domenica 24 ottobre 2010
Un uomo solo al cordoglio
Io non posso farci niente — che non è mai una scusa in assoluto, serve ad avere della attenuanti e non delle aggravanti, ma il fatto continua a sussistere quindi me ne assumo eccetera — se Veltroni continua a rilasciare paginate di interviste, e poi mi tocca commentarle qui. Il fenomeno si spiega col fatto che i giornali debbano sempre mettere tanta politica interna, per la gioia del proprio ascoltatissimo pubblico, e le interviste con la fotona siano un riempitivo col botto. Poi la gente che litiga e fa finta di non litigare è sempre spassosa. Infine c’è la questione che se questi spingono addirittura più di quanto quelli nelle redazioni tirino, be’, stiamo freschi.
Oggi sul Corriere intervistano il Ministro del Welfare Sacconi a pagina 3, il Presidente della Commisisone Affari Costituzionali del Senato Vizzini a pag 5, Veltroni a pagina 11. L’unico ad avere una paginata intera è ovviamente Veltroni.
L’intervista è delle sue, ma della sottocategoria oracolare detta “Tiresia”, tipo guarda come stiamo messi, se non si interviene, io lo dico, qua succede il disastro. Non ci sono menate interne al PD, ma foschi presagi generali. Cazzullo, che ormai ha con Veltroni un rapporto da biografo ufficiale, fa domande come «Secondo lei, Walter Veltroni?», che brilla per incisività; oppure «La paura non è causata anche dalla crisi mondiale?», che è come dire sì dai, un po’ di quella tua sociologia spiccia che tanto ci piace; segue «Di chi è la colpa? Certo non solo della destra» che trovo quasi sensuale; e la quarta domanda è «La televisione come la trova?», ovvero un modo molto chiaro di manifestare la cupio dissolvi di Cazzullo, la voglia masochistica di ricevere un arpione nel petto, essere trascinato nella grotta, stare in balia del drago per una notte intera.
Soprassediamo sulle altre domande, perché effettivamente queste lenzuola veltroniane sono un genere che ha a che fare più con la rubinetteria che con il confronto di idee e punti di vista. Si accende il registratore, si apre il rubinetto, si lascia uscire roba, si chiude, si farcisce con domandine retoriche e interlocutorie, ché fa brutto scrivere «Sì, e poi?».
L’attacco:
«Noi eravamo l’Italia che andava a Firenze per salvare le persone e i libri dall’alluvione. Eravamo l’Italia dei ragazzi del 1966, in fondo figli dei ragazzi del 1945. Eravamo un paese generoso, altruista, solidale. Oggi siamo il paese di quelli che si fanno fotografare ad Avetrana davanti alla casa dove è stata assassinata una ragazza, o di quelli che si scansano di fronte a una donna colpita a morte nella metropolitana di Roma. È accaduto sul serio questo passaggio? O questo passaggio è nel racconto dell’Italia? Il paese si è trasformato davvero, o si è trasformato il modo in cui viene descritto, narrato, in cui si selezionano le cose importanti?»
Chiaro che l’omicidio Montesi (1953) o lo scandalo dei Balletti Verdi (1960) non vengano citati. Perché l’Italia che si rimpiange è sempre quella lì che fatica col sorriso sudato, col piatto di grano, quella che sta ai lati della strada dove corrono Coppi e Bartali, e li incita allo sforzo nazionale identitario, quella che diventa protagonista delle canzoni dei cantautori svaporati, quando arrivano a quel punto in cui devono masturbare il proprio pubblico, eccoci qua, c’è chi dice no, tutti vogliono viaggiare in prima, ma noi siamo il popolo del rock, siamo solo noi, siamo noi, i campioni dell’Italia siamo noi. E rispetto a quell’Italia, che non esiste, l’analisi è quella del bar, quella semplice, che si stava meglio prima.
Trovo anche molto interessante che Veltroni discetti, invece di enunciare. Sono conversazioni da terrazza, e finiscono con delle domande. Partono con la Seconda Guerra Mondiale, e finiscono con delle domande. È successo o è rappresentazione? Lo devo dire io? È il quiz della patente? Mah.
Poi mi piace molto questa frase.
