venerdì 12 febbraio 2010
In difesa di una stronza
Anna Wintour mi sta sulle scatole per diversi motivi, e l’ho detto già diverse volte. Il motivo principale è il fatto che ha rimesso in relazione tra loro i cittadini di mezzo mondo e gli allevatori asiatici di cani, gatti e altri mammiferi. Prima che lei le facesse tornare, le pellicce erano finite. Non andavano più, e lo dicono tutti: è stata Anna a anticiparne e insieme sancirne il ritorno. Lei stessa, interpellata a riguardo da David Letterman, ha sintetizzato lo spessore della propria posizione con le parole «I like fur!» D’altronde, se una non ama gli animali di suo, quando le rompono le balle degli straccioni come sono in genere gli ecologisti americani, organizza delle pire di cuccioli di foca per scaldare il campo da tennis coperto. È un meccanismo stupido quanto umano e naturale.
Siccome la moda è un’industria integrata, tutta imparentata dalla haute couture fino alle ceste del mercato (il maglioncino di Anne Hathaway diceva la verità), per questo fatto dei colli di pelo di gatto sui giacconi da trenta euro io detesto la Wintour. Poi anche a pelle, le persone scocciate dalla vita – non sai che fatica, non sai quanti impegni, la fai facile tu che puoi ancora sorridere! – mi scocciano.
Ciò detto, mi pare chiaro che non è il mio mondo, non ne so niente, ho visto dei film, dei documentari, delle interviste, e ho letto degli articoli. E chissenefrega, direte voi. Eh no, perché ho un metodo empirico per capire se mi stanno vendendo una bufala. Se ho i mezzi per capire tutto di un ambiente che conosco molto poco, allora c’è qualcosa che non funziona: non può essere così facile. Questo fatto della Settimana della Moda milanese che cambia il calendario per fare contenta la Wintour, con lo scandalo e la costernazione che stanno intorno a questa dinamica, fa acqua da tutte le parti.
La moda è una cosa di quattro pazze vestite di tulle che strillano? Direi di no. Direi che è un’industria che ha un piede dentro alla cultura e all’estetica popolare. Bene. Quindi ci sono dei manager creativi che prendono delle decisioni, come dei discografici, come la gente del cinema. E quelle decisioni sono dettate dalle loro idee, dalle loro valutazioni, dai loro interessi, in sostanza dalle loro scelte. Comandano loro: avranno diritto di decidere, no?
Se gli stilisti vogliono spostare le date delle loro sfilate in modo da fare felice Anna Wintour, che preferisce stare a Milano pochi giorni, i casi sono due: o l’infulenza di Anna Wintour è tale per cui la sua presenza è irrinunciabile, e il rischio che non si presenti alla sfilata produce un danno economico (per la moda un danno di immagine è economico, immediatamente) molto serio; oppure gli stilisti sono una mandria di checche impazzite che sciamano intorno alla regina planetaria della fag hag, battendo le mani come tanti maicol. Questa seconda ipotesi mi sembra poco credibile, ma se anche fosse così non cambierebbe le cose: se le loro scelte sono irrazionali e antieconomiche, perderanno dei soldi, verranno sfiduciati dai consigli di amministrazione, sostituiti, o forse falliranno.
Invece ho l’impressione che il mondo della moda italiana abbia la coda di paglia, e non sia in grado di ammettere che Anna Wintour è banalmente molto importante, che sono troppi anni che noi non facciamo niente di abbastanza creativo da meritare di stare un giorno in più in città per vederlo, che il mercato americano è il fulcro di una cascata di altri mercati fondamentali. Non so nemmeno io di preciso cosa sia. Non è il mio campo.
So che Anna Wintour è innocente. Come dice da sempre Maurizio Costanzo, «Domandare è lecito; rispondere è cortesia». Wintour domanda. Se le si fa la cortesia di rispondere sì, un motivo c’è.
Indosso da quattro anni lo stesso giaccone made in China, per cui non sono del campo neanche io, però ho la stessa impressione del padrone di casa. Se un mondo di industrie private, quindi soldi veri, fa una certa scelta, questa non può essere troppo a cazzo. O meglio, lo può anche essere, ma poi le conseguenze verranno pagate in prima persona dagli interessati. E’ un po’ come per Briatore, sarà pure antipatico e poco colto, ma se la Renault gli dà in mano milioni di euro ed un marchio storico da gestire, vuol dire che è funzionale allo scopo. Poi a cena, certo, invitiamo Umberto Eco. Riguardo le pellicce, trovo l’argomento troppo infarcito di ipocrisia. Quando ci faremo scrupolo di mangiare una bistecca invece che due uova o indossare scarpe di plastica invece che di pelle, prenderò in considerazione questo problema. Si tratta di animali allevati per quello, come i polli o i manzi. E mangiare carne non è necessario come si crede, si possono assumere proteine animali anche senza ucciderli. Per non parlare di scarpe o divani.
