lunedì 10 ottobre 2011
Si vede che sono nato nel Vietnam
L’incapacità di raccontare la Lega è uno di quegli argomenti assurdi che non si capisce bene come possano ancora avere senso. Eppure è così: i grandi quotidiani nazionali si sono sempre occupati della Lombardia di provincia come se fosse una lontana, inestricabile, misteriosa Indocina. Anche se basta un’auto con 20€ di carburante, un paio d’ore, si va e si torna, si sta lì 40 minuti, si intervista chi si deve con la frettolosità schietta che richiede l’interazione con l’umanità riservata e vagamente sociopatica di quelle zone.
Qualche tempo fa un amico che lavora in un giornale mi raccontava che da loro in redazione a Milano ogni tanto arriva una telefonata dall’ufficio centrale di Roma: vogliono “il Pezzo del Becero Leghista”. Il Pezzo del Becero Leghista è il pezzo che abbiamo letto tutti decine di volte sui giornali di questi anni, quello che descrive il Varesotto (o altri posti del Nord) come una terra di abietto egoismo gutturale. Io ci sono cresciuto: è una discreta desolazione, ma insomma, si sopravvive, e ci sono tanti posti così in questo paese. Soprattutto è qui dietro: distinguere il militante fascistello, quello a cui piace il vino, e l’elettore distaccato ma fedele dovrebbe essere un compito abbastanza semplice del giornalismo. Anche perché 40 minuti da Milano sono 40 minuti da Milano. Un tranquillo weekend di paura non è ambientato nel New Jersey: non sarebbe stato credibile.
Il Pezzo del Becero Leghista che da Roma chiedono ai milanesi è un pezzo fatto di stereotipi, dove il leghista è un mostro fascista vandeano prono ai linciaggi dei negri, uno che porta i bambini vestiti della festa a vederli penzolare dagli alberi. La realtà non è questa, e infatti la Lega ha dovuto dimostrare la propria incapacità pratica (il non saper fare niente di niente) prima di perdere colpi. Perché se avessero aspettato il Quarto Potere, buonanotte. Dice il mio amico che in genere il Pezzo del Becero Leghista non va bene: quello scritto da chi ne sa qualcosa è troppo sfumato. In genere poi lo cambiano, oppure arriva qualcuno da Roma, fa un giro a Varese, torna a casa con un ritratto vibrante, una cosa a tinte forti, tipo un Sacco e Vanzetti del bianco spruzzato.
Oggi su Corriere.it si racconta di Maurilio Canton, nuovo segretario provinciale leghista di Varese, eletto per umbertismo. Parlano del commento all’elezione di Caton da parte del sindaco di «Castronno Varesino». Castronno Varesino non esiste: c’è Castronno, e c’è Caronno Varesino, sono due paesi adiacenti ma diversi. Sarà una cosa da poco, ma io resto della mia opinione: dal bancone di Cova la provincia si vede male. Marco Cremonesi ci mette gli strafalcioni, mentre Claudio Del Frate in un altro pezzo non ce li mette. Ma così è troppo facile: ül Claudio l’è da Varées.
Matteo, sono di Varese anch’io (ufficialmente milanese da una manciata di mesi), e questo è il pezzo migliore che hai scritto. Ci si può trasferire ovunque, ma continuare a “essere di Varese” per la vita, nel bene o nel male. Hai spiegato la lega spieegando Varese e viceversa. Ci vediamo in Indocina!
scritto da Susanna lunedì.10.10.11 12:30
Ps chiaramente, sono tutto tranne che leghista!
scritto da Susanna lunedì.10.10.11 12:33
In effetti Castronno Varesino rende l’idea dell’approssimazione. A dire il vero nei giorni prima il Corriere, nella parte milanese, aveva fatto un ritratto preciso e quasi da santino dello stesso Canton. Buffo ora cambiare così registro.
Sulla stampa vorrei segnalare un paio di eccezioni: Linkiesta.it, che ha dei reportage competenti dai raduni leghisti. e, per quanto possa risultare paradossale, anche Radio Popolare: mi pare sia tra le poche realtà che si è messa a fare cronache e analisi in profondità sulla Lega. questo almeno ho percepito io.
scritto da Gedeone80 lunedì.10.10.11 17:42
guarda che fanno la stessa cosa coi vecchietti con la coppola di petralia sottana, solo che il becero leghista e’ uno stereotipo piu’ recente.
scritto da ambra lunedì.10.10.11 18:53
Ogni volta che il grande giornalismo (i Quotidiani Nazionali) si avvicina a realtà da noi ben conosciute ci accorgiamo che sbaglia, non centra l’obiettivo, è retorico e, a essere benevoli, impreciso. Tu testimoni per la lega a Varese, Ambra per la mafia a Petralia, io ti posso dire dei cinesi a Prato.
