mercoledì 23 marzo 2011

Il caso Futoshi Toba


Succede che in Giappone c’è un terremoto devastante; il terremoto genera uno tsunami ancora più distruttivo. Da subito è chiaro come i morti potenziali siano un numero gigantesco. La stampa italiana comincia a parlare di migliaia di vittime, facendo i numeri, quando il resto del mondo sta ancora cercando di capire cosa sia successo; tutti, dai giapponesi agli americani, si limitano alle vittime ufficiali, e descrivono il dramma con la giusta dose di rispetto. Anche perché, detto sinceramente, la situazione non sembra richiedere iperboli di nessun tipo per risultare drammatica. Eppure i giornalisti italiani vanno avanti. A questa prima tendenza alla drammatizzazione schiacciasassi si somma la questione nucleare. Il coinvolgimento delle centrali di Fukushima nella vicenda impone di fare divulgazione scientifica, informare i lettori su un tema che ha a che fare con il terrore irrazionale, riferirsi indirettamente all’attualità politica. Sono tre cose, non una, che la nostra stampa fa generalmente male.

La questione del nucleare scatena protagonismi e polarizzazioni, per cui tutti diventano esperti, chi è a favore dell’energia nucleare è considerato un pazzo suicida, e via di Chicco Testa, Berlusconi, Cernobyl, Three Mile Island, insulti e anatemi. Mentre in rete la gente si scanna, e al bar si urla come ossessi, compito della stampa è avere la lucidità per raccontare un tema così delicato nel migliore dei modi. Sì, ovvio, vale per tutti gli eventi. Ma se uno ci mette del suo in un’intervista al sottosegretario non è così grave: è grave, è sbagliato, ma insomma. Se invece uno va alla carlona sul terremoto, sulle centrali e sul nucleare, diventa amplificatore dei propri pregiudizi, di forma e contenuto, e la notizia diventa sempre più “narrazione”, come si dice spesso ultimamente, o meglio un racconto di genere. Si è portati, per faciloneria, alla riproposizione di schemi riconoscibili che hanno la caratteristica tipica di essere quelli che fanno scuotere la testa. Perché i pregiudizi sono sempre conservatori, e i conservatori sono quelli che ripetono che tutto è sempre uguale, non c’è niente da fare, i problemi sono sempre gli stessi, gli stessi gli errori, e i detti della nonna sono l’unica verità immarcescibile.

Insomma, l’imprecisione impasta i pregiudizi sui giapponesi, la partigianeria politica, l’incapacità di raccontare dei fatti scientifici, e il taglio che gran parte della stampa italiana dà alle notizie sulle radiazioni diventa sempre più una riedizione nipponica di Cernobyl. A Cernobyl c’è stato un uomo, tale Leonid Telyatnikov, che si è preso un sacco di radiazioni, una dose letale, per intervenire sul reattore in crisi. L’URSS ha sempre prodotto eroi, così come ogni altro sentimento nazionalista: Leonid rappresenta i 28 operai morti per spegnere la centrale, ma ha una faccia, una vita, una famiglia, funziona meglio. Secondo Giampaolo Visetti di Repubblica, tra i protagonisti del dramma c’è un tecnico della centrale di Fukushima, cui il direttore chiede di prendere più radiazioni di tutti, dopo che lui per spirito di sacrificio si è offerto volontario. Proprio come Teltyanikov prima di lui, Futoshi Toba è pronto a mettere a repentaglio la propria vita per gli altri. Dice di conoscere molto bene la centrale, visto che i suoi colleghi sono ragazzini con tuta la vita davanti. In realtà la conosce poco, anzi non l’ha mai vista. Lo fa per salvarli. Non si rende conto che mentendo così forse risparmia sì la vita di un giovane, ma perde tempo prezioso che un esperto potrebbe usare per risolvere la situazione, o almeno contribuire a farlo. E invece lui, che non sa cosa fare, interviene inutilmente. È un comportamento strano da un giapponese, che non vive le emergenze ma martire senza paura, come fanno i cristiani. Comunque, ricoverato in prognosi riservata, Futoshi Toba ha la forza per dire qualcosa al paese, ai suoi contemporanei. «Prego il mio Paese di riflettere se questa è la strada giusta per assicurarci un futuro», pare dica dall’ospedale. La cosa suona abbastanza strana, non essendo l’energia nucleare in nessun modo in discussione in Giappone, e essendoci da decenni una cinquantina di centrali che hanno portato energia e sviluppo al paese. Suona invece benissimo in un paese che si sta dividendo sull’eventualità di tornare a utilizzarla.