«Alla domanda “si può vivere senza valori?” lo spirito del tempo ha risposto sì.»
Che se uno conosce la parola Zeitgeist magari ci arriva, ma altrimenti pensa che Veltroni faccia riferimento a qualcosa tipo Avatar, un grande albero che tutto governa, una divinità pagana, un serpente piumato, un capo indiano.
E segnalo anche questa:
«Un paese senza valori è un campione senza valore: una scatola vuota, un guscio di anime sostanzialmente finite, un mondo di passioni tristi, una competizione senza regole. Ed è questo che si è voluto. In tutti questi anni si è fatto un genocidio dei valori. Si è animato, per pure ragioni quantitative – i voti, l’auditel –, un paese dominato dalla paura.»
Guardate che il «guscio di anime sostanzialmente finite» è forse un record della supercazzola contrita walteresca. E il «mondo di passioni tristi»? E quel colpetto di nazismo, con la parola «genocidio»? No no, qui le cose vanno dette: questo è un gran pezzo. Il nazismo tre volte in un’intervista è un inedito assoluto. Date retta, che io lo seguo da un po’.
Ottimo quando cita questo libro di Andrea Kerbaker. Un libro di Ponte alle Grazie scritto da tale Andrea Kerbaker, che io scusate ma non so chi sia. Eppure nessuno ci mette il titolo, né lui né Cazzullo. Tanto hanno presente tutti, no?
L’intera intervista è una delle più notevoli del post sconfitta. Talmente tanto che vi lascio liberi di scegliere quello che preferite. È come guardare Quei bravi ragazzi: c’è una scena preferita, un personaggio d’elezione per tutti. E uno non basta.
Io trovo il momento hi-tech molto suggestivo, per esempio.
«È il mondo del “nimby”, not in my backyard: fate quel vi pare, ma lasciate perdere il mio giardino. È il paradosso della globalizzazione: da una parte la Cnn, l’I-pad, la Rete; dall’altra un mondo sempre più piccolo, in cui la vita è concentrata nel quartiere, nelle relazioni familiari, dove tutto quel che succede sembra essere un terremoto, visto che non c’è niente di grande fuori che ti faccia mettere le cose nella giusta gerarchia. Non è vero che un mondo senza speranze collettive è più libero e felice; è un mondo più violento. E quando nella storia hanno prevalso le paure – pensiamo all’avvento del nazismo -, si sono fatte strada le soluzioni più devastanti.»
Parti con un acronimo parasociologico; passi per una visione della globalizzazione che nemmeno Casarini dieci anni fa; citi la rete televisiva all news più in crisi di questi ultimi anni, oltre a un coso che hanno in tre e che secondo te è rilevante; a quello contrapponi un fosco presagio a cazzo di cane, senza motivazioni, così; finisci col nazismo, che non guasta mai, come le ciliegie al maraschino sopra alle paste alla crema di una volta.
Tra i segni della decadenza, ottima questa piroetta cattocomunista, quasi uno sporgersi verso il laicismo devoto di Ferrara.
C’è una crisi terribile della Chiesa: quando ho sentito dire per giustificare Berlusconi da parte di un uomo di Chiesa che anche le bestemmie vanno contestualizzate, ho pensato che forse il processo di secolarizzazione è andato oltre i confini immaginabili.
Perché adesso, sia chiaro, uno progressista si preoccupa molto quando la secolarizzazione avanza. Salta fuori che un po’ di dio ci vuole sempre, non sta bene tutto quel laicismo lì, eh! Poi Peppone senza Don Camillo come si fa?!
Devo ammettere che io alcuni risvolti faccio proprio fatica a seguirli. Sembra che nessuno abbia visto in televisione l’elezione di Obama, i minatori cileni, l’emergenza ambientale del petrolio del golfo del Messico, tutto un mondo di veltronismi che uniscono in social catena un universo di pezzenti felici davanti allo schermo, che puoi anche citare Vermicino se ti va. Niente, non gli piace, è incontentabile, non si sa perché.
