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giovedì 28 gennaio 2010

I “se” e i “ma” che non mi riguardano


La questione dell’aborto è fuori tempo massimo, eppure se ne parla ancora. Se ne parla in parrocchia, qui come in Idaho, e su certi giornali. Per esempio sul Foglio (non lo leggo ma lo so), dove Ferrara ha attaccato Emma Bonino. Gli stessi temi che, proposti agli elettori, hanno prodotto pochi anni fa una delle più innegabili randellate nei denti dai tempi delle piramidi, vengono rispolverati in occasione delle Regionali del Lazio. A Roma si dice “aridaje”.

Per difendere Emma Bonino, parecchi sono tornati su tema. Compresa Daria Bignardi, che al primo giro aveva intervistato Ferrara alle Invasioni barbariche, e aveva finalmente contestato punto per punto — Ferrara in quei giorni era ovunque, e tutti annuivano sorridendo — le sue solite enormità su eugenetica, blastule, donne.

Nella rubrica di Daria sull’ultimo numero di Vanity Fair, però, rispunta un argomento molto diffuso, ormai classico e quasi scontato, che considero da sempre molto più rilevante di quello che sembra, e del tutto inaccettabile.

È quello per cui, nel difenderlo, si sottolinea come l’aborto sia un dramma, una tragedia, un’extrema ratio, un inferno che le donne scelgono perché costrette da condizioni straordinarie. Nello specifico, la parola usata è “lutto”.

Ecco. Io penso che i diritti siano diritti, e nessun diritto si possa difendere solo a patto di sottolinearne la mostruosità. Credo anche che questa posizione sia una posizione figlia della morale cattolica, che vede nel dolore e nella sofferenza uno strumento di redenzione, di cancellazione della colpa. Forse per alcuni l’aborto è un male necessario, non so. Io trovo che il giudizio morale sull’aborto sia aberrante, soprattuto se viene da chi ne difende la liceità. Per me l’aborto è un diritto, e i diritti si difendono per quello che sono, con forza e orgoglio.

Non credo che riguardi me o nessun altro ciò che sente una donna che decide di abortire. Non mi deve interessare se piange, se va a casa tranquilla, se la sera stessa va a ubriacarsi o cade in depressione. Non mi interessa e, soprattutto, non mi riguarda. Perché l’unica cosa che mi compete a proposito di quella donna è che possa esercitare il proprio diritto ad abortire. E penso che giudicare lei, il suo gesto, i suoi sentimenti, non sia un modo per difendere quel diritto, ma una maniera per concederglielo. E i diritti non hanno a che fare con la magnanimità di nessuno.


Perfetto, come sempre.

bellissimo post. grazie

Quando donne favorevoli all’aborto legale, come Daria Bignardi, usano parole come lutto (o dramma, tragedia) credo lo facciano non per sottolineare il fatto che qualcuno abbia la magnanimità di concedere loro qualcosa, ma piuttosto per dire: già non è piacevole, almeno non rompeteci i coglioni.

La vera liberta’ della donna di abortire la avremo solo quando non ci saranno aborti che comportano un “lutto”, perche’ frutto di libera scelta della donna. Libera scelta implica non solo il poter abortire in sicurezza, ma anche l’avere alternative se volessi tenermi il figlio ma ritenessi di non poterlo fare per motivi esterni (es: mai sentito “non potevo tenerlo perche’ avrei perso il lavoro”? che cazzo di libera scelta e’, in questo caso, l’aborto? ). Detto cio’, ovvio che se una vuole (spero non *deve*) abortire, lo deve poter fare in sicurezza.

Credo che sia un diritto poter abortire, non puoi costringere una donna a fare un cammino che non può/vuole fare..e vi assicuro che la scelta dell’ aborto ha già di suo devastanti effetti sulla psiche della donna, per cui è allucinante che qualcuno si pigli la briga di giudicarle!

La cosa notevole è, che, 3 gravidanze su 4 terminano con un aborto spontaneo. Potenzialmente, la gravidanza non voluta, ha il 75% di possibilità di non essere portata a termine. Se esistesse, il vero stragista sarebbe Dio. Ma Dio non esiste, e non esistono stragi di innocenti. Esistono embrioni che non nascono. A volte spontaneamente, a volte, molto più raramente, in modo indotto. Punto. Tutto il resto sono pippe, dall’omicidio, all’evento “drammatico” per la donna. Grandi, religiose, pippe.

