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venerdì 3 settembre 2010

La mandatrice calda


C’è una giornalista che diventa famosa alla televisione. È una bella donna, con una certa dose di strabismo di Venere, che viene dal Medio Oriente. All’inizio legge solo il telegiornale. Poi passa del tempo, e la sua verve, unita alle sue origini, la porta a guadagnare posizioni nel mondo dell’informazione. Ha praticamente tutto: è bella, sexy, apparentemente impegnata su mille fronti, dal tema della discriminazione sessuale ai conflitti più pertinaci del nostro tempo. Sulla politica italiana presto si lancia con la foga di Giovanna d’Arco, a denunciare i soprusi e le ingiustizie perpetrate dai potenti. La sua visibilità aumenta. Le viene affidato un ruolo all’interno di un programma di approfondimento politico: deve intervistare la gente. Uno all’inizio pensa che si debba abituare, che sia impacciata. Poi passano le settimane, e sembra chiaro che la sua idea di intervista seria e incalzante coincida con una tendenza quasi scientifica a interrompere l’ospite quando sta per dire qualcosa di significativo, e a ripetere le stesse domande banali con partecipazione enfatica.

Passa dell’altro tempo, e la nostra, sempre più impegnata, scrive un libro autobiografico, e per questo viene intervistata. Sfoggia gambe molto belle e splendide ginocchia. Quando le chiedono del suo impegno sui diritti delle donne, lei dice, tutta partecipe, cose come «Al giorno d’oggi, come si può ancora tolerare che le donne vengano maltratate e ucise nel mondo. È pazesco! È pazesco!». «È pazesco» sembra il punto di arrivo di molti dei suoi vibranti ragionamenti. È non è questione di doppie o non doppie, parlando lei la lingua più difficile del bacino del Mediterraneo, oltre a francese, inglese eccetera, figuriamoci. Quello è solo buffo. Il problema è che la ragione per cui nessuno le ride in faccia o le fa il carciofino con la mano è relativo al suo essere com’è. Di più: non sembra nemmeno vagamente possibile che un paese così maschilista, e insieme alla ricerca perenne di una foglia di fico, possa liberarsi di una donna tanto attraente, esotica, impegnata, e insieme superficiale, innocua, naïf. Ce la sorbiremo per sempre, penso.

E invece no. L’artista newyorkese senza mutande si innamora, la porta con sé. Decide di fare un film con lei, su di lei. Il film viene proiettato alla Mostra del Cinema di Venezia. Il critico del quotidiano gli dà una stelletta, che meno non si può. Si inventa una «grande attesa» delusa, e lo fa per cortesia. Uno legge la recensione, ripensa a tutta la questione che un po’ aveva scordato, e pensa «Aaaah, lo vedi che avevo ragione!».


Mi sai dicendo che “Machete” è un film sulla Annunziata?

“Il problema è che la ragione per cui nessuno le ride in faccia o le fa il carciofino con la mano è relativo al suo essere com’è.”

veramente il buon travaglio un’opinione molto giusta sulla ragazza l’aveva già data (“gnocca senza testa”, do you remember) ma lo sdegno politically correct lo aveva indotto a una brusca marcia indietro, nonché a nascondere la manina.

Ah, secondo te è stato Travaglio? Linea interessante, per quanto fantasiosa.

Qui c’è materiale per lei sig. Bordone.
Il regista: «Penso che questo conflitto debba terminarne al più presto. Renoir dice che al mondo ognuno ha le sue ragioni, ma quando muore un bambino, nessuna ragione è buona abbastanza. Ho sentito la responsabilità di trasformare il libro di Rula in film» poi aggiunge: «Qualsiasi cosa si faccia è un atto politico – conferma – Se dici ed esprimi qualcosa, è un atto politico. Non credo che la pittura sia decorativa o che i film siano solo intrattenimento. Io ho sentito una responsabilità verso questo argomento, e volevo anche imparare qualcosa girando il film. Non sono un politico o uno statista. Ma non so come si possa fare peggio di quello che è stato fatto finora».

vabbé, la rosa dei candidati era più ampia, ma mi piace immaginare travaglio che lo dice, confermerebbe il suo acume.
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Spettacoli/2006/11_Novembre/04/rula1.shtml

A te sembra che Travaglio sia uno che dice una cosa del genere a proposito di una palestinese di sinistra in un programma di Santoro? E perché dovrebbe?