Massimo Gramellini riprende la storia di Futoshi Toba a Che Tempo Che Fa, nella sua abituale rassegna stampa. La mette al primo posto. Modifica dei particolari, perché nella sua versione il quadro clinico è compromesso. La cosa emoziona, comprensibilmente, e produce un’eco notevole. Nel giro di pochi giorni le occorrenze in rete aumentano, tutti prendono Futoshi Toba a esempio. Si parla di citazioni in lingua italiana, perché nessuno dei media internazionali racconta la cosa. Qualcuno in Italia apre anche un blog che si chiama così.

Che questa storia sia falsa lo sospettano da qualche giorno diversi blog. Questo, per esempio, avvalendosi di una interprete moglie e madre lingua, scopre che un tecnico di una centrale lontana, prossimo alla pensione, si era offerto volontario per andare a aiutare i colleghi dell’impianto in crisi. Io ho trovato da qualche parte una descrizione dei tecnici impegnati nelle operazioni che parlava di «almeno uno vicino alla pensione» (in inglese). Quando ho sentito la notizia, mi è sembrata emozionante ma strana, anche perché non l’avevo sentita da nessuna parte, e avevo guardato ore e ore di NHK. Poi su friendfeed Amedeo Balbi (amico fisico che nei giorni scorsi sul suo blog ha fatto di tutto per spiegare i fatti col massimo della oggettività scientifica) ha provato a chiedere riscontri, come racconta Mantellini. Da quello che emerge per ora sembra che non ce ne siano, mentre sono molti i possibili ingredienti qua e là, molte le incongruenze da bufala (il sacrificio inutile esibito come vanto, la frase sul futuro da parte di uno che vive in un paese con 55 reattori da decenni).

Quello che è sicuro è che TEPCO ha preferito che i 50 operai che stanno lavorando alla centrale restassero anonimi. La stampa anglosassone li ha ribattezzati Fukushima Fifty, con relativo acquisto domini. Forse ci faranno un film; sicuramente hanno fatto trovato una definizione, una forma giornalistica di impatto, e sono riusciti a scrivere comunque un racconto. Perché non c’è niente di male, anzi. E non c’è niente di stupido in chi, in buona fede, prende un operaio che si sacrifica per tutti come esempio. L’unico problema è che quell’operaio con ogni probabilità non esiste, nessuno è costretto alla morte per porre rimedio, e i 50 fanno di tutto per prendere meno radiazioni possibili, lavorando a turno. Si fa così in questi casi. In alcuni punti della centrale si può stare anche solo per un minuto a coppia. Non è mica una sciocchezza quella che è successa. Anzi, ripeto, c’è talmente tanta roba che si fa fatica a capire perché sia necessario inventare.

La città di Rikuzentakata è a Nord, sulla costa pacifica dell’Honshū, nella prefettura di Iwate, una delle più colpite dal terremoto. È una delle città che lo tsunami ha sostanzialmente spazzato via. Pare che siano più i morti e i dispersi che i vivi. Tra i dispersi c’è la moglie del signore che vedete nella foto qui in alto. Il signore è il sindaco della città, e ha continuato a aiutare la popolazione, nel mare di morte e distruzione, mettendo il bene di tutti al livello del proprio, la fiducia dei suoi cittadini al livello di quella dell’amore della sua vita. Il sindaco di Rikuzentakata si chiama Futoshi Toba.