@Rob
vabbè, se guardiamo alle statistiche di sopravvivenza possiamo anche dire che ci sono sventurati che muoiono a 40 anni laddove la vita media è quasi il doppio. Penso che il punto rimanga quello se si abbia il diritto di interrompere una gravidanza senza altri ammennicoli.

… e penso che, a parità di inesperienza di governo, Emma Bonino potrebbe essere la persona, forse, meno compromessa.

@ROB “3 gravidanze su 4 terminano con un aborto spontaneo”: mai sentita questa cosa. A me sembra una fesseria. Puoi citare una fonte che confermi questo dato?

Game, set , match.

La riflessione sull’aborto, anche e soprattutto quella del cosiddetto femminismo della differenza sessuale, si è fin dall’inizio discostata dal linguaggio del diritto per puntare sul riconoscimento in termini politici della relazione autonoma tra madre e figlio. Il diritto, associato all’idea di individuo singolo o di classe, non è stato ritenuto un campo soddisfacente sia a livello teorico che pratico. Hai ragione a dire che quello del lutto non è un buon argomento, ma credo che segnali la necessità di mettere al centro di tutto l’autonomia della relazione asimmetrica madre-figlio (un corpo che è anche due). Questo mi sembra uno dei tentativi teorici più interessanti che il femminismo ha prodotto, tentativo che fallisce nel momento in cui cerca di mediarsi con la grammatica dei diritti: l’idea di formulare diritti sessuati è per esempio assai problematica.
In conclusione: Bordone, non ti resta che aspettare a casa un gruppo di ninjafemministe che ti tagli il pisello con un machete.
Scusa la noia della lezioncina. Lo so.

sulla statistica probabilmente hai ragione tu Rob,ma da donna ti assicuro che l’aborto che sia scelto o no, è un evento drammatico..

È vero, questa cosa del dolore e del lutto è problematica, perché a quel punto ogni atto, come l’introduzione della ru486, che limita quel dolore, diventa un problema morale. Ci siamo.
Però non è “aberrante” l’idea che l’aborto sia “un male necessario”. L’idea che l’aborto sia un male necessario è il principio alla base della legge 194, e lo condivido sia dal punto di vista giuridico sia da quello morale.
Dove sbagli, Matteo? Sbagli quando dici, giustamente, che l’aborto è un “diritto”, ma ti dimentichi di dire che è un diritto relativo, non assoluto. La 194 nasce per trovare un compromesso tra il diritto della donna a non partorire se non vuole farlo e il diritto del concepito, che esiste, è tutelato dalla Costituzione, ed è secondo me giusto che lo sia.
La legge, secondo me giustamente, tra il diritto della donna e quello del concepito considera prevalente il primo, e quindi sancisce il diritto ad abortire. Ma è un male necessario, secondo me e secondo la 194.

Intanto se fosse applicata con meno leggerezza la 194 si potrebbe persino dire che è una buona legge.

Rispetto a Masaccio vedo le cose proprio al contrario: il diritto prevalente dovrebbe essere quello del figlio (visto che una volta nato può anche non restare con la madre, se questa non lo vuole). Cominciamo a tutelare di più le madri e a costringere qualche “papà per sbaglio” ai loro doveri e questa tragedia (perchè quando uno muore così si chiama tragedia) si ridimensioni.

Hai motivi per ritenere che la 194 sia applicata con leggerezza? In cosa pensi potrebbe essere migliorata?

Raffaele, credo che Rob intendesse questo: la fecondazione avviene più spesso di quanto non si pensi, in mancanza di contraccezione efficace. Ma sovente il prodotto del concepimento si perde entro la manciata di giorni che separano la fecondazione dalla successiva mestruazione (che magari arriva con qualche giorno di ritardo), e la donna non se ne accorge nemmeno. In questo senso la statistica citata è verosimile, anche se in questi casi io stenterei a parlare di “gravidanza”.

Lo so che faccio la figura di uno di destra, ma ‘sti cazzi. La 194 era e rimane una buona legge, un compromesso come tutte le leggi che hanno a che fare con le questioni morali e devono tenere conto di diversità di vedute. Il fatto è che è stata applicata (la 194, quella che c’è, non un’altra che ognuno vorrebbe diversa a suo modo)in maniera da diventare uno strumento di controllo delle nascite, cosa che non è dichiaratamente. Il concetto di danno psicologico della madre è quanto di più labile ed evanescente si possa concepire ed azzera di fatto i diritti del nascituro che, secondo la legge, questo possiede comunque, anche se possono essere contrastanti con quelli della madre. Il concetto di diritto assoluto della madre è una cosa che nella 194 non c’è. Se poi sia auspicabile, come sostiene Bordone, o meno è altra cosa. Si può discutere, ma è espressamente escluso dalla 194, indipendentemente dalle interpretazioni.

