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sabato 27 marzo 2010

Molto meglio guardare un bel culo


A una trentina di ore dalla fine di Rai per una notte, in rete c’è uno strano fibrillo stupidino. Su tutti i social network che frequento ci sono molti entusiasti dell’evento, ma soprattutto c’è la gara a smarcarsi, a sbuffare, a dirsi smaliziati, impassibili davanti a questa sciocchezza. Siccome per anni i frequentatori della rete sono stati poco capaci di rapportare le dimensioni dei fenomeni propri di quel contesto al resto del paese, attribuendo successi nazionali a gruppi sociali grandi come al massimo come uno stadio semivuoto, adesso siamo all’inversione ufficiale di tendenza: qualsiasi risultato della rete (e non solo) è una cazzatella, cosa credi?, non sarai mica così ingenuo da pensare veramente che…?, non è mica Amici!, ecchessarammài?!

Anche questa, come la fase del frigorifero che fa la spesa da solo con l’internet, è noiosa e imbecille. Ma c’è una aggravante: qui a essere pompato a dismisura è l’ego di chi parla, non le capacità ipotetiche di un mezzo del futuro, ammirato con lo slancio e l’ingenuità di un bambino che guarda un trenino elettrico. Questo perché prima la rete era un posto di nerd, che sono tecnocratici per definizione, e ora è un posto di personalità sociali, che sono egotiche oltre la sfera del tuono.

Al di là di quello che l’evento di ieri abbia voluto dire, di quanto questa eccezione alla regola sia solo funzionale alla regola stessa o possa farsi normale e produttiva fuori da una logica barricadera, io ci terrei a sottolineare qualche aspetto che mi ha colpito.

Per prima cosa bisogna dire che quella sinistra lì continua ad avere dei gusti musicali da mani nei capelli: Teresa De Sio riesce a far sembrare modernissimi gli abituali musikanten kefiati e molli della Dandini.

Poi c’è che Daniele Luttazzi era in forma smagliante. Da qualche anno mi sembrava involuto, ombelicale, stizzito, privo delle doti di impertinenza violenta e insieme lieve dei suoi momenti migliori. A questo proposito vorrei ricordare che negli anni Novanta, alla RAI, (Magazine 3, RAI 3 di Guglielmi), poteva andare in onda, ovviamente non alle otto e mezzo, un pezzo comico sulle “scoregge vaginali”: roba che oggi ci sembra non solo impossibile, ma illecita, esagerata, da censura, come se facessimo tutti i direttori di rete.

Luttazzi, abbandonato il peso della carogna bulgara degli ultimi anni, è stato perfetto nei tempi, nei toni, nel modo di portare le battute, e anche nella capacità di smuovere gli organizzatori e la platea. A differenza di Cornacchione e Vauro, Luttazzi spiace in qualche misura anche ai buoni, mentre li prende per il culo per attaccare i cattivi. È fedele, insomma, a quello che ha sempre dichiarato: fare satira alla Lenny Bruce. Le facce di Ruotolo e Santoro mentre lui parlava di sesso anale erano molto eloquenti: si sentiva chiaramente che stava spingendo via dal palco i concetti “cattivo gusto”, “non sta bene”, “non è il caso”. Ma ancora più eloquenti erano le risate del pubblico, fragorose, a testimonianza del fatto che il buco del culo, il cazzo, la figa e la merda divertono molto la gente. È che le reti non hanno il coraggio, non capiscono più, hanno altri progetti — tengono Ferrara e cacciano Luttazzi per spendere il decuplo e perdere pubblico, per esempio — anche se è chiaro che il turpiloquio e i temi bassi sono fondamentali. Sono cose che ci divertono da matti, ci piacciono, ci smuovono, ci fanno arrossire e producono in noi un senso di liberazione pari a quello che si ha facendo tanta cacca. Col vantaggio che siamo bestie sociali, la cacca in pubblico viene male, e stare in mezzo agli altri mentre si prova quel misto di vergogna e esaltazione è la base della forza di tutti i comici americani che tanto ammiriamo. («Mah, la cacca, ecchessarammài?! Pfui! Certo che ti diverti con poco. Tsè.» Guardate che vi sento, manica di pirla.)

Una cosa che mi ha veramente lasciato di stucco invece è stato l’intervento di Norma Rangeri. A dire la verità, conoscendola, avevo la cazzuola in mano già prima che parlasse: sapevo che lo stucco sarebbe arrivato in una certa quantità, magari non nella forma di un’onda anomala così spaventosa. Alla fine mi sono ritrovato con la cazzuola tutta piegata, come un tergicristallo sabotato.

