mercoledì 3 marzo 2010
Il problema della coccoina
Eccoci qua. Buongiorno a tutti. Veltroni ha rilasciato un’altra intervista. Sono incistato. Lo sapete. Cercherò di essere più breve e tassonomico possibile.
Frasi che non vogliono dire niente
“Noi” perché io è poco. L’io è stato la libbertà. Ora che non ci sono più le ideologie, però, l’io non ce la fa più.
Che se uno scuote la testa, ha l’aria di chi ci ha ragionato tanto, poi può anche essere che passi come quello che porta sulle spalle tutto un ragionamento (titolo del libro a parte). Ma resta difficile capire quando, di grazia, ci sia stato l’io nella storia di questo paese, tutta clan, chiese, famiglie, gruppi, camerati, compaesani e compagni. Boh. Adesso siamo diventati gli Stati Uniti. Son cose.
Stare nella rete è meglio che far parte della rete.
Questa è complicata, perché così, a occhio, sembra una stronzata. Poi la guardi meglio, la rileggi al contrario, la rigiri come se fosse un polpo che non si lascia impadellare, per un secondo pensi che stia consigliando agli italiani che usare un browser è più divertente che lavorare per Fastweb, infine getti la spugna e sei costretto a appiattirti sul banale concetto per cui si tratti di una stronzata.
Nel mio caso la politica e la letteratura sono due mezze mele di una persona.
Che se uno per dimostrare di essere uno scrittore deve parlare come Romano Battaglia, tutto immaginifico, tutto elevato, figure retoriche anche al posto dei rutti, finisce che si ritrova con un libro che ha il valore di quello di Vespa in una mano, un fallimento politico grosso nell’altra, e il suggestivo panorama della Val di Non tutto intorno a sé.
Frasi che vogliono dire tantissimo
Il jazz è il sinonimo della libertà.
Se uno pensa davvero, alla sua età, che il jazz sia suono un po’ quello che mi viene, che ci sia della libertà nello studio di infinite scale tonali, modali, sostituzioni, modulazioni, improvvisazioni (che si studiano), e nella costruzione del sistema musicale più complesso mai concepito in occidente, be’, allora poverino proprio, pat pat sulle spalle. E poi questa retorica della libertà di per sé è una roba che alla fine delle assemblee d’istituto è fighissima (grandi applausi, poi si limona!), ma nel mondo reale, da uno che voleva fare il Presidente del Consiglio, fa proprio quella tristezza che metti la testa nel collo e giri la testa dall’altra parte.
È un gioco, il calcio, naturalmente.
Ecco qua. Siccome non sta bene dire solo evviva quando segna la nazionale, tutto diventa un trattatello sociologico di quelli che trovi al Carrefour vicino alle casse. E allora la squadra di calcio diventa il diritto e il bisogno di essere felici. Perché se no, se fosse solo calcio e l’amore per il gioco, che motivo ci sarebbe? Futilmente non va bene. Futilmente. E invece se c’è l’epopea dei parastinchi, se c’è Mino Celestino che non ha paura di tirare il calcio di rigore (tranne che tira con le spalle alla porta), allora sì sì, scherziamo?, tutto un significato pazzeschissimo. Fortuna che ce l’ha spiegato, che ci ha messo tutto in una bella prospettivona, perché se non ci fosse stata questa altezza di contenuti, questo slancio storicoletterario, poi saremmo restati soli con la cultura popolare, lì in basso, solo il calcio, tutti a questo punto senza dubbio futilmente: niente niente finiva che alla partita ci divertivamo anche. Fiuuu. Per un pelo.
Perché un padre deve sapere che lavora tutta la vita perché il figlio posso fare meglio di lui.