scritto da Massimo venerdì.12.02.10 13:48
sarà così! ci sta è tutto logico.
aggiungo io, che una che fa tornare di moda le pellicce e dice a gran voce che le ama sdoganando la libertà di farsi la pelliccetta senza rimorsi, è una individua con un potere pazzesco.
la cosa mi fa semplicemente “senso”.
lo so è inutile che lo dica e compagnia bella.
volevo dirlo lostesso.
ps
preferivo se ti arrabbiavi con ella (vabbeh)
ma ti leggo sempre con entusiasmo.
scritto da fran venerdì.12.02.10 13:50
@massimo
anche cominciare non allevando animali per farne pellicce, sarà sempre meglio di niente
scritto da fran venerdì.12.02.10 13:52
edna!!! sei un grande!
scritto da Lorenzo venerdì.12.02.10 14:00
Ma quanto può costare vanity fair, eccheccavolo? una cifra che un trust di stilisti non può permettersi???
scritto da rebelot venerdì.12.02.10 14:13
…dalla Camera della Moda si urlava allo scandalo, denunciando un certo provincialismo nell’assecondare la “despota americana”, io trovo provinciale modificare le date per poi lamentarsene anche se azioni e parole sono venute da soggetti diversi…
scritto da alberto venerdì.12.02.10 14:20
P.S. E’ chiaro che ognuno può detestare le pellicce per tutti i motivi che vuole, estetici, culturali, ma non in nome dell’amore per gli animali. Anche perché il rapporto tra animali da pelliccia e non da pelliccia sacrificati al nostro stile di vita è di uno su milioni. Sì, certo, si può anche cominciare da lì, ma è una ipocrita scorciatoia per non sentirsi troppo in colpa.
scritto da Massimo venerdì.12.02.10 14:25
Proprio così!
scritto da Francesco Lauber venerdì.12.02.10 14:43
Beh, potevi anche risparmiarcelo ‘sto post viste le conclusioni, no? (c’è il tal argomento, non ne so un cazzo, però mi pare che…).
scritto da gierre venerdì.12.02.10 14:45
dal punto di vista strettamente economico, che una persona sola abbia il potere di dettare l’agenda è un rischio enorme per i manager e segnale di un mercato immaturo e fortemente rischioso per qualsiasi investitore. dietro la scelta ci vedo la voglia di raggiungere l’obiettivo di vendita a breve termine, ma nessuna programmazione industriale. Che poi è il dramma di questa nazione.
scritto da giacomix venerdì.12.02.10 15:00
il ritorno della pelliccia, è assurdo sì, ma sai com’è– sono ragioni di etica ed estetica femminile legate alla nostra cultura,al nostro immaginario,,,,,,,,, con molti virgoli arrabbiati
scritto da gnu venerdì.12.02.10 15:31
ma a parte la pelliccia (che non mi sembra il nocciolo del discorso), trovarsi in un Paese che ha scelto di essere provincia ha i suoi pro (non dover prendere mai decisioni, non dover assumersi la responsabilità di scelte sbagliate, ecc. ecc.) e i suoi contro (spostare la settimana della moda per far contenta Anna Wintour)
scritto da Filippo1 venerdì.12.02.10 16:12
Wintour è pure quella che adora le ragazze al limite dell’anoressia. Ma ci sarà un motivo anche per quello, no?
scritto da Andre venerdì.12.02.10 16:44
Chi è Anna Wintour?
scritto da canablach venerdì.12.02.10 17:26
@massimo
prego? ipocrita scorciatoia? ma cosa dici? credi che non sia contro ai polli in gabbia o agli orsi della luna? quelli cinesi che nonostante abbia inviato un assegno non riesco nemmeno a guardare i video?
qualcuno ha detto (non ricordo) che la civiltà di un paese si valuta anche dal rapporto che ha con gli animali.
in nazioni evolute, che ancora non ci sia rispetto per gli animali le connota per quello che sono. maledettamente incivili.
scritto da fran venerdì.12.02.10 19:47
La verità del maglioncino della Hathaway regge solo fintanto che a monte c’è quella becera umanità a monte che impazzisce per una borsa, una scarpa o un vestito.
scritto da Domiziano Galia venerdì.12.02.10 23:15
Edna è un personaggio Incredibile.
Le pellicce sono bellissime, inutilissime alle nostre latitudini ma forse per questo ancora più “bellissime”, non c’è storia, e il discorso degli animalisti è francamente idiota, a meno che non si metta in discussione l’intero rapporto stabilito dall’uomo con la Natura-Mondo a partire dal neolitico. Un po’ difficile nella prassi.
