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domenica 28 agosto 2011

La fatica di cambiare le cose (Reformism begins at home)


— Buongiorno.

— Buongiorno, dottoressa.

— Come andiamo?

— Abbastanza bene.

— E come mai ha chiesto di venire in anticipo.

— Preferivo.

— Preferiva in genere?

— Sì.

— Lo sa che è importante che le sedute siano sempre lo stesso giorno. Abbiamo detto che la regola si trasgredisce solo per casi eccezionali, non per una sensazione.

— …

— …

— L’ho rifatto. Qualche giorno fa.

— Vede che lo sa. Siamo qui apposta, non si preoccupi. Cosa ha rifatto, quella della meta esotica? È in partenza?

— No no.

— Cosa allora?

— La solita.

— Ancora?!

— Sì. Non volevo, ma poi…

— Oh, Walter Walter, come se non l’avessi letta! Non si preoccupi che so tutto, la stavo aspettando. Si sieda pure, prenda il giornale, legga, su.

— Vado?

— Prego.

«CARO direttore, ci sono momenti, nella storia collettiva, in cui la campana suona per tutti.»

— Fermo.

— Ecco.

— Dica, cosa ha fatto qui che le ho detto che non deve fare? Cosa ha fatto nella prima frase? Su.

— Be’… dunque…

— Su su che lo sa.

— Piagnisteo?

— Ma no, questo non è Piagnisteo. Non ancora.

— Citazione? Parabola?

— Ecco. Bravo. Citazione E Parabola, tutte e due insieme. Lo dica bene, chi ha citato?

— Emiuei.

— Chi?

— Emiuei.

— Scandisca. BENE.

— Hemingway. (tira su col naso)

— E l’ha citato per dare l’idea di essere…?

— Un gra… …tore

— Non ho sentito.

— Un grande scrittore. (singhiozza)

— Bene. Lei lo sa che tutto questo serve, no? Ce lo siamo detto prima di cominciare con le sedute. A volte le sembra una tortura, ma serve. Giusto?

— Cì.

— Andiamo avanti. Su. Legga.

(tira su col naso) «Il disordine, figlio dei cambiamenti, spaventa e mette alle corde. Ma costringe anche a fare salti e a riprogettare, a pensare in grande , a ritrovare profondità. Solo vent’anni fa nelle case non esistevano i computer ed invece esistevano l’Urss e la Jugoslavia e , in Italia, la Dc e il Psi. La fabbrica era ancora il centro del ciclo produttivo e la struttura sociale era solida e “aggregata”.»

— Bene. Questo invece cos’è?

— Riassuntino?

— Vede che lo sa! Il nostro bel Riassuntino. Fingiamo che la gente voglia da noi riassunti e analisi. Ci inventiamo un’importanza sociale che…

— …amo …ù.

— Cosa?

— Non abbiamo più.

— Esatto. Di questo abbiamo discusso dopo l’ultima volta che ha parlato col suo amico Aldo. Andiamo pure avanti.

«È nata una nuova dimensione del sapere e del comunicare, la rete, che ha completamente mutato le dinamiche delle relazioni umane e sociali. Si è fatta strada , in Occidente, la precarizzazione del lavoro e della vita di intere generazioni per le quali – come la mano di uno di loro ha scritto furtiva -“non c’è più il futuro di una volta”.

— Fermo. Mi spieghi il perché di quel “furtiva”.

— Come?

— Perché è furtiva la mano? Era una scritta su un muro?

— Sì.

— Lei ha scritto furtiva solo per quello, perché fosse chiaro a tutti che era una scritta su un muro, oppure c’è dell’altro?

— Non lo so… ehm.. mi pareva…

— Non ha scritto «su un muro», Walter. Su che lo sa.

— Era così… per dire.

— No no, se fa il reticente lasciamo stare.

— …

— Capisce? Se lei si sforza e mi dice, è un conto; altrimenti finiamo questi nostri incontri, e risparmiamo tempo e fatica tutti e due.

— Poetico.

— Come?

— Mi sembrava poetico.

— Oh, molto bene! Ci ha voluto mettere un elemento poetico. Perché lei si vive soprattutto…?

— …ea.

— Come?!

