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venerdì 5 febbraio 2010

Pop e mica pop



Questione Morgan. Se ne parla da alcuni giorni ovunque, dai social network a Rai Uno. Di tutta la faccenda delle domande pubblicate da Max, dell’opinione pubblica e della comunicazione sulla droga, dell’idea di redenzione che si insinua anche nelle pipette del crack, del Ministro della Repubblica Giorgia Meloni che trova ambigua la distinzione tra una canna e un’overdose non voglio parlare. Ma la cosa su cui mi pare ci sia da riflettere è l’idea di tv popolare che sta alla base della decisione – probabilmente rientrerà, ma al momento non ci interessa – di escludere dal Festivàl della Canzone Italiana un musicista che abbia dichiarato di essere ai margini della morale comune.

A quanto pare la tv (non solo quella pubblica) deve, almeno in certi contesti di particolare visibilità, vestirsi di una comprovata ufficialità. Questa versione ex cathedra delle reti e dei programmi vuole rappresentare un’etica diversa da quella normale, lontana dalle elasticità che ci concediamo tutti i giorni, e che la stessa televisione tende a mostrare. A seconda delle reti, del tipo di pubblico, delle fasce orarie, la tv cambia abito e linguaggio. Italia 1 alle undici fa vedere le donne col pisello che spacciano la bamba ai figli poveri degli immigrati (o forse non era così, mah) davanti alla soggettiva affannata di un operatore delle Iene; Rai Tre propone musica balcanica dalla Dandini come se fosse roba che tutti frequentiamo e amiamo in massa; Carlo Conti su Rai Uno suda freddo se qualcuno dice «cazzo». È normale. Ai funerali non si scoreggia, dichiarando precedentemente ad alta voce «Senti questa!»; negli spogliatoi non ci si avvicina alla gente con l’aria seria dicendo a bassa voce «Peccato vedersi solo in queste occasioni». Anche il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica segue un canone che non è quello di Ballando con le stelle, perché è un canone di ufficialità e rappresentanza. Ma in quel caso la rete trasmette un discorso politico con delle telecamere e dei ripetitori. Il problema è quando si ha a che fare con la cultura popolare e il sistema delle celebrità.

Il pop per sua natura è refrattario all’ufficialità ministeriale. Non perché è rivoluzionario, puro e sognatore, no no. È che il pop deve essere un’altra cosa, se no non funziona. Ha i suoi registri. Quando è trionfalistico, lo è nella maniera roboante e barocca di un concerto di Laura Pausini, con tutti i suoi «Grazieaaah», le luci e la teatralità stalinista; se è più dimesso nel tono, se decide di essere sobrio, propone contenuti o forme che non hanno bisogno di fumi e raggi laser, perché comunque ce li hanno dentro. Ma l’idea che il pop possa essere dichiaratamente normale è contraria a qualsiasi regola. Chi va contro le regole, sia chiaro, non lo fa per ragioni di profonda revisione delle stesse, ma perché le ignora, le sottovaluta, le schifa. Vuole fare felice il direttore, il partito, il cardinale. E infatti qui siamo, a una specie di benedizione celeste che viene scambiata per un cataclisma. Eppure c’è gente, anche in questo paese, che sa come funziona. E quindi sa di avere bisogno di Morgan (se non c’è, prendiamo Povia o Cavallo Pazzo) per non essere al ballo delle debuttanti.

Il fatto che un programma o una rete siano ufficiali, siano rassicuranti, garantiscano presso il pubblico adulto (se non vetusto) che niente di immorale o disturbante verrà presentato, è funzionale al pop fin dai tempi di Elvis. Nel rapporto tra cultura ufficiale e fenomeni in cui la gente si identifica c’è una bella fetta della capacità di sfondamento culturale del pop. E c’è anche una delle ragioni per cui ci (mi) piace così tanto. Il pop non è avanguardia. Il pop interagisce con le cose normali, le sballa e insieme la cavalca come fosse tutt’uno. Paolo Bonolis, per fare un esempio, queste cose le sa. L’anno scorso ha portato al Festival una ballotta di strafatti di ganja che facevano cover reggae non mi ricordo più da quale disco famosissimo, tipo Dark Side of The Moon o qualcosa del genere. Nessuno aveva vagamente idea di chi fossero, cosa facessero, cosa fosse il reggae, come facesse esattamente quella canzone. Eppure erano tutti in piedi a ballare, tutti felici, alla festa ubriaca, un po’ euforici per aver visto i negri sorridenti coi capelli stoppooni: al sicuro, senza rischi, qualcosa di completamente diverso.

Per la stessa ragione per cui le interviste di Enrico Silvestrin sono sempre state insopportabili, visto che lui era sempre – bella lì! – dalla parte del musicista e non dalla parte del pubblico, l’intervista storica a Iggy Pop della tv canadese che c’è qui sopra è una macchina da guerra perfetta. Perché quello che funziona nella cultura popolare è soprattutto la randellata. E se non ci sono bersagli o randellatori, la randellata non c’è.

