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venerdì 27 agosto 2010

Quel mago di Oz! Vedere i film del turco con anni di ritardo. 4: LA FINESTRA DI FRONTE


Al solito, per un impegno presto tra amici, mi sto vedendo un po’ di film di Ferzan Ozpetek. Questi sono gli appunti che ho visto durante la visione di questo La finestra di fronte, del 2003.

Nei film di registi gay i maschi hanno un modo di menarsi da film di registi gay, tutti che si abbrancicano e non si tirano mai delle pizze forti. Qui ci sono due panettieri che si accoltellano, ma prima di farlo non vi dico gli ormonismi. Omicidio negli anni 40. Dissolvenza sulla mano insanguinata che porta ai giorni nostri. Cominciamo bene.

Uh, c’è una coppia etero in crisi! Maddai!

Incrociano uno con l’alzheimer. Non lo aiutano. Mah. Ora c’è la turca solita che è brava.

Mezzogiorno vede uno che si veste, dalla finestra di fronte. Cercherà di chiavarselo. Ma non ci riuscirà. Scommetto una palla che è gay.
Ora mangiano la pastina con il vecchio che non si ricorda niente. Il compagno di Mezzogiorno l’ha portato a casa. La pastina. Mangiano la pastina, bambini bianchi coi bambini neri e un vecchio. Praticamente Howard Hawks.

Ahpperò, Mezzogiorno è simpaticissima da subito! Dice tutto come in preda a un morbino da gatti che corrono in giro per casa prima di cena.

(Ho già detto che lui e lei sono in crisi?)

Quello di fronte è Raoul Bova. Ora c’è una ragazza. Forse stanno assieme. Sicuramente un abbaglio. Perché lui sarà di certo gay. (Per la scommessa, se lui scopa donne tutta la vita e caccia un limone di un secondo a un uomo, io mi tengo la mia palla. Sia chiaro.)

A lei non va di scopare. Ma poi scopano. Si addormono. Er vecchio ’i guarda de nascosto.

Ah, lei lavora in un macello di polli con la turca. Un macello di polli.

Sbattono delle porte. La coppia discute.

Ora Mezzogiorno e Alzheimer parlano, in cucina. Lei lo odiava, ma adesso di colpo è gentile, remissiva, desiderosa di raccontare pezzi della sua vita. È lo spiegone. Comincio a capire gli stilemi di Oz. Lei fa i dolci. Alzheimer ne sa a pacchi di dolci. Comincio a capire gli stilemi di Oz.

Al pub, lei incontra Bova. Bova ottimo nella parte del pastore. Dico alla recita di Natale dell’anno scorso.

Adesso il vecchio è sceso di colpo dalla macchina. Va in una strada e vede scene dall’occupazione nazista. ’Spetta: la riscrivo. Il vecchio con l’Alzheimer scende dalla macchina. Va in una strada. Vede della gente della Seconda Guerra Mondiale, coi vestiti degli anni Quaranta. Il vecchio si mette le mani nei capelli. Io con lui.

Sono ricordi della deportazione degli ebrei dal ghetto di Roma.

Ora il vecchio prende a pugni una serranda chiusa di negozio. Bova lo abbraccia. Mah. Questa non è la psiche: è l’UPIM.

Bova al telefono, e alla finestra, racconta le cose che il vecchio pugnatore di serrande gli ha detto. Lo racconta alla finestra. Nella scena sembravano pochi secondi. Lui racconta circa due libri dell’Eneide di roba.

Il vecchio ha i numeri sul braccio. Prcdd!

I dialoghi tra Alzheimer e Mezzogiorno sono credibili come le emorroidi da stress di Liberace. Tango argentino tra ora e cinquant’anni prima. Benissimo.

Mezzogiorno e Bova si incontrano al bar. Bova è fantastico per le réclame delle canottiere. Il dialogo tra i loro, scusate se mi ripeto, è naturale come Dubai.

