venerdì 26 febbraio 2010
Sudorre®
Il problema di Roberto Saviano è la Camorra. La Camorra gli ha promesso che cercherà di farlo fuori, e nell’intento ce li immaginiamo ostinati. La vita intera di Roberto Saviano è condizionata dall’aver sfidato coraggiosamente la Camorra, diventando talmente ascoltato e popolare da essere un affronto vivente, meritevole di provvedimenti. Tutto questo è chiaro, e lo sappiamo tutti. Mi tocca premetterlo e ribadirlo, perché se no sembra che siamo qui a fare gnè gnè.
Oggi è uscita su Repubblica una recensione firmata da Saviano dell’ultimo film di Clint Eastwood: Invictus. Invictus racconta una vicenda che ha a che fare con la storia, lo sport e l’impegno civile, cioè il rapporto personale e ideale tra Nelson Mandela e il capitano della nazionale di rugby sudafricana. Bene: filmone su un tema storico-civile, con la retorica del caso, le belle parole dietro l’angolo, tutto un mondo di articoli che si scrivono da soli se sei Vittorio Zucconi. Ma se sei Roberto Saviano le cose cambiano. Parecchio.
Se sei Roberto Saviano devi chiederti, per prima cosa, se è il caso di occuparti di argomenti esterni alla tua competenza specifica. Almeno dovresti, fatta salva la questione di cui sopra, per cui trovo lecito e comprensibile che uno si ritrovi a non sapere poi molto bene cosa fare, come muoversi, se continuare a stare in trincea contro un nemico determinato, o lasciare fare alla scorta e occuparsi d’altro. Ché cercare di non farsi ammazzare deve essere già terribile di per sé; essere costretti a parlarne per sempre potrebbe essere quotidianamente intollerabile, al di là di tutto. Quindi se vuoi trattare altri argomenti, figuriamoci, chi ti dice niente.
Ma se sei Roberto Saviano, dicevo, è il caso che tu ti chieda che mestiere fai. Se fai il giornalista e lo scrittore, allora devi scrivere bene. Se poi hai un pubblico enorme e una visibilità così ampia, a maggior ragione devi essere parecchio a fuoco, trovare uno stile e un tono che ti rendano riconoscibile, evitare a tutti i costi che la sostanza di quello che scrivi non interessi a nessuno. Se la cosa più rilevante di quello che scrivi sta subito sotto al titolo, viene dopo “di”, ed è citata anche sulla tua carta d’identità, be’, allora c’è un problema. C’è un problema perché allora tu non sei più il simbolo della lotta alla criminalità organizzata, ma il simbolo dei simboli, un sigillo di impegno e abnegazione, una scatola che non importa cosa contenga, ma è pesante e solida e delicata, come fosse di finissimo cristallo di Boemia. Se basta che sia tu a scrivere perché gli articoli siano pubblicati, sei diventato una specie di Giovanni Allevi: la gente non ti ascolta più, ti guarda soltanto e si entusiasma prima che tu muova un muscolo.
Se sei Roberto Saviano devi uscire da questo circolo vizioso, anche perché il tuo pubblico è nato lentamente, col passaparola, permettendo al tuo libro di alzare la testa da solo in mezzo allo sterminato catalogo Mondadori, prima della scorta, prima dei film, prima della televisione. E se diventi il santino di Repubblica, l’ospite da applausi contriti, l’invitato che rende qualsiasi cena veramente memorabile, sappi che non duri. Tutti, anche l’alieno, dopo un po’ stufano. E l’unico modo per non stufare è la qualità.
La recensione di oggi è una recensione banale, distratta, senza un minimo di originalità, che parte dalla più banale delle citazioni, quella di Sergio Leone sui cappelli e su Eastwood, e parla di uno dei registi più prolifici e costanti degli ultimi vent’anni come se fosse una riscoperta recente, qualcosa di cui ancora meravigliarsi. Poi c’è il racconto della trama e c’è il giudizio. Il giudizio (grande film, retorica giusta e misurata) è in controtendenza rispetto a quello di quasi tutti i critici al mondo, e questo va benissimo. Ma è un giudizio scontato, legato al tema e alla storiona più che al film, senza nessun riferimento agli eventuali difetti, alle caratteristiche che possono essere state viste da altri come punti deboli e apprezzati invece da Saviano stesso. No: tutto dritto, gran film, evviva, arrivederci. Tu solo dentro la stanza, e tutto il mondo fuori.
