domenica 14 novembre 2010

Pazziamm’ [Paola Caruso, il lavoro e la Rete]


Io Paola Caruso non la conosco. Scopro oggi che è una collaboratrice del Corriere della Sera a contratto da sette anni. Non ha un posto fisso, insomma, come milioni di persone in questo paese. Ha però un posto, ed è un posto da collaboratore al Corriere della Sera, di quelli che tantissimi desidererebbero. Pur essendo RCS un grande editore, un’azienda con le dimensioni e il piglio di un ministero, è sempre un editore che vende tanta tanta carta. Per quanto possano essere inefficienti e cattivi, operano in un campo che sappiamo essere effettivamente in crisi in tutto il mondo.

Paola Caruso a quanto pare si aspettava di essere la prossima in fila, quella che, alla prima occasione disponibile, sarebbe stata assunta. Questo per via dei suoi sette anni di contratti a termine rinnovati. Trattasi però di una convenzione, di un uso: le aziende non sono la Magistratura, dove si avanza per anzianità secondo la legge.

Non solo, ma questo meccanismo, acerrimo nemico di qualsiasi forma di meritocrazia, in una struttura complessa e diversificata come un giornale può produrre mostri. Anime chete appena bravine che accumulano lustri di anzianità; collaboratori capaci e scalpitanti che cambiano testate e maturano esperienze, senza accumulare mai un monte sfiga spendibile con l’ufficio del personale.

Perché la cosa che mi colpisce di tutta questa storia, e del fatto che ora la Rete italiana intera sembri mobilitarsi per Paola Caruso, è che tutti siano convinti che la sua sia una condizione di terribile ingiustizia, e non si metta in dubbio il fatto che lei meriti quel posto. È una certezza assoluta, a quanto pare. Lo merita perché è lì da sette anni, dice lei. Non gliel’hanno dato perché non è raccomandata, dice lei. E poi è una grande lavoratrice, dice sempre lei nel proprio tumblr, riportando il parere di una sua amica.

Questo benedetto tumblr Diario di uno sciopero, al quale un mio amico sbronzo per primo ha voluto dirottare tutto il proprio traffico, producendo di sicuro un effetto a catena che si snocciolerà in queste ore, racconta lo sciopero della fame e della sete di Paola contro il datore di lavoro, ovvero RCS (Rizzoli Corriere della Sera). Quando si compiono gesti del genere, perché non siano delle buffonate, devono avere un senso almeno teorico. Lo sciopero della fame (quello della sete è rientrato presto) si interromperà nel momento in cui RCS assumerà Paola, mi viene quindi da pensare. Non assunzione per meriti, allora; non per anzianità: assunzione per sciopero della fame. Quando si dice andare orgogliosi dei propri gesti, del riconoscimento del proprio lavoro e delle proprie capacità. Uno sciopero iniziato, tra l’altro, per ribadire non un diritto sancito dalla legge, ma un porcamiseria.

Lo sciopero della fame è uno strumento serio, dal forte valore simbolico. Chi lo inizia lo fa perché rifiuta civilmente una ingiustizia talmente profonda da meritare che si vada oltre il dissenso dialettico: le parole non bastano più, dico «NO» con il mio corpo. Non è un suicidio, non è un’automutilazione, ma è nello stesso campionato. Smuovere questo tipo di simbologia, fare uno sciopero della fame perché, cacchio, proprio adesso che toccava a me, è un gesto misero e narcisistico: non merita solidarietà. Questo per quanto riguarda lo sciopero. C’è poi la questione del caso specifico.

RCS non è un ministero: è una società privata. Per di più stiamo parlando di una mansione che ha a che fare con l’intelletto: Paola non è alle elettricista, ma scrive e ha a che fare con una redazione. Se anche le hanno fatto dei complimenti, non sappiamo cosa pensino del suo lavoro, come lei abbia saputo gestire i rapporti con superiori e colleghi, quanto i superiori stessi la ritengano indispensabile. Non sappiamo nemmeno come scriva, e non andiamo a cercare i suoi pezzi per giudicarli. Sono cose che, francamente, sarebbe il caso che restassero nella redazione del Corriere. Perché? Perché siamo persone adulte.

Forse non la vogliono assumere. Perché collaboratore è un conto, ma assunto un altro. E tra i due non c’è la differenza che c’è tra il cucciolo e il cane adulto: non basta il tempo per fare di uno che va bene per fare lavori da collaboratore uno che possa stare in una redazione e, soprattutto, che quel direttore, quel caporedattore, quel caposervizio vogliano vedere tutti i giorni quando vanno in via Solferino. Il fatto che lei stessa, nel raccontare la propria situazione, dica che si aspettava un “Articolo 2”, cioè il contratto sogno dei collaboratori passati interni (tutte le garanzie di uno che sta in redazione, potendo stare a casa o in giro), che non fanno più praticamente a nessuno, mi fa credere che Paola non abbia o non voglia avere una visione molto realistica della propria situazione.

Il punto è che sono altri a decidere: non Paola, la rete, i blog. E comunque nella vita capita anche che ti vada male. Uno se le mette via, si fa delle domande, decide se stare o andarsene, agli amici chiede pat pat e andiamo a ballare, non sostenete la mia causa e firmate qui.

Oppure, perché un oppure c’è, si può contattare l’Ordine dei Giornalisti e segnalare il fatto. Se l’Ordine, come è tipico dell’Ordine, non fa nulla, si chiama un avvocato del lavoro. L’avvocato esamina il caso, stabilisce se ci siano o meno gli estremi per passare alle vie legali. Nel caso, ci si presenta davanti a un giudice del lavoro, si denuncia la situazione; se la legge lo prevede, RCS sarà costretta a riassumere Paola Caruso. Normalmente, come fanno tutti, senza tanti giovannadarchismi. E approfittando di una giurisprudenza che tende a favorire naturalmente le istanze dei lavoratori.

Il mercato del lavoro in Italia è messo male per ragioni politiche, e la crisi ha reso ancora più drammatica la situazione. Lo sappiamo, e lo sappiamo tutti. Detto questo, a sentire gli italiani, tutti sono bravissimi a fare il proprio lavoro, tutti sputano sangue e si sacrificano, tutti danno tutto e ricevono poco in cambio; nessuno è contento del lavoro che fa, nessuno ne  parla mai con divertimento, gusto, piacere; tutti sono trattati male e pagati troppo poco, dal primo all’ultimo. Non è un problema solo contingente, di governo e di crisi, ma è anche il solito disastro della repubblica fondata sul posto di lavoro. L’essere rifiutati, licenziati, mandati via da un posto non è contemplato. E tutti, praticamente tutti, alla fine vorrebbero un posto fisso a vita, magari anche brutto, ma di quelli che non mi mandino più via.

Ora tutto questo, sommato al fatto che l’appello drammatico di Paola è finito in rete, rintuzza una retorica populista per cui la rete diventa ancora di più per il posto fisso, solidale con tutti, poverini è un’ingiustizia. Pochi, pochissimi si prendono mai delle responsabilità, hanno fatto una cazzata, dicono al social network sapete cosa? forse sono uno stronzo e ho pestato una merda, ed è solo colpa mia.

In tutta questa situazione, la solidarietà a una sconosciuta di cui nessuno conosce la professionalità, travestita da raccoglitrice di cotone della Louisiana, si mescola alla possibilità di spendere generosamente il passepartout della santità laica contemporanea: la parola “precario”, usata per tutto quello che non è un contratto a tempo indeterminato. Passa l‘idea che tutti quelli che non sono a tempo indeterminato dovrebbero ribellarsi, perché subiscono un’ingiustizia strutturale profonda, in spregio, ancora prima che della legge, del buon senso e della bontà.

Come se non bastasse, Paola lavora per la stampa, cioè quello che vorrebbero fare tantissimi blogger, convinti in parecchi casi di essere ingiustamente ostacolati sulla strada di mattoni gialli verso il giornalismo da raccomandazioni, anzianità, ingiustizie. Prendendo le parti di Paola, sia i retaioli frustrati che i nostalgici dei posti fissi del parastato si sentono una cosa sola, uniti in social catena, pronti a far saltare col loro grido i palazzi del potere vecchio, analogico e cattivo. Sono pronti a tutto. Avessimo a che fare con una testata Mondadori, si darebbero fuoco sulle piazze di Second Life, come quel tizio su una copertina dei Rage Against The Machine.


Garantisco sulla mia professionalità eppure sai che c…o gliene frega alla Gelmini se faccio lo sciopero della fame perché sono precaria da quindici anni!

Madonna quanto sei noioso quando ti parte l’indigno, B.
‘Notte…

Dissento profondamente da quanto hai scritto. Non è possibile usare delle persone nel precariato per sette lunghi anni, in cui formi e desideri una professionalità, e poi giocarti la carta dell’assunzione di un altro appena arrivato. Questo, con la tua ideologia meritocratica (senza contatto con la realtà) non c’entra niente. e’ solo il vecchio, bieco e ottuso sfruttamento

quoto tutto!

poi una che fa lo sciopero della fame e il secondo giorno beve latte perche “inizia a star male” … 😛

le cose non stanno come le racconti. paola in rcs ormai non ci starà mai. se poi la vuoi vedere diversamente, libero di fare. forse paola sbaglia ad avere questa posizione? può essere, ma il rispetto per una persona che si mette in gioco, questo, andrebbe riconosciuto. non so quanto sia brava nel suo mestiere, non so cosa meritasse davvero, ma se qualcuno, chiunque, decide per una protesta estrema di questo tipo, il rispetto di cercare di capire le sue ragioni gli/le dovrebbe essere riconosciuto. il problema del precariato (ed è un Problema) è l’effetto dumping dei diritti e del salario. poi forse la vita ti farà capire che il mondo è pieno di persone che non hanno le caratteristiche, la bravura, la sagacia e l’intelligenza di un bordone, ma meritano, come i bordone, rispetto. per un motivo avulso dalle loro capacità, sono persone.

un po’ di lucidità, finalmente.

sono adeso a quello che hai scritto, faccio fatica a staccarmici

volendo guardare i dettagli, è la foto di caruso (il tenore) messa lì probabilmente per ironizzare col cognome di questa ragazza, che dovrebbe offendere.
Sai, un poco come quel tale che vuol rispondere nel merito e poi ironizza su un tuo personale particolare. Cazzo da una persona così come te (ti conosco per quel che scrivi e mi piace ciò che scrivi, sui giornali e qui) non me lo sarei mai aspettato.

[…] […]

Non hai tutti i torti, Matteo, ma i punti della questione secondo me sono due
1) Da quel poco che si è capito al Corriere, dove dicono che non possono assumere perché sono in crisi, avrebbero assunto uno, appena uscito dalla scuola di giornalismo, perché pare raccomandato. E allora, dici tu? Vogliono assumere raccomandati? Liberi di farlo. Sì, è vero, ma questo poi va a cozzare con tutto gli editoriali sulla meritocrazia e sulla “povera italia” di Merlo, Mieli e tutti gli altri corrieristi. Insomma, se fosse vero, il movimento nato in rete, è anche in parte dovuto ad una richiesta di coerenza verso il Corriere. Volete essere la coscienza critica e civica del paese? Allora assumete che merita (che magari non è Paola) e non chi è raccomandato

Punto secondo: leggendo la discussione su Friendfeed e in giro ho l’impressione che l’empatia verso il caso di Paola nasca da questione pre-logiche e di pancia. E’ scattato un meccanismo di identificazione tra la sua storia e le tante storie simili, di gente tenuta magari a fare lavori da dipendente con contratti da allegra collaborazione per anni. Riuscire a stabilizzare Paolo serve a dare un po’ di prospettiva e speranza a tutta quella gente che, e non solo nel mondo della comunicazione, è costretta a subire una serie di situazioni umilianti.

Ti porto a esempio il mio meccanismo mentale. Mentre leggevo la storia di Paola mi è venuto in mente la volta in cui mi offrirono di passare da un contratto a progetto (che era già di suo una finziona) ad aprirmi una partita Iva. E cercavano pure di presentarla come una grande occasione per me, che fesso sarei stato a non diventare imprenditore di me sesso. Detto da un datore che pretendeva pure di essere di sinistra e si faceva bello con i suoi slogan progressisti. E mi è salita una rabbia che, mentalmente, ho mandato a cagare RCS. Che centrano le due storie? Assolutamente nulla. Io tra l’altro oggi sto benissimo, ho un lavoro che mi piace e mi viene riconosciuto tutto ciò che mi spetta. Eppure, mi è scattato questo meccanismo mentale. E come a me sarà scattato a tanti altri.

Insomma, è come se simpatizzando per Paola si potessero mettere a posto o vendicare le tante piccole, diversissime, inevitabili ingiustizie che si sono sopportate e si sono sopportate nella vita. Magari è stupido, ma è molto umano.

arriva il momento in cui sai che ti esponi al ridicolo. che vai fuori dal seminato fighettista. che è tutto uno squilibrio enfatico sopra il facile battutismo.
arriva quel momento lì.
eh. pazienza, andremo in giro la P scarlatta di Pirla-che-sostiene-le-cause-perse-altrui.

caro matteo, i rischi che tu paventi sono reali. quello che tu sembri ignorare è il problema generale che c’è dietro questo gesto. un problema sociale serio. non si parla di meriti e anzianità: si parla di una intera generazione tagliata fuori anche dalla semplice possibilità di essere valutata per i propri meriti. un precariato di sette anni che si conclude con la frase “tanto tu non verrai mai assunta” non ha niente a che vedere con le capacità personali o i meriti, ma con un sistema che si regge per la grossa parte su fondamenta fatte di lavoro malpagato (quando non gratis), estorto con la promessa vaga di un’assunzione futura e con la possibilità di mettere tre righe in più sul proprio cv. testate giornalistiche, case editrici, università ecc ecc producono ogni giorno riviste, libri, ricerche grazie ai precari: non riescono a farne a meno. Sarebbe sbagliato pensare che non vengono assunti perché meno bravi: non vengono assunti perché è più conveniente tenerli così. e perché la legge glielo permette. l’attore economico è razionale: il precario costa meno in termini di contributi, non ha ferie e malattie e soprattutto posso cacciarlo quando voglio; il lavoratore con contratto a TD o TID costa di più e ha molte garanzie in piu. inoltre, se sei precario ti fai il culo per fare un bel lavoro per fare bella figura, spesso, e quindi spesso il lavoro di un precario è di migliore qualità. se fossi tu il datore di lavoro chi assumeresti. Mi stupisce che ad uno informato come te sfugga questo aspetto.
un caro saluto
francesco mazzucchelli

Oh, finalmente. Ma vogliamo aggiungerci anche la strumentale polemica sui “pivelli delle scuole” che “forse non sono neanche giornalisti” e che, secondo la Caruso, se prendono un posto sarebbero necessariamente raccomandati? Come dire che lei per prima crede in un sistema distorto per cui se non c’hai scritto “professionista” su un tesserino e – addirittura – sei pure giovane, non puoi per forza di cose essere un giornalista. O quanto meno non al suo livello. Grazie, dopo un pomeriggio a chiedermi come fosse possibile che tutti – anche i più scafati eh – ci fossero cascati, mi consolo sapendo che sono quasi tutti.

Beh, tutto mi aspettavo nella vita tranne che condividerti. Certo, del resto della realtà non capisci una beata madonna.

“E approfittando di una legislazione che tende a favorire naturalmente le istanze dei lavoratori.”

una volta era così, le cose sono molto cambiate.

che la legislazione non stia più dalla parte dei lavoratori è testimoniato dai sette anni di precariato: sette anni?! è possibile mantenere un rapporto precario ma continuativo per 7 anni? se davvero non meritava quel posto perché continuavano a rinnovarle il contratto? (tra l’altro aggirando la norma che non consente più di tre co co pro o piu di 5 anni continuativi di cocopro)

[…] Sarà impopolare, ma sulla questione Paola Caruso la penso più o meno come Matteo Bordone. […]

In linea di massima sono d’accordo con tutto quello che hai detto, perché hai preso nello specifico la situazione di Laura. Però dovresti cercare di leggere il tutto in maniera più ampia: ovvero i giovani e il precariato.
Credo sia semplice scrivere quando sotto al proprio culo la sedia è stabile, come diventa molto semplice schierarsi quando la sedia è instabile oppure non c’è neanche da sedersi.