Altri buoni motivi per non leggere repubblica e non vedere gramellini. Grazie.

gramellini è irritante, soprattutto perché usa i mezzi che contesta alla controparte berlusconiana, cioè diffondere storie, o meglio storielle, spacciandole per informazioni, basandosi sul principio che la “maggioranza pecorona” non andrà a verificare e quindi lui sarà appoggiato dal 50% + 1.

mi viene in mente una storia di trave e pagliuzza e poi anche storie di corna, buoi e asini.

Grazie per il non facile lavoro di debugging.

E per aver riportato nel giusto contesto il mirabile esempio di Futoshi Toba.

Grazie per questo post, è la cosa più intelligente che scrivi da mesi

Già ho una pessima opinione della stampa italiana tutta (carta, radio, tv, internet). Questo post non fa che rafforzarla. Siccome per necessità (vivo all´estero), ma anche per scelta (potrei seguire la nostra stampa, ma, anche avendo occasione, spesso rinuncio o prendo a dosi minime per non rovinarmi stomaco e fegato contemporaneamente) seguo il minimo indispensabile l´eroico giornalismo italico, non posso che confrontarlo con quello tedesco (che mi interessa di piú, per i motivi di cui sopra). A parte la Bild, i media informano molto e in modo generalmente “scientifico” (chiamano esperti veri, addirittura hanno giornalisti scientifici le reti regionali pubbliche come WDR o NDR!), non esagerano in allarmismo, retorica, melodramma, patriottismo, ma, semplicemente INFORMANO. L´avanzata del maremoto l´ho vista in diretta sul programma del mattino, che ha proseguito le trasmissioni eccezionalmente, dati gli eventi. La stessa trasmissione (che nel week-end non va in onda), ha fatto edizioni straordinarie anche di sabato e di domenica. Ecco, tutto questo per dirvi che credo di essermi informato in modo migliore, ma non per meriti miei, ma perchè mi trovo in un altro paese. Sarò esterofilo, ma devo dare al Kaiser ciò che è del Kaiser.

Ho il dubbio che Gramellini sia in buona fede, ovvero dica il falso ritenendolo vero.
Il fatto di non saper distinguere il vero dal falso è molto grave, specialmente per un giornalista (o vicedirettore!).

E bravo Matteo. Ricostruzione ineccepibile. Se vuoi qualche dettaglio in più contattami alla mia mail che tu dovresti poter vedere.
(Mi ci è voluto un quarto d’ora, per trovare le fonti, forse puoi vedere qui: http://www.dailymail.co.uk/news/article-1367125/Japan-tsunami-Fukushima-Fifty-suicide-mission-battle-nuclear-meltdown.html dove si parla di un 59enne, ma con tutt’altri termini…)

Il blog aperto in fretta e furia per cavalcare l’onda d’informazione e magari incassare un po’ di soldi con la pubblicità è incredibile!! Gli squali della mini-finanza.

ma che ti succede?

Sono andata ora sul blog “Futoshi Toba” e c’è un solo commento al post, che afferma che – appunto – il caso è una bufala, di un certo Filippo Filippini. E chi è? Il creatore del blog! La gente è pazza…

bravo.

Bellissimo pezzo. Con tante fonti citate.

Possibile che per avere un’idea equilibrata dell’emergenza si debba girare per blog e ignorare i giornali? Bel pezzo, grazie Matteo.
(ah, mi sembra che le centrali in giappone siano 18, non 55 come scrivi. Quello è il numero dei reattori)

Matteo, tutto giusto ma ti faccio una domanda stupida: e se fosse vero?