In conclusione si ha questa impressione. Roberto Saviano recensisce Invictus perché è Roberto Saviano, e il suo nome funziona in pagina. Roberto Saviano recensisce Invictus perché Invictus ha a che fare con il suo ambito di competenza. Ma non essendo Invictus un film sulla malavita, l’ambito di competenza di Saviano sembra implicitamente essere la lotta contro le ingiustizie, l’impegno civile, la riscossa contro i soprusi, sia essa legata al futuro eventuale che al passato storico. Saviano è quindi un paladino delle istanze dei molti contro i desideri dei pochi, del bene contro il male. Quello che scrive l’autore di Gomorra non deve essere originale o interessante, perché la sua funzione viene svolta a priori. I riferimenti alla difficoltà della vita sotto scorta contenuti nella recensione sono quello che desidera il pubblico, quello che basta a rendere unico il suo punto di vista (in effetti «Chiedono alla scorta di consegnare i telefonini perché temono possano riprendere e piratare il film.» è l’unico periodo di qualche interesse in tutto l’articolo). Roberto Saviano è diventato un timbro, un marchio registrato dell’impegno, del coraggio, della buona volontà, in sostanza della bontà pura, distillata a monte. Quello che, se gli fosse possibile, dovrebbe cercare a tutti i costi di non essere.

Matteo, hai scritto davvero una cosa notevole. Bravo.
Fossi in Saviano credo che apprezzerei la cosa che hai scritto.
Io l’ho apprezzata.
scritto da lucacicca venerdì.26.02.10 12:48
“Quello che scrive l’autore di Gomorra non deve essere originale o interessante, perché la sua funzione viene svolta a priori”..e infatti in quell’occasione abbiamo soprasseduto sullo scempio di aggettivi, avverbi e grammatica tutta. Fuori da Gomorra, a mio parere, Saviano si rivela uno scrittore(?) mediocre, con poche e banali ideuzze, e una sciatteria stilistica inaccettabile. Ho detto.
scritto da LaTru venerdì.26.02.10 13:01
Grazie, è sempre un piacere leggerti. Anche se non ti pensavo tipo da usare “istanze”.
scritto da Cheesy Pop Addicted venerdì.26.02.10 13:02
Sono d’accordo! Trovo sia una povera cosa che il nostro sistema di media proponga questi inscatolati…che con il passare del tempo diventano pure mummificati. Certo, a volte sono più competenti a volte meno. Saviano è diventato l’unico uomo in Italia che lotta contro la “mafia/ndrangheta/camorra”…che lo voglia lui o meno. E sono d’accordo con te che stare a questo gioco non va a suo favore, perchè perde in qualche modo credibilità con il rischio di rimaneremasticato, ingoiato e sputato fuori da quello che, una volta, veniva indicato come “il Sistema”.
Grazie a te!
scritto da claudia venerdì.26.02.10 13:27
approved.
Saviano deve stare attento a questi rischi, a non sprecarsi e a non avere fretta di dimostrare che è “altro” dal simbolo, perché forse non è ancora pronto.
Tu invece preparati comunque all’arrivo dei veneratori di santini. Arrivano di sicuro.
scritto da Nandina venerdì.26.02.10 13:55
sacrosantissimo Bordone!
scritto da giuseppe venerdì.26.02.10 14:02
That’s right
scritto da Elia venerdì.26.02.10 14:12
ci vuole del coraggio, oggi, per dire qualcosa che non sia elogio a Saviano, qualunque cosa dica, faccia, promuova. e tu l’hai avuto. mitico, come sempre.
scritto da federica venerdì.26.02.10 14:36
Bel post! Ma quand’è che ti danno un programma di cinema alla tele? Ti vedrei come nuovo Claudio G. Fava.