Quando è toccato a lei, dopo un po’ di lagna sul finanziamento pubblico alla stampa (che io trovo indifendibile, ma adesso lasciamo stare) Norma Rangeri ha detto questo.

La grande bomba di Berlusconi è la televisione. Ma in particolare è l’ignoranza che ha diffuso e sedimentato. Io sono andata — molti di voi sono di Bologna ovviamente, non sono di Roma — io sono andata alla manifestazione di piazza San Giovanni e sono rimasta colpita perché vedevo delle facce che già conoscevo, e mi dicevo «Ma dove li ho visti?» Li ho visti da Maria de Filippi, li ho visti la domenica pomeriggio su Canale 5. È la stessa… Sono le stesse persone, che non sanno, che non hanno altra fonte di informazione che quei programmi, e che quindi amano un leader perché sono connessi soltanto con un certo tipo di televisione. E allora questa cosa che noi facciamo qui è molto importante. Sfondare il muro della censura è una cosa importantissima, ma c’è una periferia del paese che non è collegata con l’informazione. Noi non possiamo, come purtroppo ha fatto la sinistra in tutti questi anni, lasciare a Berlusconi metà del paese.

Da dove comincio? Va be’, comincio.

Se una si occupa di televisione da anni, per un piccolo giornale finanziato dallo stato, che vende poche copie a un pubblico molto schierato e ristretto, come può credere che gli altri siano la periferia? Come fa a pensare che quello non sia, molto banalmente, calcolatrice alla mano, il centro? E poi, soprattutto, quanti anni devono passare prima che Norma Rangeri, e con lei una fetta di sinistra, faccia la pace coi poveri, con gli ignoranti, i disinformati, con le persone comuni di cui è fatta una parte gigante di questo paese? Non succede mai che ci si chieda perché in altri paesi ci sono i quotidiani popolari che vendono milionate di copie, mentre da noi niente di niente; perché le vendite bruciano inserti e enciclopedie da anni; perché negli ultimi tempi l’unico momento di esaltazione collettiva per la stampa italiana sia stata la fase D’Addario. Mai. È sempre colpa degli altri, dei cattivi, di chi agli impiegati non dà Rossana Rossanda, ma Barbara D’Urso.

Tutto l’intrattenimento televisivo, da Furore a C’è posta per te, passando per decine di altri programmi che hanno da sempre avuto un successo dirompente, si occupa di cuore, corna, scivoloni, scherzi, lacrime, celebrità istantanee, abbracci, risate sceme e mille altre cose che non hanno a che fare con la politica. A volte sono fatti meglio, altre volte sono fatti peggio, ma questo vale per tutto. Quello che è certo è che non sono programmi che parlano di storia, di grandi approfondimenti sociali, di giornalismo, né fanno giornalismo in senso stretto. Poi uno guardandoli capisce di più del paese che bla bla, va bene, e si torna al paragrafo precedente. Però insomma, non è che quei temi non ci siano in tv, anzi. Quello lì è un pezzo fondamentale della TV, certo, nessuno lo mette in dubbio; esiste da noi come in tutti i paesi del mondo. Anzi, da noi c’è di più per quantità, e di meno per rilevanza e autorevolezza.

Ma il cuore della TV è nel suo non essere il Manifesto, nell’essere un mezzo popolare che travalica le classi e le opinioni, unisce tutti e spalma tutto, pur essendo straordinariamente disomogeneo e incasinato. C’è un piccolo programma da qualche mese, mi pare si chiami Blob, credo vada in onda su un canale nazionale. Se ho capito bene è un programma che impasta i materassi di lana merinos e i discorsi del Presidente della Repubblica, le docce del Grande Fratello e le guerre civili in bianco e nero. Se non altro, se non almeno vent’anni di televisione popolare italiana, consiglio a Norma Rangeri e a chi l’ha applaudita con lo slancio delle grandi verità, di guardare questo Blob, e chiedersi veramente se la TV non sia in sostanza uno scatolone meraviglioso in cui ci sta tutto.

Il problema è che nelle parole di Norma Rangeri, e di certi suoi colleghi (e lettori), si respira da sempre una certa insofferenza, un fastidio palpabile nei confronti della televisione. Non c’è amore, non c’è passione, non c’è curiosità e non c’è divertimento: c’è un plauso composto per i programmi di approfondimento seri, uno slancio rosa lussemburghese per quelli che attaccano la destra, uno sdegno severo verso tutto il resto. Solo quando il mezzo è usato per andarsene un po’ da sé stesso, allora sì, allora piace. Quando è assimilabile al giornalismo di carta, quando è di servizio, quando perde tutta quella carica sinceramente anarchica che provavo io quando sentivo pronunciare le parole Has Fidanken, guardavo gli Horror degli anni Trenta a notte fonda nel lettone con mia sorella, sentivo gli occultisti parlare di tibetani levitanti al Maurizio Costanzo Show.

