sabato 12 marzo 2011
Una questione di umanità
Sono anni che lo ripeto e randello le balle a tutti, e in questi giorni la cosa è tristemente evidente: i giornalisti italiani non sono in grado di parlare di Giappone. Il Giappone è un arcipalego grande, composto da quasi 7000 isole, abitato da 127 milioni di persone. Il fatto che una generazione sia cresciuta a cartoni giapponesi, che da piccoli abbiamo scoperto il sumo, che a Cologno Monzese abbiano girato Kiss Me Licia non è sufficiente a chiudere il fascicolo Giappone e credersi edotti sull’argomento. Invece molti giornalisti italiani non sanno che quello, e con quello vogliono raccontare il paese.
Sono diversi da noi, e noi siamo diversi da loro, ma i giapponesi restano persone. Soffrono, amano, si incazzano, manifestano, dicono stronzate, ciulano e muoiono. Persone.
Normalmente il Giappone viene raccontato così, a cazzo di cane, per fare del colore stupido. E già ci si infuria, se si ha un’idea di questo meccanismo. L’ultima volta è stata appena tre giorni fa, quando Renata Pisu su Repubblica ha raccontato della decisione da parte della JR, società ferroviaria più grande del mondo, di adottare sedili anti svacco nelle linee urbane di Tokyo. Fosse successo a São Paulo nessuno avrebbe pensato di farci una pagina; è successo a Tokyo, e allora vai di citazioni del Generale MacArthur (roba anni Quaranta) e descrizione dei giapponesi come dei ragazzini sciocchi. Foto: un uomo che spinge i pendolari in un vagone strapieno della metropolitana. Quello, le mascherine, il sumo, le mutande in vendita, i samurai e i manga fanno parte di un corpus di luoghi comuni dai quali la stampa italiana non riesce a discostarsi. E dire che Tokyo è a una decina di ore d’aereo. Uno va, e se ne accorge che non è così, che c’è altro.
La cosa peggiore però non sono questi tic. La cosa peggiore è quando questa reiterazione di una manciata di temi stupidi e marginali è sufficiente per esprimere giudizi profondi sulle persone. E si arriva al titolo di oggi del Corriere «Quella calma “disumana” del popolo dei manga forgiato dalla tradizione» che si permette di giudicare il dolore con disumanità, scavalcando un articolo di Alessandro Gerevini che, pur senza sostenere quello che il titolista butta là tra virgolette, non riesce a non usare tutti i luoghi comuni sul popolo giapponese. Questa idea per cui i giapponesi sono veramente tutt’uno, un blocco umano indistinto e omogeneo, di cui si può avere un’impressione generale che ricade poi su ogni componente. E questa impressione è, ovviamente, quella di un blocco indistinto e disumanizzato, come sono quelli di cui non sei capace di vedere l’umanità.
Pio D’Emilia, giornalista italiano in Giappone da decenni, in collegamento con Sky non può fare a meno di dirsi sconcertato dal fatto che non sia partito un volontariato spontaneo d’emergenza di quelli che da noi sarebbero già in moto da diverse ore. Ma Pio D’Emilia è lì. Non sono d’accordo con lui, credo che si possa anche smettere di fare giornalismo comparativo, ma almeno la sua opinione, per quanto diversa dalla mia, è frutto di esperienza.
Nelle redazioni c’è solo la banale ripetizione di storie di manga e sumo, di sushi e disciplina. E le ricadute di oggi mi fanno pensare che non ci sia niente da fare, se non aspettare che andiate in pensione tutti, capre senza umiltà. Perché se non vi fermano nemmeno migliaia di morti, nemmeno queste foto, io veramente non so cosa vi possa fermare .
grazie matteo, davvero. sono senza parole da ieri e mi chiedo a bocca aperta come si possa parlare con questa leggerezza di un mondo che si ignora totalmente. manca completamente la pura e semplice umiltà dell’ignoranza.
scritto da mjk sabato.12.03.11 18:14
Parole sante!!! Bravo Bordone. Non se ne può più di tutta questa ignoranza sul Giappone.
scritto da Zazie sabato.12.03.11 18:35
[...] Bordone, oggi, in questo post.) [...]