Bova e Mezzogiorno vagano per strada, finché non entrano in una sartoria. Qui, trovano dei dementi del circo, che sarebbero i sarti degli ebrei. Tra di loro, i cinque parlano un esperanto da deficienti. Una vecchia dice di avere avuto un fratello di nome Simone, morto in un campo di concentramento.

Mezzogiorno e marito si rinfacciano i soldi dell’affitto. Benissimo. «Sono un fallito?! Sono un fallito, eh?!» Il giovane attore ha visto Taxi Driver.

Ora Mezzogiorno legge una vecchia lettera del vecchio: un amore gay finito. Si baciano, i due dei dialoghi.

(La gente che fuma in pizzeria! Che roba, fa un effetto marziano.)

Mezzogiorno va a casa del mittente della lettera, e trova Alzheimer, vecchio omosessuale depresso, cardiopatico e diabetico, reduce dei campi di concentramento. Giuro. È un personaggio equilibrato perché ha ancora tutti e quattro gli arti. Sembra strano, lo so, ma per ora li ha tutti e quattro. Fanno i dolci insieme, Mezzogiorno e Alzheimer, in un montage con Ma che freddo fa in sottofondo. Sto per trasferirmi a Casa Pound. Anzi, mi sento armeno. Sono armeno. Sposo un’armena, vado a vivere a Iarevan: voglio detestare più forte il turco.

Ora la schiava di Alzheimer racconta la deportazione degli ebrei del ghetto di Roma, come parlasse di una ricetta, per trenta secondi. Credo che la schiava sia della dinastia dei Bignami.

(Mi sa che mi sono giocato una palla, però.)

Oh Cristo, Bova sta per essere trasferito a Ischia. C’è un sottotesto di confino fascista. C’è. Non me lo sogno io. C’è. Porca la troia vacca e lurida. C’è un sottotesto di confino fascista. Un sottotesto di confino fascista. Sottotesto di confino fascista. Di confino fascista. Confino fascistaaaaaa! Sta citando Una giornata particolare. Date retta a un armeno. Sta citando Una giornata particolare!

Mezzogiorno vede sé stessa dalla finestra di fronte.

Ah, il vecchio non ha salvato dalla deportazione il moroso, ma ha chiamato
prima la famiglia. È quello lì il problema.

Io, amici, non voglio dire niente di particolare a proposito de La finestra di fronte, se non che è un film miserabile.

Dico una cosa sulle prospettive critiche. Dopo aver visto questo film, ho rivalutato e rimpianto molto Playmobil. Forse ero stato severo. Alla luce di Bova, cambia tutto. Infatti sono andato a cercare, e ho trovato una biografia di questo interessante interprete.

Stefano Brando “Playmobil” Accorsi, a partire dagli inizi de Il selvaggio, in sella alla sua Moto Morini, ha scalato tutte le vette possibili della storia del cinema. Dopo aver frequentato lo Studio degli Attori di San Lazzaro di Savena, eccolo trionfare in Bulli e Pirla, Un cono che si chiama desiderio al cacao, e una serie di grandi successi d’autore. Sua massima interpretazione è quella del sottosegretario Curzi, folle asserragliato al ministero della Cultura nel film Apocalisse no!, dove si racconta la terribile vicenda dei finanziamenti statali prima promessi e poi negati. Le fate ignoranti è stata una delle sue ultime magistrali prove d’attore.

PS – Sulla questione della scommessa, mi permetto di dare per scontate, per quanto non mostrate esplicitamente, diverse esperienze omoerotiche da parte del personaggio interpretato da Raul Bova. Indi mi tengo la mia palla.


e devi ancora vedere “cuore sacro”, quello sì che è da prendersi a mazzate sugli zebedei. comunque la funzione di giovanna mezzogiorno non è di essere simpatica, ma di mostrare le tette, cristina comencini docet.

se la sua funzione è mostrare le tette, potevano prenderne una con la terza.

ma sia benedetto ozpetek che ti inspira di questa maniera!
mò incornicio il portatile

Bova e moooolto più figo di Accorsi. Ozpetek ha buoni gusti in fatto di uomini. :-)

Tu sei un disonesto e la palla non la dovresti avere più
facile così, è roba da impeachment, se mai in futuro ti trovassi ad avere incarichi governativi ricordati questo scheletro di testicolo che potrebbe ritornare a galla

Le mie amiche che lavorano all’AIA non sono fighe come la Mezzogiorno.

ma perchè tanto dolore?