scritto da Claudio venerdì.26.02.10 14:48
Benissimo. Concordo su tutto quello che comincia con “se sei Roberto Saviano” e che in estremissima sintesi un pò tirata via, finisce con “devi stare più attento”. Concordo anche sul fatto che lui, come chiunque, debba trovare un suo stile un suo modo di comunicare ecc. Quello che non mi piace, o che forse non è detto, è che lui è lì a scrivere di cose perché é Roberto Saviano. Non certo perché sia un esperto di cinema ecc. Partendo da questo presupposto, quella recensione assume un valore perché l’ha scritta lui. Questo è sbagliato si ed è superficiale si. Ma non credo che lui abbia telefonato alla redazione di Repubblica dicendo “vi prego voglio dire tantissimo la mia su questo film qui, fatemi dire la mia su questo film qui”. Secondo me, hanno pensato che avesse un riscontro maggiore la sua giusta-sbagliata-bella-brutta-tirata via opinione che quella di qualcun altro. Questo per me è ancora peggio.
scritto da C. venerdì.26.02.10 14:57
La differenza tra un intellettuale vero (che so Moravia, Calvino, Pasolini) e le figurine dell´Italia di oggi (Saviano su tutti) é anche questa: la competenza, la profonditá, e anche la lingua italiana, naturalmente. Saviano ha stufato. Si parlava e si scriveva di Camorra giá prima che lui nascesse. Poi ha trovato un megaeditore (Mondadori, alias impero Berlusconi), un buon marketing, un bravo curatore dell´immagine (quel volto da santone é proprio azzeccato) e… Mah, se la camorra ha intenzione di perdere tempo e piombo per farlo fuori, vuol dire che non ha di meglio da fare. Di tutto possono aver paura i camorristi, meno che del libro di Saviano. La mafia non se l´é fatta sotto per le 10.000 puntate della “Piovra”.
scritto da rock me amadeus venerdì.26.02.10 15:44
Così mi piace Bordone, quando ha il coraggio di sfidare il conformismo. Quel conformismo che ha trasformato Saviano da promettente scrittore in uno dei tanti santini de sinistra. Solo che poi quelli di Repubblica hanno una vita normale mentre lui di merda, sempre se gli dice bene. Ma poveretto.
scritto da Massimo venerdì.26.02.10 15:50
Sudorre è bellissimo.
D’accordo, Saviano scrive bene, ok, ma ormai è diventato un simbolo, più che uno scrittore.
Non si capisce il legame tra i fatti di cronaca legati alla Camorra e quelli del Sudafrrica. Comunque, secondo me Saviano fa – o, vuol fare – l’intelletuale, come mestiere.
scritto da ann venerdì.26.02.10 15:58
oops, Sudafrica (la doppia “r” è uno sbaglio, non era voluta).
scritto da ann venerdì.26.02.10 16:00
No, Saviano non scrive bene. Imita piú o meno diversi autori (o stili). Ció ha detto in Gomorra poteva scrivere nella metá delle pagine. Non parliamo poi della lingua…
scritto da rock me amadeus venerdì.26.02.10 16:08
se lo merita, Saviano, si merita che lo si critichi in modo intelligente, e non solo su libero.
mi piacerebbe molto una sua risposta, come forse avrebbe fatto Pasolini.
cappello, ma non era sigaro?
scritto da massimo (un altro) venerdì.26.02.10 16:16
Semel in anno licet dissentire? Matteo, sei andato a vederlo a teatro(“la bellezza e l’inferno” al teatro studio)? Beh, anche lì parlava di “altro” rispetto ai suoi temi, cercava di ampliare il discorso, consapevole di andare fuori tema, parlando di Miriam Makeba o Ken Saro-Wiwa o Maradona o Michael Petrucciani. Insomma, voglio dire, a teatro nessuno ha avuto da ridire. E si può dire tutto di lui tranne che sia un attore. Ora su un quotidiano non gli è concesso e dovrebbe stare attento? Hai ragione, recensisce “Invictus” perchè è Roberto Saviano. Ma allo stesso modo sale su un palco perché è Roberto Saviano. Fa il docente alla Normale di Pisa perchè è Roberto Saviano. Beh, diciamo che ti ho dato semplicemente modo di usare la tua critica bersagliando altri aspetti del suddetto. Ma questo articolo, per me, arriva tardi. Sorry.
scritto da barbadio venerdì.26.02.10 16:30
Credo però che la competenza di Saviano in merito al film vada ricercata nel come egli pone l’attenzione a cosa dovrebbe essere la politica. Ok, parla del film e non è un critico di cinema e la cosa può far girare le palle. Ma lui ne parla per dire che un film racconta di come la politica “alta” abbia salvato un paese sull’orlo dello sfascio sociale. E questa recensione segue gli avvenimenti recenti, ossia i legami politica e malavita organizzata talmente saldi da aver fatto eleggere un loro uomo in senato. E questa recensione segue di un giorno un editoriale di Saviano dal titolo “Ribellarsi allo scandalo”. E i due articoli, per quanto diversi, possono e devono essere legati.