scritto da Grandi Speranze - grazie matteo sabato.12.03.11 18:46
Matteo, ineccepibile, però è un discorso che, al di là delle circostanze che ti toccano direttamente perché ti sono particolarmente familiari, potrebbe essere facilmente esteso a mille altri argomenti trattati da Media e giornalisti spesso in modo del tutto analogo, soprattutto – ma non solo – in tema di Paesi ed usi e costumi delle popolazioni. Metaforicamente, si fosse parlato di San Paolo sarebbe stata tirata in ballo l’”allegria” brasiliana, per dire. Provo il tuo medesimo sconcerto, ad esempio, quando si parla di Asia centrale, ma potrei anche cambiare totalmente ambito, restando all’interno di altri argomenti che sono familiari a me, ad esempio con il modo in cui si parla di montagna ed alpinismo (sempre peraltro in termini di incidenti, disastri, valanghe, eccetera), e ancora annegherei nella cattiva informazione, nei luoghi comuni, nell’ignoranza totale, spesso, di chi scrive.
Non è tanto l’idea che i giapponesi siano un tutt’uno: è piuttosto quell’idea generalizzata, che viene venduta, ma che nasce ancor prima nel pensiero comune di chi quelle idee le compra e le legge, che tutti “gli altri” lo siano, divisibili in monoblocchi. I giapponesi, i cinesi, i russi, gli arabi, gli africani (un intero continente). Per cui una qualunque notizia, curiosa o drammatica che sia, proveniente da un mondo e da una cultura distanti, è con buona probabilità interpretata prima, tradotta poi, in una forma adattabile al luogo comune imperante sul contesto d’origine, che fra l’altro è facilmente spendibile con il (purtroppo) tipico lettore medio.
Non è che i giornalisti non siano in grado di parlare di Giappone: è che molto spesso chi scrive di un argomento non è in grado di parlarne. Accade per il Giappone, accade per il Brasile e per l’India, accade per l’informatica e per l’alpinismo.
Discorso un po’ buttato lì, ma giusto per dare lo spunto su un tema che è caro anche a me, Giappone compreso.
scritto da Carlo sabato.12.03.11 18:46
Il problema è che i giornalisti italiani di estero non sanno un accidenti di niente. Vorrei ricordare le fosse comuni scavate sulla spiaggia in Libia, che non solo non erano fosse comuni ma erano scavate in un cimitero. Perché, guarda un po’, i cimiteri nei paesi musulmani sono anche sulla spiaggia. Insomma, anche su tutto quello che sta accadendo in Nord Africa c’è un’ignoranza spaventosa e una quantità di luoghi comuni sparsi con noncuranza.
scritto da claudia sabato.12.03.11 19:02
Ecco, non avevo visto che Carlo aveva risposto prima di me e meglio di me…
scritto da claudia sabato.12.03.11 19:10
Sono appena adesso reduce dal Tg3, ho avuto l’impressione di un passo avanti, ma sono troppo poco informato per essere sicuro.
scritto da WIlson sabato.12.03.11 19:48
Caro matteo, a questo punto credo tu sappia quanto mi piace frequentare questo luogo, seguire quello che scrivi e il tuo punto di vista sempre originale,, però penso che in questo momento tu stia davvero sbagliando. va bene, tutti i giornalisti saranno capre senza umiltà, ma il tuo diventa un belato simile al loro, le tue parole distruggono senza costruire nulla. Noi, coi nostri commenti, alimentiamo la nostra e tua indignazione, ma non andiamo da nessuna parte. Perché non ci parli tu di questo popolo che conosci così bene, invece che sommare desolazione alla desolazione, disprezzo alla rabbia. Perché non ci spieghi come vorresti che si parlasse di cultura oggi, invece che inorgoglirti con i tuoi elenchi “ve l’avevo detto”. Fanno tutti schifo fa tutto schifo, anche il mio post, sicuramente, ma cosa viene dopo?
scritto da Gnu sabato.12.03.11 20:35
Non c’è solo l’ignoranza, c’è anche un fondo di malcelato disprezzo. Che è sempre lo stesso di ogni articolo sul Giappone.
scritto da Kitty sabato.12.03.11 20:51
Gnu sei uno stupidino, perchè Bordone non ha l’opportunità di scrivere su Repubblica proprio perchè sti vecchi occupano i posti da 40 anni!
scritto da Emanuele sabato.12.03.11 21:19
Effettivamente m’è sempre sembrato che nel parlare degli asiatici in generale si faccia uso e abuso di stereotipi quasi senza remore, della serie “nessuno si lamenta quindi sfoghiamoci con loro, che si può”.
