giovedì 16 settembre 2010

Joypardy!


(Intervista esclusiva di V for Veltroni a Gioia. Per lo meno le risposte.)

Veltroni, scusi, in questi mesi perché non è stato nel suo? Perché quegli articoli sulla casa di New York, la promozione pelosa del libro, perché dare l’impressione che la politica fosse come il judo, che uno ci va per un po’ e poi interrompe avendo altro da fare?

Per me è impossibile stare nella politica senza avere una vita altra, soffocando passioni e curiosità intellettuali. Non credo neppure abbia senso sforzarsi di farlo. Allo stesso tempo, e lo dico ora che sono più fuori che dentro, non potrei mai concepire una vita lontano dall’impegno civile che è sempre stato il cardine della mia esistenza.

Sì sì, l’impegno civile bisettimanale. Questo fatto di levarsi dalle palle quando era più difficile stare dove le primarie l’avevano messa ha costituito una grande delusione per quelli che, nonostante tutto, credevano in lei. Sostengono che lei, proprio perché se ne è andato dopo aver ammorbato tutti coi libri, i dischi, i film, abbia dimostrato di giocare al politico eclettico, invece di fare politica sensata.

Pazienza, l’avevo messo in conto. Però c’è tanta gente che, proprio per la stessa ragione, mi vuole bene. E io continuo a essere convinto, o illuso, che una tavolozza a più colori sia più simile alla realtà dell’esistenza dei cittadini. La vita delle persone non è solo politica. Io ho avuto la fortuna di avere tante vite e vorrei continuare a viverle tutte.

A questo punto aggiunga la capoeira e tolga la politica, così siamo a posto. Adesso, diciamo che sono talmente masochista da chiederle qualcosa su questa benedetta Africa, un continente per cui tanti fanno beneficenza in genere senza rompere i coglioni all’universo mondo a riguardo. Qual è la cosa più narcisistica e insostenibile che può dire a proposito, così ci leviamo questo peso e passiamo oltre?

Guardi, per l’Africa ho fatto e continuo a fare più di ogni altro uomo politico italiano; è qualcosa che mi porto dentro, perché ho deciso di combattere per tutta la mia vita dalla parte degli ultimi; questo è un impegno che non cessa e non cesserà.

Uff. Lei è stato quello che ha promesso l’America, “ma anche” quello che ha fatto di tutto per celebrare l’italianità nostalgica senza mai metterla in discussione. E non è l’unico aspetto in cui, per fare una cosa ma anche il contrario, ha fallito miseramente. Se ne rende conto?

Ma la vita è Ma Anche! Capisco la tentazione di semplificare sempre tutto, ma con la semplificazione non si va lontano, neppure in politica. Berlinguer diceva che bisogna essere conservatori e rivoluzionari. Era un bel Ma Anche. Grosso come una casa.

Per fortuna è allegro. A questo proposito, intende mantenere il ruolo di Re dei Rosiconi, sparso le morbide lagne sull’affannoso petto?

Diciamo che molti, invece di aiutarmi ad alleviare il peso delle dimissioni, hanno aggiunto del carico. Ho registrato ingiustizie e vigliaccherie. Cose tristi. Fossi stato più giovane, ne avrei sofferto molto.

Lo prendo per un sì. Alla fine, guardi, siamo in molti a darle del pirla. E lei continua a fornirci nuove ragioni per farlo, quindi è diventata una forma di insofferenza tignosa, costante. Credo che ci sia, curiosamente, perfino dell’affetto in questo guardarla male, detestarla, avere voglia di gridarle degli insulti. In tutta Italia c’è gente che la pensa così, e ormai quasi non vede l’ora che lei ripeta quella cosa del grande risultato inedito di un partito che non si era mai presentato alle elezioni, oppure l’altra stronzata del non serbo rancore sto bene così. Perché ogni volta che le ripete è tutto un formicolio. Cosa ha da dire a noi che la detestiamo, quindi?

