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sabato 27 febbraio 2010

You’re so gay, you probably think this song is canadian AGGIORNATO


Ma guarda un po’ se ‘sta stronza canadese deve togliermi tutto lo spazio. E quel cretino di David che le va dietro come se avesse scoperto Bob Dylan con le mestruazioni. Stronzo imbecille frocio. Cazzo! Cretino, banderuola, vanitoso, pieno di sé e incostante. Se ci penso, mi fuma il cervello dal nervoso. Proprio un maschio tipico, guarda. Frocio quanto vuoi, ma maschio fino al midollo, come tutti gli altri.

Ecco, possiamo pensare che Carly Simon abbia fatto un ragionamento simile, quando si è messa a scrivere You’re So Vain.

Per anni la canzone ha nascosto un mistero non indifferente: con chi ce l’ha, che uomo l’ha fatta incazzare così tanto? C’è stata tutta una pubblicistica fatta di ipotesi, congetture, su cui stuoli di storici e commentatori hanno favoleggiato per secoli, e con cui la stessa Simon gioca da tempo. Warren Beatty a un certo punto ha detto sono io, dai, diciamolo (stimandosi tutto). Gli altri papabili sono stati Bowie, Jagger, Stevens e altri. Nel corso degli anni la stessa Carly ha centellinato degli indizi. Dopo un’asta di beneficenza, che proponeva in palio la conoscenza dell’identità del destinatario del pezzo, Simon l’ha rivelato al vincitore, e poi gli ha permesso di dare un’indizio: la lettera E contenuta nel nome. Dopo di che, le lettere sono aumentate: nel corso di altre interviste, Carly ha rivelato la A e la R.

È passato del tempo, e Carly Simon nel 2008 si è fatta pubblicare un disco da Starbucks. Solo che cinque giorni prima dell’uscita del disco di Carly, la catena di bevande ustionanti, che con la sua etichetta Hear aveva pubblicato e stravenduto un album di McCartney, ha deciso di ridurre enormemente gli investimenti nel campo musicale. Il disco è uscito in sordina e ha venduto poco un cazzo.

In un articolo sul New York Times di qualche mese fa, Simon appariva come una donna buffa e incazzosa, con pochi soldi, presa nel ruolo di quella tradita e ferita dagli uomini e dagli eventi, ma anche fanfarona e casinista. Aveva appena fatto causa a Starbucks per violazione dei termini del contratto, ovvero per aver promosso e distribuito male l’album.

Costretta a pubblicare un altro disco, che esce tra pochi giorni, la buona Carly ha trovato forse il modo per farne parlarne: giocare l’ultimo jolly. Never Been Gone è un discaccio di vecchie cover con arrangiamenti acustici da Tuck & Patti, voce tremula e coretti. Una cosa francamente penosa, se non fosse per il barbatrucco: all’interno della nuova versione di You’re So Vain c’è un passaggio dove si sente sussurrare una roba strana, che fa anche un po’ paura. Uno gira la canzone al contrario (l’ha fatto per primo il Sun, e io l’ho scoperto tramite Siri) e sente chiaramente dire «David». Sarebbe, a quanto pare, David (Lawrence) Geffen, che in quegli anni aveva messo sotto contratto Joni Mitchell, e evidentemente, essendosi reso conto della differenza, le dava molta corda. Questo sarebbe il motivo per cui è nata You’re So Vain.

La cosa che possiamo augurarci è che sia proprio una di quelle canzoni scaturite da uno spunto ma diventate molto di più. Perché l’idea che quello che c’è dietro sia un rapporto professionale e non sentimentale è aberrante; l’ipotesi che sia robetta tra donne rivali in contratti e ospitate televisive è da far tremar le vene e i polsi. Continuiamo a credere che quella pazza di Geffen le abbia fatto girare i cinque minuti, e la canzone sia dedicata a tutti gli uomini che Carly Simon ha amato, e che poi l’hanno fatta incazzare.

Perché poi, alla fine, come nei thriller RKO degli anni Quaranta, il mostro che vedi è sempre molto meno interessante di quello che ti eri immaginato.