Eccoci qua. L’idea che anche noi, come i greci delle tragedie, dobbiamo vedere la nostra esistenza per grandi dinastie, per catene di persone che vivono solo per il progresso della propria progenie, e il rispetto delle aspirazioni degli antenati. La vita è una partita, dove devi cercare di fare meglio, ma non tu, non nella tua vita. No no. È di padre in figlio, non si passa la mano, non si salta il giro, chi non passa dal VIA perde le ventimila lire, e poi le figurine con che cazzo di soldi le compra? Questa è una di quelle frasi che spiegano benone perché quella sinistra lì di Veltroni andava sfanculata da subito (si dà dei pugni in testa per esserci anche brevemente cascato) non ci convince. Perché a nessuno frega un cazzo delle dinastie che si propagano nel successo e nell’affermazione, il cursus honorum di Capalbio non frega a nessuno: vogliamo fare il cazzo che decidiamo noi, senza sentirci dentro a un disegno che tiri dentro tutto, dalle balie ciociare alla Olivetti, da Platini a Ekaterineburg, cavalcando un disturbo ossessivo che, in fondo, vuole scrivere albi storici di Topolino coi disegni di Cavazzano, tipo Il Quarto Topo, Gli Scontri di Valle Papera, La Marcia dei Bassotti Bianchi, Topi con le Ali.
Parole a caso che fanno tanto scrittore
scorgo
Pensa che stronzi noi che vediamo!
sfarinamento
Eh sì, ’nfatti io in ’sto paese ce metterebbe poco poco de bianco d’ovo, così s’addenza.
Grandi amisci veri (come Clooney)
C’è un tempo…
Ah sì sì, c’è un tempo per l’Africa e uno per New York, un tempo per i TAXI e uno per le fiere del libro, un tempo per parlare ovunque e uno per stare lontani dai microfoni. Ze bok of ze Ecclesiast is very suggestiv. Comunqueous.
Ci vuole una visione.
Certo, per resistere a questa retorica veltroniana ci vuole una visione, ma di quelle molto chiare, cristalline, che si stagliano nel cielo azzurro della mente, tipo prendere un’insolazione in Grecia in agosto. Oppure qualcosa di mistico, di messianico, rosacroce, sufi, non so nemmeno io se serve chiamare in causa Ganesha o si può fare a meno. Mi sa che serve anche lui: senza elefante non ce la si fa.
priorità (pronunciato con accento americano)
Come la Bellucci. Ormai l’italiano è idioma cadetto. Sì sì, capisco.
Gran finale
L’ascensore sociale di questo paese è fermo da troppo tempo e l’aria si sta facendo irrespirabile.
No no, guarda che l’ascensore funzionerebbe anche. Solo che tu che hai premuto ALT alcune ore fa per raccontarci il tuo libro. (E secondo me prima hai mollato anche una puzza, mentre parlavi del «zogno di Bbèrlinguer».)
Uhm.. «zogno di Bbèrlinguer» ..Deriva leghista di Bordone? Sei tornato a respirare l’aria di Corso Matteotti (si scherza, eh ?!) ?
scritto da marmottonzo mercoledì.03.03.10 12:56
applausi alle ultime 7 righe!!purtroppo penso che ‘propagazione nel successo e nell’affermazione’sia davvero un disturbo ossessivo molto radicato.e sono serio!
scritto da Mario De P mercoledì.03.03.10 13:17
ok,va bene,divertente,ben scritto,ma…si sapeva già tutto.Invece si attende ancora un post che ci spieghi il perchè ti piaccia D’Alema.Quello che pare tanto intelligente e carismatico e tattico,ma che comunque non ha mai fatto un cazzo.E non ci ha mai nemmeno provato.E quando ha mosso un dito,o lo ha fatto fare ai suoi galoppini,ha fatto disastri.
Sparare su Veltroni ormai è roba facile.Tu sai fare di meglio
scritto da Sartana mercoledì.03.03.10 13:33
hai fatto bene a incistarti, mi hai fatto davvero ridere, ihihih, sogghigno ancora, ihihhiih (ihihihihhi)
scritto da gnu mercoledì.03.03.10 14:11
ihihihihih!!!!
scritto da gnu mercoledì.03.03.10 14:13
Sparare su Veltroni sarà roba facile, come dice Sartana, ma è sempre divertente e giusto!
