giovedì 26 agosto 2010
Quel mago di Oz! Vedere i film del turco con anni di ritardo. 3: LE FATE IGNORANTI
Adesso racconto il film con gli appunti che ho scritto mentre lo vedevo. Racconto anche il finale. Poi commentino. È un gioco per gli affezionati, questo. E su richiesta, per giunta. Se non vi va, lasciate stare. Se non volete sapere come va a finire, lasciate stare.
C’è una coppia di milionari che si parlano come due che non si sono mai baciati e stanno recitando. Lui però viene stirato on da una, non da due, ma da tre macchine. Muore fortissimo (una forma di contrappasso). Lei è Margherita Buy. Odia la filippina, ma la filippina fa l’altarino votivo per il morto. Lei guarda Telemarket e si sbronza. Ha una mamma insostenibile che le sta vicino come si sta vicino a chi si è rotto un menisco giocando a tennis.
Dietro un quadro vecchio del marito, Buy trova una dedica di qualcuno che ha avuto una storia lunga con lui. Le viene da vomitare. Perché non sa ancora chi è, se no Linda Blair come ridere. Alla ricerca dell’amante, Buy finisce in una casa di froci, travoni, lesbiche e zoccole, i quali la cacciano. Ah, c’è anche un ragazzo coll’AIDS. Benissimo. Lei fa il medico e cura gente con l’AIDS. Vuoi vedere che viene utile quando fanno la pace? Stefano Playmobil è imbarazzante. Buy scopre che il marito se lo buttava con Playmobil. Avesse Playmobil visto una volta, non tre, una volta Una giornata particolare, avrebbe forse i mezzi. E invece no: per non fare il vizietto, fa l’incazzato.
Lei parla con la madre. La madre la randella per il gusto di non costruire i personaggi, ma fare tutto uno spiegone in riva al fiume e via. «Sai, è solo che tu [spiegone della vita intera di Buy] e io invece [spiegone della vita della madre e della famiglia].»
Playmobil è sempre incazzato. È incazzato come un emoticon incazzato. Lei vuole sapere, ma lui lavora all’ortomercato. La prima cosa che dice è «Io lo amavo. Lui mi amava». È il modo, è l’incapacità, non sono tanto le goffaggini e le imperfezioni di regia e scrittura. È proprio la recitazione. Adesso Playmobil è intenerito. Ciccio.
Eccola lì, Buy che cura il ragazzo malato di AIDS. Sorprese a pioggia. Vedrai che ora della fine ciula con Playmobil e poi restano amici. Eccola che sono tutti amici. La trans: «Quanto sei chic». Playmobil non si può vedere: è vietato dalla legge.
Battutine da froci a tavola. Non tre: quarantasei. Arriva uno nuovo, portato da un altro che fa altre battutine. Milioni di battutine da vaudeville. Miliardi.
«Io mento sempre con le persone che amo.» «È pericoloso dire la verità.» Cioè il film viene spiegato per filo e per segno, per metafore, a tavola. Erano meglio le battutine.
«Era uno di noi», dice Playmobil del morto. Sono discriminate.
È un film dove per un’ora c’è una scema circondata da saggi totali, tipo Yoda ma GLBT. Lei torna da Playmobil. Adesso sono migliori amici. Perché? E chi cazzo lo sa?! Boh. «Non ha mai avuto altre. Ha avuto solo noi.» Ah, ecco: sorelle.
Playmobil e il morto si sono conosciuti perché amavano un poeta turco, militante, discriminato, regista e calvo. No, regista e calvo l’ho aggiunto io: il resto è vero. Fortuna che Oz non è un idraulico. Se no sai che palle, Buy con la chiave a pappagallo per tutto il film.
La turca ciccia è brava perché non è un’attrice. Solito problema del cinema italiano.
Adesso tutti vogliono bene a Buy. La gay mafia è dalla sua. Io ho svoltato, in effetti, quando mi è successo.
Montage. C’è un montage con la salsa in sottofondo. Ripeto, un montage.
Adesso lei è gelosa. Dico gelosa. Gelosa per interposto morto.
Urca, la scena del confronto tra i due in cui lei spiega cosa vuol dire amare. Già che tutto succeda in una specie di lite urlata sotto la pioggia è assurdo e molto tipico del nostro cinema. Ma quando uno dei due è Playmobil, ci si trova in un cul de sac. Non ci crederete, più sac che cul. De pommes de terre.
Il film ha dei lati positivi, giuro, ma ci sono delle tare profondissime ovunque. Ci sono dei grossi problemi di grammatica. Dicono a uno in coma che quello che lui pensava essere un amore non corrisposto è in realtà morto da tempo. Questo non risponde, ma gli scende una lacrima lungo una guancia. Non ci si commuove. Qualcosa non va, c’è anche la musica.
Alé. Ciulano. No, non ciulano. Lei ha l’AIDS? No, ha una pagnotta nel forno!