Io mi sono convinto che delle cose di cultura popolare si debba scrivere se le si ama almeno un po’. E per amarle si deve amare il mezzo, la struttura, quello che ci succede dentro tutti i giorni, non le potenzialità eventuali di un futuribile e splendidissimo mondo di Svezia spaziale di domani. Essere onnivori è un prerequisito, proprio come per i patiti di calcio, che se capita guardano anche l’amichevole Al Nasr-Hull.

Se no si fa la figura di chi schifa Avatar e dice «Vuoi mettere Billy Wilder?!», arriccia il naso sui videogiochi e ripete «Ma i trenini di legno?», prova orrore nei confronti di Carramba e incalza «Le notti della Repubblica di Zavoli: quella sì che era televisione».


Neytiri:Story of my life. I always get the fuzzy end of the lollipop.

Mi sembra proprio un gran pezzo, che tra l’altro dà ottimi argomenti per l’onnivorismo.
A me colpiscono negativamente tutti i meccanismi (retorici soprattutto) che spingono sul “noi” (come in parte ha fatto Rangeri, se ho capito bene quello che dici). Sì, d’accordo, ci vuole anche il “regrouping”…
Sulla musica non comincerei nemmeno.
Saluti.

Ok! Dopotutto ti leggo perché la penso come te.

Io penso che esista una certa sinistra elitaria tutta un cianciare di ovadiapetrinimerinipasolinipasolinipasoliniilprimomaggio ebellaciaononcisonopiùlelucciolespegneteiltelevisoreenonsiinterrompeunemozione iljazzmaquellomolleilfolkdiognipaeseevalorivalorivalorisolidaritaoliodicolzaebottegedelmondoetc.
che ha rotto le palle da almeno venti anni,noiosa vecchia e pateticamente ed orgogliosamente sempre un passo indietro (del resto non era proprio il sempre citato a caso pasolini, a dire che il popolo è sempre il più moderno?)

Ehi intellettualtroskistapetrinista! questo puzzo che ti fa arricciare il naso si chiama ITALIA fattene una ragione!

Il mezzo del futuro…il mezzo del futuro…il mezzo del futuro…il mezzo del futuro…il mezzo del futuro…il mez…

Luttazzi è anche un medico a cui per me fa schifo il corpo umano, e in particolare quello femminile. Le sue battute non sono avanguardia, non sono provocazione di un’intelligenza superiore, sono solo in molti casi sessismo, falla sul corpo maschile la battuta e poi siamo pari e ti sto ad ascoltare.

Vorse viziato dal socialismo scandinavo in cui ho vissuto negli ultimi anni ho
notato una cosa. Una cosa che mi ha reso triste. La signora in cassa
integrazione della fonderia. Che si lamenta che lo stato la obbgliga a vivere
con la cassa integrazione di 700 euro. E che non puo’ arrotondare con dei
lavoretti (non si e’ capito se in nero o in meno). Tagliamo corto sul fatto
che non ti puoi lamentare se “lo stato” non ti lascia lavorare in nero. Certo che non ti lascia.

Quello che mi ha scioccato e’ stato il dire che lo stato la obblighi a vivere con solo 700 e ancora piu’ gli aghiacianti applausi a profusione.

Mi dispiace ma io la vedo cosi’: lo stato ti dice, ci sono 700 euro al mese e ringrazia che ci siano.
Se non ti sta bene puoi sempre trovarti un altro lavoro. Non un altro “posto di lavoro” ma un altro lavoro.

In Danimarca ci sono un sacco di ammortizzatori sociali. Ma nessuno te li da gratis e per sempre.
Mentre prendi la cassa integrazione sei obbligato a seguire corsi di formazione e a inviare almeno un CV alla settimana.
Dopo tre anni di cassa vieni “attivato”, ovvero se c’e’ da tagliare l’erba nei giardini pubblici chiamano te, una sorta di servizio civile.
E infine una aggiaciante verita’: in Danimarca ti possono licenziare senza problemi con solo 3 mesi di preavviso nel settore privato.

Putroppo la nostra mentalita’ catto-assistenzialista non ci permette di capire che la fonderia e’ andata in India o in Brasile.
Che il tuo lavoro non c’e’ piu’ e che devi rinnovarti e fare un altro lavoro.