Se non ci fosse trucco o inganno. Cosa diremmo? E cosa diremmo di chi ha dubitato? Siamo sicuri che la cosa che l’irriti sia la presunta veridicità di un atto d’eroismo? O piuttosto c’entra il giudizio sul nucleare che sta facendo perdere la trebisonda nei post, pure a gente avvertita come Amedeo Balbi (leggi il commento sulle radiazioni nel cibo)? Abbiamo una capacità incredibile su questo tema di dividerci come a un derby tra Roma e Lazio. E in questo contesto, vero o falso che sia, perfino se vedessimo volare superman saremmo diffidenti.
Come se le verità fossero da una parte sola

Visetti è un professionista della frottola e dello sciacallaggio.
Questo suo altro articolo ha talmente tante falsità che è impossibile contarle tutte:
http://www.repubblica.it/esteri/2011/03/20/news/tokyo_capitale_in_agonia-13852633/

Mi trattengo dall’esprimere cosa farei a questo qui…

ieri ho sentito un giornalista di sky dire che la libia avrebbe scorte di gas nervino “quello usato dai nazisti negli anni ’10”. forse un lapsus, forse ignoranza, sicuramente non una consapevole costruzione di bufale, ma che pochezza.

@Marco D
Scusa, ma che ragionamento è “e se fosse vero”?
Se fosse vero, un giornalista serio avrebbe trovato riscontri, o no?
Poi rimane il fatto che gli unici operai morti sono quelli che erano a casa, quelli che erano in centrale si sono salvati…

Invece è un comportamento esattamente quale ci si aspetterebbe da un giapponese. I giapponesi non professano mai ignoranza su un argomento: sarebbe disonorevole. Mai chiedere indicazioni per strada a un giapponese: anche se non sa la risposta, ti dirà una direzione a caso pur di non perdere la faccia ammettendo che non lo sa.

Aggiungo, dall’articolo di Repubblica:

“La scelta dell’operaio Futoshi Toba, rivelata ieri in tivù, ha scosso il Paese come un altro terremoto”…

Se fosse così, non dovrebbe essere difficile trovare riscontro con qualche giapponese che ha visto questo servizio o ne ha sentito parlare.

“Il futuro dell’energia nucleare dipende da come verra’ gestita questa situazione. Ci vado per senso di dovere”

Questa è la traduzione, ripresa dal blog che citi, di quanto avrebbe invece affermato “l’eroe nipponico” chiunque egli fosse.
A prescindere dall’attendibilità di questa “altra traduzione”, perchè l’esercizio del dubbio è sempre a due sensi, come pure il rischio di strumentalizzazione. Prescindendo pure dal calderone delle risposte genericamente personali (quindi opinabili) che qui leggo contro disinformazione e manipolazione: leggendo la seconda frase tradotta, mi sembra che -al netto dell’emotività letteraria- la sostanza critica verso l’utilizzo dell’energia nucleare non cambi di molto.
Certamente non cambierà in meglio lo stato di salute futura di chi viene esposto a tali radiazioni, sia egli un eroe con nome e cognome ufficiale (tradotto correttamente e certificato) o un emerito sconosciuto che si faceva i cazzi suoi vicino a Fukushima.
Saluti.

Fratelli!
Credo di essere stato il primo, già domenica, ad accorgermi della bufala.

http://coccaglio.blogspot.com/search/label/Futoshi%20Toba

@ Anna del 23.3: non so come tu abbia fatto a beccare che il blog “Futoshi Toba” su blogspot l’ho aperto io (ho usato altro account) ma complimenti.

Già da domenica avevo segnalato sul mio blog http.//coccaglio.blogspot.com segnalato qui sopra l’inverosimiglianza della storiella morale, beccandomi insulti a destra ed a manca, venduto alle multinazionali dell’atomo.

Divertito ma anche spaventato da questa vicenda, che considero emblematica, ho aperto il blog “civetta” nella speranza di osservare, da etologo, qualche comportamento eclatante, che purtroppo (e perfortuna) invece non si è verificato

Senza bisogno di andare in Giappone. Nel crollo della scuola di San Giuliano di Puglia è morta la figlia del sindaco Antonio Borrelli. Sindaco che non si è chiuso nel dolore privato ma ha continuato a fare il suo dovere, aiutando tutta la popolazione colpita dal sisma.