E allora, cosa scriveresti invece se l’argomento fosse “i precari e il lavoro”? riusciresti a usare lo stesso cinismo?

Perché è tutto normale se RCS, datore di lavoro privato, sceglie chi assumere e con quale contratto – ti ho dato infatti ragione da subito – ma nel momento in cui si parla di ragazzi, spesso non più ragazzi, che dopo 7, 10, 15 anni di precariato non riescono a fare quel salto di qualità che consente di crearsi una vita stabile.

Il problema è effettivamente di carattere politico, poi c’è la crisi del settore editoria in particolare. Però è anche giusta una mobilitazione da parte di gente che non ne può più di vivere “alla semestrata”, pur personalmente non condividendone il metodo. Che non è narcisistico, ma sproporzionato per cercare di fare effetto eco.

Di fronte alla legge 30 i precari non possono nulla, neanche il diritto di sciopero, altrimenti zitti e a casa. Credo che sia, come dice david, più che umano cercare una soluzione, talvolta esagerata, talvolta estrema.

però appunto come si dice giustamente Paola non è elettricista, non lavora al tornio. In più è un mestiere che sta in un mercato saturo, se non sai inventarti qualcosa. E se in questi anni non ne ha colto l’andazzo…beh un po’ disattenta, no? e poi, siamo certi dei 7 anni di co.co.pro? mi permetto qualche dubbio. E in più, si sa che è professionista da un anno (e non ne ha 22)?

a me è capitato più di una volta di non mangiare per più di 24 ore perché dovevo lavorare

Posso essere d’accordo con parte del tuo commento. Può darsi che lei non fosse così brava-preparata-adatta al lavoro in redazione, non all’altezza dei giornalisti del CdS, però mi chiedo: allora perchè tenerla lì in sospeso per sette anni?
Se non ti vado bene, se pensi che non arriverò da nessuna parte, allora non rinnovarmelo sta co.co.merda di contratto, così io magari mi metto l’anima in pace e mi apro un negozio di torte.
Va bene.
Il fatto è che già mi immagino i suoi capi, che le dicono brava perchè alla fine si spala una serie di merde che altri magari non han voglia, e quando chiede del contratto invece di dirle sei anni fa: guarda, sei bravetta, ma non abbastanza per entrare nell’organico, probabilmente i capi – codardi – le hanno detto: guarda, sai come vanno queste cose, non si può assumere, chissà, col tempo, magari. Sperando che lei col tempo si stufasse da sola e se ne andasse.
E se sono d’accordo che non è giusto andare per anzianità, senno la selezione meritocratica (seee) si va a far benedire, penso anche che non sia giusto prendere in giro le persone. Per anni. E farle arrivare a 40 prima di dire: sorry baby, you’re not make for this job.
E lo dico come una che dopo circa 3 anni cambia posto di lavoro, rimettendoci, peraltro, ogni volta in anzianità (oltre che la pensione, che non vedrò mai a questo punto).

Secondo punto: è vero, oggi se sei bravo cose le fai lo stesso. Il problema è che il mondo (società, uffici, giornali) non lo fanno andare avanti solo i geniacci e brillantoni, ma anche i medi, quelli che fanno il loro lavoro dignitosamente, sans plus. Ma adesso pare che questi non abbiano più alcun diritto (salvo essere raccomandati).
Ci sono pochi posti ben pagati e retribuiti, e vanno a quelli molto bravi e/o molto raccomandati. Gli altri, ciccia. E va bene, sono per la meritocrazia, ma penso anche che tutti abbiano il diritto a un minimo di dignità, stbilità, e di essere pagati per quel che fanno.

Alle parole “sostenete la mia causa e firmate qui” mi è venuta in mente Radio 2 e mi è salita ancora un po’ di bile. Forse il gesto dello sciopero è fuori luogo ma io la penso come David, l’ingiustizia starebbe nell’aver comunque assunto uno privo di esperienza in sfavore di altri che, si può presumere, avrebbero meritato quel contratto.

made, non make

L’unico serio, in questa landa desolata dell’internet. Quanta ipocrisia, quello è raccomandao, quella è meritevole perché precaria… come al solito la rete perde tempo e non capisci di contare NIENTE.

io quoto Al1 (ridacchiando chè è troppo buffo!)

l’unica cosa positiva di tutto questo polverone è che finalmente si parla di questo argomento. anch’io lavoro nel settore e sono circondata da persone (me per prima) che anno dopo anno cominciano a considerare normale essere sottopagati, normale non avere un contratto decente. Perché tanto fai il lavoro più bello del mondo, perché sai quanti ce ne sono che fanno la fila e se te ne vai ti rimpiazzo subito. E alla fine senza accorgertene anche a te tutto ‘sto schifo comincia a sembrare normale. Nel mio piccolo proprio negli ultimi mesi ho maturato una scelta: cambierò settore, perché voglio sapere dove sarò fra un mese, voglio poter fare un figlio e sapere che se mi rompo un braccio non perdo il lavoro. Proprio io che pensavo che volere il posto fisso fosse da sfigati. E comunque è tutto davvero poco incoraggiante. Ultima cosa: ringrazio Matteo di aver detto una cosa a cui penso tutti i giorni. Che alla fine proprio i giornali che un giorno sì e l’altro pure parlano di giovani senza futuro ed altre amenità, sono i primi a lucrare sulle nostre teste, convincendoti anche che sei fortunato. Ma andate tutti a dar via i ciap.

@Melinda, però in questi…vediamo…6-7 anni non ti sei accorta dell’andazzo? e poi: conoscenze di economia elementari insegnano la legge della domanda e dell’offerta. Vogliamo fare del luogocomunismo? Il mio idraulico prende quanto gli pare e se vuole domani sta a letto perchè vuol prendersi un giorno di ferie. Siamo onesti: nessuno (ci) porta a fare questo mestiere. Non è la necessità, è perchè ci piace. La necessità ti porta invece (giustamente) a cambiare aria e cercare certezze. Chi dice che ogni mestiere le deve dare? Per citare la buona Guia che cita la meravigliosa Aspesi “anch’io volevo fare la ballerina alla Scale, ma avevo le gambe grosse”

Dopo aver visto il gioco tra Caruso e il cognome della giornalista non ho proseguito nella lettura. Sono sicuro che da qualche parte ci fosse scritto meritocrazia. Come precario. Insomma robe già viste, populiste… 🙂

chiedere l’articolo 2. l’ultima persona che ha avuto un contratto con articolo 2 credo abbia frmato nel 1992. giusto per dirne una, tra tante. Bordone, grazie per la lucidità.

@Chiara
“Siamo onesti: nessuno (ci) porta a fare questo mestiere. Non è la necessità, è perchè ci piace.”

Ah, la retorica della vocazione, del fuoco sacro, del lo farei anche gratis. Quando t’hanno dato a bere quella, allora sì che è fatta. Manca solo la vaselina (ma di questi tempi è un lusso). Chiedete agli insegnanti.

no no, nessun sacro fuoco. la vocazione e il piacere di fare un mestiere son cose diverse, caro/a fra. e diciamolo, anche la facilità di farlo…perchè siamo un paese di letterati e pochi ingegneri? su…la vaselina ti serve se vuoi continuare a fare quella roba lì, altrimenti vai a fare l’operaio, la commessa, l’elettricista che servon di più

ma il tizio che hanno preso al posto suo? non dice niente?

Mi sembra che tu e la Paola avete perso entrambi una buona occasione per fare informazione e dare un senso alle leggi vigenti che è sempre il miglior modo per far vivere in pace una società.
Ai sensi delle leggi vigenti sul lavoro a tempp dterminato c’è poco da ciurlare nel manico: 7 anni di contratti a termine con la stessa azienda (o aziende dello stesso gruppo) hanno già fatto sorgere il diritto di Paola al tempo indeterminato, e quindi non capisco perché essa non adisca il giudice del lavoro.
Ciò premesso, uno che sbeffeggia un lavoratore nel pieno diritto di essere asuunto a TI si concentra sul folclore e non sulle leggi che sono la base della civiltà e della convivenza dove non servono gli sciperi della fame e neppue i suoi inviti a buttare la Paola in nmezzo alla strada.
Come insegnano vicebnde giudiziarie di personaggi molto più potenti di voi due la legge è la macchina che disciplina, il resto è esibizionismo nevroico

Leggere un post su un blog e tutti i commenti che seguono mi è sempre sembrato come cogliere un’informazione “diversa” più equilibrata, indipendente e aperta dalla solita brodaglia della carta stampata e televisiva.
Quanto scrive il Bordone mi sembra prenda una brutta china: parlare e dissentire senza attingere direttamente alle fonti della notizia, insomma una metacomunicazione di bassa lega. Eppure ci vorrebbe poco a sentire la Caruso (meno male che al posto della foto del famoso tenore non è stata sostituita quella del sinistrorso antagonista -a proposito che fine a fatto?) e chiedere a lei una risposta a tutte quelle domande ed ai dubbi che il Bordone si pone.
In caso contrario si fa posto alla demagogia ed alla confusione che non serve a nessuno. Alla Caruso per prima, ma anche a tutti noi.

Vogliamo parlare di sette anni di lavoro senza ferie, malattie, permessi, progressioni?

Se ha lavorato per 7 anni per loro, vuol dire gli serviva. Se la sono giocata nel modo che più gli conveniva, comprimendo tutti i diritti della lavoratrice. Alla quale ora sono girate le palle.

Da esterno che ha letto un paio di articoli e post su blog mi sono fatto un opinione.
L’opinione che non so se Paola sia brava, bravissima o scarsa, se nei 7 anni le avevano promesso qualcosa o meno…
L’opinione che non so se l’assunto dalla scuola di giornalista sia raccomandato o meno.
L’opinione che l’editore stronzeggia.
L’opinione che se i giovani precari, co.co.co. e neolaureati iniziano a fare gli scioperi della fame e scannarsi tra loro non avremo mai speranze di uscirne.

L’opinione che non oso immaginare la situazione di merda che sta vivendo il neo assunto qualora fosse entrato per meriti o scelta libera dell’editore senza raccomandazioni e nepotismi.

L’opinione che se fossi un imprenditore, o un collega, una persona che minaccia e inscena scioperi della fame per interessi personali (questi sono, che la Caruso abbia ragione o meno) la vorrei il più lontano possibile dalla mia azienda.

all’ufficio stampa della provincia di bologna c’è gente che è stata cacciata dopo 9 anni di contratti co.co.pro o simili eppure non ha fatto scioperi della fame o altri gesti plateali ma s si è rimessa in cerca e ha fatto giustamente causa (per altro vncendola). Sono d’accordo con Bordone. Se non hanno assunto Paola probabilemnte era perchè non l’hanno ritenuta adatta al ruolo. Gli editori non sono dame di carità e lo sciopero della fame si fa per motivi ben più gravi in quanto per questi, ci sono ben altri mezzi di lotta.

il tuo pensiero è condivisibile, mentre leggevo però, per tutto il tempo ho continuato a pensare che sette anni sono tantissimi, sono veramente troppi. se quella persona non vale allora alla RCS sono ubriachi che si tengono una per così tanto tempo. il tuo discorso fila perfettamente ma secondo me si blocca davanti alla dilatazione inumana di questo tipo di tempi. secondo me.
sette anni precari in attesa di un SI’ mi sembran francamente troppi.
in ogni caso, al posto suo, avrei messo la cosa in mano a un legale.

Complimenti Bordò. Una bella stonzata. E purev parecchio noiosa. Cazzo se hai bisogno di un analista! Ma bravo parecchio, però.

[…] media bloggers picked up the news while almost 200 blogs are discussing the matter, some very critically on Caruso’s behaviour […]

Non so se mi renda più sbigottito la facilità con cui certi individui non si rendono conto di aver introiettato la forma mentis del servo astuto, o l’abuso che si fa della memoria di certe persone, come nel caso di Nietzsche, che dà il nome al blog.

Ma leggi, che so, “l’uomo in rivolta”, invece di fare questi sofismi.

Bravo Bordone a non cadere nel coro.
La situazione, che conosco molto poco, mi sembra comunque un po’ esibizionistica…

Bene Domenica Dario:
“se fossi un imprenditore, o un collega, una persona che minaccia e inscena scioperi della fame per interessi personali (questi sono, che la Caruso abbia ragione o meno) la vorrei il più lontano possibile dalla mia azienda.”

Scusa Sidgi ma perchè scrivi ‘in attesa di un sì’? Non credo che le avessero promesso niente, a lei e agli altri precari. Ti sembra normale che una donna di 40 possa investire tanto della sua vita e del suo lavoro il suo lavoro solo in attesa di un sì che probabilmente non arriverà mai? Non è stata un po’ ingenua, con tutto il rispetto?

non so, ci devo pensare. La carusa (nomen est omen?) non mi pare particolarmente spendibile, ma anche il tuo indignato commento ha dei buchi. Per non dire dell’autogol con la citazione degli impresentabili rage against the machine (già il nome…)

Quando sento proferire la parola “meritocrazia” tolgo la sicura alla mia luger

@elisa facci se ti rnnovano il contratto per 7 anni c’è solo una ragione: qualcuno le ha detto in un orecchio che quello era un modo per superare gli ostacoli che di solito frappongono all’assunzione tutti i gatekeeper (sindacato, grandi firme, azionisti, cardinali, vescovi, politici, inserzionisti) cioè turtti coloro che attraverso varie forme di pressione possono imporre una loro assunzione (vedi il caso Quadrino).
Ovviamente lei si è adeguata fiduciosa che il prcariato è una via vrucis obbligata ma non ha calcolato che in 7 anni cambia lo scenario sindacale, politico, azionario ed ecclesiastico e le certe promesse fatte a suo tempo non valgono più se, e sopratutto, se chi le ha fatte allora oggi non conta più una beata fava.

Sul discorso in particolare non so e magari avrai pure ragione. Sul discorso in generale ci mancava solo che dicessi “e se vi manca il pane mangiate le biroches”.
Ah, e per tutti quelli che: “ma andate a fare le commesse” vi inviterei a trovarlo un posto da commessa, se si sono superati i 23 anni (=niente contratti di apprendimento) e non si hanno almeno 3 anni di esperienza. Per poi scoprire che pure per fare la commessa ti assumono a progetto o simila, se non direttamente in nero.

Vero Nicole, ma come è possibile che a 40 anni, con tanti anni di professione sulle spalle, sicuramente scafata, con il sentore di quello che avveniva nella sua redazione (movimenti, umori ecc.) non ha avuto la scaltrezza di tutelarsi legalmente o di chiedere un colloquio preventivo con l’editore?E quindi stupirsi di una cosa che a me, che pure siono precaria con molti anni in meno di professione, pare tragicamente ovvia? Ma si può vivere di speranze in un momento così effimero e in un settore così saturo?

Essendo io in una situazione lavorativa simile a quella di Paola, ho pensato a che cosa farei se fossi Paola. Lo sciopero della fame non mi sarebbe mai venuto in mente.

Però. Se fossi Paola. Andar per avvocati? Aaaah sì. Certo.
Sarebbe la cosa migliore, con 7 anni di precariato il datore di lavoro è abbondantemente nell’illegalità. Vincerei facile.
Ma secondo te potrei permettermelo? Non potrei permettermi di spenderci quei soldi e quel tempo, quanti anni passerebbero prima che un giudice mi dia ragione? E intanto? Pensi che possa permettermi di stare a lungo senza lavoro, ad aspettare la sentenza? Anche un solo mese sarebbe un problema. Pensi che intanto, venuta via dal Corriere, ci sia la fila di gente pronta a prendermi?

In un mondo normale seguirei vie normali per far valere le mie ragioni, ma questo mondo e questa Italia non sono normali, e la giustizia non è per tutti.

