sabato 3 luglio 2010
Hit the roll back (and don’t you come back no more)
C’è questa intervista a Walter Veltroni. È una di quelle interviste pazzeschissime, che uno eviterebbe anche di leggere perché tanto lo sa già come sono fatte. Si immagina di prevedere quello che ci sarà scritto, di conoscere a memoria i passaggi e le argomentazioni dell’uomo in qeustione. E invece, quando si ha a che fare coi grandi, la realtà è sempre più ricca, sfaccettata e imprevedibile di come la si immagina. E stranamente la stessa cosa capita anche Walter Veltroni, la Liala dei morti di fame. Così, quando il nostro è a Capri, al ritrovo estivo dei culturali di sinistra, al simposio degli scrittori di un certo livello tutti impegno e chiummenzana, riesce comunque a sbalordire.
Ora io non so quando sia successo, quando una certa tendenza champagne alla fuffa si sia trasformata nella tignosa determinazione di un uomo alla marginalità, all’inconsistenza, allo gnè gnè programmatico del più principiante tra gli sconfitti. Che poi nella vita si perde, succede, non è un dramma, anzi. Eppure questa linea ora in Veltroni è retta, riconoscibile e precisa, come il tragitto di una monorotaia giapponese.
«No, semplicemente sono fatto così – dice – Mi sottraggo, non partecipo a risse, a giochi, a duelli. Non mi sono pentito di essermi dimesso da segretario, anche se adesso si comincia ad apprezzare quel 34 per cento preso alle elezioni politiche.»
Uno potrebbe anche credergli, se a parlare non fosse un uomo che ha condotto una personale battaglia politica, fatta di scontri e avversari, l’ha vinta nel partito, ha avuto il comando — il candidato distingua il ruolo del comandante, spesso definito con termine inglese “leader”, da quello del pacioso rappresentante di classe — per qualche anno, si è presentato alle elezioni, e alle elezioni ha perso. Anche Tyson adesso non combatte, per usare la una gerla di figure retoriche insieme (ossimoro compreso), ma non si sognerebbe di dire «Non sono un tipo combattivo. Mai stato». Per quanto riguarda il 38%, che dire?, ne abbiamo già parlato tanto. Più di cinquanta vinci; meno di cinquanta perdi. L’altra volta si è vinto; con Veltroni si è perso di 16 punti abbondanti. Che poi lui dopo la sconfitta abbia deciso di dirci che non voleva vincere, che lui aveva altri programmi, è grave soprattutto perché non eravamo stati informati prima. Certo, magari gli alleati hanno contribuito, e io sono convinto che l’abbiano fatto violentemente, ma uno si assume le responsabilità, dice ho fatto il possibile, si dice amareggiato per il resto dei suoi giorni. E si vergogna anche un filo. Erano elezioni politiche, dopo tutto, non il Mundialito.
Poi, dopo una serie di citazioni di cultura popolare da compagni di classe che si ritrovano alla pizzata e non sanno cosa dirsi, arrivando presto alle sigle dei cartoni animati, Veltroni rincara la dose. Quando gli fanno notare che per alcuni è una macchina che impasta e monta a neve la fuffa, lui risponde così.
«No, non sono ‘leggero’ – precisa – semmai cerco di essere lieve in un tempo pesante. Ho governato per sette anni, in una stagione di crescita per la città, una comunità di due milioni e seicentomila persone, sono stato un apprezzato ministro dei beni culturali. Ma non ho mai concepito la politica o, peggio, il potere come l’unica dimensione della mia vita. Ho dimostrato di saper fare altre cose. Ho rotto il paradigma di chi pensa che i politici non sappiano o non debbano fare altro. In realtà mi accusano proprio di questo, di saper fare altro».
A parte il fatto che se continui a ripetere quanto sei stato bravo e apprezzato, e addirittura rivalutato di recente, vuol dire che non se lo ricorda nessuno; che un ministro dei beni culturali diventa degno di nota quando dura per più di due anni; che se le altre cose sono i libri, allora fai lo scrittore, ma visto che lavori in una Commissione Parlamentare, il paradigma non sembra proprio rotto. A parte tutto questo, dicevo, c’è la distinzione, pesante e pretenziosa in sé, tra “lieve” e “leggero”. Ovviamente prelude a una serie di capolavori di levità, tra cui citerei questo, breve e rappresentativo.
«Le identità socialdemocratiche hanno svolto una funzione importante, ma non sono più sufficienti a indicare quella originalità di pensiero politico post ideologico che oggi, dopo il 1989, finalmente può liberare le sue potenzialità senza bisogno di legittimazioni, giustificazioni e certificazioni che attenuano la sua spinta di cambiamento.»
