|
|
|
|


lunedì 25 gennaio 2010

Se poi ci si rompono le ossa, ce le ripara Alfred Nobel? (ovvero Bravo sarai anche bravo, studiare avrai studiato, ma resti un Homo sapiens sapiens) – Puntata n.3


(continua da qui)

Linus Pauling è stato uno dei massimi scienziati della nostra era: una rivista autorevole qualche tempo fa lo inserì nell’elenco dei primi venti più importanti di tutti i tempi. Non solo Pauling vinse due premi Nobel, ma fu responsabile di alcune delle scoperte scientifiche più importanti in campo biomolecolare. Per esempio, arrivò secondo nella ricerca sulla struttura del DNA. La capirono Watson e Crick, ma lui era lì a un passo dalla soluzione. In genere, si può dire che Pauling studiò come erano fatte le cose molto piccole che ci fanno stare su questo pianeta: come sono fatte, come si muovono, come si incastrano fisicamente tra di loro gli atomi che fanno le molecole, e le molecole fatte di atomi che abbiamo dentro all’organismo. Sono temi fondamentali e molto complessi: ancora oggi ci sono centinaia di biologi al mondo che studiano il folding, il ripiegamento delle proteine, e lo fanno usando macchine con potenze di calcolo mostruose. Pauling è stato uno dei primi e maggiori studiosi di questi temi. I malati di anemia falciforme, i traumatizzati urgenti che hanno bisogno di plasma sintetico, gli studenti di liceo che ricordano che l’emoglobina contiene una specie di scatolina costruita con atomi di ferro fatta apposta per portare in giro molecole di ossigeno: tutta gente che deve dire grazie a Linus Pauling, perché questa è solo la parte più facile di quello che ha scoperto e studiato.

La ragione per cui la seconda parte della carriera di Pauling è diventata familiare a tutti noi, molto più della prima, è la vitamina C. La vitamina C, ce l’ha detto la mamma, fa bene. Non solo: la vitamina C fa bene per il raffreddore. In inverno uno si prende dei pastiglioni grossi, pesanti, che busciano scivolando nel bicchiere, trasformano l’acqua in una bevanda gasatina e acidula, e sente di rendere più forte il proprio corpicino nella stagione dei mali di stagione. Questa idea viene dritta da Linus Pauling, che l’ha detto alla mamma.

Pauling era uno scienziato atipico, almeno per come vediamo oggi gli scienziati: era un attivista politico, capofila di un movimento di menti e personalità impegnate contro la proliferazione delle armi atomiche. Era un uomo fascinoso e carismatico, sorridente, impermeabile al passare del tempo. Non solo, ma nella seconda parte della sua carriera (era del 1901) si mise in mente che le vitamine potessero sostituire i farmaci di sintesi e quelli di origine naturale. Invece di ingerire sostanze piene di effetti collaterali, secondo Pauling e un piccolo gruppo di scienziati, sarebbe bastato cambiare il dosaggio di sostanze già presenti nel nostro organismo: si chiamava medicina ortomolecolare. La vitamina C fu la prima e la principale, e a proposito della vitamina C pubblicò Vitamin C and the Common Cold, un libro che invitava ad assumere ogni giorno molta più vitamina C di quella assimilata naturalmente dall’organismo anche con la migliore delle alimentazioni. In questo modo, con 2 o 3 grammi di vitamina C, il sistema immunitario si sarebbe irrobustito al punto di fermare il raffreddore. Pauling sperimentava su di sé il megadosaggio di vitamina C da diversi anni, quando scrisse e pubblicò il libro. Continuò a convincersi sempre di più che la vitamina C avesse proprietà curative molto estese. Dopo un po’ di anni uscì una nuova edizione dello stesso libro, il cui titolo finiva con “and flu”: anche l’influenza, benché a quel punto i medici avessero già cominciato a contestare le tesi di Pauling, era entrata a far parte delle patologie curabili con il megadosaggio vitaminico.