Cosa farei io allora? Continuerei a prenderla in culo, tutti i giorni, come migliaia di altre persone. Ma in silenzio. E non è cosa di cui vantarsi.

Io penso che a volte si possano avere dei momenti di vera disperazione (beato te Bordone che non sai cosa siano), momenti così cupi possono portare anche a gesti, che io non condivido, come quello scelto da Paola.
Tu Bordone ha la fortuna di non averne mai avuti, di momenti simili. Ma dovresti pensarci magari, prima di scrivere certi post che davvero contengono qualche stronzaggine di troppo.

Soprattutto quando insinui che Paola non sia abbastanza brava. Questa è bassezza e spocchia insieme.
Se Paola è al Corriere da 7 anni, vuol dire Paola è brava e al Corriere Paola serve, eccome.

@elisa facci, dalle mie parti si dice che l’uomo (o la donna) che lavora è la rovina della famiglia!
Forse la Paola, troppo presa dalla professione (perché se non trotti pensi che la famosa promessa s’ammoscia come i miei tragici soufflê) non si è accorta che l’orologio corre e se ne fotte di tutto e di tutti.

Non so chi sia stato – Paola o Matteo? – a far scoppiare il bubbone. Vedo solo che c’è pus dappertutto.

Ma pensa che cojona io, che quando sono stata trombata dall’azienda per la quale lavoravo, mi sono cercata un altro lavoro.

Matteo, concordo. Tutto qui.

[…] ma è disponibile a incontrarla (il resto qui). Infine, due tra le poche voci fuori dal coro, Matteo Bordone e Guia Soncini. Leggete tutto. E provate, almeno, a farvi un’idea che sia solo vostra. […]

Bordone, bravo. Leggo e sottoscrivo.

@Ciro & @Salvelli
Non date importanza alla foto di Caruso. Bordone e’ solito condire i suoi post con immagini che, in maniera piu’ o meno obliqua, si collegano all’argomento del post. E’ un suo giochetto, intellettualoide e forse un po’ stucchevole, che lui fa sempre, ma che non va frainteso.

PS
Effettivamente il link Caruso-Caruso e’ un po’ facile e ben lontano dai livelli di sofisticazione cui in altri casi Bordone ci aveva abituato. Forse aveva fretta …

Il pezzo è scritto bene, ma hai sforato. Sette anni sono troppi per dei contratti di collaborazione rinnovabili. Sei hai bisogno per sette anni di una persona, allora la assumi. Se la tieni per sette anni, le riconosci una professionalità. Sette anni per una persona sono un investimento di tempo, e non è che ti reinventi un mestiere o una carriera da un giorno all’altro.

è il più bell’articolo di matteo che io abbia mai letto. uno dei più sofisticati. e dei più giusti e dei meno modaioli.
l’indignazione nasce dall’identificazione con la condizione precaria di Paola. ma lo sciopero della Fame perché non è stata assunta è un insulto a Ghandi. lo sciopero per una Questione Privata è la triste fine di questa generazione. lo facesse per tutti i precari, lo sciopero, ancora ancora, ma lo fa per se stessa, non per difendere chissà quale causa collettiva. e non ditemi che sta difendendo la causa di noi precari. è un retaggio cattolico: assumimi perchè ti faccio pietà. se lavori come collaboratore al Corriere da 7 anni e RCS non ti assume, più che fare lo sciopero e chiedere l’articolo 2 (se davvero l’ha chiesto è una fuori di testa), non incolpare il mondo e trovati un’altra collaborazione, non sei l’ultima ruota del carro. è dura, immagino, e magari avranno assunto dei raccomandati (non è la prima volta, no?), ma è dura per tutti e la risposta non è un solipsistico sciopero della fame ma semmai la ricerca di una risposta politica e collettiva. non è il pietismo da dramma-televisivo tanto di moda, la risposta.
noi non sappiamo se si meritava quell’assunzione.
sappiamo solo che lei è la punta dell’iceberg, che questa condizione generalizzata, diffusa e reiterata di precarietà spinge molte persone alla disperazione. è questa la notizia, è questo lo psico-dramma, ed è di questo che si deve occupare la politica, i sindacati i giuslavoristi. non è con la solidarietà a Paola (solidarietà di natura identitaria: sto con lei perché è come me) che si combatte efficacemente la precarietà. Paola ha fatto una cazzata. e smettetela di fare i buonisti

Se uno non è valido, te lo tieni 7 anni?

Meditate gente, che qui ci fanno la pelle. Tutti.

Saluti.

secondo me lo fai per tranquillizzare quello per cui lavori. Tipico. Certo che se l’avessi fatto tu o un tuo amico il post sarebeb stato diverso.Con ben altri toni. Secondo me, si, tu stai mandando messaggi a quelli per cui lavori: tranquilli..io sto buono buono…Voi avete sempe ragione! 😀

Il gesto è estremo, ma se magnificarlo è da fanatici, stigmatizzarlo è snobismo. Magari lei è più pragmatica e lucida di come la volete disegnare: se tanto devo patire la fame, almeno lo faccio per una buona causa. 😉 Sono abbastanza populista ora?

hai scritto delle robe reazionarie. lo sai vero?

Sottoscrivo parola per parola, Matteo.
E sono una precaria pure io.

Siamo alla follia. La signora in questione evidentemente crede di essere al cdentro dell’universo. Cosa dovrei fare io, uno sciopero della fame e della sete ogni settimana? Odio i ricatti.

Anche i quattro sulla gru, a Brescia. Giusto?

Non devo scusarmi soltanto perchè la parte sana del mio cervello mi impedisce di salire sulla torre più alta, e dare di matto.

Non mi riferivo direttamente all’ultimo post, mi chiedevo se il caso di Brescia era la stessa cosa.

[…] non si entra per graduatoria. Non si entra – con una definizione estremamente efficace di Matteo Bordone – a causa dell’accumulazione di un «monte-sfiga spendibile con l’ufficio del […]

Questo post entra direttamente nella Top 5 della cagate 2010

Primo, è di una lungaggine terribile.

Secondo toppa di brutto ignorando un assunto fondamentale. Che se ti tengono per 7 anni è ridicolo che arrivi tu ad alitare a sproposito teorizzando dell’essere mediocri. Sette anni da precario sempre nello stesso posto esiste solo qua e dove cuciono le scarpe della nike. Sono un insulto in tutti i paesi con un pò di dignità ed efficienza.
Dai.

No scusate ma questa se è vera è bellissima. Dalla wiki di Bordone:

Ha condotto dalla sua fondazione fino al 2007, per sette stagioni, Dispenser[1] su Radio Due.

Se statvi inseguendo i tuoi fantasmi con sto post, gli hai riagguantati tutti. MegaLOL.

Così come Costa, pure tu sei un un berludemocrat, e difendi il tuo status quo nel quale ti trovi tanto bene.

[…] UPDATE8: La visione sul caso di Paola Caruso di Matteo Bordone […]

[…] Innanzitutto non è vero come scrivono in tanti che l’Articolo 2 è il contratto più lussuoso per un giornalista. Può esserlo, ma […]

impresentabili i rage against machine!
Epic Fail.
Il tizio :
Nel 1963 un monaco tibetano si dà fuoco per protesta contro la persecuzione ad opera del governo cinese.
L’immagine di un uomo che brucia nella calma più assoluta è di una potenza incredibile.
Rinunciare alla vita affermando il concetto di libertà individuale

Tutta sta pappina per dire che la solidarietà la do al tizio sulla copertina dell’album , tirato ingiustamente in ballo nella vicenda.

Tutto, tutto, vero.

Finchè non si danno risposte generali a un problema generale, avremo sempre risposte particolari a problemi particolari. Poco importanta che talvolta tali particolarità possano essere esemplari. Sempre particolari restano. E come tali roba da miopi o da pornografi.

Ecco, brava Soncini. Non importa aggiungere altro.
http://www.guiasoncini.com/2010/11/14/il-diritto-costituzionale-a-diventare-editorialista-di-prima-pagina/

Sono d’accordo pure io con questo post.

Poi non ho capito se Paola Caruso lavora per la redazione del cartaceo, o se per la redazione online.

per quello che può servire

sono d’accordo con bordone

la vigliaccata è tenere qualcuno con i doveri di un dipendente a tempo determinato per sette anni e non dargliene i diritti

ma per questo, ci sono le vie legali

assolutamente d’accordo, anzi, in realtà la mia visione sarebbe ancor più estrema in termini di atteggiamento corporativo e anacronistico dei filosofi del posto fisso.

giusto per chiarire: sto ancora smaltendo la sonora inculata di 8 anni di lavoro che ad un certo punto sono semplicemente andati in fumo. ora sto valutando una posizione di lavoro in un paese più promettente (dal punto di vista puramente economico, in quanto è un paese che cresce davvero e che ha una classe dirigente in età normale, cioè intorno ai 40 anni e non ai 70).

Se posso dire ho percepito più frustrazione a leggere questo post che quelli del blog della giornalista

Se uno dopo aver lavorato sette anni considera quel tempo buttato perché non ha conseguito il posto fisso significa che il tempo l’ha buttato davvero, ma che fai il giornalista sette anni pensando all’impiego? Quello che conta è il percorso cazzo, tutto è percorso, gioie ed incidenti di percorso

Anche Pannella sta facendo lo sciopero della fame e della sete, voi lo sapevate? Di questo strumento ha abusato, per quanto io ami Pannella ora mi ritrovo a pensare “ah, un altro, per cosa a ‘sto giro?”
Non so molto della Caruso, spero che la sua posizione sia utile nel caso sia stata davvero commessa un’ingiustizia.
Chiudo sostentendo che la partita IVA non è IL MALE

A me sembra che nemmeno Bordone abbia molti dubbi. Eppure dovrebbe averli. E tanti.

Sette anni consecutivi a lavorare in esclusiva con lo stesso datore di lavoro con contratti di varia natura sono una presa in giro: nel mondo normale si acquisisce il pieno diritto a essere assunti. Sono d’accordo sull’inutilità dello sciopero della fame. Invece, andrei diretto da un giudice del lavoro e basta.

Questo a prescindere da qualsiasi considerazione sulle capacità della persona. Se non è all’altezza di svolgere il lavoro assegnato non gli fai nemmeno il contratto. Se invece usi il suo lavoro e pubblichi i suoi articoli per anni vuol dire che è all’altezza. Punto. Non ha senso trarre vantaggio economico dal lavoro, anche umile, di un lavoratore e poi sostenere che siccome è un lavoro mediocre non è all’altezza di essere assunto.

Trovo dunque inaccettabile l’argomento per cui si può tenere contratto qualcuno che non è valido abbastanza per essere assunto. Questo vale per chi sta a contratto sei mesi, un anno. Può essere valido per chi lavora per più “clienti”, come fa un freelance.

Bordone parla come un datore di lavoro che pensa di sfruttare gli ingenui che si accontentano di un tozzo di pane, e un contrattino da precario, per fare il lavoro di bassa lega, quello che i giornalisti veri, quelli bravi, non farebbero mai. Quel lavoro che serve altrimenti il giornale non esce. Questo argomento è molto discutibile e non ha nulla a che vedere con la meritocrazia. Le redazioni sono piene di gente che ragiona così, che si sentono appartenenti a una casta superiore che pensa di avere il diritto di sfruttare chi sta “sotto” e fa umilmente il proprio modesto lavoro tutti i giorni.

ma magari riuscissi a fare il precario al Corriere della Sera! tra un po’ anch’io farò lo sciopero della fame, ma solo perché ormai non riesco più trovare collaborazioni pagate, anche pagate poco!

Leggendo quanto la Caruso scrive alcuni “conti” della tua analisi, Bordone, purtroppo non tornano:

– La Caruso non parla solamente per se e del “suo turno” ma fa riferimento a tutti coloro che al Corsera si trovano nella sua stessa condizione. Quindi non contesta il principio “meritocratico” asserendo che il suo carico personale di sfiga le dia diritti maggiori di altri ma esprime un sospetto plausibile, viste le condizioni al contorno che riguardano le condizioni economiche della testata, che il neo-assunto sia un raccomandato. Nel momento in cui mi dicono che per concorrere ad un posto bisogna aver accumulato una certa esperienza di collaborazione e accetto, insieme ad altri, di accumulare questa esperienza, poi mi insospettisco parecchio quando, la mia azienda, senza un soldo, assume improvvisamente una persona che ha esperienza zero.
La sua quindi non e’ una semplice battaglia per difendere il proprio posto di lavoro senza ricorrere alla causa civile ma un atto di accusa, che puo’ anche non essere vero ma al quale il Corsera e’ chiamato a rispondere in mondo convincente, nel rispetto certo delle sue prerogative.

– La Caruso scrive: ” … Io mi sono bruciata: al Corriere non entrerò più. Adesso voglio solo fare una battaglia. Creare un caso, un precedente, perché anche gli altri alzino la testa.” e questo … come puoi facilmente capire, da un senso alla sua iniziativa che rende quello che hai scritto improvvisamente e completamente “inutile”. Ora io dico: Bordone, in tutta sincerita’, era chiaro che la Caruso, iniziando questa protesta, si facesse terra bruciata al Corsera. Lo sapeva lei e lo sapevamo noi maggiorenni come lei. Tu compreso. E quindi … ha davvero senso quello che hai scritto sull’ etica dello sciopero della fame?

Credo che la mobilitazione per la Caruso faccia comunella con la mobilitazione per gli stagisti di Apple cacciati perche’ a fine corso di formazione si sono messi a criticare pesantemente le strategie aziendali dando a Jobs & co degli incompetenti.
Questa e’ l’Italia del terzo millennio, un paese povero che crede di essere una potenza economica di livello mondiale popolato di tanta gente mediocre convinta di avere diritto ad un posto nell’Olimpo.

Questo post dimostra solo una grandissima mancanza di informazioni e reali conoscenze sulle vere condizioni lavorative del mondo editoriale. Fate un giretto qui: http://www.rerepre.org
Sì, forse, chissà, Paola finirà per essere assunta, ma poi automaticamente mobbizzata perché ha osato alzare la testa, ribellarsi e, orrore orrore, pubblicamente.

Credo che Bordone sarà assunto al posto della Caruso.

“Chiudo sostentendo che la partita IVA non è IL MALE”

Facciamo a cambio?

“Il culo al caldo” – Non so davvero quale sia il tono e l’approccio “giusto” su questa vicenda.
E’ scandaloso quanto ordinariamente messo in atto dalle aziende verso i lavoratori mediante il meccanismo del precariato ma è altrettanto scandalosa l’attuale legislazione sul lavoro che garantisce i garantiti e se ne frega di tutti gli altri senza consentire la necessaria flessibilità (alle aziende ed ai lavoratori) nel reinventarsi, insieme al “lavoro”, giorno dopo giorno.
E’ questo il lavoro vero, nulla di stabile come i vetero-sindacalismi ci han voluto far credere, ma il reinventarsi ogni giorno, in fondo senza garanzia altra che quella della proprie capacità garantendo però a tutti i meccanismi di tutela per chi “cade” lungo il percorso.

Non entro nel merito della vicenda di Paola, non so quali frustrazioni, angosce e pressioni da parte dell’azienda siano state causa di tale enorme reazione.

Se lei stessa ritiene di aver subito il torto di una vita potrebbe esser giustificabile per lei il metterla in gioco.

L’unica cosa che possiamo fare noialtri è fare in modo, mediante anche il dibattito politico sulla riforma dell’attuale mercato del lavoro italiano, che non ci siano più altre Paola spinte così in fondo all’estremo da ritenere sensato uno sciopero della fame anzichè un mero ricorso al giudice del lavoro.