Ma non e’ colpa della signora che lavorava in fonderia. Io non ce l’ho con lei.
Putroppo se lei volesse cercarsi un nuovo lavoro come si fa in Danimarca si troverebbe di fronte a un muro di gomma.
Nessuno la assumerebbe a 40 anni. E poi oggi nessuno assume piu’ nessuno in Italia. Si dovrebbe aprire una P. Iva…
…va bhe basta la storia la conosciamo.

Sarebbe proprio bello se si smettese di fare leggi sui “processi corti” e iniziasse a farne qualcuna per aggiornare il mondo del lavoro in Italia.
Le industrie vanno in Brasile India e Cina. In Italia si fara’ altro in futuro.
E permettetemi un: SINDACATI CAZZO E’ ORA DI SVEGLIARSI !!

Aspetta, Matteo. Credo che la Rangeri intendesse un’altra cosa.
Non è che c’è niente di male nell’intrattenimento popolare, c’è forse qualcosa di male quando modi e forme di quello stesso intrattenimento poi vengono utilizzate nella comunicazione politica, e soprattutto dalla stessa persona che ha ideato e continua a foraggiare l’intrattenimento tv. Il problema è tutto qui, nella funzione pre-politica di Barbara D’Urso, nelle regole di Amici che cambiano a ogni puntata (cambiare regole in corsa? si può!). Il punto non è il culo di Belen, il punto è poi che lo stesso politico che ce lo fa vedere in tv si lascia andare a considerazioni sessiste (e qui mi fermo) per chiudere il cerchio, e autoalimentarlo.
Il giorno della manifestazione di San Giovanni in piazza c’ero, per lavoro. Tu immaginati questa scena. Mentre suona l’orchestra di Demo Morselli, la voce del conduttore chiama a uno a uno sul palco ben illuminato i personaggi, che si dispongono in riga, in ordine di importanza (i più noti al centro) salutando e sorridendo, mentre il pubblico applaude. Che ti viene in mente? Esatto, è “Buona domenica”.
La tv, certa tv, ispira la comunicazione politica. Ma se aggiungiamo che quella tv è la stessa del presidente, allora non è difficile credere che la tv sia, piuttosto, propedeutica all’evento politico. Lo rende riconoscibile, quindi gradito. Crea, prima del consenso, le condizioni del consenso. Anche con il culo di Belen.
Che ne pensi?

Ti sei scordato di Morgan, però. Ma vabbé è solo un paragrafo del capitolo Norma.

e poi di Monicelli che, alla fine del suo intervento, forse senza neanche accorgersene, era la voce di Nietzsche, e poi di Marx.

e poi di Iacona, che se Morgan si fosse stato zitto.

ps. a me La De Sio non è dispiaciuta, sì il popolo!, il diavolo e l’acqua santa visti “de sinistra”, però, però.

Ottumo Gabriele!

Ero venuto per lasciare un commento. Poi sorprendetemente l’ho trovato già scritto come meglio non avrei saputo.
Concordo parola per parola con quanto ha detto Gabriele.

Ma la Rangieri non attacca l’intrattenimento popolare!
Dice soltanto che le regole dello spettacolo televisivo e di intrattenimento si sono radicate a tal punto nelle persone (nella maggior parte delle persone, nel centro non nella periferia) che vengono usate per declinare ogni aspetto della realtà, dalla vita sociale a quella politica!
Secondo me però non é che tutto ciò é propedeutico alla politica: non c’é un piano dietro…semplicemente con Berlusconi si comincia a far politica nello stesso modo in cui si allestisce uno show popolare e quindi la gente trova pane per i propri denti affilati su anni di zapping per reti private.
Detto ciò, quanto dice Gabriele é giusto: ma allora il problema non é solo di informare e sconfiggere la censura, bisogna fornire dei nuovi parametri alla gente per interpretarle queste benedette informazioni!

Comunque secondo me due parole su Morgan (e su che male abbia fatto alla trasmissione) bisognerebbe pur spenderle.

Ottimo su Luttazzi. Per il resto stronzate. Chi ha detto che se amo il pop mi devo ingozzare acriticamente di ogni cosa che lo schermo mi rigurgita addosso? Chi ha detto che se mi piace la pizza ai peperoni allora devo ingoiarmi senza masticare pure quella colla nutella che mi fa schifo? Onnivoro sì, ma capace di dire se quello che mangio mi piace oppure no.

ottima scelta Jordan McDeere

Io, quando ha iniziato a parlare Norma Rangeri, sono andato a fare la cacca. E ne ho fatta tanta.