).Quando dici: “adesso siamo diventati gli Stati Uniti”. Purtroppo a furia di telefilm Veltroni e tanti,tanti, con lui si sono convinti che noi siamo come gli states. Che uno possa “farcela da solo” e prendono a modello di self made man Luca Cordero (Marchese) di Montezemolo. Che la sentenza su Google crei un precedente (ma dove? Noi usiamo il diritto Romano non quello anglosassone). Che vogliamo fare i vigilantes (allora battaglia per le ronde padane poi approvata la legge nessuno fa domanda). Che la stampa debba essere indipendente e libera, ma con l’ordine dei giornalisti ed il posto prenotato da papà. Che siamo per la concorrenza ed il libero mercato che però in italiano significa cedere i monopoli ai privati ecc ecc
Matteo volevo farti notare che hai fatto un’osservazione geniale (e non capità cosi spesso come crediamo
Aveva capito tutto Carosone con “tu voì fa l’americano”!
PS
Priorità come si pronuncerebbe in italiano?
scritto da Corrado mercoledì.03.03.10 14:26
ihihihihihihihih!!!!!!!!!!!!!
scritto da gnu mercoledì.03.03.10 14:56
Sputazzare Veltroni è sano e giusto, ma dopo aver visto all’opera Bersani, mi sembra molto più difficile.
scritto da Rob mercoledì.03.03.10 15:25
però anche io penso che il jazz sia sinonimo di libertà. solo che mi risparmio dalle altre cazzate
scritto da mumucs mercoledì.03.03.10 15:26
Non è bello da dire. Ma come ti ispira Veltroni, non ci riesce nessuno. Fai paura.
scritto da barbadio mercoledì.03.03.10 15:28
Ha telefonato Philip Roth. Ha detto che usera’ alcuni passaggi di questo post per il suo prossimo libro.
*applausi*
scritto da Marco mercoledì.03.03.10 16:28
a volte fai mooolto ridere! e meno male chè altrimenti non avrei resistito a sentire tutta l’intervista di varte’.
mi metto in fila dietro a gnu a sogghignare…
hihihihi…
scritto da mjk mercoledì.03.03.10 17:02
Riguardo al jazz credo abbia (forse inconsapevolmente) proprio ragione Uòlter. Nemmeno la libertà significa fare quello che ci viene. Come nel jazz è necessario far propri concetti complessi attraverso la teoria e la pratica per potersi poi esprimere al meglio, i cittadini hanno bisogno di affidarsi a solide leggi e all’esercizio quotidiano del senso civico per potersi esprimere in quanto individui (con tutti i corollari di band, ensemble, etc..).
scritto da Ottoman mercoledì.03.03.10 17:10
rido, rido, rido…e a quest’ora mi manchi ancora di più
scritto da silvia mercoledì.03.03.10 17:22
bordò..peccato che te sei perso la sopraffina sintesi fascia dell’anno scorso: manifestone diviso in due, obama con sotto scritto “yes he can” e veltroni “no you can’t”. e ciavevano ragione, ciavevano.
scritto da nouolternocrai mercoledì.03.03.10 17:34
Mah, a me è sembrato insieme fiacco ed eccessivo. La parte sulla puzza, poi, veramente penosa.
scritto da Marta mercoledì.03.03.10 17:36
[...] Matteo Bordone tutto da leggere, sulla nuova intervista a Walter Veltroni (Corriere.it). Tag: bordone, veltroni [...]
scritto da il problema della Coccoina « Hyde Pank mercoledì.03.03.10 18:46
ahahah!!
ma dice sul serio?tutto si riduce ad un calcio di rigore?e se poi suo figlio non può usare le gambe chi lo migliora sto futuro?
che sfarinamento…
aò bordò complimentibravo!
scritto da lacri mercoledì.03.03.10 20:38
No, ascolta, è una lotta di cliché: i suoi di “tipico” scrittore, e i tuoi di “tipico” bloggher sarcastico che ha deciso di fare un pezzo in un certo modo, pungente e scazzato come nella lunga tradizione dei bloggher sarcastici e pungenti. Ambedue completamente infossati nei loro cliché, solo che per attaccare lui, tu isoli le singole parole (incomprensibile la bagaglinata su “sfarinamento”) mentre per individuare lo stile tipico di bloggher sarcastico (il tuo) basta leggere questo post in presa diretta.