“I diritti non hanno a che fare con la magnanimità di nessuno”

Leggerlo è bello, accorgersi che sia necessario aggiungerlo un po’ meno.

Questa volta proprio non ti seguo, e non capisco neanche alcuni dei commenti. Perchè è così assurdo secondo voi parlare dell’aborto come un’ extrema ratio? E’ un diritto certo, ma un diritto che nella maggior parte dei casi si esprime in situazioni limite. Un diritto complesso perchè strettamente legato a concetti difficili da definire, dal punto di vista legale, filosofico, etico, scientifico, psicologico. Sono coinvolti due soggetti, la madre e il nascituro, entrambe da tutelare. Le ragioni e le storie che conducono all’esercizio di questo diritto sono spesso delicate, e, raramente, poco problematiche per i soggetti coinvolti. Guardate, io non ho mai sentito nessuna donna raccontarmi con leggerezza: “Ho appena abortito, ho esercitato un mio diritto, ora sto proprio bene.” E scusate la bassezza dell’esempio. Mi sembra quindi naturale tutelare il diritto sostenendo però la straordinarietà e la delicatezza psicologica dell’esercizio. E credimi Matteo, questa volta, la morale cattolica non ha alcuna responsabilità, se non quella di aver contribuito, nel bene o nel male, a seconda delle opinioni, alla storia del pensiero, rendendo perciò difficile l’operazione di tabula rasa che si vorrebbe fare. Ma si può davvero pensare che eliminati i residui nocivi di un certo pensiero cattolico verrebbe meno la domanda morale dell’individuo? Possiamo immaginare che non ci sarebbero comunque degli interrogativi problematici rispetto alla questione dell’aborto? Non credo. E perchè non accettare che, per alcuni temi, la divisione netta tra la difesa di un diritto e la valutazione delle implicazioni che esso comporta, sia una buona prassi per legiferare con maggior responsabilità e comprensione dei problemi. Se delle donne che esercitano il diritto ad abortire non te ne frega nulla, come scrivi, perchè ti interessa così tanto che abbiano quel diritto? Lo scopo della legge non è la legge fine a se stessa ma la miglior tutela delle libertà individuali, compresa qui quella del nascituro. Mi chiedo quante donne che hanno avuto l’esperienza dell’aborto non sarebbero d’accordo nel definirla un’esperienza dolorosa, un diritto irrinunciabile sia chiaro, ma un’esperienza difficile e complessa. Non un omicidio, ma neanche una forma avanzata di anticoncezionale.

@Isa, si intendevo quello, più molte altre gravidanze che si interrompono entro i primi 3 mesi. Per il primo caso, se tu stenti a parlare di gravidanza, figurati cosa dovremmo pensare della definizione “omicidio” per l’uso della RU486. Io poi vorrei sapere cosa intende chi parla di “leggerezza” nell’applicazione della legge. Se una donna ha diritto ad abortire, può farlo quante volte vuole. La “leggerezza” nasconde l’idea della donna troia, che non espia a sufficienza il suo peccato, il concepimento fuori dal matrimonio. Le donne che rispondono sottolineando il dramma danno implicitamente peso a una obiezione che la gente dovrebbe vergognarsi solo a pensare.

“Se una donna ha diritto ad abortire, può farlo quante volte vuole.”
Ma l’equivoco è proprio qui, la 194 NON dà tale diritto alla donna sempre e comunque, ma solo a certe condizioni. Il problema è che quelle condizioni sono espresse in modo così vago da rendere l’applicazione della legge non univoca. Probabilmente ciò è stato fatto per tacitare con lo lettera della legge la componente cattolica, allora come ora molto presente nella nostra società, ma nello stesso tempo dare uno strumento realmente utilizzabile a chi vuole abortire senza dover subire processi o interrogatori. Diciamo che è una legge di cui è facile parlare male (ed anche io lo faccio), ma che sarebbe difficile cambiare senza scatenare guerre di religione (religione laica o cattolica, è uguale). Personalmente auspicherei una applicazione meno automatica e più ragionata, diciamo più vicina alla lettera che non alla pratica comune. Ma è il mio pensiero, e per di più di uomo.