Ricordiamo che non tutti i politici antepongono i fatti propri alla res publica.

post eccellente

Nell’ottica, giustamente auspicata da Bordone, di “spiegare i fatti col massimo della oggettività scientifica”, consiglierei a coloro che non sono capitati sul POST, giusto per farsi 2 conti, questa CHART tratta dall’ottimo sito di quel genio di RANDALL MUNROE .

Capisco la polemica contro la stampa italiana, che sempre più spesso invece di informare commenta solamente e alla fine non si sa più qual è la vera notizia, però io trovo La Stampa, intesa come quotidiano, un buon giornale e mi piace Calabresi come direttore, attento all’estero e né berlusconiano né accecato dall’odio verso chiunque non odi Berlusconi.
Forse sono troppo poco elitario per questo blog, che pure apprezzo

Grazie.

@Richard77
Cercavo di fare una riflessione (magari sbagliata) sul fatto di sovrapporre una (eventuale) bufala giornalistica al giudizio sul nucleare e sulle sue conseguenze.
Che è poi il modo (vedi l’ultimo post delll’ottimo Balbi) con cui si sta citando questa vicenda. La storia è falsa (ergo) quelli che criticano il nucleare sono in malafede.
Tutto si riduce a un clima da derby calcistico che trovo fuoriluogo, rispetto all’importanza di questi temi.

Massimo non sei elitario ma semplicemente odioso

Grazie Berluska

la stampa italiana? neanche in zimbabwe

Complimenti. Il pezzo è stupendo. Questo si chiama giornalismo. Su FB stiamo cercando faticosamente di fare la stessa cosa per ognuna delle storie di Visetti. Quella della tizia che fa 200 km in bicicletta è pure incredibile. E niente di niente sulla stampa giapponese, che pure si sarebbe buttata a pesce su una vicenda da libro dei record. Vedere anche il gruppo di FB: http://www.facebook.com/home.php?sk=group_196066483761026&ap=1

Sono d’accordo con quasi tutto tranne l’affermazione sottostante:
“tutti, dai giapponesi agli americani, si limitano alle vittime ufficiali, e descrivono il dramma con la giusta dose di rispetto”
Negli Stati Uniti il sensazionalismo giornalistico e’ all’apice. Ho vissuto 8 anni in Giappone e da 6 anni e mezzo sono negli USA, ho seguito le vicende ascoltando programmi in inglese, giapponese e italiano. Con il fiato sospeso ho parlato con gli amici in Giappone. CNN & FOX sono un disastro tanto quanto i media italiani. BBC non male…il Giappone, si sa, non e’ il portabandiera della trasparenza, quindi kudos ai giornalisti che cercano i fatti e non l’inventano, ma in circostanze così’ disperate sfido chiunque a vederci chiaro. Sarebbe bello vedere più’ donazioni monetarie e meno recriminazioni. Terremoto + Tsunami + Nucleare…insomma rimbocchiamoci le maniche e aiutiamo questo paese splendido da cui tutto il mondo può’ prendere lezioni di civiltà, dove il senso civico, il duro lavoro e la pazienza ha trasformato una nazione il cui medioevo e’ durato quasi fino ai primi del ‘900 in una potenza economica. Quando la situazione si normalizzerà (per quanto possibile) cercheremo i colpevoli…placche tettoniche, oceani sono già’ stati identificati…

Non è solo la storia di Futoshi Toba, ma anche altri personaggi di cui Visetti racconta sono irrintracciabili sulla stampa giapponese. Il postino, la tipa che è andata a Tokyo in bicicletta facendo 400 km in un giorno…
Incredibile che in un mondo in cui la comunicazione è così sviluppata uno possa inventarsi delle storie così, a piacimento.