Sulla carica anarchica di Has Fidanken mi hai fatto venire voglia di entrare in un ufficio postale imbracciando un M-16 e di sparare a casaccio sulla folla. Poi mi sono guardato attorno, ho visto che non ho M-16 a portata di mano e mi sono bevuto un caffè.

Matteo, il Manifesto per te è chiaramente un’ossesione, concedimelo. Sono assolutamente d’accordo con quanto detto poco sopra da Samuele: concetti chiari nell’intervento della Rangeri se la si ascoltava senza bias. Per quanto riguarda l’uso del termine periferia, da che mondo è mondo, il centro non è dove « c’e’ piu’ gente » ma dove c’è vita (= idee), e, mi dispiace, le idee nuove non vengono dai « giornali poplari » neanche nella tua amata GB. Sono d’accordo, bisogna fare uno sforzo ulteriore per adeguare le forme di comunicazione, ma corna, scivoloni, scherzi e lacrime non sono necessità della gente, sono svaghi imposti per evitare maggiore consapevolezza. Non so se te ne sei accorto, ma la gente di solito non è piu’ « felice » dopo una giornata davanti a pomeriggio 5, come potrebbe esserlo dopo un bel film, giusto per dire che la d’urso non ha colmato alcuna vera lacuna nell’animo degli spettatori.
Per quanto riguarda la sinistra e il popolo, consiglio a te e a Cesare (qui sopra) la lettura di Lettere Luterane di Pasolini, dove la differenza fra quello che era il popolo e quello che stava diventando negli anni settanta (grazie a la nascente società consumistica) è esplicitata direttamente. Cosi’ magari quando citate Pasolini (@Cesare) lo citate a proposito e non dite l’esatto contrario di quello che diceva, eh?

Per quanto riguarda la musica, secondo me la de sio non è stata male. Nel contempo non commenti morgan (perchè poi ? non capisco), che rappresenta invece la quintessenza dell’insipienza (musicale, intelletuale, ma pure mediatica e commerciale) di tanti che vogliono un nuovo vago e senza idee, e che hanno recentemente avuto visibilità perchè in fondo non rappresentano che una delle declinazioni dello status quo. Mi sorprendo a dirlo, ma venditti giganteggiava al confronto. La migliore uscita, elio : io guardo solo trasmissioni di animali…
D’accordissimo (almeno quello !) su Luttazzi. Ciao.

Leggo le Lettere Luterane, va bene. Non ho commentato Morgan perché faceva pena. Mi sembrava si commentasse da solo. Ho parlato del sul declino tante volte, e adesso mi pareva che non fosse necessario. La stampa popolare è piena di idee, sinceramente. Mail e Express tracimano di roba. Davvero. Ma soprattutto la politica e la comunicazione non possono prescindere dal centro numerico, perché siamo in democrazia. Si può fare finta di niente, ma è così. Chi vince, vince in mezzo. Gli altri perdono.

Non ho sopportato neanch’io, da parte di molti abitanti abituali e navigati della rete, questo prendere le distanze dall’evento, questo volerlo per forza ridimensionare, queta compulsione a smorzare ogni entusiasmo. Se la sinistra continua ad essere debole lo dobbiamo proprio a questo continuo atteggiamento esasperatamente cerebrale e critico, spesso veramente un po’ fuori luogo.
Luttazzi è stato la vetta di tutto l’evento e ha toccato livelli sublimi.
Per il resto però sono d’accordo con Gabriele e nello specifico farei le medesime sue considerazioni.

“leggo lettere luterane”, deal! io vado a vedere il mail e l’express, promesso. ciao.

Concordo ;-)

@ilbuonvecchiobuna
l’utilizzo di una citazione di pasolini dal “canto popolare” all’inverso del suo significato (il popolo sempre più moderno perchè non l’abbaglia la modernità)
era ironico, per questo ho scritto “il sempre citato a caso pasolini”

In sostanza: Luttazzi parla di figa, di culo, di cazzo e di cacca, e ci diverte, ma ci diverte soprattutto perché ne parla in maniera completamente diversa da come se ne parla nelle trasmissioni della De Filippi e compagnia. Il materiale linguistico e le immagini possono essere simili, ma le metafore sono altre, sono diametralmente opposte. Questo è il nodo del ragionamento, secondo me.

Bel post, grazie Matteo

cesare, scusa – davvero -non avevo colto. ho letto come al solito di fretta.

matteo: “Non ho commentato Morgan perché faceva pena.” Si’, pero’ a noi piace quando parli di “lacrime e scivoloni”!