«La televisione, la Rete, Facebook sono i luoghi dove il mondo appare. Più il mondo si fa piccolo, più compare attraverso la tv. La ragazza di Avetrana che probabilmente ha contribuito a uccidere sua cugina, e che ha mentito a tutte le trasmissioni tv cui partecipava senza alcun pudore, che quando è stata portata in carcere sembra aver chiesto cos’hanno detto i tg, è il prodotto di un tempo in cui si sono spogliati gli esseri umani di altre ambizioni se non quella di apparire, di essere in tv per dimostrare di essere al mondo.»
Non gli viene il sospetto che una ragazza di oggi che nasconde qualcosa sulla morte della cugina sappia che i media sono importanti? Cioè che non le interessi se si vede il suo vestitino nuovo, ma piuttosto si preoccupa di non prendere l’ergastolo per omicidio volontario? Ma no, sono io che penso male, deve essere la crisi economica + Andy Warhol / la società liquida di Bauman – Un uomo da Marciapiede = Sei già dentro all’Happy Hour vivere vivere costa la metà + Natural Born Killers. Deve essere così. Stupido io a non capirlo.
Non sembri un atteggiamento del passato; ma io penso che una società senza pedagogia sia una società morta. Che sia morta una società senza maestri, senza una trasmissione di esperienza, di sapere, di conoscenza che dia a ciascuno degli orizzonti di interesse, di avventura, di scoperta che oggi appaiono assolutamente limitati. Per questo penso che la tv non debba rinunciare a questa ambizione. Tutto è quantitativo nella società moderna, il Pil come l’Auditel, e nulla è qualitativo.
Su questa idea della didattica sto scrivendo un post a parte, quindi non ne parlo qui.
Invece la questione RAI e il modo in cui vengono presi a esempio i reality come per descrivere una decadenza dà l’idea di quanto poco Veltroni capisca di tv. Ma non è l’unico. Lui, come Belpietro l’altra sera a Annozero, come tutti i politici, pensa che quello che della tv non lo riguarda sia documentari e grande cinema, oppure volgarità e roba miserrima. Loro che guardano tanto all’estero dovrebbero sapere che non c’è un altro posto nel mondo ricco in cui la pensano ancora così. Forse la Siria. BBC1 fa i programmi di danza con gli strascichi e le marsine, e nessuno rompe i coglioni. Eppure Walter dice:
«Quando il servizio pubblico televisivo fa “L’Isola dei famosi” smette di essere se stesso.»
Il giudizio specifico sulla qualità della tv odierna fa così:
«Tranne qualche eccezione, però, è evidente che non c’è più creatività. La tv è una specie di format universale: tutti i programmi sono uguali. Andiamo verso un mondo di città fatte di centri commerciali, di case piene di mobili Ikea, di tv monopolizzate da Grandi Fratelli, di strade percorse da persone con l’iPad in mano. Un mondo terribilmente uniforme e omogeneo, che tende a cancellare tutti gli elementi di diversità.»
Ovviamente c’è l’orribile Grande Fratello, che non può mancare. C’è lo schifo per Ikea, che si contrappone a un mondo di falegnami che costruivano mobili tali per cui con quell’armadio ci morivi, altro che società liquida, nel salottino in arte povera di merda dove avevi fatto i compiti sotto una lampadina. Cristo. (Mi calmo subito, tranquilli.)
Fortuna che c’è l’idea dell’iPad come segno della decadenza. La gente con l’iPad e il lupetto nero che arriva in suv all’Ikea, parla del Grande Fratello, va da McDonald a globalizzarsi il gusto è una di quei gruppi sociali fantasmagorici tipici di Veltroni che guarda il mondo, di quelli che Gramsci fa delle specie di danze dervisce nella tomba, e il custode del cimitero si sveglia di soprassalto nel mezzo della notte.
Il concetto di base della chiacchierata, quello con cui Veltroni chiude, quello con cui il titolista apre, è falso. Perché qui non parliamo solo di idee raffazzonate, sia chiaro, ma di idee false raffazzonate.
«Credo che oggi esista una maggioranza silenziosa degli italiani che si è stufata di questo paese immobile e rissoso e vorrebbe occuparsi di cose serie, che vorrebbe avere un’Italia unita e dinamica, che vorrebbe respirare un’aria di diritti e di doveri. Questa maggioranza merita per una volta nella storia di diventare anche maggioranza politica.»