Si tenga conto altresì che per le micidiali e quelle si efficaci reti di auto-protezione delle aziende mediante i meccanismi (quelli si di social network ante litteram) del ricorso alle “informative occulte” procurate dalle persone delle Human Resources (i veri kapò delle aziende attuali), chi si rivolge al giudice del lavoro è poi automaticamente bannato e fuori a vita da quei circuiti lavorativi.

piccola premessa: che lo sciopero della fame della caruso sia naif a essere generosi, una baggianata a essere onesti, mi pare assodato. Però questa foga giannizzera con cui gli stessi precari le danno della povera mentecatta è un po’ sconfortante. Io non la conosco e non so cosa o se il corriere le abbia fatto delle promesse, però mi sembrano certe un paio di cose. La prima il fatto che si sia trovata anagraficamente in mezzo al guado, troppo giovane ormai per accedere alla professione alla vecchia maniera, con la gavetta, e troppo vecchia per entrare dalla porta di stage e scuole di giornalismo che oggi sono diventate l’unico – vantaggioso per i giornali – metodo di reclutamento. E due, il fatto che per sette anni nessuno abbia avuto da ridire sulla sua professionalità a basso costo. E’ vero, si sarebbe dovuta descantare – come si dice dalle mie parti – e capire che aria tirava, ma anche i soloni che le danno della babbea poco scafata e poi mi parlano di meritocrazia se ne vengono fuori con una bella ingenuità. Volere un articolo 2 o un 12 – ben più praticato – non significa chiedere di diventare editorialista di punta, significa chiedere un contratto di serie B, con uno stipendio stabilito spesso ad personam e quindi anche basso e con tante tutele in meno rispetto ai redattori, praticamente un manovale del giornalismo. E non mi pare così arrogante, dopo 7 anni, pensare di poterselo meritare. Dirle povera imbecille, se hai voluto lavorare a quelle condizioni arrangiati, se non ti stava bene te ne potevi andare, scusate ma mi sembra tanto un discorso degno del caporalato.

chapeau.

Fighetti. Aprioristicamente infastiditi da qualsiasi tono urlato suscettibile di provocare in rete (capirai) un nutrito consenso indignato. Se hai quarant’anni, ti sei sbattuta e il posto fisso non te lo danno dev’essere per forza perché non te lo meriti sennò te lo avrebbero dato, si vede anche dal fatto di aver scelto per protestare mezzi e toni retorici, indice di tipica lamentosità tutta italiana delle mezze calzette. Avessi scelto un profilo basso o lo sciopero del sushi, sì che ti avremmo sostenuto.

“Se hai quarant’anni, ti sei sbattuta e il posto fisso non te lo danno dev’essere per forza perché non te lo meriti sennò te lo avrebbero dato”

Qui si ride. Ottima barzelletta.

ps.
magari più che sbattersi doveva farsi sbattere.

@Michele il monaco sulla copertina dei Rage against the machine non era tibetano, ma buddista, e protestava contro le persecuzioni da parte del governo del Vietnam del Sud…

Grazie a Paola per aver stanato col suo gesto i reazionari nascosti. Bordone ora sappiamo che cosa sei, grazie anche a te per il tuo coming out.

c’era qualcosa che mi puzzava in questa storia di paola caruso. grazie a questo post ho capito cos’era.

quello che mi trova daccordo è che lo sciopero della fame, la chiamata all’adunanza, non la fai per risolvere il tuo caso specifico. se vuoi che il tuo caso diventi generale, universale, insieme allo sciopero della fame mi aspetto anche una lunga serie di altre attività, di carattere – appunto – generale (di appoggio alla collettività).

se paola caruso ha subito un’ingiustizia personale (lavorare come cococo per 7 anni come fosse una dipendente) lo strumento incontestabile per ristabilire la giustizia è quello di passare alle vie legali.
se invece ha deciso di universalizzare la sua battaglia e imbracciare la bandiera della resistenza al precariato allora piuttosto che lo sciopero della fame, vorrei vederla in prima fila ad OGNI (ogni) manifestazione di categoria che scende in piazza contro il precariato.

@andreanot È la cosa più intelligente che ho letto su questa storia!

ottimo Bordone. grazie.

Matteo Bordone non ti sopravvalutare. Hai frequentato i giri giusti che ti hanno permesso di ottenere il tuo piccolo posto al sole. Sei la dimostrazione che voi radical chicken milanesi di sinistra non siete tanto diversi dalla destra più becera e populista di stampo leghista-berlusconiana. Ci sarà pure un motivo se la Lombardia e Milano sono la roccaforte della cultura reazionaria di questo paese, no? Finirà la pacchia anche per voi, per te. Giovani più trendy di te e più ammanicati di te, prenderanno il tuo posto. Non si può fingere di essere giovani e cool a oltranza. Quel giorno, in un lampo, ti accorgerai sulla tua pelle cosa vuol dire che nella vita capita che vada male. A presto.

D’accordo con Bordone, al di là di un tono che qua e là è francamente offensivo.

Alcune osservazioni.

1-Non sappiamo niente di questa Paola, se è brava o se non lo è, se l’assunzione se la meritava o meno, se il tizio che hanno preso “al suo posto” (???) era un raccomandato o un nuovo Seymour Hersh: esprimere solidarietà o darle della lamentosa mi sembra fuori luogo, senza sapere manco di cosa stiamo parlando.

2-c’è chi dirà: “ma dopo 7 anni non ti possono non assumere”
mia risposta: si e no.
si perchè in effetti dopo 7 anni una la conosci e sai quel che vale, no perchè non è detto che facesse un lavoro di qualità così indispensabile da volerla legare con un contratto così oneroso come quello a tempo indeterminato.

perchè qui, alla fine, il discorso è sempre quello: abbiamo un mercato del lavoro diviso tra i paria precari senza diritti e i dipendenti divinità che non possono essere licenziati manco se si grattano la pancia tutto il dì.

forse il problema è questo: che senza una seria riforma del mercato del lavoro che dia più diritti ai precari e ne tolga qualcuno ai dipendenti (quale io sono), non c’è soluzione a questa diatriba.

ma in Italia, si sa, l’illicenziabilità del lavoratore dipendente a tempo indeterminato pare essere stata scolpita nella roccia… con i risultati che vediamo.

e ora datemi del reazionario..

ma perché fate finta di non vedere che il problea è lo sfruttamento selvaggio del precariato? incredibile, questo paese non cambierà mai. forti con i deboli e deboli con i forti, complimenti.

Dopo 97 commenti che non ho tempo di leggere, tutte le cose che volevo e potevo dire (su un argomento che mi brucia parecchio)immagino siano superflue perché già dette da qualcun altro. Comunque ognuno sopravvive (e protesta) come può, e credo che ne abbia diritto. La risonanza nei media è un altro discorso

@shirubia. Non so chi sia il monaco della copertina, ma ti posso dire che tutti i monaci tibetani sono buddisti…

è reazionario il sogno del posto fisso nel mondo del giornalismo, dove l’offerta di giornalisti o aspiranti tali è incredibilmente superiore alla domanda. le scuole sfornano ogni anno centinaia di “professionisti” pronti a combattere tra di loro per un posto da precari. C’è da riformare le garanzie dei giornalisti a posto fisso, c’è da rinegoziare i contratti di lavoro, c’è da rendere meno dura la differenza tra garantiti e precari. se Paola l’assumono per via del casino che ha fatto, poi diventa una “garantita” e non è cambiato nulla per i precari come lei. E lo sciopero della fame è un atto politico fortemente simbolico, con una storia, che viene svilito da questa forma di protesta personale e privata. Paola sarà una giornalista bravissima, ma ha sbagliato metodo politico per protestare la sua situazione. e non venitemi a dire che se ti tengono per 7 anni è perchè te lo meriti. ti tengono per mille motivi, non solo perchè te lo meriti. e poi i veri precari stanno in una scala sociale molto più bassa di questa. questo rimane precariato “di lusso”. ci sono troppi giornalisti per il mercato dell’informazione italiano. di questo bisogna prendere atto. e ci sono troppi garantiti, tra i giornalisti, con contratti dorati. Bodone non è reazionario. chi lo afferma è un borghese piccolo piccolo.

lo sciopero della fame è una follia anche strategica: metti che l’assumano, sarà sempre quella che “l’abbiamo assunta perché, poverina, se no si lasciava morire”.
Poi, non è elegante dire parlare di sé. Ma quando le esperienze si somigliano, è il caso di farlo. Sono giornalista professionista, per 8 anni ho scritto per la cronaca di Milano del Giornale. Settore: spettacoli, cultura. Ho chiesto di fare sostituzioni estive quando ero ancora pubblicista, mi hanno risposto di essere obbligati a prendere quelli delle scuole di giornalismo e dell’università per questioni di assicurazione. Poi han tirato dentro tre persone che nemmeno erano pubblicisti. Al momento della nascita del sito, mi è stato detto: sei il primo della lista. Certo, quella delle BR: il primo dei colpiti e fatti fuori. nel mentre, forte di Partita IVA, agganciavo altre collaborazioni che mi permettevano di campare senza drammi. Lavori editoriali, non solo giornalismo. Quando poi nel 2007, dopo anni da freelance, una onlus mi ha proposto di far da ufficio stampa, con stipendio fisso, ho accettato. La mia vita, la mia serenità e quella della famiglia che stavo per mettere su valevano molto più dei pezzi (anch’essi molto apprezzati, sia in redazione che fuori) che scrivevo e della ricchezza culturale e umana di cui potevo godere frequentando i teatri e le istituzioni musicali milanesi.

(Dopo un anno, sono tornato al giornalismo. Ma questa è un’altra storia).

Quindi:
– non esiste solo il Corriere della Sera. ci sono altri giornali cui proporsi. se si è bravi, si lavora
– se ci si sente privati di un diritto, esiste l’Ordine dei Giornalisti. e dopo, esistono le sezioni del lavoro delle procure della Repubblica
– combattere è giusto. ma cosa c’è, dopo la vittoria? sempre al Giornale, c’è stata anni fa un’assunzione massiccia di persone che, sfruttate come collaboratori, hanno vinto la causa contro l’editore. bene, hanno ottenuto il contratto. ma anche mansioni dequalificanti. a chi piace lavorare ai necrologi?

mai come ora l’editoria è in crisi, ok. ma mai come ora nascono le opportunità, soprattutto in rete. se potessi dare un consiglio a Paola Caruso, le direi di recuperare le energie e guardare oltre via Solferino. che non vale un digiuno.

credo che la signorina in questione non voglia ora soltanto essere assunta..credo che voglia spostare l’attenzione su un problema di sfruttamento del “lavoro giovane” che sta diventando una piaga.
io ho 26 anni, lavoro a progetto da più di tre anni. e fin qui ci siamo, un pò di gavetta non può che farmi bene..ma io svolgo a tutti gli effetti un lavoro di ufficio, io sono a tutti gli effetti (parlo di doveri e responsabilità) una dipendente. però domani potrei essere licenziata. però domani, qualora dovessero licenziarmi, non avrei alcun tipo di liquidazione. in tre anni non ho mai preso una tredicesima, o un premio produzione, ne un rimborso chilometrico considerando che di km per andare al lavoro ne faccio 150.
e la mia situazione non è delle peggiori… non vorrei divagare oltre con i miei fatti personali ma non voglio vedere sottovalutato quello che è un problema serio, quello che riguarda gran parte dei giovani lavoratori. si parlava del merito…credo che sia scontato…le assicuro che nessuno tiene una persona per 7 anni se non è valida.

un saluto

D’accordo con Bordone su tutta la linea

“il passepartout della santità laica contemporanea”
in poche parole hai sintetizzato il nocciolo della questione.
e il problema è che in questo paese all’uso ‘spietato’ della logica, quella che tu applichi in questa argomentazione che condivido pienamente, non è nemmeno concessa la dignità di tema da contrastare. tutto ciò che è ragionamento lucido, che prescinde da considerazioni morali, insomma tutto ciò che non è ‘bigotto’ passa totalmente sotto traccia, non viene rilevato. Non esiste.

Visto che non riesco a commentare sul suo blog, ditele almeno che OBIETTIVO si scrive con UNA B sola, non con 2… Visto che è una giornalista………

[…] manchi di sufficiente approfondimento per capire come sia andata veramente. Matteo Bordone sul suo blog fa le pulci a tutta la questione: dopodiché viene rampognato e insultato qua e là per la rete, ma […]

Vorrei sottolineare che i ragazzi che escono dalle scuole sono professionisti perché alla fine dei 2 anni fanno l’esame di Stato.
E poi questo fantomatico pivello raccomandato se fosse veramente così raccomandato forse la scuola non l’avrebbe neanche fatta e avrebbe direttamente fatto il praticantato in redazione…

matteo bordone fa finta di non vedere fin dove è arrivato lo sfruttamente selvaggio del precariato. fa finta di non capire perché non è più tollerabile una spaccatura così profonda tra assunti-all’empireo-degli-intoccabili e tutti i figli di un dio minore, senza retribuzioni dignitose o il briciolo di qualche diritto. non si tratta di entrare nel merito della storia di questa signora in sciopero della fame: il problema è evidente gia da solo, sciopero della fame o no.

ma bersani e” un co co pro?
e dopo il magnifico risultato di milano puo gebtilmente cedere il suo posto ad un raccomandato?

Con riferimento all’articolo sui finanziamenti al Manifesto e alla sua tesi principale, che un giornale che non riesce a stare sul mercato è giusto che chiuda, ti chiedo se (io ne sono abbastanza convinto) lo stesso ragionamento non debba essere applicato anche ai giornali che sopravvivono grazie a forme contrattuali per loro vantaggiose consolidando prassi illegali come il rinnovo prolungato di contratti non rinnovabili.

Il mercato del lavoro in Italia è messo male per ragioni politiche, e la crisi ha reso ancora più drammatica la situazione. Lo sappiamo, e lo sappiamo tutti…..

AH,ahah…due secoli di ecomomia politica, per sentir dire questa sciocchezza!!
Ma per favore..!!
Scusi lei ,ma è un marziano?

Vero e condivisibile, ma la fotografia di Caruso per favore no, finisce per sviare l’attenzione del lettore e per dare troppa importanza a un dettaglio casuale ed irrilevante.

la rete si è mobilitata perché Paola sta diventando un simbolo, al di là della sua storia personale.
mi chiedo in che mondo viva tu: io sono giornalista, assunta a tempo indeterminato (e senza raccomandazioni, dato che son figlia di nessuno) e sono circondata da amici precari. che si tratti di gente che collabora con testate locali e nazionali da anni (anche più di 7) o di operai in cassa integrazione o di insegnanti che un anno lavorano e uno no, o ancora di camerieri assunti sempre a nero (altrimenti, ne trovo un altro al posto tuo)…
ho 28 anni e di amici assunti a tempo indeterminato ne ho pochi. basta guardarsi in giro per vedere che la bufala del merito o dello “scegliti un altro settore” non funziona più: la società italiana va verso la precarizzazione della forza lavoro giovanile in massa.

Paola è il simbolo di questo. e se tanti gli vanno dietro è perché in tanti si sono rotti i coglioni e io dico: era l’ora!

Obiettivo si può scrivere sia con una B che con due B. Fonte: Devoto – Oli, Il dizionario della lingua italiana, 2009

Meritokrazia, a cambio con cosa?

Istintivamente, la mia sensibilità è stata infastidita da questo sciopero della fame. Sottoscrivo, ‘è un gesto misero e narcisistico: non merita solidarietà’.

Per quanto ne so, però, un’azienda (anche se privata) ha il dovere di assumere un collaboratore, se lavora quanto un dipendente assunto. ‘Quanto’, non ‘come’. Perché, se al datore di lavoro il ‘come’ non sta bene, dovrebbe azzerare il ‘quanto’, mandando via la persona in questione.
Non si può tenere qualcuno come collaboratore per sette anni dicendogli che non è abbastanza bravo per essere assunto: sono scuse che ho sentito usare troppo spesso a certi imprenditorini furbastri.

ma possibile che in ogni post di bordone ci sia almeno un commento di un grammar nazi? Dai, su, basta.

ma che vuole dire grammar nazi? ma che lingua è? al di là del fatto che rispondevo a un post che commentava un intervento della giornalista in sciopero.