— Poeta.

— Andiamo avanti.

«Il mondo ha dischiuso comunicativamente tutto il “catalogo” delle sue possibilità, la ricchezza e i viaggi e il successo e la felicità delimitata a questa dimensione, e contemporaneamente ha negato a una intera generazione la possibilità di raggiungere persino la minima sicurezza sociale. Ci si può meravigliare poi se dei ragazzi della periferia di Londra pensino che una rivolta non serva a “scalare il cielo” di una società migliore per tutti , a cominciare dagli altri, ma a rubare un televisore al plasma per vedersi meglio il Chelsea?»

— Ho capito. Ma le pare normale quello che è successo a Londra?

— In che senso?

— Se le pare una cosa abituale.

— Be’, no.

— Cioè non succede spesso, giusto?

— In passato, le rivolte di Brixton, durante il governo violento di Margaret That…

— Walter!

— Scusi.

— Succede spesso?

— No.

— Quindi è come un temporale di tuoni e fulmini a febbraio.

— Sì, diciamo di sì.

— E quando ci sono tuoni e fulmini a febbraio uno si stupisce, no?

— Sì, penso di sì. Ehm… penso che sia normale stupirsi anche…

— Anche?

— Anche di questo.

— Bravo. Quando vuole fa anche da solo. Prima di andare avanti mi dica dei viaggi, però.

— No, per favo…

— Mi spieghi questa cosa della società e dei viaggi.

— Era un mo… Non sapevo bene come dire…

— Lei è contro il Club Mediterranée.

— …

— Lo dica.

— …

— Lo dica. Forza!

— Sì, sono contro Club Med e…

— E…?

— Anche Alpitour. Sono contro Clum Med e Alpitur perché prefisco…

— Preferisce…?

— Avv… ue… do. (singhiozza)

— Su su, non perdiamo il controllo. Lo dica bene.

(piangendo) Preferisco Avventure nel Mondo.

— …

— …enture nel Mondo. (singhiozza)

— Tenga un fazzolettino. Andiamo avanti. Legga, che è bravissimo oggi. Su.

— «Il mondo cambia, mutano modi di pensare e di agire, ma la politica arranca. Ha rinunciato (tira su col naso) a grandi progetti, se non alla loro declamazione, ed è portata a cercare solo consenso facile e immediato. Prevale , ovunque, una parola breve e facile: no. È una parola che ha avuto nella storia dei significati elevati: il no allo schiavismo o al razzismo, il no alla discriminazione contro le donne o quello dei pochi, coraggiosi, docenti italiani che si sottrassero al giuramento di fedeltà al fascismo e risposero, come Bartleby lo scrivano ,“Preferirei di no”

— Mi scusi, ma i pochi docenti universitari che non accettarono di prendere il posto di colleghi ebrei espulsi dissero «Preferirei di no»?

— Be’… no.

— Non sappiamo cosa dissero, ma dissero in sostanza «No», giusto?

— Sì, sì, ho capito (scuote la testa), ho fatto ancora Grande Scrittore.

— E chi ha citato questa volta?

— Melville.

— E mi tolga una curiosità: ha segnalato il nome Melville per i lettori che magari non lo conoscevano?

— …

— Walter.

— …o.

— Walter!

— No.

— Risponda.

— No, non l’ho citato.

— Quindi cosa ha fatto in una sola mossa?

— Ho fatto Grande Scrittore e anche Capalbio. (tira su col naso)

— Ha fatto Capalbio. Esatto. Andiamo avanti.

«Ma il no è anche la parola preferita dei conservatori. Riflettevo sulla contemporanea esplosione in molte parti del mondo di proteste giovanili e studentesche, dal Cile al Nord Africa alla Spagna. E’ inevitabile ripensare al sessantotto. Ma quel movimento voleva cambiare radicalmente le cose e la sua spinta originale, carica di utopia e di energia civile, produsse , ad un tempo, mutamenti straordinari dei costumi e spazi nuovi di libertà e , con la deriva delle sue ideologie autoritarie, la barbarie del terrorismo.»

— Ah!

— Sì sì (scuote la testa), ho fatto anche Sessantotto.

— Tutto il repertorio, eh?