Per Spinoza: hai scritto che i giapponesi non professano ignoranza perché sarebbe disonorevole. Sono 20 anni che mi occupo di Giappone e una cosa del genere non l’avevo mai letta o sentita, tranne forse su “Il crisantemo e la spada” di Ruth Benedict, che è (come tutti gli esperti sanno) una collezione di panzane. Mi interesserebbe conoscere la fonte del tuo giudizio. Grazie

In alcuni commenti al post, si finisce per buttare via tutta la stampa italiana, con una generalizzazione random che non mi pare si basi molto sull’oggettività scientifica richiesta dal blogger. Anzi, alcune opinioni lette rientrano esattamente tra i “pregiudizi conservatori” criticati dal post (tutto è sempre uguale, non c’è niente da fare, i problemi sono sempre gli stessi…ovvero…tutta la stampa è sempre uguale, non c’è niente da fare, le balle sono sempre le stesse).

Il “nucleare” fa una paura fottuta a tutti e credo che nessuno qui accetterebbe con gaudio una centrale “in his backyard”.
Trovo sacrosanto dire correttamente come si sono svolti i fatti e svelare le favole, anche quelle con l’alibi di venir dette per precauzione e paura.

Ma è tanto utile sfruculiare capziosamente la posizione imperfetta del dito invece di guardare la luna che sta esplodendo?
A me suona un po’ radical-nichil.
Saluti.

Sono d’accordo con Anakin, è quello che volevo dire io. Tra l’altro mi sembra che anche in Giappone non siano così contenti delle informazioni che hanno ricevuto riguardo il pericolo di radiazioni, che all’inizio è stato minimizzato, mi pare. E in questo una parte di colpa ce l’avrà anche la stampa giapponese.
In genere mi sembra che Matteo riesca molto bene a criticare quello che succede in Italia, i film, la stampa, la politica etc. Tutto giusto, io sono spesso d’accordo con lui, ma ci sarà anche qualcosa di positivo? Forse è difficile trovarlo ma che so, un bel libro uscito negli ultimi dieci anni c’è? A me viene in mente l’arte della gioia, di Goliarda Speranza. Ma è il primo che mi viene in mente, anche se forse ha più di dieci anni.
Tutto questo lo dico pur apprezzando molto Bordone, che infatti vengo a leggere volentieri

bordone latita. chissà che fa…

meno male che ci sono le tartarughe ninja.

http://www3.lastampa.it/fumetti-e-cartoons/sezioni/news/articolo/lstp/394911/

a proposito di debugging, avete visto che Mazzetta ha rivelato che l’Italia non ha mandato soccorsi in Giappone e poi ha inventato una balla per giustificare la figura?

“Ma è tanto utile sfruculiare capziosamente la posizione imperfetta del dito invece di guardare la luna che sta esplodendo?”
A mio giudizio sì, perchè il grado di esattezza della percezione del rischio nucleare è parte del problema stesso. Il dito non sta indicando la luna semplicemente in “posizione imperfetta”: a volte indica il lampione, o il nulla.
A livello di comunità dobbiamo prendere delle decisioni importanti sulle fonti energetiche. Per prendere decisioni un minimo sensate sarebbe essenziale riuscire per quanto possibile a bonificare il campo dagli aspetti più macroscopicamente emotivi e/o ideologici, quando non isterici. L’attenzione verso l’atteggiamento della stampa e verso la qualità della narrazione in tema di nucleare va in questo senso.

@ Ale
Sono d’accordo nel cercare di evitare gli aspetti emotivi ed ideologici.
Ma i danni delle radiazioni nucleari e il problema dello smaltimento delle scorie non sono nè l’uno nè l’altro.
Sono fatti oggettivamente scientifici, come dimostrato nonostante l’altra disinformazione (quella pro-nucleare).
Ben venga un dibattito serio, concreto e non strumentale sulla necessità di trovare fonti energetiche alternative più sicure e meno “invasive” per l’ambiente e per l’uomo.
Però, anche se è eticamente corretto svelare alcune favole della stampa (sia anche quella “buona”), fare le pulci ad un cane morto non credo serva molto.
Potrebbe rivelarsi una perdita di tempo fatale.
“Non è importante chi sarà l’ultimo a spegnere la luce. E’ già buio.” (Don Winslow, da “L’inverno di Frankie Machine”)

http://lmo.wikipedia.org/wiki/Giapun