Un tempo queste cose si sapevano, e la Rai faceva quel mestiere lì che adesso fa sempre meno. Un tempo la Rai rappresentava ufficialmente il proprio pubblico conservatore e contadino, e lo portava per mano a vedere cose distanti sia da sé che della signora seduta a casa; molto divertenti, eccitanti, capaci di risvegliare la serata e lei e ai suoi figli. Funzionava – funziona – da sempre così. Lo fa Maria Defilippi. Lo fa David Letterman quando Courtney Love sale sulla sua scrivania, e lo faceva Mike Bongiorno quando presentava il festival nel 1972, e dava spazio a una masnada di capelloni hippie vestiti come dei cocaleros colombiani.

Lo so che il Festival è una follia senza senso. Lo so che la RAI è quella cosa lì da anni (questo lo so proprio beniiiiissimo). Lo so che la ragione per cui la gente guarda il festival non è il suo contenere una cosa o l’altra, ma il suo essere l’unico evento a essere seguito in Italia come fosse un evento vero, con le stelle vere. So anche che il fatto che al posto di Clooney ci sia Pupo ne fa un vero trionfo camp del rimescolamento di qualsiasi registro e intenzione, e quindi lo trasforma, malgré soi, in un evento televisivo pop a tutti gli effetti, che niente ha a che fare con la musica, col mercato musicale e con lo star system.

Però l’ABC è l’ABC.


Non entro nel merito di questa oziosissima discussione da postossoliani in nuce; intervengo soltanto su un aspetto a mio modo di vedere molto molto più sostanzioso. Infatti L. Pausini non dice *Grazieaaah come frettolosamente è stato scritto quanto piuttosto Grazieeeh (altre versioni, più rare: Grazieeeeh, Graziheee o la seccata Grazie)

Ok sono un idiota, ma solo adesso ho visto il nesso tra Marylin Manson e Freddy Nietzsche.

Con tutta la simpatia per Morgan, mi pare che il bell’articolo di Francesco Merlo su ‘Repubblica’lanci il più azzeccato strale laddove paragona Morgan a Vasco:senza neanche paragonarlo aLou Reed, o altri maledetti veri, basta fare un paragone con Vacso,a come si sarebbe comportato in un caso del genere,a come si comportò allora.
Morgan non è Manuel Agnelli o Bianconi:è diventato famoso con un programma televisivo che ha fra il pubblico anche bambini come mio nipote, anni sei.
Morgan mi fa molta pena:figura tragica, ma virante sul patetico.Non è nè Battiato, nè Vasco, mi spiace per lui, ma un ragazzo intelligente come lui è diventato un pagliaccio triste a so televisivo.

Un dispiacere sincero, tangibile: ti sono vicino.

Se Morgan è davvero(e lo è) quello che appare in questi giorni, un uomo malato e triste, allora quel dolce poeta,quel fine linguista musicale,quel sognatore, quell’istrionco interprete della rai moderna non esiste.

Un abbraccio Marco…

mi hai fatto ricordare una Domenica In di qualche anno fa, quando nani e ballerine facevano il trenino cantando “sono fuori dal tunnel-le-lelle-del divertimento-ooo”. è che l’Italia è questa qua, si fa ma non si dice, e se uno la fa fuori dal vaso, via dalla tivvù. tanto ci sono i teatri.

“Lo fa Maria Defilippi”?

Mi devo essere perso qualcosa.

Cioè maria De Filippi porta il proprio pubblico a “vedere cose distanti sia da sé che della signora seduta a casa; molto divertenti, eccitanti, capaci di risvegliare la serata e lei e ai suoi figli.”

Non è per polemica, ma è solo per capire, non seguo assiduamente i suoi programmi, ma in n quale trasmissione la De Filippi ha fatto tutto cio?

E dopo l’ironia bordoniana, verrebbe da rivedersi il testo di Fuori dal Tempo.
Deve sentirsi un po’ così Morgan, soprattutto adesso.
Tutti i testi dei Bluvertigo, sin dagli inizi, sono veri e significativi.
Mah, ieri sera hovisto lo speciale di Vespa e più di tutti mi son piaciuti don Mazzi e Claudia Mori. Entrambi portatori di parole sante.
Riammettere l’artista Morgan sarebbe un atto vile e – ancora una volta – mediatico da parte della Mamma Rai.

Maria de Filippi è dalla parte del pubblico. Intendevo questo. È lei che li convince che vedere un pezzo dei Gotan Project di quattro minuti ballato per tre volte sia emozionante. E loro si fidano. Intendevo questo.

Mi piacerebbe avere la traduzione della traduzione dell’intervista ad Iggy Pop…… riesco a tradurre l’inglese scritto molto bene, ma sono a zero per la traduzione vocale. Almeno Matteo , per favore, dimmi un po’ il succo e il significato di quel’intervista……per il resto è già stato detto tutto e a me interessa solo che tu e Sofri torniate a condurre Condor in radio!