— Sì. (sorride, il volto rigato dalle lacrime)

— E questa cosa del no è completamente campata per aria, giusto?

— Sì.

— Perché un no ai soprusi è un sì alla libertà, un sì alla collettività spesso è un no al…?

— Singolo.

— Bravo. L’abbiamo scritto perché ci suonava bello, vero?

(annuisce sorridendo)

— Ah, Walterino Walterino. Andiamo avanti, dai.

«La differenza è che oggi prevalgono movimenti che sembrano fare del no la ragione stessa della propria identità. Il no si diffonde più velocemente e facilmente dei si, è rassicurante e identitario. Ma finisce col concorrere al caos e ai pericoli che il caos genera. Perché la “natura” stessa dei processi tecnologici, la loro velocità, richiede costanti aggiornamenti e sistemazioni. E’ una situazione inedita, nella storia dell’Umanità. E si comincia a palesare, nel cuore di una recessione giustamente paragonata su questo giornale a quella del 1937, una alternativa che può diventare drammatica: o riformismo radicale o un nuovo autoritarismo.»

— Perché ha citato la recessione del ’37?

— Be’, è una cosa importante.

— Sì, ho capito. Ma perché non ha citato quella del 1929 che conosc…

— Capalbio. Ho voluto fare ancora Capalbio.

— Un po’ troppe volte, eh. Capisco l’estate, però insomma! Comunque sono contenta: facciamo progressi di consapevolezza. Vada avanti.

«Destra e sinistra non sono due invenzioni, due collocazioni geografiche. Sono un insieme di sensibilità e di aspirazioni, sono coscienza e gerarchia delle ingiustizie, e , almeno nella situazione italiana, concezione del potere e cultura delle regole. In fondo la drammatica crisi americana non è servita a ricordarci proprio questo? La cultura democratica e i tea party non sono due variabili sfumate di un pensiero unico, sono due radicali letture della società e dei suoi valori. Attenzione, radicalmente diverse, ma egualmente legittime.»

— Non voglio dire niente. Su.

— Kennedy.

— Ha fatto Kennedy, esatto. Lo sa anche lei che questo è uno dei più radicati. Ne abbiamo parlato molte volte. Può cercare almeno una volta di non farlo, e soprattutto di non nasconderlo…

— …dietro a Obama.

— Ecco. Appunto. Prego.

«Perché va ritornando, uno dei lasciti negativi del sessantotto, una certa intolleranza per le opinioni diverse dalle proprie. La rete è un meraviglioso laboratorio di legami e di saperi , uno strepitoso strumento di giustizia sociale conoscitiva ma , nel suo discorso pubblico, alimenta semplificazioni e il suo stesso linguaggio formale , pollice in su o in giù, rimanda a banalizzazioni esasperate, ad un mondo di tifosi in cui lo spazio per la razionalizzazione e la costruzione si fa più esile. Tutto tende ad essere corto, emotivo, estremo. Proprio quando avremmo più necessità di pensieri lunghi , di progetti grandi, di tempo per realizzarli».

— Questo del corto e del lungo è un grande ritorno, direi.

(annuisce, soddisfatto)

— Adesso riusciamo a non usare l’espressione ossessivamente ogni volta per due anni a fila come abbiamo fatto con la «società liquida»?

— Sì.

— Promesso?

— Promesso.

— Andiamo avanti.

«Il riformismo è , ai miei occhi, il bisogno assoluto di questo tempo di caos. Il riformismo che non è moderatismo , che si alimenta della curiosità del futuro e non della nostalgia del passato, il riformismo che parla a chi è più giovane, che non accetta come un sentenza inappellabile l’idea che il perimetro angusto del suo lavoro sia la difesa di ciò che esiste. Che ha il coraggio di dire che ora i più deboli devono avere qualcosa e i più forti debbono cedere qualcosa. Un patto nazionale per ridare al nostro paese, stanco e sfiduciato, il desiderio di ricominciare ad investire, a creare, a crescere, a considerare l’Italia come il miglior posto del mondo in cui vivere e lavorare.»

— Fermo qui.

— Lo so, lo so, ho fatto Fuffa.

