mercoledì 21 aprile 2010
Sì, tantissimo: come se si vendessero ancora i dischi.
Ricomincia la settimana lavorativa a Milano. Tornato dal Giappone, vado in giro in motorino: faccio quelle che serenamente possiamo definire delle “commissioni”. Poi passo davanti a Buscemi, uno dei migliori negozi di dischi – per «migliori negozi di dischi» non si intende un bugigattolo con un gestore barbuto che estrae perle di importazione da sotto il bancone, ma un posto in centro, con personale numeroso e preparato, un negozio normale, che deve vendere tante copie dei dischi che vendono tanto per stare in piedi — di Milano.
E passo davanti a Buscemi, quindi, col motorino. Metto la freccia, accosto, pensando che ci sono due dischi che ho ascoltato forsennatamente sull’ipod e voglio comprare. Uno è il disco dei Crookers, l’altro quello dei Baustelle.
Il commesso di Buscemi è un commesso di negozio di dischi, cioè una categoria umana ben precisa, che poco ha a che fare con quegli indicatori bipedi che ci sono in certi megastore supermercatizii. Perché per trovare quelli bravi, per formarli, ci vogliono tempo e attenzione che spesso in certi posti non ci possono essere.
Prendo i dischi e vado alla cassa, dove il mio commesso di riferimento, quello con cui chiacchiero di solito, mi saluta. Gli chiedo come stia andando il disco, se stia vendendo. E lui mi risponde quello che c’è qui sopra, nel titolo. E poi aggiunge «C’è stato tutto. C’è stata l’attesa, e il giorno che è uscito ne abbiamo venduti un botto; poi abbiamo continuato a venderli sempre, e sempre di più. È una delle cose che sta vendendo di più in assoluto. Erano anni non vendevamo un disco in questo modo.»
Adesso la voglia di vomitare in testa a quelli che hanno dato ai Baustelle degli snobbini elitari è forte. Ma cercherò di contenermi e dire quello che penso.
Il grosso problema delle chiacchiere sui dischi e i musicisti che si leggono in rete è che chi parla non spende i soldi per comprare i dischi. Forse prima, prima degli mp3, li spendeva a Natale, ne comprava un po’ nel corso dell’anno, ma non con la continuità e la schiuma alla bocca di chi i dischi li compra dei tempi delle paghette ginnasiali, e non ha mai smesso. Spendere o scaricare non sono la stessa cosa. In quel gesto, nell’acquisto – non parlo di iTunes o supercooldigitalmuzakmarketplace.com, cercate di capire – c’è un’espressione di volontà e scelta che altrove non c’è. La stessa che vale per la moda, per i viaggi, per i cellulari. Pago per quello che mi piace e in cui mi riconosco.
Il discorso su quello che è pop o non è pop ha preso ultimamente una deriva imbecille, che si muove tra il fenomeno del mi-si-nota-di-più e quello del controsnobismo, per cui si arriva a sostenere che niente che aspiri anche vagamente alla continuità o alla sostanza abbia la forza di Giusi Ferreri. L’imbecillità di questa impostazione ha ragioni storiche, economiche, culturali.
Parte di queste prese di posizione, va detto, è dovuta anche al fatto che quelli di De’ André e compagnia, gli appassionati di cantautori e pesantezze italiane dei Settanta, sono una tale palla al piede che poi uno per reazione dice datemi Rihanna in vena finché non perdo i sensi, e lasciatemi morire qui, per piacere, basta che non mi facciate sentire più della gente che parla di via Paolo Fabbri.