Quando si legge Matteo (e probabilmente quando si legge qualunque testo) bisogna cercare di capire una cosa, soprattutto prima di commentare:

Chi fa una critica di ogni tipo (1) seleziona ALCUNI elementi risonanti, (2) li mette in relazione con giudizi e pensieri (altri elementi) personali o scientifici e (3) utilizza poi alcune considerazioni o riflessioni emergenti per comunicare un messaggio, un argomento, un idea che spesso prescinde dall’oggetto della critica.

Quindi: la questione di elementi mancanti nella critica è folle (non ha parlato nemmeno della cravatta di santoro! – si fanno scelte) – la questione di quello che voleva o non voleva dire la Rangeri è irrilevante, quello che conta è quello che voleva o non voleva dire MATTEO attraverso la critica di quello che ha visto e sentito.

Non si critica mai nulla con il solo fine di criticare, la critica è uno strumento proattivo, altrimenti basterebbero tante stellette.

Ottimo pezzo e grazie per l’analisi su Luttazzi.

“la questione di quello che voleva o non voleva dire la Rangeri è irrilevante, quello che conta è quello che voleva o non voleva dire MATTEO attraverso la critica di quello che ha visto e sentito.”

Da dove comincio? Va be’, NON comincio, quello che dico sarebbe irrilevante rispetto a quello che pensi già, giusto? mah.

Molto bello questo post,sí,, interessante anche su luttazzi che pure a me non ha fatto un gran ridere–anzi// ora parlate di vette, non sono d’accordo per nulla. Ci sono molti tipi di risate,alcune forzate da un esplicito che ci imbarazza,alcune forti e fragorose quasi a dimostrare: e che problema c’è?è questione di punti di vista,, A me “culo disossato” non mi fa schiantare dalle risate, ma non dubito che a molti faccia sganasciare sul serio e non ci trovo poi niente di così male— mi è piaciuto moltissimo benigni,coi suoi ribaltamenti

Studio 60 forever!

A me è piaciuto molto l’intervento della Gabanelli, ha detto in tre minuti quello che altri toccano di striscio, senza inutili autocommiserazioni o piagnistei.
Non ho riso per la maggior parte del monologo di Luttazzi, perchè erano parti già sentite e risentite nei suoi spettacoli, ma quando ha interpretato il suo “editto bulgaro” mi sono quasi commosso, dev’essere stato un momento quasi catartico, non solo per lui.

Dorfles e Monicelli un dolore, perchè invocano il giusto, perchè sono vecchi e della vecchiaia estrema hanno tutta la tristezza e la calma. Hanno le parole di chi sa che già non c’è più. Le frasi che escono a stento dalla bocca secca, impedita. La lentezza soprattutto.

Bel post, anche se non ho capito perchè hai cominciato a parlare della rete e sei passato alla TV. Tu sei proprio innamorato caro mio. Più che innamorato, io preferisco pensarmi come uno Curioso e dentro la TV posso dare una sbirciatina su una marea di cose. E mi piace. Andrebbe comunque aperto un dibattito generale sul tema: il futuro della rete post raiperunanotte. Originale nevvero?

Il monologo di Luttazzi mi ha fatto pensare alle cattedrali medievali che, dovendo “raccontare” al popolo una storia, la rappresentavano visivamente e in modo semplice affinchè chiunque potesse comprenderla. E lui è stato bravissimo in questo: ha trovato un tema sufficientemente popolare e basso, conosciuto anche dalla casalinga che guarda uomini e nonne (IL SESSO ANALE) e tramite questo tema ha raccontato una storia che normalmente la suddetta casalinga non avrebbe mai neanche intuito, ma a cui certo ora ripenserà, se non altro quando andrà in farmacia a comprare la preparazione H….

Se chiedete a Luttazzi di farvi sganasciare, probabilmente vi dirà che non garantisce di riuscirci. Se gli chiedete di farvi inorridire con la “blasfemia” del grottesco, e di iniettarvi tutto il veleno che il grottesco può iniettare, vi dirà di mettervi comodi. Con Luttazzi sfondate un portone. E mi si passi “sfondare” e anche “portone”.

Che sia sessista lui e che offenda il pudore, francamente è un anacronismo borghese che ha stancato.

Credo che Norma Rangeri intendesse dire un’altra cosa.

Sulla musica concordo: faceva schifo.

Mi dispiace per Morgan.

Non so come spiegarmi. Raramente mi capita di essere così tanto d’accordo con un post così articolato.

