che questa proporzione non sia ammissibile in nessun giornale turco, per dire; sicuramente in nessun giornale di un paese europeo di questi anni. Tutte le posizioni importanti, le rubriche, i servizi di punta, sono dei maschi. E, tra i maschi, sono di gente che fa quel lavoro lì, non di gente che si guarda intorno e racconta. Anche attenti magari, ma sempre giornalisti italiani che intervistano il politico, o intervistano la gente per esaminare un problema politico (vedi immigrazione). Mai una storia di persone comuni scovata in giro. Mai.
Potremmo dire che un giornale è un giornale è un giornale è un giornale, che non vuol dire niente ma fa effetto. Meglio, potremmo pensare che il problema di Steve McQueen, di cui è stata recentemente pubblicata una foto con pisello in vista a corredo di un servizio su Pitti Uomo, sia una specie di inevitabile contrappasso. Quello sei: un pisello in vista. E prima o poi la cosa salta letteralmente fuori.
Certo è che il Corriere, che ha da tempo scambiato l’autorevolezza della tradizione con la stasi circolatoria del letargo, è un giornale fatto per pagare degli stipendi, non per attirare dei lettori. Forse sarebbe il caso di rendersene conto in tanti e relegarlo ancora più programmaticamente allo sfoglio esclusivo da bar. Anche perché 7 è stato ridisegnato da un mese: è l’idea che hanno in via Solferino di un settimanale per il 2010. Ecco, a parte l’imbarazzo palpabile, non condivido neanche una virgola.
Un giornale per pagare gli stipendi? Ma è proprio così caro Bordone! Sai quanti sono i giornalisti sul libro paga del “Corrierone” pagati e non scriventi? Ma questi potrebbero essere solo cazzi – per tornare alla foto di Steve – della proprietà. La cosa tragica del giornalone di via Solferino non è tanto lo stantio, la muffa, il grigiore (eccetera eccetera): sai quante ce ne sono di cose muffite in Italia. La roba che non sopporto è lo zerbinaggio a S.B., l’attacco di panico che gli è preso al diretùr quando sono stati accusati di essere “di sinistra”! Ma perchè stupirsi: è nel dna di questo giornale reggere la coda (eufemismo) al Potere, no?
scritto da sinistralirica venerdì.15.01.10 11:26
scritto da Marco venerdì.15.01.10 11:28
Ma qui si tira la volata al Sofrington Post
scritto da Francesco P. venerdì.15.01.10 12:59
Sì è vero, ci vorrebbero più recensioni di friggitrici.
scritto da Stefano venerdì.15.01.10 13:20
Ma come si fa carriera nei giornali italiani?
Siamo sicuri che la politica non c’entri per nulla?
Se la risposta a questa seconda domanda è (come credo) no (no, non siamo sicuri che…), allora, Matteo, c’è ben poco da incazzarsi, mi pare.
Comunque, casomai non si fosse capito, sono d’accordo con te.
scritto da biagio venerdì.15.01.10 13:37
piano piano si trasformeranno in polvere. e poi arriverà un po’ di venticello. ci vuole un pochino ancora mi sa.
scritto da Nimbvs venerdì.15.01.10 13:48
Io 7 non l’ho mai letto. Ma mi chiedo (vi chiedo), tralasciamo l’autore: com’è la qualità degli articoli? Davvero, perchè è quello che conta. E’ scritto bene?, mi dice qualcosa?, l’ha scritto mentre ascoltava l’ultima di Lady Gaga su iTunes? (L’ha pagata, su iTunes, dico?).
A me questo fa incazzare. Che quando leggo questa gente mi rendo conto che sono pagati per perpetuarsi. E’ come il gioco della sedia: da vent’anni, si siedono sempre i soliti e a volte ce pure il pirla che rimane in piedi. E di solito va a lavorare al Tg1.
scritto da Rubisco venerdì.15.01.10 14:01
ERRATA: “…a volte c’è pure il pirla…”
scritto da Rubisco venerdì.15.01.10 14:02
sempre meglio del venerdi di repubblica, con il quale l’ho barattato stamattina
scritto da La linea dell'inutile (Mauro) venerdì.15.01.10 14:27
Sono completamente d’accordo a metà. Mister Bordone. Anzi, di più.
scritto da Alessandro venerdì.15.01.10 14:27
di sicuro hai ragione, però io devo ammettere che a me 7 piace, anche quando si chiamava corriere magazine, anche quando si chiamava 7 che ero ancora piccola e guardavo le figure— saranno muffi saranno, e col cadreghino coi licheni, e io poco spirito critico, ma mi piace,
scritto da gnu venerdì.15.01.10 14:50
io devo dire che quest’estate sono rimasto molto piacevolmente sorpreso dal settimanale abbinato a El Pais: ottime foto, storie e reportage dal mondo, approfondimenti.