Col passare degli anni, la teoria dell’uso di vitamine a dosaggi altissimi come farmaci (potenziatori, integratori, droghe buone per aiutare il corpo a curarsi da solo) prese forza e si espanse nella mente di Pauling e nella pubblica opinione. Le patologie curabili o trattabili aumentarono, fino a comprendere handicap cerebrali, invecchiamento, HIV, malattie cardiovascolari, arteriosclerosi. Nell’ultima intervista della sua vita, Pauling espose un’altra volta, con la solita dose di entusiasmo, le sue teorie e i suoi test sull’uso della vitamina C nel trattamento dei malati terminali di cancro.

Le vitamine sono essenziali per la salute dell’uomo. L’organismo non le produce, ma le trova nei cibi. La mancanza delle vitamine produce condizioni patologiche. Per esempio senza vitamina A si rischia la cecità, e senza vitamina D si diventa rachitici. Prima della scoperta delle vitamine non si sapeva che una deficienza nutrizionale potesse far ammalare un organismo e al limite farlo morire. Esiste una quantità giornaliera consigliata di ogni vitamina, che si ottiene con una dieta equilibrata. Pauling teorizzò che andare oltre quella soglia, assumere una quantità giornaliera di vitamina C non pari a quella contenuta in una fetta d’arancia, ma in cento arance intere, potesse fare bene all’organismo.

Pauling si sbagliava.

Il megadosaggio delle vitamine è spesso inutile, quando non è dannoso. La vitamina C non previene il raffreddore, ma ne può solo alleviare i sintomi e accorciare il decorso della malattia in misura del 10% circa. (Rileggete questa frase.) Balz Frei, del Linus Pauling Institute, ha messo alla prova — non è l’unico, intendiamoci — le teorie del fondatore. L’esito degli studi è che l’assunzione di alcuni grammi di vitamina C su base giornaliera accorcia la durata dei sintomi del raffreddore, una volta che i sintomi del raffreddore si sono già manifestati; ma non aiuta in nessun modo il sistema immunitario a prevenire il raffreddore o l’influenza.

Quindi abbiamo uno scienziato genio, un uomo affascinante e coinvolgente, preparato, avvezzo al metodo scientifico, che in precedenza ha rivoluzionato la chimica moderna. Quest’uomo, nell’era della ribellione, propone una teoria che confuta l’ufficialità della medicina e promette soluzioni molto più “naturali”: la cosiddetta medicina ortomolecolare. Sarabbero state delle molecole già note presso il corpo umano a curarci, non delle sostanze di sintesi o dei fitofarmaci. Ci sono gli hippie, Pauling è un pacifista serio e affascinante, la gente ci crede. La sua teoria prende piede e si diffonde. Per merito di Pauling e della sua idea meravigliosa che cura l’arteriosclerosi con le arance, ci convinciamo che non sia tramite il cibo che diamo una mano al nostro corpo, ma tramite pastiglioni. Se oggi esistono catene e negozi di vitamine e integratori è grazie a lui. E stiamo parlando di un mercato gigantesco che ha basi scientifiche scarse e traballanti.

Anche altre molecole sono finiti in questa rete di “più ce n’è, meglio è”. Sono gli antiossidanti, che combattono una delle ragioni dell’invecchiamento, cioè i radicali liberi. Alcune vitamine, come la vitamina E, aiutano a fermare i radicali liberi. La vitamina E è contenuta nella verdura, nella frutta, nei cereali. Alcuni pensano che ce ne voglia molta di più. E assumono vitamina E in pastiglie. Secondo alcuni studi, l’assunzione di dosi eccessive di vitamina E potrebbe danneggiare il sistema cardiocircolatorio.

Vitamina A, cioè betacarotene, che il corpo trasforma in vitamina A. Si pensava che avesse effetti anticancerogeni. Per questo qualche anno fa furono avviati degli studi sulla relazione fra megadosaggi di betacarotene e tumore al polmone. I risultati hanno riscontrato che nei fumatori il megadosaggio di betacarotene aumentava i casi di neoplasie al polmone, rispetto al gruppo di controllo (i fumatori monitorati che non assumevano betacarotene). Per questo gli studi sono stati sospesi.