Al di là di tutti questi distinguo, i Baustelle stanno facendo, hanno fatto, una cosa che un tempo era la regola, e adesso viene giudicata l’impossibile utopia di un manipolo di elitarie fighette. I Led Zeppelin, i R.E.M. e Madonna hanno fatto così. I Monkees hanno fatto come Valerio Scanu. Vedete voi chi vi sembra più rilevante, e se vi pare che abbiano guadagnato di più i primi o i secondi. Certo che i numeri sono diversi, come gli intenti, il pubblico, gli investimenti economici e d’immagine. Però il pop funziona così, partendo piano, facendo i rompini, essendo riconoscibili e magari non raggiungibili da tutti, per poi allargare il numero di fan, avere il successo che dura di più, quello per cui i dischi sono dischi e non rischi mortali senza un domani.
I conti si fanno alla fine, insomma. E io penso che non ci sia niente di male se l’industria discografica è in crisi e produce della gente che viene da un talent show. Ma il talent dura mesi di prime serate e fasce giornaliere, costa un monte di soldi, in parte a carico della produzione dello show, in parte a carico dell’etichetta che investe. Il problema è che poi, in genere, spendi 100 per ottenere 110, e quando l’anno dopo esce un altro concorrente da lì, devi rispendere 100 e sperare che tutto vada come deve, per guadagnare 110. La vecchia maniera non è meglio per nostalgia, per snobismo, per elitarismo: la vecchia maniera funziona che spendi 20 e guadagni 2000. Il primo jet privato con sopra il nome ce l’hanno avuto i Led Zeppelin, non i Monkees. La musica è una meravigliosa macchina da soldi proprio per quel motivo lì. Perché, quando gira bene, costa poco e rende tanto, grazie al fatto che lavora sulla più impalpabile e redditizia delle categorie: l’immaginario. Anche se magari ci mette del tempo, anche se magari all’inizio è per pochi.
Che qui poi si potrebbe parlare di dove sia questo disco nelle classifiche, essendo il più funebre e peso della carriera dei Baustelle, di Astral Weeks di Van Morrison e del successo dei dischi tristi, di come al concerto dell’altra sera ci fosse un’intera delegazione di Radio Deejay, della crisi del disco di questi anni e perfino di Daniele Groff. Di tutte queste cose potrebbe, può cantarvi il sottoscritto. Ma un’altra volta. Ché sono qui sulla spiaggia in mezzo ai rifiuti, e a Follonica il wi-fi va e viene.
d’accordo con te su tutto, tranne nel giudizio sui baustelle da cui personalissimamente mi aspettavo qualcosa in più (e non so nemmeno io cosa), semplicemente speravo in un disco da avere voglia di piantare nelle orecchie SEMPRE, invece non è stato così, forse un po’ si invecchia anche, quindi dipende da me e non da loro e fors’anche non tutte le sofisticatezze, quando sono chiare, possono piacere a tutti. In generale preferisco le sofisticatezze chiare che magari non mi piacciono tanto, rispetto all’ammiccare generalista di chi fa l’amore in tutti i laghi.
scritto da mjk mercoledì.21.04.10 09:22
cioè, non ho capito: l’analisi è «ai loro concerti ci vanno quelli di radio deejay, quindi non è vero che i baustelle sono insopportabili, siete voi che non capite che rilasciare interviste dicendo che il pubblico è una massa di capre che va rieducato trasmettendo shostakovich è un gesto pop»? immagino che la seconda parte, dell’analisi, comprenda degli speciali shostakovich presentati da savino. in alternativa, possiamo con altrettanto accurata casistica desumere che tutti i fan dei baustelle di nome matteo sono matti.
scritto da nina mercoledì.21.04.10 09:31
E’ un off topic, lo so, ma vorrei commentare la frase “Come se i dischi vendessero ancora”.
Vivo in Germania e per lavoro mi ritrovo a dover spessissimo viaggiare in giro per l’Europa. Adesso sono a Londra.
Ora un piccolo aneddoto. Un paio di anni fa volevo regalare un disco di Pink appena uscito a mia cugina. Mi sembra che costasse 22 euro. LA settimana dopo, in Germania, l’ho trovato a 10 euro. Stessa storia per gli ACDC.