scritto da Marcopino venerdì.15.01.10 15:25
Visto che ti piacciono le storie di gente comune, ti racconto questa. Due giorni fa ho proposto al mio caporedattore un servizio: andare a Brescia al processo per la strage di piazza Loggia e intervistare Giusva Fioravanti che deponeva quel giorno. Mi interessava capire il senso di parlare in un tribunale di fatti di 35 anni fa, mi interessava raccontare il personaggio. Così ieri sono uscito di casa alle 7.30 per arrivare a Brescia in tempo, ovviamente dopo essermi letto e documentato su Fioravanti. Potevo mettere in conto un “vaffa” da parte di Giusva, un’intervista moscia, un “non c’è spazio in pagina”, avevo pure lo scrupolo morale di fare il piacione con uno che ha sulla coscienza una novantina di morti ammazzati. E’ andata bene? Diciamo benino, visto che il pezzo oggi è in pagina sul Corriere. Sono un fenomeno paranormale? No, ho fatto semplicemente quel che ogni giorno fanno centinauia di colleghi ed è esattamente ciò che consente ai quotidiani di essere in edicola al mattino. Il che restituisce una reakltà ben diversa da quella che tu tratteggi. Ora, tu per anni hai condotto Condor per radio. Dovessi usare il tuo metro e il tuo linguaggio, direi che per anni te la sei spassata pescando storielle prevalentemente sui siti di giornali stranieri, mandato in onda qualche canzone e cazzeggiato in diretta con un amabile compagno di lavoro. In fatto di stress, fatica fisica e responsabilità è un mestiere che qualunque cronista potrebbe fare con la mano sinistra, sempre a seguire la tua impronta mentale. Ma questa, per l’appunto, mi aspetto di trovarla sulla Padania o all’osteria, non su freddinietzsche. Figurati la gioia nel leggere il tuo post…ma la critiche sono tali e vanno accettate, anche quelle un po’ stronze. A me hanno insegnato così.
Un abbraccio (sincero!)
Claudio Del Frate
scritto da Claudio del Frate venerdì.15.01.10 15:32
Ehi, dottor Bordone! Lei sì che sa come farsi degli amici.
scritto da Pietro venerdì.15.01.10 15:38
Ma se la gente vuole questo, perché non darglielo?
Ma la gente lo vuole davvero?
Quanti sono i reali lettori di “7″ e altra roba simile? Mistero Glorioso, come i dati di vendita delle console!
scritto da Marpo venerdì.15.01.10 15:39
Se non esistesse l’Album dei Giornalisti e la professione fosse davvero aperta a chi vuole e ha capacità, mi sentirei di parteggiare per il terzino del Corrierone. Se.
scritto da Massimo venerdì.15.01.10 16:50
Dimmi tu se mi tocca difendere il settimanale per cui lavoro. No, non mi va. Quindi solo due precisazioni. 1) essendo io un freelance, parlare di stipendio mi pare eccessivo; 2) Luca Josi non era il delfino di Craxi. Non lo era, non è definito così, e la sua storia ha un senso proprio per questo. Forse bastava leggere.
Dopodik, mi sembra meraviglioso che tu abbia dedicato 6 minuti della tua esistenza per scrivere un post su Sette. Giornalisti o blogger che parlano, elogiano o spellano altri giornalisti. Non che io non condivida alcune delle tue critiche. Ma è un genere da ditino alzato. Come se io prendessi una qualsiasi delle puntate di Condor, trovassi qualcosa di poco utile al Paese (difficile, lo so, ma qualcosa di inutile lo avrai detto di sicuro) e poi concludessi: “Tutto ciò con i soldi dei contribuenti”.
Non so se si è capito, ma a chi alza il ditino, generalmente io auguro che gli finisca nell’occhio (non è il tuo caso Matteo, eh).
scritto da vz venerdì.15.01.10 16:58
Bordons, complimenti per il coraggio! considerando che sei a spasso un contatto in Solferino ti veniva comodo…Ammenochè non t’hanno dato picche, ed allora è solo rosicatura!!