Credo che il tutto vada inserito nel suo parlare di libertà (non quella del Berlusca!), libertà spesso limitata dalla malavita o dalla politica, in questo caso (con Mandela) esaltata dalla politica.
scritto da Lorenzo venerdì.26.02.10 16:45
matteo sei stato banale secondo me.
mentre la claque applaude al tuo presunto anticonformismo.
a una persona come saviano si perdona senza problemi una recensione non eccellente. o vuoi che al contrario lui sia la perfezione in ogni suo atto mentre noi possiamo essere degli smidollati qualunque in ogni momento della nostra tranquillissima vita?
scritto da fran venerdì.26.02.10 17:13
Post sacrosanto. Tutti diranno che sei un rosicone, che hai l’invidia della dimensione epica e bla bla bla. Secondo me, tu l’hai scritto proprio perchè non invidi affatto la dimensione epica. Già in questo c’è tutta l’epica di cui l’uomo di oggi ha bisogno.
Però tra quelli che ti applaudono, qualche rosicone c’è che non aspettava altro che il tuo post per venire fuori. Provo molta pena per essi.
scritto da Purzo venerdì.26.02.10 18:01
Diceva Marcel Proust (che di letteratura se ne intendeva) che ogni scrittore scrive sempre lo stesso libro tutta la vita.
Ho trovato ingeneroso sino all’ingiustizia il tuo post di oggi. E’ possibile (assolutamente possibile) che Saviano abbia capito una mazza e scritto di conseguenza. Ma il tuo commento mi sembra francamente meschino. Povero il paese che ha bisogno di eroi. E poveri i lettori che applaudono anche le cazzate di uno intelligente come te.
scritto da gierre venerdì.26.02.10 18:02
Cambiando prospettiva, l’elemento che a me infastidisce è la considerazione che si ha del cinema oggi in Italia. Io che cerco di occuparmi proprio di questo sono sempre più avvilto da come se ne parla sui quotidiani. Se di letteratura è giusto che se ne occupino in pochi (Citati e altri soliti noti) perché, insomma, è arte, di film si parla invece solo come fatto sociale. Diventa quindi degno di interesse solo per qualche elemento contenutistico (la camorra, il fascismo, mandela etc.) e mai come fatto estetico. Tutti allora a parlarne senza la minima cognizione di causa. Quando ho letto il titolo, l’autore e l’attacco, oggi, ho quindi pensato: siamo alle solite. E ho smesso di leggere.
scritto da Guglielmo venerdì.26.02.10 18:23
A parte che c’è Saviano, uomo e scrittore, e c’è il savianismo, di cui egli è secondo me soprattutto vittima. Io critico il savianismo, questo abberrante meccanismo per cui una persona, nemmeno fosse Gesù e senza averlo nemmeno scelto esplicitamente, deve accollarsi da solo il peso della lotta alle mafie. E mi permetto di criticarlo proprio perché non voglio che lotta alla camorra sia delegata a Saviano, se non come denuncia da parte di uno dei molti intellettuali di quelle terre. La vera lotta deve essere portata avanti da altri soggetti, istituzionali e non, non da un povero cristo condannato a vivere con la scorta. Delle due una. O Saviano è un’icona, un santino, e allora è purtroppo condannato a morire di perfezione, ad essere linciato anche se lascia l’auto in doppia fila. O è un (grande, piccolo, medio) intellettuale come altri, e allora il suo parere sul cinema, campo non suo, vale il mio.
scritto da Massimo venerdì.26.02.10 18:24
Bordone ciò che tu cerchi di spiegare ovvero il rischio della perdita della cognizione dell’effettivo valore dell’uomo Saviano è un fenomeno antropologico di cui sei ahimè complice.