Quindi uno a zero per Veltroni.
scritto da rafeli mercoledì.03.03.10 20:40
Attendo con ansia il giorno in cui Veltroni scriverà un libro su Allevi.
Per leggere il tuo post.
scritto da Stefano mercoledì.03.03.10 21:12
ihihihihih!!!
scritto da Gnu mercoledì.03.03.10 22:04
“finisce che si ritrova con un libro che ha il valore di quello di Vespa in una mano, un fallimento politico grosso nell’altra, e il suggestivo panorama della Val di Non tutto intorno a sé”
applausi.
grazie
scritto da luca trevisani mercoledì.03.03.10 23:58
scritto da Filippo1 giovedì.04.03.10 11:26
Una modesta proposta: e se tutti noi (wo! noi) io per primo smettessimo ora e per sempre di parlare di Walteruccio “nostro”? Non sarebbe la miglior soluzione (punizione)? L’indifferenza. Totale.
scritto da gierre giovedì.04.03.10 12:27
purtroppo ha ragione rafeli e sto post e’ piuttosto penoso.
Soprattutto senza ascoltare l’intervista, cosa che non ho intenzione di fare.
jazz e liberta’: che si riferisse ai negri e non alle scale pentatoniche ?
padri e figli: chiaramente mb non ha figli, altrimenti quella roba li’, per quanto banale, e’ sacrosanta.
scritto da enrico giovedì.04.03.10 12:30
gnu ha sempre i commenti migliori. adorabile.
scritto da vinz giovedì.04.03.10 15:00
Uhm. Chi critica Bordone non tromba. Il buon vecchio gettalife non tramonta mai di moda…
scritto da Andre giovedì.04.03.10 15:41
e`un po’ che sono scappata dall’italia, non leggo manco piu’ la repubblica on line, non ho il satellite, questo blog e’ uno dei pochi legami con la matrignapatria, puoi mica postare qualcosa su busi all’isola dei famosi? grazie, ema
scritto da emanuela giovedì.04.03.10 16:06
altre idee per la lavagnetta:
-brrr, che freddy
-J’adore spirulina
-ciarpame senza pudore
-gnu wave
scritto da gnu giovedì.04.03.10 17:25
Non vorrei fare l’avvocato del diavolo, ma sul jazz Veltroni ha ragione. Perché ha scoperto l’acqua calda.
Mi spiego.
Banalizzando, potrei ricordare il genere free jazz e l’omonimo album di Ornette Coleman. Free ossia libero.
Ma etichettare con free un tipo di musica jazz è riduttivo. Ossia: negli anni ’60 un numero significativo di artisti iniziò a sposare il free jazz(per svariati motivi: politici, estetici etc). Mingus disse ad Ellington: “Perché non facciamo anche noi un disco free jazz”. Ed Ellington rispose. “Ma noi da sempre facciamo free jazz”.
Basta poi ascoltare Freddie Hubbard che in Delphia (se non ricordo male) cita Volare di Modugno per capire che il jazz è libertà. Altrimenti non è.
scritto da Francesco giovedì.04.03.10 20:02
Io penso che, oggi, il jazz è soprattutto snobismo. Altrimenti non è.
scritto da ferruccio giovedì.04.03.10 22:47
eh no il jazz snobismo no eh!!! mannaggiaaa! mi accaloro troppo, chissene di veltroni.
scritto da mumucs giovedì.04.03.10 23:03
Che poi, ora che ci penso: che caz vuol dire incistato?
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Già dire Jazz mi sembra ambiguo e generico, figurarsi giudicare il tutto in un colpo solo. Luoghi comuni
scritto da pank venerdì.05.03.10 02:39
“vogliamo fare il cazzo che decidiamo noi, senza sentirci dentro a un disegno che tiri dentro tutto” se il figlio di un avvocato vuole fare il falegname(e qualcuno lo deve pur fare!!!) il problema è che non ci vive non la scelta in se..
bordone-discorso dinastie 1 a 0
scritto da Michele F. venerdì.05.03.10 14:43