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martedì 9 marzo 2010

Nemmeno la sgogna mi fate venire più


Ieri sono stato tutto preso a coniare una parola che sostituisse al meglio il termine tedesco Fremdschämen, che descrive quella sensazione che si prova quando la vecchia canta una canzone popolare in televisione, e il conduttore la guarda come dire adesso finirà, e lei invece se la canta tutta — olandesiiiina bellaaaaaa, olandesiiina biondaaaaaa — strofa, strofa, ritornello, strofa ritornello, ritornello, acuto finale, oppure quando qualcuno insomma si mette in una situazione che non è solo terribile esserci, ma è ancora peggio non esserci e assistere. In tedesco la parola c’è, e vuole dire proprio quello, cioè il concetto che noi esprimiamo con «ho provato compassione/vergogna per lei». In italiano no, per cui mi sono messo, su richiesta del magico mondo della rete, del popolo di internet, del futuro, a cercare questa parola. Poi sono sceso al bar e ho letto il giornale.

Sono nato e cresciuto a Varese. È lì che ho un bel po’ di affetti e quasi tutti i ricordi. Essendo del 1974, ho visto crescere la Lega Lombarda insieme alla mia coscienza politica. Fossi nato in una famiglia diversa, senza il fratellone “comunista”, senza le idee che giravano in casa mia (niente di rivoluzionario, ma insomma), probabilmente mi sarei appassionato anche io, mi sarei riconosciuto in quel movimento che nasceva proprio giù lì dalle nostre parti, e andava contro il potere centrale e cattivo dei mangiasoldi. Per mia fortuna, non ho mai pensato che i leghisti fossero capaci di fare nulla di nulla. Ho sempre creduto che la politica, senza un’attenzione specifica e puntuale al senso e alla moralità della stessa, sia in grado di spazzare via ogni supposto “buon senso”, ogni “persona per bene”, tutti i “buon gusto” o “è così gentile” del caso. Il potere è più forte. Senza la cultura del potere, cioè la politica, resta il potere lì da solo.

La Lega ha vinto le prime elezioni locali cui abbia partecipato, e da allora le ha vinte tutte, sempre, finché non sono stato io ad andarmene. Quando, qualche anno fa, il sindaco leghista della città è stato implicato in una faccenda che stava dalle parti del peculato e dello sfruttamento della prostituzione, e la città è stata governata dal commissario prefettizio per diversi mesi, alle elezioni successive è stato eletto un altro esponente dello stesso partito. Nessun problema: la gente si fida comunque. Negli anni, la presenza della Lega come forza di governo è entrata a fare parte del fatalismo cittadino: è diventata un’idea fissa, quasi fosse una casta di potere, inamovibile come il campanile di San Vittore. Senza un’opposizione degna, la Lega si è guadagnata il lusso di sbagliare infinite volte, senza che la pazienza della popolazione venisse meno. Mai. Per nessun motivo.

Negli ultimi tempi, col raggiungimento del potere centrale da parte degli ex amici del bar, le cose si sono fatte più evidenti ancora. È scattato un senso di “adesso tocca a noi, mica Roma”, straordinariamente simile a quello contro cui si sono battuti a parole i leghisti per decenni. I mondiali di ciclismo di Varese sono stati la manifestazione tangibile di questo cambio di rotta. Era evidente a tutti che improvvisamente era nato il bisogno di cose inutili e dispendiose, era stato generato con insistenza, ribadito con forza, quasi con sdegno, come se davvero fosse fondamentale, e lì si giocasse molto. Sembrava l’incubo di un leghista: il politico democristiano del paesino nel Meridione che arriva a Roma, si insedia, prende il potere, e fa costituire un ente parastatale per lo studio del territorio, con sede nel paesino natio; ente che non produce nulla per decenni, cade a pezzi, ma dà da lavorare a uno stuolo di paesani elettori nullafacenti. Varese è diventata quel paesino lì, sotto gli occhi di tutti.

È nata anche una specie di leggenda metropolitana. In città è girata la voce che Ligresti, il costruttore, avesse fatto un numero meraviglioso. Collaboratore della comunità di recupero per tossicodipendenti Gulliver, come pena alternativa al carcere in seguito a una condanna, aveva – secondo il racconto – adocchiato un prato vicino all’ippodromo lì di fronte. L’aveva comprato, già che c’era. Poi, in previsione dei mondiali di ciclismo, avevano cambiato la destinazione d’uso di quel terreno, e Ligresti aveva costruito un albergo, che sarebbe poi diventato una cattedrale nel deserto, essendo Varese tante cose belle e brutte, ma certamente non una città turistica. Avevo sentito questo racconto talmente tante volte da abituarmici. Io stesso l’avevo propagato con gusto e scuotimenti di testa.