[…] eppure è stato l’unico ad esprimerla. Nel merito mi trovo poi abbastanza vicino al pensiero di Matteo e Guia. Credo che il peccato originale di questa vicenda sia stata una certa approssimazione nella […]

Tutto bello, tutto giusto il dibattito sui precari e sul precariato piaga d’Italia.
Ma… giusto per amor di verità magari si può provare a mettere qualche puntino sulle i. Visto che Bordone con la sua lucidità c’ha preso subito, ma altri non c’hanno capito gran che…

Paola Caruso NON lavora a tempo determinato. E’ una Freelance. Una collaboratrice ESTERNA. Non ha un pc in redazione. Non lavora in redazione. Se viene in redazione prende un caffé e poi se ne va. Nel giornalismo esistono i redattori che stanno nelle redazioni. E i freelance che stanno fuori: fanno proposte, se le proposte vengono accettate scrivono i pezzi. Oppure scrivono su input della redazione.

Perché Paola Caruso allora a un contratto co.co.co o co.co.pro che dir si voglia? A Paola Caruso, visto che al Corriere superava un certo tot annuale di euro di collaborazioni (dovrebbero essere 5 mila…) , pochi anni fa (non 7 ma meno, tipo 2 o 3) è stato fatto un contratto di collaborazione continuativa. Un contratto migliore di quello dei freelance “sfigati” pagati a pezzo, perché prevede – ad esempio – il pagamento dei contributi all’Inpgi2. Perché Rcs faccia questi contratti non lo so, credo siano quei truschini-cavilli giuridici per pararsi il c*lo da eventuali cause dei collaboratori ESTERNI.

Paola Caruso NON E’ STATA SCAVALCATA da un “pivellino”. Al “pivellino” è stato proposto un contratto di collaborazione ESTERNA simile al suo, ma probabilmente meno pagato. Quindi peggiore. Non certo un Articolo 2 che nessun giornale attiva più da anni e anni, visto che è troppo oneroso, benché esistente sulla carta.

Paola Caruso ha avuto un’opportunità quasi unica nel giornalismo italiano: pochi anni fa ha potuto fare una sostituzione estiva in una delle redazioni del Corriere. Che è uno dei pochi (unici) modi per farsi notare e – se si è bravi, svelti, volenterosi e preparati -, piazzare uno strapuntino al giornale. Che poi con altri contrattini, sostituzioni, collaborazioni a progetto e altri mille escamotage che le aziende usano oggi per dilazionare i tempi dell’assunzione, può diventare un posto fisso. Non è andata bene, al capodesk di quella redazione Paola non è sembrata adatta. Forse l’errore è stata non farglielo capire con abbastanza chiarezza. Ma la chiarezza non è dono di tutti, soprattutto nel mondo del lavoro. Però la sua occasione DENTRO Via Solferino l’ha avuta e non è andata bene, magari non solo per colpa sua.

Perché nei giornali come il Corriere, i collaboratori esterni restano esterni, tranne rarissime eccezioni. Perché il lavoro in redazione è ben diverso dal lavoro che si fa fuori e prima di prendere uno da fuori lo si testa “dentro”, per capire se è adatto. Non tutti lo sono.

Personalmente, trovo vergognoso che in Italia esistano uomini e donne di 40 anni costretti a vivere in un mondo del lavoro privo di tutele e di garanzie. Nell’impossibilità di fatto di far figli e di costruirsi una famiglia. Perché per loro fermarsi dal lavoro vuol dire restare privi di reddito.

Però trovo anche ridicolo che la cosiddetta “blogosfera” si sia attivata in modo così spontaneo e cialtronesco senza fare una minima verifica. Costruendo castelli in aria sulle dichiarazioni, poche e confuse, di un solo soggetto. Dibattendo e accapigliandosi per giorni senza avere (nella maggior parte dei casi) una minima idea del tipo di contratti che esistono nel mondo del giornalismo e al Corriere in particolare. Un giornale in cui fino a pochi anni fa esistevano davvero dei veri buchi neri contrattuali, con i cosiddetti “abusivi” che erano di fatto dei redattori (dentro le stanze di via Solferino) e facevano il lavoro dei redattori senza uno straccio di contratto. Ma negli ultimi anni il fenomeno degli abusivi è stato – di fatto – sanato, per fortuna. Poi ci sono i collaboratori esterni. Rcs ne ha alcune *migliaia*. Se si mettessero tutti in sciopero della fame scoppierebbe un’emergenza sanitaria in Lombardia…

Certo è notorio che fare il giornalista è sempre meglio cha lavorare, ma visti i tempi in cui di giornali se ne vendono sempre meno perchè il 90% dei giornalisti è composto da idioti, ti dico: VAI A LAVORARE!!!

Chiarezza finalmente!!! Perchè di chiarezza in questa storia ce ne è davvero poca a cominciare dal tipo di contratto offerto al ‘novellino’ ( che squallida definizione per uno che si è fatto un mazzo di due anni per qualificarsi…)per finire con una domanda che ho da ieri sulla punta delle dita. Ma la Caruso è stata sbattura fuori dal Corriere o le hanno rinnovato l’ennesino co.co.pro o co.co.co? Oerchè se continua a lavorare e ha piantato lo stesso questo delirio allora si deve vergognare per tutti i precari, anche di 50 anni, che sono in giro a sbattersi per una collaborazione da fame o un contratto di pochi mesi a 900 euro al mese.
Paraculata che sa tanto di ‘io difendo il mio seggiolino’ e non, colleghi facciamo qualcosa insieme per tutti quegli sfigati sfruttati e bistrattati…che il contratto co.co.pro se lo sognano proprio…

@Ellis:
ho supposto che tu fossi un/una dipendente e ti chiedevo di fare a cambio. magari non è vero e tu sei felicissimo/a di essere “imprenditore di te stesso”.
In ogni caso:
lo sai che qui al sud assumono SOLO a P.Iva con l’esplicita motivazione che se non servi più.. un calcio in culo e via (parlo di terziario avanzato)??
lo sai che ci sono aziende private che “falliscono” per espellere i propri dipendenti per poi riaprire battenti solo con contratti a P.Iva?
lo sai che a furia di partita iva io sto per superare i 40 anni? poi sarò troppo vecchio per essere assunto e troppo giovane per andare in pensione?
lo sai che in queste condizioni ci sono milioni di ragazzi e adulti che ormai sono rassegnati a non essere MAI PIU’assunti?
lo sai che non posso accedere ad un mutuo?
lo sai che ho gli stessi identici orari e le stesse identiche mansioni di un dipendente mio collega vicino di scrivania?
lo sai che i soldi che le P.I. versano alla gestione separata servono a coprire le pensioni degli attuali dipendenti?
lo sai che alle P.I. spetteranno circa 300 euro di pensione mensili a prescindere dalla loro contribuzione?

potrei continuare…

ps.
il commento sembra un pò troppo aggressivo rispetto alle mie reali intenzioni… me ne scuso ma ho scritto di getto. 😀

Ciao… Sono giornalista, sono a vario titolo precaria da (wow, 15 anni… Scriverlo fa ancora più effetto). Conosco Paola, abbiamo lavorato fianco a fianco tre anni fa, e non a RCS (un giorno ci entrerò, è il mio destino, spero). Non entro nel merito del suo lavoro: capisco il suo stato d’animo, ma sono perfettamente d’accordo con il post…

Scusate se sono diretto, ma Bordone non fa il giornalista, se dice certe cazzate,come non ha capito chi per partito preso ha difeso Paola o l’ha attaccata. Mi permetterei qualche breve appunto: Bordone poteva fare il giornalista, ovvero prima di scrivere informarsi. Non avendolo fatto ha fatto come quelli che, senza sentire le parti in causa, hanno preso acriticamente posizione. Ma al di là del caso di Paola, c’è un discorso generale che viene sfiorato o che Bordone ignora ovvero il problema del precariato nel giornalismo. A chi parla di cambiare mestiere io dico perchè? Perchè dovrei cambiare mestiere se mi sono fatto un culo così per diventar e professionista dopo anni di gavetta? Per quale motivo si attacca il lavoratore e non l’azienda che permette scempi simili, utlizzando i collaboratori come carne da macello senza offrire in cambio nessuna garanzia e stabilità? Creando guerre tra poveri (tra il quarantenne fuori precario e il giovane?) Chi non è mai stato in una redazione di un giornale, mensile, radio o televisione non sa quali sono i meccanismi che regolano (male) quella che qualche decennio fa era una professione ambita. Con un sindacato che non fa il suo lavoro e non tutela i freelance, che ormai sono più della metà dei giornalisti in Italia, con le redazioni che dichiarano lo stato di crisi prendendo milioni di euro dallo stato, mandano in prepensionamento i giornalisti e poi riassumendoli con contratti di collaborazione. Una realtà tremenda dove migliaia di colleghi si fanno un culo così per riempire le pagine e fornire materiale alle redazioni radiotelevisive che voi leggete e guardate. Non è il Corriere il problema, il problema è il sistema senza garanzie per chi lavora, dove ben pochi hanno uno straccio di contratto e dove si lavora anche dieci dodici ore al giorno per stare sulle notizie, sabato e domenica compresi, perchè se ti chiamano per un pezzo anche se magari stai a farti i cazzi la domenica tu devi correre! La nostra è una professione d’elite? andatelo a chiedere a chi prende 5 euro ad articolo per seguire la cronaca nelle grandi città, o chi da zone di guerra deve contrattare per prendere 80 euro lordi per scrivere articoli che se va bene saranno pagati dopo 4, 5 mesi! Ma Bordone e la radical chic Soncini danno fiato alla bocca senza sapere niente, ecco un’altra delle virtù italiane, la tuttologia…

Cristiano Tinazzi
Senza Bavaglio
Roma

però è vero quello che dice mb: capita anche che ti vada male. a me è successo, anni fa: ho preso le mie cose e amen.

[…] a Mantellini. Poi però sono cominciate le critiche – le meglio argomentate che ho trovato sono questa e […]

hai pisciato fuori dal vaso, solito cinismo questa volta con alle spalle argomenti fuori fuoco: ci fosse una mobilitazione dei precari sfruttati in questo paese, di una generazione bloccata, sarebbe un passo avanti da questo stallo. e piantiamola co sto cinismo e questo distinguersi ogni volta. che noia.

“poi, siamo certi dei 7 anni di co.co.pro? mi permetto qualche dubbio”

chi è in malafede fa finta di non vedere la realtà, dove c’è gente che lavora anche da 10 anni e più col cococo. E dice porcate come quella di andare a fare l’operaio che c’è più richiesta. Avresti il coraggio di andare a ripetere questa infamia alle centinaia di migliaia di cassintegrati creati dalla crisi?

Bordone, complimenti. Te li meriti, i commentatori come questa qua e quell’altra che dice che la donna che lavora è la rovina della famiglia (e non sta scherzando, perchè insiste dicendo che è colpa della Caruso se è arrivata a 40 anni e si è accorta che è troppo tardi per i figli).
A post di estrema destra, sostenitori di estrema destra.
D’altronde, non si fa comunella coi foglianti per caso.

ciao Cristiano,
sono un collega e apprezzo molto il lavoro che fate a Senza Bavaglio. Permettimi però di dirti che se avessi espresso il tuo punto di vista con meno “cazzi e culi” e una scrittura un po’ più evoluta (visto che il nostro mestiere è anche una nobilitazione della lingua italiana), saresti stato molto più efficace.
Buona serata

Che Paese di servi.
Siamo tutti sottomessi e privi di dignità, e non appena qualcuno alza la testa e prova a protestare, ecco che partono i distinguo e le prese di distanza.
Ce lo meritiamo, di essere schiavi, ce l’abbiamo proprio nel sangue…

A volte esprime più un cazzo che mille parole, soprattutto se chi scrive è molto arrabbiato. Di solito sono molto più scurrile.

Grazie. Sei stato fortunato. Due parolacce in un testo sono nulla per me. Sulla nobilitazione della lingua italiana da parte dei giornalisti avrei qualche dubbio…

Va bene che un giornale non è un ministero e che il gesto è davvero estremo, ma come mai nessuno si è mai preso la briga di dire alla Sig. Caruso che non era prevista una sua assunzione? Che non era all’altezza della situazione, anche se si avvalevano dei suoi servizi per sette anni???????

Ma io non vi capisco. Io facevo il giornalista, direttore, precario, guadagnavo cococò meno del filippino di mia suocera. Perché? Perché l’editoria è morta da un pezzo, perché esiste la legge della domanda e dell’offerta, e molti al posto mio ci sarebbero stati anche gratis. Idioti. Chi si lamenta dei 5 euro a pezzo non ha scusanti, sta solo alimentando la sua vanagloria, il suo status fasullo da esibire al bar. Ben gli sta. Nessun idraulico riparerebbe un tubo per 5 euro, perchè nel fare l’idraulico non c’è di che vantarsi. Per quanto mi riguarda, lo sciopero della fame l’ho fatto nei 13 anni di giornalismo “precario”. Poi non ho chiesto l’assunzione, ho cambiato mestiere. Senza rimpianto.

OT: ti prego, Matteo, fai un post tutto sul bellissimo intervento di Bersani a Vieni via con me. Scusa se il commento è del tutto fuori contesto, ma l’ho scritto a caldo, non ho resistito. Grazie.

[…] manchi di sufficiente approfondimento per capire come sia andata veramente. Matteo Bordone sul suo blog fa le pulci a tutta la questione: dopodiché viene rampognato e insultato qua e là per la rete, ma […]

Io a quelli che si vantano di essere “giornalisti professionisti” spaccherei in testa una caffettiera bollente. E questo è il mio contributo alla discussione. Arrivederci.

[…] blogger, soprattutto giornalisti, hanno detto che se lei è stata superata da un “pivello della scuola di […]

[…] si dà ad ogni frescone che chiama ‘oppressione’ il rispetto della legge addosso a Bordone che è un servo del padrone io esco dal gregge e voglio il contratto mi spetta di diritto e di […]

L’Ordine dei giornalisti non ha motivo di esistere.

Bravo Matteo. Proprio bravo.
Bersani vs Fini è stato tipo legno di faggio vs formica (fòrmica)

beh Massimo se hai mollato perchè non reggevi il confronto sono affari tuoi. c’è chi non lo vuol fare e non vuole darla vinta ad un sistema basato sul nepotismo e lo sfruttsamento. C’è chi le cose le vuole cambiare, non solo per sè ma per tutti. C’è chi lo fa di estiere questo lavoro e non giudica chi prende 5 euro a pezzo per lavorare. Come al solito si guarda a chi lo prende in quel posto senza attacare invece chi utilizza quiesti sistemi di sfruttamento. Molto coraggioso…

Ciao,
seguo il blog dalla chiusura di condor, che ascoltavo abitualmente..
Ho deciso solo oggi di intervenire perchè l’argomento mi tocca particolarmente. Ho 18 anni e da un paio di mesi ho iniziato a lavorare per un giornale locale come collaboratore esterno (studio ancora e pur prendendo poco non mi lamento affatto, è tutta esperienza per me).
Leggendo delle proteste della Caruso mi sono subito immedesimato nel ragazzo assunto al suo posto e non ho potuto far altro che irritarmi per le lamentele della giornalista.
Non vedo perchè questo ragazzo debba per forza essere raccomandato, può semplicemente essere molto bravo nel fare il suo lavoro.

Probabilmente vista la mia età (e dato che ho appena iniziato a lavorare) fatico a comprendere il punto di vista della Caruso anche se immagino le difficoltà che dovrà affrontare vista la mancanza di un lavoro.
Semplicemente concordo pienamente con il tuo post: un giornale non è un ministero o un impiego pubblico e quindi non devono esistere promozioni legate all’anzianità; il criterio da seguire è quello meritocratico.

