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domenica 25 luglio 2010

Meu amigo Tiësto


Ieri è successo che alla Love Parade 2010 c’è stato un momento di gestione sbagliata del flusso della folla, un attimo di panico, un effetto a catena, gli eventi sono precipitati, delle persone si sono trovate in un collo di bottiglia, ci sono stati morti e feriti. Una tragedia, non una bella cosa: vai a ballare, muori, e muori per un problema logistico.

Il giorno dopo i giornali ovviamente ne parlano. E su Repubblica esce questo commento di Ernesto Assante. Il quale Assante ne sa di musica e ne sa di cultura giovanile, ma forse in relazione ai giovani di un po’ di anni fa. Siccome la scena dei rave e l’esplosione della musica elettronica sono IL fenomeno degli anni Novanta, e siccome ora siamo nel 2010, vedere con questi occhi un fenomeno come la Love Parade 2010 equivale a dire che i Pearl Jam sono un gruppo emergente. Con la differenza che i Pearl Jam, messi accanto alla Dance, sono microbi irrilevanti da ogni punto di vista.

Il problema è soprattutto che uno che vuole scrivere di ’sta roba deve almeno esserci andato, un paio di volte, a ballare la techno. Perché se no finisce che usa queste parole. E ci si chiede se questo conservatorismo anziano sia effettivamente mosso da un convincimento individuale di Assante, oppure non sia un modo standard di parlare di giovani sui giornali: da vecchiazzi, col dramma, il ditino, la fretta di chiudere per tempo. Perché io faccio fatica a immaginare un articolo molto diverso sul Giornale. Anzi, non c’è da immaginare: l’articolo è qui, ed è molto più corretto e neutro nei giudizi.

Perché si debba parlare di «sabba infernale», quando c’è stato un problema di gestione della folla che si sarebbe potuto verificare anche al Primo Maggio, non si capisce. Ma gli interrogativi sono molti. Come ha fatto Piero Pelù a inserirsi nella mente di Assante, per produrre il trittico «senza limiti, senza regole, senza confini»? Cosa c’entra Woodstock, e in che modo può essere un punto di riferimento per i lettori, essendo un evento di quarant’anni fa?

«Benvenuti nel nuovo millennio e nel girone infernale del divertimento» lascia pensare che questo fenomeno, che ha vent’anni, sia una primizia che ne ha solo dieci. Non so. Forse per i platani sono pochi; per noi dieci anni sono tanti; venti sono tantissimi. Cioè, io l’anno della prima Love Parade andavo al ginnasio, Ernesto, cristo.

«Il volume è molto più alto che in qualsiasi concerto heavy metal» è poi una assurdità da tutti i punti di vista. Il volume all’aperto per strada non è mai più forte di quello dei concerti al chiuso, e in questo caso si tratta di più di un milione di persone all’aperto, quindi dipende un po’ dal carro che segui e da dove ti metti. Non solo, ma l’idea che i metallari siano il riferimento per il volume alto — il volume alto, il baccano, mammamia, mi vibra la dentiera nel bicchiere sul comò — è un’idea coerente solo se hai i capelli bianchi virati lilla.

E il concetto di ballare «fino allo sfinimento» non vale anche per il calcetto?

«È l’abbandono del pensiero, la cancellazione della parola, la celebrazione del ritmo, in ogni sua forma, con tutta la sua forza»: parole che in parte valgono anche per Chopin, per Steve Reich, per tante altre cose che non devono fare automaticamente fremere i cuori delle mamme, delle nonne, delle tate.

Ma è forse nelle due righe seguenti che si toccano, per superarle, ridefinirle, spazzarle via con l’’onta della sobrietà, le vette dello zucconismo purissimo:

«È un mondo parallelo, senza genitori, scuole, lavoro, obblighi, è l’affermazione di un “diritto alla festa” che la vita sembra voler negare ad una generazione che non ha molti motivi per sognare.»