In questi giorni ho girato l’Italia per partecipare alle feste dl Pd e ho misurato un affetto più grande di prima. Ho rivisto tutti i luoghi della mia campagna elettorale e mi tornavano in mente quelle piazze piene, quella passione… Fa male, chiaro che fa male. Ma penso di aver razionalizzato il dispiacere e le delusioni, so di essere arrivato fin dove era possibile arrivare, di aver conquistato il risultato migliore della storia del riformismo italiano e di averlo fatto nel momento più difficile, dopo l’esperienza dell’Unione e delle sue intollerabili divisioni. Sono fiero di quel risultato. E fiero di non coltivare nessuna malmostosità.

Brrrrr. Grazie. Senta, lei è così fanatico di discorsi chilometrici, bambine moribonde e dischi noiosi anche dentro le mura domestiche? Dico, in famiglia glielo fanno capire che rompe il cazzo, oppure la trattano come il vecchio coll’Alzheimer che non viene contraddetto nemmeno quando dice di essere al fronte? E adesso che ha più tempo libero, chissà le ovaie! Una purea di ovaie, quelle povere donne.

Io e Flavia stiamo insieme da 36 anni, abbiamo retto anche quel passaggio e all’horror vacui dei primi giorni, quando all’improvviso, dopo una vita senza respiro, ti ritrovi con tutto quel tempo. Con lei abbiamo discusso a lungo della mia scelta di dimettermi, che comunque è sempre stata irrevocabile, e anche con le figlie: ho capito in quei giorni quanto fossero maturate. Ora, il loro punto di vista sulle cose m’interessa sempre moltissimo.

Ah, quindi la condiscono un po’ come serve, alla bisogna. Mi pare giusto. È vero che la mandano a fare la spesa, tipo un uovo per volta e frittata tutti i giorni?

Ma io ci andavo anche prima, chieda ai suoi colleghi romani, quante volte è capitato d’incontrarsi al mercato.

Ogni due o tre settimane compare una sua nuova dichiarazione che fa infuriare tutti quelli che l’hanno votata, e non solo loro. Crede di continuare ad accumulare detrattori con questa indefessa campagna acquisti?

Me lo auguro. C’è ancora tanta di quell’Italia per bene, operai e imprenditori, magistrati e insegnanti. E da comune cittadino, sento il disagio di tanti, il disagio e il fastidio per questa politica ridotta a una campagna di randellamenti…

Il primo da randellare, magari con un martello gigante alla Bugs Bunny, era proprio lei, Veltroni. Sul palco del Lingotto, davanti a tutti, in diretta mondiale, un po’ di randellate indolore sulla testa ci sarebbero state bene, no? Perché da lì in poi il senso della realtà è andato completamente in merda, possiamo dire.

Se vuole, diciamolo. L’espressione è colorita, ma ci sta. Un’estate passata appresso ai battibecchi tra i portavoce del centro-destra, ad assistere alla trasformazione di certi giornali in strumento d’aggressione. Pensi allo spazio per le piccole beghe di casa nostra e al silenzio agghiacciante sulla tragedia del Pakistan, dove centinaia di migliaia di bambini muoiono nell’indifferenza della politica.

Urca, Pakistan is the new Africa. Per carità. Come non detto. Anche se un po’ è divertente, dopo queste ultime uscite lei adesso la pianta, no? Si chiude in commissione e in parlamento, e basta piagnistei e deliri.

Non lo credo. La politica, in realtà, è diventata rapidissima. Sembra che ogni cosa ristagni e all’improvviso, nel giro di poche settimane, tutto si riapre.

Merda. Senta, quelli di Bersani sono più noiosi, lo so, perché la politica è anche noiosa, ma non dicono cazzate assolute spacciandole per sogni di rock&roll. Lei è proprio in mezzo alle balle, coi suoi piatti di grano, le idee confuse che legge nei saggi, il partito leggero eccetera. Il risultato poi è una specie di riformismo immaginario, di fatto irrealizzabile, che diventa reazionario nella pratica. Capisce che per il partito la prima cosa da fare è farla definitivamente fuori.