Invece ieri, dopo aver cercato di coniare una parola che sostituisse Fremdschämen in italiano, sono sceso al bar, ho guardato Repubblica e ho trovato questo. E non ho avuto nessuna reazione emotiva di alcun tipo, né schifo né altro. È così. Lo so. Si sa da anni. Adesso esagerano e li beccano. Ma la gente non capisce mica. Gli ultimi che hanno cacciato erano quelli della piramide con sopra le gigantografie. I prossimi saranno i leghisti. Poi arriveranno i venusiani, gli istrici viola, il partito degli alpinisti. Ma finché vanno a “inscì un brav fieu” (così un bravo ragazzo), le cose non cambiano. Tutti sanno tutto. Nessuno si preoccupa di niente. Solo di cosa giocare quando hai il due bello in mano secco, lui ha sette bello e asso quasi di sicuro, ma c’è il tre a giro, allora se io antic…


In spagnolo si dice “verguenza ajena”…letteralmente vergogna aliena! e spesso è proprio così che uno si sente verso certe cose…alieno!!
at salut!!

Non esistono anticorpi interni alla classe politica che possano arginare la deriva del potere, in nessun ordinamento ne luogo. Esiste la possibilità di creare organi di controllo che obblighino i politici a contenersi, o ad agire in modo più scaltro. Due di questi organi, il giornalismo e l’elettorato, in Italia sono inetti e servili, entrambi, e il terzo, la magistratura, è isolato e diviso al suo interno.

Il quarto (organo di controllo) sarebbe la così detta “opnione pubblica”. Ma in Italia tutto ciò che è pubblico non ha nè valore nè appartenenza e le opinioni sono un lusso da ricchi (intellettualmente). Ergo, spero che la Danimarca (ma anche la Svezia o la Norvegia vanno bene) ci annettano pacificamente perchè preda di una partita persa a Monopoli. E una volta annessi…

Io ancora oggi mi stupisco dei miei concittadini. Abito a Fondi, provincia di Latina. E’ famosa, ultimamente, per la mafia, se ne occupò pure Santoro. alle passate elezioni, provinciali mi sembra, il sindaco e un suo assessore (pdl) hanno fatto più del 50 % dei voti; per le prossime elezioni regionali accorpate a quelle per il sindaco, visto che l’ultimo si era dimesso, le cose non cambiano. Si prospetta ancora una vittoria del pdl. Ma come cazzo si può

Non mi sorprendo quasi mai quando vedo che qualcuno si intasca del denaro pubblico. E’ difficile resistere alla tentazione. Non condivido, ma ammetto la natura umana della debolezza. Quello che mi fa incazzare e’ che dei rimanenti soldi non si faccia mai, ma mai qualcosa per il bene comune. I politici italiani si dividono tutta la torta, e litigano pure per gli spiccioli. Non c’e’ piu’ vergogna. E prima o poi qualcuno in Europa ce lo mollera’ un calcio nel posteriore…

che poi potremmo anche smetterla di provare compassione/vergogna e cominciare a prenderli a pedate lì dove non batte la luce del sole. Sempre pacificamente eh.

Non ce lo mollerà nessuno un calcio nel sedere, perchè, sottilmente, subdolamente, abbiamo già conquistato l’Europa, con una faccia bella, fascinosa, ruffiana, fatta di latinlovers, ristoranti italiani, musica di mandolino, stilisti e “dolce vita”. Dietro però gli stranieri non vedono, non vogliono vedere, la mafia vera, non quella finta dei film, non vogliono vedere il machiavellismo, il fascismo…

Aspettavo il tuo articolo, e son contento che tu l’abbia messo giù (uso un “varesismo”). Vedere il buco in viale europa, e ricordarmi quando quindici anni fa dalle nostre parti si diceva “ehh, diventeremo una piccola svizzera, sì sì..” mi fa incazzare, perchè ci credevo anch’io. Loro, invece, sono diventati quello che prima odiavano, e ci han fatto lingua in bocca. Schifo, pessimismo e fastidio.