Vado matto per quest’idea dei sogni. Stravedo. C’è il morto? Sogni, sociologia, generazioni, noi, ragazzi di oggi noi. Non c’è il morto? Ragazzi confusi, senza direzione e ideali, generazione X Y Z K Я.

Ma oggi è una domenica fresca d’estate. Perché dobbiamo andare avanti a occuparci di questo pezzo e del profondo conservatorismo culturale, consapevole o meno, espresso — accolgo l’attenuante della fretta — su Repubblica da Ernesto Assante? Che avesse scritto un pezzo a caso si sarebbe potuto capire da una parola, subito, senza fatica, alla prima lettura veloce.

Quella parola è «sambodromo».


Giusto, giusto, giusto.

(bella anche la foto)

Perfetto.
(Io però sono un vecchio dentro, e non riesco a fare a meno di pensare alla Love Parade nello stesso modo in cui mio nonno pensava di Woodstock)

Assante è sempre stato un Veltroni senza la verve di walterone nostro, ed ho detto tutto…

Vale quello che si scrive.

questo è un paese per vecchi

…concordo… cazzo!!!…

Ineccepibile, purtroppo. Il tuo commento, non il pezzo di Ass.

Ci avrei scommesso che dalla tragedia della LP sarebbero nati articoli di quel genere. Effettivamente roba scritta da gente che non ha mai messo piedi a questi eventi. L’anno scorso sono stata alla Street Parade (e ci torno quest’anno) perché è stata una delle cose più belle, musicalmente parlando, della mia vita. E c’è quel senso di integrazione col mondo intero che altrove è raro trovare.

Che delusione … Assante naturalmente…

[...] Non c’entra la musica techno, non c’entra la droga e non c’entra nient’altro. C’è semplicemente un momento in cui tutti gli ingranaggi si sincronizzano per far andare le cose nel peggiore dei modi possibile. [...]

Ma la vecchia abitudine di scrivere avendo in mente una tesi si è perduta? L’articolo di Assante è un insieme di parole e luoghi comuni insieme a fare un girotondo, ma non arriva da nessuna parte…
P.S. la foto puzza di silicone anche attraverso lo schermo…

nel frattempo è scattato l’annunicio “mai più Love parade”. Obiettivo centrato?

Assante da qualche parte arriva, non so se volesse andarci, ma arriva in quel buco nero della nostra cultura che prevede la morte come conseguenza della trasgressione. Che in un ” mondo parallelo senza genitori dove sesso, sballo, musica, tutto è lecito, tutto è permesso,” finirai per lasciarci le penne.

Io vivo in Germania e qui la cosa é descritta dai media in modo molto meno isterico che in Italia, si stanno analizzando le cause del panico di massa, soprattutto in relazione alle responsabilitá della polizia, a nessuno é venuto in mente di associare l’accaduto agli innominabili eccessi della LP…

Ma a me la cosa sorprendente sembra, Assante a parte, l’assenza di banali commenti sociologici nella stampa. Ho visto solo descrizioni evento-disastro-cause del disastro. Eppure “milioni di giovani drogati sballati che ballano tutti insieme una musica idiota, dove andremo a finire signora mia” dovrebbe essere un argomento irresistibile per l’annoiato opinionista di mezza estate.

perchè voi ci siete stati alla love parade? tu ci sei stato bordone? e che si faceva si giocava a ramino?

assante ha scritto anche questo: “Ma allo stesso tempo è bene ricordare che non è mai accaduto nulla di grave nelle molte Love Parade nel corso degli anni, perché, nonostante le apparenze, lo sconvolgimento totale delle regole non ha mai previsto alcuna forma di violenza”.

Sei continuamente alla ricerca di polemiche per attirare l’attenzione su di te. Ma smettila.

epperò sfogliando wired di aprile chettiscopro? Che i Manowar hanno il record di db toccato in concerto (139 db) all’aperto e minchia se nn sono metallari… Quindi questo tuo continuo bisogno di elevarsi al di sopra della massa ti fa anche partorire degli sproloqui ..ad capocchiam.