Il retinolo, altra forma di vitamina A che alcuni prendono in pastiglie, può essere tossico per il fegato.

Finiamo con la Svezia, uno dei paesi con più osteoporosi al mondo, soprattutto tra le donne sopra i cinquant’anni. Colpa della vitamina A. Formaggio, pesce, salmone, olio di fegato di merluzzo ne sono pieni. Ma soprattutto il governo Svedese arricchisce i latticini con vitamina A. Uno studio dell’università di Upssala ha messo in relazione le due cose. Troppa vitamina A fa venire l’osteoporosi.

Perché ho parlato di Pauling? Perché il suo studio degli effetti delle vitamine è la dimostrazione di molti fatti.

Primo. Anche il più esperto scienziato può prendere una tangente antiscientifica, dove la convinzione va oltre il vaglio dei colleghi, dove il metodo sperimentale viene messo da parte, e ci si convince di essere dei geni rivoluzionari incompresi.

Secondo. Il corpo umano, come ogni altro organismo e fenomeno in natura, funziona con delle retroazioni. Le retroazioni, i feedback, sono il modo in cui funziona il mondo intero, funzionano le nostre relazioni umane e sentimentali, funzionano alberi, gatto, respirazione, tutto quanto. Noi però siamo occidentali, e ragioniamo come ci hanno insegnato i greci, per definizioni, astrazioni, isolando un concetto rispetto al resto. Per questo, quando ci concentriamo su un solo elemento di un sistema ultracomplesso come la fisiologia umana, e ci convinciamo che quell’elemento sia la chiave di tutto, tendiamo a perdere di vista la dinamica complessiva, e sbagliamo. Gli organismi sono strutture dinamiche, dove migliaia di variabili sono in gioco, e le retroazioni tra le stesse sono milioni. Pensare di alterare quel sistema senza perdere di vista degli elementi è difficile. Molto. Capita che ci si ricreda, a volte dopo anni.

Terzo. La tossicità di una sostanza è data da quello che fa a un organismo, non da altre categorie come naturale/artificiale, droga/non-droga. Il curaro è naturale e non è una droga, e si muore in pochi secondi, stecchiti. L’aspirina non è dannosa in sé, ma basta prendere una scatola di aspirina a stomaco vuoto, e se non c’è un ospedale vicino si rischia la pelle. Effetti, dosaggio e concentrazione. Sempre. Pensare che dosaggio e concentrazione non abbiano effetti qualitativi, che una sostanza sia solo buona o cattiva, è assurdo e antiscientifico.

Quarto. Se c’è un enorme mercato per un errore palese, i mercanti venderanno l’errore. E non è colpa dei mercanti né di chi sbaglia in buona fede: ognuno fa quello che dovrebbe fare.

Il che ci porta verso la conclusione del ragionamento. (continua)


OK, rinvio i commenti all’ultima puntata. Ma quanto ce stai a mette…

Bello. Mi piace l’idea di fondo e anche il modo in cui la stai sviluppando. Però vorrei la fonte di questa affermazione, che mi sembra sospetta:

Per questo qualche anno fa furono avviati degli studi sulla relazione fra megadosaggi di betacarotene e tumore al polmone. I risultati hanno dimostrato che nei fumatori il megadosaggio di betacarotene aumenta la probabilità di cancro al polmone.

Dove c’è scritto che questi risultati hanno dimostrato ecc.?

Il ragionamento generale è corretto.
Ciò che non è corretta è l’impostazione assiomatica sulla validità dei megadosaggi di vitamina C, su cui ancora non c’è univocità nel mondo scientifico.
A differenza dell’omeopatia — per dire — gli studi clinici ci sono. Ad esempio, proprio per quanto riguarda il raffreddore, ha dimenticato di dire che la vitamina C ne diminuisce del 50% l’incidenza (non il decorso) in soggetti sotto elevato stress.

http://en.wikipedia.org/wiki/Vitamin_C_megadosage

Che poi non sia la panacea siamo tutti (o quasi) d’accordo, come pure che il mercato degli integratori sia appunto un mercato…

Ma ci sono farmaci con minori (o nulli) effetti utili e maggiori effetti collaterali, in commercio. Quella contro Pauling e la vitamina C mi sembra avere il retrogusto della guerra di religione.

