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venerdì 14 gennaio 2011

Il trucco del popolo — 2: Radical Chic


(continua da qui)

Cominciamo con l’analisi dei termini che vengono utilizzati per descrivere degli interlocutori di cui, a quanto pare, dispiace la natura più delle posizioni. Natura apparente, inesistente, fuffa, come dicevo.

Radical chic. Un’espressione talmente rotonda che gira in bocca come una ciliegia al maraschino, chiude come lo sputo del nocciolo, tra francese e inglese, scherzo e fucilata. Non serve la conoscenza della lingua; basta il suono per avere un’idea di perculo gustoso. Serve invece un po’ di conoscenza della lingua per capire a chi sia effettivamente indirizzato lo sberleffo, come funzioni, da dove venga qualcosa di così preciso e irresistibile.

Il dizionario Oxford dice così:

radical chic

noun

the fashionable affectation of radical left-wing views : [as adj. ] completely immersedhimself in the subculture of radical chic liberals.• the dress, lifestyle, or people associated with this.

ORIGIN 1970: coined by U.S. writer Tom Wolfe.

Vi chiedo per prima cosa di soffermarvi sulla seconda riga.

noun

Radical chic è un sostantivo. Non è un aggettivo. Certo, si può usare come aggettivo, soprattutto visto che in inglese quella funzione è, come dire, automatica, ma insomma non è come stronzo. Stronzo è un sostantivo, ma si usa come aggettivo, tanto che uno può essere “stronzo” o “uno stronzo”. Radical chic no. In inglese non si può essere “a radical chic”. Perché? Perché chic in questo caso è sostantivo, e sta per sciccheria, eleganza, raffinatezza, ovvero un concetto astratto. A esso si aggiunge un aggettivo, radical, che sta per radicale. Starebbe per radicale, anzi, ma a causa di Pannella e Bonino (sempre in mezzo ai maroni) la parola non si può usare in quel senso. Inutile fare finta che non sia così. E allora tocca scartarlo. Tocca dire rivoluzionario, più che estremista. L’espressione è molto difficile da tradurre, comunque. Ci si prova con una serie di espressioni alternative plausibili, e libere anzichenò. Sciccheria della rivoluzione. Sciccheria rivoluzionaria. Mondanità della rivoluzione. Rivoluzione in frac. Rivoluzione in lungo. Rivoluzione in smoking. Gran galà della rivoluzione. Gran ballo delle molotov.

Se si traduce radical chic con espressioni come “rivoluzionari da salotto”, “compagni in smoking” eccetera, si sbaglia. Perché? Perché il sostantivo in inglese va dopo l’attributo. Quindi, esattamente come “passive aggressive” si traduce “aggressivo passivo”, e non “passivo aggressivo”, come sento dire spesso  — «Sì, prendimi da dietro, basstardo, che poi ti spacco la faccia!» — con un certo gusto, nello stesso modo radical chic non è un radical che è chic, è elegante, caspita, col cashmere e le scarpe di cavallino, ah però, il signorino, non si fa mancare niente. No, cari amici. È eleganza, esclusività, sciccheria legata all’estremismo, alla rivoluzione, alle molotov eccetera. Vedete un po’ voi quanto tirare di qua o di là. Ma non invertite l’ordine degli addendi perché, non ci crederete, il risultato cambia.

Torniamo all’Oxford Dictionary.

the fashionable affectation of radical left-wing views

l’affettazione mondana di posizioni di estrema sinistra

O qualcosa del genere.

Ora andiamo in fondo.

ORIGIN 1970: coined by U.S. writer Tom Wolfe.

