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mercoledì 3 febbraio 2010

To Beth or not to Beth


Ciao, mi sono imbattuto nella vostra rubrica “Ebrei for dummies” e, da come trattate l’argomento, mi sono deciso a chiedervi un parere su una questione che non so mai come affrontare.
Cosa fa di un ebreo un ebreo? Essere ebrei è una questione di religione, di nazionalità, di leggi antiche, di tradizioni o tutto quanto? Perchè una persona che da generazioni vive, ad esempio, in America, la cui famiglia è emigrata dall’Europa, dovrebbe sentirsi ebrea? E’ una questione di cognomi e di alberi genealogici?

Io sono italiano ma non so da dove vengano i miei antenati più remoti e se scoprissi di avere sangue ebraico nelle vene non mi sognerei mai di andare in giro a dirmi ebreo, così come non mi direi cinese se scoprissi di avere una trisavola cinese. Tantomeno mi dico cattolico visto che sono nato in uno stato a maggioranza cattolica, visto che sono ateo.

Ogni volta che pongo questi miei dubbi a qualcuno vengo preso per un antisemita, invece vorrei solo chiarezza su questo punto, ossia su quale sia la concezione che hanno di loro stessi gli ebrei.

Grazie mille in anticipo,
Dario


Caro Dario,
ogni ebreo ha una concezione diversa del sé e dei motivi per cui è ebreo. Un po’ come succede in tutte le religioni del mondo.

C’è chi si dice cristiano perché è nato da una famiglia cristiana, anche se non pratica; e chi segue tutti i precetti, i riti, eccetera. C’è chi lega la religione alla nazionalità (più comuni in Israele o in Arabia Saudita, un po’ meno in Francia, per capirci) e chi ne fa una questione di tradizioni.

Non esiste una concezione dell’ebraismo comune a tutti gli ebrei. Se esistesse, litigheremmo di meno. Il “sentirsi” ebrei è una questione di – appunto – sensibilità personale e autopercezione, cose su cui gli antropologi culturali si ammazzano da quarant’anni. L’americano del tuo esempio (chiamiamolo Eli) potrebbe sentirsi orgogliosamente ebreo americano di discendenza europea, proprio perché conosce la storia della sua famiglia, l’albero genealogico, le storie sul bisnonno che si è imbarcato sulla nave di nascosto, il cugino del nonno che rimase in Polonia e finì nei campi, eccetera. Poi magari Eli non segue neanche uno dei precetti religiosi. Ma si sente ebreo lo stesso. Il suo amico Avi invece viene da una famiglia con una storia praticamente uguale, ma non gliene frega niente dell’essere ebreo. Magari rispetta i precetti quando è in famiglia, ma non ne capisce il senso o la filosofia.

Di gente che scopre di avere trisavoli ebrei ce n’è a bizzeffe, anche qui da noi. Poi magari se ne fregano, oppure gli scatta il “voglio saperne di più”, oppure si convertono, oppure lo tengono nascostissimo come una macchia indelebile.

Morale della favola, se metti in una stanza un cristiano filippino, uno austriaco e uno canadese e gli chiedi che concezione hanno di loro stessi in quanto cristiani, probabilmente ti daranno tre risposte differenti. Per gli ebrei vale lo stesso principio.

Yankele


Bel post!
Io ho scoperto, grazie ad un parente che ha svolto un’indagine genealogica piuttosto accurata, che da parte di madre discendo da una famiglia di ebrei emigrata dal centro europa in Piemonte nel 1600 a seguito di persecuzioni.
Mi piace pensare di avere sangue ebreo nelle vene, seppure risalenti ad oltre 400 anni fa, ma non mi sento ebreo ne’ sono di religione ebrea (faccio già fatica a cercare di essere cattolico!).
Saluti e grazie per la “rubrica”, oltre che per il blog.

Quindi siamo tutti più omeno uguali? E capirai… Però perchè allora non si lascia cadere l’argomento e si parla solo di persone? Ognuna con le sue caratteristtiche? Ognuna con i suoi diritti e nata libera? Più semplicemente?