Qui in Inghilterra ci sono una quantità incredibile di dischi a 5 sterline (o meglio, due per 10 sterline). Di tutti i generi, dagli Abba all’ultimo di Beyoncè, i Rage against the machine, i Pink Floyd, Ella Fitzgerald, Leona Lewis, Britney Spears (anzi, l’ultimo di Britney è a 4£) eccetera. I dischi appena usciti costano al massimo 10 sterline. Spesso 7. A volte 5. Io quando vengo qui faccio il pieno.
Un mercato della musica sano, con prezzi abbordabili, permetterebbe probabilmente alle case discografiche di investire di più su musica di qualità. E vincere la concorrenza con lo scaricamento illegale di mp3.
Scusa l’off topic, però in questi giorni ci sto pensando parecchio.
scritto da paleomichi mercoledì.21.04.10 09:41
nn li conosco. sentito solo la canzone che passa per radio.
scritto da manu mercoledì.21.04.10 10:02
Mi limiterò a dire sommessamente che i Baustelle non mi piacciono.
scritto da Marco mercoledì.21.04.10 10:19
chi sono i crookers?
scritto da Lucia mercoledì.21.04.10 10:25
io di cd ne compro parecchi, mai mi sognerei però di prendere quello dei baustelle che tra l’altro si è inserito dopo i cantanti di amici e x factor. il pubblico italiano per fare i numeri è quello: ossia non capisce un cazzo, detto in parole povere.
poi oh bravi loro se vendono ma rimangono inascoltabili…
scritto da dado mercoledì.21.04.10 10:40
Beh certo che più de André della title track dei Baustelle si muore!
scritto da G. Peccati mercoledì.21.04.10 10:48
I Baustelle scrivono belle canzoni da più di 10 anni. Non solo belle canzoni, ma canzoni di una qualità che in Italia non le scriveva nessuno della loro Generazione, 10 anni fa, e anche ora non ne vedo molti alla loro altezza. 10 anni fa, ma anche 12, Bianconi era già un autore maturo. Ha dovuto aspettare molto tempo per cominciare a vivere delle sue canzoni, ed il successo vero che comincia ad avere ora se lo stramerita.
Poi, certo, ci saranno sempre gli invidiosi, e quelli che erano fan della prima ora e che si sentono in qualche modo traditi da questa specie di successo di massa, e quelli che non sopportano gli atteggiamenti da rockstar e altre cazzate. Ma le canzoni dei Baustelle arrivano lontano, c’è poco da fare.
(Detto questo, non capisco questo tuo accanimento contro i cantautori degli anni ’70 e Guccini in particolare. Hai avuto in fratello maggiore che ti ha costretto ad ascolti forzati quando eri bambino o qualcosa di simile?)
scritto da Alessandro mercoledì.21.04.10 11:24
XD mi hai fatto ridere nel paragrafo “… De’ Andre… Rihanna…”. Son troppo d’accordo.
“c’è un’espressione di volontà e scelta che altrove non c’è.”
Questo è senz’altro vero.
Però se uno non è un feticista che deve fare?
Personalmente al giorno d’oggi il disco (fisico), non lo comprerei manco per 2 euro (cifra alla quale, si evincerà, non è che mi metterei a scaricarlo dal mulo perchè è “gratis”, o da i-tunes perchè ne costa 1). Me lo caccio. Anzi peggio, che tendo al disordine, e non ho ne la villa ne la domestica.
Ho capito il discorso della “vecchia maniera etc.” ma non sarei sicurissimo di alcune cose che dici sotto.
Premesso che di questi talent ne seguo un minimo minimo più con costanza solo Amici, e principalmente manco per il canto ma per il ballo, anzi a dir il vero seguivo soprattutto 1 ballerina e stop, potresti saperla più lunga tu. Però mi pareva diverso il discorso. Fecero in passato edizioni in cui manco uscivan i cd dei concorrenti.
Il programma televisivo si regge(/reggeva) già sull’audience etc. Il fatto dei cd, oltre ai vari “product placement”, pubblicità interna etc., è un prender più piccioni con una fava.
