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lunedì 13 dicembre 2010

Vaffancouver – 3: Friday chills (terza parte)


(segue da qui)

È VENERDì SERA e sono in un pub irlandese, fuori piove come al solito e io non ci volevo venire, ma tant’è. Sono al tavolo con Lucie e i messicani, c’è la brasiliana che insegna in uno di quei corsi che si vedono quando cammini per strada, nel suo caso “cucina sana e veloce”, e c’è un giovanotto brufoloso con la kefiah tutt’intorno al collo, che tanto mi ricorda un mio compagno di classe del Liceo, famoso perché al posto del deodorante usava il borotalco. La serata va come deve andare, suona un gruppo di giovani d’altri tempi, alternando cose irlandesi a brani dei Beatles. C’è un’enorme scalinata di legnaccio che porta di sopra, dove forse c’è un festone privato, si intravedono dalle balconate molti giovani ballare. Sono li che guardo lo scalone / e sto pensando agli affari miei / quando scende una ragazza, non c’è più confusione / ma un silenzio che descrivere non saprei.. è Caroline cazzo. È Caroline che si sta appropinquando alla band, mentre passa vicino a noi le sfioro il braccio, si volta ed è finita un’altra volta. Ma perché che ero qui così felice e annoiato, perché?!

Mi saluta, si siede, mi dice incredibile cosa ci fai qui eh cosa ci faccio qui.. non lo so cosa ci faccio.. ma tu sei ancora bellissima come l’altra volta e come sempre. Mi spiega che di sopra c’è una festa del mio ex college, a cui io non posso accedere perché non lo frequento più, mentre lei sì. Dopo una serie di convenevoli risaluta e scompare nella mischia inghiottita dalla scala, io di fianco ho i francesi che si incazzano che le palle ancora gli girano, che poi è Lucie.

Per farla breve, mi sbronzo un’altra volta, non posso salire da Caroline e immagino che se la stiano trombando in sette, non cago Lucie mentre il giovanotto filopalestinese comincia a provarci spudoratamente. È francese anche lui, e basta questo per spiegare quanto sia fastidioso. A un certo punto mi alzo in preda a un delirio, ho le visioni, e compio un bel gesto, una di quelle cose che ti risolvono la serata, che non cambia niente ma cambia la prospettiva, quindi cambia tutto, quelle cose che poi le scrivi: vado dai giovani di quarant’anni che stanno strimpellando a più non posso e profittando della pausa tra un qualcosa di irlandese e un brano dei Beatles, chiedo al cantante se conosce Sweet Caroline.

Se ci ripenso ora mi viene molto da ridere, eppure è successo davvero, è successo che hanno suonato Sweet Caroline, che tutti nel pub la cantavano, e che Caroline mi avrebbe detto qualche giorno dopo che era la cosa più bella che qualcuno avesse fatto per lei. Torno soddisfatto al mio tavolo e noto il francese di Viggiù che stringe a sé Lucie. Cara… ti sei accorta… tu stai danzando insieme a luuuuui… con gli occhi chiusi, vicino a lui… cara… ma non importa… Esco dal pub e non mi ricordo come, ma torno a casa.

A 36 anni suonati ho imparato a sciare, io sono un tipo da spiaggia. Ma sono in Canada, e l’orgoglioso cittadino di Vancouver ti dirà che in primavera qui puoi andare a sciare col bus la mattina, fare un picnic allo Stanley Park coyote permettendo all’ora di pranzo, andare in spiaggia al pomeriggio e allo stadio la sera a tifare GO Canucks GO. Eviterà di precisare che a fine giornata avrai speso tipo 800 dollari. Anche perché io ho dovuto noleggiare tutto, sci casco giacca pantalone, e due ore di lezione privata con Kya, che è un ragazzo ma molto simpatico.

Dopo una giornata trascorsa sulle incantevoli Cypress Mountains, percorrendo la pista verde con i bambini che mi superano, ho azzardato la meravigliosa e panoramica pista blu che gira tutta intorno e dalla seggiovia si vede l’Oceano, i laghi, e insomma dovete venirci perché io non sono in grado di descrivere, è troppo. Si vede questo: http://cypressmountain.com/. Indossavo dei guanti del tutto inadeguati, che nel pomeriggio erano zuppi e ghiacciati insieme, sulla seggiovia li ho tolti e ho cominciato ad alitare sulle mani ormai violacee. Il signore di fianco a me mi chiede: «Amico, dove hai messo i guanti?» e io gli spiego. Allora lui estrae dei sacchettini con dentro tipo una sabbia e mi dice di stringerli forte, sono fatti apposta e dopo qualche secondo sono bollenti, me li regala. WELCOME HOME.

Io Jean Francois e Laura perdiamo l’ultimo bus, e andiamo a chiedere di chiamarci un taxi. Ma quale taxi ci dicono, andate nel parcheggio e chiedete un passaggio a qualcuno. Va bene. Noto una coppia che ha appena avviato un’automobile improbabile, tipo Simca 1000 non so, la Trabant, e chiedo. Grazie alla mia ineccepibile pronuncia, subito il tipo mi identifica: «Sei italiano? Io sono di Forlì, e lei è di Brescia!». Lui fa il cameraman e lei studia qualcosa di artistico, sono troppo forti e ci danno uno strappo fino a pochi passi da casa mia. A precisa domanda, rispondono: «No, non vogliamo tornare a casa per Natale, figurati».

Sorseggio del Pinot nero canadese, prima di rincasare, assieme a Jean Francois, che è belga, quindi simpatico, timido con gli sconosciuti, ma poi dopo un bicchiere fa scompisciare. Il Pinot nero va sempre bene, sempre. Se sei con una ragazza, puoi dirle che preferisci il Pinotage del Sudafrica, tanto per fare impressione. Potrebbe funzionare.

Camminando verso East Pender Street ascolto un brando di George Harrison, e sono colto alla sprovvista da una strana sensazione: sono felice.

Caro Babbo Natale, come tu sai questo sarà il primo Natale che vivrò lontano da casa e lontano dai miei Cari. Ti chiedo quindi, gentilmente, di inviarmi molti doni, oppure dei contanti, affinché io non venga colto da malinconia e desiderio di gettarmi nudo in English Bay. Inoltre, per quest’anno, al posto del solito cofanetto di Mina , desidero la strenna più trendy, la biografia di Matteo Bordone, che ha il suo paio di occhiali in copertina, la vorrei autografata con dedica grazie. Attualmente come forse sai vivo a Vancouver, in East Pender Street 1763, appartamento 109 zip V5L 1W5. Quest’anno sono stato buono, non sono neanche andato con le prostitute.

Ed ora la buona notizia: Michael Douglas è guarito, così scrive questa settimana il tremendo Enquirer dopo averlo dato per spacciato il mese scorso. Gekko, un consiglio: continua a ravanarti.

(fine)


Walli… Un mio amico di Varese ora abita qui http://maps.google.com/maps?ll=23.05,-109.7&spn=0.01,0.01&q=23.05,-109.7 dopo aver mollato il canada, e ci ha aperto anche un ristorante… digli che ti mando io…

bravo Matteo…

Ti seguo e ti apprezzo molto volentieri…continua così.

:-) però il finale l’hai tirato un po’ via

la cosa più bella è la citazione di Bruno Lauzi

io direi doppia citazione di paolo conte…

Uhm scrivi (ancora?) un po’ troppo da principiante. Quel “…è Caroline cazzo!”, da solo, farebbe rimettere il racconto tra gli scaffali.