scritto da H2O2 sabato.12.03.11 21:27
Per me i giapponesi sono come i sardi.
scritto da Donato80 sabato.12.03.11 23:42
No, ma se siamo a questo, che chi non fa non critica, siamo messi male. E non è nemmeno che io devo parlare di Giappone e i vecchi cattivi me lo impediscono. È semplicemente che questa roba non si fa così. Anche Allevi fa schifo, per dire.
scritto da Matteo Bordone sabato.12.03.11 23:47
Su Rai1 una “giornalista” considera che si al sisma il Giappone ha retto, ma non c’è stata altrettanta efficienza nella prevenzione dello Tsunami che ha fatto gran parte dei danni.
Anche lei ha dimostrato di essere una povera imbecille.
Facciamo 2 conticini.
Epicentro a 130 km dalla costa.
Velocità propagazione onda da 400 a 700 km/h.
Tempo di propagazione da 9 a 19 minuti.
Difficile anche per i più fenomenali evacuare dalle coste decine di milioni di persone.
scritto da giovannim domenica.13.03.11 00:22
Su Repubblica a margine dell’immancabile disegnino che spiega come si manifesta uno tsunami, viene citato uno dei termini chiave presi dall’inglese : RUN UP che in soldoni sarebbe la massima elevazione che l’onda raggiunge arrivata alla costa.
Il fenomeno che ha redatto ha però scritto “RUNAP”.
Cioè tutto attaccato e scritto come si pronuncerebbe a NIUIORC.
Per di più con delle immotivate virgolette a sugellare il buio in cui si trovava la mente dello scrivente.
scritto da giovannim domenica.13.03.11 00:32
Del resto si sa che i giapponesi sono un popolo di manga e sumo, come gli italiani sono mafiosi, i tedeschi mangiano patate e i francesi sono stilisti o parrucchieri, e comunque froci.
scritto da robbbberto domenica.13.03.11 00:51
“Fosse successo a São Paulo nessuno…”
No no, secondo me ti sbagli. Il Brasile è carnevale e saudade, mulatte infoiate e calciatori. Il messicani sono dediti a siesta e cibo piccante. I finlandesi sauna e telefonini. E via così. Il giornalismo italiano vede il mondo attraverso il vago ricordo del riassunto del sussidiario.
scritto da cla domenica.13.03.11 00:55
Hai ragione Matteo! Amo il Giappone come se fosse una seconda patria. Vorrei che questi giornalisti ignoranti, una volta tanto, scrivessero a caratteri cubitali che gli italiani sono tutti coglioni. Superficialità per superficialità…
scritto da Enrico domenica.13.03.11 01:24
E comunque, Allevi fa veramente schifo
scritto da Enrico domenica.13.03.11 01:26
Ai giornalisti italiani non interessa dare informazioni ma scrivere un articolo, conquistarsi il loro pezzetto di gloria in una pagina a caso di un importante quotidiano… ed i giapponesi possono anche “andare a quel paese”.
scritto da RedCherryJam domenica.13.03.11 01:39
[...] ora dal blog di Matteo la questione dell’assenza di volontariato spontaneo [...]
scritto da Post impopolare « PESCeRISO domenica.13.03.11 03:30
Allevi non si lava
scritto da Donato80 domenica.13.03.11 08:05
A me fa schifo anche Mario Biondi e i libri di Fabio Volo o forse, meglio, il fatto che volo scriva dei libri e qualcuno li legga, perché i suoi libri non sono in grado di giudicarli, e, mi spiace per i giapponesi, ne ho conosciuti una decina e sono tutti diversi, giuro
scritto da Niki List domenica.13.03.11 08:36
@Donato80: prego puoi spiegare il tuo paragone? Perché sono sarda, amo la cultura giapponese e non ho colto il senso della tua dichiarazione …Ringrazio in anticipo
scritto da DanielaS domenica.13.03.11 09:29
… dimenticavo: Allevi è un abominio.
scritto da DanielaS domenica.13.03.11 09:30
A proposito di quel coglioncino di allevi..poco originale…ieri ho visto l ultimo lavoro di Akira Kosemura..straordinario come sempre…sta bene ma son seriamente preoccupati per le radiazioni..anch io amo questo popolo e sopporto poco gli italiani diffidenti e deridenti..per un nulla..per le loro stesse maschere…vi lascio con la musica d Akira, spero gradiate…
http://www.youtube.com/watch?v=8TZGwfYPgCE&feature=player_embedded#at=11
scritto da Irma domenica.13.03.11 11:17
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-21e5778f-7436-4b3d-bd4d-15b0e39035d9.html
Secondo me questo è sopra la media, ma sono troppo ignorante per esserne sicuro: voi che ne pensate?
scritto da WIlson domenica.13.03.11 11:26
Purtroppo i giornalisti italiani non conoscono nulla di qualsiasi paese estero.
