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mercoledì 16 giugno 2010

Potresti rinunciare a cantare, per favore?


Rai3, martedì sera d’estate, sul tavolo un bollettino postale a mio nome che mi chiede da qualche mese di pagare il canone. Canone che, come sempre, come una cambiale, pagherò. Su Rai3 va in onda una puntata di “Correva l’anno”. Argomento: la RAI. Si riscopre ancora una volta la stessa verità, nonostante gli unici interessati all’argomento, i due qualificati per parlarne sembrino nel 2010 ancora Aldo Grasso e Paolo Mieli.

I filmati sono splendidi, pieni della solita sensazione impagabile che si subisce in questi casi: gli italiani degli anni Sessanta erano belli, bellissimi, pezzenti col frigidaire nuovo di trinca capaci di stare davanti a una telecamera per la strada, e dire cose sensate.

Il fango ai piedi della RAI c’è sempre stato, un metro abbondante sotto alle cravatte e ai sorrisi dei funzionari. Prima, però, non si vedeva. Prima si sapeva che il fango non si deve vedere, non sta bene, non è corretto, non conviene. Anche in questo caso non frega niente quanto e se fosse un sincero moto profondo dell’animo a fare sì che le tribune politiche fossero veramente tali. Quello che conta è che quello che andava in onda, al netto di tutte le stretegie, i poteri e le poltrone, fosse fatto come era fatto. Era una televisione migliore? Naaa. Era un paese migliore. E la (pochissima) televisione che si faceva era espressione di quello che succedeva nel paese.

Se il massimo cantante nazionale, il più amato dalle mamme e dai papà, andava ospite a una trasmissione per i giovani e veniva contestato a un metro di distanza, non è perché il capo progetto del programma aveva coraggio e indipendenza. È perché i ragazzini proletari si vestivano alla buona, ma da mod. Televisione o non televisione, odiavano Claudio Villa. E la differenza sta tutta lì.

Poi il programma finisce. C’è un telegiornale. Dopo di che, in uno studio virtuale di biblica e imbarazzante bruttezza, inizia a parlare di fenomeni pop (Al Bano, nello specifico) Dario Salvatori. Il bollettino postale scivola sotto la tastiera del computer e si nasconde alla mia vista per qualche minuto. Il pudore, almeno nelle cose, esiste ancora.

PS – Si impone un gesto di sacrosanta guerra preventiva. Pasoliniano tua sorella.


Forse era meglio la Dandini…Rai Storia di Minoli si sta allineando alla Corea del Nord

Daltronde se per parlare di musica fanno parlare tipi come dario salvatori o mario luzzato fegiz… eccome se ci sta fango in rai.

Poi Musica, che parola grossa. La Rai penso non ne parli più dagli anni ottanta.

Solo per la precisione, Dario Salvatori (non Salvadori).

Grazie, ho corretto.

Insomma ???
Mandavano in onda le contestazioni a Claudio Villa perchè l’intellighenzia del tempo disprezzava le canzonette e non aveva la minima idea del fenomeno. Sulle cose serie “specchio del paese” un par de palle. Chiedi a Tognazzi, Vianello, Dario Fo, Franca Rame oppure guardati quei bei tg di una volta (ah se non ci fosse stata la TSI)

ah no l’abbonamento rai no..lo contesto

Mai come quest’anno mi brucia pagarlo.

Pasolini non m’era manco venuto in mente, lo confesso, non ho un tal retroterra culturale, io.
Il mio è un giudizio da semplicissimo spettatore (il padrone di casa, che in Rai ci ha lavorato, ovviamente può parlare con ben altra cognizione di causa): se più o meno l’ottanta per cento di quel che trasmette la Rai è MERDA, e sfido chiunque a contestarmi su questo punto, che lo paghiamo a fare il canone?
Se vi capita, guardate Rai Due il pomeriggio, poi sappiatemi dire…

“Una voce per Padre Pio” su raiuno… Matteo, dov’è il bollettino?

Premesso che l’abbonamento – almeno finchè ci sarà Minchiolini – non lo pago, la Rai tagliava e censurava di brutto anche allora. Fetore di burocrazia e merda di piccolo-borghesi: un esempio su tutti, la censura a Mina solo perchè stava gravida di un figlio avuto da un uomo sposato! Rai di merda e paese di merda pure allora: cartelli “non si affitta ai meridionali”, spie in fabbrica, vita durissima per i proletari non allineati. Ma. Ma guardando come un drogato Rai Storia, mi sosprendo a dire che, porca miseria, forse era un paese un poco migliore (di adesso). Ma Pasolini (e pure quell’altro, quello del povero è bbbello) quello del mondo contadino, quando si moriva di difterite e i padri spenta la luce “buso se buso e l’oseo no gà gli oci”, quel mondo lì proprio no.

Paese migliore????? Il paese dove per fare una giornata da manovale bisognava essere iscritti alla Democrazia Cristiana? Il paese dove “i panni sporchi si lavano in casa”.. Dove la compagna di Coppi doveva nascondersi e dove si praticava allegramente l’aborto clandestino. Un paese che aveva nel codice civile il “delitto d’onore”. Dove, se facevi una inchiesta scomoda venivi trasferito sui monti della barbagia. Un paese dove se avevi un minimo di senso dello stato (vedi Giorgio Ambrosoli) venivi lasciato solo ad andare incontro alla morte. Un paese dove in una mattina di sole, in piena estate, saltavi in aria in una stazione. E l’elenco potrebbe continuare all’infinito. Che sia un paese di merda adesso non c’è dubbio. Ma prima di lanciare paragoni sociologici al volo, tanto per costruirci un post, starei molto più attento. Per rispetto dei lettori del blog come me ma anche dei tanti che in quel paese hanno sofferto davvero sperando di farlo migliore. Per favore, meno superficialità e meno sociologia un tanto al chilo.

cacchio, mi hai anticipato sul pasoliniano. ero già con il dito sulla p.