Aspetto Cuore Sacro leccandomi i baffi. Credimi, è molto, moooolto più insensato di tutti gli altri…

Dopo Le fate ignoranti ho detto alla mia compagna quando mi proponeva altri Opzetek di andarci con le sue amiche, ed ora la pago! visto che non avevo mai riso tanto per Playmobil e TUTTO il resto e leggere questa senza averlo visto, e mi immagino sarà lo stesso per gli altri, non è stato lo stesso bello. Anzi adesso me li vedo TUTTI anch’io, tanto mi sto leggendo Petrolio e la strada quindi l’ho imboccata. Poi potrai farmi tuo.

Finalmente ho capito il perché dell’esistenza di Veltroni e di Oz. Bordone, ma la tua vita avrebbe un senso senza di loro?
(Ci sarebbe un interessante risvolto sociologico sulle donne che amano Oz – sono un di un tipo ben pereciso, le riconosci a distanza, come i ciellini)

sei grande Bordone

La Mezzogiorno è rettangolare

Se la mezzogiorno non è sull’orlo di una crisi di nervi è una grande attrice. Mi rompe le palle in due minuti con la sclero che la contraddistingue.

sulla Mezzogiorno potremmo organizzare una gara di freccette…ne “l’amore ai tempi del colera” ti fa parteggiare per il colera…

ma questa serie è il tormentone dell’estate!

Sottoscrivendo quasi tutto del post, voglio raccontare quanto segue. Proprio questa mattina ho parlato con una collega di lavoro, straniera, che ha visto (in originale con sottotitoli) l´ultimo capolavoro del mago di Oz, “Mine vaganti” (uscito in Germania con il pittoresco di titolo di “Männer al dente”, cioé “Uomini al dente”). La collega era entusiasta, ha trovato il film bello, divertente, senza clichèes. Stupito da tale entusiasmo e premettendo che non ho visto il film, ma ho visto molte delle precedenti pellicole del Nostro, ho cercato di obiettare sulla qualitá del cinema italiano contemporaneo. Niente: all´estero appena vedono un film fatto in Italia invece di leggere “Regia: fratelli Vanzina” o “Gabriele Muccino”, leggono “Luchino Visconti” o “Vittorio De Sica”. Il drammatico é che non conoscono quasi niente della commedia all´italiana anni ´50 e ´60 e quando proponi loro, che so, “I soliti ignoti” restano basiti, anche perché non capiscono niente della storia (questo soprattutto vale per i tedeschi).

Questo settimana della critica tutta dedicata ad Ozpetek è quanto di più divertente mi sia capitato di leggere sul tuo blog. C’è addirittura una funzione didattica. Quando studiavo regia un professore mi disse che per imparare quanto fosse complesso il linguaggio cinematografico non bisognava guardare i capolavori, perchè in quei film le difficoltà sono risolte con così grande maestria da scomparire. Ci invitava invece a guardare i film che strabordavano di difetti, e conseguentemente a compilare della cartella di appunti nelle quali evidenziare errori ed orrori compiuti con la macchina da presa. Spero che terminati i film di Ozpetek tu possa continuare con altri AUTORI del nostro cinema. Una bella settimana dedicata a Muccino per esempio (Senior e junior) o a Veronesi, o ai capolavori del liga. Insomma ce ne sarebbe da divertirsi…

Mi sorge un dubbio…Ma che ‘sto Ozpetek forse forse è un pochino cu… Gay ??

