martedì 8 giugno 2010
Patapìm e patapàm
L’altro giorno ho letto un’intervista a Tiziano Scarpa su Repubblica. A fine lettura mi sono accorto che mi erano cadute le braccia per terra. Raccolte le stesse, ho scritto questo. Tiziano Scarpa ha letto quello che avevo scritto e mi ha risposto. Io ho letto quello che lui ha risposto e dopo gli rispondo. Contiamo di finirla per il 2015.
Gentile Matteo Bordone,
(posso darti del tu?), per prima cosa, constato che ti basi soltanto su un’intervista per giudicare il mio lavoro, e non hai letto il mio libro, che racconta eccome una storia.
Il titolo del tuo post (“Fate gli scrittori. Raccontate storie”) lo trovo un po’ totalitario. Si allinea all’idea egemone di scrittore e scrittrice come narratori puri. Questa idea è funzionale al mercato. Ho affrontato più volte il tema della narrazione “pura” e della sua egemonia nella nostra epoca, per esempio qui o qui.
Mi pare che tu voglia ridurre gli scrittori a narrificatori. Pretendi che tutti i romanzieri siano solo narratori, meglio ancora se narrificatori, come li ho chiamati io. In questo sei totalitario.
Se ti occupi di scrittura e letteratura, saprai sicuramente che il romanzo e la letteratura in genere non è solo narrativa, ma un impasto di racconto e idea, di narrazione e teorie: e questo anche dentro (sottolineo: dentro) i romanzi che consideriamo esemplari, da Melville a Hugo a Dostoevskij a Proust fino ai nostri giorni.
Ma non voglio lanciarmi in una lunga considerazione sulla politicamente pericolosa “divisione del lavoro” fra romanzieri puri da una parte e intellettuali puri dall’altra (alcuni intelligenti commenti qui sopra vi accennano con efficaci sintesi). Sarebbe troppo lungo, e come vedi questo è un commento già intollerabilmente prolisso (scusami).
Io non ho paura a far vedere che la mia esperienza del mondo è integrale (per quanto me lo consentono i miei limiti, ovviamente): c’è l’esperienza, la fantasia e lo studio. Ci sono tutte e tre queste cose insieme. Non debbo vergognarmi di nessuna delle tre. Le rivendico, in favore di un’idea integrale dell’umano.
Per essere più chiaro: nel momento in cui rispondo alle domande di un’intervista, non ho problemi a fare dei riferimenti anche alle idee e ai pensatori che mi possono aiutare a comprendere più profondamente le cose che mi interessano nella vita, le esperienze che ho fatto, le fantasie che ho.
Ad ogni modo, trovo che non hai letto con attenzione l’intervista, e hai messo in rilievo solo gli aspetti che ti hanno trovato in disaccordo: va benissimo, ma così hai fatto un ritratto distorto della mia idea di scrittura e letteratura. Noto che non conosci ciò che ho scritto a favore dell’immaginazione, della fantasia, della narrazione, del suo rapporto con le idee riflessive, in teoria e in pratica (ossia analizzando romanzi, film, fumetti, spettacoli teatrali) in centinaia di articoli, saggi e libri interi (soprattutto “Cos’è questo fracasso?” e “Batticuore fuorilegge”). Non è un rimprovero, ci mancherebbe che tutti conoscessero tutto… Però, magari, prima di fare la caricatura di qualcuno, ci si potrebbe informare un minimo.
Innanzitutto, come regola generale, ti faccio notare che, essendo quella un’intervista, stavo rispondendo a delle domande. Le domande non le faccio io. Se mi chiedono di parlare del saggio dei Wu Ming, rispondo sul saggio dei Wu Ming (che comunque mi sembra un argomento interessante, si sia d’accordo o meno con le loro idee).
Le interviste le scrivono i giornalisti. E comunque devo dire che qui il giornalista ha fatto un ottimo lavoro, avendo sintetizzato in poche righe più un’ora di conversazione al telefono. Ma la selezione sulle cose che avevo detto l’ha fatta lui. Si vede che l’hanno colpito i riferimenti a Zizek, Deleuze, eccetera, più di altre cose che gli ho detto. E’ il suo lavoro, e l’ha fatto bene, non ho nulla da rimproverargli. Ma la selezione dei miei argomenti è responsabilità sua. Le interviste, esattamente come gli altri articoli che non hanno una struttura a domanda-risposta, le firmano i giornalisti, non gli intervistati.