Quella è solo la precondizione necessaria. Uscire dall’incubo. Poi bisogna cambiare il Paese, fare le riforme che gli italiani aspettano da 40 anni, ritrovare un sistema di valori, ed è la sfida più bella. Il danno culturale inferto all’Italia negli ultimi quindici anni è profondo, ma la gente ha voglia, avrà voglia di vedere altro. E prima o poi una nuova generazione di protagonisti irromperà sulla scena.

Non kennedyani, se posso. Metterei una selezione all’ingresso. Chi barra la voce «Robert Kennedy» nel questionario sui riferimenti politici personali viene escluso immediatamente. Per lei ormai è tardi. A proposito, se ne andrà mai?

I cambiamenti veloci sono tipici delle società aperte, e la politica italiana in generale non lo è. Ma accadrà. Nel campo delle tecnologie, delle arti, succede.

Appunto, dicevo, lei che è artista… Senta, Vendola è un vero enigma per molti. Profeta imbarazzante o leader plausibile? Il tipo di argomento su cui lei di solito dà il meglio. Dai, dica una frase grazie-al-cazzo delle sue.

Vendola ha il compito, importante, di portare la sinistra radicale dentro una maggioranza riformista.

Perfetto. A questo punto, già che c’è, Nichi potrebbe mettersi a volare, no? Stando nell’ambito della opinioni da bar, governìno?

Sì, bisogna affrontare l’emergenza economica che è sotto gli occhi di tutti, cambiare la legge elettorale, far decantare la situazione, creare le condizioni per un confronto tra due schieramenti civili. E, tra un anno, andare al voto.

Pensi se ci fosse ancora lei, che paura. Il PDL di lei farebbe kebab. Adesso capisce chi ha cercato in tutti i modi di farla fuori?

Tutti quelli che vogliono un riformismo autentico.

Esatto. Vede che ce la fa? Eppure è incredibile che tanta gente anche più o meno intelligente, oltre che ciula come me, ci sia cascata.

C’era l’idea di cercare una maggioranza riformista, spostando voti da uno schieramento all’altro. Ci credo ancora. Obama ha spostato milioni di voti in America, io l’avevo fatto a Roma, ChiamparinoCacciari l’hanno fatto a Torino e a Venezia.

Obama e Chiamparino? Lady Gaga no? La finisca coi presidenti americani! Questo è anche negro, c’è tutta una retorica da brividi dietro l’angolo. Lo sa che poi le viene da citare Martin Luther King, il vangelo: la gente poi schiuma dalla bocca. Basta Obama, dai!

Lui ha fatto cose incredibili. La riforma sanitaria, l’uscita dall’Iraq, la riduzione degli armamenti nucleari, il cambio di politica nei confronti dell’Islam, la gestione di una crisi economica spaventosa… le ha fatte nello stesso tempo in cui da noi si parlava solo del Lodo Alfano. Il consenso in politica è importante al momento delle elezioni, poi bisogna saper fare cose impopolari. Sfidare gli interessi, non aver fretta di raccogliere i frutti.

Per fare cose impopolari, prima tocca essere popolari, cazzo! E poi bisogna giocarsi eventualmente questa popolarità. Da sindaco il consenso l’aveva: non è riuscito nemmeno a fronteggiare i tassinari, che mai l’hanno votata e mai la voteranno! È stato fanfarone e poi coniglio.

Sì, è successo. Sui temi dell’immigrazione, dei diritti civili, abbiamo giocato in difesa, mentre tanto più il vento si fa forte, tanto più bisognerebbe tenere la barra ferma. Altrimenti, la gente ti vede scolorire.

Sì, buonanotte, i filtri Pantone. Ci manca solo che adesso mi tiri fuori il papa da una parte, e una posizione da vecchio PCI dall’altra. Insieme, al solito, un colpo a un testicolo e uno all’altro.

L’altro giorno il Papa, parlando ai giovani, ha detto che il posto fisso non è tutto. Non sarà tutto, ma è abbastanza. Penso che si debba ripartire da lì: i giovani devono avere diritto a un posto di lavoro fisso, almeno all’inizio della loro carriera, con un sistema crescente di tutele. Non è vita, quella di chi cresce senza alcuna certezza del futuro.

Ma non le piaceva l’America!? Ma prcdd! Prego, allora, che la sento caldo: continui col vaniloquio.