Alcune osservazioni in ordine sparso: la tv è sempre stata considerata (non chiedetemi di citare, l’esame di Comunicazione di massa è lontano, ormai) un mezzo troppo potente per essere lasciato al privato (che poi ad un certo punto siano cadute le barriere è un fatto puramente economico); bene l’onnivorismo, bene la spugna, ma non è roba per tutti; ci sono programmi tv che fanno male, che costruiscono disastri culturali, basandosi sulla carenza di attenzione e istruzione del pubblico (Striscia. La. Notizia). Non dico che sia la tv a rincoglionire il pubblico, ma che certa tv sfrutti le mancanze del pubblico e contribuisca a plasmarlo, in peggio. E Amici è parte di tutto ciò: perchè c’è tanta differenza tra seguirlo con gli amici e cazzeggiarci sopra e commentarlo rispetto a stare davanti alla tv, senza filtri, voglia e possibilità di capire e non subire.

E sa a uno fanno schifo sia la Rossanda che la D’Urso?

E SE a uno…

un piccolo commento in ritardo solo per applaudire l’intervento di Gabriele

Si lamentano 365 giorni all’anno che in Italia c’é la dittatura e che non c’é libertà di stampa quando poi per 365 giorno all’anno ci riempono della loro faziosità senza alcuna prvazione della libertà d’espressione! La RAI ha varato un regolamento soto elezioni su richiesta di un esponente del partito Radicale che é imparentato con il PD! E’ ovvio che il Centrodestra ne ha approfittato! Santoro & C. dovrebbero eventualmente fare il processo a quel politico del partito Radicale invece di dire che é sempre colpa di Silvio Berlusconi (che pure colpe ne ha…).

http://pastaperte.blogspot.com/2010/03/michele-santoro-proprietario-della-rai.html

Complimenti per il blog é fantastico!

Leggo solo oggi e solo grazie a sofri:
Bella Libo!

E sulla Rangeri aggiungerei che il suo fastidio non è solo per la televisione ma soprattutto per chi la guarda.

Pensa anche a cosa hanno fatto alla radio, a programmi intelligenti, di cazzeggio, ma che facevano riflettere, pensare, hanno sostituito un programma di comici alla Zelig.
Si sono semplicemente “adeguate” le forme di comunicazione al gusto della gggente o cosa?

troppe cose dette troppo bene da (quasi) tutti. Ma che bella gente che c’e’ qui… :)
Luttazzi per me di nuovo in forma, meno zitellaacida e piu’ efficace, soprattutto nel parallelo tra “le tre fasi”.. Penosisssssimi Morgan e Venditti, roba da “degna degna degna sepoltura”, come avrebbe detto Elio

io ci ho ripensato. ho fatto sedimentare il monologo di luttazzi nella mia coscienza (uau),, e basta, ,, ho capito che sono veramente stufa di sentir dire splendido pazzesco inarrivabile, lenny bruce e perché la cacca, il basso il tabù, le maniche coi pirla dentro. per cui lo dico IO SONO PIRLA, MOLTO PIRLA, ma a me il monologo di luttazzi ha dato molto fastidio, in quanto donna e vorrei capire perché nessun’altra donna lo dice. evidentemente sono l’unica donna pirla e aliena che frequenta questo blog. ma per quanto la metafora reggesse, si fondava su una prospettiva totalmente maschilista, che fa ridere voi maschi, appunto, in cui la donna è poco più di una gallina con un buco, anzi un buco con una gallina intorno ansiosa e trepidante in attesa di essere
“disossata”— ci torno, su questo disossata perché lo trovo perfino macabro. comunque beati voi, che avete riso di gusto, che vi siete sentiti liberati, dico sul serio, e saluti al neo nipponico

Gnu, grazie MILLE, in realtà ho detto la stessa cosa anch’io diversi post più su.
A me sinceramente dà fastidio anche il titolo di Bordone, e ovviamente il riferimento più imbarazzante che a tutti è rimasto nella mente, ma anche il post era alla Lenny Bruce ed era questo lo scopo – di fatto però Bordone in questo post non vuole parlare anche a me.
Ma dalla prospettiva maschile tutte queste considerazioni hanno veramente poco senso.
Luttazzi è l’erede di Scozzari Giuliano Pazienza del Male di fine anni ’70, stessa ferocia e stesso identico maschilismo, sempre giustificato però perchè stiamo parlando di gente molto intelligente, moltissimo.