Io comunque 7 me lo leggo al cesso, ed il nuovo formato si adatta perfettamente alle dimensioni della vasca da bagno su cui appoggio i giornali….
scritto da Cicciomanna venerdì.15.01.10 17:24
Per Claudio: il post non parla del gruppo RCS, come non parla del quotidiano il Corriere della Sera. Parla del Sette, il supplemento nato (mi pare) nel 1987 e che da allora non ha introdotto mezza novità. Io leggo il Corriere da sempre e lo leggerò sempre perché semplicemente non mi va di metterlo in discussione, ma Sette è irrimediabilmente inutile.
scritto da marina venerdì.15.01.10 18:04
Cestino “Sette” ogni giovedì mattina, regolarmente, da circa (credo più) di venti anni. Lessi il primo numero, sbirciai il secondo e, dal terzo numero in poi, iniziai un rituale che ancora oggi ripeto in semi-automatismo.
Ritiro il giornale, sfilo l’inserto e, con un gesto di fastidio, lo scarico nel bidone della carta posto al fianco dell’edicola.
Certo è lo stessa fine che riservo anche agli altri inserti inutili proposti in abbinamento obbligatorio dai quotidiani italiani.
E non è una critica, solo una gradevole abitudine consolidata negli anni.
scritto da canablach venerdì.15.01.10 18:05
Cazzo, se proprio vi fa schifo allora perché comprate il CorriereconSette e poi cestinate come automi? anzi, perché comprate il Corriere? Lasciatelo in edicola, non spendete quegli 1, 20 euro per poi buttarli nel cestino no?
Se una cosa mi sa di desueto, lacerato, di fuffa, di niente, non la tocco nemmeno.
Erri de Luca mi sembra – lo è – un ottimo scrittore.
In certe cose Matteo ha ragione, ma in altre estremizza e tutti i caproni a seguirlo! Sì si quella cosa fa pena ma io la compro lo stesso per disprezzo.
Mah, bella logica.
Sono d’accordo con Del Frate: la sola fatica di Condor era il commento intervallato dalle varie playlist di Sofri. Detto ciò, magari io non saprei neanche commentare una notizia del Washington Post ma dove stava l’originalità del programma?
Fonda un tuo giornale, Matteo, e le penne tutte al femminile, mi raccomando.
scritto da ann venerdì.15.01.10 19:31
Vittorio, nel definire delfino di Craxi Luca Josi stavo solo descrivendo l’articolo con la grossolaneria di un riassunto veloce. Non c’era nessun giudizio in quelle parole, te lo assicuro: per quale motivo avrebbe dovuto esserci? (Non è mica il Fatto qui, oh! Non offendiamo davvero.) Chiedo scusa per l’imprecisione nel definirlo “delfino”, comunque. Non ho ancora letto nemmeno un articolo di quel numero di 7, e non era agli articoli che mi riferivo, né il tuo né quelli degli altri. Sono le scelte di fondo del giornale che sono a mio parere assurde, di retroguardia, conservatrici e stanche, ancor di più se frutto di un recente ripensamento complessivo.
Claudio, non stavo parlando dei giornalisti, non stavo parlando del Corriere: stavo parlando di 7. La tua mi sembra una difesa d’ufficio inopportuna. Ma capisco che la categoria sia criticata parecchio, e a uno girino i cinque minuti.
Ho idea che quello che ho fatto io in radio, per natura, dimensioni, rilevanza e storia, non sia nemmeno lontanamente paragonabile a quello che succede in via Solferino: proprio due sport diversi. L’idea che la radio o la TV siano versioni alternative della stampa è un’altra di quelle di cui sarebbe meglio fare a meno. Ma comunque, se anche non fosse così, sì, potresti dire quello che dici: sì, me la sono spassata; sì, erano i soldi della RAI, quindi dei contribuenti e della pubblicità; sì, erano articoli di altri giornali perché il programma era fatto così; sì, mandavo in onda le canzoni perché alla radio ci vanno; sì, cazzeggiavo, perché era previsto; sì, potrebbero farlo altri, e infatti adesso lo fanno altri.
Non mi interessa la questione dei soldi: RCS è un’azienda privata, e per me può darli a chi vuole, genio o incapace, pigro o stacanovista, li può anche bruciare. Non ho mai fatto il discorso dei soldi, siano essi dei contribuenti o no, né mi interessa farlo. Credo che il poverismo, l’orgoglio della povertà e lo schifo delle ricchezza degli altri, sia uno di quei problemi che dovremmo levarci per uscire da un orizzonte premoderno e contadino. I soldi mi piacciono. Spero di averne sempre a sufficienza, e magari molti di più. Sono felice per tutti quelli che ne hanno, anche a pacchi.