Per dire, tra le foto della catastrofe giapponese, su Repubblica, avevano infilato (credo per fare numero) una foto di un terremoto avvenuto in Cina..
tanto hanno tutti gli occhi a mandorla, no?
La cosa che mi lascia sconcertata è come possano pensare di infinocchiare i lettori all’inizio del XXI secolo. Voglio dire, quante persone oggi possono distinguere, cosa banalissima, dei caratteri cinesi dalle varie forme di scrittura giapponese ? (parlo di questo aspetto perché nella foto di Repubblica c’erano delle scritte del governo cinese ; ma evidentemente per i giornalisti, dal momento che si tratta di metodo di scrittura diverso dal nostro, va bene)
E se lo fanno senza cognizione di causa, forse è ancora peggio.
scritto da Manu domenica.13.03.11 11:39
Forse è molto più “disumano” il titolista del Corriere
scritto da Anna domenica.13.03.11 11:45
Bravi. Vi faccio tanti complimenti.
scritto da Gnu domenica.13.03.11 14:30
un inchino e un grazie, grandi e sagge parole..
scritto da simona bazzi domenica.13.03.11 14:33
@ danielas. E’ semplice: i giapponesi sono come i sardi in quanto migliori dei donato80. Credo intendesse questo, no?
scritto da luiza domenica.13.03.11 14:36
Bhe prima il titolo era leggermente diverso, avevano messo prima “irreale” invece che disumano
scritto da uno di passaggio domenica.13.03.11 14:42
[...] delle 14:56:Ho trovato questo blog, che parla del mio stesso argomento in questo post, in maniera più accurata (oltre ad avere gente che non ha paura a [...]
scritto da Ma che titolo infelice. « Piedofilia: Blog L'interno dell'agnello domenica.13.03.11 15:00
Eliminare gli albi?
scritto da rr domenica.13.03.11 16:10
Basterebbe smettere. Da molto tempo sappiamo che per informarci sugli altri paesi e sul nostro dobbiamo leggere i giornali stranieri. E’ una situazione che dura da molto tempo, non cambia adesso nemmeno di fronte a questa catastrofe e non cambierà. Chi conosce il Giappone, ci ha vissuto o ci vive dà se vuole il suo contributo, noi che non sappiamo niente a testa bassa ascoltiamo, preghiamo e stiamo un po’ in silenzio.
scritto da aspirine domenica.13.03.11 16:24
In effetti mi chiedo sempre quanto sappiamo del Giappone e più in piccolo quanto ne sappia io, come altric credo comunque influenzato dal giornalismo che citavi, visto che – al momento – posso averne solo una versione di riporto. Non essendoci mai stato in Giappone. Ma a volte sorge davvero l’impressione che raccontiamo il Sol Levante come fossimo influenzati dai manga e non dalle “persone” che ci vivono. Probabilmente scontano quella cultura così nazionalista, all’apparenza (non so quanto profondamente) così “giapponese” e isolata.
scritto da Noodles domenica.13.03.11 16:32
@ Luiza: ahh … ecco mi pareva … avevo capito la stessa cosa
)
scritto da DanielaS domenica.13.03.11 16:49
questione di testa. questione di coglioni. siam sempre lì, dioccaro!
scritto da Raffaella Negrini domenica.13.03.11 16:56
la mia impressione è che alla spaventosa ignoranza si aggiunga una schadenfreude esibita senza vergogna. La stessa cosa avviene con gli Usa.
scritto da harry palmer domenica.13.03.11 17:20
Il titolo del Corriere è stato a dir poco infelice, e secondo me il direttore De Bortoli dovrebbe scrivere un paio di righe di scuse.