[...] ne parlano leonardo su piste e matteo bordone [...]

Credo che questo paese si possa risollevare solo quando la classe dirigente finalmente andrà in pensione, possiamo fare due esempi: il presidente della repubblica, ha 85 e il presidente del consiglio 73. Sono dei vecchi parrucconi e hanno rovinato il paese

Io di giovani non capivo niente quando ero giovane, figurati ora che giovane non sono più, ma penso che se mio nonno e mia nonna insieme a un milione di loro coetanei fatti di camomilla, ed esalazioni d’adesivo per dentiere, si trovassero nell’imbuto di quel tunnel colla prospettiva di andare a fare qualcosa di cui sono fanatici, finirebbero per morire in preda al panico pure loro.

Il flame contro i Pearl Jam non ha attecchito. Peccato, era la parte su cui ero più d’accordo.

La cultura rave è di sicuro il più importante fenomeno degli ultimi 20 anni. Però in quanto tale andrebbe studiato da una prospettiva neutra, magari partecipante, ma neutra. Assante dimostra di essere un vecchio che ne capisce poco, tu invece di voler sfruttare la notizia e il momento per fare polemica e attirare l’attenzione su di te. Non mi sembra un atteggiamento corretto verso chi legge.

E Woodstock. E le clark. E la kefia. E il maggiolone. E le bionde trecce e gli occhi azzurri ‘na voce ‘na chitarra il falò sulla spiaggia. E che due coglioni….
Basta, son passati 40 anni, e basta!

Guarda, Nex, che l’accusa di voler attirare l’attenzione su di sé vale anche per chi alza la mano in classe. Salvo che magari ha qualcosa da dire, e può essere che sia interessante. Si vede che quello che ho scritto non ti sembra interessante. Finisce lì.

Concordo con l’articolo: l’unica cosa per cui mi incazzo è che ho più di quarant’anni e con mia moglie son dieci anni che ci diciamo di andare alla love parade. Poi vennero i figli, una “leggera” caduta di capelli e il fatto che mi sentirei fuori luogo stante l’età. Però rimaneva un obiettivo:ora non si farà più, per colpa di una mala organizzazione probabilmente, e la cosa mi fa incazzare.
P.s.
demagogicamente mi chiedevo: perdita dell’attenzione e dei freni inibitori, infrazione delle regole, facili scontri e ci scappa il morto. Questa è la normale cronaca di un’accesa partita di calcio.

che poi uno magari si aspetta articoli del genere da veneziani. e ti incazzi.
poi invece ti ritrovi che ste boiate le scrive assante e ti incazzi due volte

…ma nex e gemini sono fratelli?? :D

Concordo su una cosa: i rave e la techno erano interessanti più di dieci anni fa. Un concerto degli Happy Mondays alla factory nei primi anni ’90, un dj set degli orbital a ibiza nel ’95, al limite ancora i mastodontici rave con i chemical brothers quando già drum&bass, jungle e compagnia bella erano diventati un fenomeno mainstream, quella era roba epica, più leggenda che storia. Ma adesso la love parade… la love parade è sorpassata come i mammuth, come la luce delle stelle morte che continua ad arrivare fino a noi da galassie lontane facendoci illudere che ancora vivano. Spero che questo triste incidente serva almeno a una cosa, a mettere un epitaffio sulla cultura rave e a consegnarla definitivamente alla memoria, come woodstock e i pearl jam.

