domenica 7 febbraio 2010
Questo sentimento popolare nasce da meccaniche diverse [Superbowl XLIV]
Questa notte si giocherà il Superbowl, l’evento televisivo più seguito dell’anno negli USA, e uno dei momenti sportivi più importanti. Si scontreranno New Orleans Saints e Indianapolis Colts, a partire da mezzanotte (ora italiana) di oggi. La partita, che si giocherà a Miami, sarà trasmessa sia da Rai Due che da ESPN (per chi ha SKY), e commentata in diretta su Radionation (io, Paolo Landi e Gianluca Neri, Lorenzo De Marinis).
Ma, come sempre quando si parla di cultura popolare, non sono i passaggi e i touch down, non è il gesto sportivo che ci interessa di più: è che alcune centinaia di milioni di persone si fermeranno a guardare la stessa cosa. Avete presente quella sensazione che da noi riguarda solo i mondiali di pallone? Ecco: quella, ma di più. E di continuo, un sacco di volte all’anno. Questa più delle altre, però.
Una squadra del Nord, di uno swing state, di quelli in bilico fino alla fine durante le ultime elezioni; una squadra nel Sud, di uno stato pieno di fratelli neri, ma anche pieno di elettori del Partito Repubblicano, che alle ultime hanno votato sereni per McCain.
Lo sport più violento, la manifestazione di forza americana più chiara e leggibile di tutte, mescolata con la vicenda di Katrina e di New Orleans, produce effetti notevoli. Tipo che Rachel Maddow della MSNBC, la giornalista progressista più in vista degli ultimi anni di tv americana, ha spostato lì la sua trasmissione. E allora abbiamo una ragazza colta, bianca, di sinistra, lesbica, californiana, alle prese con il crasso casino della Louisiana, il francese storpiato, il panino grasso e sgocciolante po-boy, il cajun, i cocktail spaccastomaco, i bruti imbecilli colle armature che se le danno di santa ragione per vincere la finale dello sport della frontiera.
Certo che è se volete anche banale – volete? cazzo volete? – tutta la storia. È Pigmalione fatto e finito. È dalle stalle alle stelle, from rags to riches, dal disastro della fuga da Troia col padre sulle spalle alla fondazione di Roma: una cosa che ci hanno raccontato milioni di volte e forse ci aspettiamo anche. Ma va così. Non bisogna raccontare niente di nuovo o sconvolgente, non adesso. Basta raccontare quella vecchia storia lì, la stessa fiaba di ieri per la buonanotte, no, non così, non è era così, raccontala uguale, raccontala propio come ieri.
Poi potrebbe vincere Indianapolis, e il finale sarebbe diverso. Ma sono piccole cose: quello che conta è che i personaggi ci siano, i ruoli siano quelli. Comunque vada, andrà benissimo. Let’s geaux!
ciao matteo…ma il sentimento popolare non nasceva da meccaniche divine…?
scritto da Andrea domenica.07.02.10 16:15
No no, sono proprio i passaggi e i touchdown che interessano. A me almeno.
scritto da Pietro domenica.07.02.10 16:55
Io non ne so niente,ma tengo per i new orleans saints,che hanno il nuovo,il santo e l’oleandro nel nome—e facciamo che se vincono,sarò felice per tutta la vita
scritto da Gnu domenica.07.02.10 23:57
Commenterete anche la finale della Indian Premier League di cricket?
scritto da wooldoor sockbat lunedì.08.02.10 01:10
O.T.
Non c’entra… o in un certo senso invece c’entra eccome: ho visto Avatar stasera, e volevo dirti che avevi ragione, perfettamente ragione, tu!
scritto da Zoe lunedì.08.02.10 01:28
Ma quello in foto che è?
scritto da Marpo lunedì.08.02.10 07:37
Insomma Una banda di idioti.
scritto da duffogrup lunedì.08.02.10 08:28
E alla fine hanno vinto i Saints. Grande partita e grandi anche gli Who.
scritto da Sergio lunedì.08.02.10 08:55
Se è vero, come ho sentito dire stamattina su Radio Tre non ricordo da chi, che il Superbowl è, insieme al Thanksgiving Day, un modo per capire l’America, allora mi sa che io potrei avere dei problemi a tentare l’impresa, visto che tra rugby e football americano preferisco il primo, ma di gran lunga.