No, Walter, non c’è. Se no le elezioni del 2008 le avresti vinte tu, che invece
LE
HAI
PERSE,
PUTTANA DI QUELLA EVA.
Finiamo, perché è tardi, con la frase che tutto racchiude e tutto spiega. L’uomo che ha aperto l’intervista sul presente e sul futuro del Paese citando i figli del 1945 e i loro figli del 1966 che portano in salvo i libri — ooooh, i libri, ooooh, non la gente ma i libri! — è lo stesso che, dopo altre migliaia di immaginette votive dei bei tempi andati, ha il coraggio di dire
«Purtroppo questo paese è dominato dal passato.»
E uno resta senza parole, sorride, gli stringe la mano e se ne va.
Mi rendi sopportabile Walter, non so se è un bene.
scritto da Carlo domenica.24.10.10 20:45
Cioè, mii sono ridotto a sperare che intervistino Veltroni (e tu sai quanto mi pesa) per poter leggere i tuoi sfoghi il giorno dopo.
Ti regalo un neologismo: sei un campione nella nobile arte del’inveltriva.
scritto da Suzukimaruti domenica.24.10.10 22:05
stai creando il Clima d’Odio. se poi qualcuno che assomiglia a marco carta sparerà nella tromba delle scale di casa veltroni, io saprò a chi dare la colpa. lo stesso discorso vale anche per d’avenia.
scritto da du domenica.24.10.10 22:07
Povero Zygmunt… Ma sei sicuro che il pensiero di Bauman sia così banale?
scritto da Francesco Lauber domenica.24.10.10 22:19
Da quando stamattina, facendo colazione, ho sentito dell’intervista a Veltroni durante la rassegna stampa, ho cominciato a sperare nel tuo post…
scritto da Lucia domenica.24.10.10 22:46
Veltroni forse ignora -tra le altre cose – che il terzo fornitore IKEA è proprio l’Italia.
scritto da barbara domenica.24.10.10 23:13
ormai leggo l’intervista e poi corro qui
scritto da dnd lunedì.25.10.10 00:04
Ignora anche che in giro per il mondo sono più i centri commerciali che chiudono di quelli che aprono…
(Oltre al fatto che non ho mai visto una persona che sia una camminare con l’Ipad in mano. E vivo a Londra.)
scritto da Stefano lunedì.25.10.10 00:15
mi sento come un canelupo di Pavlov. Vedo il link a un’intervista di Veltroni e clicco freddynietzsche.
propongo di intitolare questa rubrica dedicata al nostro WV “falliti che pontificano dall’alto di un cazzo”
scritto da Dario lunedì.25.10.10 01:32
Leggendo larghi tratti dell’intervista dal tuo post credo di poter ipotizzare che tutta questa intervista, questo ritorno pressante della nascità e sviluppo del nazismo sia dato dallo shock emotivo e intellettuale causato nel nostro WV dalla morte di Tom Bosley.
Come aveva avuto modo di esternare Moretti in Aprile ( http://www.youtube.com/watch?v=2gnexjVQmV0 ), Howard Cunningham è senza dubbio “il grillo parlante” nella crescita morale del nostro WV e il senso dell’intervista tutta non è forse Erano tutti Happy Days…
scritto da Dario lunedì.25.10.10 01:46
quanto alla reductio ad hitlerum:
http://it.wikipedia.org/wiki/Legge_di_Godwin
scritto da clorenzo lunedì.25.10.10 03:46
“… di quelli che Gramsci fa delle specie di danze dervisce nella tomba, e il custode del cimitero si sveglia di soprassalto nel mezzo della notte.”
