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martedì 7 settembre 2010

Somewhere


Cos’è. È il nuovo film di Sofia Coppola, ambientato a Los Angeles, con Stephen Dorff come protagonista. Racconta la storia di un attore di grande fama, momentaneamente munito di figlia preadolescente a carico e polso rotto. Il protagonista risiede allo Château Marmont, gira in Ferrari, fa le foto e le conferenze stampa che deve fare, va in Italia a ritirare un Telegatto, torna indietro. Il tutto con un intrico di donne che gli si attaccano addosso, messaggi rancorosi che arrivano sul cellulare, magliette dei gruppi più fighi portate con noncuranza. Dopo una prima fase in cui la figlia c’è e non c’è, i due stanno insieme per qualche giorno. Poi lei va al campo estivo.

Com’è. È un film di Sofia Carmina Coppola, quindi è un film dove non succede niente. La scelta degli attori è semplicemente perfetta. Dorff, qualche amico, delle ragazze, la figlia: tutti passano del tempo insieme. Nessuno fa mai delle cose che non siano sostituibili da un bel niente; il lavoro, di cui però non si vede mai l’aspetto rigoroso e paramilitare hollywoodiano, è una specie di routine vissuta senza la minima partecipazione. Anzi, la trasferta italiana è una sequela imbarazzante di goffaggini e stereotipi.

Sofia Coppola fa questi film modaioli sugli stati d’animo. Il fatto che siano modaioli infervora il pubblico modaiolo, che li apprezza e soprattutto disprezza con un’intensità da invasati. La moda ha la capacità di produrre schiere di cardinali e calvinisti come poche altre cose. In realtà, laicamente, questi film sono belli anche per quello, per la capacità di descrivere dei personaggi sempre vagamente annoiati, sempre diversamente fighissimi e alla ricerca spasmodica di una normalità lenta, senza colpi di scena. Sono fuori luogo, fuori posto, e costruiscono una bolla di amicizia, amore, anche solo solidarietà, dove vivono un’esistenza che scivola in mezzo alla società, ridendone senza mescolarcisi. Qui poi i protagonisti sono due, e il film descrive— secondo me è qui il vero cardine dei film di Sofia — la percezione del mondo che si ha quando si è innamorati. Ovviamente alla base del successo di questo tipo di storie e di sguardi c’è un meccanismo narcisistico e consolatorio che scatta nel pubblico: è il meccanismo Holden Caulfield, cioè la sottile arguzia degli anticonformisti. È un’arma a doppio taglio, che impone grande attenzione, mentre si cammina lungo il crinale tra leggerezza e inconsistenza. Il film è da un certo punto di vista una versione in tono minore di Lost In Translation: struttura identica, ambienti diversi, risultato diverso. Ma di LIT è una rivisitazione ancora più asciutta e antiretorica, cioè molto più sottile negli intenti. Ma è un film che impone che tu abbia le idee chiare come Antonioni. Basta una goffaggine, basta Jo Champa che fa la comparsata, e già non ci siamo.

Perché vederlo. Perché ha una sua strana eleganza rigorosa. In tutto il film ci sono uno o due movimenti di macchina e un paio di zoom. Fine. Il resto sono inquadrature fisse. Sembra un film fatto a caso, sbadatamente, ma c’è dietro del rigore. La visione, poi, produce una condizione di noia leggera, che è quasi unica. È molto facile trovare film lenti e noiosi, ma sono sempre carichi, pesanti. Questo è un film lento che va piano, che non passa in fretta ma resta in superficie. Comunica nello spettatore, e questo non è un pregio da poco, il ritmo esistenziale dei personaggi. E devo dire che è un ritmo piacevole. È pigro. Ecco cos’è: un film piacevolmente pigro.

Poi c’è lo Château Marmont, l’hotel delle rockstar e dei cinematografari più o meno sfasciati. Ed è raccontato con un senso di normalità che solo Cosima. Oliver Stone avrebbe messo il fantasma strafatto di Belushi che gira per i corridoi e racconta storie di lui e Carrie Fisher con della roba colombiana finissima. Poi c’è il fatto che nello scandalo, negli strali che molti stanno lanciando contro un film come questo, c’è della posa. Dopo averlo visto, viene orgogliosamente voglia di affermare di poter apprezzare anche una roba così, senza dover fare finta di avere molto di meglio da fare. Ci sono le magliettine, c’è la vita annoiata della star, c’è la figlia deliziosa, non succede niente. E allora? Sarà mica insopportabile, dopo aver visto alcuni film di Wenders.