Per quanto riguarda la qualità dei nostri giornalisti quando trattano di esteri si, c’è una certa sguaiatezza nostrana in certi giudizi. Mi pare però che un po’ in tutto il mondo si tenda a descrivere e giudicare i popoli in base a sommarie generalizzazioni e stereotipi
scritto da Stefano B. domenica.13.03.11 18:26
mannaggiattè e mannaggiammè. ti avessi letto prima, mi evitavo di scrivere quasi le stesse cose sul Post, oggi.
E comunque son daccordo – e la tua irritazione è anche piùmeglio.
bye
scritto da matteos domenica.13.03.11 19:32
[...] post è stato scritto da Matteo Bordone e sono completamente d’accordo con lui. Io mi sono accorto una decina d’anni fa in modo [...]
scritto da Una questione di umanità | Buraku domenica.13.03.11 20:47
Che i giornalisti, almeno quelli italiani, siano in gran parte dei narcisisti e dei superficiali, è un dato oggettivo, riscontrabile quotidianamente dalla lettura dei giornali o dall’ascolto dei TG.
Detto questo, è notorio che Renata Pisu sia, da mezzo secolo, un autorevole sinologa con cattedre in Italia e in Cina e per anni ha pure vissuto in Giappone, quindi citarla come quella che non sa un cazzo quando parla di Oriente mi sembra un approccio da giornalista italiano.
scritto da Ottavio domenica.13.03.11 20:52
Calmi…calmi…. I giapponesi sono sconosciuti come i sardi…
scritto da Donato80 lunedì.14.03.11 00:18
Ma Bordone in Giappone c’è stato? E per quanti anni? Tanto per. In ogni caso il pezzo del Corriere incriminato può essere stato “intitolato” da una persona diversa dall’autore vero e proprio (scandaloso, lo so, ma è una pratica comune).
scritto da Fulgenzio lunedì.14.03.11 00:18
Quanta arroganza
scritto da Massimo lunedì.14.03.11 01:43
A me pare che il primo a non sapere di cosa stia parlando sia Bordone. Ha vissuto in Giappone? Ne ha studiato la cultura? Sa chi sono Pisu e Gerevini?
scritto da Dan lunedì.14.03.11 07:40
@ Ottavio : non per fare polemica ma una sinologa non è una persona che si occupa di Giappone ma di Cina, due culture, civiltà e modi di vivere DIVERSI. La Cina non è il Giappone ! è come se consultassero uno specialista di cultura e civiltà francese o tedesca per chiedere come sono gli italiani..
Perché non si chiede avviso sulla reazione dei giapponesi a qualche illustre professore di giapponese ?
scritto da Manu lunedì.14.03.11 08:03
@ Donato80: un bacio e le mie scuse per essere stata permalosa e impulsiva (alcune caratteristiche tipiche di noi sardi.
scritto da DanielaS lunedì.14.03.11 09:17
Ciao,
Mi chiamo Michele scrivo da Collesalvetti in provincia di Livorno, ho scoperto per caso questo Blog.
Ho letto quell’articolo del corriere della sera:
“Quella calma “disumana” del popolo dei manga forgiato dalla tradizione» che si permette di giudicare il dolore con disumanità”
A me di quell’articolo mi ha colpito la descrizione dei Giapponesi come un popolo disciplinato, e mi è venuto naturale esclamare “se anche noi fossimo così (forse saremo un paese migliore)”
Saluti.
scritto da M. Reccanello lunedì.14.03.11 09:43
Salve Daniela
condivido la permalosità.
E la attribuisco a secoli di travisamenti, in buona e mala fede.
E’ in buona fede chi ignora la vera Sardegna perché nei manuali di storia italiana (quelli che tutti abbiamo utilizzato a scuola) non c’è.
La nostra storia è stata scritta da altri, dai vincitori.
La nostra storia è altrove.
E’ in mala fede chi (come i viaggiatori dell”800 che inventavano l’isola selvaggia) viene in Sardegna e, sfruttando l’innata ospitalità della nostra gente, con due calcoli e due motti di spirito ha già capito dove sta l’affare.
Mi sento vicina ai giapponesi e ai sardi, due popoli travisati.