Io non conosco Morgan, dico musicalmente, ma paragonarlo a Iggy pop mi sembra irriverente per tutti e due intendo.

ma infatti di mammarai nessuno si sorprende, né la si biasima, è morgan che fa una gran pena. Il bello è vedere come l’Artista sarà capace di sopravvivere all’autodafè. Poiché niente potrà essere più per lui come era prima.

Io farei una distinzione tra cultura pop e cultura trash. La prima secondo me ri-elabora creativamente fenomeni in cui la gente si identifica, li manipola senza svilirli, anzi. La seconda trasfigura e rende aberrante anche ció che non lo é, o che potrebbe non esserlo senza il contorno deformante del palcoscenico che le viene costruito attorno.
Morgan é un grande artista, ma forse la televisione italiana ha perso definitivamente la capacità di essere pop. Morgan da Vespa fa tristezza e mi sembra che il suo eroico tentativo di portare contenuti diversi in televisione e di costruire un altro tipo di comunicazione sia divorato da linguaggi che sanno solo semplificare, trasfigurare, demolire.

C’è la cultura pop e c’è, al limite, l’estetica trash. La cultura trash non esiste.

Pienamente d’accordo con consu. Con tutto il rispetto per la storia personale di Morgan che non voglio neppure sfiorare.

onestamente, chi se ne fotte.

Sbaglio nel pensare che non ci sia niente di scandaloso, né nella dichiarazione di Morgan né nella sua (supposta) esclusione?
L’unica cosa penosa sarebbe stata il dichiararsi martire della libertà e il paragonarsi a Tenco, ma fortunatamente io Castoldi ha avuto il buon gusto e l’orgoglio di evitarlo.

riporto qui il commento di Ivano Fossati su Morgan:
“Conosco Morgan da abbastanza tempo per poter dire che non si tratta soltanto di un musicista bravo quanto altri possono esserlo, ma di un artista raro e prezioso, inciampato certamente in alcune dichiarazioni inopportune e infelici. Se chi ne parla e lo giudica avesse una più precisa idea della sua portata musicale e artistica, lo guarderebbe con altri occhi e comprenderebbe forse meglio i suoi sbandamenti e il suo essere indifeso. Ho visto Morgan con i miei occhi suonare e poi spiegare frammenti della musica di Rachmaninov a migliaia di ragazzi a bocca aperta durante un suo concerto estivo e mi domando se questo può essere un cattivo maestro. Forse la sua riammissione al Festival di Sanremo porterebbe migliori risultati che non il suo allontanamento”

scusa marpo, secondo me è scandaloso, no meglio ingiusto, che un morgan solo perchè è famoso, possa dichiare di fare uso di droghe e il massimo che gli tocca è l’esclusione dal festival.
ma mi chiedo perchè ha voluto confessarlo pubblicamente? no dico ma chi glielo ha chiesto?
e solo adesso che c’è in ballo il festival?
non sarà piuttosto una tattica per farsi notare?
e non interviene la giustizia a chiedere conto di dove la compra noooo…ma si può comprarla?
ve lo chiedo dato che potrei essere vostra nonna e non sono più così al corrente dell’argomento.
perchè sono sempre convinta che comprandola si favorisca la delinquenza organizzata.

comunque, grazie al mitico matteo che ha aperto il dibattito.

Morgan ha costruito una carriera su un personaggio, e questa volta il colpo di scena da maudit è andato male (ma forse no).

A me piace comunque,,

C’è la cultura pop e c’è, al limite, l’estetica trash. La cultura trash non esiste.

scritto da Matteo Bordone sabato.06.02.10 13:27

Matteo, la questione non mi sembra cosí chiara come la metti tu. Nel 2004 a Barcellona c’è stata una mostra titolata “Trash culture. The Potholes of Taste”. La prima parte raccoglieva documenti sulle fiere e i circhi dove si pagava un biglietto per vedere i freak (mostri).
Cmq quello che intendevo dire é che mi sembra che oggi la comunicazione televisiva si basi su registri che affondano le radici proprio lí.

L’ABC, già.
Vaglielo a spiegare tu a quelli di Raiuno.
E magari anche a Mucciante, perché no?

Ma che stiamo qui ancora a parlare della Rai…
La Rai meriterebbe solo di essere presa a cannonate.
Berlusca mi dà la stessa merda (Studio Aperto, tanto per dire), ma almeno non mi fa pagare il canone (e non mi rompete le palle con “ma se compri la roba pubblicizzata è come se pagassi il canone”, perché di comprare il tal detersivo o la tal carta igienica non me lo ordina il dottore, ma se non pago il canone mi stangano…).
Fanculo il Festivàl della Canzone Italiana, fanculo la Rai.

…e fanculo Morgan, anche, che è solo un gran furbone.

Non ho capito. Poi vabbé, non sprecherei nemmeno tutte queste nozioni parlando di Morgan e di Sanremo.