Legalità, l’unica cosa dove il “ma anche” non esiste, e rivoluzione ecologica. Si può ripartire di qui, per infondere speranza a questo Paese depresso che vive di passioni tristi e non ha più un tessuto emozionale compatto.

«Passioni tristi», «tessuto emozionale»: ma che cosa cazzo sta dicendo?! Non si capisce niente! Non vuol dire niente! Parla come un modaiolo milanese col suo lessico business in inglese imparato male. Uno Zampetti di sinistra, diobono.

Intanto sono uno dei parlamentari più presenti in aula. Poi c’è l’impegno in commissione antimafia, che mi assorbe molto. E leggo, a sorpresa soprattutto saggistica: BaumanAmartya Sen, Foa: fornitori di speranze. Ma la cosa che in assoluto più mi appassiona è provare a riannodare i fili della memoria.

Ah certo, ciccalaminéra, io sono in parlamento e tu fai il giornalista! Bauman e la roba liquida: due anni a parlare di mondo liquido, società liquida, cacca liquida, ’rcmdnn. Ma non l’hai ancora capito che Bauman sta vendendo lo stesso aggettivo da anni?! E poi non starai mica facendo riferimento allo spettacolo della Juventus? Io lo so che intendi quello. Aaargh! Maledetto gobbo, mi vuoi morto! Vuoi otturare le mie coronarie con questi cazzo di libri urendi.

Devo farlo. Ho in mente qualche idea, e soprattutto ho capito che la scrittura è nel mio Dna, è una vocazione. Fatica e piacere. Scrivere il mio ultimo romanzo, Noi, è stata un’esperienza fortissima. Mi mettevo al lavoro alle otto di mattina e certi giorni tiravo fino a sera. Il fatto che il libro sia andato così bene, nonostante io fossi ormai uscito dall’occhio di bue della tv, mi ha molto aiutato.

La TV?! ERI IL SEGRETARIO DEL PD, HOLLYWOOD! «L’occhio di bue della tv»: parli da ospitata televisiva. Perché fai di tutto per piacere a Dandini e Piroso?
Persone normali. In politica, amicizia e riconoscenza sono qualità rare.

Aaaah, vedi che adesso ti butti sullo sopettacolo! Lo sapevo. Quelli della politica sono cattivi, mi fanno le vigliaccate, mentre in tv capiscono la mia strategia di ubriacatura verbale. Dillo, che stai scrivendo una fiction sulla storia recente. Dillo!
Quello che intendo fare, e farò, è tenere viva l’idea di un partito che possa fare in Italia una vera rivoluzione democratica. Senza chiedere ruoli, che non ho chiesto in tutto questo ultimo periodo.

Cioè fai uno spettacolo sulla Rete di Orlando? Sul golpe Borghese? E non per forza sceneggiatore, dici. Magari producer, capostruttura, direttore di rete. Cazzo, Walter, lo vuoi capire o no che non puoi fare tutto quello che ti viene in mente?! Mettiti l’animo in pace, pianta dei bulbi, stai tranquillo. Non è sempre domenica. E per certe cose non vai bene. Non. Sei. Portato.

Non lo sono. Sono consapevole di aver avuto una vita piena di opportunità. E ottimista sul futuro del mio Paese.


se questo post non sarà il tuo salto dello squalo vorrà dire che sei davvero bravo

qualcuno pubblichi codesta intervista. veloce.

sì sì…tutto bello, divertente, davvero un sacco simpatico.. Poi mi sono annoiato.

Meraviglioso, ecco. Mi sfugge solo il gioco di parole su Jeopardy, che qui è Joypardy.

gigantesco.

C’è un problema Matteo. Tutte le santevolte che sento anche solo nominare Veltroni penso a te.

peccato, ora che esce il september issue speravo in un post su AW… uff!

“È vero che la mandano a fare la spesa, tipo un uovo per volta e frittata tutti i giorni?”

Fantastico.