Questo blog ne è complice.
E dimostrato nei commenti del tuo post.
Un tuo ragionamento magari condivisibile diventa un pro/contro Saviano.
Purtroppo di questa rapidità di percezione e perdita del valore delle cose/persone ne sei complice.
Come: scrivendo (bene) markette su un giornale interessante, prendendo sul serio isole,grandifratelli e fattorie varie. Sei un po complice Matteo.
ALLA DERIVA.
scritto da _gemini venerdì.26.02.10 18:35
NO IL SAVIANISMO NO vi prego è 1 offesa all’intelligenza e all’uomo ed è una “ilgiornalizzazione”.
scritto da _gemini venerdì.26.02.10 18:36
La marchette le scrive tua sorella. Grazie comunque per la puntuale disamina.
scritto da Matteo Bordone venerdì.26.02.10 18:46
Mi pare, lo dico con tutto il rispetto possibile, un post un poco incazzato con uno che (ancora) lavora, scrive dignitosamente e ha un certo successo (pagato a caro prezzo).
scritto da marco venerdì.26.02.10 19:11
Pure Il Giornale lo legge tua sorella.
scritto da Massimo venerdì.26.02.10 19:36
Matteo, Matteo, Matteo, fossi stato un calciatore ti saresti fatto espellere per uno sciocco fallo di reazione. Lascia stare le sorelle degli altri, non dare soddisfazione.
Su Saviano:
forse si è voluto farne un “santino” perchè ha scritto un libro forte di denuncia rischiando personalmente ma il libro è forte per gli argomenti che tratta più che per come (intendo con che stile o originalità) li tratta. Da un punto di vista sociale a grandi meriti come scrittore si vedrà lui scrive come sa e soprattutto come può.
Ragionando come facciamo qui sai quanti avrebbero dovuto ritirarsi dopo l’opera d’esordio? L’importante è che, quando si giudica quello che Saviano scrive, lo si giudichi nel merito.Non perchè è Saviano non facciamolo diventare un altro Eco o un altro Benigni.
scritto da Corrado venerdì.26.02.10 19:51
Come su “La Settimana Enigmistica” completate il mio commento precedente inserendo accenti, virgole e H.
Scusate!
scritto da Corrado venerdì.26.02.10 19:53
guarda matteo che tu sei bravo. e interessante e ti schieri pure. cosa che mi piace un sacco eccetera eccetera.
tant’è che sei l’unico blog che seguo da un po’…ma saviano per me non si tocca. sai perchè?
per il fatto che sta pagando personalmente una scelta che pochi, davvero pochi avrebbero avuto il caoraggio di fare.
non ti pare che questo basti a perdonare una mancanza così infinitesimale come quella che denunci in questo post?
hai ragione ho ribadito ciò che avevo già espresso e potevo anche farne a meno.
ma sono certa che tu hai l’intelligenza per rifletterci un pochino. e magari capire meglio ciò che intendono coloro che non ti hanno approvato.
fra te e te…
scritto da fran venerdì.26.02.10 20:16
coraggio, sorry…
scritto da fran venerdì.26.02.10 20:17
E io invece ritengo interessante l’opinione di Saviano proprio perchè Saviano. Perchè costretto a guardare il mondo attraverso una scorta, spesso chiuso in una stanza (e tutto il mondo fuori), con il suo coraggio, la sua paura, con il suo essere uomo condannato d(al) suo rigore.
E’ una prospettiva che mi interessa, la sua. Perchè deriva da una visione del mondo differentemente filtrata.