N.B. Morte all’omeopatia! A piccole dosi, però, magari li immunizza… :-)

In molte situazioni la medicina si rifugia nella statistica.
E sostituisce le cause con le correlazioni, trattando l’organismo umano come una black box, di cui non sa (quasi) nulla (non è forse così?).
Purtroppo l’uomo è profondamente stupido ed ignorante. L’analisi scientifica permette di dedurre cause ed effetti solo per sistemi lineari (o poco più).
Ed anche tu, Matteo, sei incorso nell’errore. Correlare due parametri non significa, necessariamente, che una parametro è funzione dell’altro. Non sempre esiste un dominio ed un codominio.
E nel caso di relazione causa-effetto è possibile addirittura che si venga a creare una relazione digitale. Una minima concentrazione genera l’effetto atteso senza alcuna proporzionalità. Come con il serbatoio dell’auto. La mia macchina, una golf, può contenere 55 litri di gasolio. Se la quantità di gasolio contenuta è compresa tra 0 e 55 litri l’auto funziona. Ma non funziona meglio con 40 litri rispetto a 1 litro. Il problema è quando arriviamo a zero o vogliamo fare un pieno di 1000 litri.

Ciao

Marzio

Aggiungo, tanto per portarci avanti col lavoro quando uscirà l’ultima puntata. alcuni commenti ai 4 “fatti” che sarebbero “dimostrati” dallo studio di Pauling sulle vitamine.
1) “Anche il più esperto scienziato può prendere una tangente antiscientifica, dove la convinzione va oltre il vaglio dei colleghi, dove il metodo sperimentale viene messo da parte, e ci si convince di essere dei geni rivoluzionari incompresi” Gli scienziati sono uomini come tutti, sono soggetti a sbagliare come tutti. La garanzia di controllabilità della scienza non sta nella virtù individuale dei singoli scienziati, sta nel metoodo di confronto e di discussione pubblica che fa sì che un errore, prima o poi, venga svelato. E non è un caso che, come racconti tu stesso, l’errore di Pauling è stato appunto dimostrato da altri scienziati, non da giornalisti o direttori di marketing. Ndo starebbe l’aver messo da parte il metodo sperimentale e il vaglio dei colleghi? In Pauling forse, ma non certo nei suoi colleghi e nella comunità scientifica, che al contrario ci si è attenuta eccome. L’argomento, pertanto, mi ha tutta l’aria di un brillante non sequitur.

2) “Il corpo umano, come ogni altro organismo e fenomeno in natura, funziona con delle retroazioni. Le retroazioni, i feedback, sono il modo in cui funziona il mondo intero, funzionano le nostre relazioni umane e sentimentali, funzionano alberi, gatto, respirazione, tutto quanto… Per questo, quando ci concentriamo su un solo elemento di un sistema ultracomplesso come la fisiologia umana, e ci convinciamo che quell’elemento sia la chiave di tutto, tendiamo a perdere di vista la dinamica complessiva, e sbagliamo. Gli organismi sono struttura dinamiche, dove migliaia di variabili sono in gioco, e le retroazioni tra le stesse sono milioni. Pensare di alterare quel sistema senza perdere di vista degli elementi è difficile. Molto. Capita che ci si ricreda, a volte dopo anni.” Si potrebbero fare centinaia di altre obiezioni a queste affermazioni: una, molto importante, è che le biotecnologie tengono appunto conto dei feedback e delle interrelazioni (e con un grado di sottigliezza e approfondimento mai visto finora nella storia); un’altra, ancor più importante, è che ogni intervento umano in agricoltura, dal Neolitico ad oggi, è appunto un intervento in queste strutture dinamiche, delicate e complicate: ebbene, nonostante questi innumerevoli interventi umani siano stati effettuati con un numero di conoscenze in merito agli organismi coinvolti infinitamente inferiore a quelle disponibili oggi agli scienziati, e quindi in maniera infinitamente più azzardata di quanto non siano gli interventi con DNA ricombinante, i risultati sono stati tutt’altro che lamentevoli (tutti i vegetali attualmente coltivati dall’uomo per uso alimentare, dal mais al pomodoro, sono diversissimi da com’erano originariamente “in natura”). Ma a me qui interessa un’altra cosa: forse non te ne sei accorto, ma l’argomento che usi è una particolare versione di un celebre argomento reazionario, il piano inclinato (ce n’è una trattazione memorabile in uno dei più bei libri di A.O.Hirschman, “Rhetorics of Reaction”). Basta mettere al posto degli “organismi” le strutture sociali e le costituzioni, e ottieni pari pari la tesi di Edmund Burke contro la Rivoluzione Francese.

