venerdì 5 marzo 2010
Talmente lento che non ti stacchi più [Heavy Rain, PS3]
Ne stanno parlando tutti come di questo e di quello, della rivoluzione e della novità, della massima espressione di quell’arte dei videogiochi che, insomma, guarda, che te lo dico a fare, sta per quasi forse diventare matura, e allora adesso diventa il cinema, diventa la scrittura, guarda guarda, torneremo a leggere un buon libro, a un film di Fellini, prima o dopo. Dicono, nella gran parte dei casi, stronzate.
I videogiochi sono maturi almeno quanto basta perché chi non li frequenta eviti di occuparsene zucconescamente. E, soprattutto, non vanno verso il cinema, non vengono dal cinema: sono, come la rete, un magma di linee, tendenze, infiniti modi di intendere il mezzo, il fine, l’estetica, l’etica, ovviamente legati in un senso e nell’altro a tutte le forme di racconto proprie della cultura popolare. I giornali spesso no, ma questa è un’altra storia.
David Cage è un ragazzone francese, un tipo sorridente che sa il fatto suo. Qualche anno fa si inventò Fahrenheit, un gioco decisamente vicino al cinema, che poi a metà saltava lo squalo con una capriola e un urlo. Però qualcosa di notevole si era già visto. Ma Fahrenheit era la prova generale. Heavy Rain, il gioco uscito la settimana scorsa, è tutta un’altra cosa. Non si spara, non si salta, non si mena, non ci sono azione e emozioni ogni venti secondi, soprattutto non è prevista un’abilità puntuale, ma una visione d’insieme, una prospettiva ampia. L’inizio è talmente pacato da dare l’impressione dello sfrantecamento delle balle; poi si resta attaccati tutto il giorno. È un thriller, vissuto attraverso le esperienze di diversi personaggi. Nel corso del gioco, i personaggi scelgono cosa fare, come comportarsi; altre volte devono fare qualcosa di complicato e possono riuscirci più o meno bene, a seconda di come il giocatore risolve le scene chiave. E la storia, che può durare da dieci fino a venti ore, cambia di conseguenza, muovendosi in una griglia di temi e sottotesti veramente notevole.
Heavy Rain è una versione notevolissima di quella cagata che i matusa e il governo pensano siano i videogiochi. I videogiochi non sono film, non sono realismo, non sono imitazione o replicazione della realtà, non passano dai libri, dai film. Heavy Rain è un videogioco, splendido, che fa tutte queste cose.
Oh là, grazie. Mi fido e lo compro.
scritto da alce venerdì.05.03.10 13:20
A 22 anni dalla comparsa di Zak McKrakken? Che tempismo.
scritto da barbadio venerdì.05.03.10 13:47
e quando dai videogiochi ci fanno i libri? vedi, anzi leggi, assassin’s creed reinassance,, è un po’ come la storia dei barbapapà, lo stesso blob che si trasforma (forse non è vero, ma volevo scrivere barbapapà). è ora di un nuovo kemuro, diglielo!
scritto da gnu venerdì.05.03.10 16:04
Sarebbe bello dibatterne in maniera più approfondita, soprattutto dopo averlo giocato e (ri)giocato. Però è innegabile che si tratti di qualcosa a metà tra film ed esperienza interattiva. Ne riparleremo, se ti farà piacere. ciao
scritto da Marco Consoli venerdì.05.03.10 16:50
Scusate l’off-topic: Matteo testerai per Wired la macchina per mettere sotto vuoto i cibi?
Sono curioso ed in rete si trovano solo pareri discordanti (probabilmente dipenderà anche dai diversi modelli, visto che in teoria il sottovuoto è di per sé un buon metodo di conservazione).
Se ne trovano vari modelli in giro, ti fornisco un paio di link:
http://www.giordanoshop.com/product_info.php/products_id/8851
http://www.amazon.com/Auto-Vacuum-FoodFresh-Preserve-Fruits-Vegetables/dp/B000WH6P5K
scritto da diego_83 venerdì.05.03.10 19:31
La cosa peggiore è sentire dire, anche da videogiocatori incalliti, la fatidica frase “questo videogioco è bello come un film”. Nel senso che un film sarebbe, a prescindere, meglio di un gioco.
Come se la maggior parte dei film non fosse tanto vuota quanto la maggior parte dei videogiochi, e la maggior parte dei libri, e così via. Anzi, visto che nell’industria dei videogiochi spesso i titoli più venduti sono anche i titoli migliori (al contrario di quanto accade nel cinema) io direi che misurare la maturità dei videogioco avendo come traguardo il cinema è abbastanza stupido.
Che poi a me i videogiochi più “cinematografici”, come GTA4, ricordano più i ritmi e la recitazione del teatro piuttosto che il cinema.
scritto da ferruccio sabato.06.03.10 01:01
Ci son altri modi in cui i non frequentanti vedono i videogiochi http://www.guardian.co.uk/tv-and-radio/2010/mar/06/jacques-peretti-indie-videogames
scritto da Vinz sabato.06.03.10 11:22
capolavoro, questo entro nella storia.
scritto da se sabato.06.03.10 17:47
E ora dovrei comprarlo?
Con Demon’s Souls appena arrivato?
scritto da Michele Carbone lunedì.08.03.10 01:46
è solo per ps3, maledetti, non è multipiattaforma….io ho xbox360, mi tocca comprare la scatola sony……odio la dipendenza….e la amo, con tutto me stesso.
scritto da fabio lunedì.08.03.10 02:14
l’ho finito qualche giorno fa, in tutto un tre giorni di fatica. Mezzo Seven mezzo Enigmista, tutto una sensazione di déjà vu ma senza l’adrenalia di un Mass Effect 2 -vero capolavoro-. Poi alla fine scopri che il regista del game ti ha imbrogliato e allora ti incazzi. Si, perchè se capita con un bel film tu non hai colpa, ma se capita che tu ci stai giocando e i personaggi li muovi tu, le cose cambiano. Penso che il ragazzone francese abbia solo avuto un ottimo ufficio stampa. Buonanotte amici della notte…
scritto da Jan lunedì.08.03.10 13:23