Quindi sul spender 100 per ottenere 110 non son tanto convinto. Secondo me spendon poco (oltre a, soprattutto, far risultato, quasi sicuro, subito).
scritto da Kluz mercoledì.21.04.10 11:53
tu guarda io potrei farmi de andrè in endovena sino al rincoglionimento totale ma di rihanna proprio nada…eppure negli anni 70 non ero manco nato e via paolo fabbri non so dove sia…boh!
scritto da miokol mercoledì.21.04.10 12:00
adoro il disco dei crookers.
mi ascolterò quello dei baustelle.
ambedue i dischi a berlino sono da importazione clandestina sottobanco commessobrabuto credo.
in combo ai crookers (ero alla C) ascolto tantissimo l’ultimo di Crookram!
http://www.crookram.net/
scritto da filippo mercoledì.21.04.10 12:12
hai scritto Daniele Groff??? mi piace daniele groff!!!! fisicamente ovvio, un gran fico tocoo.
poi sì, anch’io non capisco il tuo accanimento anni 70 de andrè paolo fabbri etc, ,,, ma esistono davvero questi tromboni muffoni? secondo me no, ,,e nemmeno la palla al piede, è immaginaria. guccini lo ascolti quando sei giovine a 20 anni e poi però non puoi più ascoltarlo— invece de andrè dura tutta la vita. dirò di più, per me i baustelle sono una specie di incrocio tra de andrè e i prozac +, ovvero prendi il massimo del lento e velocizzalo col massimo del veloce rallentato e però con le parole— ecco, per me produce questa cosa qui, i baustelle, io li sento così e mi piacciono, poi,, se sono belli e stanno vendendo, qual è il problema? cosa c’è da rivendicare? non si può avere una visione dal basso (attenzione, in questa frase è insita una battuta) e basta?
scritto da gnu mercoledì.21.04.10 12:37
Devo solo dissentire sui Monkees. Capisco le ragioni del paragone (gruppo costruito a tavolino, serie televisiva eccetera). Ma paragonarli a Scanu è una bestemmia. Quelli le canzoni se le facevano scrivere da Goffin-King e da Harry Nilsson, tanto per dire. Poi Facevano un film, se lo facevano dirigere da Bob Rafelson, sceneggiare da Jack Nicholson, e ci veniva Frank Zappa a fare la comparsata. Altra storia, direi…
scritto da Marco mercoledì.21.04.10 13:37
“In quel gesto, nell’acquisto – non parlo di iTunes o supercooldigitalmuzakmarketplace.com, cercate di capire – c’è un’espressione di volontà e scelta che altrove non c’è. La stessa che vale per la moda, per i viaggi, per i cellulari. Pago per quello che mi piace e in cui mi riconosco.”
D’accordo, molto d’accordo.
@dado: Cosa dovrebbe capire il pubblico italiano? Non credo che sia tanto diverso da quello del resto d’Europa.
scritto da Alessio mercoledì.21.04.10 14:01
Marco, era per fare un esempio. Poi certo, le quantità e i modi sono così diversi da modificare le qualità.
scritto da Matteo Bordone mercoledì.21.04.10 14:05
Che i Baustelle siano bravi, anzi bravissimi, e che in Italia non ci sia nessuno come loro, non ci sono dubbi. Ma I mistici, che comunque ha momenti molto belli, sembra patire una condizione inevitabile del pop: e cioè la presenza di un contratto. Come un album che non c’era e hanno dovuto per forza creare. Le canzoni veramente belle sono tre, forse quattro. Per diventare veramente grandi, secondo me, i Baustelle devono ancora superare l’ostacolo del tempo e dell’attesa del pubblico. Per il resto, di canzoni come Le rane o Follonica dove le trovi in Italia?