Si può sopportare un film che è talmente militante da avere nei titoli di coda le immagini di Accorsi al Gay Pride? Sì. Si può sopportare. Certo, è un film talmente manifesto da essere spesso un bigino stucchevole. Ci sono tutti i temi del caso, tranne Mina e Divine. Tarlato da un protagonista maschile completamente incapace, Le fate ignoranti è un film che ha in certe scene di secondo piano una inaspettata leggerezza, e descrive i rapporti di famiglie alternative a quelle naturali con credibilità. La sceneggiatura è un mazzo di carte dove ci sono quasi solo figure: si sente ogni volta che uno cala dei punti, e si sente proprio forte, di continuo. Poi c’è sempre questo fatto che le relazioni eterosessuali sono distrutte, scalognate, votate all’infelicità, mentre sulla terrazza dei GLBT tutto è possibile, senza le ipocrisie: tutto è amore, battutine, mangiare, broncio, lacrime, altra mangiatina, ancora amore, broncio, due spaghi alla chitarra, lacrime, battutine, amore, impepata di cozze, amore, broncio, battutine ad libitum. Gli attori non protagonisti sono molto più bravi di Playmobil. Tutti. Insomma, si fa guardare e succede della roba. Continuo a non vederci del talento, ma almeno un senso vago qui c’è.
PS – Oz, noi le faremo anche ignoranti, ma tu le fai frocie impestate!
dopo vent’anni, non ho ancora capito se la buy ci è o ci fa.
scritto da whatsgoingon giovedì.26.08.10 02:50
Si ma le fate ignoranti alla fine è piacevole. Guardati la finestra di fronte, che lì altro che playmobil. E già che ci sei guarda anche saturno contro, ti prego.
scritto da F. giovedì.26.08.10 03:07
Hai scritto Paymobil. Ed è bellissimo.
scritto da barbadio giovedì.26.08.10 03:18
Playmobil per me è sempre quello del maxibon. Però è molto figo. La Buy è sicuro che ci fa.
scritto da citronella giovedì.26.08.10 08:13
A suo tempo questo film tirò fuori il peggio da me.
Sperai che la pazzarellosità della buy fosse dovuta a qualche forma incurabile di tubercolosi cerebrale. Sperai che Accorsi-Maxibon-Playmobil la ingallasse per scoprire poi tutti e tre loro assieme di avere la scheletrite (cit.) fulminante. Mi augurai pure che un meteorite cadesse sul terrazzone facendo scempio della popolazione indigena o alternativamente l’orecchione, pratese, ex isoladeifamosista, dai denti rifatti esplodesse come esplodono quegli zerg che esplodono inondando tutti di un acido terribilissimo.
PS: “Oz, noi le faremo anche ignoranti, ma tu le fai frocie impestate!” -> lollone
scritto da du giovedì.26.08.10 09:10
per fortuna non ho mai avuto la curiosità di guardare questo film.
sbaglierò, ma ho sempre avuto una sorta di repulsione nei confronti dei film italiani… l’80% di quelli che ho guardato mi hanno deluso soprattutto per la recitazione.
Hai mai visto cemento armato? leggi questo: http://campidifulmicotone.blogspot.com/search?q=cemento+armato
Ps: mi manchi alla radio….
scritto da Usagi giovedì.26.08.10 09:18
Grandissimo Matteo, i tuoi appunti sono sensazionali!
La mia sensazione, ad oggi, in quanto al tempo ero un grande sostenitore, è che il Buon Oz se ne mangia di soldi in giro, un film all’anno ed esattamente uguali, se venissero proiettati contemporaneamente gli ultimi 4, al 45′ ci sono i froci che frocieggiano, al 60′ c’è il protagonista che guarda il mare,il fiume,l’acqua in generale e dice una frase sull’amicizia; Almeno facesse passare un pò di tempo tra un film e l’altro.
Ciao
A.
scritto da Il Costa giovedì.26.08.10 09:39
il mio gatto è più bravo di playmobil
scritto da marcella giovedì.26.08.10 09:46
“…più sac che cul. De pommes de terre”
Ispirato!
scritto da dan giovedì.26.08.10 10:14
Ozpetek ha un concetto molto chiaro di amore etero, e l’ha espresso in Un giorno perfetto. Sì, quella storia degli sputi e della violenza.
Approfitto per fare i complimenti a Matteo per il blog e per tutto quello che scrive (anche se con l’idropulitrice mi son rigato la macchina. Tacci tua). Ci si rivede a San Siro quando riprende la Champions, ma stavolta non mi porto dietro l’amico posseduto.
scritto da Dr.Manhattan giovedì.26.08.10 10:23
io ricordo poco o niente di questo film, ma la scena dell’incidente rimane memorabile: posso capire la decisione di non investire in effetti speciali, ma l’omino che vola via colpito dalle automobili sembra disegnato direttamente su pellicola…
scritto da odradek giovedì.26.08.10 10:46
non capisco questo spirito da flagellante. per quel che mi riguarda dopo harem suare mi sono rifiutato di vedere altri film dell’OZ.
ah no. mi correggo. una sinorina mi convinse a buttare denaro in saturno contro.
quando muore uno dei protagonisti ricordo di aver pensato “fortunatamente è finito!” salvo poi scoprire che ancora il film era a metà.
malessere.