oggi non sono intelligente, oggi mi sembra di non capire niente,,, non ho neanche capito cos’è questa fremdasciamma— compassione/vergogna,,, la mia teoria, così improvvisata, è che quando in una lingua mancano le parole, mancano anche i sentimenti— anzi, esistono ma sono tabù, non si vuole accettarli— l’italiano non può accettare di provare un misto di compassione e vergogna insieme,, ma oggi non sono intelligente, sono proprio scema e non capisco niente, però quella foto lì (che non capisco chi sia, chi è?) mi fa provare un misto di felicità e dolore, chissà se esiste una parola tedesca per esprimere questa cosa,,, felicità come appartenenza, al bianco e nero, al ricordo, la targa la posa gli alberi— mia nonna che fa tanti chilometri a piedi ogni mattina per raggiunge la cartiera, e poi altri, tanti chilometri a sera,, perché la vita andava così, prima dei colori, e coi colori cos’è cambiato?—chissà se la sentivano anche loro la dolorosa e felice appartenenza– da cui non ci si può liberare, ti segue anche se te ne vai—-
capitani questa settimana ha proprio toppato col mio oroscopo

A Varese ci sono i leghisti ma a Roma sono arrivati dei fasci ex picchiatori che adesso si scoprono implicati col caro Mokbel. Li ha chiamati all’ufficio stampa del comune e come dirigente dell’Ama il sindaco Alemanno, anche lui con un passato elegante.
Chi sta peggio?

Ti segnalo che in italia è in atto da anni un tentativo di introdurre la parola mancante, che designa, nel caso specifico, la condizione in cui ci si vergogna per qualcuno che non è in grado di vergognarsi da solo.
la parola in questione è Paitoski.
Cito dal Fan club della parola Paitoski, che conta 71 membri su facebook:
“Paitoski è quello che si prova osservando qualcuno fare qualcosa per cui tu, fossi nei suoi panni, proveresti imbarazzo, senso di ridicolo, e lo provi al posto suo vedendo che lui non lo sente [...] può essere esteso anche agli ambienti e alle situazioni. [...]. Oppure, secondo una definizione aggiuntiva resa sempre sul fan club, “riunisce in sè i conceti di “rabbia”, “schifo”, “tenerezza” e “pena”
L’origine di questa parola curiosa, che è nata sicuramente nell’ambiente
universitario padovano, mi è stata raccontata alcuni anni fa, ma ora il blog dell’ideatrice è defunto, la memoria non mi aiuta e rimane solo questo fan club.

Omar Degoli

bravo, hai centrato il punto.
facciamo finta di indignarci per Bertolaso o per il sindaco taldetali quando sappiamo benissimo che nel 99% dei casi le commesse pubbliche vengono affidate agli amici.
molte volte non si tratta di corruzione/concussione. semplicemente si preferisce fare lavorare un amico politicamente vicino rispetto a un avversario o a uno sconosciuto.
alla faccia della concorrenza e di teuute quelle favolette di provenienza europea.

Che strano: io, che a Varese ci sono nato un anno dopo tuo fratello e che frequento per lavoro (lo stesso di tuo fratello con cui condivido l’amore per i Clash ed i primi ascolti dei Flag), ho avuto la stessa reazione leggendo l’articolo. Anzi prima ho avuto un moto d’indignazione, poi l’idea di conservare il pezzo per rammostrarlo ai miei concittadini legaioli e poi l’ho buttato sapendo bene che sarebbe stato inutile.
Saluti

Insomma, è la solita vecchia storia dei maiali di Orwell. La precisione storica richiede però di ricordare che i Mondiali di ciclismo furono già disputati (seppure con una spesa pubblica inferiore) nel 1951 (Fiorenzi Magni secondo, mi pare).
Condivisibilissime le considerazioni sopra esposte sulla pochezza dell’ elettorato/opinione pubblica.
In generale, in Italia c’è una sorprendente capacità di capire male le cose. La Lega, nata contro le malversazioni meridionali a danno della collettività tutta (peraltro verissime e scandalosissime), è stata ovviamente interpretata dall’elettorato (persino in buona fede, esclusi i furbi che ci speculano) non come forma di ripristino di equilibrio, legalità, buona amministrazione, ma come arma per poter fare noi le porcate che se no le fanno solo i Meridionali.

mah, con un bel calco semantico, tradurrei con il buon vecchio “vergognamoci per loro” (che era anche una rubrica di Cuore, per chi ha gli anni per ricordarla).

perchè la parola mancante deve contenere una lettera che non è del nostro alfabeto?