— Eh sì, Walter! Ha fatto Fuffa come e peggio delle ultime volte. Questa del riformismo è una fissazione. Ci abbiamo messo otto mesi per farle dire che quelle elezioni famose erano state perse, non perse sì ma stravinte dal riformismo, e adesso torna dalla finestra questo diavolo di riformismo…

(timidamente) Si ma ne ho scritto dell’altro.

— Ah, continui pure.

«Ma occorre proporre al paese una autentica rivoluzione democratica. Il cui primo passo è la riduzione del macigno del debito pubblico . A gennaio al Lingotto dissi che una volta fatto un piano industriale della pubblica amministrazione che collochi al punto di maggiore efficienza il benchmarking della spesa, una volta snellita la elefantiaca macchina politico amministrativa, una volta valorizzato il patrimonio pubblico e raggiunto il pareggio di bilancio strutturale non ci sarebbe nulla di male se il potere pubblico, forte della sua autoriforma, dicesse a quel dieci per cento della popolazione che detiene il 48% del patrimonio privato : “Il debito pubblico è un cancro che divora il presente e il futuro del nostro paese, per abbatterlo più rapidamente ho bisogno del vostro aiuto: vi chiedo un contributo per tre anni per far scendere il debito in modo rapido e liberare risorse per la crescita”. E aggiunsi , citando Olof Palme, “Noi democratici non siamo contro la ricchezza ma contro la povertà. La ricchezza , per noi, non è una colpa da espiare, ma un legittimo obiettivo da perseguire. Ma la ricchezza non può non essere anche una responsabilità da esercitare”. Anche nel Pd ci fu chi obiettò ma io rimango dell’idea che, come fu fatto con l’Eurotassa, un governo autorevole, il che esclude Berlusconi, avrebbe il dovere di proporsi di portare all’ottanta per cento il debito entro il 2020.»

— Walter.

—…

— Siamo seri.

— Sì.

— Lei di Olof Palme non ne può più.

— Ma è stato ucciso…

— Lei lo detesta.

— No, non è vero.

— Lei non sopporta che i democratici europei sappiano chi fosse Palme e non sappiano chi sia lei.

— …

— Walter! Su, parli.

— Be’, insomma, piacere non mi fa.

— Allora togliamolo.

— Non si può. È importante.

— Togliamolo, si fidi. Basta.

— Ma come faccio?

— Mettiamoci Paperino, piuttosto.

— Be’, Paperino ha il tema della seconda generazione che gestisce soldi accumul…

— Walter!

— …ati dalla prima. Cosa c’è? Ho sbagliato?

— Era una battuta.

— Ah.

— Eh.

— Posso andare avanti?

— Concluda.

«E poi : un nuovo patto del lavoro che, secondo la proposta Ichino, giustizi la precarietà e elevi la produttività, una riforma fiscale che contrasti l’evasione in un contesto di “pagare meno, pagare tutti”. La rinuncia all’idea che lo Stato debba fare tutto e la fiducia nelle risorse sociali diffuse da attivare in un contesto di sussidiarietà, la fine della occupazione partitica della Rai e delle aziende locali, l’una affidata a meccanismi tipo Bankitalia e le altre ad un mercato regolato e orientato a valorizzare forze produttive innovative. Il dimezzamento da subito dei parlamentari e un sistema elettorale bipolare e uninominale , lo snellimento radicale di tutta la diffusa “professionalizzazione” della politica oggi smisuratamente più grande che nel passato. Partiti più lievi possono ritrovare il senso della loro passione ed essere più aperti, come da progetto originale del Pd.

— Walter, lei lo sa che una solo si queste proposte che lei fa richiede il tempo, i soldi e le capacità di tutta la sinistra da quando esiste per essere fatta in meno di dieci anni. E poi la RAI — non è il mio mestiere ma seguo, sa — la vuole privatizzare, o no? Sa che casino è quello? E la riduzione dei parlamentari? Si rende conto che metà dei parlamentari dovranno votare il proprio ingresso nel magico mondo delle anticamere e della disoccupazione? Su.

— Volevo essere ottimista, Obam…

— Walter, Cristo!

— …

— Obama abbiamo detto di no, per la madonna!

— Scusi. Ho fatto ancora Kennedy.