Ho sempre sostenuto che non è importante cosa ne penso io a proposito
Ho sempre sostenuto che la coscienza di ognuno fa il suo corso e che quella di una donna che ricorre all’aborto fa il suo
E a me non mi tocca minimamente
Quello al quale tengo è il diritto di esercitarla, questa coscienza.
Dopodichè non spetta a me giudicare cosa sente una donna (o cosa non sente): ha scelto e sono fatti suoi.
Come sempre Matteo hai colto nel segno.

@ Sabrina
Ma non si tratta di cogliere nel segno o non cogliere nel segno. Nessuno mette in dubbio il diritto ad esercitare la propria libertà di coscienza, ma è chiaro che allo stato attuale l’esercizio del diritto ad abortire è un esercizio moralmente complesso per la maggior parte delle donne, e ancora, nella maggior parte dei casi è un esercizio doloroso. Per questo motivo non ho trovato nulla di strano in ciò che ha scritto la Bignardi. Non è che fare piazza pulita in un solo colpo della realtà concreta, affidandosi unicamente all’astrazione pura dei principi sia un gran cogliere nel segno. Una legge la si fa, e soprattutto di quella legge si argomenta poi, in un determinato paese, con una specifica cultura dominate, in un certo periodo storico, e dopo aver compreso qual’è la pratica quotidiana di quel provvedimento e che cosa comporta per i soggetti aventi diritto. Valutando tutti i termini. Anche le implicazioni psicologiche, etiche, morali, che coinvolgono i soggetti tutelati, ma anche il resto della società. Invocare perciò questa assoluta libertà di coscienza e l’importanza del diritto ad esercitarla è giusto, ma insistere sul concetto che della morale, della psicologia, del dolore o meno, a noi non ce ne frega niente, secondo me è un’occasione persa che indebolisce la discussione. Anche perchè poi, se uno pensa di poter cambiare qualcosa, anche solo nel modo di pensare delle persone, certi problemi se li deve porre. Non è che a questo mondo siamo tutti atei, disillusi e cinici. Io lo sono, ma non lo sono tutti.

Mi inchino.

Francesco, hai perfettamente ragione
Solo che certe libertà richiedono un prezzo da pagare
Quello che voglio dire io, da cittadina e non da donna, è che certi diritti di scelta sono sacrosanti
Di mio ho sempre sostenuto che mai ricorrerei all’aborto
Ma qui torniamo alla coscienza
E non alla religiosità, che religiosa non sono
Ma nemmeno cinica e disillusa
Io parlo semplicemente di diritti
Poi ognuna, dopo aver scelto, se la vive come la sua coscienza le detta.
Non a caso ci sono centri di sostegno laici e non, perché la scelta non è facile
Ma non ti credere che sia per tutte uguale…posso dirti tranquillamente di una mia amica che in dieci anni ne ha fatti tre, solo perché la sua carriera non prevede “intoppi”
Vogliamo parlare di contraccettività in maniera chiara e non per leggende metropolitane?
andremo fin troppo lontano ma forse sarebbe anche ora

Sabrina, scusa, quindi se la mia coscienza mi dice che posso spararti, va tutto bene, ho il diritto di farlo?
Non dico che nel caso dell’aborto sia lo stesso. Ma non è una scelta individuale irrilevante che rientra nella sfera privata, perché, santo cielo, non c’è di mezzo SOLO la donna. C’è di mezzo una seconda entità sul cui essere “individuo” o “persona” è perlomeno possibile una discussione. Quale che sia l’esito della discussione, il problema esiste e far finta di negarlo affermando che l’aborto è un diritto individuale non mi pare una soluzione. L’aborto E’ proprio un male necessario (anche per la legge, tra l’altro, come notava qualcuno).

Nel dibattito sulla legge 40 si sono prodotti commenti surreali sull’anima della morula o della blastocisti e sulle povere donne cattive. Risultato l’Italia è uno dei pochissimi paesi al mondo dove la ricerca sulle staminali embrionali totipotenti è stata vietata e le coppie infertili devono andare all’estero, insieme ai ricercatori.

Legge 194 Art.1. Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. L’interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non e’ mezzo per il controllo delle nascite.”