La verità del maglioncino della Hathaway regge, eccome se lo fa. A meno che tu, domiziano, non voglia iniziare a filarti il pulloverino da solo a casa. Ma anche in quel caso dovresti usare filati prodotti da chissà chi, con chissà quale manodopera e modalità di produzione, colorati chissà perché in quel modo, etc. etc. Insomma scelte, scelte, scelte che subirai inevitabilmente in maniera eterodiretta. Sì tu come singolo potrai fare il bello equo e solidale e bla bla bla, ma la storia la fa il comportamento sociale.
Che la Wintour tenga il mondo della moda per gli zebedei è saputo. Spiegarlo con “perché la direttora ha il potere di farlo” è uno stallo logico che si indicherebbe con una brutta parola, ma che io risolvo così: è come dire A è A perché ha il potere di essere A. Cioè non ho detto nulla sulla realtà, me la sto menando solo con le parole. Il problema della faccenda Wintor sta invece tutto nel commento di GIACOMIX.
tutto sto popò per quotare GIACOMIX
scritto da tione sabato.13.02.10 08:53
Aggiornamento: ieri la tanto detestata Rep (il giornale-cognato) ha pubblicato un intervento di GA (giorgino armani) che, bene o male, s’è preso il mal di pancia di dare una risposta alla Wintour.
(Caro Dominiziano, l’umanità che impazzisce per una borsa, una scarpa etc. siamo tutti noi. Tu magari impazzisci per un disco, un locale, un cibo da strada… E’ dell’umano essere irrazionali ed emotivi. Io mi incazzo solo quando le borse le cuciono a mani i bambini vietnamiti…)
scritto da gierre sabato.13.02.10 11:51
Andiamo amonte della cosa: chi ha proclamato la direttrice di Vogue direttrice di Vogue e chi l’ha eletta dea suprema dell’Olimpo della Moda? Che consiglio d’amministrazione, quale giorno funesto? Chi è lei contro la miriade di stilisti che nascono ogni giorno e che le danno ogni singolo giorno la possibilità di fare il suo lavoro? No stilisti, no Vogue, cara Anna. Questo è il tipico esempio di monarchia. Una regina, i sudditi. Se la Diavolessa dovesse decidere domani stesso che gli hamburger non fossero più “in” allora McDonald’s fallirebbe? Possibile che i tempi moderni non abbiano portato un senso di coscienza individuale e di democrazia senza la dipendenza dall’altro?
Io me ne stra fotto se vesta Prada, a me non piace neanche la moda di Prada.
Ma si sa, un punto di riferimento bisogna averlo. Lo si individua, lo si fissa, si cerca di mantenerlo.
Parlavi di cultura – giustamente – Matteo. Infatti la moda è cultura, la Wintour è l’industria che cerca di ricavare soldi con la cultura. Ma lei sembra esserne sprovvista, visti i ragionamenti contro e anti natura.
Allora è un discorso “politico”, inteso come di città che si “scontrano”: Milano vs New York. Perché gli americani devono avere sempre la meglio?
scritto da ann sabato.13.02.10 16:37
mah…. anche ‘sta cosa del ritorno alla pelliccia dettato da lei matteo guarda…
io ho lavorato per gli animalisti nel 90, quando c’era la moda di “meglio nuda che in pelliccia” che era appunto una moda, un “per dire”. e poi nella moda per diversi anni.
la moda va per ripetizioni, ricorsi, ritorni ecc, e ad un certo punto dopo i ’90 il ritorno della fur era nell’aria.
del resto la parola più usata negli ultimi dieci anni dal fashion, la pietra filosofale è “luxury”. non basta più la moda di massa, e neppure l’esclusivo di massa. ci vuole l’estremo lusso di massa. la prova sono il ritorno al sartoriale di molti marchi, l’uso smodato di pelli che fanno meno impressione dei cucciolini di foca ma che necessitano di ammazzamenti pari, tipo coccodrillo, pitone, vitello da latte ecc.
e tutto sta nelle nuove icone che sono i miliardari russi e le star dell’hip hop americano. prova a proporre a lyl wayne una pelliccia ecologica e vedrai che succede….
insomma nemmeno la wintour può quello che dici. non in senso proprio ma in senso lato.
Lei è li perchè intuisce e da la spinta finale a delle macrotendenze già in nuce.