Per concludere — tralasciamo il fatto che ormai non c’è situazione in cui Veltroni non stia per fare qualcosa di africano, umanitario o antistragistico, col risultato di proiettare un’immagine di impegno assoluto che è deprimente e ridicola insieme — c’è una panzana che mi riguarda da vicino. Questa.
«Non è un caso che in questi anni di roll back della sinistra europea la vittoria più bella del centrosinistra, oltre a quella di Obama, sia stata quella del Giappone e del suo partito democratico.»
Come sapete sono un po’ impallinato di Giappone. Quando mi usano il paese preferito per dire della roba a caso, che tanto poi chi vuoi che vada a controllare, un po’ mi risento.
Il Partito Democratico Giapponese è una formazione politica elitaria e corrotta, che ha avuto il potere per una manciata di anni in tutta la storia democratica del paese. Il suo segretario, Yukio Hatoyama, l’uomo che ha vinto le elezioni, era stato nel Partito Liberal Democratico fino al 1993. Suo bisnonno era stato Presidente della Camera nel XIX secolo, suo nonno ha fondato e diretto il Partito Liberal Democratico, mentre suo padre è stato membro dello stesso partito, e ministro in un governo liberaldemocratico. Qualche settimana fa Hatoyama si è dovuto dimettere, e c’è stato un rimpasto nel partito e nel governo. Capirete che l’accostamento di questa roba a Barack Obama, con la semplice dicitura «vittoria del centrosinistra», è segno di furbata o di vanverismo. Più probabilmente si tratta di un ibrido tra le due forme di pensiero: uno di quei casi in cui «Ma che cazzo dice Veltroni?!» può essere riportato come un’accusa di leggerezza pop, per subire un ribaltamento in dote rivendicata di levità da parte del politologo medesimo. In quest’ottica, va detto, la levità è innegabile.
Per non parlare del «roll off», ennesimo chicco di quel piatto di grano che Walter porta in giro da anni, cameriere senza tavoli, nella speranza di risvegliare l’indignazione nazionale sopita, penetrare nell’immaginario popolare con la destrezza di Berlusconi, fare insomma di tutti i democratici dei convinti sostenitori di qualcosa di grande e straordinario, che si oppone a qualcos’altro di molto grave, senza che si capisca bene cosa siano l’uno e l’altro, ma tenendo sempre Danilo Rea o Keith Jarrett in sottofondo.
E pensare che quella fighetta elitaria e dalemiana di Bersani cita Vasco Rossi nei manifesti.
Poveri scrittori americani, che a Capri sono costretti a sorbirsi anche i dolori del giovane Walter.
Veltroni è un buon esempio di centometrista che non solo vuol correre la maratona, ma vuole anche portare il vessillo mentre corre e ha scritto un manuale sulla maratona prima di allacciarsi le scarpette. Salvo abbandonare a meno di metà percorso.
Che uno dice, pazienza, non ha il fiato. E invece no, invece in spogliatoio non resta neppure il tempo di fare la doccia ed eccolo lì nuovamente a bordo campo, a dire che vorrebbe riprovarci e, soprattutto, a dire che gli altri (che fanno facendo la loro onesta gara, e puntano almeno ad arrivare al traguardo) non sanno cosa sia la maratona.
Vorrei ricordare che Veltroni ha le dimissioni facili, e da segretario di partito si è dato per due volte. E anche lì, uno non vorrebbe infierire e proverebbe a compatirlo: poverino, non regge lo stress.
Però lui parla e riappare come un saltamartino (il dignitoso Jospin, sconfitto in Francia, si è ritirato).
Anche se non tutto il male vine per nuocere: quando parla, almeno, non scrive un romanzo.
scritto da roberto casalini sabato.03.07.10 22:25
La foto di Kennedy rovesciato vale già tanti applausi. Il testo è la tua Alba Chiara, e a noi i bis n non bastano mai.
scritto da franco sabato.03.07.10 23:15
A me non interessa che Matteo Bordone sia bravo, bravissimo, eccezionale. Che la foto rovesciata di Kennedy sia una figata. Che questo post sia la sua “Alba Chiara”. Tutti salamelecchi di fan che mi fanno girare le palle (i fan, senza la esse, prchè quando si scrive in italiano il plurale nelle paroli inglesi non si mette, nota preventiva per MB) perchè i fan sono della stessa specie dei Veltroni: un giorno di qua, uno di là. Mi fanno girasre le palle (i fan) perchè i post del signor Bordone (sapendolo permalosino gli dò del lei) sono strasacrosanti. E quindi dovrebbero provocare INCAZZATURA NERA perchè non sono esercizi di retorica, ludi fescennnini, gare di poesia del GUF. Per la madonna (nera, blu, di Loreto, Lourdes e Częstochowa, se questa merda è l’Opposizione, che altro può essere il Governo?!?! INCAZZARSI vuol dire cercare di cambiare. Qui non si cambia neanche il baretto sotto casa, anche se ti trattano un po’ così. Qui si ingolla tutto. Anche Veltroni. Che il dio della diarrea lo piazzi sei anni di fila al cesso. In silenzio però.