Saluti sardi
Miriam
scritto da Miriam lunedì.14.03.11 10:10
Per cortesia. Ci siamo capiti.
scritto da Matteo Bordone lunedì.14.03.11 10:37
Il tuo articolo mi pare farneticante: a parte prendersela con i luoghi comuni, che ci può stare (ma è un problema un po’ più profondo del rapporto culturale tra Italia e Giappone). Poi però citi come esempi di persone che non conoscono il Giappone Renata Pisu e Alessandro G. Gerevini? Eh già, loro da quelle parti non ci sono mai andati! Brutta cosa l’ignoranza, specialmente per i giornalisti.
scritto da andrea lunedì.14.03.11 10:50
beh, trascurando il fatto che “quelle parti” sono piuttosto estese, se uno conosce la cina, non è automaticamente abilitato a parlare di giappone.
Io ho letto i libri di xiaolong, e questo mi rende l’esperto sinologo del mio pianerottolo, ma non andrei a parlare di cina in tv.
scritto da Alessandro lunedì.14.03.11 11:06
Renata Pisu è una sinologa, non una yamatologa: scrive di Giappone, ma dagli argomenti che usa non so quanto abbia approfondito l’argomento. Gerevini conoscerà anche benissimo il Giappone, non ne dubito, ma ha scritto un articolo che fa schifo, è zeppo di luoghi comuni, è un compitino comparativo con gli ingredienti soliti, da Miyazaki in poi. Io mi riferivo al titolista e a quelli che sono qui in Italia. E tendo a giudicare le capacità di un corrispondente da quello che scrive, non dal curriculum.
scritto da Matteo Bordone lunedì.14.03.11 11:06
Beh, mi pare che tu abbia scelto gli esempi sbagliati, in ogni caso: tanto più che dell’articolo di Gerevini praticamente non parli, nel merito(mi pare quantomeno naif prendersela con il titolo, invece). Quindi, la solita critica sugli “ingredienti soliti”: ah beh, utile contributo. Io ti consiglierei di approfondire la conoscenza del Giappone, magari con qualche altro pezzo di Gerevini (o magari pure della Pisu, che è edotta sicuramente più di Cina, ma non è totalmente ignorante di Giappone: il mio riferimento ironico a “quelle parti”, che subito qualcuno ha mancato di cogliere, era dovuto semplicemente al fatto che da quel che so anche lei hai vissuto in Giappone, mentre nell’articolo lei sembra essere annessa alla schiera di chi non si è mai fatto la “decina di ore d’aereo”. Comunque mi compiaccio di come sembrano essere proprio in tanti i fini discernitori delle diverse culture orientali. Bene
).
scritto da andrea lunedì.14.03.11 12:11
Naïf. Ma va’ a da’ via i ciapp.
scritto da Matteo Bordone lunedì.14.03.11 12:17
I giornalisti italiani con le notizie estere sono impreparati, impacciati, pasticcioni, sempre! Che si tratti di Giappone, Birmania, Libia etc etc. Quando va bene da noi arrivano in ritardo, pescate da altre testate e rimaneggiati. Molto spesso vengono bellamente ignorate.
Cristina
scritto da Cristina lunedì.14.03.11 12:26
Matteo, non so perché tu abbia modificato, ma avrei lasciato tranquillamente il “cosa possa fermarvi da fare così pena”.
scritto da Massimiliano lunedì.14.03.11 12:30
Mi hanno fatto notare che in italiano quella roba lì non c’è. «Fermare dal fare» fa proprio schifo, se anche uno volesse prendersi la licenza (la furia mi aveva offuscato le dita). Infine mi pareva inutile metterci la pena: era già abbastanza chiaro.
scritto da Matteo Bordone lunedì.14.03.11 12:36
Ok, ignoranza/disattenzione mia
scritto da Massimiliano lunedì.14.03.11 13:29
@ Donato80: non so se dovrei scusarmi come ha fatto Daniela. In effetti non avevo capito la tua frase su giapponesi e sardi, ma mi sembrava comunque una generalizzazione e il mio commento era solo una battuta per poter dire “i donato 80″.