Tra l’altro se fossi in questa giornalista a questo punto non lo vorrei neanche più quel posto di lavoro.. essere assunto per aver “fatto pena” a qualcuno non mi sembra il massimo della gratificazione professionale

@Cristiano: non ti è saltato in mente che Massimiliano, magari, ora ha di meglio da fare che politicare come fai tu, maldestramente? Credi che abbia gli occhi spiaccicati sullo schermo aspettando un tuo nuovo post? Sul fatto di nobilitare la lingua, per altro, sono d’accordo. Di sicuro in questa sede si dimostra molto più giornalista Matteo che te. Meglio due frasi pacate che 4 post che esprimono solo volgarità e voglia di scontro (e non confronto). E’ un concetto che forse puoi perfino capire: se riempi i tuoi testi di “cazzi” e “culi”, la gente sarà attratta da quelli. Certo, ci potresti pure mettere qualche “figa”, e allora il trittico sarebbe completo: porno e soldi tirano sempre sul web. Peccato non ti caghino il resto del discorso. Ora che son stato volgare have you understood? Buona notte.

Segnalo, su questo argomento, un articolo di Leonardo Palmisano su Nazione Indiana.

Riccardo, non so cosa sei abituato a leggere, ma in un testo di un paio di cartelle c’erano due parole inserite. In un contesto. Due. Di tutto il testo vi interessano queste due parole? Si parla di lavoro e precariato e tu ti soffermi su quello?ma quanto siete politically correct, bravi! Io politico maldestramente, ma almeno nel concreto faccio qualcosa. Vi scandalizzate per un ‘cazzo’ nel testo e non per le condizioni dei precari? è evidente che viviamo im due mondi diversi. Tenetevi il vostro. Ps se ha trovato di meglio son contento per lui,ma nel nostro mondo, non il tuo di fantasie senza la parola ‘culo’in un testo (che leggi, topolino?), è difficile trovare qualcosa di meglio. Anch’io ho qualcosa di meglio che star qui a rispondere a un anonimo. Ciaooooo

A molti sfugge il contesto di questa guerra per un posto (fisso?): un settore agonizzante e pieno di debiti, dove si va avanti evitando con una cura maniacale (da parte del CFO), di pestare i piedi agli inserzionisti, e dove si gestisce con cura il rubinetto delle notizie-bomba secondo le intenzioni del governo pro-tempore di erogare mancette all’editoria e/o di aprire finalmente la cassa degli ammortizzatori sociali anche per i giornalisti.

@Meritocrazia sono in effetti portatrice di partita iva, non dico che sia una passeggiata, ma ne vedo anche i vantaggi, ti rende spendibile più o meno ovunque ad esempio. Poi certo dipende anche dalla tipologia di lavoro che si svolge

Un vecchio discorso che si ripresenta ciclicamente nel nostro Paese che è completamente a digiuno dalla teoria di Peter.
Dal nome e cercando per il web sembrerebbe la solita frase da legge di Murphy che trovate per il web, invece è uno studio molto approfondito sulla competenza lavorativa nel mondo anglosassone.
Non è l’anzianità lavorativa che forma il buon lavoratore per quel determinato ambito, anche perchè il fatto di esserci da maggior tempo potrebbe essere influenzato da fattori esterni alla capacità, ma dalle effettive conoscenze.
Se svolge bene i suoi compiti viene “promosso”, passando a compiti diversi. Dopo un certo tempo, se anche questi nuovi compiti vengono svolti bene, scatta una nuova promozione. Tali promozioni portano a posizioni dette apicali che, per definizione, devono essere occupate da persone con una spiccata attitudine a risolvere problemi.

Es: “Il gioco delle promozioni continuerà così fino al momento in cui l’individuo non sarà più in grado di svolgere i compiti assegnatigli. Da quel punto in avanti non avrà più promozioni. Ha raggiunto il massimo della sua carriera. Per cui ecco il principio: In ogni gerarchia, un dipendente tende a salire fino al proprio livello di incompetenza. Da questo principio discende che ogni posto chiave tende potenzialmente ad essere occupato da un incompetente, un soggetto cioè in grado di creare più problemi di quanti possa risolverne. Il che spiega molte cose sul funzionamento di parecchie istituzioni.”

Ed è questo che bisognerebbe evitare, è possibile, non conosco il soggetto ma l’anzianità ormai nel mondo del lavoro globale non dovrebbe essere un merito.

Io in parte sono d’accordo con l’autore di questo blog, soprattutto riguardo il discorso della meritocrazia, ma d’altra parte chiedo all’autore di questo blog,

SPERO IN UNA SUA RISPOSTA, secondo lei è possibile dopo sette anni avere ancora un co.co.co ?!?

Ecco, io sinceramente dopo il secondo anno sarei andato via a cercare un lavoro migliore, ma in ogni caso se un’azienda ritiene di poter usufruire del lavoro di una dipendente con contratto co.co.co per 7 anni.. significa che potrebbe anche assumerla con un contratto migliore, se poi non se lo merita potrebbe semplicemente decidere di non rinnovarle il contratto.

Io credo che se in Italia lo stipendio di un precario fosse uguale a quello di un dipendente con cotnratto a tempo determinato o indeterminato, molto probabilmente oggi sarebbe stata già assunta Paola.

a proposito di paola caruso e della sua professionalità, vi invito a leggere questo

http://www.pikaia.eu/easyne2/LYT.aspx?IDLYT=425&Code=pikaia&ST=SQL&SQL=ID_Documento=5456

[…] che è spesso il trattamento di tantissimi precari – è rotto solo dalle perplessità di Matteo Bordone che in post fa qualche riflessione: Lo sciopero della fame (quello della sete è rientrato presto) […]

Invidio quelli come Bordone, che hanno un’opinione su tutto..

Non è detto che solo uno perchè scriva per 7 anni meriti un posto fisso. Come non è detto che chi tiene blog per anni, diventi un guru della blogosfera, come succede purtroppo nel web italiano fatto di leccate di culo.
Non è nemmeno detto che tutti dobbiamo scrivere, eh. Ci sono altri mestieri: perchè scrivere non è una vocazione, è UN MESTIERE e come tale esige studio, raffinazione e consapevolezza.
Mi sembra che nel caso di Caruso manchi la consapevolezza: mi viene da ironizzare, che se proprio volevi fare la minchiata la potevi fare bene tipo strage a Columbine.

‘Lo squalo balena è un mammifero’ fa venire i brividi per una che si professa giornalista scientifica ma anche il fatto che nessuno al Corriere hanno dato una revisionata prima di mettere on line fa pensare…

Se x sette anni ti rinnovano il contratto, magari non sei indispensabile, ma qualcosa vali, appunto xchè ti hanno in prova da sette lunghi anni. Dopo sette anni il Corriere dovrebbe decidere se vuole tenere Paola Caruso o no e smettere di tenerla sulla corda. Questa non è cosa degna di una grande azienda, che dopo 7 anni si può assumere il rischio di un’assunzione. Oppure dica a Paola (questo magari un po’ prima di sette anni):”Cara Paola, non fai al caso nostro, grazie di aver collaborato. Ciao”
Mi pare un po’ troppo comoda la gestione co.co.co di RCS. Mi pare.

scusate….abbia dato….

Nell’eterna Lotta del Bene contro il Male, il Bene trionfa sempre. Dai, ragazzi, arriviamo a quota 200!
Facciamogli vedere chi siamo!!!

parole sacrosante!!! mandiamo questo post al corriere della sera.

giusto lucia, sarà una nuova presa della bastiglia, la rivoluzione parte da qui!!! Un mondo nuovo ci aspetta, altro che questa roba grandefratelizzata, macdonaldolizzolata, ikeiforme. Un giorno rideremo di tutto ciò, ma ora bisogna combattere. Mandiamolo al Corriere, a Repubblica, a tutti i giornali d’Italia e del mondo.
Fai tu?

ma questo post è scritto dallo stesso matteo bordone che con luca sofri quando chiusero condor (ahimè per altro) fece 1 settimana intera di lamentele sulla meritocrazia?

come giustamente fa notare franco nel suo post su visione.wordpress il dato agghiacciante è che gran parte della rete si sia stretta concorde a sostegno della ‘giornalista’ senza che una virgola venisse messa in dubbio di quanto dichiarava. neanche quella della bilancia su cui si pesa.

@federica: meno male almeno tu sei andata a vedere il link che ho inserito a proposito dello squalo mammifero su cui la ‘giornalista’ ha venduto un pezzo; che poi il pezzo sia pure stato pubblicato non mi stupisce: sai quanta spazzatura senza verifiche viene pubblicata che si tratti di scienze o economia (domestica e non)??!!

Ecco, per quanto vale, come la penso io: http://www.soldionline.it/finanza-personale/lavoro-atipico/notizie-co-co-co-giornalista-precaria-in-sciopero-della-fame.html

@franco. la coerenza non è di questo mondo, ma quello che dici spiazza parecchio.

Quello che hai scritto, Matteo, è sacrosanto.

Ma esattamente cos’è che ti spinge a scrivere un post del genere? Invidia per una coetanea che lavora da 7 anni alla RCS? Perché penso che solo in Italia si possano leggere blog dove si simpatizza con il datore di lavoro che da 7 anni assume con contratti precari una giornalista. In nessun altro paese del mondo sarebbe normale un atteggiamento così completamente privo di empatia e solidarietà.

Il paese di Alberto Sordi e Berlusconi, proprio.

Ho scritto il pezzo (ospitato anche su Pikaia) che giudicava scadente l’articolo di Paola Caruso sullo squalo balena. E mi sono anche schierato a suo favore.
Che lei non sia una giornalista scientifica è quasi ovvio; che l’azienda abbia aspettato sette anni per giudicare scadente una lavoratrice, e l’abbia lasciata a casa, magari in questo modo tagliandola fuori dal mondo del lavoro dopo averle chiesto di scrivere pezzi “a nastro”, è altrettanto ovvio. Ma Two wrongs don’t make a right e io sono convinto che il wrong del Corriere sia molto peggio di quello di Paola Caruso. Basandomi sulle notizie on line, ovviamente. La meritocrazia va applicata sempre, e non solo dopo che chi lavora per te può essere tranquillamente sostituita da uno solo perché costa di meno (non voglio pensare alle raccomandazioni).

Matteo sbagli su tutta la linea. Non capisci che guardi il dito e non la luna? Non ti soffermare sullo sciopero della fame, sul corriere, sul caso specifico. Vedi questa cosa come un pentolone che sta per saltare, perchè ci siamo tutti bellamente rotti i bollocks della situazione. Entra in qualunque ente pubblico, sia di destra che di sinistra, e vedrai uno spartiacque tra gli allegri impiegati, magari di 20 anni, con albero genealogico composto da dipendenti, e una marea di “quelli con la valigetta”, ovvero gli schiavi senza tutela, che non hanno neanche il posto per sedersi. E che sono “assunti” da Pescepiccolo che ti subappalta a Pescemedio che ti rivende a Pescegrande che ti piazza dal cliente per tre o sei mesi. Quando arrivi a quarant’anni con la tracolla a cercare un posto dove sederti, che non sai cosa significhi una tredicesima, una giornata di ferie pagata, e se ti rompi una gamba stai due mesi senza stipendio, ti assicuro che qualcosa nella testa ti scatta. Quando anche per comprarti un telefonino (oooh..lusso..viziosi..) devi portati appresso qualcuno che garantisca per te, ti senti umiliato profondamente, specie se lavori da quando ne hai venti. Siamo tutti incapaci, privi di ambizione, malvisti dai dirigenti, lerci e odiosi? E per contro gli indeterminati sarebbero tutti geniali mix di competenza e public relations? Sai bene che sono fregnacce, non te la raccontare da solo. E sai bene quanto specie nel pubblico la giornata di un indeterminato si divida tra solitario, facebook, caffè e mezz’ora di svogliato lavoro, con un giorno su tre di malattia pagata (ovviamente non parlo per tutti, dico solo che è una condizione reale e diffusa). Secondo me gli anni di piombo dei ’70, saranno robetta in confronto a quello che ci aspetterà tra non molto. Non ci sarà paragone tra gli ex studenti disillusi di un tempo, e generazioni di 40/50enni con figli mandati a casa a fine progetto. Spazio mediatico dedicato a tutto questo? Meno di zero, altro che Ruby e Montecarlo. Per questo anche la faccenduola dello sciopero della fame torna buona, se inizia ad aprire delle finestre su tutto questo: domani se ne apriranno cento al giorno, poi molta gente farà bene a prendere il largo.

ma l’Ale Farkas non lo fa lo sciopero della fame?

Quoto, ri-quoto, stra-quoto.
Bravo Matteo

per quelli che continuano a contumeliare sul merito della vicenda: non serve entrare nel merito del rapporto caruso-rcs. La questione è molto più generale e quelli che si accalorano per la non assunzione probabilmente sono tutti i privilegiati che, se le cose continuano così, saranno comunque scalzati dai loro colleghi figli di un dio minore di cui non si sono mai occupati. Perché tanto lo sanno tutto che uno esterno costa infinitamente meno che uno interno. Bene, non vi frega niente della negazione del diritto e del doppio trattamento? non vi frega niente dell’ingiustizia. E a noi non ci fregherà niente quando verremo a cacciarvi col forcone e non sarete nemmeno in grado di lavorare ai ritmi che è costretto a sopportare un freelance per guadagnarsi da vivere. Paola fa bene a ribellarsi. E non conta nemmeno l’argomento che lo fa per sé. Perché, quelli che non si ribellano e accettano una condizione da schiavismo perché cosa lo fanno se non per loro stessi?

L’elenco della ragazza, ieri a Vieni via con me, che leggeva i tentativi di trovare lavoro con realtive risposte negative, è un altro paradigma in cui si può applicare il ragionamento di Bordone: dove sta scritto che un datore di lavoro debba assumere te e non un altro o non non assumere affatto?

Caro Bordone, che stupidaggini.

[…] come ha saggiamente evidenziato Massimo Mantellini. Grande eco, e indignazione, ha suscitato l’analisi di Matteo Bordone, che ha dato vita ad un intenso dibattito tra i commenti. Anche il parere dei giornalisti Guia […]

“Passa l‘idea che tutti quelli che non sono a tempo indeterminato dovrebbero ribellarsi, perché subiscono un’ingiustizia strutturale.” Sono d’accordo sull’uso improprio dello sciopero della fame, ma penso che anche tu abbia fatto qualcosa di improprio allargando tanto il discorso. Il precariato è A TUTTI GLI EFFETTI un’ingiustizia strutturale. Non ti danno neppure un tostapane a rate, se non fornisci una busta paga di un lavoro fisso. Quando si parla di precariato non si parla semplicemente di flessibilità dei contratti di lavoro, si parla di un sistema che toglie garanzie e strumenti minimi di vita quotidiana.

[…] il web tra chi l’ha già eletta a simbolo di tutti i precari italiani e chi, come Matteo Bordone in un recente post l’ha definita “una sconosciuta di cui nessuno conosce la professionalità, travestita da […]

Allora, la Caruso scrive inesattezze e ad attaccarla c’è un’altra giornalista bocciata a suo tempo all’esame per giornalista.
E queste vorrebbero le quote rosa ope legis per comandare?

[…] This post was mentioned on Twitter by andrea fontanili, Bob Sinisi. Bob Sinisi said: Bordone su Paola Caruso. Anche i commenti sono degni di attenzione, ovviamente. http://bit.ly/aMtnpX […]

Paola Caruso: bocciata più volte all’esame per diventare giornalista professionista prima di superarlo, entrata nel mondo della carta stampata in tarda età (non sono troppi 32 anni e oltre per decidere di voler mettersi a scrivere?), priva di curriculum e preparazione pregressa a riguardo, sbarcata miracolosamente al Cds con alle spalle solo qualche fallimentare collaborazione sportiva, può davvero prendersela con un giovane uscito fresco di scuola che le ha rubato il posto?
Il diritto al lavoro in un paese democratico è sacrosanto e deve essere riconosciuto costituzionalmente. Il riconoscimento della propria mediocrità è un dovere etico, prima di tutto verso se stessi, poi verso coloro che ci circondano. Chi fa dei propri limiti l’oggetto di una campagna mediatica collettiva non solo perde dignità, ma rende schiavi quelli che ci cascano della propria mitomania. Stare qui a parlarne non fa che renderci complici di tanta pelosa arroganza.

