giovedì 11 marzo 2010
Presente continuo
(prima leggi questo)
Dopo l’ultima cerimonia degli Oscar, mi ha fatto pensare il modo in cui si è parlato di Kathryn Bigelow: come molti commentatori si siano aggrappati con fatica al più piccolo elemento, per trasformarla — che ne so — in Jane Campion, qualcosa di più femminile, in quel senso che danno a “femminile” quelli che parlano — Zeus li fulmini — di “poesia femminile”.
Allora ho pensato a come siano piccolini e inconsistenti certi pensieri automatici, certi meccanismi a orologeria che sono lì a disposizione: basta prenderli per imbastire delle opinioni pronte, come fanno un sacco di commentatori dei quotidiani, capaci di tirare qualsiasi fenomeno dalla loro parte pur di scrivere 10.000 battute, fare della sociologia da ipermercato, mostrare a tutti, con virtuosismi e piroette, quello che non c’è.
Mi sono immaginato di essere uno di questi. Ma gli articoloni pirli su quello che era successo c’erano già. Allora ho pensato di applicare gli stessi automatismi a una storia alternativa (si direbbe ucronia, ma che palle), nella quale le parti fossero un po’ invertite e un po’ no. Ci ho messo delle cose vere, il tono sardonico e blasé di chi la sa lunga, trucchetti cretini vari (alto/basso, popolare/elitario, Hollywood/Americavera, ricchi/poveri, veritàdelpickup/ipocrisiadellapiscina) e l’idea di scrivere un pezzo a tesi, da conservatore che fa il progressista.
Siccome l’analisi è scema come i riferimenti, e non condivido una parola, l’ho scritto in corsivo come se fosse la citazione di un pezzo scritto da qualcun altro, ci ho messo il titolo di un romanzo di Morselli che racconta una storia alternativa, ho corredato il tutto con una foto di due scimmie che si spulciano: hai visto mai che qualcuno capisse il cazzo di giro che mi ero inventato. E non lo so, se qualcuno ha capito. Perché questo post che state leggendo si è pubblicato da solo, in automatico, a fine giornata.
Quello che penso di The Hurt Locker l’ho scritto quando il film è uscito. Quello che penso di Kathryn Bigelow mi ricorda innumerevoli litigate con gli amici che sottovalutavano Point Break, quando non sostenevano che fosse un film fascista. Della vittoria penso che sia talmente femminista da non esserlo.
E scusate tutto questo giochino imbecille.
Va tutto ok, e grazie per il reminder su Morselli, next book on the shelf, with shelfmates.
PS_ questa storia della donna che fa strano quando còlta a fare ogni cosa è noiosa, già. Speriamo che passi.
scritto da ROZ giovedì.11.03.10 20:29
con tutte le differenze possibili siamo uguali. il resto e chiacchiera
scritto da lisa giovedì.11.03.10 20:35
Utah&Papas… Ecco dove sta la vera gioia dell’assegnazione di questo Oscar
scritto da pensieriprecari giovedì.11.03.10 20:44
“E scusate tutto questo giochino imbecille.”
E di che? Fai pure come fosse il tuo blog.
scritto da Pietro giovedì.11.03.10 21:26
Perché Point Break sarebbe un film fascista?
scritto da Luca giovedì.11.03.10 23:36
Io,,come quando facevo le versioni,,,avevo capito tutta un’altra cosa che però aveva una sua coerenza e logica—così avevo pensato di essere molto furba/// tipo che col registro dell’ironia tu avessi ribaltato ogni concetto///e quindi il futuro era passato,il sinistro destro,il contro a favore&&&che bello, non avevo capito niente,quindi tutto;;;; AVVISO:questo commento potrà apparire sconclusionato e inappropriato,ma è colpa del timer,l’ho programmato per autoprodursi dopo la mezzanotte
scritto da Gnu venerdì.12.03.10 02:15
Ke forte però—parlavamo proprio prima di point break,,tì me ne parlava,e anche di peter pan,,,prima ancora mi ha insegnato riformista e ho pensato a palingenesi—adesso mi sembra tutto terribilmente attinente– però,anch’io vorrei sapere in che senso point break sarebbe un film fascista,ce lo dici?
scritto da Gnu venerdì.12.03.10 02:29
Non ti stavo riconoscendo, infatti….
G-E-N-I-A-L-E !!
scritto da Fabrizia venerdì.12.03.10 03:48
grazie della spiega, siamo mica tutti acuti come ems
scritto da Chelidon venerdì.12.03.10 09:12
Interessante.Devo capire la differenza tra distopia e ucronia.
scritto da macinino venerdì.12.03.10 14:24
bella bordonz che sopravvaluta la supersintonia di noi consumatori continui (e dipendenti!) del suo blog!
anche io avevo tutto un mio film, ma che mi aveva comunque lasciato con la sensazione non per forza spiacevole che ancora mi sfuggisse qualcosa…
scritto da mjk sabato.13.03.10 12:45
sono femmina.grazie.
scritto da mlcbrown sabato.13.03.10 22:49
katryn è brava! punto
scritto da simona lunedì.15.03.10 11:17
Approvo al mille per cento. Nei giorni successivi all’Oscar c’era da mettersi le mani nei capelli a leggere le robe scritte sulla Bigelow, su Avatar e sugli Oscar, da gente che non sa niente di nessuna delle tre cose.
Al centesimo articolo che parlava “come è strano, un film di guerra pieno di uomini, diretto da una donna, ahh la sensibilità femminile” mi è venuta voglia di mandare nelle redazioni l’opera omnia della Bigelow e dire guardatela, che almeno sai di cosa stai parlando.
scritto da david lunedì.15.03.10 17:35
Aggiungo, inoltre, a quelli che hanno scritto della vittoria della sensibilità femminile della Bigelow contro il machismo miliardario di Cameron, bisognerebbe fare una discorso sulla centralità del materno e del femminile in tutti i film di Cameron.
scritto da david lunedì.15.03.10 17:40