venerdì 25 giugno 2010
Lippi e le regole imprescindibili del racconto
Io non capisco tanto di calcio. Anzi, il problema è che mi ci stufo un po’, perché non succede quasi mai niente. Secondo me dovevano fare una regola per cui non si può stare nella propria area più di venti secondi, se no è fallo e gli altri tirano una punizione, che ne so. Dovevano fare il basket, che altrettanto seguo prochissimo quasi niente, ma almeno succede della roba. Comunque sia, non essendo il mio specifico ramo, se non per ragioni di carta d’identità, evito di parlare di Peppe, Laquinta, Natale, Gillettaro e gli altri. Mi limito a fare una considerazione di quello che invece mi piace, cioè le storie. E uso una storia classicona per spiegare come la penso. Quando Davide accetta la sfida del gigante Golia, e decide di caricarsi sulle spalle il destino di tutto un esercito di israeliani che si scontravano contro una compagine di filistei in armi, è uno sfigatello. Dice «Vado io, Re Saul, che sono capace a fare fuori le belve con la fionda». Il re e gli altri si cagano addosso, quindi Saul decide di lasciar provare il pastore, anche perché questo ha tutta l’aria di farsi ammazzare sereno, e sono mesi che cercano qualcuno che sia disposto ad affrontare Golia. Gli offre comunque l’armatura, ma Davide la rifiuta, perché dice che gli serve l’agilità. Sfida il gigante così: senza spada, senza scudo, vestito di pellame anticato (come ci immaginiamo sempre che vestissero tutti quelli del passato).
Sconfigge il gigante con la fionda, senza protezioni o armi affilatissime, cioè battendolo con l’astuzia, e ribaltando immediatamente il sistema della forza, quello per cui un gigante era imbattibile, salvo intervento di altro gigante più gigante. Davide diventa strafamoso, circonfuso di gloria e ammirazione. Diventerà poi Re Davide, cioè un sovrano, il padre di un popolo, un santo per una serie di religioni, un condottiero forte, anche spietato, sicuro di sé in tutto quello che fa. Un gigante, insomma, ma di un’altra specie.
Davide avrebbe mai potuto continuare a fare il pastorello scaltro e veloce, il furbastro sfrontato e rapidissimo, dopo aver sconfitto il più forte di tutti? No. Perché? Perché è una regola. Nelle storie quello che conta è il movimento. Uno può anche stare fermo in una stanza, ma il tempo deve passare, i suoi stati d’animo devono cambiare, qualcosa deve spostarsi da A a B, sennò PRIMO due coglioni fritti, SECONDO è una fotografia e non una storia. Per questo motivo, quando l’eroe (qualsiasi eroe) sconfigge il mostro (qualsiasi mostro), perde per definizione l’innocenza, diventa qualcosa di diverso da prima: temibile, potenzialmente antipatico, fallibile, mortale, pieno di quei difetti di umanità che prima sembravano cancellati dal coraggio, dall’entusiasmo, dall’eroismo puro.
La nostra nazionale di pallone ha vinto la volta scorsa. Ha vinto col brivido, col rotto della cuffia, col cuore in mano. Ha vinto bene, benissimo, acciaccata, in lacrime, sbronza, urlante, inebetita dall’emozione. Questa volta è tornata in campo come chi cerca di limitare i danni il più possibile: timorosa, cauta, malsicura. È tornata in campo con dei giocatori vecchie stanchi, senza veri eroi che volessero cimentarsi nell’impresa impossibile. I pochi giovani che c’erano, quando sono andati da re Saul per chiedergli di sfidare Golia, sono stati ricacciati a curare le capre con un gesto severo: «Siete troppo inesperti e impulsivi, non siete adatti, è troppo rischioso». Così facendo si è scelto di interpretare uno dei personaggi, percorrere una delle strade disponibili nel racconto.