Grazie per la ragionevole spiegazione, è una domanda che mi ero fatto anche io. Forse la storia di antiche e recenti persecuzioni aiuta ad affratellarsi in quella identità. Forse.

aggiungerei solo che credo ci sia anche una componente di “appartenenza”: se scegli di considerarti ebreo (cattolico, protestante o testimone di geova) scegli di appartenere ad una cultura. alcune di queste sono maggiormente pervasive ed i loro precetti vengono seguiti, altre hanno ormai maglie più larghe, come il cattolicesimo generalizzato nel nostro mondo del 2010 (si fa tutti le peggio cose, ma poi di corsa in chiesa la domenica a mostrare l’auto nuova con lo spoiler lucido). in fondo però dipende anche da dove ti trovi: essere cattolico in europa è la cosa più facile del mondo (e i precetti sono meno stringenti), esserlo invece in india è un po’ più avventuroso (e i precetti si stringono per tener insieme e rafforzare la comunità).

mi scuso per le banalizzazioni.

purtroppo la realta’ non e’ cosi’ eterea.
Nelle varie comunita’ ebraiche (italiane, perlomeno) sei considerato ebreo se la tua famiglia ha discendenze ebraiche, senno’ ciccia. La spocchiosita’ con la quale trattano chi si avvicina alla religione ebraica pur non avendo sangue ebreo rasenta il razzismo.

Interessante. Ma che vuol dire discendenza? Tipo nonna sì e zio no? E’ tabulata tale modalità di poter essere considerato o no ebreo? E, a sua volta, il nonno eventuale in che senso era ebreo? Per conversione? Per ulteriore discendenza zio/nonno?
Non sto scherzando, mi interessa.

scusate se sdrammatizzo, ma io le prime 2 cose che ho pensato leggendo questo articolo sono state: John Goodman nel personaggio di Walter del grande Lebowski che si crede ebreo, ma tutti gli dicono “tu non sei ebreo” e la puntata dei Griffin in cui Lois scopre che la madre era (o è?) ebrea e inizia a seguire alcune tradizione ebraiche. Tornando un po’ più seri, questi 2 esempi stupidini, mi fan pensare che la questione posta sia davvero sentita oltreoceano e confermerebbe la risposta di Yankele.

Uff e io che pensavo di trovare un post sulla cantante dei Gossip.

Mitch esagera. Però qualcosa c’è.
Anch’io mi chiedo spesso (diciamo pure ogni giorno) cosa voglia dire essere ebreo.
Nulla da eccepire sulla visione di Yankele circa la “concezione del sè” che è personale e diversa per ogni ebreo. Però in ogni religione organizzata c’è il rapporto con la comunità, sennò è ascetismo.
E da questo punto di vista, sin da piccolo mi hanno insegnato che ebreo è chi nasce da madre ebrea, perchè è la madre che dà al figlio le basi di quello che sarà come persona. In tutti i sensi. Materialmente, portandolo in grembo per nove mesi e nutrendolo poi con il suo latte, e moralmente, dandogli i primissimi insegnamenti: come si parla, come si cammina, chi è D-o. E poi, mi insegnavano sempre sin da piccolo, ebreo è chi consapevolmente aderisce all’ebraismo, ma siccome essere ebrei non dà alcun vantaggio ma comporta invece grandi responsabilità (osservanza dei precetti) la conversione deve essere preceduta da uno studio lungo e serio e da una dimostrazione di ferma volontà di volersi convertire. In mezzo fra questi due precetti si incastrava la prassi dell’ebraismo italiano secondo la quale i figli di padri ebrei potevano essere convertiti da piccoli se c’era una seria intenzione di entrambi i genitori di educarli all’ebraismo.
Adesso, per quanto mi consta, non è più così. Per la conversione ci vuole la consapevolezza dell’età adulta.
Il che potrebbe anche avere una sua logica. Visto che nell’ebraismo l’adesione alla religione non ha, al contrario del cattolicesimo (correggetemi se sbaglio), nessunissimo effetto salvifico (o di condizione necessaria per la salvezza), può starmi anche bene.
Ma come la mettiamo con la matrilineartià?
Quello di cui non riesco a capacitarmi è perchè ad esempio se un fratello e una sorella ebrei contraggono entrambi matrimoni misti, i figli della sorella sono ebrei e quelli del fratello no. Anche se quel fratello e quella sorella hanno ricevuto dai propri genitori la stessa identica educazione religiosa e se sono in grado di insegnare ai propri figli gli identici principi. Anche se il fratello vorrebbe che i suoi figli ricevano un’educazione religiosa ebraica mentre alla sorella dell’educazione religiosa dei propri figli non importa nulla. E non capisco neppure perchè nel caso in cui un uomo decida di avere dei figli attraverso l’inseminazione artificiale e l’”affitto di un utero”, l’appartenenza dei suoi figli all’ebraismo non dipende dagli insegnamenti che lui impartirà loro ma dal fatto che la donna (che i figli non vedranno mai) donatrice dell’ovulo e dell’utero è ebrea.
L’unica risposta che riesco a darmi sinora mi deriva da una fonte molto poco accademica: la serie tv americana “Weeds” (peraltro molto bella e che consiglio). La protagonista della serie è una madre rimasta vedova che per far quadrare i conti decide di spacciare marijuana. Al contrario di lei, il marito morto prematuramente era ebreo, e suo fratello (che piomba a casa della cognata ad inizio serie e poi ne diventa un coprotagonista fisso) commentando il loro matrimonio misto dice qualcosa del tipo “mio fratello ha commesso il reato di uscire dalla tribù”.
Ecco, per me essere ebreo non c’entra nulla con la discendenza, diciamo così, genetica, ma significa invece aderire e sentirsi appartenente ad una religione che comporta una certa visione di D-o, il rispetto di certi precetti concreti, la perpetuazione di certe tradizioni ecc. Però non riesco a non pensare che nell’ebraismo, quanto meno nell’ebraismo italiano (che si definisce ortodosso) sia rimasto qualcosa della tribù. Che aveva sicuramente un suo senso quando gli ebrei erano un popolo, guidato dai capifamiglia, che vagava nel deserto in cerca di una terra in cui stabilirsi, ma forse non ha più tanto senso oggi.
So peraltro che questo argomento è stato paradossalmente utilizzato per sostenere tesi razziste e antiebraiche (“perchè voi ebrei vi lamentate dei discorsi sulla razza se voi stessi regolate l’appartenenza all’ebraismo in base ai legami famigliari?”).
Tu che ne pensi, Yankele?