Alla love parade del ’98 io c’ero, ed è chiaro che il bordello, le droghe synth, il volume (100 dB di media intorno al carro, che a 50 metri vuol dire che parli col vicino senza urlare), insomma la sensazione di carnaio, sono tutte cose vere. Ma quello che è successo a Duisburg è stato causato da un problema logistico, ovvero la sottostima delle affluenze e la conseguente scelta di non fermare gli accessi. Nella pratica, e nella tragedia, qualcosa di simile a quanto successo ai citati Pearl Jam a Roskilde, dove i morti furono nove, schiacciati contro le transenne da chi spingeva x avanzare.. La morale della favola non la so, ma di sicuro Assante parla di cose che non conosce, e il passaggio sullo zucconismo mi ha piegato dalle risate.. Resta da capire perché Invece di rompere i maroni, Assante non contribuisca, come invece i suoi colleghi inglesi ai tempi di Roskilde, ad un’analisi x come migliorare la sicurezza delle location di quel tipo, oltre a incedere sulla posizione dell’azzeramento..

[...] This post was mentioned on Twitter by Adriano D'Ambrosio, Alberto Di Felice. Alberto Di Felice said: Esempio di spicciola sociologia da quotidiano http://bit.ly/dDsHOi [...]

Mamma mia. Io non vedo l’ora che, culturalmente parlando, ce la leviamo dai coglioni questa generazione cresciuta negli anni 60-70, che ce l’hanno stracacato con Woodstock e “la cultura dello sballo” e “i giovani” e “gli ideali che non ci sono” e che due palle.

Che poi, come fanno notare Matteo stesso e whatsgoingon, si parla di un fenomeno che non ha niente di nuovo. Gesù, è come se qualcuno avesse parlato della “novità Elvis” negli anni settanta.

si, ma chi ce la spiega la love parade? diccelo tu

“Con la differenza che i Pearl Jam, messi accanto alla Dance, sono microbi irrilevanti da ogni punto di vista”.
Dato che potrebbe essere il passaggio più interessante della vicenda, non sarebbero male tre righe di spiega. Che ne dici?

secondo me qualunque evento che riunisca migliaia di persone può incorrere in incidenti non previsti. ma proprio qualunque.

… Anche in occasione del festival di woodstock la stampa e l’opinione dominante etichettavano queste maniestazioni come l’espressione di generazioni perdute, senza scuola, senza famiglia, eccetera. E’ anche vero che oggi la stampa musicale è retta da cinquantenni che non si riconoscono in questa nuova ondata. C’è un pregiudizio radicatissimo verso il rave, l’hip pop, il rap, la techno etc. Ma è importante cercare un’obiettività: nessuno può negare che i valori artistici ed espressivi di Woodstock e di tutto quello che ne è derivato siano assolutamente differenti. Sia nella forma che nella sostanza. Il “diritto alla festa”, “allo sballo”, la degenerazione sintetica (musicale e farmacologica) sono un fenomeno sociologico, non artistico-musicale. Lo sballo totale dei Jefferson Airplane era uno sballo da droghe e musica … e che musica!. Giuseppe Basile (www.geophonie.it)

… Sarebbe interessante un giudizio artstico: nessuno mette in discussione la libertà dei comportamenti sociali e individuali o i gusti personali. Ma sarebbe interessante discutere di valori musicali. Se oggi la musica non è più quel collettore di valori collettivi che era in passato, se la rockstar non è più un modello sociale, se gli artisti non parlano più, ma si limitano a produrre suoni (magari specificamente destinati allo sballo, quindi suoni propedeutici a questo, appositamente pensati e confezionati per questo), se quando parlano è così raro da farceli apparire importuni, tutto ciò lo dobbiamo anche a un approccio strumentale e deteriore che dalla fine degli anni 80 ha rapidamente svilito il mondo della musica ad una gigantesca orgia sonora, e a uno strumentale “diritto allo sballo”. Giuseppe Basile (www.geophonie.it).

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[...] con i gravi errori di organizzazione e le drammatiche conseguenze che tutti ricordiamo. Ebbene, provate a leggere l’articolo sull’argomento di Ernesto Assante, uno che comunque non ha [...]