Per la cronaca, secondo me, ma non solo me, il famoso “gnocca senza testa” era indirizzato a Beatrice Borromeo.

per gli stessi motivi che hai esposto nel tuo post: perché non è in grado di sostenere una vera intervista o una vera opinione, perché è indisponente e ingiustificatamente aggressiva, perché c’è il fondato sospetto che sia dov’è più per le sue sbandierate origini (tra l’altro, rula jebreal non è palestinese, è araba israeliana, e c’è una bella differenza) che per le sue effettive qualità. anche travaglio potrebbe avere un sussulto di orgoglio e affermare una semplice verità. non ci vedo nulla di male nel dirlo.

belle ginocchia?

quanto sei ghei.

“Per la cronaca, secondo me, ma non solo me, il famoso “gnocca senza testa” era indirizzato a Beatrice Borromeo.”

se così fosse, sarebbe davvero un epiteto idiota, in quanto la borromeo potrebbe essere tutto tranne che “senza testa”. invece seguendo le interviste della jebreal tutti ci siamo messi le mani nei capelli per lo sconforto prima o poi.

Ha ragione Leegas.

O_o allora mi ritiro in buon ordine, sorry. almeno l’arcano è stato svelato definitivamente ;)

…grazie,mimmo!!!! :D

mi scusi però signor facci, qui c’è il documento di quanto avvenuto quella sera: http://www.youtube.com/watch?v=pXHPlrYQUF0
è chiaro che tutti stanno ridendo della jebreal, e il commento incriminato arriva come postilla di una domanda particolarmente inopportuna della stessa (0:32). il dubbio era per lo meno legittimo… anche perché la stessa voce a 1:12 sta chiaramente commentando le continue interruzioni della jebreal.

quest’idea di contestare a facci la ricostruzione di chi fosse la destinataria di una cosa detta da facci è emblematica di quella splendida illusione di pari opportunità denominata internet.

lol!

@Barbadio: sei un fenomeno :-D

Direi che Travaglio ci ha proprio preso.

“una donna così attraente, esotica, impegnata, e insieme superficiale, innocua, naïf”

hai sapientemente snocciolato, in una miscela perfetta, i presupposti e gli ingredienti di un “glass ceiling” tutto italiano. Anch’io ho sempre pensato che certe figure femminili fossero presentate come campionesse nello sfondamento del “soffitto” solo perché, in realtà, occupavano posizioni, più o meno codificate, decine di metri al di sotto di esso.

Spesso quando vedo una giornalista da Santoro (e non solo da lui) mi trovo a chiedermi se oltre ad essere donna e bella ha pure qualche merito.

Non è molto brava a fare le interviste, ha questo vizio tremendo di interrompere l’interlocutore per mostrarsi incalzante, verissimo. Però i vostri commenti e il pezzo di cui sopra mi sembrano impietosi.
Al di fuori del ruolo, mi sembra una donna molto intelligente, determinata e appassionata in tutto ciò che fa (forse pure troppo). Avercene, di Rule Jebreal.

non sapevo chi fosse costei così ho guardato il video su youtube che ha postato qualcuno qui sopra.
beh onestamente è di un bello fuori del comune. e io sono una donna.

Me ne ero dimenticato: dio ce ne scampi e totani…..

Giuro che quando l’ho vista sulla copertina di IoDonna qualche settimana fa ci ho messo minuti, minuti prima di ricordarmi di lei.

Ad ogni modo, perfetta la descrizione che ne fai, impossibile seguire le sue interviste (?) senza un moto d’irritazione…

Solo per amor di verità, il commento l’aveva fatto Giulio Sapelli.

Comunque la distorsione Ionesco è meravigliosa, grazie.

…ma tu l’hai visto il film? e che ne pensi?

e comunque per quanto mi riguarda santoro è ormai intollerabile per gli stessi identici motivi, senza nemmeno essere nè arabo, nè figo, nè donna. spero solo non ci facciano un film, ma non è escluso

Ti sbagli, si capisce benissimo che dice: “ginocchia senza testa”.

what’s “carciofino con la mano”?

immagino quando unisci tutte le dita e le muovi ritmicamente da sinistra a destra e da destra a sinistra.

Il carciofino con la mano è quando unisci le dita e muovi la stessa in avanti e indietro, spesso accompagnata dall’inglesismo “…zzostaiaddì?”

grazie per le risposte. in attesa di eventuali smentite di bordone, mi pare che la spiegazione di robbbberto sia la più credibile.

ahimé sì, mi son confuso con un altro gesto di sfottò, c’ha ragione robbbberto.

però lei e schnabel hanno la casa a Montauk, dove c’è il mostro;; così mi stanno simpatici

Io non l’avevo mai considerata sotto una luce così negativa, ma mi ricordo ancora con imbarazzo quando, all’epoca in cui conduceva l’edizione di mezza sera del TgLa7, alla fine del notiziario usciva la scritta (manco fossimo a Pomeriggio Cinque, per dire) “Gli abiti della sg.ra Jebreal sono di Gai Mattiolo”. Gai Mattiolo, poi.