Ora vorrei criticare anche Miriam e “l’innata ospitalità della nostra gente” ma non ho tempo di seguire un’altra discussione
scritto da luiza lunedì.14.03.11 13:44
I giornalisti italiani non sono in grado di parlare di nulla che non sia l’Italia, e molto spesso nemmeno di quella…
scritto da Mammifero Bipede lunedì.14.03.11 14:06
[...] hanno fatto la catena umana attorno ad una centrale atomica dalle parti di Stoccarda. All’umanità non guardava più nessuno. PEZZO DI Tommaso Lana domenica 13 03 11 @ 08:24 | Roba [...]
scritto da RUMMENIGGE » Sciacalli a distanza lunedì.14.03.11 15:38
[...] Sui luoghi comuni e l’inadeguatezza della stampa italiana ed il dramma di questo momento in Giappone non aggiungo una parola, Matteo ha scritto tutto quello che avrei voluto scrivere io. [...]
scritto da Satoshi Tajiri vive! lunedì.14.03.11 16:04
Definire naïf le critiche, giuste e dovute, al raccapricciante titolo del corriere è, quantomeno, da imbecilli.
Chissà poi perché la conoscenza del Giappone debba venire dagli articoli di Gerevini o Pisu.
scritto da Kitty lunedì.14.03.11 16:43
Pur nella mia TOTALE ignoranza sul mondo e sulla cultura giapponese, avevo pensato le stesse cose che ho trovato scritte in questo post. In particolare mi ha colpito la frase: “questa impressione è, ovviamente, quella di un blocco indistinto e disumanizzato, come sono quelli di cui non sei capace di vedere l’umanità”.
E’ vero, verissimo. Il Giappone viene dipinto e di conseguenza si insinua nell’opinione pubblica come un territorio popolato da freak che lavorano come formichine, privi di personalità e livellati nelle differenze, come un blob indistinto riconducibile a una decina di aspetti folkloristici che, secondo noi, dovrebbero caratterizzare la loro vita.
Ci pensavo e mi chiedevo appunto perché non si riuscisse a far emergere altri elementi, discorsi più articolati, prospettive diverse.
Ovviamente il ragionamento vale per altri popoli, cinesi in primis, ma anche gli africani, categoria che include tutti gli abitanti dell’Africa nera, degli omoni sorridenti e sempliciotti, buoni e un po’ sciocchini. Purtroppo non ci libereremo mai di questi stereotipi, temo. E il peggio è che tutto questo produce un senso di superiorità strisciante mascherato da tolleranza o perfino da cosmopolitismo. Il nuovo razzismo ha confini più ambigui e forse è ancor più dannoso.
scritto da Marco lunedì.14.03.11 17:30
[...] già scritto efficacemente altrove, i giapponesi hanno molte più qualità “umane” di quanto noi occidentali si possa [...]
scritto da Volete aiutare i giapponesi? Comprate le loro auto lunedì.14.03.11 17:35
condiviso tutto, ma lo ritengo inevitabile. C’è una macchina di produzione delle notizie che – per quel che riguarda il giapone dell’articolo della Pisu – produce ciò che il mercato chiede esattamente come molti altri prodotti – e il mercato chiede la stranezza del Giappone.MAi dire banzai etc.
Tuttavia la povera PIsu è forse tra gli inviati più competenti, essendo anche studiosa di quei paesi – azzardo, ne sa più lei d’oriente di quanto Terzani ne sapesse di India.
Certo c’è una produzione delle notize e un arroccamento della carta stampata e di una certa modalità dell’essere giornalisti italiani che tuttavia non dipende dai giornasliti ma dagli editori.
Sugliesteri: ci sono nei grandi giornali fio di inviati che tuttavia non lavorano nella “normalità” perché costano troppo. erché agli italiani degli esteri importa zero. MA agli editori di fare uno sforzo in più e di essere un passo avanti rispetto al pubblico non interessa, anche da questa parte della sponda (rispetto a quella del nanao) i cittadini sono clienti prima di tutto. Altrimeni non si spiegherebbe la sequela di “no” rispetto alle proposte di dedicare spazi a temi che chiameremo “culturali” – …”sai allla gente non grega nulla dei libri” è la frase che ho sentito dire più spesso e non a Segrate dove per paradosso sanno che ce ne sono tanti a cui frega..
per cui per sapere come è il giappone ci rimangono solo gli articoli, se va bene, se no i nostri luoghi comuni.
Io però per essere positivo prenderei il fatto che molti sono stati colpiti da quelal “calma” e da quelal “compostezza” come un passo per interrogarsi ap artire dale differenze. NOn possiamo tutti essere eruditi su tutti i popoli, ma almeno – tolto il colore, tolto il saggismo d’accatto, tolto le stuppidaggini come “disumana” – potrebbe essere un primo passo delo sguardo “verso l’altro”.