io di Oz mi ricordo quando murano vivo Dylan di Beverly Hills

Recensioni come quelle di Bordone le vorrei leggere su quotidiani e riviste “normali” e non solo sui blog.
Il fatto che non ce ne siano dice molto, mi pare, sulla qualità della critica cinematografica in questa barzelletta di paese.
Le critiche che mi fanno più incazzare sono quelle dove non si capisce se al recensore il film è piaciuto o no, se vale la pena o no pagare il biglietto.
Perché io sarò magari un tipo poco sofisticato, ma da una critica cinematografica proprio questo voglio sapere: “‘Sto film lo vale, il biglietto?”.

ecco, pensate a quel povero disgraziato (il sottoscritto) che questo film, già di per sé abbastanza insulso, se l’è guardato al cinema seduto davanti a 2 vecchie d’80 anni che ad ogni inquadratura di Girotti sospiravano dicendo “Eh, si vede proprio che ai suoi tempi era un bell’omo!!!” e variazioni sul tema…

Anche io a suo tempo l’avevo visto al cinema, e l’unico cosa che mi ricordavo era il marito della Mezzogiorno che di notte si alzava per bere un po’ di acqua minerale, direttamente dalla bottiglia. Tutto il resto l’avevo rimosso, ed è stato divertente rileggerlo qui. Concordo anche sul giudizio finale: film miserabile. Però la palla l’hai persa, c’è poco da fare.

troppo ye`ye`questo post. Era meglio quello su Veltrox

…. e ancora non è arrivato al primissimo piano di Favino in lacrimoni sulla scogliera ….

ho aspettato/richiesto la recensione di questo film perchè lo ricordavo come uno dei più brutti di sempre, ma in realtà mi hai fatto capire che del film ricordo ben poco, forse perchè ero troppo accecata dall’odio per la coppia mezzogiorno-bova. io cuore sacro non ho neanche avuto il coraggio di vederlo, quindi mi rimetterò al tuo giudizio, ma attendo con ansia il momento in cui vedrai le scene finali di saturno contro.

sto post è buono pure riscaldato il giorno dopo
“Date retta a un armeno”. Ma…!

ragazzi! pensare che mi era piaciuto. solo che leggendo l’interpretazione di matt mi sono così divertita che non avrò più il coraggio di parlarne bene. sei forte !

In storia del cinema sei ‘na pippa. Non era un “cono che si chiama desiderio”, era un Maxibon (non ti ricordi “du gust is megl che uan? era Playmobil, zio fà)

Condivido FRAN !
HAHAHAHAHAHA !! Al diavolo Oz e tutti playmobil, i vostri commenti sono fantastici tutti ! Correrei a rivedermelo. (Quanto ci manchi Bordone su radio RAI ….. :(

Il film non è un granchè, ma il post e i commenti li ho trovati irritanti. Il cinema italiano contemporaneo non è tutto da buttare (L’imbalsamatore di Garrone, L’uomo in più di Sorrentino per es. sono due bei film secondo me.
Mi sa che vi meritate le cagate americane, tipo “the last day of tomorrow”

Condivido Fran puranco io! E il film nn me lo ricordo affatto! Mi viene dunque il dubbio che nn fosse indimenticabile…

se la Giovanna del commento sopra fosse la Mezzogiorno, sarebbe stupendo

Gianluca, sì: ce le meritiamo. Grazie.

L’imbalsamatore di Garrone l’ho visto. Ti fa sperare che Garrone venga effettivamente imbalsamato.

Il cinema italiano contemporaneo non è da buttare, ché c’è sempre il rischio che qualche feticista della rumenta lo vada a raccogliere. Il cinema italiano contemporaneo è da strangolare e sciogliere nell’acido. Metodo Giovanni Brusca.

Io di Garrone avevo visto “Primo amore” e mi era piaciuto moltissimo. Poi temo che il giovanotto si sia montato la testa. Comunque. Non generalizzerei buttando fango sul cinema italiano in quanto tale. Anche perché se non è molto buono non è perché non ci sono buoni autori, ma perché il sistema è produttivamente malato. Resta il fatto che le recensioni del nostro sono esilaranti e pertinenti (binomio raro) e che Ozpetek non è sopravvalutato, no. E’ un irritante bluff. Non vedo l’ora di leggere quella di Saturno contro: il peggio del peggio.

ap proposito: ma tutte ste coppieeteroincrisi portassero pure un pò sfiga?

non per difendere oz, ma le coppie in crisi (in genere con lui passivo-aggressivo e lei che urla tantissimo) sono una costante di ogni film italiano (o quasi) da muccino a veronesi a altri che magari ora non mi vengono in mente.