Sua enormità Tom Wolfe nel 1970 scrive un articolo per il New York Magazine, intitolato Radical Chic. Racconta di una festa organizzata da Leonard Bernstein per raccogliere fondi per le Pantere Nere. In particolare, racconta l’eccitazione palpabile nella New York ricca, elegante e impegnata derivante dalla presenza di rivoluzionari in carne e ossa alle feste. In certi giri, avere fisicamente un rivoluzionario in salotto era fonte di un gasamento sommo. Descrive il corto circuito tra queste persone del mondo dei ricchi e dei colti, artisti osannati in girocollo eccetera, e l’ammirazione per le cattive e fighissime Pantere Nere; la portabilità di certe idee quando non si rischia niente; la facilità con cui le classi sociali potessero in alcuni casi fare ammuina, scambiarsi di posto, trovare assurdi vasi comunicanti per i propri scopri reciproci: sostegno economico e culturale da una parte, allure violenta, autentica, popolare e democratica dall’altra.

Di questo parla Tom Wolfe. A questo si riferisce l’espressione. (Il libro è stato pubblicato in Italia da Castelvecchi prima, poi altrove non so.)

Ora. Le espressioni strascinate come le cime di rapa sono tipiche di chi fa il furbo o scrive molto male. Quindi radical chic va detto a chi è straricco, mondano, e abbraccia idee rivoluzionarie di estrema sinistra dal salotto di casa. Se si piega il sinificato verso il centro, si arriva a stabilire una serie di concetti assurdi, senza un che di logico o sostanziale, che finiscono coll’essere solo molto reazionari, oltre che fuori bersaglio: chi è rivoluzionario deve essere uno straccione per forza; chiunque abbia i soldi è partecipe della mondanità; chi ha i soldi deve essere di destra per coerenza; qualunque pensiero di sinistra è estremista e rivoluzionario. Tutto questo, come è evidente a tutti, è falso. È pieno di gente a sinistra che non ha nessuna idea da estremista o rivoluzionario, e ce ne sono anche che si rigirano nel conservatorismo più polveroso; ci sono ricchi che non fanno alcuna vita mondana; ci sono mondani poi non così ricchi; ci sono mondani destri, sinistri, senza schieramento. Insomma, basta così.

Chi subisce il fascino del radical chic (ripeto che è un concetto, non una persona), finge un afflato nei confronti di una classe sociale molto inferiore alla propria. Si finge in una certa misura proletario. Eppure l’espressione viene vissuta da tutti come elemento imprescindibile di un’ambata vincente, quasi sinonimo del suo compare, un termine che però risulta essere il suo contrario: snob.

(continua)


Caro Matteo,
certamente il termine snob identifica propriamente «chi ostenta raffinatezza, cercando di assumere atteggiamenti attribuiti a classi sociali più elevate o seguendo mode nuove ed eccentriche, con l’intenzione di distinguersi dai più» – De Agostini on-line – e dunque, in questo senso, l’esatto opposto di quello che tu hai ricostruito essere il significato dell’espressione radical chic.
Per il puro gusto di discutere e polemizzare mi preme rilevare, però, che, inevitabilmente, le apparenti contraddizioni tra i due modi di dire vengono ad annullarsi nel momento in cui essere radical chic diviene atteggiamento così diffuso tra le classi “più elevate” che chi voglia essere snob, e dunque imitare gli usi di queste ultime, si vede costretto a sua volta ad essere radical chic.
Se tutti i ricchi sono radical chic, e io voglio sembrare ricco, devo, pure io, atteggiarmi a radical chic. Ecco che essere radical chic diviene un atteggiamento snob.
Che ne pensi?

I tedeschi, che son sempre un gran popolo, usano un espressione molto più bella di radical chic. Toskana-fraktion.

In Francia, un’espressione simile è “Gauche Caviar”, cioè la sinistra al caviale. A Parigi soprattutto, essi pullulano.

GP

in rep ceca (dove vivo perche’ snobbo l’italia e gli italiani fighetti) c’è stata la velvet revolution – rivoluzione di velluto.
Una rivoluzione che non è stata di sinistra, ma bensi’ contro l’ideologia comunista, tanto cara ai western (eu) radical chic.

a gazzada si dice l è cum il fio dul sindac

Se dico Giangiacomo Feltrinelli, ho capito il concetto?