Quanto ai punti 3 e 4, dato che onestamente non capisco cosa dovrebbero provare (dosaggio e concentrazione, e attenzione al contesto applicativo, sono proprio ciò che dovrebbe impedire il verificarsi di danni da betacarotene ecc.: quanto al “mercato per l’errore palese”, immagino sia un lapsus per “errore occulto”), rinvio il commmento all’ultima puntata.

Bravo. Waiting for the rest

Alessandro, in effetti non l’hanno “dimostrato”, ma hanno sospeso gli studi, perché i fumatori betacarotenati si ammalavano più facilmente rispetto agli altri. Ho corretto. Grazie.

Luca non fare il pesantone. Non sai dove voglio arrivare.

E’ appunto quello che ho detto: non so dove vuoi arrivare.
(Solo che, se la conclusione alla fin fine sarà “non siamo Dio perciò lasciamo fare alla Natura” e quindi me fai perde la scommessa con Antonio Pascale, prendo il frecciarossa e te vengo a menà)

Le scommesse si vincono o si perdono alla fine.

Se non ricordo male, Pauling proponeva un modello del DNA a tripla elica, non sono sicuro che si possa dire che fosse ad un passo dalla soluzione…

Da aspirante fisico e curioso/appassionato di scienza ti dico bravo. Ci sono molte cose buone in quello che scrivi. Attendo volentieri il nuovo capitolo.
E tutto questo andrebbe raccontato al nostro mondo reale, in basta urlare “vita” o “naturale” per mettersi dalla parte dei “giusti”

abbozzo una mia impressione.
Da quel poco che ne capisco io, la scienza che ha come paradigma di fondo il causa-effetto delle famose palle da biliardo, mi sembra essere più l’immagine della scienza fornitami a scuola, che il paradigma fondamentale della scienza. Giusto per tirare fuori un nome, non mi sembra affatto che Darwin abbia tirato fuori da un paradigma del genere la teoria dell’evoluzione per selezione. Nè mi sembra che la fisica quantistica o la cibernetica siano totalmente dominate da una visione riduzionista della realtà. Azzardo a dire che forse nemmeno Galileo.
Che poi gli scienziati dicano o (peggio) facciano errori, altro che Pauling… Per questo forse mi dispero ancora a cercare di balbettare qualcosa in campo scientifico (…anche se oramai, alla mia età, è tardi…): proprio perchè credo che la scienza è fatta da esseri umani, con i loro interessi anche economici… :-)
Molti scienziati mi sono antipatici, alcuni hanno camuffato dati (pare Mendel). Continuo: dubito che passerei una gradevole serta con un tizio come
Dostoevskij, un tipo che molte cose le ha scritte per denaro. Però è lui che ha scritto anche i Fratelli Karamazov…
Ciao :-)

Grazie a te. Attendiamo il seguito con disperata ansietà.

@Giam
L’esempio di Dostoevskij mi pare che non c’entri niente. Il fatto che molte cose le abbia scritte per denaro (magari anche tutte: era il suo lavoro) non diminuisce il valore immenso di molte sue opere (magari anche tutte: dimmene una di scarso valore).