Caro Matteo,
Adoro il tuo blog e sonosoloinvidiosa perché tu scrivi per Rolling Stones mentre io non ci scriverò mai, anche se e’ il mio sogno.
Anche io sono una quasi (devo ancora fare l’orale dell’esame di Stato) giornalista e quando ho letto questa storia di Paola, ho subito pensato “ma che cazz vuole questa?”
Iniziamo dal pivello della scuola di giornalismo: pivella ci sara’ lei! Io ho frequentato una scuola di giornalismo e vi assicuro che c’e’ poco da fare i pivelli, anzi!
Secondariamente: al Corsera saranno almeno 3 anni che non assumono nemmeno una supposta, figuriamoci se assumono un cristiano (per lavorare).
Terzo: ma che mi scioperi a fare? Se non ti hanno dato quel posto, hai voglia a scioperare! Forse le sfugge che non ce la vogliono li al Corsera.
E sti cazzi.
Che facciamo, scioperiamo tutti?
Ma si, tanto c’è sempre il metodo Pannella, no?

Saluti e baci a tutti

[…] post di Matteo Bordone , Francesco Costa e Guia Soncini (la metto tra gli affermati sulla fiducia ma non la conoscevo), […]

Ebbasta! Pure il video all’Osama Bin Laden adesso. Più che utile la Caruso si sta rendendo ridicola.
Se prima mi sentivo di condividere una sana e misurata protesta per un problema, quello del precariato, che coinvolge l’il 50% della categoria, me compreso, ora mi sembra che questo protagonismo abbia velato qualsiasi messagggio che poteva scaturirne. Non ci stai aprendo la strada, cara Paola, come si affannano a spiegare alcuni tuoi irriducibili supporter che non si sono neanche presi la briga di valutare il tuo pregresso non certo degno di chi ha deciso di innalzarsi sulla barricata… No, stai creando un polverone mediatico (solo sulla rete per altro) da cui usciremo tutti malissimo.

Brava serena, entri con intelligenza nel mondo del giornalismo. Ti auguro, come sicuramente succederà, di non avere mai neanche un contratto di collaborazione. Poi ne riparleremo. Paola sbaglierà in molte cose, tu in tutte. Hasbagkiato nello scrivere ‘pivello’ e tu sei una supponente se pensi che aver fatto una scuola significa fare la professione.

Cara serena, quando sarai per strada nonostante la tua supponenza e la tua scuoletta diremo: e sti cazZi!

@falsi invalidi
i precari nel settore sono ancora di più del 50%, almeno in alcune zone, stando ai dati forniti dall’Ordine dei giornalisti del Veneto nel comunicato di solidarietà a Caruso: “Nella nostra regione, su 2293 posizioni attive, solo 753 riguardano colleghi con un contratto da dipendente, mentre oltre il doppio, 1640 posizioni, riguardano attività libero professionale con co.co.co., prestazioni occasionali spesso di facciata, partite iva, cessione di diritto d’autore. Lo scarto del reddito medio annuo è altrettanto paradigmatico: nel 2009 per un giornalista dipendente è stato di 59.445 euro, per un giornalista libero professionista di 9.031 euro, per un giornalista co.co.co. di 7.489 euro”

P.S. il link alla citazione sopra è: http://www.lavocedivenezia.it/news.php?extend.2523

La Caruso ha interrotto lo sciopero della fame. Praticamente più che un digiuno ha seguito il programma detox di Jennifer Aniston

Grazie Alberto

Massì, facciamoci su una bella risata!

INVIDIA, è tutta INVIDIA. per cosa non lo so, ma intanto lo dico. e comunque la prossima volta che in una discussione leggo la parola INVIDIA mi do fuoco come un bonzo, altro che sciopero della fame.

complimenti a serena. un mondo del giornalismo – e non solo – fatto da personaggi come te è francamente quello che questo paese si merita e che evidentemente vuole.

Ma che diavolo vogliono questi precari? Pensano di avere dei diritti solo perché per anni svolgono le stesse mansioni di chi è assunto a tempo indeterminato, prendendo un terzo del loro stipendio… Bravo Bordone, mettili in riga questi fannulloni. Che imparino ad adattarsi al mercato del lavoro che premia chi merita, non chi inscena queste buffonate degli scioperi della fame revocati dopo un giorno. Lo sciopero della fame per la fama: ma andiamo… Questa gente che pensa di avere diritto a uno stipendio e a una pensione, crede di avere a che fare con lo Stato o con un’azienda privata? Hanno assunto un raccomandato? Embè, mica devono rendere conto a noi, ma ai lettori della testata che li premieranno o puniranno comprando o non comprando il giornale. Si chiama mercato, questo, cari i miei comunistelli…

Paola mangia. Aria fritta.

http://marioplanino.blogspot.com/2010/11/paola-mangia-aria-fritta.html

Ha già scritto troppa gente per leggerla tutta quindi perdonate se qualcuno ha già scritto quanto dico…

1) Un giornalista non è un operaio o un impiegato ma in qualche modo un lavoro che si avvicina alla natura di quelli dei liberi professionisti.
Quindi ogni paragone con il precariato che affligge l’italia è abbastanza fuori luogo.
2) probabilmente, vado per esperienza, l’assunzione di un neolaureato (sulla cui bontà come professionista si abbatte l’astio di Paola comprensibile ma non giustificabile) sarà dovuta al minor costo che questo ha per la società, che in momenti di crisi è una discrimine più che valida.

3) Stiamo andando alla deriva ma prendere le parti di qualcuno solo perchè non è stato “promosso”, il passaggio da esterno ad interno in un giornale è in tutto e per tutto assimilabile a questo, spacciando questa come difesa dei precari è sabgliato e sintomatico, da una parte dell’insofferenza che giustamente ormai affligge buona parte dei lavoratori italiani e dall’altra del pressappochismo che regna da queste parti.
Io non mi sento di difendere o attaccare la posizione di Paola perchè non so il motivo della sua non assunzione, possiamo fare ipotesi ecc…ma rimane il fatto che senza informazione non si può fare analisi e conseguentemente polemica.

Uno urla una cosa e tutti ad ascoltare in modo abbastanza a-critico, forse la rete non è questa fucina di verità che si spaccia per essere…

complimenti per la tua arroganza, serena..credi forse che aver pagato dieci mila euro per frequentare una scuola di giornalismo e, di fatto, aver comprato la possibilità di fare l’esame di stato ti renda una ‘professionista’?

Caro Matteo Bordone, io quando leggo queste cose qua mi viene da pensare, tornate tutti alla scuola elementare. A te e a quelli come te, per esempio alla tua amica Guia Soncini, vi mancano i fondamentali, come diceva tanto tempo fa un mio fidanzato laico che sapeva tutto del cattolicesimo. Che bestemmiava anche, ma essendo stato chierichetto recitava tutto il rito della santa messa a menadito. Questo è il punto. O non sapete di cosa parlate o lo sapete e ne parlate in spregio. Potrei terminare qui, ma provo anche io a spiegare a te, che sei saggio e adori parlare coi cretini, che c’è una rete che ne raccoglie a frotte, di cretini. La trovi su rerepre.org, rete dei redattori precari: facci un giro tra una canzonetta e un post. Hai presente le case editrici? Hai presente dove si producono i libri o i giornali? Hai presente le agenzie di comunicazione, gli uffici stampa? Tutta roba che ha che fare con la Cultura. Non siamo in un sobborgo asiatico a cucire scarpe da tennis di marca, eppure il meccanismo è lo stesso: con le debite proporzioni, è sempre il tuo amoroso capitalismo a dettare le regole del gioco, quello a cui tu e quelli come te vi prostrate, vi allineate nella mente e nel cuore. Tornando ai rerepre, li puoi chiamare genericamente redattori, per dare un nome a tutti questi professionisti – e siccome le parole sono importanti sottolineo professionisti titolati e competenti che esercitano una professione – nell’ambito dell’editoria e della comunicazione, ambito che col ricatto di un lavoro prestigioso e dal valore socialmente riconosciuto ti fa credere che l’importante è… partecipare. Come stagista, perenne cocopro o canuto cococo. Lavorare gratis, sottopagati, con ruoli che meriterebbero ben diversi livelli di inquadramento contrattuale, in chiaro spregio del diritto, perché di questo si tratta, non di velleità, nella stragrande maggioranza dei casi: subordinazione mascherata, finta autonomia per altrettanto finti contratti di collaborazione, di straordinari non pagati, di chiamate sul cellulare in pieno agosto da parte dell’autore del libro per il quale sei editor, tu che vivi da più anni – sì, capita anche 7 o più – in una delle più prestigiose case editrici italiane, con contratti cocopro semestrali e uno stipendio che non arriva a 1200 euro lordi al mese. Però, che figata, sei editor, mica pizzaiolo!! Leggi le vite da precari sul sito rerepre. Sostituisci pure giornalista a editor o redattore, la morale non cambia. Tutti precari e, in quanto tali, lagnosi e propensi al vittimismo autolesionista. E in quanto precari dell’intelletto, frustrati al cubo.
“L’accettazione acritica delle più improbabili versioni dei fatti” ti sgomenta al punto che ci tieni a rivelarci “che non è possibile abbiano assunto qualcun altro, giacché al corriere c’è lo stato di crisi” (come in Mondadori o in Rizzoli, tra l’altro, guarda un po’…). E sono solo la “malafede” o “gravi disturbi della percezione” che possono far sperare in un articolo 2. La poveretta in 7 anni non è stata capace di “rendersi indispensabile” o “creare rapporti”, come dice Guia Soncini (quale potere di distorsione della realtà bisogna riconoscere alla lingua…), che “costituiscono l’80 per cento del bagaglio di chi fa quel lavoro”.
Ti do un consiglio, allora, caro Matteo: guardati bene dall’uscire di casa, dal parlare con la gente, dal prendere il tram, fare la fila in posta per pagare la bolletta o comprare il pane, altrimenti rischieresti di farti letteralmente sopraffare dallo sgomento. Quanti malati, in malafede e velleitari popolano le nostre città, extracomunitari del buon senso, gente avulsa dalla realtà, che ritiene che un datore di lavoro abbia il dovere di “assumerti”, nel momento in cui lavori, pensa che tautologia, delle volte… E pensa, non sono tutti giornalisti, non gliel’ha mica ordinato il dottore, ci sono anche pizzaioli, commesse/i del super e via dicendo. Assunzione, ma che senso possiamo ancora dare a questo termine se il mantra corrente ci dice che l’importante non è lavorare ma partecipare? Il problema è complesso, non si può affrontare nelle misure ridotte di un post, e uno sguardo sul panorama del mondo del lavoro attuale ci fa dire che sì, l’assunzione a tempo indeterminato è una chimera, ma la risposta non è la conciliante arrendevolezza tua e di quelli come te allo status quo, al desolante panorama che getta nella disperazione i più deboli, quelli che mettendo la vita al servizio del lavoro, nel momento in cui questo viene meno sentono venire meno la vita, e insieme quel riconoscimento e autorealizzazione che gli erano stati promessi. Come Paola, dalla cui scelta personale, condivisibile o meno, bisognerebbe avere l’intelligenza e la volontà di astrarsi per vedervi riflessa quella di un’intera generazione che sta affrontando un problema la cui portata ha implicazioni sociali enormi, e di cui siamo tutti tenuti a farci carico.
La risposta sta in una serie di domande che dobbiamo imparare a porci da un’altra prospettiva, proprio considerando la complessità del mondo del lavoro attuale. Cos’è il lavoro? Perché si lavora? Nelle nuove professioni che hanno a che fare con la conoscenza, qual è il confine tra il tempo di lavoro e il tempo di vita? Chi sono i nuovi sfruttati? Come ripensare un nuovo welfare alla luce delle nuove professioni della conoscenza e dell’immateriale? Forse dobbiamo ripartire da qui, dai fondamentali, come tanti bravi scolaretti agli esami di riparazione, ormai troppo rimbecilliti da veline di regime, ricette di governo, opinionisti della domenica, blogger.

Ragazzi!

…minchia

Nobody expects the rerepre inquisition…

Brava rerepre. Io non ho altro da aggiungere. Anzi un cosa ce l’avrei da dire: colleghi (colleghi?) Come la soncini e bordone non solo sono una vergogna per la categoria, ma sono anche umanamente piccoli, gente che non merita neanche il disprezzo o reputare che possano capire la loro insulsaggine. sarebbe dargli troppa importanza.

Colleagues beyond contempt: un musical prodotto dall’Ordine dei Giornalisti del Molise. E non sarebbe gnente male!

Perfettamente d’accordo, soprattutto con il finale REREPRE, ma proprio per questo non dobbiamo rischiare di sputtanare tutte queste cose sostenendo a priori chi lotta di pancia per un fatto personale, senza forse considerare bene cosa va a toccare, e facendosi paladino dei precari a posteriori. Siamo colleghi precari, io te, lo sai? Ma precari di brutto, fidati. E non è una gara a chi è più sfigato, è solo per mettere in chiaro le cose. Bisogna ripensare bene il welfare per tutti, i contratti di lavoro, ecc. Ma soprattutto DENUNCIARE tutti le situazioni irregolari di lavoro che viviamo. Ma tutti. Altrimenti, succede esattamente quello che dici tu. Perché basta uno che non denuncia, e lavorerà al posto tuo. Fare scioperi della fame per 4 giorni per sensibilizzare, a mio modesto avviso può forse aiutare il dibattito, ma non fa altro che renderci tutti più strumentalizzabili: non hai visto quanto è stato facile per DE Bortoli liquidare con una nota di agenzia tutta la vicenda? Se invece il sindacato, al posto di svegliarsi solo quando sente che deve esserci per giustificare la sua esistenza, portasse avanti in tribunale le DENUNCE di tutti coloro che vengono fatti lavorare in maniera impropria nell’editoria, ci sarebbe da ridere… ma lo sai, loro pensano a salvaguardare i posti di lavoro, prima di tutto…

… minchia,rerepre!!!….

Lo sciopero è finito, con tanto di riunione ed epilogo sul blog di P.C. che sfiora il ridicolo.

La caruso è tornata a mangiare.
La caruso è stata ricevuta in pompa magna dal gotha del corrierone
La caruso si è scusata per le offese che i suoi sostenitori hanno riversato su De Bortoli
La caruso ha ottenuto quello voleva, un contratto.
la caruso ha chiedo…udite bene….se la perdonavano…
La caruso ha lavorato bene…per lei stessa medesima.
A quando il prossimo Ghandi?

Io sono ancora ipnotizzato dalla parola “collega”. Temo non dormirò. Starò sveglio a provare invidie collegiali da collega.

sono un precario che lavora da sette anni nell’ufficio stampa di un grosso comune del centro italia, prima co.co.co poi assunto con art.90. So per certo che quando scadrà il mandato del mio sindaco il nuovo sindaco farà lavorare il suo ufficio stampa, che si porterà direttamente dal consiglio comunale di cui ora fa parte. Sono ‘solo’ pubblicista, anche se da 30 anni, e per questo considerato dai colleghi ‘professionisti’ una mezza calzetta anche se gli stessi pubblicano pari pari i miei comunicati stampa, senza cambiargli una virgola e firmandoli come pezzi loro.
Io sono disperato, io non ho alternative, io dovrei legarmi al gonfalone del comune (di sinistra) per far valere il diritto di continuare ad essere l’addetto stampa del Comune. Eppure, giusto per ‘farmi un piacere’ , mi hanno ‘suggerito’ di partecipare al prossimo concorso per la segreteria. Io andrò a fare il protocollo e dovrò insegnare il lavoro ad un portaborse che lascia un altro lavoro sicuro solo per seguire il ‘suo’ sindaco. Non avrei forse diritto ad essere stabilizzato? Quale errore o mancanza posso aver compiuto se non quello di non essere stato compagno di università del nuovo sindaco?
Eppure farò il concorso, ringrazierò e butterò nel cesso 8 anni di lavoro ed anche tante soddisfazioni.