Perché non vederlo. Perché è una copia in tono minore di Lost In Translation. Perché la trasferta milanese per il ritiro dei Telegatti ha dei momenti talmente irricevibili che io capisco Sofia, capisco che sia andata ai Telegatti con il padre da bambina, capisco gli americani, però io sono italiano e quella roba lì è fuffa girata male. Poi c’è il fatto che non succede niente, e che se uno non si fa prendere da quel sottile stato d’animo lì, qui non c’è nemmeno la bravura di Bill Murray, nemmeno la bellezza di Scarlett Johansson: qui non si aspira a niente, non si ammira niente, o ci si immedesima nella condizione di spaesamento costante, oppure niente, che cazzo siamo venuti a fare?, ma vaffanculo. E per immedesimarsi in una cosa così è obbligatorio che sia tutto a fuoco, senza sbavature, riuscitissimo. Cosa che questo film non è.

Una battuta. Stai Bene?


io lo trovo “disturbante”. che è già una sensazione non da poco, per un film in cui non succede niente. quando si scola gli spaghetti, troppi spaghetti – tanto mangia da solo- è disturbante.

“Il protagonista risiede allo Château Marmont”

come lindsay lohan (vabbé, e milioni di altre rockstars)! una ragione in più per vederlo.

la senconda che hai detto!

Io a volte penso che Sofia Coppola farebbe film bellissimi se nella sua vita avesse lavorato almeno un giorno.

non ho visto il film, però leggendo la tua recensione mi viene in mente sta cosa che può anche non c’entrare un cazzo, ti chiedo: non è che sto “somewhere” è la copia sotto thoradol di “californication”? insomma, “Il protagonista risiede allo Château Marmont, gira in Ferrari, fa le foto e le conferenze stampa che deve fare, va in Italia a ritirare un Telegatto, torna indietro. Il tutto con un intrico di donne che gli si attaccano addosso, messaggi rancorosi che arrivano sul cellulare, magliette dei gruppi più fighi portate con noncuranza. Dopo una prima fase in cui la figlia c’è e non c’è, i due stanno insieme per qualche giorno. Poi lei va al campo estivo.”
se sostituiamo la ferrari con la porsche ed eliminiamo il riferimento all’italia, mi sembrava che tu stessi parlando di hank moody (magliette fighe incluse, che quello è il marchio di fabbrica di californication).

Penso che le goffaggini e gli stereotipi ti pesano quando qualcuno ti racconta una cosa che conosci meglio di lui, è inevitabile

penso che questo film sia autobiografico senza esserlo. Aggiunge un altro tassello alla descrizione della sua esistenza in quel mondo che conosce così bene. Non mi fido dei critici. di Marie Antoinette dissero peste e corna e invece io l’ho trovato non solo bellissimo ma illuminante. Lo andrò a vedere per decidere da me se è bello o brutto. P. s. Scarlett non era così bella all’epoca di LIT, se lo fosse stata la Coppola non l’avrebbe scelta per quella parte.

Caterina, al cinema ci sono belle. Fattene una ragione. Belle particolari, belle diverse dalle gnocche della televisione, belle conturbanti, ma tutte belle. Sempre.

bello quando hai scritto che è piacevolmente pigro, che ha lentezza ma sta in superficie,,, proprio così, bravo (eheh)
c’è questa sensazione che però si infrange almeno un paio di volte: quando la ragazzina si mette a piangere in macchina e quando lui si mette a piangere al telefono con la ex moglie—ecco, quelle 2 scene lì per me non doveva mettercele proprio, esplicitano, creano bordi, mi sono sembrati come un errore di girato, 2 scene di un altro film cadute dentro a questo,,
però non ho ben capito il fatto dei modaioli e il punto di vista degli innamorati,,, che forse ha a che fare con la bolla, ma non ho ancora deciso se loro sono dentro la bolla o se la bolla è fuori, insomma non ho deciso se scegliere o meno la via narcisista

Accidenti Bordone mi stai diventando un dandy estetizzante! Però io distiguerei tra cinema e cinema e quindi tra belle “davvero” e belle “particolari”.