Le strade sensate e potenzialmente vincenti erano due. La prima era quella di Davide adulto: vincente, borioso, pronto a sconfiggere chiunque, indossare la corona della propria gloria e comandare. Forse poi si sarebbe detto «L’Italia ha perso, ma che partite memorabili, a passo di marcia, a testa alta». La seconda strada era quella di Davide giovane, guardiano di capre, cioè una squadra di giovani incoscienti scaltri, pronti a tutto, imprevedibili, stupefacenti e determinati a conquistare la vetta.
Invece hanno deciso di fare Golia. E Golia, secondo le regole della storia, perde, perde male e si rende ridicolo.
Scusa, eh, ma hai travisato il racconto biblico alla grande. Davide non batte Golia con l’astuzia o l’agilità (capirai l’astuzia di tirargli un sasso in testa), ma perché Golia ha insultato il Signore degli eserciti e David lo colpisce nel nome di questo Signore (Primo Libro di Samuele 17,45).
scritto da leo venerdì.25.06.10 12:47
no, bello il post, per carità. Solo una cosetta. Pure le fotografie vanno da A a B, se son buone fotografie. Te lo insegnano alla composizione fotografica.
scritto da Effepunto venerdì.25.06.10 13:20
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w i piccoli
scritto da Berluska venerdì.25.06.10 13:22
ma quante cazzo ne sai Bordone! qui ci hai “inzerzato” come direbbe camilleri. abbiamo fatto gli sboroni e sia finiti zimbelli! avessimo portato cassano e balotelli, i david dè nò artri, almeno ci avrebbero provato veramente e un bel po’ di casino ce lo avrebbero assicurato! qualche bella rissa e magari qualche goal!!!
scritto da MONICA venerdì.25.06.10 13:37
Visto il nome che porto non posso che inchinarmi a cotanto genio
scritto da David venerdì.25.06.10 13:45
Signor Bordone, a costo di far la figura di quello che fa le pulci a chi è più bravo di lui (come in effetti è), vorrei segnalare che al tempo di Davide e Golia c’erano gli israeliti, non gli israeliani.
scritto da biagio venerdì.25.06.10 13:58
Uno dell’anno 1700 che viene dalla Turchia è sia turco che ottomano. Uno che viene dal Israele nel 1000 a.C. è israelita e israeliano.
scritto da Matteo Bordone venerdì.25.06.10 14:11
di natale è alto un metro e sessantotto: davide giocava con noi.
scritto da essere disgustoso* venerdì.25.06.10 14:51
bello,,
e anche— golia in realtà è davide (e infatti caravaggio),,, quindi quando uno è pecoraio, pieno di entusiasmo, e riesce a sconfiggere con l’astuzia della fionda il gigante cattivo che gli sta dentro (tipo matrioska)dopo diventa un vero figo, ma siccome ha di fatto ucciso una parte di sè, può non essere capace di sopravviversi con onore
scritto da gnu venerdì.25.06.10 15:00
Pure Miroslav Stoch è piuttosto piccolino.
Questa è una versione del campionato mondiale più movimentata e molto più Davide vs Golia:
http://www.rsssf.com/miscellaneous/nasazzibaton.html
scritto da piero venerdì.25.06.10 15:13
Quindi Ovidio, Virgilio e Orazio erano romani e italiani. Vercingetorige gallo e francese, Annibale cartaginese e tunisino, e cosí via. “Maanchismo” 2.0…
scritto da rockmeamadeus venerdì.25.06.10 16:08
la cosa degli israeliani volevo dirla pure io.
israeliano è un cittadino del moderno stato d’israele quelli erano israeliti.
scritto da gino venerdì.25.06.10 18:53
è un po’ come dire che i marcomanni erano tedeschi
scritto da gino venerdì.25.06.10 18:54
No, perché non esiste la Tedeschia. Caraisto, non c’è peggior sordo dei sordi.
scritto da Matteo Bordone venerdì.25.06.10 22:59
odio chi non capisce il senso di quello che scrivi(anzi non lo vuol capire) e si attacca ai dettagli che contano meno di un c@tzo…d’accordo con te su tutta la linea…son le motivazioni a farla da padrone…non c’è niente da fare…
scritto da alex sabato.26.06.10 01:39
Alex, LE PAROLE SONO IMPORTANTI! Non solo quando fa comodo.