E, come Barbadio, adesso tutte le volte associo Ualter ad un piatto di grano.

ma dcn, un’applicazione per condividere su feisbuk, che fare tutte le volte la cosa col link è una menata, no eh? Se no bestemio varda…(cit. Germano Mosconi)

l’Africa tutta esulta per il rispetto che GRONDA dalle parole “io sto con gli ultimi”…gli ultimi tua sorella!!!

Eccessiva quantità di Veltroni nel mondo, mi sento tutta sfarinata

@suzukimaruti :Jeopardy in america è un quiz televisivo dove partendo dalle risposte devi indovinare le domande.

bellissimo!

“Per fare cose impopolari, prima tocca essere popolari, cazzo! E poi bisogna giocarsi eventualmente questa popolarità. Da sindaco il consenso l’aveva: non è riuscito nemmeno a fronteggiare i tassinari, che mai l’hanno votata e mai la voteranno! È stato fanfarone e poi coniglio”.

Ti bacerei sulla bocca anche solo per questo passaggio.

bellissimo??? sempre bravo il nostro Bordone burlone che se la canta e se la ride, non è che ora che non fai più condor, non hai più x-factor, per wired scrivi di cose poco importanti non ti resta altro che investire il tuo tempo in Veltroni, contento te… intanto nella tua regione Bossi e Berlusconi hanno vita facile… ma non dovevi andare in Giappone?

Non mollare, dovessi anche finire in struttura saremo in tanti a venirti a trovare mentre parli di lui, tra una pillola e l’altra!

Fornitori di speranze. FORNITORI DI SPERANZEEE. Ma porco cazzo.

splendide queste righe nel loro non dire assolutamente nulla

geniale

mi riferivo a questa frase nel commento precedente

“mentre tanto più il vento si fa forte, tanto più bisognerebbe tenere la barra ferma. Altrimenti, la gente ti vede scolorire.”

perdono: continuo ad usare i simboli > e < al posto sbagliato

Claudio: il riferimento l’avevo capito, da vecchio appassionato di storia della TV. Ma non capisco “Joypardy”, che è scritto diverso. Sicuramente c’è una battuta che non colgo. Forse un gioco di parole col fatto che l’intervista esce su Gioia? (sì, dai, è così.)

(nod)

Salto dello squalo. Basta. Fine. Stop. Piantala Bordone. Walter è un cadavere morto già quando era vivo. Diventi illegibile pure tu, per favore, su

gierre: ma leggiti il documento di Walter e del suo “movimento”. Altro che salto dello squalo. I cadaveri siamo noi non certo WV. A proposito, è uscito il remake di “I spit on your grave”.

E.Tu.Invece.Sei.Portatissimo. Bravo Matteo! (Evviva anche la tua rubrica su Wired!)

Mi associo a chi vuole Bordone ancora a lungo a cavallo dello squalo.

il cavallo dello squalo,,
Sì, ma io sono triste,,, ora che si scoloriscono le bronzature,, (tanto non ce l’avevo),, torna tutto come prima,,,(non è mai cambiato),, la pastina, il formaggino- mi piace-, e di giorno gli orologi lasciati a briglia sciolta perché non vedi l’ora che arrivi sera,,, poi a volte ti diverti (dev’essere un errore). cambierò (mai). Piatto di grano era bello da dire,, mi faceva pensare alla nonna e al babbo coi pantaloncini, anzi coi calzoni corti, come direbbe lui// e tu me l’hai rubato,ueltronizzato per sempre/// la retorica è una grande invenzione,altrochè,, un’arma dolce di distruzione di massa

Perché il judo come esempio di discontinuità? Da una moglie di un cintura nera che quasi tutte le sere è sul tatami. Magari la politica fosse come il judo che pratica mio marito!

Adesso, Citronella, non facciamo come l’associazione degli italoamericani che protesta per il Padrino. Da piccoli a fare judo sono tanti; quelli che vanno avanti erano molto meno. Fine della polemica. Parla un kendoka.

No, nessuna polemica. E’ che nessuno qui fa judo, non so forse dalle vostre parti è diverso. Quindi è un po’ una cosa d’élite. Per questo mi sono stupita. :-)

vabbeh dai l’hai scritto solo perchè vuoi vincere il fantasmino

:-?

[…] Veltroni. […]