matt ma a te è piaciuto?
così per curiosità. tipo è un 6 o un 9… per dire.
io lo vedrò comunque e anche grazie alla tua recensione che ho trovato molto buona.

a me gli altri film della coppola piacciono, ma questo proprio nn riesco a farmelo interessare. Del tipo che la mia cotta per stephen dorff risale agli anni 90, e lei mi piace molto, ma non c’è verso di entusiasmarmi. Alla fine lo vedrò, ma anche la tua recensione non mi dice nulla di più di quello che immaginavo. Staremo a vedere (tra l’altro temevo molto per la parte in italia e non fai che confermare i miei timori).

non c’entra niente, ma Black Swan l’ha visto niuno?

Somewhere è un filmaccio pallosissimo e abbastanza inutile. Da prescrivere come cura per l’insonnia.
Non ho capito cosa ci sia di entusiasmante nella performance della ragazzina, di cui tutte le recensioni parlano un gran bene. Per tutto il film non fa altro che lanciare sorrisini e rispondere a monosillabi.
Storia banale, per nulla interessante e, quel che è peggio, volutamente noiosa per darsi un tono da regista d’essai.

Urticante per la sua presunzione. Quattro piani sequenza non fanno Antonioni. Svolgimento del compitino di rara banalità.
Dialoghi (pochi, per fortuna) di rara inutilità.
“Mi sento inutile, non sono neanche una persona”.
“Perché non fai del volontariato?”.
Un product-placement che manco Muccino…
Sofia, ma vattene, va’.

se questo film è così piacerà molto a certi/e milanesi della moda e dintorni, anzi è probabile che l’abbia fatto per quella cosa lì.

ma californication non era tutta una riflessione sull’anticonformismo dell’happy ending? che c’entra qua?

nulla probabilmente, era la descrizione di matteo che mi ha ricordato hank moody.

Scarlett, all’epoca di LIT, era PURO SESSO, e se non ve ne siete accorte credo vi sia sfuggito il senso del film.

io ho trovato il film bello, non so se faccio parte dei “modaioli”.

La penso così: Sofia Coppola è una regista intelligente ma di scarso talento, che ha sempre frequentato gente di grandissimo talento, il risultato, in fondo, non è così male. Preferisco i promo del fratello.

a me ha ricordato Californication

Concordo con Leo, Scarlett in LIT imponeva la visione con a fianco una scatola di kleenex.

“a me ha ricordato Californication”
grazie daniela, non mi sento più così solo adesso :)

@leo e @anicaflash a proposito dei commenti su Scarlett in LIT, scusate, sono femmina etero (?) e in quanto tale ci sono delle cose che gli uomini trovano attizzanti nelle donne che io purtroppo non riesco a vedere. Cmq preferisco Kirsten in The virgin suicides, guardate ‘sto video: bel montaggio e musica azzeccata. http://www.youtube.com/watch?v=RQREAq4I9LI

e la colonna sonora? è bella come in lost in translation? speriamo che a Milano da qualche parte lo diano in lingua originale, se è così sottile l’eventuale bellezza, non si può vederlo doppiato

“cose che gli uomini trovano attizzanti nelle donne che io purtroppo non riesco a vedere”.

Guarda, siamo qui per aiutarti.
Quello che vedi qui (http://www.youtube.com/watch?v=b638QIcIAtQ&feature=related) è il primo, indimenticabile personaggio che compare in LIT, e si chiama CULO.

Esso è universalmente apprezzato da un pubblico assai più esteso di quello dei Jesus & Mary Chain o dei Radio Dept, e probabilmente è il morbido motivo per cui LIT rimarrà nello scaffale delle videoteche assai più di questo film dove le lapdancer sono scostanti e asincrone.

@Leo “universalmente apprezzato da un pubblico assai più esteso di quello dei Jesus & Mary Chain o dei Radio Dept” wow! sono impressionata. Molto più che dal culo dei titoli di testa. Evidentemente questo fa di me una etero … altrimenti me lo ricordere

Qnd qualcuno mi parla bene di sto film l’unica cosa che mi viene in mente è la favola dei Vestiti nuovi dell’Imperatore. L’”imperatore” è il film, fatto di nulla;la Coppola è il sarto che si fa beffe di tutti, critici in primis che si superano nel vedere e descrivere il vuoto di idee, di poesia, di necessità artistica. Sì credo che alla Coppola manchi qll che lei imputa alla società. Il senso e il “peso” della realtà… Costringere lo spettatore a subire la lap-dance a chiamata “al posto” del protagonista è una scorciatoia ridicola per farci capire qnt è piatta la sua vita!