“… di una mia amica che in dieci anni ne ha fatti tre, solo perché la sua carriera non prevede “intoppi”…”

E’ appunto quello che voglio dire, che la legge viene spesso palesemente violata ma è tabù dirlo. Se poi vogliamo un’altra legge, facciamola, ma questa è quella che regola l’aborto oggi in Italia ed andrebbe rispettata.

tra l’altro la semplificazione di ‘sto discorso, per buttarla in caciara, porta a che anche quella roba che ha mani e piedi e testa e tutto ed è ancora nella pancia, un feto all’ottavo mese, non è un cazzo…

Una domanda: ma i diritti del nascituro da che momento vanno difesi? 3 settimane? 1 mese? 2 mesi?

Il feto in che momento diventa soggetto giuridico?

Perchè mi sembra che siano questi gli argomenti di fondo di questa discussione… no?

Matteo, ti stimo ti apprezzo ma il tuo ragionamento mi lascia un po’ basita… poi penso, che ne sa? è solo un uomo, in gamba, ma un uomo.
Purtroppo, è più facile per i cattolici, si pentono, chiedono perdono e c’è qualcuno più in alto di noi, che gira voce sia molto buono, che ti assolverà dal tuo peccato. Anche per i cattolici non è facile, ma più facile.
Per me non è stato facile, vivevo in una piccola città, e mi sono scontrata con questo problema 3 volte, non personalmente, ma ho “accompagnato” in questo difficile viaggio 2 amiche ed una conoscente. Tu ne parli come se dovessi andare ed “estirpare” un cancro, la sanità è un diritto come dicevi. Ti assicuro non è la stessa cosa. La consapevolezza di interrompere un germoglio di vita c’è, e negarlo potrebbe creare dopo delle forti depressioni anche molto gravi. Credo fermamente che vada tutelata di più la vita della possibile (se vuole) madre rispetto a quella del prossimo nascituro, sempre, anche al di là delle 12 settimane. Grazie alla legge e chi per questa ha combattuto le mie amiche hanno fatto una trafila legale, erano minorenni, perciò per non comunicarlo ai genitori è intervenuto un giudice tutelare e tutto si è svolto in un ospedale di un’altra città. Potevano finire morte sul tavolo da cucina di una mammana, invece sono vive, una ha avuto 3 figli, l’altra si è dedicata alla sua arte e gira il mondo, ma nessuna di loro ha dimenticato. Nessuna delle due ha avuto delle particolari depressioni dopo, in loro non esiste il rimorso o sentimenti del genere, ma il dolore della perdita c’è stata e vedendole dal di fuori hanno lavorato bene e sono diventate più forti e più determinate dopo, e sarò sempre grata a loro che si confidarono con me (ero più grande) e attraverso loro vissi dei momenti forti, importanti, quasi una “realtà virtuale”… Ti assicuro nessun retaggio cattolico, ma i diritti, sono diritti, non sono portatori di gioia o dolore. Il divorzio è un diritto, ma divorziare anche quando è una liberazione, è anche doloroso. L’aborto è un diritto farlo in una struttiura pubblica, nel modo meno invasivo e meno doloroso possibile, ma l’azione in sè, credimi, è dolorosa, non è come togliere le tonsille. Scusa il pippone

@Rob
scusa ma che statistiche leggi? l’ISTAT parla di un massimo del 30%, ma solo in Italia e questo mi fa pensare, perchè si sa che si fa passare per aborto spontaneo un aborto procurato (in diversi modi) dopo la 12 settimana per avere gratuitamente nella struttura pubblica o convenzionata il trattamento successivo, raschiamento, giorni di malattia, ecc.

diritto poco ma sicuro ma, per il resto, tu che ne sai?

Carla, perdonami, non hai capito niente.

Non posso che essere d’accordo con te.

Non ho letto tutti i commenti precedenti, ho letto solo gli ultimi ma Matteo parlava di diritti non di questione morale. Uno Stato laico e imparziale deve garantire i diritti. Mi pare che lo scritto di Matteo sia molto chiaro. Non importa se nella mia vita non avrò mai bisogno di questo, ma semmai dovessi averne bisogno desidero che il mio Stato mi garantisca il diritto di poterlo fare. Che sia giusto o sbagliato lo sa ognuno di noi nel proprio cuore. E comunque essendo un diritto ognuno può agire secondo la propria coscienza (non a caso ci sono ginecologi obiettori, basta rivolgersi a uno di loro per avere preclusa la strada dell’aborto…). Prendiamoci le nostre responsabilità. Si può sempre dire NO e anche questo è esercitare un diritto.