Il fatto che il cinema italiano contemporaneo sia produttivamente malato è irrilevante ai fini del giudizio sui film prodotti. Quelli fanno schifo e basta. Per colpa di chi li fa, e non di chi investe su quelli anziché su altri migliori.

@ Dathon
Forse non mi ero espressa chiaramente. Produttivamente malato per me non vuol dire solo e semplicemente che si investe su progetti mediocri anziché su progetti buoni. Vuol dire molto di più (vado a ruota libera e disordinatamente, dimenticando senz’altro molte cose): scarsa autonomia dei produttori, scarsissima libertà espressiva degli artisti, nefasta ingerenza della televisione, nefastissima ingerenza dei politici, corruzione a pioggia, distribuzione nelle mani esclusive della Medusa; anche la floridezza dell’industria del doppiaggio (peculiarità italiana che è peraltro un retaggio dell’era fascista) di certo non aiuta la cinematografia nazionale e ha creato uno stile di recitazione “doppiaggesco”; e c’è anche la mancanza di sostegno all’arte da parte del governo (se non nel caso degli amici degli amici), poiché l’idea che un Paese politicamente sano è un Paese in grado di esprimere cultura non fa parte di questo Paese da molto tempo; e la mancanza di un’osmosi tra cinema e teatro per cui (come anche rileva il nostro eccellente ospite) non appena in un film spunta un attore di teatro sembra un alieno…
Ci sarebbe molto altro da dire e non si può esaurire la questione in un commento. Quel che mi sembra importante, però, è non limitarsi a gettare genericamente fango addosso ai nostri artisti come categoria. Gettiamolo addosso gli individui, volendo, come fa l’autore del blog con questa esilarante serie di recensioni. Ma non stereotipiamo, altrimenti facciamo proprio gli autori che stigmatizziamo.
Un pittore, anche nel peggior contesto culturale ed economico, riesce a produrre e magari, se piace, a vendere. Un filmaker no. Ma soprattutto, l’artista non è scollato dalla società in cui vive. La esprime. E se il nostro cinema è generalmente mediocre vuol dire che lo è la nostra società.

Errore. Non stereotipiamo, altrimenti facciamo proprio COME gli autori che stigmatizziamo. Ciao.

Tutto giusto quello che dici, Bizzarra. Ma il mio punto rimane lo stesso: i film prodotti fanno schifo.
Fare cinema non è obbligatorio, vivere in questo paese neppure, la combinazione delle due cose men che meno. Io sono laureato e faccio l’operaio, per dire. Ho fatto le mie scelte, anche queste espressione della mediocrità del contesto in cui viviamo, così come della mia.
E il cinema lo giudico da spettatore, perché non posso fare altro. Non ho i mezzi per risolvere i problemi dell’industria cinematografica italiana. Temo non basti il mio voto su una scheda elettorale, visto che i segaioli dei film ritratto-di-una-generazione et similia, sono esaltati anche, anzi, soprattutto a sinistra.
Più che altro, questo sì, abbiamo voluto il bipolarismo? E adesso ci teniamo la guerra santa tra i cinepanettoni e l’impegno un tanto al chilo.

Ho lasciato a casa il portatile durante le vacanze. Ora rischio di morire soffocata dalle risate, tutte le recensioni su Oz meritano il brivido della morte!

bordone, prima di rivalutare pleimobil guardati baciami ancora senza aspettare altri sette anni. rivaluterai non solo bova ma anche l’attore giovane che ha visto taxi driver. comunque sia, io per dare una chance a frocpetek sono andato a vedere perfino ‘un giorno perfetto’. mi son detto, è tratto da un romanzo, magari con una storia altrui la musica cambia. macchè.