Ma allora noi che li leggiamo, su che basi costruiamo le nostre opinioni? Non possono che essere falsate.
scritto da rr lunedì.10.10.11 19:45
Mi rendo conto che per te è più fastidioso e faticoso di altri accettare tale cialtroneria, ma l’approssimazione riservata al becero leghista è riservata a qualunque soggetto sociale e politico. sporcarsi le mani e investire 2 ore 8 e 20€ di gasolio è roba da mentecatti
scritto da gigio lunedì.10.10.11 20:17
Ma servono gli articoli del corriere per farsi un’idea della lega?non basta Bossi? Per il resto sono d’accordo, una buona parte dei Romani, e non solo, ha bisogno di sentirsi, di leggersi migliori degli altri
scritto da Mario lunedì.10.10.11 22:09
[...] giorni tutti si sono occupati della culla della Lega Nord. Qualcuno cade in tentazione, come nota Matteo Bordone: Qualche tempo fa un amico che lavora in un giornale mi raccontava che da loro in redazione a [...]
scritto da Viaggio nel pianeta Varese « C'è solo la strada lunedì.10.10.11 23:10
Giusto per. Non entro nel merito delle tue considerazioni (forse un tantino datate) sul pezzo del becero leghista. Per quanto mi riguarda, è dal 2005 che purtroppo passo gran parte delle mie sere a feste o eventi leghisti, tutti molto di provincia. Ma il punto è Castronno varesino: non è che l’ho orecchiato dal bancone di Cova. Sapevo il nome del sindaco, l’ho guglato e il primo risultato era un pezzo di Varese news che parlava di Castronno varesino. Varese news. Ora, comunque, l’han corretto.
scritto da Marco Cremonesi lunedì.10.10.11 23:15
[...] Nietzsche » Si vede che sono nato nel Vietnam Freddy Nietzsche » Si vede che sono nato nel Vietnam Source : http://www.freddynietzsche.com Il Pezzo del Becero Leghista che da Roma chiedono ai [...]
scritto da Post di oggi 10 October 2011 | Rassegnata stampa, opinioni non richieste di Simone Grossi martedì.11.10.11 00:06
Ecco, una cosa che mi infastidisce di Repubblica (il giornale) è quest’aria di superiorità che traspare in ogni articolo su Varese e la lega. Ma Varese non è la lega, qui la lega è nata, come il fascismo è nato a Milano (eh sì). Quindi secondo il Rep-pensiero tutti i milanesi son fascisti. Sinceramente quando vado a roma per lavoro, non mi vedo circondato da Muse della Cultura, eh ?!
scritto da robbi martedì.11.10.11 10:09
L’Amaca di oggi. Anche Serra a Castronno Varesino
scritto da Antonio S. martedì.11.10.11 10:29
Michele Serra non fa ridere piu’ nessuno. Volontariamente, almeno.
scritto da robbi martedì.11.10.11 11:32
Cremonesi, sono due cose diverse, davvero. Una è RCS, che è un editore che pensa da Cova, da Taveggia, al Clubino. Attenzione, non dico nella Milano fighetta, dei soldi, della moda, non sto facendo quel gioco lì. È proprio che è il giornale della borghesia milanese, non nel senso della destinazione ma del pensiero. E su questo ho una certa esperienza. Poi c’è il fatto che quel tipo di pezzo là (non il tuo, quello del becerone) per uno nato e cresciuto a Varese è una vecchia e fastidiosa conoscenza. Poi ti è sfuggito un errore, ma figurati, è solo lo spunto per ribadire come, in ogni caso, il senso degli unni ci sia nell’aria.
scritto da Matteo Bordone martedì.11.10.11 13:01
Che poi i venti euro per la benza, i milanesi, ce li mettono ogni week-end per venire qui nel varesotto. E da decenni. L’autostrada dei laghi l’han costruita negli anni venti per quello.
scritto da Gianmarco martedì.11.10.11 13:43
La Lega porta avanti da anni un progetto politico e culturale di enorme portata: l’invenzione di una nuova nazione, la padania.
A differenza della usuale invenzione degli stati-nazione, la padania poggia su basi labili per almeno due ragioni: i leghisti tentano di creare un’identità sub-nazionale all’interno di una nazione già esistente e fanno fatica a trovare una tradizione culturale capace di sostanziare le loro battaglie.
Nonostante ciò, il partito di Bossi ha raggiunto una posizione di rilevanza sulla scena politica italiana contemporanea, arrivando ad ottenere ministeri chiave come Economia e Interno.
Evidentemente, oltre al folklore – cui i media nazionali amano dare risonanza – esistono delle ragioni alla base di un tale successo.
Al di là della maschera naif, volontariamente indossata dai leghisti, il partito ha delle strategie geopolitiche precise: l’individuazione esplicita dei nemici (Roma ladrona, i migranti, i meridionali, l’Unione europea e tutti gli altri partiti, colpevoli di fare politica in modo “tradizionale”), la contrapposizione ad altre realtà geografiche (che poi il Nord come unità geografica o politica non esista, ma sia composto da realtà eterogenee è un aspetto sul quale Bossi non si sofferma, pur essendone probabilmente consapevole), l’oscillazione tra l’indipendenza federalista e la secessione (in base al momento politico e al consenso dell’elettorato) e l’utilizzo consapevole di codici comunicativi anti-tradizionali (toni polemici, atteggiamenti intimidatori, linguaggio militaresco).