scritto da gierre domenica.04.07.10 12:57
Il bello e’ che non riesco a vedere la foto dritta perché se giro il telefono mi si raddrizza automaticamente il testo. Maledetta tecnologia.
scritto da Gabriele domenica.04.07.10 17:19
L’Opposizione in Italia non esiste e D’Alema mi è dolorosamente antipatico
scritto da simona domenica.04.07.10 17:29
@gierre C’è in te molto più Veltroni di quanto pensi, in questo tuo provocare ma anche blandire, tirarti fuori ma volerti anche far notare.
scritto da franco domenica.04.07.10 18:40
Tirarmi fuori? Blandire? Caro Franco, non volevo offendere nessuno, tantameno persone che come te non so neppure chi siano. Trovo però molto bizzarro il gusto tutto italiano e tutto estetizzante di curarsi di più di come uno (Bordone in questo caso) grida “al fuoco al fuoco!” ed esprimere gridolini di apprezzamento e gioia, piuttosto che salvare il salvabile e cercare di spegnere le fiamme. Attenzione a non confondere il ringraziare (nella fattispecie Bodone che ha comunicato una cosa che altrimenti non avrei saputo) con il blandire. Mi sembra che se c’è un incensator cortese quello sia tu. Per quanto riguarda il farsi notare, scusa, ma “sono ricco di famiglia”, come pare rispose Cacciari alla proposta di De Michelis di entrare nel PSI. Un ultimo, certo non richiesto, consiglio: non sarebbe ora di fare un passino in avanti riguardo ai gusti musicali?
scritto da gierre lunedì.05.07.10 12:16
penso di non aver mai usato la parola BLANDIRE
scritto da Berluska lunedì.05.07.10 13:38
Però intanto a D’Alema l’hanno eletto presidente del Feps, per cui tutto è bene quel che finisce bene (pfff)..
scritto da redronni lunedì.05.07.10 14:12
@gierre Scusa, vorrei chiudere subito ogni polemica, il fatto è che il mio apprezzamento non era per il contenuto, ma per il puro esercizio stilistico (qual è per Bordone l’attacco a Veltroni), quindi la tua intemerata così accorata mi sembrava e mi sembra fuori luogo. Tutto qui.
* Berluska, già dal nick che ti sei scelto si potrebbero dedurre tante cose (solo per l’uso della k), comunque più parole usi e sai e meglio è, credo, boh.
scritto da franco lunedì.05.07.10 17:45
Ehi Franco, “intemerata” mi piace un sacco!
)) Chiusa polemica. E’ che non ce la faccio più a stare in questo paese qui (Milano nella fattispecie) e non posso neppure progettare di scappare in Francia a fare il muratorino come il Pertini da giovane (non sono giovane, non ci ho il fisico) e ormai mi incazzo come la maledetta esselunga: 3 x 2 (o più) Ciau.
scritto da gierre lunedì.05.07.10 19:23
Sabato 3.7.2010 ore 20:43,
lunedì 5.7.2010 ore 23:53,
Solo 11 commenti,
il soggetto Veltroni non tira più (ed era ora!)
scritto da robbbberto lunedì.05.07.10 23:55
L’artificio retorico di gierre era bello,non c’è che dire, e non è che franco debba riscattarsi solo perché ha usato intamarrata,, sarebbe come se io dicessi così damblè: portami della piota, la trovi nel famedio—-nessuno mi crederebbe—ecco
Comunque anch’io sono un po’ stufa dei discorsi su uolter ma milano mi piace tanto, tranne il rumore///basta rumore;;;
scritto da Gnu martedì.06.07.10 00:28
X FRANCO
con piu parole
stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus Eco)
con una sola
ppppppprrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr
scritto da Berluska martedì.06.07.10 13:32
D’alema dice che servono più spese militari. Veltroni sta portando avanti una campagna sulla mafia, ustica eccetera. Bordone sfotte sempre Veltroni.
scritto da Andre giovedì.08.07.10 23:59
Definire Bersani una “fighetta elitaria” è un autentico abbaglio, cari i miei seguaci di Tafazzi.
scritto da Paolo domenica.11.07.10 10:02