Ragazzi, Somewhere è il più brutto film del secolo!!! SOLDI BUTTATI! Non scaricatevelo neanke, fa schifo!

io adoro la Coppola, ma questo film è delusione totale.
La coppia di protagonisti non è affatto interessante, in particolar modo la ragazzina , e il tema papò ragazzina annoia fin da subito

il film sarebbe stato pure interessante (racconta bene la non-vita di un nullafacente), se non fosse stato per il finale complementare/opposto all’incipit. è davvero patetico, e rende il film totalmente insalvabile. tranne che per la scena della piscina. da un (non-)personaggio debole, una storia debole, un film debole. qui tutto è dimesso, anche la fotografia. peccato.
da qualche parte, sì, ma dove?

ecco a proposito della piscina durante quella scena c’è in sottofondo una canzone stupenda. qualcuno di voi sa dirmi il titolo ? devo trovarla asssolutamente.tanx

“i’ll try anything once”, julian casablancas, versione demo di una canzone degli strokes.

ma il microfono che entrava nell’inquadratura?

Concordo pienamente con Matteo: noioso fin dalla prima scena con la macchina che arriva e va, va e viene un pò troppe volte che alla fine che palle…speri faccia un bel frontale in mezzo al deserto. Sapevo a cosa sarei andata incontro vedendo il film ma debbo dire che è stato notevolmente più deludente e noioso. Inquadrature scolastiche senza alcun vezzo, uso orribile della luce naturale…e poi ti chiedi: “Ma che c’avrà voluto dì?!” Insomma di un film e una storia così facevamo volentieri a meno.

In mezzo alla delusione che è sto film,spicca la bellissima scena della piscina, son d’accordo.

@sand ti ringrazio tantissimo. davvero sei un mito. ti mando un bacione.

@sand ti adoro.

un film carino, invece. con difetti, ma carino. io faccio a meno di QUASI tutto il cinema italiano.
matt non ha detto che era noioso. bensì il contrario.

di niente, fran. :)

secondo me sofia coppola è sopravvalutata. In effetti dovrebbe fare qualche cosa nella vita, a parte scrivere sti film (anche perchè non le prenderà tantissimo tempo) e può essere che così le venga qualche idea in testa

@ciop ma cosa dici? anche il figlio di bossi potrebbe fare qualcosa nella vita allora. tipo andare a lavorare.

@sand un altro bacione. cioè sei stato/a troppo carino/a. ciao

I microfoni non entrano nell’inquadratura. È il proiezionista che sbaglia il mascherino.

Il film sarebbe pure piacevole. C’è un qualcosa che tiene sempre viva la placida osservazione. Come in lost in translation si punta a creare uno sfondo ben solido, in modo che lo spettatore oltre a vedere, possa provare anche a capire.
Però quando in un film del genere mi fai spuntare per sette volte (sette, non una!) la giraffa in campo crolla tutto quanto.
Insomma, se era voluta mi sembra una scelta poco intelligente. Se non era voluta…sto zitto che è meglio.
P.S.: il nuovo jingle del GR2 è urticante.

party boy…

Chiedo scusa, dopo una rapida googlata ho capito cosa è andato storto. Peccato, ma da un ex cinema porno forse dovevo aspettarmelo.
Grazie per il chiarimento, Matteo.

che delusione, speravo fosse una cosa concettuale (che io mai e poi mai sarei arrivato a capire). e invece era il proiezionista. grazie

Al di là del giudizio generale, secondo me il finale ha un’estetica da pubblicità del nuovo profumo for men di chissà quale cazzo di stilista strafigo. E ha un sapore di americanata intollerabile, soprattutto dopo un’ora e trenta minuti di pseudo intellettualismo autoriale “europeo”.

Va bene il niente, ma non pensavo così tanto niente. L’ho visto in italiano e il doppiatore dell’amico di lui è romano de roma. altro che leggerezza. Un Leone d’oro non si nega a nessuno.

È un film che non le è venuto. Ma purtroppo non è un’americanata. Proprio per niente.