Gran bel post, complimenti.
Un’unica considerazione sul finale: Avatar e Billy Wilder, Carramba e Zavoli. Premesso che adoro sia la fantascienza che Billy Wilder, forse il punto non è schifare Carramba e innalzare Zavoli, forse il punto è che il baricentro della tv si è spostato troppo verso Carramba a scapito di Zavoli e vorrei poter avere le due cose, non vagonate di Carramba e ogni tanto, se capita (e se non disturba qualcuno), Zavoli. Per il resto sono proprio d’accordo con te. A cominciare dalla sensazione dei “manifesti” di essere centro e non periferia, e lo dice uno che il manifesto l’ha letto per un quindicennio, ma a un certo punto mi sono stufato dei rasta o della kefia in prima pagina ogni volta che c’era una manifestazione di quante persone? due trecento? L’autoreferenza è una brutta bestia.

a scanso di equivoci: Luttazzi è considerato talmente intelligente che gli si accorda il diritto di usare un linguaggio umiliante per le donne, e se lo volesse potrebbe anche usare la parola negro invece della troppo politically correct nero, e detta da lui avrebbe comunque la sua bella giustificazione.

Ok. Non capite Luttazzi. Vi battete per trovarci per forza del maschilismo becero che noi, uomini ciechi e, sotto sotto, amanti della donna oggetto non riusciamo a capire.
Ne avete proprio bisogno, eh?

ma dov’è l’anarchia di drive in e del maurizio costanzo show? non mi riesce di immaginare neiente di più reazionario delle protoveline poppute e del piduista.

Luttazzi avrebbe potuto anche parlare di sesso anale senza specificare “con la propria donna”, dato che non è prerogativa di un rapporto sessuale M-F.
Ma poi si sarebbe detto che a sinistra ci stanno tutti i froci, e qualcuno avrebbe appoggiato i candidati che deprecano la sodomia e dopo Marrazzo i Machi delle Libertà avrebbero avuto materiale per altre barzellette.
Salvaguardare la virilità della sinistra è questione prioritaria, non scherziamo.

Io credo che Luttazzi abbia parlato di un uomo che incula la sua donna perchè:
1- l’uomo maschilista che vuole solo inculare la sua donna come mero simbolo di potere: è Berlusconi
2- la donna che si fa inculare dal suo uomo solo perchè lui glielo chiede e perchè suvvia che sarà mai e poi così sono più sexy ed emancipata: è l’Italia che vota Berlusconi e vuole essere come lui.
questo è il mio parere.

il tuo discorso è vero nella sostanza, ma non si adatta alla realtà delle cose, perché la televisione oggi non propone nessuna varietà e anche Blob lo evidenzia, forse non lo guardi da un po’.

enzo, se le battute avessero sempre avuto come “pretesto per la metafora” un ebreo o un nero, dimmi se secondo te loro sì che le avrebbero apprezzate a dovere.

ultima cosa: tu dici che non ho capito Luttazzi, cioè non ho capito che non è lui il problema, ma che sta solo parodiando la vera e ben peggiore volgarità di chi governa il paese. Questo può essere vero, come può essere vero che la satira di Luttazzi non nasce nell’iperuranio, ma da un uomo come tutti, non perfetto, e a mio parere è macchiata da correnti sotterranee di misoginia.
Quella di parodiare una realtà ben più volgare e peggiore è la stessa scusa che adduce quel genio di Antonio Ricci quando parla della presenza delle veline a striscia la notizia: le veline sarebbero lì per denunciare satiricamente la condizione di donne-oggetto delle donne in Italia. Certo.

Ha ragione Ferro,, anzi,fosse stato un rapporto tra uomini in cui lui recitava la parte passiva, sarebbe stato geniale,avantissimo,liberato dagli stereotipi e nuovo—la metafora avrebbe funzionato anche meglio,,,

Alessia, hai mai visto uno spettacolo di Luttazzi? Perchè a turno usa un linguaggio “umiliante” (o semplicemente divertente) per uomini, donne, animali, piante e minerali.

ho visto le sue cose in tv e ho letto i suoi libri

Non capisco quale sia il centro e la periferia, ma di sicuro capisco che quello che scrive Norma é esattamente quello che sente, ed è quello che vive buona parte dei suoi lettori abituali, me fra questi, e se riesco aprovare delle emozioni forti, fra cui un profondo senso di frustrazione per la pochezza intellettuale di coloro che abitano questo triste paese, lo devo anche a quella sinistra che riesce ancora parlare ad un anima e non si limita alla pancia.

Un bell’ inno al voyerismo da TV e ai cazzi altrui. Con buona pace dell’ aspetto pedagogico di un mass media pubblico.
E allora goditi il ministro culendario e Renzo Bossi.
Cacca pipì.