scritto da Roberto mercoledì.21.04.10 15:07
Il fatto che i Baustelle vendano non significa che non siano degli snobbini elitari, anzi è probabile che vendano proprio per quello. La storia di Battiato, con le milionate di copie vendute a colpi di “desideri mitici di prostitute libiche”, è lì a dimostrarlo.
scritto da Andrea mercoledì.21.04.10 15:13
…sto scaricando crookers e crookram…. se fan cagare vi ammazzo!!!
il disco dei baustelle è commovente!!…
scritto da mavvia mercoledì.21.04.10 16:04
Matteo non capisco se schifi i cantautori anni 70, o i fan dei cantautori anni 70. Io non ho mai avuto problemi a far convivere nel mio iPod De André, Guccini, Lady Gaga e Gigi d’Agostino. Il punto è che secondo me nell’iPod dei Baustelle c’è molto più De André che Rihanna.
scritto da Rob mercoledì.21.04.10 17:14
a me Astral Weeks mette sempre di buon umore.
scritto da marina mercoledì.21.04.10 18:04
@mavvia mi raccomando ambedue da sentirsi l’album intero dall’inizio alla fine non canzoni a pezzetti che l’album è più della somma dei singoli pezzi (spesso).
Lo so non ci ho messo virgole…
scritto da filippo mercoledì.21.04.10 20:28
Il testo migliore dei Baustelle vale un testo mediocre dei Virginiana Miller.
scritto da alpenliebe mercoledì.21.04.10 21:27
I mistici dell’occidente è un album fuori dal tempo! Alcuni pezzi hanno una tale complessità, ma risultano accattivanti come il pop di certi autori italiani celebrati non sa essere. L’arpa e il clarino sono usati con grande intelligenza, insieme a strumenti -tradizionali e non – che è raro trovare nei dischi prodotti oggi. Provate a sentire l’album, con una buona cuffia e capirete che non c’è nessuna concessione al puro mercato, ma un lavoro pesante nel senso vero e bello del termine!
scritto da Massimo mercoledì.21.04.10 22:48
Quelli che se De Andrè di nome fa Fabrizio, allora che palle; ma se faceva Steve o Hiroshi, allora post su post su ho scoperto ‘sto cantante che fa robe strane ma affascinanti…
scritto da Pietro mercoledì.21.04.10 23:09
in attesa del vomito in testa, rispetto chi rispetta i babausettete però il bianconi style® fatico a digerirlo: una cosa su tutte la linea vocale sempre ribattuta un’ottava sotto… pure nei pezzi venduti alla irene.
scritto da yespa giovedì.22.04.10 08:49
i baustelle sono ridicoli che non fanno ridere
scritto da luca giovedì.22.04.10 12:23
bianconi scrive bene (ha senso del ritmo e della composizione), la tipa canta meglio, il dandismo ha scassato la m””’a, l’occhialone fa promozione, le cose su sciosciacovic sono tremende, mi fa strano che nessun regista abbia messo le loro canzoni in un film.
scritto da dani giovedì.22.04.10 13:25
Non è che il nuovo dei Baustelle vende tanto grazie al successo del disco precedente, più “leggero” di questo e quindi grazie alle aspettattive che si sono create ? E’ da vedere se sapranno mantenere questo livello di diffusione popolare, ovvero se il pubblico li seguirà nella loro crescita.
scritto da deb giovedì.22.04.10 14:09
ma perché ce l’ha con guccini? non mi pare che Lei lo abbia mai spiegato organicamente, a me interessa davvero.