scritto da Nanni sabato.26.06.10 02:36
Il fatto è che non è Davide che si è trasformato. Semplicemente è rimasto a casa da mollaccione compiciuto ed ha mandato avanti un manipolo di pippe e qualche vecchio generale acciaccato. La nostra storia (della nazionale) insegna che poi ci rifacciamo.. Saltiamo un giro e poi torniamo alla grande. Ci sta stretto il ruolo di campioni in carica. Abbiamo bisogno di essere derisi e sottovalutati come nell’82 quando derisa e bistrattata vinse, di rapina e scaltrezza come piace a noi. Aspettiamo.
scritto da Luciano sabato.26.06.10 07:21
E poi, diciamocelo, va bene il discorso del signore degli eserciti, dell’agilità o dell’astuzia ma David ha avuto anche un gran bel culo!
E non è che è sempre sabato…
scritto da andy sabato.26.06.10 08:40
Ad Alex.
Ho creduto di poter sollevare la questione (israeliani/israeliti) peoprio perché il padron di casa non ha mai fatto mistero di essere un po’ rompino, su queste faccende.
E comunque ho capito il punto di Bordone (Israele era Israele anche ai tempi di Golia) e gli devo dare ragione.
Contento?
scritto da biagio sabato.26.06.10 13:14
Ineccepibile commento che sarebbe piaciuto pure al povero Gioan Brera.
La cosa più triste che questa (questa squadretta qui, timorosa ma arrogante, spaventatata ma presuntuosa) è la più calzante metafora dell’ITALIA TUTTA OGGI.
Vero ministro Brancher?
scritto da gierre sabato.26.06.10 17:28
Io devo essere uno di quelli delicati (cacacazzi), ma la premessa “ché io sono uno che ci interessano le storie” è diventata luogo comune. Da molto. Da prima di Piroso, da prima di Baricco, da prima di Auster, da molto prima.
A chi non piace una bella storia? E anche la tecnica richiesta, più o meno consapevolmente è roba con cui hanno a che fare tutti, perché chiunque si è cimentato nel raccontare. Raccontare non ha nulla di esclusivo. La narrazione è popolare, la descrizione e il monologo interiore un po’meno.
“Io sono uno che ci piacciono gli inventari, le descrizioni minuziose e le concatenazioni di pensieri senza capo né coda”. Mai sentito.
scritto da riccardo sabato.26.06.10 18:21
Riccardo, non ho detto che c’è qualcosa di esclusivo. È che a me non piace la natura profonda del calcio, che invece mi piace molto in altri sport come il basket. Quindi della nazionale di calcio e della sua avventura mondiale prendo il lato che trovo interessante per me. Non scrivo mai di calcio e non mi intervista Soriano. Baricco tua sorella.
scritto da Matteo Bordone sabato.26.06.10 19:08
E comunque hai fatto bene a rompere i coglioni.
scritto da Matteo Bordone sabato.26.06.10 19:17
Ahah,simpatico Riccardo!!!!
Ha ragione,
È che siamo pieni di vezzi,e il più delle volte non ci accorgiamo che sono luoghi comuni,,
Siamo tutti così normali nel sentirci speciali
Mi piacciono gli inventari, le concatenazioni di pensieri senza capo né coda…ihihihih,molto divertente….ihihih
scritto da Gnu domenica.27.06.10 01:56
Non capirai di calcio ma la tua analisi è centratissima.
Per quanto riguarda la grandezza del calcio come sport, la sua imprevedibilità, costantemente in bilico tra tragedia e apoteosi, cosa di meglio di un Italia 2 Slovacchia 3 per esemplificarla?
scritto da Theo domenica.27.06.10 11:36
la natura profonda del basket è che fanno gol ogni 30 secondi, due palle… non mi emoziona.
La tua analisi è la migliore che ho letto o sentito finora
scritto da zundapp domenica.27.06.10 11:57
Quindi Ovidio, Virgilio e Orazio erano romani e italiani.