Quello che intendevo è che l’impressione (stereotipata e sventolata retoricamente quanto si vuole) che i quotidiani italiani si parlino e si scrivano addosso, sempre i soliti, sempre a parlare di politica più di qualunque omologo europeo, sempre a recensirsi i libri a vicenda, sempre identici a se stessi come una compagnia di giro bolsa, sia manifestata in tutta la sua verità, anche al di là della peggiore media statistica, da come è concepito quell’inserto.
Il Corriere è il primo quotidiano del paese. Le scelte che fanno le persone che lo dirigono avranno un senso? Io credo di sì. E le critico.
scritto da Matteo Bordone venerdì.15.01.10 20:59
[...] This post was mentioned on Twitter by Lucia Lanzoni Trabuc, Antonio Giordano. Antonio Giordano said: "Non è un giornale: è un gang bang" http://bit.ly/7APXRt [...]
scritto da Tweets that mention Freddy Nietzsche » Voi 7 di via Solferino -- Topsy.com venerdì.15.01.10 21:58
matteo ha ragione: l’autoreferenzialità è ormai la norma in tv come sui giornali. sempre gli stessi ospiti, gli stessi intervistati, le stesse marchette…
scritto da raser venerdì.15.01.10 21:59
E’ che se capita di non leggere il Corriere o Sette non si ha proprio l’impressione di essersi persi qualcosa, fosse un articolo o un editoriale o una recensione ad un libro. E’ tutto così ovvio e deprimente quello che traspare dalle loro pagine. Non c’è traccia di freschezza, non c’è spazio per storie curiose (curiose non è sinonimo di cretine, come loro sembrano intendere). I quotidiani in genere vendono meno, ma non si sono mai chiesti se fanno un brutto quotidiano e quindi al colpa non è (solo) dei lettori o della rivoluzione in corso nel campo dei media?
scritto da giorgiot sabato.16.01.10 13:57
a me 7 continua a piacere,anche se la perdita dell’intervista di Sabelli è stata notevole.
Sono i femminili dove probabilmente scrive qualche tua amica tua ad andare immediatamente nel cestino
scritto da Laura sabato.16.01.10 15:33
L’autoreferenzialità e le compagnie di giro bolse ci sono dappertutto, anche nei liberi blog nel libero internet.
TAG: macchianera, lucasofri, seibrizzolatoevuoispiegarmilinternet
scritto da Signora Fletcher sabato.16.01.10 15:46
Appunto, Signorina. Non è mica la blogosfera, è il Corriere della Sera. E poi c’è differenza tra il fatto che esistano tante persone che si conoscono, e si parlano addosso quando e quanto vogliono, e il fatto che vengano scelte per confezionare un giornale. Per fare un altro esempio, che Cerami, Piovani, Hendel e Benigni siano amici a me sta benissimo. Saranno stracazzi loro, no? Il problema eventuale è quello di Dandini e Parla Con Me, con dentro loro.
scritto da Matteo Bordone sabato.16.01.10 16:06
A me il corriere piace, mi piace la firma importante e la sua opinione, la leggo conscio della polvere, come dice Bordone. Quando invece non mi va di starnutire mi rivolgo ai tanti blog.
Però il discorso del Bordone mi sembra piuttosto coerente, e secondo me può valere anche per la testata principale e non solo per il magazine settimanale.
Ad ogni modo il nostro affetto per il primo quotidiano d’Italia non può dimenticare dei dati di fatto:
1.Qualche storia interessante, vera, vera come le cose che accadono a tutti e sono lo specchio della nostra epoca, qualche storia da leggere e da scoprire sul principale quotidiano del paese ogni tanto ci scappa, ecco, il “ci scappa” è sempre un po’ poco.
2. forse l’articolo non lo rendeva benissimo, ma poi B. lo ha specificato “l’impressione che i quotidiani italiani si parlino e si scrivano addosso”. Le recensioni dei mille prodotti di RCS hanno un senso, ma le polemiche tutte interne al corriere che vengono spacciate come casi nazionali di interesse assoluto no. I giornalisti (ed ancor più i blogger) sono riottosi, basta ammetterlo anziché imporsi lo sguardo sbigottito.