scritto da Davide giovedì.22.04.10 15:28
@Deb: i Baustelle erano già cresciuti 3 album fa (anche se si, il penultimo è il più leggero di tutti)
Per i crookers, a chi lo chiedeva, sono semplicemente musica elettronica stile scuola francese, fanno tanto successo (insieme ai BB e ai Justice) perchè siccome ora l’indie va di moda, allora pure in questo campo dobbiamo essere hipster che facciamo musica elettronica ma guarda che cultura musicale che abbiamo e veniamo tutti dal mondo punk o dal rock
scritto da Andre giovedì.22.04.10 15:31
I Baustelle nascono come la risposta italiana ai Pulp (anche fisicamente,vedere per credere un video d’epoca di Bianconi al Roxy Bar), sfornano due album che restano anche negli anni due gioiellini lo-fi dal retrogusto bohemien…e poi arriva la grande etichetta e sparisce la voglia di rischiare (poche idee,brani pomposi testi sempre uguali).Tre album discreti ma che sembrano fatti sia per la trl-generation (munifica) che per coloro che li ascoltavano prima e che rimangono sempre un po’ delusi e sperano nel successivo …(ma dopo un po’ si rompono le balle e ascoltano i Flaming Lips).
Poi il fatto che in Italia non ci sia molto di meglio non è una buona scusa…
scritto da Matteo giovedì.22.04.10 22:27
Il testo migliore dei Baustelle vale un testo mediocre dei Virginiana Miller.
scritto da alpenliebe mercoledì.21.04.10 21:27
DACCORDISSIMO.
scritto da _gemini venerdì.23.04.10 09:57
Wow menomale che vendono stì Baustelle. XD
Le etichette sono riuscite a fare un plebiscito di quelli che non compravano dischi per non arrendersi ai baracconi dei talent show.
Tanto di cappello.
scritto da Michele Carbone venerdì.23.04.10 10:58
Abbordò ma che cazzo stai a ddì?: “Ma il talent dura mesi di prime serate e fasce giornaliere, costa un monte di soldi, in parte a carico della produzione dello show, in parte a carico dell’etichetta che investe. Il problema è che poi, in genere, spendi 100 per ottenere 110, e quando l’anno dopo esce un altro concorrente da lì, devi rispendere 100 e sperare che tutto vada come deve, per guadagnare 110.” La trasmissione si ripaga ampiamente con cluster e televendite e gli avanza, il guadagno di Sony proveniente dai talenti arrivati da XF è scandaloso altro che 110.. Come sai sono in linea di massima d’accordo con te che poi di questi cantanti ce ne sono bravi proprio pochini… Sai anche la nausea che provo per il provincialismo puzzone di Bianconi, ma se tu prendi per buono il commesso di Buscemi non va mica eh?! FIMI e la classifica ufficiale di vendite dice che i baustelle sono in discesa al tredicesimo posto dopo manco un mese, primo c’è antonacci e secondo un piepirla carone di amici… Mengoni è stabile al quinto dopo 9 settimane. E ciao, ne parliamo a cena
scritto da Peppi venerdì.23.04.10 11:27
“I Mistici dell’Occidente” è un disco che soffre di tante pecche: in primis, la ripetitività delle soluzioni melodiche e armoniche (insomma, va bene l’ispirazione, ma l’apertura de “Gli Spietati” è puro plagio dei Rokes di “Che colpa abbiamo noi”; va bene anche avere una propria cifra stilistica ma il ritornello è davvero troppo simile a “Piangi Roma”, che a sua volta era stata scritta sul calco de “L’Aeroplano”, e così via).
Volendo continuare, si potrebbe anche parlare di come questo disco sia estremamente pesante e abbondante, monocorde e quasi claustrofobico: a partire dagli arrangiamenti e dalle orchestrazioni gonfiate al limite (la ricchezza è quasi sempre un valore aggiunto, vero, ma è anche bene capire quando diventa troppa, e bisogna anche avere il buon gusto per capire che mettere le campane in quasi tutti i pezzi non è esattamente elegante, così come inserire cori da stadio o da valchirie wagneriane), alla super produzione che regala suoni pulitissimi, ma anche forse un noioso appiattimento, alla tendenza generale al rallentamento esasperato del cantato che sembra mimare filastrocche al rallentatore e costringe un Bianconi mai così lemme a parole e sillabe sincopate fino allo spasmo, fino a far sembrare il tutto una fittizia recitazione. I testi, svuotatisi della prospettiva pseudo-sociale sulla quale era incentrato “Amen” e che tutto sommato funzionavano, diventano roboanti e pretenziose frasi ad effetto (ci salveremo disprezzando la realtà, e questo mucchio di coglioni sparirà!) in pieno stile baustelliano, cariche di tutto quell’immaginario maudit di provincia italiana, un po’ divertente un po’ patetico, a cui il gruppo ci ha abituato fin dai primissimi anni della sua carriera.