Ma infatti bordone collega è solo per l’odg. I miei colleghi certe stronzate non le dicono o scrivono. Il fatto è che fin quando si tratta di recensire canzonette è bravo.

O signore, io non son degno di partecipare al tuo esame nazionale abilitante, ma di’ soltanto un INPGI 2 e io sarò salvato.

Se continuiamo a raccontarci che il precariato e’ causato unicamente da padroni voraci e insensibili non arriveremo mai da nessuna parte.

Sta cosa della bilancia con quei piedi secchi e il fatto è che gli ultimi 800 grammi li ha persi perché nella foto
dei41,1 c’aveva su un accappatoio ai 40.3 c’è arrivata a spalla nuda: Che lezione di giornalismo, che mirabile capacità di circonvenzione, io la sposterei dritta alla cronaca 🙂

😀

il post di matteo e’ da condividere in toto.
che la rerepre debba ripartire dai fondamentali mi sembra un fatto certo

Il problema del precariato è reale ma riferito ai giornalisti purtroppo suona sempre molto autoreferenziale. Sgomitano per entrare in una casta invece di volerla abolire. Quando la rete si mobiliterà per il precariato di un pizzaiolo egiziano ne riparliamo. Intanto aboliamo l’Ordine dei giornalisti, ed il 50% dei loro problemi sparirà. L’altro 50% è quello comune al pizzaiolo di cui sopra.

Scrivo questo post per ringraziare, non sentitamente, la signora Guia Soncini e il signor Matteo Bordone per avermi fatto capire una volta per tutte che non mi merito niente… mica l’avevo capito… io pensavo che si dovesse cercare di vivere, invece hanno proprio ragione loro, qui dobbiamo accontentarci di sopravvivere…
Ma come abbiamo potuto credere di poter condurre una vita normale… di farci pagare per lavorare e non il contrario, di pensare dopo anni di precariato nella stessa azienda di essere indispensabili!! Meno male che ci siete voi, mia non cara Soncini e mio non caro Bordone… anche se, sapete son tonta, c’è qualcosa che ancora non ho capito: se non sono indispensabile, perché mi rinnovano da anni il contratto a progetto? Ne ho collezionati, lavorando nella stessa grossa azienda, ben dodici… ho fatto anche le prove: riesco a riempire un’intera parete della minuscola casa che posso permettermi dopo anni di lavoro grazie a uno stipendio che, stando a ciò che dite voi – dall’alto della vostra non saggezza – mi regalano non si sa per quale motivo… che gentili e magnanimi a rinnovarmi il contratto e a pagarmi senza che io lo meriti, e non li ho neanche dovuti minacciare!!!
Grazie miei non cari Soncini e Bordone per avermi fatto capire che ogni volta che firmo un contratto identico al precedente non devo stizzirmi ma ringraziare…
Poi, scusate se approfitto della vostra non saggezza, non capisco neanche perché se non sono indispensabile e decido, rispettando il mio “presunto” contratto, di restarmene a casa, ricevo telefonate dai miei datori di lavoro che richiedono la mia presenza… ma forse, anche in questo caso lo fanno per gentilezza nei miei confronti, per non farmi sentire esclusa…vero signora Soncini e signor Bordone, e non perché, come a volte in malafede ho pensato, il mio contratto, come quello dei miei colleghi, è uno squallido espediente per abbattere il costo del lavoro pretendendo doveri senza rispettare diritti… Sono davvero un’ingrata…
Riferirò ciò che ho appreso da voi ai miei colleghi redattori precari… e soprattutto alle mie colleghe precarie che hanno deciso di farsi una famiglia e di mettere al mondo dei figli… loro sono le più presuntuose… perché sapete, verso i trent’anni le ovaie (e non solo) iniziano a girare e ci sono donne che, addirittura, pensano di poter ritornare a lavorare nella stessa azienda dopo la maternità… che pretesa!
Poverine, mica lo sanno che non meritano tutele… mica lo sanno che lavorano per grazia ricevuta, mica lo sanno che oggi va di moda il volontariato coatto nei confronti delle grosse aziende… mica lo sanno che è vetusto richiedere diritti e rispetto… anzi ridicolo!
Vi ringrazio per averci aperto gli occhi. Non bisogna protestare per un abuso, per un mancato welfare e per un mercato del lavoro immobile… bisogna stare zitti e fare ciò che oggi va più di moda: mettersi a novanta!

Con non sentiti ringraziamenti
Simona

http://www.pietroichino.it/?p=9191

Ho spesso apprezzato i post di Bordone, ma stavolta ho l’impressione che sia lui sia la Soncini, parafrasando il maître à penser Ricucci, “stanno affà li froci cor culo de l’artri”.

E pensare che ti stimavo pure. Ma dopo la clownesca performance su Wired di Ottobre e questa tirata da Giornale di Feltri devo dirti che mi “sei cascato di collo”, come si dice qui da noi a Firenze.
Posso capire la Soncini, va, abituata com’è a cercare di stupire (non riuscendoci ormai più…). Ma da te non me l’aspettavo.
Pazienza. Un’altra pagina da chiudere. E amen.

[…] su tutto il resto non so proprio cosa pensare. Mi sento di condividere quanto scrive Matteo Bordone http://www.freddynietzsche.com/2010/11/14/nomen-omen-detto-da-un-basso-continuo-a-un-tenore-napolet… ma capisco benissimo chi di pancia si è immedesimato in questa donna (ragazza a quarant’anni […]

Penso che la questione non sia “precari state zitti, se siete sottopagati e sfruttati ve lo meritate e non siete degni di fare i giornalisti (o qualsiasi altro lavoro con contratto a progetto et similia)”. Il punto è: se credi che i tuoi diritti siano stati violati (in ambito professionale ma non solo) cerchi tutte le strade legali per difenderli e poi – alla fine di tutto – se non trovi giustizia scegli di muoverti anche in modo estremo? oppure scegli immediatamente la carta dell’attenzione mediatica? La Legge dovrebbe essere la prima “arma” utilizzata da chi ha subito un’ingiustizia: solo dopo aver provato tutte le strade “ordinarie” si possono compiere atti straordinari, altrimenti si rischia di passare a propria volta dalla parte del torto e di perdere credibilità (oltre che di danneggiare la causa che stai perorando). Ora la scelta di Paola rischia di suonare più come una ripicca e un capriccio che non come un atto coraggioso… Mi dispiace, credo che si sia persa un’occasione importante per dare una visibilità seria a un problema che affligge la mia generazione e non solo… (Volutamente non sono entrata nel merito della questione perchè da esterni è impossibile capire realmente come siano andate le cose, se davvero qualcuno sia stato assunto, se davvero Paola avrebbe diritto per merito a una promozione di un qualche tipo… ho provato ad approfondire ma il suo blog per primo è scarno di informazioni utili in tal senso. Leggendo alcuni suoi articoli scientifici mi sono fatta la mia idea ma esula dalla questione).

è arrivato uno scienziato a dirci che il precariato dei giornalisti non è quello di un pizzaiolo e poi lo stesso rivela che il problema è l’ordine, e abolito quello, tutto sparirà, precariato compreso.morale dello scienziato: la colpa non è di chi ti sfrutta, è sempre di chi lavora. E infatti questo mese ho problemi a pagarer l’affitto perchè le testate fanno quello che vogliono con i pagamenti, ma lo scienziato dice che ê colpa nostra.

Anita, guarda che sono aaaaanni che faccio lo scemo. Quindi se ti sembrava clownesca la cosa di Wired non avevi visto questo lato del barbetta sottoscritto. Per il resto, io la penso così. Cosa devo fare? Pazienza. Stammi bene.

Premesso che la questione è davvero complicata e logicamente discorsi e prese di posizione sono diversi, contrastanti, lunghi e complessi e premesso che mi trovo abbastanza d´accordo col padrone di casa, vorrei solo dire che se fossi Ferruccio dopo aver letto il post di Simona qui ed averne analizzato stile e capacità compositiva mi preoccuperei parecchio….

Beh, qualunque giornale vorrebbe una giornalista scientifica che scrive che gli squali sono mammiferi e che inizia uno sciopero della sete senza sapere che potrebbe causare danni alla sua salute. Complimenti al Corriere che l’ha assunta e massimo rispetto per i precari veri: quelli che sanno davvero fare qualcosa e che purtroppo vivono in bilico su realtà lavorative indecenti.

http://archiviostorico.corriere.it/2010/giugno/29/Enigma_alle_Maldive_atollo_per_co_9_100629020.shtml

Lo scienziato lo pagano per andare in tv a dire quattro cazzate sul porno dalla Bignardi. A me no.

Io credo che bisognerebbe depurare il discorso dall’ideologia e stare un po’ di più ai fatti. Negli ultimi anni, nei ruoli di direttore, capo redattore e/o collaboratore ho lavorato per almeno cinque (piccole) riviste. A compensi di fame, cococò, e tutto quello che ben sapete. Ad oggi, quattro su cinque di quelle riviste hanno chiuso. Non si stanno godendo i proventi della differenza tra assunti e precari, ma hanno chiuso e lasciato una scia di debiti coi fornitori non indifferente. Questa è la situazione dell’editoria oggi, semplicemente non ci sono soldi per pagare contratti a tempo indeterminato se non a coloro per cui è indispensabile farlo, tipo il direttore responsabile e quelli già assunti in tempi di vacche grasse. Quindi, se mia figlia oggi mi dicesse che da grande vuole fare la giornalista io la scoraggerei, perché, stante così la situazione, la possibilità che abbia un lavoro con contratto stabilizzato è nulla. Molti di voi diranno che è così anche per altri settori. Vero, infatti è così in tutti i settori in crisi irreversibile e con conseguente ridimensionamento degli organici. Le direi di fare ingegneria, o veterinaria, di scegliere comunque un settore in espansione. L’editoria non lo è e, anche alla fine dei rivolgimenti tecnologici attuali, occuperà una frazione degli addetti di 10 o 20 anni fa. Ciò a dispetto di tutti gli scioperi della fame ed i rispettabilissimi drammi personali annessi.

1 beh bordone il pagliaccio evidentemente ti riesce bene. Oltre a scrivere su due (2) mensili di che campi? Se te ne chiude uno che fai, chiami papi?

2 Massimo, e chi ne ha 40 che fa? A parte Bordone, che vive sul pianeta dei rizzabanane, (basterebbe, che so, leggersi il sito della Fnsi per capire che succede, ma questo lo può fare uno che si informa. Mica Bordone) quello che succede ha e avrà gravi ripercussioni sul sistema e sulla qualità dell’informazione.
Ps bordone,la schiena l’hai mai piegata in fabbrica o in un ipermercato?

@dr.Ostbahn: sono rimasta basita dalle tue parole. Ho letto dei commenti dal mio punto di vista ignobili e ho risposto, così di getto; non pensavo certo di dover partecipare a un concorso stilistico o di poesie… ma tant’è! Voglio ugualmente tranquillizzarti: non sarai mai obbligato a leggere dei miei articoli, perché non sono una giornalista, né ho la presunzione di definirmi tale. Quindi, non lavoro né per Ferruccio, né per altre testate. Del resto, non capisco come tu abbia potuto pensarlo… ma forse non sai cosa fa un redattore. Devi essere davvero piccolo, se per esprimere il tuo dissenso avverti il bisogno di offendere chi non conosci. Comunque, vorrei ringraziare anche te, insieme al “padrone di casa”: almeno smetterò di chiedermi come si sia potuti giungere alla barbarie etica, sociale e culturale che stiamo vivendo. Continua pure a leggere questi “titolati” blog, perché “fa fico” vero? E continua pure a non informarti su ciò che accade nel mondo reale.

@massimo: mi pare che il tuo sia finalmente un commento centrato.

Per una volta, un lieto fine!

http://sporcacoscienza.blogspot.com/2010/11/paola-caruso-ovvero-viva-il-lieto-fine.html

Io credo che il problema debba essere inquadrato in una prospettiva più ampia. Il fatto che si reagisca a una condizione lavorativa precaria infliggendosi un’ulteriore precarizzazione fisica non rappresenta né una scelta esclusivamente personale né una forma di resistenza corporativa, quanto una forma di autolesionismo con cui una generazione congestionata sprigiona l’energia nichilista di un conflitto sociale represso: ci si rinnega per affermarsi, si implode per esplodere.
C’è una sorta di pulsione laica al sacrifico, indotta dal nostro sistema, che deve fisiologicamente trovare sfogo nelle funzioni che compartano e determinano l’identità dell’individuo in termini di utilità, produttività, capacità di consumo, ruolo/status e proporzione tra impegno profuso e gratificazione ricevuta. Se ciò non avviene, le tecniche di controllo del sé assimilate per allineare le proprie abilità a certi standard performativi ripiegano sul sé medesimo, erodendo lo spazio che dovrebbe separare l’Io pubblico da quello privato, la vita come esistenza interiore e sociale dalla vita come somma di funzioni biologiche. Fino al collasso e alla compenetrazione delle due dimensioni, per cui un non-essere esterno (perchè non permesso, non possibile o non soddisfacente per n motivi) richiama per riflesso un non-essere interno. In questa logica, è il sitema stesso che programma la macchina per uno spegnimento automatico qualora questa giri a vuoto, così che l’autosabotaggio a cui si pensa come atto di resistenza rappresenta, in realtà, l’esecuzione di un comando ultimativo.
Tutto ciò, indipendentemente dal settore o dalla posizione.

C’e’ chi ha scritto di questo molto meglio di come ho fatto io: http://www.minimaetmoralia.it/?p=3118.

E’ un argomento difficile, e a parlarne si urtano spesso troppe sensibilita’, pero’ fondamentalmente concordo con quanto detto nell’articolo. Cribbio, qualsiaisi persona che si senta sfruttata da un datore di lavoro/ committente puo’ sempre cercare un altro lavoro no?
Io saro’ anche sempre stato fortunato, ma e’ quello che ho sempre fatto, e’ l’unica volta che mi fu offerto un contratto indeterminato in italia mi sono licenziato dopo un anno perche’ avevo di meglio da fare.

La distanza siderale della mente del blogger da qualsiasi conoscenza del mondo del lavoro che vada oltre il luogo comune orecchiato qua e là, si riassume in questo passo:

“RCS non è un ministero: è una società privata”

Bravo Bordone. Nel caso che parlare di tutto e niente con la sua prosa gggiovane Le dovesse un giorno venire a noia, credo Lei abbia trovato un’area più specifica alla quale rivolgersi. Mi pare infatti titolato a diventare l’opinion maker di riferimento dei Precari&Contenti, degli amanti della vaselina, come è stato già detto – attenzione che tra poco finirà pure quella!
Ma sul precariato è già stato detto più o meno tutto negli oltre duecento commenti al post. Mi limito ad un’ultima notazione: Bordone, Lei mi ha sorpreso, devo ammetterlo. La credevo un innocuo pupazzo paramediatico, di quelli che mettono in fila le parole con leggerezza, senza possedere opinioni proprie. Innocui, insomma.
E invece si è rivelato un vero stronzo! Un guizzo al di sopra della consueta mediocrità, Le faccio i miei complimenti.

ma chi è paola caruso?
adesso assumiamo giornalisti e chiudiamo le fabbriche?
ma se faccio sciopero della fame perchè non entro nella facoltà di medicina mi faranno poi entrare? non chiudono la FIAT?

[…] avuto occasione di commentare un certo post letto su Freddy Nietzsche, blog personale di Matteo Bordone, Chi è Bordone? E’ questo qui, […]

“Paola lavora per la stampa, cioè quello che vorrebbero fare tantissimi blogger” … una ammissione non da poco! Mi confermi che tutti quei blogger con l’aria da giovani intellettuali incompresi, con barbette caprine, dediti allo sproloquio sui “new-media”, sulla nuova frontiera dell’informazione stanno solo sbavando in attesa che un qualsiasi giornale colante inchiostro vero li assuma. Aveva ragione allora il defunto Fabio Metitieri, quello che tutti catalogavano come matto, quando nel suo libro scriveva che il 98% dei bloggers sono degli ipocriti in attesa di stipendio fisso.