@ Andrea.
Pauling studiava l’elica del DNA mediante studi di cristallografia.
Nei processi di cristallizzazione dei campioni, l’elica perdeva la sua struttura più comune, dato che assume diverse forme in base all’idratazione e alla sequenza di nucleotidi.. Pauling stava scoprendo una delle forme meno comuni dell’elica del DNA.

io l’ho conosciuto il vecchio linus… un genio, ma con quella fissazione fanatica per la vitamina C (ricordo che in ultima di copertina di un suo testo universitario era ritratto che faceva il giocoliere con le arance), e quando si arriva al fanatismo si perde il senso della realtà.

Ci sono un astronomo, un fisico e un matematico che viaggiano in treno in Scozia. Dal finestrino vedono una pecora nera in mezzo a un prato. “Ah, in Scozia le pecore sono nere!” esclama l’astronomo. “No, no alcune pecore scozzesi sono nere” ribatte il fisico. Il matematico alza gli occhi al cielo e in tono compassionevole dice: “In Scozia esiste almeno un campo che contiene almeno una pecora un lato almeno della quale è nero”

solo una considerazione sul secondo punto: greci o non greci (ma davvero si crede a questa boiata delle radici culturali?) sono circa settant’anni che si ottengono risultati in presenza di fenomeni non lineari, o caotici. L’esempio più vincente è la rinormalizzazione in QED, ma ce ne sono a pacchi. Questo per l’aspetto “milioni di variabili” che piace tanto a Matteo: il fatto è che gestirne una per volta è più facile e si è partiti da lì in termini storici, ma adesso abbiamo parecchi strumenti per gestire questo tipo di complessità. Che rimane comunque non risolta completamente, com’è ovvio, ma neanche completamente inesplorata o mal gestita. Quando si fanno delle semplificazioni è perchè si è dimostrato che la semplificazione introduce un errore piccolo a piacere.

L’esempio di Pauling mostra come anche uno scienziato, se smette di seguire il metodo scientifico e non valida rigorosamente le sue ipotesi, prende cantonate.
E’ esattamente quello che e’ successo per le varie obiezioni agli ogm che hai fatto negli altri post: ogni volta che sono state sottoposte a verifica sperimentale hanno dato risultato negativo. Nonostante questo, pervicacemente come Pauling, c’e’ chi continua a sostenerle perche’ purtroppo la fede e l’ideologia sono piu’ forti della razionalita’ ;-)
E mostra anche bene come il principio di autorita’, tanto seguito in altri campi, nella scienza non valga un fico secco ;-)

ciao Dario

Matteo,
aspetto il tuo prossimo post, per questo non ho molto da dire.

Mi pare che hai dimostrato che:
1) tutti gli uomini sono uomini
2) tutti gli uomini sbagliano
3) 2 Nobel non fanno di un uomo un essere soprannaturale ed infallibile

Aggiungo anche che tutte le scoperte o le pubblicazioni non sono la Verità, ma solo una approssimazione che tende a ridurre l’errore, senza mai annullarlo.

Siamo e restiamo esseri imperfetti che fanno cose imperfette, ma questo non vuol dire che dobbiamo restare paralizzati temendo l’errore.

Detto ciò spero che tu ci sorprenda col 4 post

@Giam Fëdor Michajlovič Dostoevskij un tizio? Quello che ha scritto delitto e castigo, l’idiota, memorie dal sottosuolo, il giocatore!! Gli avrei dato più soldi

Volevo semplicemente intendere che le opere e gli ambiti di azione (letterarie o scientifiche) sono un conto, gli autori o gli scienziati un altro. Poi c’è il sonno o la fretta che non sempre consentono di essere chiarissimi. Me ne scuso.

Intendevo solo dire: credo sia da distinguere le persone (ed i loro limiti) dalle loro opere ed ambiti di attività. Mi scuso per la fretta e conseguente poca chiarezza con cui scrivo.

Dài matteo, posta la conclusione che siamo rimasti tutti appesi.