mercoledì 23 giugno 2010
Un quarto d’ora di telefonata per tutti
Esiste da tanti anni un programma televisivo che si chiama The Deadliest Catch. Racconta le avventure delle flotte di pescherecci del porto di Dutch Harbor, in Alaska, che prendono i granchi giganti nel Mare di Bering. I granchi sono molto pregiati, e quel tipo di pesca è molto redditizia ma, per via delle condizioni del mare e degli strumenti che si usano, è anche il lavoro più pericoloso di tutti gli Stati Uniti d’America. Più pericoloso del taglio delle lastre di marmo nelle cave, ma soprattutto molto più avventuroso. Prima di tutto perché si pesca con onde fino a dieci metri; poi perché si continua a pescare anche per quaranta ore senza dormire; poi perché si calano gabbie d’acciaio pesantissime, a temperature vicine allo zero, e ogni volta che si issano è tipo la lotteria, che possono essere strapiene o può esserci dentro anche solo una sogliola.
The Deadliest Catch, insomma, è un programma splendido. Si tratta di una serie che segue quattro navi in contemporanea, nella loro ricerca spasmodica dei granchi sul fondo del mare. Poi c’è anche la gara tra di loro, ma basta vedere mezza puntata per capire che quello è un pretesto, poco più della sottolineatura narrativa di un dato di fatto: tutte le flotte cercano il punto con più granchi, e cercano di arrivare prima degli altri. Funziona così da sempre, che ci siano o meno le telecamere. Non è, avrete capito, in nessun senso un reality show, ma un documentario a puntate, come ce ne sono molti sui canali tematici.
E insomma esce questo articolo su Repubblica. Dove si parla del terribile scavalcamento del limite della morte da parte del reality, con professore interpellato alla bisogna. Aiuto! Aiuto!
Il problema è che quello è un documentario su un lavoro difficilissimo e avventuroso, e soprattutto all’inizio di questa stagione i medici hanno detto a quel capitano che se fosse partito avrebbe rischiato grosso, perché aveva una condizione cardiovascolare disastrata, e quel lavoro lì, fatto di giorni e giorni in piedi, caffè e sigarette a nastro, stanchezza e stress per settimane, be’, non è proprio il classico toccasana del cardiopatico. Come faccio a saperlo? L’ho visto alla televisione.
Perché, col titolo Pesca estrema, The Deadliest Catch va in onda da anni su Sky. Cosa che nessuno ha nemmeno pensato di verificare, essendoci l’eventualità di sventolare lo scandaloso caso limite che viene dalla Merica. E dire che bastava una telefonata, mica ci voleva la NASA. Ma nessuno si è chiesto se quella non fosse per caso una cosa normale, in quel documentario a puntate. Fosse stato Herzog, avrebbero parlato della grandezza del maestro che non si ferma davanti a niente.
La foto che vedete è di Corey Arnold, fotografo che qualche tempo fa decise di mollare tutto e imbarcarsi su una di queste navi. Ci prese poi gusto e fece qualche stagione lì al gelo. Le foto di Corey Arnold a me piacciono molto. Sono qui.
belle le foto. e coraggiosissimi i marinai.
ci vuole davvero del fegato per vivere così. grazie matteo per le notizie interessanti e originali che ci passi.
scritto da fran mercoledì.23.06.10 18:28
Fa piacere scoprire che c’è qualcun altro che segue Pesca estrema. Ricordo qualche anno fa di aver letto un annuncio di lavoro relativo proprio alla pesca dei granchi in Alaska: 8000 dollari al mese per 3 mesi. Giuro che qui nel profondo sud più di un disoccupato ci ha fatto un pensierino.
scritto da giorgiot mercoledì.23.06.10 19:40
grande! quando dissi ad un amico che seguivo un programma di nome Pesca estrema mi derise. asino
scritto da dnd mercoledì.23.06.10 21:30
Mi sa che se glielo racconto a mio marito si imbarca subito.
scritto da citronella mercoledì.23.06.10 23:37
Grazie. E’ questo genere di cibo qui che rende interessante il tuo blog e ben speso il tuo e il nostro tempo.
scritto da gierre mercoledì.23.06.10 23:52
non toccare Werner, ¡ por favor!
scritto da mitch giovedì.24.06.10 10:43
Negli ultimi anni del liceo da noi se n’era parlato, e più d’uno di noi ci aveva fatto un pensierino; poi nessuno è partito.
scritto da Alberto giovedì.24.06.10 14:11
Sbaglio, o fu anche un tuo servizio su Dispenser?
scritto da VINCENZO giovedì.24.06.10 20:52
Sbagli. Ci sono due anni di distanza tra una cosa e l’altra. E non sto toccando Werner. Werner è un gigante, lo sappiamo tutti, ma i documentari splendidi li fanno in tanti. E schifare la TV in favore del grande cinema colto è un modo per dirsi rapidamente scemi.
Tutti, anche i nani, cominciano da piccoli.
scritto da Matteo Bordone giovedì.24.06.10 23:19
Di werner herzog mi piace tanto kinski,, me l’ha fatto vedere Tì//come tante altre cose belle–e quando eravamo a nuiorkio Antartica// antartica è davvero speciale,ve lo consiglio,,,c’è dentro la storia dei pinguini disorientati che vanno dalla parte opposta al mare//anche se li giri e gli mostri la direzione—loro si ostinano ad andare all’incontrario,,,e sai per certo che moriranno,come nell’ospite d’inverno il bimbo col micetto che cammina nel mare di ghiaccio,e sai per certo che morirà–ma la morte in questi casi diventa un fatto secondario/anche se può sembrare il fattore determinante,, quello che riempie la pagina
Invece no–come in Alaska–è l’effetto secondario dei sogni
scritto da Gnu venerdì.25.06.10 00:58
Le prime 2-3 puntate è interessante, ma poi è tutto un ondate mortali e maschi con occhi prima sballati di adrenalina poi distrutti…
scritto da Monica venerdì.25.06.10 09:32
Anche a me piace un sacco, però mi sono sempre chiesto una cosa: ma quanto cavolo di granchio mangiano negli Stati Uniti?
Questi ne pescano sempre a tonnellate, eppure non mi sembra che sia un piatto tipicamente Mericano…
scritto da Jean venerdì.25.06.10 10:21