Sai, io ho contribuito a far pubblicare per la prima volta Zizek in Italia. Era il 96, lavoravo come redattore in una casa editrice (l’ho fatto per un paio d’anni). Io mi nutro anche delle sue idee, e di quelle di molti altri pensatori, non solo di “storie”. Ma scrivo storie, ne ho scritte decine, racconti, romanzi, commedie e drammi per il teatro e per la radio; storie lunghe e brevi. Mi pare che tu ti fondi su un’intervista dimenticando questo, tralasciando le decine di storie che ho scritto.
Ma il punto a cui tengo è che non hai messo in rilievo il passo-chiave della mia intervista, in cui sottolineo che in “Le cose fondamentali” ho scritto una storia, e che mi fido della fantasia come strumento conoscitivo, e che lavoro delle visioni, non sui temi astratti, intellettualistici. Sono le righe dell’intervista in cui evidenzio che il mio è un romanzo, non un saggio. Riporto la domanda dell’intervistatore e la mia risposta:
Domanda: “Però la vicenda prende tutt’altra piega, con l’imprevisto della malattia del figlio e il test genetico per un trapianto che lo mette doppiamente in crisi.”
Risposta: “Il libro è soprattutto questo, altrimenti avrei scritto un saggio. Più che dei temi mi fido di certe visioni e fantasie. Mi piacciono i libri in cui c’è un trauma che fa cambiare completamente mentalità e visione del mondo al protagonista e anche al lettore. Tipo l”Assassinio sull’Orient Express’: Poirot trova così giusto il movente da suggerire la soluzione “sbagliata”. Nelle mie storie, da ‘Occhi sulla graticola’ a ‘Kamikaze d’Occidente’ c’è spesso qualcuno che scrive a qualcun altro, ma la traiettoria della parola è deviata da un avvenimento che lo spiazza radicalmente”.
Come vedi, in questa risposta sto dicendo: attenzione, anche se in questa intervista finora stiamo parlando di temi generali, sociali, ecc., questo è un romanzo con una storia, racconta di qualcosa che ho inventato con la mia fantasia, c’è un doppio trauma che cambia i personaggi ecc., non è un saggio, non è una semplice enunciazione di idee.
Un’ultima cosa. La ricostruzione che fai della vicenda editoriale dei cosiddetti cannibali è sbagliata.
Un po’ di date.
Febbraio 1996: esce “Occhi sulla graticola” di Tiziano Scarpa
Marzo 1996: esce “Fango” di Niccolò Ammaniti.
Aprile 1996: escono “Woobinda” di Aldo Nove e “Fonderia Italghisa” di Guseppe Caliceti.
In quella primavera, le cronache culturali dei giornali cominciano a parlare di letteratura “pulp”, di affinità con i film di Tarantino, eccetera.
Prima dell’estate, lo scrittore e consulente editoriale Daniele Brolli propone a Repetti e Cesari di pubblicare una raccolta di racconti inediti di nuovi autori, che dia conto di questa nuova temperie, in cui la letteratura con ambizioni artistiche tiene conto delle ibridazioni pop della letteratura “di genere”, come l’horror e lo splatter. Il titolo iniziale, di lavorazione, è “Spaghetti splatter”, che poi diventa “Gioventù cannibale”, che esce nell’autunno del 1996 (dunque dopo “Occhi sulla graticola”, “Fango”, “Woobinda” ecc., come conseguenza di quei libri; non ne è affatto il capostipite, come erroneamente affermi tu).
Gli autori presenti in quell’antologia sono: Niccolò Ammaniti e Luisa Brancaccio, Alda Teodorani, Aldo Nove, Daniele Luttazzi, Andrea G. Pinketts, Massimiliano Governi, Matteo Curtoni, Matteo Galiazzo, Stefano Massaron, Paolo Caredda.
Io non ho partecipato a quel progetto, come vedi nell’antologia non c’era alcun racconto mio.
L’aneddoto sulla copertina di “Occhi sulla graticola” invece è sostanzialmente corretto. Sono io stesso la fonte di quell’aneddoto, avendolo raccontato in pubblico più volte.
Un caro saluto, e buone letture
Tiziano Scarpa
Gentile Tiziano,
ti rispondo dal fondo in su. Ho raccontato quello che mi ricordavo di Gioventù cannibale, e certe cose erano proprio sbagliate, ché sono passati un sacco di anni e io sono un ragazzo distratto. Ti ho infilato dentro a quelli dell’antologia perché evidentemente ti ho percepito sempre come uno di quegli scrittori lì, da cui ci si doveva aspettare qualcosa di diverso. Diverso da che? Te lo spiego subito. Diverso dai commenti ai carteggi tra Gianfranco Contini e Mia Nonna in Carriola che spadroneggiano sui quotidiani italiani nelle pagine della cultura. Diverso da chi aspira a diventare uno strumento perfetto nelle mani di chi concepisce la comunicazione culturale come una partita di squash stereofonico, dove la gente guarda dall’alto e loro fanno rimbalzare le stesse palline avanti e indietro, nessuno vince e nessuno perde, solo patapìm e patapàm nella buca.