Vorrei saper cosa pensa Saviano di Kubrik, di Ben Harper, di Mourinho. Discorrerei volentieri con lui della teoria degli insiemi, di Sanremo e del tipo di esca da usare nella pesca del luccio.
scritto da andy sabato.27.02.10 00:08
Peccato per alcuni commenti, poteva nascere una discussione molto interessante, poi arriva gente come rock me around che parla senza cognizione di causa…e tutto diventa pro o contro. Ormai sembra che non possiamo fare a meno di radicalizzare tutto. Peccato!
scritto da Francesco sabato.27.02.10 00:39
Sì. rock me amadeus non hai capito niente,,, la piovra ha fatto l’immaginario eroico della mafia– ed è vero, questo post fa da lavagna a chi vuol dire che saviano non gli va//e così a chi gli va, viene da difenderlo–e diventa il gioco delle bandiere, però fa niente, è comunque un interessante cambio di prospettiva,,anche se sto imparando che per far brillare il bianco,devi calcare un po’ il nero
Lo stesso discorso,meno di impatto, si può fare su Giordano,che ha scritto un romanzo bellissimo,ma poi si è (lo hanno) venduto ovunque::: quello ke penso, però, è che si può essere molte cose/incoerenti fra di loro
scritto da Gnu sabato.27.02.10 01:36
il romanzo di Giordano è orrendo. lo sanno tutti quelli che amano davvero la lettura.
i libri veramente belli attraversano il tempo e le generazioni. il suo è già dimenticato.
scritto da fran sabato.27.02.10 08:53
cara fran, che banalità che hai scritto. “lo sanno tutti” è un’ottima argomentazione, potevi aggiungere “pappappero”, saresti stata più incisiva. non mi interessa difendere il libro di giordano, ma l’ho trovato davvero bello e— che abbia avuto successo— non credo sia da considerarsi (in questo caso) una nota di demerito. non ha complessità, ma uno schema semplice che veicola e al tempo stesso allegerisce, una visione dell’esistenza non troppo felice, che è un punto di vista– condivisibile, ma anche no. ciao, che bella giornata oggi
scritto da gnu sabato.27.02.10 10:56
Ok non sono markette sono consigli per gli acquisti. Ma ti manca la camicia coi baffi.
scritto da _gemini sabato.27.02.10 12:26
Boh, sarò banale, ma mi sa che Matteo abbia detto soltanto che se uno vuole scrivere di cinema, se ne deve intendere almeno un po’.
Non intendendomene nemmeno un po’, una recensione come quella di Saviano la sapevo fare anch’io, e magari senza gli errori grammaticali che ci sono nell’ultimo paragrafo.
scritto da biagio sabato.27.02.10 14:06
Mmh Biagio spero non sia così, da parte di un blogger che parla di cinema, musica, politica, frizzi e lazzi sarebbe un po’un paradosso. Posso immaginare che Saviano viva la propria situazione di recluso con una certa frustrazione, perchè fuori l’aria è pesante e per tante persone “che contano” lui è un sassolino in una scarpa. Comprensibile che quando fa capolino preferisca fare, per così dire, un taglio del nastro, essere una presenza infiocchettata e offrire alla gente quel che vuole, piuttosto che mettersi in discussione. Non sono molto sicuro (tutt’altro, purtroppo) che l’unico modo per non stufare sia la qualità, abbiamo nel nostro star system una galleria di inossidabili mummie da far invidia.
scritto da Ottoman sabato.27.02.10 19:26
Qui si fa un po’ di confusione, a mio avviso.
Saviano ha avuto coraggio, ha fatto il cronista a Napoli, ha scritto Gomorra, si è esposto non solo alle minacce camorristiche ma anche all’odio dei suoi stessi concittadini.
Questo fa di lui umanamente una persona da ammirare e senz’altro in un certo senso eccezionale.
Non mi schiero (e nemmeno Matteo, mi pare, ma non devo certo difenderlo io che è bravissimo da solo a spiegarsi)con chi dice che Saviano è un bluff, che ha scopiazzato, che ha incollato articoli di colleghi per fare il suo romanzo (ce ne sono che dicono queste cose eh).
Quello che qui si sta dicendo è che Saviano giornalista e scrittore deve essere all’altezza di quello che si dice di lui. Deve avere l’umiltà di sapere dove finisce la sua eccezionalità in termini umani e professionali, e inizia la sua normalità, quella di chi per fare qualcosa che non è nelle sue corde studia un po’. Altrimenti il rischio è di cialtroneggiare sugli allori della sua “immagine”.