Penso che riderò come una scema tutto il giorno.
scritto da Fran(cesca) lunedì.25.10.10 09:02
Credo che Veltroni sappia di te. Ti tema, ma non riesca a trattenersi dallo sparare cazzate pur di apparire.
scritto da Xap lunedì.25.10.10 09:32
parlando di tv, ho visto la prima puntata della nuova serie delle invasioni barbariche, che tristezza. speravo che tornando a la 7 la bignarda rinverdisse i fasti delle prime mitiche interviste barbariche, invece roba trita, interviste imbarazzatissime, il troglodita con la bandana e linus
((
scritto da whatsgoingon lunedì.25.10.10 10:49
Cit. WV: “Andiamo verso un mondo di città fatte di centri commerciali…”
Senza dimenticare che la SUA GIUNTA, a Roma, ne ha autorizzati ben 26, “mega”, fuori dal G.R.A. in omaggio ai palazzinari (mentre a Parigi, per dire, li hanno vietati…).
scritto da Mammifero Bipede lunedì.25.10.10 11:29
Matteo non so se frequenti i circoli del PD: non ci trovi tanti piccoli D’Alema, arguti e sarcastici. Il militante medio è la professoressa di liceo over 60, girotondina, pacifista, terzomondista eccetera eccetera. Questa gente ama la roba di Veltroni.
scritto da Rob lunedì.25.10.10 11:41
Comunque “lo spirito del tempo”, anche conoscendo la parola Zeitgeist, mi sembra a tutti gli effetti una divinità pagana.
scritto da ale lunedì.25.10.10 12:12
Sì, vabbè, a parte la contraddizione evidente di uno che dice “questo paese è dominato dal passato” e all’inizio dell’intervista cita il ’45 e il ’66, mi pare però evidente che questo è davvero un paese che vive nel passato.
Non è che diventa meno vero perché lo dice Uolter.
scritto da biagio lunedì.25.10.10 13:37
D’Alema se la cava con la brevitas, perchè con lo stream of consciousness veltroniano è matematico che le boiate fiocchino. Negli ultimi tempi compone haiku sul conflitto di interessi del premier, ed è pronto per la trasposizione teatrale di Risvegli.
scritto da Abbey lunedì.25.10.10 13:46
Uh che lungo, torno dopo
scritto da Ellis lunedì.25.10.10 14:34
forse sopporto veltroni anche meno di te ma almeno su un punto ha ragione. ed è quello dei ragazzi dell’alluvione. che non andavano a salvare i libri è chiaro ma si muovevano comunque in base a un istinto collettivo al servizio della comunità. anche io con i miei compagni di classe siamo partiti sui cassoni dei camion per un’alluvione meno mediatica qualche anno dopo. era anche voglia di protagonismo ma non quello di amici. era un istinto collettivo che ora non c’è più. per alluvioni recenti nessuna scuola si è mobilitata qui dalle mie parti. gli unici che si davano da fare non per se stessi erano immigrati. e non perché noi eravamo più bravi. ma perché questo discorso collettivo (di ascendenza contadina e operaia?) è stato a poco a poco smantellato. la colpa non è di amici o del grande fratello, stai tranquillo. anche se la televisione per come si è trasformata le sue responsabilità ce le ha. ma è vero che un discorso (falsamente) individualista ha preso il sopravvento. l’importante ora è distinguersi, in qualunque modo, anche come freak. quando andavamo a spalare non ci interessava distinguerci dagli altri. eravamo pacatamente e serenamente massa. ora non so se sarebbe più possibile.
scritto da andrea lunedì.25.10.10 15:37
E il piccolo scrivano fiorentino? Niente?
scritto da Ellis lunedì.25.10.10 16:23
Ah, mi era sfuggito il commento di Andrea. Io vivo in una zona che spesso è stata pesantemente alluvionata, ti assicuro che è possibile e che succede spesso, tutti spalano melma, tutti danno una mano: ragazzi, meno ragazzi, madame con il camper del Rotary, ragazzine in giro termos di caffè, pompieri e via così. Ma non sono meravigliosi momenti pacati e sereni, lo sono solo se vai a spalare a casa di un altro
scritto da Ellis lunedì.25.10.10 16:29
Tu adesso ci prometti una cosa. Che se ti dovesse chiamare, un giorno, ce lo dirai. Lo so, potrebbe essere già successo. Ma dubito. Perciò ti prego. Quando ti squillerà l’iPhone e lui ti dirà “Buonasera Matteo, sono Valter Veltroni” tu gli risponderai subito: “Sappia che questa telefonata non può essere cosa privata. Non posso, davvero. Ho delle responsabilità. E devo rispettarle”. Poi ti togli gli occhiali e rispondi: “Buonasera Valter”. Col sorriso.