Il motivo per cui l’altro giorno mi sono saliti i cinque minuti sta nel fatto che chi scrive deve preoccuparsi di quello che comunica, e lo deve fare sempre: è il suo mestiere. Il titolo si poteva intendere con mille gradazioni, dal gelo sprezzante a un’abbraccio materno con lacrime agli occhi. Non giudicavo il tuo lavoro né le tue posizioni, ma il tuo ruolo in quell’intervista, dentro a quelle pagine.
Gli scrittori raccontano storie, passano le giornate a capire se mettere o no quel paragrafo, quella parola, quel punto e virgola, e sanno che la comunicazione è una cosa delicata. Mandare messaggi, se non lo si fa con la posta, è pericolosissimo; insegnare senza cattedre di legno e libri di testo è un atto forse ancora più scellerato. Bisogna stare attentissimi, piuttosto rinunciare a una cosa bella e giusta, pur di non diventare mai gli intellettuali col tesserino, che hanno facoltà di imporre le loro noie: questo secondo me è un dovere di uno scrittore come te.
Le pagine culturali dei quotidiani italiani sono noiose, trombone, settarie e vertiginosamente conservatrici. Mi è spiaciuto vederti inserito così bene in quel meccanismo. Col tempo che ci hai messo, con la fatica che hai fatto, vederti così inscuratito mi ha fatto proprio rabbia. Certo, il pezzo è di chi intervista, ma mi, ghe sboro, xè de ti che me preocupo. De queo de Republica no me ne ciava ’na sborada.
Un abbraccio.
Matteo Bordone
Correttamente è “no me ne ciava un casso” ma il turpiloquio anche se in dialetto sciupa la tua risposta a Scarpa.
scritto da Dema martedì.08.06.10 09:15
Il turpiloquio in dialetto secondo me invece arricchisce la risposta. Rende l’ idea. Con meravigliosa chiarezza.
scritto da Gabriele martedì.08.06.10 09:20
Visto che a quanto pare Scarpa legge qua, mi delurko un secondo per dirgli due semplice parole: “La vita, non il mondo” è una delle cose più abbominevoli che abbia mai letto. I 10 euro peggio spesi della mia vita. Spero che il resto della sua produzione sia di ben altro spessore. Per il resto sono, in linea di massima, d’accordo col padrone di casa.
scritto da Mamo87 martedì.08.06.10 10:26
il “turpiloquio” a voce, pronunciato da un veneziano (lo sono solo di adozione, quindi non lo sarò mai) risulterebbe sicuramente spontaneo, mentre così, mi spiace matteo, suona solo come una paraculata nei confronti di scarpa…
scritto da laura martedì.08.06.10 10:33
Buongiorno Bordone,
io mi chiamo FIlippo, ho scritto importanti saggi come “L’importanza di cagarsi addosso” nel 1992 e “La metempsicosi e altre ricette” nel 1998, e volevo dirle che, dall’alto della mia visione del mondo e delle mie fantasie, sono d’accordo con lei.
scritto da Filippo1 martedì.08.06.10 10:59
Bordone, lassa perde, ti sei incartato. Leggi quello che ti piace e raccontacelo (approposito, Infinite Jest l’hai poi continuato??)
scritto da wai martedì.08.06.10 11:18
troppa fatica??
http://www.freddynietzsche.com/2009/08/18/altro-che-edberg/
scritto da wai martedì.08.06.10 11:20
D’accordo con wai. Che palle i duelli…
scritto da gierre martedì.08.06.10 12:21
Prima di tutti però c’è “Il calciatore” di Massimiliano Governi. (Non è una medaglia che uno si appunta, ma una precisazione).Un saluto. M.G.
scritto da Massimiliano martedì.08.06.10 14:17
Ho dimenticato l’anno: 1995.
scritto da Massimiliano martedì.08.06.10 14:18
io invece tifo Scarpa: insomma, giusto è che gli scrittori raccontino storie però non è che possiamo andare avanti a piccole boccate d’aria. Pure i respiri profondi che viaggiano per il mondo sono belli e necessari. Altrimenti arriva poco ossigeno al cervello.
scritto da danie' martedì.08.06.10 14:20
Si, Bordone ti sei incartato.