Ovidio è di Sulmona, Virgilio di Mantova e Orazio di Venosa. Nemmeno uno è romano.
Semmai sono entrambi italici e italiani
scritto da Tommy domenica.27.06.10 12:01
Ho appena terminato di leggere “Pasto Nudo” e mi è sembrato proprio una concatenazione di pensieri senza capo nè coda.
scritto da andy domenica.27.06.10 14:00
Quello che sa di smalto è il lexotan. Così, come ripasso.
scritto da Matteo Bordone domenica.27.06.10 23:42
E’ arrivato Tommy…
scritto da pius lunedì.28.06.10 09:35
…mi piacciono gli inventari…e anche le concatenazioni di pensieri senza capo né coda
scritto da giovanna lunedì.28.06.10 09:57
“Civis romanus sum”!
scritto da rock me amadeus lunedì.28.06.10 11:14
A proposito di racconti…siccome di la hai cancellato la poss. di commentare, mi sembra…
http://temi.repubblica.it/micromega-online/veltroni-quando-cade-il-politico-acrobata/
scritto da Tirana Calling lunedì.28.06.10 15:47
Per amor dell’etimo, il termine “israeliti” definisce la “gens”, ossia i figli di Israele (che è il nome dato a Giacobbe dopo che questi ha preso a legnate l’angelo secondo un noto bestseller), mentre il termine “israeliani” definisce gli abitanti di Israele. Che poi sia lo Stato d’Israele (1948 d.c.) o il Regno d’Israele (1030 a.c.), cambia ben poco. Questo lo dico perché fa caldo, mi sto facendo due palle così e non mi arrivano domande da una vita.
scritto da Yankele lunedì.28.06.10 16:24
Bravo. Cazzo. Nessuno che chieda delle cose.
scritto da Matteo Bordone lunedì.28.06.10 16:45
Alla gente ci piace dare le risposte,mica fare le domande (questa è una possibile risposta alla domanda: Cosa ci piace alla gente?)
Adesso vado di sopra a leggere kemuro,il mio favorito,
scritto da Gnu lunedì.28.06.10 23:42
secondo me alla gente “ci piacciono i crauti” (cit.).
scritto da mjk martedì.29.06.10 10:23
Secondo me avresti fatto meglio a scrivere il post cosi’:
“Io non capisco tanto di calcio.”
Fine.
E poi andare di corsa a leggere un libro di Baricco.
scritto da enrico martedì.29.06.10 15:31
Bello. Anzi bellissmo.
Ma anche troppo nobilmente letterario. La verità è che Lippi è la Juve e la Juve è il Tiranno. E che in tutte le storie che si rispettino prima o poi il Tiranno viene deposto, i suoi gerarchi si nascondono i sudamerica, ma alla fine anche a loro la Giustizia presenta il suo conto.
La testa di Lippi, insomma, èsemplicemente la ciliegina sulla torta di una storia in cui, alla fine, vince solo l’Inter.
scritto da Vano martedì.29.06.10 19:40
Cercare una morale nel calcio è come cercarla in una partita a dadi.
Una svista in meno e ora staremmo parlando dell’eroica rimonta dell’Italia.
scritto da Emanuele martedì.29.06.10 20:19
Io sono juventina,, così,tanto per dire
Ciao mjk,ho sempre pensato che mjk stesse per mick jagger,ma adesso mi rendo conto che la j e la k sarebbero invertite
scritto da Gnu martedì.29.06.10 22:39
i due seguenti dizionari per israeliano danno la definizione di israeliano come cittadino del moderno stato di Israele
http://www.sapere.it/sapere/dizionari/dizionari/Italiano/I/IS/israeliano.html?q_search=israeliano
http://www.treccani.it/Portale/services/searchTitle.jsp?cercaTesto=israeliano&searchIn=V&cercaTestoVis=&x=0&y=0
magari l’esempio dei marcomanni non era perfetto, ma un etrusco dei tempi di Augusto (e l’Italia esisteva come provincia) era un italico non era un italiano
scritto da gino martedì.06.07.10 23:10