scritto da frem giovedì.26.08.10 10:50
“amore, impepata di cozze, amore”. You made my day, man…
(e aspetto la recensione di Saturno contro come manco babbo natale da piccola)
scritto da LaTru giovedì.26.08.10 10:54
per adesso sulla retrospettiva Oz,son d’accordo a metà:nel senso che io al massimo son arrivato fino a metà di questi film,poi lo sfilacciamento delle gonadi si faceva eccessivo,non ho mai retto oltre… Però lo dico in anticipo,a me “La finestra di fronte” è piaciuto.
scritto da sartana giovedì.26.08.10 11:09
Io attendo con ansia la recensione de La finestra di fronte
scritto da Is@boh giovedì.26.08.10 11:11
la cosa migliore de “la finestre di fronte” erano le torte..
scritto da LaTru giovedì.26.08.10 11:13
http://www.youtube.com/watch?v=MwKjZD-zGxk
scritto da Al giovedì.26.08.10 12:02
Noi come registi turchi abbiamo Ozpetek, in Germania Fatih Akin (che però è tedesco). Siamo così arretrati nel cinema (non nella rappresentazione di temi GLBT, ma nella rappresentazione della realtà tout court) che c’è stato bisogno di questo film. Per quanto Accorsi sia tra il maxibon e l’astinenza da ansiolitici. Ora che vive in francia è anche snob. Insopportabile.
Tutto sommato, però, per la “cultura” diffusa, pop, ha fatto molto di più il vecchio personaggio di Romeo in “commesse” (la fiction più “primo governo prodi” della terra) che i film di ozptregeta ferzan.
scritto da Attilio giovedì.26.08.10 13:25
Ma siamo poi sicuri che per “un senso vago” (MB dixit) valga la pena di pagare il biglietto?
scritto da biagio giovedì.26.08.10 13:40
Attendo anch’io Saturno Contro. Lì non ci sono neanche le battutine.
scritto da Jo giovedì.26.08.10 13:46
Sì, Saturno contro è lo spin off di “Le fate Ignoranti” per la cicciona turca. O mi sbaglio con “La finestra di fronte”? O era “Un giorno perfetto”? O è tutto un enorme equivoco e tutti erano spin off di “Harem Suare”?.
“Guarda che anche Scorsese usa spesso di Caprio nei film”
“Anche Waters utilizzava sempre gli stessi attori!”
eh!
scritto da du giovedì.26.08.10 14:16
Considerare Serra Yilmaz una non-attrice e’ una forzatura. Sul fatto che sia una spanna sopra tutto il resto del cast, invece, non ci piove.
P.S.
Attendo con impazienza i tuoi commenti sulla recitazione di Ambra in Saturno Contro …
scritto da Alessandro A. giovedì.26.08.10 14:41
valeva la pena vedersi sto film solo per apprezzare la recensione tua, mi sono spanciata
scritto da ciop giovedì.26.08.10 14:43
hai scritto paymobil invece che playmobil. travaglia meglio!
scritto da davide giovedì.26.08.10 15:06
l’unico film in cui gabriel garko risulta credibile
scritto da Ellis giovedì.26.08.10 16:36
Il principe degli aperitivi si beve in coppa. In coppa? In coppa!
Visto che letterina Bersani?
scritto da steamerbag giovedì.26.08.10 17:50
Che poi cazzo c’avranno da trovarsi sempre in cucina i tizi di Oz…secondo me lui ha dei disturbi dell’alimentazione.
scritto da Clunk giovedì.26.08.10 18:49
The wonderful Wizard potrebbe riscattarsi solo scritturando Capezzone, ma metterebbe sotto contratto Veltroni. Io aspetto Cuore sacro, Con Saturno contro e la Finestra di fronte è troppo facile.
scritto da barbara giovedì.26.08.10 19:10
Ma come te li procuri tutti questi vecchi film?
scritto da Micetto giovedì.26.08.10 22:52
ti prego, non recensire cuore sacro.
c’ho ancora l’incazzatura da allora
scritto da dan.galvano venerdì.27.08.10 01:31
Stronza!
scritto da Tranqui venerdì.27.08.10 18:49
Aspetto con ansia indicibile le tue recensioni di:
1) Cuore sacro
2) Saturno contro. Soprattutto quest’ultimo, al quale personalmente attribuirei il Premio Ranocchia Spiaccicata.
scritto da Rita sabato.28.08.10 03:06
Il problema del turco è che cucina cose pesanti. E non perché strafrigge (il livello di profondità dei personaggi è quello di un presepe), ma perché accumula (anzi, impila) temi su temi, tutti universali, toccanti e lacrimevoli.
In uno stesso film è capace di affrontare in mezz’ora l’olocausto, la crisi dei trentenni, l’Aids, la solitudine, l’identità femminile, l’omosessualità, la vecchiaia, l’annoso problema della carenza di donne di servizio e il fatto che le susine dell’Esselunga non sono buone come quelle prese dall’albero.
Poi finisce che lo spettatore, travolto dalla slavina di ottime cause e buone ragioni, esce dal cinema e per reazione prende a calci un barbone di fronte a un cronista del Corriere.
scritto da Suzukimaruti sabato.28.08.10 17:46