scritto da Sannazzaro martedì.08.06.10 15:04
Sono sempre più convinto che il tuo sia un problema di comunicazione, Bordone. Volevi prendertela con ‘gli addetti alla cultura’ e si è capito invece che ce l’avessi con Scarpa in quanto Scarpa.
scritto da Pietro martedì.08.06.10 15:06
A parte l’uso del cognome applicato a un tono da amiconi di lunga data, che in genere si abbandona dolo le scuole medie, faccio notare che quello che scrivo è quello che è, non è un tema che io sottopongo al giudizio estetico di un panel di sconosciuti. chi di voi, abituato all’andazzo dei blog, pensasse che io abbia scritto a Scarpa per inscenare un duello, ecco, come dire, si ricordi che la roba da leggere è tanta. Qui di duelli inscenati non se ne organizzano. Io ho scritto una cosa; Tiziano Scarpa ha risposto; io ho risposto a mia volta. Fine.
scritto da Matteo Bordone martedì.08.06.10 15:58
Caro Matteo,
grazie della replica. Mi dispiace non corrispondere ai tuoi desideri, ma ognuno è quello che è.
Al lettore di giornali intelligente (e soprattutto a chi -come te- sui giornali ci scrive e sa come vengono fatti) il compito di fare la tara a qualunque cosa si legge sui giornali medesimi.
Io in generale sono un tipo serafico: se qualcuno mi fa delle domande, rispondo. Non sto lì a calibrare se conviene alla mia immagine, come alla fin fine mi suggerisci tu. Le interviste passano, i libri restano. Io scrivo libri.
Grazie davvero del fatto che ti preoccupi per me, non lo dico sardonicamente. Grazie sul serio.
scritto da Tiziano Scarpa martedì.08.06.10 16:52
Ok, capito, adieu, Bordone.
scritto da Pietro martedì.08.06.10 17:44
Io ho usato il cognome applicato a un tono da amicone di lunga data solo perché sono un suo grande fan da tempo e non pensavo che la cosa l’avrebbe offesa. Mi scusi.
scritto da Sannazzaro martedì.08.06.10 17:54
adoro questo ragazzo!
“Diverso dai commenti ai carteggi tra Gianfranco Contini e Mia Nonna in Carriola che spadroneggiano sui quotidiani…” mi ha fatto troppo ridere perchè proprio non me l’aspettavo, dopo quella serenissima e tranquillissima lettera di scarpa.
ma quanti anni ha tiziano scarpa?
penso sempre che matteo abbia il fuoco e l’impulsività della giovinezza…bellissimo!
scritto da fran martedì.08.06.10 18:09
Stavolta, Sig. Bordone, non mi sento di contraddirLa: c’è tanto altro da leggere e il tempo è poco. Tante care cose.
scritto da wai martedì.08.06.10 19:03
fate pace, basta essere arrabbiati
ma prima di questo pensavo che per avere un blog bisogna farsi scivolare addosso un sacco di cose (presenti esclusi, discorso generale)
scritto da alessia martedì.08.06.10 20:31
signori e signore….UN GENIO!
scritto da alex martedì.08.06.10 22:08
Ne ho 47.
scritto da Tiziano Scarpa martedì.08.06.10 22:49
Felice di vedere internet funzionare… con il dialogo, lo scontro, l’argomentazione, il commento idiota, il commento inutile, il dialogo sfasato, le risposte inaspettate… tutto converge e mi piace un sacco.
Un grazie particolare a Matteo che ospita queste opportunità.
scritto da filippo mercoledì.09.06.10 00:30
,, alla fine, l’immagine di intellettuale che viene fuori da questa discussione è uno scarpa e una ciabatta (ihih,come desideravo dirlo!)
Però l’obiezione di Matteo ( il signor bordone) è più profonda,, il dovere morale della comunicazione proprio laddove è mascherata da chiacchiera// il potere delle parole senza parrucche né cattedre,, quelle che non ci fai attenzione, non opponi resistenza e ti entrano dentro// ti trasformano pur non avendone l’intenzione
Non è questione di calibrare le risposte a favore o meno della propria immagine,, anzi è tutto l’opposto— il concetto stesso di ‘propria immagine’ dovrebbe dissolversi nell’atto della comunicazione,, che così come lo intende Matteo, diventa un atto etico.
Ma non si può chiedere questo a uno scrittore, se non quando scrive,,, non si può chiedergli un atto di amore per il mondo, nel momento in cui sta interpretando se stesso, per esempio durante un’intervista
Come ho imparato da todorov poco tempo fa,,ciò che è vero nell’opera, non lo è nell’artista#
scritto da Gnu mercoledì.09.06.10 00:54
questo posto sta diventando intollerante con i commenti scemi e inutili… c’è troppo testosterone troppo giovane e troppo militante in giro
scritto da alessia mercoledì.09.06.10 09:40
Il primo romanzo di Tiziano Scarpa è “Occhi sulla Graticola”, storia di una fuori sedee di due giovani.