Interessante il criterio matrilineare, anche in relazione alla figura paterna che, per quanto importante, non basta di per sé ad assicurare l’appartenenza. Comunque, non mi stupisce, né la ritengo così strana. E’ una convenzione sociale come un’altra, come dare alla discendenza il cognome del padre invece di quello della madre.

ebreo = figlio di madre ebrea + eccezioni
it’s that simple

caro fratello luzmic :-)
scrivi cose molto interessanti, pero’ permettimi un paio di perplessita sotto
forma di domande secche:
supponendo che io non abbia ne’ padre ne’ madre ebrei
1) posso convertirmi all’ebraismo?
2) posso frequentare la sinagoga senza essere guardato come gli alcolizzati che vanno in chiesa quando fuori fa freddo?
ed inoltre:
3) tu dici che l’appartenenza all’ebraismo non ha nessun effetto salvifico, ma l’Alleanza cosa e’ se non un patto tra il popolo eletto e Dio?
4) non pensi che sia tuttora valido il concetto di tribu’(cioe’ numero chiuso e mutuo soccorso)?
p.s. nessuna polemica, la religione ebraica mi affascina moltissimo, ma non come viene vissuta perlomeno in Italia

Mater semper certa, pater numquam.

Il punto 4 dell’ultimo intervento di Mitch mi ispira una riflessione un po’ OT, ma credo interessante. Cioè che non è detto che il sistema tribale non sia ancora valido e attuale. Uno dei temi ricorrenti dell’opera di Kurt Vonnegut è la famiglia allargata, che il grande scrittore di Indianapolis – anche per esperienza personale – ha sempre considerato una soluzione a molti dei problemi della società contemporanea. Il concetto trova una geniale apoteosi nel libro “Comica finale”, in cui si immagina che in futuro vengano appositamente create delle tribù di “parenti artificiali”, corrispondenti ai secondi nomi di battesimo (nomi di fiori, frutti, animali, ecc.). In questo modo, nessuno sarà solo al mondo e potrà contare suil sostegno dei suoi “cugini” che hanno lo stesso secondo nome (il protagonista del libro si chiama Wilbur Giunchiglia-11 Swain, mentre la sua vicina di casa è Vera Scoiattolo-5 Zappa…).

@Mitch
Le mie sono risposte personali e non assolute:
1) si’, ma, da quanto ne so io, devi studiare parecchio e chiederlo piu’ volte.
2) nella maggior parte dei paesi europei, se vuoi entrare in una sinagoga vieni fermato da un addetto alla sicurezza che se non ti conosce non ti fa entrare. Questo perche’, a ragione o a torto, si ritiene che ci sia una possibilita’ che tu sia non un alcolizzatto che cerca un riparo ma un malintenzionato che voglia far del male alle persone che sono dentro. Diciamo che i precedenti storici non sono incoraggianti. Poi una volta dentro ti trattano come in qualsiasi altro gruppo: se sei in una sinagoga dove si ritrovano sempre i soliti dieci fedeli ti guardano strano perche’ sei un estraneo; se sei in una sinagoga grande e affollata, nessuno ci fa caso.
3) quella del popolo eletto e’ una questione molto complicata sulla quale, a quanto ne so, non c’e’ unita’ di visioni all’interno dell’ebraismo stesso. Yankele potrebbe spiegarla meglio di me. La visione prevalente credo che sia che il popolo ebraico ha l’obbligo (perche’ ha fatto un patto con D-o? Perche’ D-o l’ha deciso unilateralmente? Neanche su questo c’e’ concordia) di seguire piu’ precetti degli altri popoli in modo che gli altri, vedendolo, lo prendano ad esempio e si entri tutti insieme nell’era messianica. Finora non ha funzionato.
4) intendi il concetto di tribu’ in se’? Beh, la tribu’, come dice Testaccia, e’ una famiglia allargata. In fondo e’ questo che cerchiamo in tutte le aggregazioni sociali, dalla parrocchia al club degli ultras della Roma: che ci sia un gruppo che ci vuole bene, ci protegge e ci aiuta per il solo fatto che ne facciamo parte, come fanno (o dovrebbero fara) la mamma e il papa’. Fa parte della nostra natura di esseri umani. Pero’ credo che la tribu’ in senso letterale abbia una sua utilita’ in societa’ diverse dalla nostra, dove non esistono (o sono piu’ deboli) legami sociali di altro tipo e quindi prevale la relazione di parentela. Nella nostra societa’ la tribu’ in senso stretto non credo sia molto funzionale.