Su questi e su molti altri argomenti, la stampa italiana (non credo solo quella centrale, Matteo) raramente è stata capace di riflessioni serie, scegliendo la via dello sberleffo che, lungi dall’intaccare i vertici di partito, finisce per colpire i militanti e gli abitanti di alcune regioni che con la Lega non hanno nulla a che vedere.
scritto da Giulia martedì.11.10.11 15:42
Umberto Bossi ebbe una breve esperienza come cantautore, col nome d’arte di Donato.
Nel 1961 Bossi partecipò insieme al suo complesso al Festival di Castrocaro dove venne bocciato in semifinale perché “troppo triste”".
“Il 31 agosto 1975 Bossi si sposa con Gigliola Guidali, commessa di Gallarate, sua compagna da cinque anni. Bossi ha 34 anni e non ha, all’epoca, un lavoro fisso. È iscritto alla Facoltà di Medicina dell’Università di Pavia.
Nel 1979 i coniugi Bossi hanno un figlio, Riccardo. La moglie dà al marito un ultimatum: un lavoro stabile è necessario per portare avanti la famiglia. Nel 1982, Gigliola Guidali chiede e ottiene la separazione. Più tardi, in un’intervista, raccontò di aver chiesto la separazione dopo aver scoperto che Umberto usciva tutte le mattine di casa con la valigetta del dottore, dicendole «ciao amore, vado in ospedale», senza essersi però mai laureato.” Gian Antonio Stella riporta, non smentito, che il Bossi ha fatto tre feste di laurea, con amici e parenti, senza essersi mai laureato. Poi fonda la Lega Nord, contro i terroni, ma intanto se l’è sposata una terrona che, anche di recente, continua a farlo ballare sulla corda mica male.
L’erede designato, il Renzo, è stato segato tre volte alla maturità, a gennaio 2009 è stato nominato membro dell’Osservatorio sulla trasparenza e l’efficacia del sistema fieristico lombardo (sic), organismo istituito su iniziativa della Lega; è stato candidato ed eletto al consiglio regionale con 12.893 voti; attualmente è componente sia della Commissione I Programmazione e Bilancio sia della Commissione II Affari Istituzionali.
A mettere insieme una famiglia con una storia così non ci sarebbe riuscito neanche Garcia Marquez.
Sulle circonvoluzioni berluskaz, berluskaiser, l’amico silvio (fratelli di cialis o viagra), le cene del lunedì sera, il federalismo, la secessione, roma ladrona ma comoda, lega partito popolano ma i candidati li decide lui… va beh… ma nel 2008 alla camera Varese 25,02%, Lecco 25,37 %, Como 26,05%, Brescia 27,18%, Bergamo 31,05, Sondrio 35,86%… oggi molti mal di pancia, ma i sondaggi, nel complesso tengono… Insomma qualcuno li vota questi qui e, senza scaldarsi tanto, secondo me l’unica che ci ha capito veramente qualcosa è la Giliola.
scritto da Scorretto e banale da bar martedì.11.10.11 19:23
Se posso la conclusione nasce da una premessa sbagliata. Mi spiego: i giornalisti milanesi scrivono le stesse imprecisioni quando devono raccontare di Milano, di posti dove devono andare a piedi. Aggiungo che , circa 20 fa ho fatto il carabiniere ausiliario a Como, il quotidiano locale ci chiamava via telefono per avere le notizie. Alcune volte rispondevo io. Davo una versione dei fatti e il giorno dopo la trovavo completamente stravolta e colorata sul giornale.,Non so se il malcostume sia anche estero ma sicuramente non è legato alla provincia, non sono razzisti son proprio poco professionali (forse per mancanza di mezzi?)
scritto da corrado mercoledì.12.10.11 10:30
mi è sfuggito il fulcro del discorso:ce l’hai con i giornali troppo approssimativi o con la visione sbagliata del leghista medio? (sempre da parte dei giornali approssimativi).
No perchè nel primo caso sono daccordo con te ma nel secondo assolutamente no;vivo a bergamo e ti posso assicurare che il leghista medio è ignorante come la merda e sì,vorrebbe bruciare/appendere tutti i negri del mondo,negare questo semplice fatto è criminale.
Se poi me la metti nel discorso del “non facciamo di tutta l’erba un fascio” allora mi incazzo ancora di più perchp secondo questo ragionamento anche Hitler aveva dei lati positivi
scritto da cervelletto mercoledì.12.10.11 19:42
Un pensiero a Roberto Formigoni (…) giornalista di Radio Popolare che seguì la Lega dall’inizio con intelligenza e pazienza, e disse ‘ guardate che questi qui vanno avanti’ quando ancora noi tutti li davamo per spacciati dopo la prima estate di feste della Padania… Era il secolo scorso…
scritto da S.ara sabato.15.10.11 22:40
“dal bancone di Cova la provincia si vede male”. grande battuta! L’ho capita anche io che sto a Roma…
scritto da Caterina mercoledì.19.10.11 14:05