Il canone rai è una tassa iniqua..dovrei pagare per mantenere quel carrozzone di raccomandati pure inguardabili? Noooooooo

Sottoscrivo al 200% il commento di Luciano

post molto bello ma condivido anch’io l’opinione di Luciano. Il si-stava-meglio-quando-si-stava-peggismo e’ sempre SEMPRE un errore

Credo che il Matt volesse solo sottolineare che da certi filmati dell’epoca traspare un’Italia diversa ed un pò migliore. Ma è ovvio che c’è una bella differenza tra il “reale” ed il “percepito” . Baci ai pupi

Secondo me il canone si paga e si pretende un servizio migliore.
Senno’ ha ragione Berlusconi e ognuno vada per se’…
Ma poi io sono all’estero, quindi che parlo a fare?

si, ma dover pagare il canone perchè ho un televisore solo per far vedere DVD e cassette a mio figlio ma non ho il decoder, sarà un dovere ma mi fa un po’ rodere il culo comunque.

Papa Luciano scrive una buona retorica, ma secondo me non ha ragione,, secondo me,, con rispetto parlando—
Di elenchi se ne possono fare tanti,, ci sono cose oggi che ti rubano il fiato e che una volta non si potevano neanche immaginare::e viceversa:: gli elenchi funzionano perché richiamano emozionano, ma non rappresentano, se non la visione parziale che suggeriscono— gli elenchi mi piacciono, mi stordiscono, ma non bisogna fidarsi: manca sempre qualcosa
Poi mi perdo anch’io a guardare i baffi in bianco e nero su rai storia, e mi sembra abbiano una saggezza tutta particolare, che oggi non c’è più## ma non penso che le cose stiano davvero così;;; è tutto un fatto di nostalgia, di mancanza// e può mancare solo quello che non c’è più, o che non c’è ancora# il presente non può mancare (purtroppo)

Era un paese migliore con una tv migliore, può essere. Se però oggi è tutto peggiore, non è che son venuti da Marte apposta per peggiorarci. Si vede che le stesse persone che sapevano stare tanto bene davanti alle telecamere, sono stati dei pessimi genitori, pessimi insegnanti, pessimi modelli.

Senza deresponsabilizzarci. Ci prendiamo tutta la responsabilità. Ma la logica ci impone di sputare in faccia a chi ci ha preceduto.

E pure a quel tempo era sbagliato imporre il canone.

…io capisco la sensazione di matteo (a proposito, come bisogna designarlo? appurato che il cognome è da scuola media, e che non siamo in rapporti fraterni? nome-cognome? mah).
forse l’italia (la rai, il Paese, il sistema, o quello che è) 40 anni fa non era meglio di oggi, ma le persone avevano la strana idea che in televisone si potesse anche non mostrare per forza il peggio di sé – meglio pensare prima di parlare, meglio parlare che grugnire, meglio ascoltare che sbraitare. a tutti i livelli. poi magari giravano l’angolo e si scaccolavano, o evadevano le tasse, o raccomandavano la figlia della portinaia, o tessevano tresche tal quale ad oggi: però forse pensavano fosse meglio non esibire, non sbattere la propria stronzaggine in faccia agli altri. è un po’ la differenza che corre fra un andreotti e un berlusconi, una differenza di spessore ma anche di modi – di sostanza e di forma, direbbe qualcuno. mai avrei detto che a un certo punto della mia vita avrei pensato ad andreotti come all’elemento positivo di un paragone, e la cosa mi fa pensare parecchio

Il paese era migliore..
C’era senso del pudore, senso civico e quel poco poco di vergogna che adesso sembrano evaporati. Il paese evade, il paese va a puttane, il paese mente, il paese muore ma soprattutto il paese non se ne vergogna.
Rispondo a Luciano: per fare il manovale oggi devi essere amico del caporale e sai che sarai comunque sfruttato e sottopagato, lavorando in nero. Ancora stanno a discutere di aborto uomini e preti che non ne hanno cognizione alcuna. E che mettono fuori legge la pillola del giorno dopo. Tanto poi la trovi sottobanco o solo varcando il confine, ma strapagandola. Un paese che ha depenalizzato reati gravi e seri come il falso in bilancio. Non ci sarà più il delitto d’onore, ma la gente si ammazza comunque e per molto meno. Tra poco non sarà neppure più possibile farle le inchieste scomode.. i magistrati seri e impegnati sono soli da sempre, e saltano in aria sempre. Le stragi nelle stazioni non si fermano e poco conta se a esplodere è una bomba o una cisterna di gpl. Avrete sofferto e lottato per avere un paese migliore.. ma dov’è?

Sai Robina, quella cosa di andreotti succede pure a me e anche a me fa pensare parecchio.

Quel che c’era e non c’è più è l’eleganza. Dei modi e delle parole. Di questo ho una grande nostalgia.

Barbagia con la B maiuscola!