— Eh!

— Facciamo un passo avanti e due indietro, vero? (ricomincia a commuoversi)

— Ma non pianga però, Walter. Su. Anzi, guardi, il resto non me lo legga. L’ho già letto tutto io. Ci sono un sacco di spazi prima delle virgole. Li levi. E poi un sacco di proposte che non deve fare lei, mi pare. Chi le deve fare?

— …ani.

— CHI?

…sani.

Lo dica, su!

— BERSANI! (singhiozza)

Bravo. Vede che sa anche questo. Vede che i progressi li abbiamo fatti! È solo che è una strada lunga: ci vuole pazienza. Si rende conto dei miglioramenti, vero?

(annuisce)

Bene.

Poccio…

— Cosa?

— Poccio eggee?

— Non capisco. Tenga questo fazzolettino, si pulisca e mi dica.

(si soffia il naso e sospira) Posso leggere il finale?

Eh?

— Se posso leggere il finale.

— Legga.

«Perché la politica è, nella sua forma più alta, la convinzione in un progetto, in un disegno. Non la popolarità di un momento, non il potere come fine. Ma il rischio racchiuso nella più alta forma di missione civile e di sfida intellettuale: il cambiamento radicale del proprio paese. Che oggi, per l’Italia, coincide con la sua stessa salvezza.»

— Cosa ha fatto qui?

— Ho fatto Padre della Patria.

— E anche…?

— Cruore Aperto.

— Vede, lei ormai i problemi li riconosce tutti. È solo che si fa prendere.

(anniusce a testa bassa, sorridendo)


sempre favoloso! valeva la pena di prendersi un malware!

bellissimo!

[...] Bordone immagina l’ultima seduta psicanalitica di Walter [...]

Grazie!

ti sei superato, matteo. sublime.

[...] due giorni fa) riletta e analizzata sul lettino della sua psicanalista da Matteo Bordone. Qui. Advertisement LD_AddCustomAttr("AdOpt", "1"); LD_AddCustomAttr("Origin", "other"); [...]

niente applausi, passo subito agli abbracci.

a questo punto devo sperare in un intervento settimanale di Walter!

da bacio in fronte™

immenso

Bravo. Vorrei che i minori sapessero leggere e mi rendo conto di quanto mi manchi sentire la tua voce uscire da quella scatoletta ogni giorno.

Dopo un pezzo così ti perdono anche le critiche al Pinocchio di Comencini. Sei bravo fuori misura.

io invece ho mi son rotta poco prima della metà. perchè sei così prolisso matt? tra l’atro era una specie di copiatura del peggior baricco che ricordo. mollai pure esso molto prima della fine… : )

Applausi scroscianti (durata: 5 min)
segue – coro da stadio
segue – bis di applausi scroscianti (durata: 3 min)
segue – inchino (x 12)

Mi ricorda il personaggio che Albanese interpretava nel suo programma di qualche anno fa, l’intellettuale di sinistra che girava sulla giostrina mentre la voce fuori campo di Salerno lo psicanalizzava.
Comunque complimenti Matteo, di Veltronii potresti scrivere un’autobiografia non autorizzata o meglio scritta a sua insaputa.

Complimenti da tutta la famiglia, che mi è stata ad ascoltare mentre ti “declamavo”.

e’ due ore che rido.
il che potrebbe anche significare che son matta, ma no, e’ un gran bel pezzo questo.

E dire che io glio voglio ancora bene al Uòlter, però davvero questo è un grandissimo post.

a questo punto suggerirei una versione recitata in mp3

grandissimo…e dovrai scrivere anche di più, perchè lui, non molla!

Ma secondo te, LUI, ti legge?
Sarebbe una gran bella cosa.

Ma no, dai. Non esageriamo.

Bravissimo! Non perdere né pelo né vizio, mi raccomando.

Non so perchè, ma dopo che il puntatore del mouse, posizionato sulla foto, mi ha rivelato “olof palme”, ho subito pensato a Uolter.

dai che una stagista curiosa lo farà avere al suo ufficiostampa.. :)

[...] La fatica di cambiare le cose | Freddy Nietzsche [...]