La frase da letterman è l’accensione di un motore che non vedeva l’ora di ripartire verso nuovi materiali e nuovi status symbol.
e scusa il pippone…
quanto all’Italia…
quando Versace era vivo (ed Armani anche, se capisci cosa intendo) anna wintour avrebbe chiesto agli oscar di spostare la notte della premiazione, perchè non poteva permettersi di perdere le sfilate milanesi. E con una telefonata di Ferrè probabilmente l’academy lo avrebbe fatto.
si chiama decadenza. Intendiamoci, siamo ancora un luogo che produce tra le migliori mode del mondo ma non siamo più l’hype. non è una tragedia è la realtà.
luca
scritto da luca sabato.13.02.10 17:49
La Wintour dicono sia un replicante Nexus, non una donna vera e in quanto a popolarità nel mondo la Oprah Winfrey batte tutti, pure Anna, la spocchiosa: ha fatto partorire una in diretta. Tiè.
(io credo che ce l’abbia messa apposta lei ma tant’è… Fai te come son messi, fra tutti)
scritto da lindalov sabato.13.02.10 19:12
D’accordo con Luca, anche perché ai tempi d’oro della moda (giustamente citavi Versace) la Wintour era agli inizi e poco poteva.
Secondo me l’ultimo vero grande genio innovatore scomparso di recente – Alexander (Lee) McQueen le avrebbe servito un magniloquente fuck off.
Non credo che gli fosse servito un parere della Wintour per creare.
scritto da ann sabato.13.02.10 21:20
sottoscrivo lindalov.
luca
scritto da luca domenica.14.02.10 00:38
Anche l’anno scorso il calendario di milano è stato praticamente dimezzato, concentrando la creme in tre giorni e la merde negli altri tre. e anche l’anno prima.
scritto da Sornic domenica.14.02.10 01:06
E’ il diavolo veste prada, praticamente!
scritto da Robiciattola domenica.14.02.10 11:32
OK, tocca a me fare la parte dell’ignorante: Chi é Edna?
scritto da robbbberto domenica.14.02.10 20:01
torni?
scritto da gnu lunedì.15.02.10 15:44
Lindalov, non scherziamo: le replicanti Nexus erano stronze ma almeno erano belle, la Wintour invece unisce l’appeal di una faina impagliata alla simpatia di un cassiere delle poste..
scritto da Grantour lunedì.15.02.10 16:31
@robbbberto: Edna è la stilista di Mr. Incredible, quella con gli occhialoni nella figurina in alto (che in efetti, se solo avesse il caschetto biondo…)
scritto da Zoe lunedì.15.02.10 23:51
@Zoe: Allora rincaro la dose e insisto nella parte dell’ignorante: chi è Mr.Incredible? (vi assicuro che vivo sul vostro stesso pianeta…)
scritto da robbbberto martedì.16.02.10 00:36
@ Robbbberto: è questo qui:
(la tutina gliel’ha disegnata Edna)
scritto da Zoe martedì.16.02.10 01:48
il blog non ha preso il link dell’immagine, che è questo:
http://media.comicvine.com/uploads/0/40/374590-119941-mr-incredible_large.jpg
scritto da Zoe martedì.16.02.10 01:49
Bé, allora non sono proprio fuori dal mondo, quel tizio mi sembra di averlo già visto da qualche parte (un elettore del PDL?)
scritto da robbbberto martedì.16.02.10 23:32
scusate il ritardo, ma lo stesso casino è successo qualche anno fa, quando la Wintour chiese di ridurre il calendario delle sfilate, e andò a finire che la accontentarono.
Linko un servizio che fece Report sul made in italy, (che parte dalla settimana della moda di Milano 2007 e risale il fiume andando fino alle pelletterie di Napoli e Prato che producono per le firme più importanti); nei primi 15 minuti racconta un pò gli scazzi di potere tra il mondo della moda europea e Vogue.
E’ interessante, ma se non avete tempo/voglia di vederlo c’è l’ad della Westwood (la società di Vivienne, che a quanto pare ha deciso di fare base in Italia) e il presidente della camera nazionale della moda (?) secondo cui Vogue (e Condé Nast) stiano cercando di spostare il fulcro di questo mondo dall’Europa all’America, sfruttando il loro potere per ridurre il calendario, e quindi svantaggiando i marchi giovani e poco famosi che risentono del minor tempo a diposizione (se il numero di sfilate è lo stesso, ma si riduce il tempo a disposizine è chiaro che giornalisti e compratori si concentreranno sui marchi più famosi).
Quell’anno (nel 2007) la Wintour ci provò anche con la settimana della moda di Parigi, ma lì nessuno se la filò di pezza, lei ci è rimase male e non ci andò.
Tutto ‘sto casino per dire che lei sarà pure stronza, ma se Milano risponde e Parigi no, allora hanno ragione Matteo (a anche Luca): trattasi di decadenza e di mancanza di creatività (quella vera).
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-ace0972f-2855-4feb-b0b6-b0881d9173f5.html?p=0
scritto da Matteo martedì.23.02.10 14:18