da rockit
condivisibile credo se si conoscono i baustelle da “sussidiario illustrato”
scritto da _gemini venerdì.23.04.10 12:28
@ MIOKOL:
Ho scaricato i CROOKRAM dopo aver letto il tuo post, MOLTO VALIDI!!! Hai altre segnalazioni del genere da darmi? Ciao
scritto da ciccio venerdì.23.04.10 14:31
Codivisibilissima la recensione di rockit (ogni tanto!)…
Comunque la rigiri la logica del mercato è sempre quella: vuoi vendere?Dai alla gene ciò che vuole…Ed ecco che partono i vari riferimenti a canzoni già sentite,Pink Floyd, Rokes (che poi è Bob Lind),Amii Stewart con testi da Esistenzialista alla ribalta…
Il che è del tutto legittimo,basta chiamare le cose col loro nome…
scritto da Matteo venerdì.23.04.10 14:34
Peppi, io non dico che sia il gruppo che vende di più al mondo. Figuriamoci. Né che il commesso di Buscemi sia la media di nulla. Dico solo che esistono fenomeni che sono in controtendenza rispetto al pensiero automatico – vanno i singoli, gli iPod, i dischi sono finiti, solo Rihanna ha senso ormai – e ribadiscono dinamiche di cultura/mercato popolare che hanno sempre funzionato. Sul costo, è facile che ci abbia ragione tu. Anzi, certo. Ma l’eccezione, questo volevo dire, è il meccanismo dei talent. La regola, al di là di tutto, è più dalle parti dei Baustelle che non di Valerio Scanu. Non ho parlato del disco o del gruppo, anche se pochi qui se ne sono accorti, perché ognuno la pensa come gli pare e piace, e non è il caso che riapriamo la questione su un gruppo che esiste da dieci anni ed è noto da cinque. Chissene.
scritto da Matteo Bordone venerdì.23.04.10 20:57
Sulla classifica FIMI, va anche detto che abbiamo vecchi n.4 (antonacci, slash, madonna, bosé), EP a dieci euro n.5 (errore, amoroso, marrone, mengoni), dischi veri n.4 (noemi, zilli, malika, baustelle). Comunque il discorso è troppo complesso. Famo a cena, hai ragione.
scritto da Matteo Bordone venerdì.23.04.10 21:12
concordo su tutto quello che hai detto anche se alla fin fine non sono una grande amante dei baustelle, sono piacevoli.
ma i crookers no, dai!
scritto da ff sabato.24.04.10 02:26
Pezzo grandioso, Bordone. Su Rihanna in vena stavo per avere le convulsioni. Il disco dei Baustelle, per tutta una serie di ragioni da emigrante, l’ho sentito ieri per la prima volta. E’ la sola cosa degli ultimi cinque anni che mi ha riconciliato con l’Italia. Che – quasi – mi ha fatto venire nostalgia del mio paese.
scritto da Zazie sabato.24.04.10 14:18
Ma tu sei una che conosce a memoria i nomi delle mogli («Quelle stronze!») dei caratteristi dei film di Truffaut. Nasconditi, che se poi lo scoprono i detrattori del fighettismo rétro da riva sinistra del Naviglio dei B, poi dicono lo vedi lo vedi lo vedi. Che è come spiegare che siccome le Bestie di Satana ascoltavano i Metallica, allora… Ma vaglielo a spiegare!
scritto da Matteo Bordone sabato.24.04.10 14:56
Approfondiscimi Daniele Groff, mi interessa.
scritto da anonimo martedì.27.04.10 00:45
- Il problema dei Baustelle è che dal vivo fanno cagare.