Segue: Amore, Cosa voglio da te, Kamikaze d’occidente..
Il primo articolo su Wired di Matteo Bordone è una recensione di un Bollitore.
Segue: la recensione di un tritarifiuti, la recensione di un robot aspirapolvere, di un utilissimo mp3 player che rotola x terra e fa le luci, una macchina per impastare il pane.
scritto da _gemini mercoledì.09.06.10 09:50
“quello che scrivo è quello che è, non è un tema che io sottopongo al giudizio estetico di un panel di sconosciuti”.
la prossima volta non usare internet, sai, rischi di incontrare ferocissimi studenti delle scuole medie..
scritto da bibi mercoledì.09.06.10 11:34
Eh già, è proprio così. Più sono intelligenti (Matteo Bordone) e più sono arcisi (Bordone Matteo). Più sono narcisi e più sono permalosi. Aprono un posto pubblico come un baretto di periferia (un bblog) e poi s’incazzano se la discusione prende una piega (un tono) che non gli garba e se i “clienti” gli danno del tu. Il bello è che Matteo Bordone è (relativamente) giovane. Immaginatevi quanto sarà acido quando sarà vecchio come Citati!!! Matteo Bordone mi sta sul cazzo un post sì e uno no. Ma è intelligente. Quindi gli si perdonan le nevrosi, no?
scritto da gierre mercoledì.09.06.10 15:28
Totalmente d’accordo con Gierre
scritto da Sannazzaro mercoledì.09.06.10 15:40
A proposito di duelli, mi stavo dimenticando l’altro mitico (si fa per dire Bordone) duello: quello contro Saviano, vi ricordate? Per fortuna adesso Saviano lo sfanculeggiano persino i calciatori cornuti del Milan e i camerieri di Papi Banana. Quindi Matteo Bordone (che oltre ad essere intelligente è anche nobile di spirito) l’ha piantata lì. Matteo, posso darti del tu? Scrivi di letteratura. Scrivi di arte, estetica, musica. Di quel cazzo che vuoi tu. Sei bravo. Ti leggiamo. Sei stupendo. Ma lascia perdere gli scontri all’alba dietro le CArmelitane Scalze. Non ci sono le guardie di Richeliueu, c’è ben di peggio: la noia di noi lettori. Baci affettuosi come all’uscita di scuola da piccoli
scritto da gierre mercoledì.09.06.10 16:57
che tiziano scarpa ci risponda , non si può negare che è carino.
nonostante la sua età avanzata… (smile) che non so come si mette
scritto da fran mercoledì.09.06.10 20:09
scarpa, é stato bello andare a venezia e fare cammin-leggendo con “venezia é un pesce”. che lo sappia.
scritto da lebbia mercoledì.09.06.10 23:14
Pisquani commentatori!
Come al solito!!!
Ma volete capire che una chiusa del genere è si una volgarità ma è una cosa che per le calli veneziane si sente dire!
E’ “in questo caso” un pacca sulla spalla. Lo sa Matteo e lo sa Tiziano. Molti di voi NO!
…turpiloquio scrivete.. ma andate a cagare.
questo è turpiloquio!!
scritto da arrigo giovedì.10.06.10 00:55
bello gierre. Sei bravo,,non so se sono d’accordo e se ho ben capito l’affaire carmelitane scalze, ma ti ho riletto stamattina perché mi piaceva// bravo gierre
scritto da Gnu giovedì.10.06.10 08:30
Totalmente d’accordo con GNU che è d’accordo con gierre.
Orfana di Condor sono approdata in questi lidi: sei bravo e intelligente…ma troppo acido Bordone (azz mò partono altri strali…). E metti distanza e togli distanza: è casa tua certo ma se lasci aperta la porta è normale lasciarsi un po’ andare. Rilassati và…
scritto da bianca giovedì.10.06.10 11:54
‘sto paese è sempre più pieno di matti, e commentano tutti sull’internet.
scritto da nina giovedì.10.06.10 12:20
Ach, Filippo mi legge nel pensiero!!
“Felice di vedere internet funzionare… con il dialogo, lo scontro, l’argomentazione, il commento idiota, il commento inutile, il dialogo sfasato, le risposte inaspettate…”
E’ solo che non ci siamo più abituati, ma il bello è TUTTO qui! Avercene. Piace Piace.
scritto da Nimbvs giovedì.10.06.10 21:31