Che sia sotto scorta e sia coraggioso non fa di lui automaticamente uno che può parlare di tutto senza “prepararsi”, quindi non fa automaticamente di lui un bravo giornalista come ha dimostrato di saper essere.
scritto da nandina sabato.27.02.10 22:41
In realtà Saviano scrive questo articolo non come esperto di lotta alle ingiustizie, ma come giornalista appassionato di grandi storie di sport. Non è la prima volta che lo fa, aveva già scritto un articolo su Messi, uno sul pugilato campano e altre storie di rugby. Storie ricche di retorica come nei migliori stereotipi del giornalismo sportivo, ma sicuramente non peggiori di tante cose scritte da penne considerate più importanti.
scritto da Davide domenica.28.02.10 00:20
Saviano ormai sta alla narrativa come Biani sta alla satira (opss…)
scritto da marmottone domenica.28.02.10 01:10
@Nandina
scusa ma perchè Saviano non può scrivere su una cosa senza prepararsi? In Italia lo fanno tutti! Siccome lui ha fatto un opera di grandee valore morale non deve sputtanarsi in giro come gli altri pseudo intelletuali italiani? Bello in teoria ma assurdo in pratica, perchè: 1 gli scritti successivi nulla possono togliere alla grandezza oggettiva di Gomorra ma solo al “santino” che di Saviano è stato fatto 2. Di cosa campa il buon Saviano gratitudine ed aria 3. E se Saviano si fosse documentato, cioè se questo è il massimo che può fare (come penso io)? Allora dovrebbe smettere di scrivere perchè non puè produrre niente all’altezza del suo capolavoro?
scritto da Corrado domenica.28.02.10 11:09
Siccome Gomorra l’ho letto più volte, l’ho fatto leggere, ne ho discusso più volte con chi dichiarava di apprezzare Saviano (ma senza aver letto Gomorra), siccome Saviano ha poi pubblicato un altro libro con un titolo fallaciano, ma altro non è che una raccolta di articoli, più o meno savianeschi (cioè retorici, fatti di eroi positivi, di napoletanismo e così via). Siccome sono libero di pensare che Saviano è un medio scrittore, medio giornalista, minimo intellettuale (se questo termine ha ancora un senso e un valore). Siccome nell’autunno del 2006 è uscito anche un libro (con dvd) di due giornalisti, intitolato “O sistema”, tre volte più corto di Gomorra, ma con gli stessi contenuti ed anche di più, siccome i due autori non hanno ricevuto minacce e non hanno la scorsa e ora non se li fila nessuno; siccome Saviano (come Giordano, che caso…) pubblica per MOndadori (cioè per Berlusconi) e poi si fa paladino della libertà di parola in Italia.
Siccome tutto questo e anche di più, chiedo ai miei censori di essere un pochino più precisi nelle loro argomentazioni e non fermarsi, ad esempio, alla scorta. Che poi in Italia hanno la scorta anche gli assessori dell’ultimo comunello della Val PUsteria.
Bella la finale di hockey, ma solo a livello emotivo. Io non ne capisco un tubo e se domani mi chiedessero di parlarne risponderei: “Guarda, non me ne intendo.”
scritto da rockmeamadeus lunedì.01.03.10 00:21
visto il film stasera e (ri)letta le recensione in oggetto; effettivamente sembra il tema di un ragazzo delle superiori… da una qualsiasi recensione che appare su Repubblica ci si può (legittimamente?) aspettare di più.
scritto da matteo lunedì.01.03.10 01:17
Appunto: il livello di Saviano è ancora di quando era al liceo. Ma non è colpa sua. Il nostro livello culturale medio è regredito e quindi uno come lui ci sembra un gigante del giornalismo, della letteratura e dell’impegno civile. Come Giordano, del resto. Il dibattito è aperto.
scritto da rockmeamadeus lunedì.01.03.10 10:58
@Corrado: perché è diventato l’icona del giornalismo (di denuncia) italiano e quindi da lui è legittimo, secondo me, aspettarsi di più. Se lo fanno tutti e lui vuole distinguersi allora deve fare uno sforzettino in più e non campare di rendita di Gomorra e della vita sotto scorta.