- Ora danno la possibilità a Bianconi di esprimere il proprio talento da “studio” perchè ha saputo essere versatile regalando alla moribonda Irene Grandi un successo (?) “bruci la città”, bissato dalla “cometa di halley” (canzone sanremese più trasmessa dalla radio)
- “la moda del lento” è un gran disco, ma voi dove cazzo eravate nel 2003?
- la classifica fimi si basa sulla distribuzione e non sulle reali vendite, quindi le oscillazioni settimanali sono del tutto insignificanti
- Bordone coi Bickerstok, la barba e la giacca di velluto con le toppe che mi compra i Baustelle e i Crockers in cd da Buscemi, insomma mi delude un po’. Certo poi se li ascolta nelle thiel cs 1.5.
scritto da Don Igor blogspot martedì.27.04.10 11:13
@Don Igor blogspot: non entro nel merito del resto ma a quanto mi risulterebbe la FIMI si basa sulle copie vendute ai clienti finali.
Chi si basa sulle copie distribuite sarebbero “Discoteche Laziali (o roba del genere) e altri, e sicuramente i “dischi pataccati” (oro, platino etc.) vengono assegnati in base alla distribuzione.
Ma della Fimi son abbastanza sicuro.
scritto da Kluz martedì.27.04.10 14:09
Kluz, non conosco la tendenza degli ultimi due anni, ma ho avuto modo di ricevere per motivi di lavoro le classifiche che venivano stilate dalla FIMI e si basavano sulla distribuzione, infatti Gigi D’Alessio per aumentare la stessa distribuì un suo album anche nelle edicole, ma quelle copie non rientravano nel conteggio delle copie vendute, ops distribuite.
Ma comunque se un’etichetta distribuisce sul mercato un tot di copie in tutti gli autogrill (m.jackson questa estate per esempio) si ipotizza una vendita spaventosa che fa schizzare il disco in testa alla classifica, con questo non vuol dre che tutte le copie siano state comprate.
scritto da Don Igor blogspot martedì.27.04.10 15:34
Ah, se la mettiamo così, su due piedi non potrei metter la mano sul fuoco riguardo a 4 anni fa.
Attualmente, ripeto, risulterebbe proprio che la FIMI sia sulle vendute ai clienti finali. Che poi oltre a saperlo, è facilmente intuibile osservando i suoi andamenti.
Per fare un esempio ci son stati artisti distribuiti come disco d’oro, ma poi hanno deluso le attese.
Ecco, in quei casi, l’andamento in FIMI rispecchiava il mancato raggiungimento.
scritto da Kluz martedì.27.04.10 16:03
ultimo disco dei baustelle: troppa chitarra a 12 corde. si sente che han preso lo stesso produttore dei rem.
croockers: perchè la musica elettronica fighetta si deve mischiare con l’immagine/attitudine rock? perchè di rock c’è solo quello, di suono non c’è una beata fava.
scritto da fra giovedì.29.04.10 18:03
I Baustelle sono una palla tremenda.
scritto da Marco venerdì.30.04.10 12:39
Senza contare, infine, il gusto di trovare il proprio nome nei “Ringraziamenti”!
scritto da Andrea Stevani venerdì.30.04.10 18:04
i Baustelle hanno un grande fascino,Che, secondo me, in estrema sintesi, è il fascino di Bianconi, che vedrei bene attore, ma anche scrittore, ecc…
Questo disco, però, tre o quattro canzoni molto belle, il resto, insomma…
scritto da Laura domenica.02.05.10 11:08
Ma anche lavavetri, ma anche disoccupato.
scritto da alpenliebe lunedì.03.05.10 01:58
potrebbe tornare a scrivere di piante & botanica, come faceva prima del successo!
scritto da fra lunedì.03.05.10 06:34