Analisi perfetta. Me la vedrei recitata da Corrado Guzzanti.

bellissimo. solo una difesa nei confronti del tremendo walter: la crisi del ’37 è in effetti diversa da quella del ’29, dovuta non a sovrapproduzione, ma al taglio della spesa pubblica visto che l’economia era ripartita. un errore che causò un’improvvisa recessione, tanto che roosevelt fu costretto a riaprire i cordoni della borsa.

E’ tempo che torni in radio Bordò. Bellissimo.

Ancora una volta GRAZIE

nel frattempo anche la nostra amata Ale ha scritto qualcosa (da Woodstock, mica pizza e fichi) http://www.corriere.it/esteri/11_agosto_28/irene-new-york-farkas_08c679cc-d1aa-11e0-b62d-1ebafd8b4f13.shtml

[...] Invece per un’analisi più strutturata della poetica veltroniana consiglio la lettura del post di Matteo Bordone. Share this:CondivisioneRedditStumbleUponTwitterFacebookLinkedInDiggStampaEmailLike this:LikeBe the [...]

lo sapevo, grazie

La cosa urtante di citare la crisi del ’37 e’ che una volta che l’ha citata Scalfari (mi pare, ma forse nemmeno lui, per primo), tutti a citarla come se nel ’37 c’erano davvero.
C’e’ uno stock di “cose-di-cultura” (comodo e recapitabile direttamente a casa in due giorni lavorativi) che passa in continuazione sui giornali e che serve a giornalisti e lettori per sentirsi acculturati. Mo’ e’ Pericle, mo’ e’ Keynes, per un paio di settimane sara’ la crisi del ’37…

L’ho riletta tre volte, sempre ridendo come una scema.
E pensare che anche io gli voglio ancora bene, a Walter. Ho ancora in libreria le sue videocassette dell’Unità, sopravvissute a tre traslochi. Duole vederlo così.

la seduta psicanalitica di Walter Incandenza :-)

Dovresti declamare queste analisi come Benigni declama la Divina Commedia :-D

http://www.istruzioniperlufo.it

Aspettavo con trepidazione un tuo commento. Ne è valsa la pena. Grazie.

Bellissima idea, bravo!

E magari non lo sai, ma ha toppato anche lo slogan del graffitaro, che non è “non c’è più il futuro di una volta”, ma “il futuro non è più quello di una volta”.
Perchè il witer in questione (http://it.wikipedia.org/wiki/Ivan_Tresoldi), ha copiato anche lui, da Valery, che magari l’aveva detta come l’ha detta Walter, Ivan, il writer, no…
PS: secondo me gliel’hanno suggerito per dargli un’immagggine ggggiovane…

ti superi ogni volta… io mi chiedo sempre e solo se Uolter ti segue…

[...] Matteo Bordone descrive Uolter sul lettino. Ed è satira cinquecentesca da non perdere. [...]

ieri ho chiamato durante la trasmisione il lungo ed il largo di radiodue. il tema era cosa non vorreste che cambiasse ecc.. ho detto che volevo intervenire perchè mi mancavano sofri e bordone.. non hanno chiamato me ma una che si lamentava di quando cambiarono le voci ai cartoni animati..

Superbo.Non faccio che pensare al Veltrox che tira su col naso e piangnucolando….

Mi è appena sembrato di vedere una trasmissione su La7 con telese, costamagna, rampini intitolata Addavenì Kennedi e c’era uno che sembrava uolter, solo più abbronzato e canuto, che pontificava su una lettera sul riformismo che aveva scritto ad un giornale. Mi è sembrata una cosa brutta prendere per il culo il nostro con un sosia: ma se era lui ormai siamo alla circonvenzione d’incapace masochista

Com’è che si chiama questa Matteo? Fidelizzazione.
Però è oggettivamente scritto bene questo post, ora non mi resta che leggere l’originale di Walterino (Sperando,ma è una certezza, che sia anche più divertente)

Matteo, LUI ti legge. O per lo meno dovrebbe.

Se fossi un elettore del Pd, forse sarei un veltroniano, però il post è grandioso.

NON HO PLESENTE QUESTO VELTLONI VOLLEI CAPILE PELCHE E’ CAPALBIO