scritto da barbadio lunedì.25.10.10 19:29
Peccato, ché negli ultimi due-tre giorni sono usciti dei pezzi di Alessandra Farkas niente male. Ma si sa, ubi Mayor (nel senso di Grande Sindaco)…
scritto da Alex lunedì.25.10.10 19:42
Non ho letto un cazzo. Perchè su Ualter scrivi sempre le stesse (sacrosante) cose. Una sola nota stonata, ma tanto: Bauman pubblica tanto, forse troppo. forse perchè i suoi editori devono guadagnare. Del resto se vende 2000 copie a titolo mi mangio un cammello fritto. Ma non è un pirla.
scritto da gierre lunedì.25.10.10 23:36
io mi chiedo se Veltroni lo sa che qui accadono cose meravigliose, grazie a lui.
scritto da Marco lunedì.25.10.10 23:40
ma siamo sicuri che la “maggioranza silenziosa degli italiani che si è stufata di questo paese immobile e rissoso e vorrebbe occuparsi di cose serie, che vorrebbe avere un’Italia unita e dinamica, che vorrebbe respirare un’aria di diritti e di doveri. Questa maggioranza merita per una volta nella storia di diventare anche maggioranza politica” per fare la cosa giusta dovrebbe votare per chi e’ all’opposizione oggi, ma non lo e’ stata in passato e che non ha fatto niente di concreto per quella “maggioranza silenziosa degli italiani che si è stufata di questo paese immobile e rissoso e vorrebbe occuparsi di cose serie, che vorrebbe avere un’Italia unita e dinamica, che vorrebbe respirare un’aria di diritti e di doveri. Questa maggioranza merita per una volta nella storia di diventare anche maggioranza politica” ?
scritto da pedro martedì.26.10.10 11:44
per favore Matteo, un giorno raccogli tutto questo e fai un instant book.
scritto da Carlo martedì.26.10.10 20:38
Sono contento ogni volta che vedo un’intervista al walter. Non la leggo, mi siedo e aspetto. Woooonderful
scritto da stef martedì.26.10.10 23:36
Cosa mai potrei aggiungere io alla perfezione? A parte cose ovvie come la considerazione che quell’ideale “mondo di falegnami”, contrapposto all’omologazione Ikea eccetera, è molto peggio delle peggiori volgarità dei reality… Grazie a questa analisi capisco meglio cosa non mi piace di WV.
Ma il recente numero Fazio-Marchionne non meriterebbe, visto che molta gente -tipo me- non se l’è proprio sentita (di sentirli)?
scritto da luiza mercoledì.27.10.10 15:27
giurerei di aver visto la figlia maggiore di Walter in un programma di MTV giusto l’anno scorso (o quello prima). Andava in giro con i due conduttori alla ricerca di una casa a NYC. Ma non aveva l’iPad, adesso qualcosa, mi dice che invece sì che ce l’ha.
PS. E che cazzo, mai un giornalista che riesca a scrivere iPod, iPhone, iMac come si deve!
scritto da bergman il regista mercoledì.27.10.10 22:34
si, bravo, ridacchio e mi diverto, però basta adesso, Matteo su, dai!
Davvero non c’è qualcun altro da prendere per i fondelli, magari qualcuno che dica cose veramente sbagliate e non solo nella forma,
in fondo Walter ha fatto meno male all’italia di tanti altri che ci ammorbano l’aria.
e un gran bunga bunga a tutti…
sigh
scritto da pierpaolo giovedì.28.10.10 20:38
Premio Veltronismo a Sting che 3 minuti fa ha testualmente affermato: “Mi piacciono i Police ma dopo 30 anni ho voglia di sperimentare e creare cose nuove”.
Poi abbiamo ascoltato Every Little thing she does is magic.
scritto da Dario domenica.31.10.10 20:51
Per dirne una sola, io sono assolutamente d’accordo sul fatto che – in caso di alluvione o altra catastrofe – si salvino prima i libri e le opere d’arte e POI le persone.
Obbligatorio guardare il film “Il treno” (http://www.imdb.com/title/tt0059825/) e NON essere d’accordo con quell’idealista di Burt Lancaster.
scritto da Marco lunedì.01.11.10 20:46