Vain recto by matteobordone
Vain verso by matteobordone

AGGIORNAMENTO – Pare sia una stronzata. Qualcuno ha fatto i conti con più cura di Rolling Stone, dove avevo dato un occhio ieri per vedere se gli anni tornavano. Pare che ci siano altri indizi, altri nomi al contrario, e che Geffen non c’entri proprio. Ma il disco nuovo di Carly Simon è troppo rivoltante per ascoltarselo tutto alla ricerca di nomi rivoltati. Se fosse un bel disco i nomi si saprebbero tutti, con tanto di secondo in cui vengono pronunciati, canzone, tonalità, campione ascoltabile e traduzione in farsi. Pazienza. Sappiamo che non è Geffen, il che ci avrebbe gettati nello sconforto. Sappiamo che Geffen non è nemmeno lo spunto, perché non era il suo discografico. Nel giro di un giorno, ci hanno restituito la canzone bella sull’amore finito male. Bene. In compenso, l’immagine della vecchia Simon che continua a giocare con questa stronzata, confonde le acque per menare il torrone, non si arrende alla fine della carriera, ecco, quella fa più tristezza di ieri.


..che poi Carly ha venduto molto più di Joni e s’è beccata anche un Oscar.. Io comunque sono frocio per loro due assieme.. Se non avessi sentito una di loro a caso sarei ancora a leccar fighe…

@peppi cosa intendevi? non capisco proprio che significhi quel che dici…

… Tell those girls that you’ve got Joni, she’s coming back home…

che quello che sta e/o rimane nascosto è sempre decisamente più interessante di quello che senti. In questo caso.

ho letto mò la notizia su repubblica, e ho pensato che ne avevi scritto qualcosa. esatto. posto che joni è joni, e david geffen è gay, a me sembra che sia dritta che al rovescio, dica la stessa cosa. ma c’ho problemi di udito. envien, e non capisco come in entrambi i sensi suoni uguale .

@mumucs:
“David” è quasi palindromo, oltre che nei simboli anche nei suoni. Le due vocali non sono così diverse, specie se ci proietti sopra l’aspettativa di sentir pronunciare “david”.

Non so perché si siano scomodati a capovolgerla, visto che non fa molta differenza.

ma io sento envien:D

Giullemani da Carly Simon! Io la adoro dal 1972. E certo che Joni Mitchell è un’artista di caratura superiore. Ma non è che siccome Bob Dylan è un genio, allora non ascolto più James Taylor, tanto per rimanere quasi in famiglia. David Geffen, poi, non è sposato con Keanu Reeves? E comunque Geffen è un mito, perché c’è la sua fotina dentro If I Could Only Remember My Name. Warren Beatty non ha mai fatto un cazzo di interessante, nemmeno quello con Jack Nicholson Diane keaton e tutti gli altri comunisti.

scusa Matteo,ma secondo me hai scritto una banalità

Buttandola così.
Se avessero scritto questa cazzata sui giornali senza possibilità di update, Bordone sarebbe arrivato primo o sarebbe stato anticipato da un altro blogger nello strappare i peli del culo al neglicente del Fact Check?

qualche copiatore di professione deve essersi perso il tuo aggiornamento…

http://tv.repubblica.it/copertina/you-re-so-vain-svelato-il-segreto/43162?video

Ieri ci sono cascati un po’ tutti. Anche perché Elektra e Asylum e i loro organigrammi di quarant’anni fa non sono il tipo di contenuto a portata di mano. Ma la cosa pareva strana. I condizionali fioccavano, giustamente. Poi oggi è girata la smentita, partita dal blog linkato qui sopra. E tutti hanno smentito, compreso Vanity Fair, per dire. Repubblica ha il problema che questo è il tipo di storia su cui Zucconi fa una dorso monografico: è talmente il mondo americano di Repubblica (bianco, nostalgico e newyorkese) che non possono perdere l’occasione. Sarebbe come si Minà scoprisse che Castro gli ha detto una fregnaccia.

Scusate, magari sono duro di comprendonio, ma ho sempre pensato che un’opera d’arte (sì, insomma, più o meno…) debba essere giudicata in sè, non in base alle più o meno piccanti circostanze che hanno condotto l’autore a concepirla.
Insomma, a me di “Fermo e Lucia” non è mai importato un accidente, dato che non sono un filologo ma uno che i libri (i film, le canzoni, ecc.) li legge per divertirsi, se può

se può. Punto.

Insomma sarebbe la “ignudi tra i nudisti” di Carly Simon e poi invece no, giusto ?

Ussignur.

Be’, questa Carly ne aveva da scegliere!

Saluti