Insomma Matteo, tu sei bravo e scrivi bene. Però tutto sto pippone! perfino la lezioncina inglese! Il tuo livello di accanimento sulla questione è troppo alto.. La lingua batte dove il dente duole, non c’è niente da fare.

E Osama Bin Laden? Insomma, é un miliardario che si circonda di guerriglieri. Io credo che al netto di questi estenuanti sofismi etimologici, il concetto di radical chic (nella sua accezione popolare, ingenua, folkloristica) esprima la contraddizione tra condizione (e prassi) economica e discorso politico sterile: ora questa contraddizione é caratteristica della borghesia prima che dei miliardari. Il “miliardario in cachemire che mangia caviale” é la figura mitologica, caricaturale, del consumatore ribelle che agita i valori di sinistra per i propri fini predatori: tu smonti la metafora, con un’arguzia forse superflua, e ignori quello che indica.

Hai un pubblico di livello troppo alto ormai. E’ indomabile e si sta rivoltando contro di te. Ritirati a vita privata finchè sei in tempo.

“Sarebbe imperdonabile giustiziarmi sul portone”…il bombarolo è la cosa che mi viene in mente sempre quando sento il nome di Giangiacomo Feltrinelli. Che come esempio di radical chic secondo me è ottimo. Tranne per il fatto che lui ci ha lasciato la vita, mentre gli altri radical chic che mi vengono in mente no. Oddio, forse Carla Bruni morirà di botulino, ma non è la stessa cosa

Invece Barbara Berlusconi è una dilettante, nella gara dei radical chic: quando dice che insomma la Carfagna cosa vuole, dai telegatti alla poltrona di ministro e si lamenta pure, sembra solo un attacco di una figlia di papà ad una figlia di Papi

ancora su radical chic: stando alla definizione che e’ stata riportata significa: essere di sinistra perche’ e’ di moda, fa figo, fa chic. In questo senso ha ragione d’essere usato come aggettivo. Inoltre l’inglese e’ lingua mobile e mutevole, come ben lei sa…

Non sono molto d’accordo. Quando un’espressione viene mutuata da un’altra lingua è normale che sia poi influenzata dal nuovo contesto culturale, che può sfumarne o anche cambiarne di molto il significato. “Passive aggressive” è “passivo-aggressivo” o “passivo-aggressiva”, in riferimento ad un comportamento o ad una personalità. L’affinità che nella nostra lingua hanno ormai i termini “snob” e “radical chic” non mi pare un errore ma una chiave diversa e per nulla campata in aria, visto che l’ipocrisia intrinseca di un comportamento radical chic può benissimo contemplare anche il disprezzo (da snob) verso quei gruppi di persone incapaci di apprezzare determinate espressioni culturali.

veramente qui a londra io non ho mai sentito dire radical chic, dicono champagne socialist (che mi pare proprio uguale al gauche caviar francese citato sopra), forse radical chic esiteva ma e’ caduto in disuso?

Dieci anni fa qui a Londra dicevano cosi… http://www.guardian.co.uk/theobserver/2000/may/28/focus.news1

NO! Olivetti NO! il trattino no! NO! NO! non è che è un po’ l’uno e un po’ l’altro, non sono deciso e via. Hai presente il corso universitario di Fisica matematica? Il trattino non c’è, chi ce lo mette va bocciato. “matematica” è l’aggettivo di “Fisica”, non è che uno fa un po’ fisica, un po’ matematica insomma un guazzabuglio. Nello stesso modo “passivo” è l’aggettivo di aggressivo”.