Del resto mateo sa ben quanti siano i luoghi comuni dei giapponesi verso gli altri pooli, è inevitabile, però sa bene chiunque abbia modo anche solo di incontrarli da turista quanto siano genuinamente curiosi. Ecco ci si incontra e si impara a partire anche dalle “prime impressioni” che si hano, perconoscersi. Io credo che ad un popolo della non-fila come siamo noi quele file ordinate di gente disperata debbano dire molto, qualunque sia la speigazione che ne danno i corrispondenti.
PS
strano però che non sia partita la sottoscrizione lacrimosa dei tg con gli ems per le popolazioni. Già perché i “giappoensi sono tutti ricchi”….non lo sono tutti e ora tutti i giapponesi sono molto meno ricchi visto quanto gli costerà di PIL tutto ciò..
ma questa assenza di campagna umanitaria dice molto di noi italiani…
scritto da mario de santis lunedì.14.03.11 17:46
Sorvolo sugli insulti: capisco che se uno non ha argomenti evidentemente o può tacere (ma il silenzio è una dote che richiede pudore e amor proprio, che non sono virtù alla moda) o offendere. Sul criticare un titolo del Corriere, non voglio tornare su, evidentemente non sapete nulla dell’argomento, e non vi interessa. Però “critiche, giuste e dovute” io qui non ne ho viste, dato che mancano di argomentazioni, quindi come si dice: “di che parliamo?”. Poi lungi da me sostenere che “la conoscenza del Giappone debba venire dagli articoli di Gerevini o Pisu”: per me puoi acculturarti come preferisci, anche su Paperino Mese. Resta il fatto che, al netto della supponenza, io di conoscenza da queste parti ne ho vista proprio poca.
scritto da andrea lunedì.14.03.11 18:39
Concordo con la sostanza dell’articolo. Però su un punto bisogna fare attenzione: raccontare un paese attraverso le sue espressioni artistiche non è per forza di cose un segno di semplificazione e ignoranza. Nel caso specifico sì perché i giornalisti parlano di manga nella concezione più limitante (“fumetti giapponesi strani”), ma in generale un approccio simile, se fatto con cognizione di causa, può essere molto utile a capire, senza per forza di cose cadere in stereotipi, visto che l’arte migliore è quella che racconta le contraddizioni di un sistema più che i suoi dogmi.
Questo vale per i manga, che spesso hanno un sistema valoriale diversissimo da quello dello stereotipo giapponese, può valere parzialmente anche per Godzilla, se ci limitiamo al film del 1954. Quindi attenzione a non buttare il bambino con l’acqua sporca.
scritto da Skeight lunedì.14.03.11 20:26
Ferrara sulla rai ha appena regalato un’altra vagonata di stereotipi sul Giappone. As usum suum, ovviamente
scritto da Marco lunedì.14.03.11 22:40
Lo scrivi un pezzo su Ferrara di ieri sera vero?
scritto da Sergio martedì.15.03.11 10:41
Ciao a tutti ragazzi, si sta diffondendo velocemente questa petizione, appello per fermare il programma di diffusione del nucleare in Italia, la Germania oggi ha fermato 6 centri, la Francia li sta ripensando e noi oggi abbiamo emanato in parlamento la dislocazione per le centrali in Italia, io sotto il sedere una centrale non la voglio.
http://www.petizionionline.it/petizione/contro-le-centrali-nucleari-in-italia/3667
scritto da Luca martedì.15.03.11 12:37
Non è che per caso succede la stessissima cosa quando parlano di noi?
M’è capitato più di una volta di non riuscire a terminare un pezzo sull’Italia di qualche giornale anglosassone, causa incazzatura.
Tutti pezzi pieni di italiani che gsticolano, parlano a voce troppo alta, fanno (solo) i gondolieri, i camerieri, i tassisti, i preti e le suore; e il Papa e il Vaticano…
Ecchecazzo.
Insomma, mi sa che non son ciuchi solo i giornalisti italiani.
scritto da biagio martedì.15.03.11 14:32
[...] giustamente Matteo Bordone, per un verso, e Matteo Stefanelli, per un altro, denunciano quanto i media siano pressappochisti nel ridurre [...]
scritto da Anime nel dolore « Sono Storie mercoledì.16.03.11 09:50