Volevo solo segnalare l’esistenza di una specifica voce wikipediana, in inglese: Who is a Jew?

http://en.wikipedia.org/wiki/Who_is_a_Jew%3F

cari tutti,
io sono nato in italia da madre inglese (protestante) e padre ebreo (italiano)… sono, quindi, italiano, inglese, ma non ebreo!
il perchè io sia inglese ma non ebreo penso possa spiegare (cinicamente) la matrilinearitità (si dice così vero?).
l’inghilterra, col suo passato coloniale, ha dovuto affrontare problemi di immigrazione ben prima di noi, uno di questi, forse uno dei maggiori, era dato dal fatto che i marinai inglesi, girovagando per il mondo, si dilettavano a spargere seme ovunque potessero, trovandosi potenzialmente con una genia che manco il simbolo dell’unicef! come fare allora, si chiesero sir e lords, con tutte quelle mutumba e bingo bonghe che, giunte nella beneamata insulare patria, reclamavano un passporto inglese per il figlio? inoltre: era mai possibile che i nobili e anglofoni marinai disponessero di cotante riserve di seme da ingravidare eserciti di bingo bonghe volenterose di averi figli britannici? non è che, beffeggiandosi del sangue di sua altezza la regina, costoro mentissero ,dicendo di aver figli di britannica discendenza? urgeva una soluzione… dato che solo della madre si è certi, mentre il padre potrebbe essere chiunque, solo coloro i quali sono nati da madre britannica (non importa se su suolo britannico) potranno essere considerati britannici a loro volta!
questa regola si è mantenuta fino ad oggi, quindi io, nato alla mangiagalli di milano da madre inglese, sono inglese. Ma non ebreo. perchè?
la matrilinearità, pragmaticamente, penso che non centri con l’educazione, ma con la preservazione della genia…: come faccio a sostenere di essere un discendente diretto di mosè altrimenti? in questo mdo almeno della linea materna ne sono certo….
per quanto riguarda il senso di appartenenza, invece, beh, io non sono ebreo, ne sono stato educato come tale (mio padre è ateo), ma ho sempre provato un senso di orgoglio e fascino verso le mie origini, e anche, sì, un senso di appartenenza a un popolo… sarà l’importanza che do alla storia, o la questone della tribù (che non vivo, ma che magari desidererei) o il fatto che essere stato educato in maniera cosmopolita mi ha reso carente di sensi di appartenenza, ma io, in qualche strano modo, un po’ ebreo mi sento, probabilmente tanto quanto molti altri si sentono lombardi, emiliani, fiorentini, itailiani, o proletari….

Einstein parlava di razza umana

@Luzmic:C’è un motivo per cui scrivi D-o anzichè Dio?
Un ateo ignorante ma curioso

@robbbberto
Io lo faccio per abitudine, per insegnamento ricevuto da piccolo e per senso di appartenenza.
L’insegnamento in questione deriva dal fatto che in base ad uno dei tanti precetti dell’ebraismo il nome divino, una volta scritto, non dovrebbe essere distrutto (la ragione è un po’ arzigogolata e deriva dall’interpretazione di un passaggio della Bibbia: Deuteronomio 12:3-4). Sebbene il nome divino possa essere in effetti scritto solo in ebraico tramite il tetragramma, e quindi le parole che si usano nelle altre lingue non portino tecnicamente a violare il precetto, molti ebrei evitano di scrivere per intero anche la parola che nella loro lingua (italiano, inglese, tedesco ecc.) designa la divinità (che diventa quindi D-o, G-d, G-tt ecc.) come forma di ulteriore rispetto.

Grazie Luzmic, sei stato chiarissimo.