A me, entro certi limiti, non fanno effetto nè i favori né le mazzette, sono un effetto collaterale di tutte le società complesse in cui il potere è distribuito. Anche il moralismo attualmente in auge non mi convince, perché tutti leggiamo Rep ma poi chiudiamo abusivamente la veranda con l’alluminio anodizzato. Il problema è l’inettitudine di queste persone e la loro incapacità a realizzare qualsiasi cosa bene ed in tempi ragionevoli. Quando era al governo la DC, che di mazzette se ne intendeva assai, fecero l’autostrada del Sole da Milano a Bologna in un anno e mezzo.

Mah, ti trovo sempre un po’ troppo col dito alzato, sei tipo Serra con qualche anno in meno e più pop. Almeno Avere Ventanni era una cosa più vera, o ci provava, Coppola compreso. Te? Leggendo in giro, direi che provi a fare l’intellettuale, che vuole essere divertente e abbordabile, ma a parte le citazioni, come profondità mi sai più di articolista di Ciak. O di “amico di Luca Sofri”, la scia è quella.

Massimo, hai detto una sacrosanta verità, ma a pensare di dover rimpiangere la vecchia DC mi viene la pelle d’oca.. e se dichiarassimo guerra alla Svizzera? (o alle Cayman, così a guerra persa ci facciamo deportare e andiamo tutti a farci curare i reumatismi in spiaggia)

La nostra società, con la classe politica, l’opinione pubblica, il giornalismo e tutte le sue componenti, è il prodotto della nostra storia.
Se oggi in Italia siamo così, è grazie ai comportamenti, scelte politiche economiche e cultura degli ultimi decenni, quando c’era la DC al governo.
A mio avviso i problemi dell’Italia di oggi nascono da scelte fatte negli anni successivi al 1945.

visto che nevica, potresti mettere una delle mie frasette sulla lavagnetta! sarebbe bello, e coerente col tempo atmosferico,
le vecchie erano davvero belle— altrimenti ci sarebbero queste,, la prima è anche un po’ più colta e contiene una battutona, ihih:
-ek tou karpou, rododendro gignosko
sennò:
-io mangio cajun
-we must bleed
-gnu wave (lo so)
non sono tanto belle, ma le precedenti, che erano geniali, le hai lasciate passare così,

mettiamola così: il bosino giudica l’amministrazione dalle buche e dall’asfalto. Strade lisce come il biliardo = ottimo sindaco. E come si sa, il mondiale di ciclismo, come e più del passaggio del giro, lascia strade nuove e in ordine.
Quindi: che ce frega del magna magna, l’importante è il bitume.

Mi ricollego al precedente commento di Gnu, mancanza di parole/mancanza di sentimenti. Gli esquimesi hanno più o meno 32 parole per definire la neve. Sono unici al mondo. Noi ne abbiamo altrettante più o meno 32 per tangente.

Se cambiano i livelli ai quali aspirare cambiano gli obiettivi da raggiungere e i desideri da curare. E si pensa solo alle buche.Sembro tremendamente ubris e quindi proseguo con questo tono. Secondo è il punto che fa.

[...] Freddy Nietzsche » Nemmeno la sgogna mi fate venire più Ieri sono stato tutto preso a coniare una parola che sostituisse al meglio il termine tedesco Fremdschämen… [...]

sempre che ce ne sia bisogno, ho un’altra prova che hai centrato il punto.
Ho linkato questa cosa di Matteo sul profilo varesenews di facebook, chiedendo “che ne pensate?”
Reazione: nulla.
Sono tutti intenti a dicutere di neve, quanta! tanta!, e dei treni in ritardo.

Matteo, condivido da varesino la tua considerazione. Credi che ancora qualcosa da fare ci sia? http://andreacivati.ilcannocchiale.it/2010/03/11/destino_ineluttabile.html

[...] vista da Matteo Bordone: cita una notizia che non ha avuto la risonanza che avrebbe meritato, sui mondiali di ciclismo del [...]

ricordate le monetine tirate a craxi?! la protesta non era per la sua disonestà, ma perchè ci aveva toccate nelle tasche…noi italiani siamo fatti così…purtroppo