“Carla, perdonami, non hai capito niente.”
Io sono paradossalmente d’accordo con Bordone da questo punto di vista. Un diritto o un divieto non vengono rafforzati o indeboliti dal pathos di ognuno di noi. Abbiamo diritto ad essere curati senza dover impietosire i medici e non possiamo svaligiare le banche anche se siamo rimasti senza soldi. Però, come all’interno della regola, cioè della legge (motivi validi e reali, 90 giorni ecc.), nessuno è tenuto a scusarsi di nulla, cioè la donna fa ciò che ritiene giusto, al di fuori di questa regola dovrebbe assere sanzionata. Il tirare in ballo il dolore personale, e quindi in quanto tale soggettivo, indebolisce sì il diritto ma anche la pena eventualmente conseguente. Nessuno si sognerebbe infatti oggi di mettere in prigione una donna che avesse abortito senza motivi validi il quinto mese. Quindi, caro Bordone, quello che tu dici è condivisibile, ma non so quanto sarebbe praticamente in favore della cosiddetta facilità di abortire.

Falecius…lo spararmi non è regolamentato da nessuna legge
L’aborto sì

Sabrina: è regolato da una legge che dice che NON posso farlo, se non in alcune condizioni molto limitate(legittima difesa).
L’aborto è regolato da una legge (non la migliore possibile, dal mio punto di vista, ma una buona legge) che dice che puoi farlo, ma a certe condizioni (molto più ampie).
Comunque stavi parlando di coscienza, e di essere liberi di fare di qualcosa secondo coscienza; questo discorso è indipendente dalla legge, e in questo caso a mio parere non tiene. Tutto qua.

bravo bordone. davvero.

Poche parole, precise come i tagli di Fontana.
Bel post.

@ massimo “Nessuno si sognerebbe infatti oggi di mettere in prigione una donna che avesse abortito senza motivi validi il quinto mese”
invece si’ e come minimo il medico che la opera finisce in galera, incluso anestesista, infermieri e compagnia bella! l’interruzione di gravidanza si fa oltre il 90° giorno di gestazione e diventa terapeutica , non più volontaria, perché é in grave pericolo la salute della madre. Se un medico pratica l’interruzione di gravidanza senza queste condizioni é perseguibile d’ufficio. e nemmeno alla madre mancata va liscia.
la questione é: chi mai si puo’ sognare di impormi cosa fare con il mio corpo e la mia vita??? mica é obbligatorio che, rimasta incinta, io decida di abortire. ma se voglio farlo, DEVO poterlo fare e nessuno deve intromettersi. e se dopo l’intervento vado a festeggiare in discoteca o vado in depressione non deve riguardare nessuno.
PS: la consapevolezza di “uccidere una vita” é opinabile: io non ho ancora la piena consapevolezza della maternità ora che mio figlio ha quasi 4 anni e, tra l’altro, avrei avuto un sacco di buone ragioni per abortire.

mmmhh… forse, mi capita quando feccio le 48 ore di veglia, rileggerò… ma domani

Complimenti, hai spiegato il mio pensiero molto meglio di quanto potessi fare io.
Grazie

[...] di brutto ché io la penso esattamente nello stesso modo ma proprio uguale uguale, ma secondo me gli ultimi quattro paragrafi di matteo sull’aborto sono la cosa più sottoscrivibile che ci è stata scritta [...]

Esatto

Bella la differenza tra i post maschili e quelli femminili.
Bordone: concordo, anche se comunque è un diritto “relativo” e non assoluto.
Con gli altri: mi fanno imbestialire quelli che dicono che l’aborto è diventato una sorta di mezzo di controllo delle nascite. Ma stiamo scherzando? secondo te una donna non prende precauzioni pensando “ma si, tanto poi c’è l’aborto”? Non funziona così nemmeno con la pillola del giorno dopo (qualsiasi ragazza che l’ha provata sa che si sta male per diversi giorni, e dunque non credo l’utilizzi come le Zigulì).

L’aborto è una possibilità che le donne usano come extrema ratio, per uscire da una situazione che volente o nolente cambierebbe tutta la loro vita.

Poi ogni donna sceglie in base alla propria morale, etica, responsabilità e tutto.

Ad ogni modo, sarebbe bello se smettessero di parlarne solo gli uomini (inclusi i preti), perchè non hanno idea.