BoBo si dice (spessissimo) qui a Parigi, ma a differenza di Radical Chic é quasi una definizione sociologica, in cui si cade per via del quartiere in cui si vive e dell’abbigliamento più che per le idee politiche. Inoltre se “radical chic” vale come critica “da destra”, “bobo” é più spesso usato “da sinistra”. Matteo Bordone sarebbe senza dubbio BoBo, ma non Radical Chic.

Du, non prendertela con me ma con la letteratura psicologica, che il trattino ce lo mette.

sì, va bene il sostantivo, ma anche l’espressione “as adj(ective)” tra parentesi non è per bellezza, eh….

@pedro: tu, invece, hai bisogno di una rivoluzione grammaticale: “ma bensí” é uno di quegli errori madornali che, ai miei tempi, poteva costarti la promozione.

@tutti: non ho capito il senso della discussione. forse é un modo per permettere a voi radical chic di passare il tempo tra uno sbadiglio e l´altro.
@tutti bis: negli anni venti c´erano tanti radical chic di sinistra che se la spassavano a ponza, ventotene e ustica, per chi non lo sapesse.

Il Martini e’ radical chic.?

A proposito di analisi dei termini, quando hai scritto “Le espressioni strascinate come le cime di rapa …” forse commetti un errore, visto che esistono le strascinate (un tipo di pasta simile alle orecchiette ma più allungate) con le cime di rapa. A meno che non ti riferissi ad una ricetta che ho appena scoperto esistere grazie a google, cioè le rape strascinate. So’ dubbi seri, eh.

Bello, questo fatto degli opposti//

Radical chic, adesso che ci hai imparato lo tradurrei “sciccheria garibaldina”,

Poi c’è anche la radica chic, per fare le pipe di lusso

Esc : Però Bordone non me la vedo come Bobo ( che poi sarebbe Borghesi Boheme )…

Per quanto ho capito io il Radical Chic sarebbe un comunista meglio vestito. Il comunista, a sua volta, sarebbe un tizio di sinistra. I tizi di sinistra sarebbero quelli che hanno delle idee di una destra moderata. La destra poi sarebbe…boh.

Comunque, colgo l’occasione per denunciare con forza la nascità del retro-snob, che è un snob convertito per il quale tutto assume importanza.

si, ok, hai ragione a risciacquare i panni inglesi nel tamigi. Pero’: as adj…. the dress, lifestyle, or people associated with this.

Matteo, per i pallosini come te questo è il sito giusto. Usalo con continenza.

http://ngrams.googlelabs.com/graph?content=radical+chic%2C+champagne+socialist&year_start=1800&year_end=2000&corpus=0&smoothing=3

Più leggo i commenti, più mi convinco che in ogni caso questo blog è “spassosissimo”! Ed era da quando avevo 11 anni che non usavo l’aggettivo “spassosissimo”!

Anna

P.S.: @La Bionda: mi piace molto il tuo blog, non si possono fare commenti?

Vediamo…nomina sunt consequentia rerum. O fa troppo U.Eco e Adso da Melk? Le definizioni dei concetti possono cambiare, ma la sostanza resta quella? In altre parole, un comunista miliardario, o meglio, un miliardario che si atteggia a comunista resta sempre un insopportabile figuro, anche se cambiano le parole con cui lo si definisce?
@ Anna: grazie! A giorni aggiungerò la possibilità di fare commenti. Verrò a trovarti nel tuo interessante blog, per ora.

@rockmeamadeus: grazie dell’appunto.
Non nego di essere ignorante e di essere stato bocciato più volte (spero di avere ancora diritto a commentare).
Comunque l’accademia della crusca mi assolve:

http://www.accademiadellacrusca.it/faq/faq_risp.php?id=4290&ctg_id=93

mi SCUSO infinitamente per l’OT

Tradotto liberamente “Sinistra al caviale”.

Scusa eh, ma secondo me ti dicono tutte queste cose perchè fai sempre quella faccia “…ma questi che stanno addì??”

Ma quando posti la prossima puntata? Era una discurssione interessante, non lasciarla a metà!