Poi va be’, può non farlo e noi possiamo non apprezzarlo come giornalista perché, a quel punto, non fa più tanto bene il suo lavoro (lo fa come tutti gli altri, cioè così così).
scritto da Nandina lunedì.01.03.10 11:58
ogni – firma – è in qualche modo un timbro, così come l’anticonformismo…poi la recensione di S. può essere una cofeca. Ciao
scritto da leorubbini lunedì.01.03.10 11:58
ciofeca, naturalmente…
scritto da leorubbini lunedì.01.03.10 12:07
@nandina
Ecco io contesto proprio il fatto che sia diventato “icona”, anzi il diventare “icona” in generale. Lui scrive e ha il diritto di scrivere puttanate se vuole o se non è capace di fare di meglio. Siamo noi che dobbiamo giudicare quello che scrive per come lo scrive non per quello che ha scritto prima.
scritto da Corrado lunedì.01.03.10 13:16
@corrado: mettiamola così se non avesse scritto Gomorra etc etc probabilmente non si potrebbe permettere di scrivere un tema del liceo su Invictus su Repubblica.
scritto da Nandina lunedì.01.03.10 15:37
@Nandina
Concordo e, se continuerà a scrivere recensioni come quella ad Invictus, non verrà più chiamato da Repubblica a farlo (o forse si?). Quello che voglio dire è che il problema sta sia in chi esperto di Camorra o romanziere si mette a scrivere di film senza averne competenza, sia in chi legge la recensione di un film scritta da uno perchè è esperto di camorra e romanziere. Solo che il primo è giustificato dal fatto che:
1 Lo pagano
2 Può non essere conscio dei propri limiti
Il secondo non ha giustificazioni.
scritto da Corrado lunedì.01.03.10 20:37
il secondo potrebbe pensare che il primo sia bravo anche a parlare d’altro.
scritto da Nandina martedì.02.03.10 17:08
http://roma.repubblica.it/multimedia/home/23354136
Appunto!
scritto da Marcella martedì.02.03.10 21:56
Saviano scrittore della qualsiasi mi comincia a star sui maroni anche a me.
scritto da Kika mercoledì.03.03.10 11:44
Credo che il meccanismo sia quello banale di chiunque scrive e fa comunicazione e si ritrova in posizioni che vengono interpretate nel modo più semplicistico. Io parlo e dico cazzate alla radio, un altro scrive di oggetti e possono sembrare markette, un altro scrive di cinema e fa recensioni banali.
Una cosa mi sembra non is sia ricordata: che Saviano non può più dimostrare di essere il cronista che è perché è minacciato di morte, cosa che nessuno di noi prova sulla sua pelle.
Forse ne farebbe a meno, ma ogni tanto magari gli va di essere presente e comunicare come chiunque noi fa questo lavoro – ci sono quelli che non possono fare la trasmisisone in radio perché defenestrati da un direttore stronzo e quelli non possono scrivere perché minacciati dai Casalesi. La seconda cosa è un pochino peggiore della prima, ma solo un pochino.
quello strappo lo fa stare con le mani in mano per un sacco di tempo, sotto vuoto. Poi ogni tanto lo chiama un caporedattore e gli propone di scrivere e lui lo fa. io penso: solo perché non ha altro da fare e tutto quel silenzio nelle camerate dell’ennesima caserma de icarabinieri gli pesa.
Provaci tu a vivere due o tre anni in una caserma. una paranoia. Ecco,la critica va bene, ma un certo tono eccessivo me lo sarei risparmiato – e una considerazione maggiore dei pro e dei contro della sua situazione. Dopdiché che Saviano debba liberarsi del “fenomeno-Saviano” credo sia il primo a saperlo.
scritto da mario de santis mercoledì.03.03.10 21:24
Sono d’accordo, Saviano è una delusione continua,nella sua pagina di vige una censura, inoltre ha dei pregiudizi con chi è del nord, specialmente chi come me è veneta, perché per il signor Saviano essere nati nel ricco nord est, significa non conoscere l’onore, la fatica.La suo unica forza sono le sue patetiche fan, che commentano ogni sua foto,il suo successo è costruito su castelli di sabbia durerà quanto la sua già vecchia faccia.
scritto da NIcoletta mercoledì.03.03.10 22:06
Eccellente, Herr Bordone. Eccellente.
scritto da Mr. Shankly mercoledì.03.03.10 22:58
[...] ho letto un post di Bordone di qualche giorno fa su [...]
scritto da linko cose, linko gente « One potato, two potatoes giovedì.11.03.10 10:00