Ecco, però, a pensarci bene mi sa che le differenze tra i due sport dicano molto di come gli americano si vedono e affrontano le cose.
Il football: un rugby per ipervitaminizzati
scritto da biagio lunedì.08.02.10 13:49
ora mi toccherà essere felice per tutta la vita
scritto da gnu lunedì.08.02.10 13:52
se non sapete le cose non siete obbligati a parlare (ogni riferimento a Biagio è blablabla..).
immagino che, visto che ti sei preso la briga di commentare, tu conosca entrambi gli sport (io solo il football) e saprai già che il football ha una componente tattica fondamentale. ci vuole un’estrema intelligenza per giocarlo, soprattutto a quei livelli. dimostrazione palese è che il qb di indianapolis riesce ancora ad essere un grandissimo, nonostante la sua veneranda età, poiché capisce in anticipo cosa farà la difesa avversaria.
è molto provinciale dire ‘sì, viva il rugby – uomini duri – vero sport – abbasso gli yankee’.
e soprattutto non è necessario: a volte sarebbe meglio restare in silenzio e sembrar scemi, piuttosto che aprir bocca e togliere ogni dubbio.
scritto da bond lunedì.08.02.10 14:31
@ Biagio: hai ragione quando dici che i due sport possono dire molto dei due luoghi che li amano e li praticano, ma non credo sia giusta la tua definizione.
La differenza più grande sta nella natura paradossale del rugby, uno sport in cui la squadra deve andare avanti passando la palla all’indieto (semplificando). Il che è pazzesco e poetico assieme. Ma soprattutto uno sport in cui (sempre semplificando molto) tutti fanno un po’ di tutto. Il football all’opposto è uno sport di violente proiezioni in avanti, di energumeni che difendono “quello col cervello e che conta” e di ruoli assolutamente ben definiti e difficilmente interscambiabili, pena il totale crollo della squadra.
Sic.
scritto da Claudio lunedì.08.02.10 18:55
@Biagio, non devi fare l’errore di giudicare uno sport secondo i parametri dell’altro. Rugby e am. football sono come dama e scacchi: si giocano sullo stesso campo ma sono due cose completamente diverse. Una volta capita la filosofia di ciascuno sport ce li si può godere entrambi con grande felicità.
scritto da Pietro lunedì.08.02.10 20:18
Caspita, si è aperta la gara di “tiro al Biagio”!
scritto da robbbberto lunedì.08.02.10 23:44
Il football australiano, vi dovete vedere. Lo sport con le uniformi più gaie del mondo.
scritto da Zeennee martedì.09.02.10 08:35
@bond
Veramente ho solo epresso la mia personalissima preferenza per il rugby, dopodiché, ribadisco: mi pare che le differenze tra i due sport dicano molto delle differenze tra le due culture (per semplificare, quella americana e quella britannica, anche se naturalmente so benissimo che ci sono anche gli All Blacks ecc. ecc.).
E parlare del football americano come di rugby per ipervitaminizzati non mi pare implichi alcun giudizio sull’intelligenza di chi lo gioca.
Adesso ciao a tutti, che devo andare a farmi togliere i pallini dal culo…
scritto da biagio martedì.09.02.10 13:55
@Marpo “quello” nella foto è la suddetta Rachel Maddow evidentemente la nostra non vuole lasciare dubbi sul suo orientamento sessuale…
Comunque che la squadra di una città distrutta ieri da un cataclisma, possa vincere un SB dominando gli esperti Colts, guidati da Capitan America Payton Manning è una storia che se venisse dagli studi di Hollywood tutti e io per primo diremmo che storia assurda ed invece è successo davvero,é piuttosto commovente per chi segue lo sport.
“Oh when the saints go marching in
When the saints go marching in
Oh lord I want to be in that number
When the saints go marching in…..”
scritto da Darko domenica.14.02.10 23:13