3. condor=intrattenimento intelligente / settimanale del corriere = approfondimento. difficilotti da confrontare.
scritto da AUTOPSIA POLITICA sabato.16.01.10 16:16
io comunque stamattina l’ho studiato, questo numero di 7,, la prima parte è quella che di solito preferisco—perché è più di suggestioni e poi il resto lo fai tu, o perché mi piacciono le foto— quelle per tutto il numero—quelli che hanno fotografato o hanno scelto sono stati bravi,,, nonostante la pag 18– a pag 18 sotto il pezzo di jesurum c’è una didascalia alla foto che trovo triste, ma proprio tanto— un gruppo di ragazzi ormai ingialliti e sotto i nomi: Alberto Salmoni, Bianca Guidetti Serra, anonimo, Carla Guidetti Serra, Primo Levi. ecco, quello lì coi calzoncini più corti degli altri figura come anonimo— è molto triste,no? ma forse si usa, non lo so,, non mi era mai capitato— e poi certo, di Dubai ormai ne abbiamo piene le fosse.
la parte su carlà mi fa cacà— compreso l’abito con coppe a girandola che mi pare la imbruttisca, ma magari qualcuno apprezza,, e poi basta con sta carlà, anche di lei ne abbiamo piene le fosse,
“I conformisti” non ho voglia di leggerlo— chissà se lo dice di moravia da qualche parte, di sicuro lo dice—sarà un’omaggio— e allora penso alle lucertole e a quella specie di paracadute con cui le suicidava il bambino di cui non ricordo il nome, forse paolo–Zincone mi sta simpatico per partito preso, però vabbè, sulla vicenda craxi mi colpisce di più aldo grasso–in fondo—e in negativo questa volta—- è vero, l’ho vista anch’io stefania craxi in tivù dall’annunziata, ma il tutto mi sembra pretestuoso, meglio la storia della billy, e poi basta, mi sono un po’ stufata, tanto non sono illuminante, tipo led, tipo di nuovo la storia di milano illuminata, e muccino e pitti uomo e cambiano la modella di intimissimi? ma come, era così bella— insomma niente di che per questa volta, ma il numero col grattacielo asiatico non era male per niente. ah, dovrei cercare cos’è il falasco, bello lo yak,
scritto da gnu sabato.16.01.10 18:14
Pienamente d’accordo tranne sul tuo secondo post matteo, tu prendi in giro il fatto ma nn so’ se sai che e’ l’unico giornale a rinunciare ai finanziamenti statali che a mio avviso sono una vergogna ed un modo per imbavagliare l’informazione, come posso sputtanarti se a te devo la mia sopravvivenza?
scritto da matteo sabato.16.01.10 18:56
Dimenticavo, prendo assolutamente le distanze dalle critiche a Condor…
scritto da matteo sabato.16.01.10 19:06
Grazie per avere messo in luce che prevalgono nettamente le firme maschili su quelle femminili. E’ questa una realtà comune a tanti giornali, ma che mi pare nessun commento al tuo post abbia evidenziato. E’ passato come al solito in secondo piano. Secondo me una visione femminile delle cose arricchirebbe le riflessioni e forse svecchierebbe molte visioni e opinioni che i media contribuiscono a formare. sai che ti dico? meno male che esiste Concita De Gregorio, di cui sono diventata fedele lettrice.
scritto da chiara sabato.16.01.10 19:48
Sulla falsa riga, vogliamo analizzare anche Io Donna e Style?
scritto da ann sabato.16.01.10 21:26
roba da matti, si critica un orrendo settimanale e si è accusati di “alzare il ditino”.
scritto da Filippo1 domenica.17.01.10 11:19
La polvere, hai proprio ragione: la polvere, quanta polvere.
scritto da wizzo domenica.17.01.10 16:46
non son sicuro di aver capito il senso del post (quindi potrei anche evitare questo commento, lo so). Comunque non leggo ne’ il corriere della sera ne 7.
Leggo pero’ (ogni tanto) il Guardian e il G2 (che c’e’ tutti i giorni, mica solo il giovedi). Ecco, il G2 e’ molto piacevole, ma per la meta’ delle rubriche, uno le legge e poi pensa: sta roba potevo scriverla io, pensa che c’e’ gente pagata per farlo!
No questo per dire che non penso sia un problema di “stampa italiana” (ed anche il dato del rapporto donne-uomini non credo sia tanto diverso qui, in qualunque settore).
scritto da enrico lunedì.18.01.10 10:53
Non capisco la questione su quanti maschi, quante femmine. boh non vedo la relazione tra la qualità di 7 e il numero di donne che ci scrivono su.
Io ho sempre preso Il Venerdì di Repubblica (possiamo dire che sia il diretto concorrente più importante?) e da circa un mese sono passato a 7. Il Venerdì lo trovo oramai illegibile. Sette non è un gran settimanale, ma è comunque meglio.
Penso che le tue critiche siano tutte giuste.
Ho trovato un certo “disagio” nel leggere l’ultimo numero, ma non riesco a capire da cosa sia dato.
Forse la cosa migliore di 7 è il formato e la grammatura della carta.
scritto da dnd lunedì.18.01.10 12:52
god bless you
scritto da michele martedì.19.01.10 10:02