|
|
|
|


venerdì 4 novembre 2011

Piccola Italia non mandarmi via


Nel 2003 va in onda nel Regno Unito la prima puntata della serie Little Britain, di Matt Lucas e David Walliams. Nel giro di poche edizioni, Little Britain diventa un pilastro della cultura popolare inglese. Il personaggio di Vicky Pollard, interpretato da Lucas, finisce per essere il prototipo della ragazzetta chav ignorante e vistosa, maleducata e perentoria. La comicità nazionale, memore di numeri sottili, sublimi e insieme terribili come questo, si riscopre capace di qualunque cosa. Si ride del razzismo delle signore in cardigan attraverso fiotti di vomito; si parla di omosessuali al contrario, partendo dalle fantasie di emarginato sofferente di un ragazzo gallese; l’handicap diventa talmente normale da fare umanamente ribrezzo.

In quegli anni al governo c’è Tony Blair, il Regno Unito è uno dei paesi più civili e avanzati d’Europa, lo stato sociale è efficiente e diffuso, la crisi economica è lontana, la disoccupazione ai minimi.

La popolarità degli sketch produce una serie di espressioni di uso comune come «Computer says no», «No but yeah but no but yeah but no but..», «I’m a lady!», «I’m the only gay in the village».  Il programma, seguito da una tournée teatrale e da una versione statunitense, trasmesso in tutti i paesi, è uno dei prodotti televisivi britannici di maggiore successo degli ultimi tempi. Tra i tanti che ci si ispirano, Fabrizio Biggio e Francesco Mandelli, che circa tre anni fa cominciano a mettere in piedi I soliti idioti.

Ora è uscito il film I soliti idioti, e Concita De Gregorio l’ha recensito per Repubblica. Per toni e impianto, I soliti idioti è identico a Little Britain; sono ovviemente diversi i temi, i personaggi, la scrittura, la regia e la recitazione. Uno può legittimamente dire che Biggio e Mandelli sono incapaci, che la loro versione di una cosa così al limite non è abbastanza precisa da tenersi lontana dal grottesco, che la comicità del ribrezzo ha fatto il suo tempo, che personalmente trova inguardabili certe cose. Sono le classiche e legittime critiche a I soliti idioti, tipiche di chi vedendo quella roba si sente a disagio, non ride, si infastidisce, la trova scadente. Se sei uno spettatore cambi canale; se sei un giornalista ne scrivi. Tutto normale. Quello che fa Concita De Gregorio però è diverso.

Per prima cosa non ne sa niente. Non ha visto Little Britain, non ha visto la serie tv da cui è tratto il film, non conosce per niente quel tipo di comicità, né gli intenti né il risultato. Una regola per me aurea è quella di stroncare solo se si ha la possibilità di farsi un’opinione solida. Se non hai tempo e modo di scavare, meglio stare freddi, ma non stroncare. Se stronchi devi andare un po’ più a fondo, in modo particolare se stronchi un prodotto di successo. Questo per due ragioni: una, banalissima, di rispetto nei confronti di chi fa le cose di cui parli, l’altra per evitare di andare contro il senso comune, armato solo di banalità. Ma qui siamo molto oltre questo tipo di approccio; anzi, siamo molto prima. Perché è probabile che De Gregorio abbia un atteggiamento del genere quando si occupa di altre cose. Ma nello specifico abbiamo a che fare con il cinema, il cinema comico, il cinema comico che viene dalla tv, il cinema comico che viene dalla tv e parla di cose schifose, il cinema comico che viene dalla tv e parla di cose schifose che riguardano gli italiani. È difficile trovare più elementi di pregiudizio di questi, per un giornalista italiano che si occupa di politica.

E allora vai con la sociologia, con il pensiero generazionale, le grandi parabole sociopolitiche che si rispecchiano in ogni ambito della società, la cultura e l’intrattenimento come grande scuola della vita, Sorrentino e I soliti idioti messi uno accanto all’altro — Molto meglio Moby Dick rispetto ai How I Met Your Mother, signora mia! — ovvero in sostanza quel germe di Berlusconi che è in tutti noi e ci impedisce di preferire il bene piuttosto che il male. I soliti idioti e il film di Sorrentino non c’entrano niente l’uno con l’altro, e metterli in contrasto è una sciocchezza. La stessa persona può vedere Wim Wenders e Terminator, Concita, Bergman e Scream. Sarebbe il caso di farsene una ragione. Anche la visione del cinema popolare come strumento per finanziare quello culturale andrebbe rivista un po’, a partire dalle categorie. Il cinema popolare serve a guadagnare denaro col successo, cosa che capitò anche a Traviata. Se poi quello stesso sistema produce Sorrentino o Bruckner, non è tramite un vaso comunicante che prende i soldi degli sciocchi e li dà agli intelligenti.

Si ride tantissimo di cose che fanno schifo senza che ci si debba rispecchiare. Il ragazzetto gay col cellulare che non sa niente di niente è molto più una presa per il culo di chi dice che i ragazzi hanno il cellulare in mano e nessuna idea del mondo che li circonda, che non un ritratto amaro dei giovani d’oggi persi nel vuoto socioculturale del berlusconismo. Resta un film comico tratto da una serie comica. Non cambierà il modo di vivere di nessuno, non impianterà disvalori in nessuno, non avrà nessun effetto distruttivo sull’educazione di nessuno: è costume giovanile, e sarebbe il caso di abituarcisi. In genere funziona proprio così: dispiace ai grandi.

 

Il problema vero è che a Repubblica si sono convinti che, siccome quel picco di equilibrio e buon senso che risponde al nome di Natalia Aspesi sa scrivere di cinema senza essere un critico (in senso tecnico), allora anche Curzio Maltese o Concita De Gregorio possono occuparsi di questi temi con la stessa freschezza. Così non è. I film presi come pretesto per fare sociologia istantanea, dare peso a una tesi giornalistica, fare da corredo a una fase politica erano roba da Michele Santoro o Giuliano Ferrara. Che adesso sia la regola, anche in un giornale dove la politica ormai è perfino nei consigli sui bulbi da piantare in autunno, mi pare un errore grave.


Come hai ragione signor Bordone: Concita detta Cita ha sempre quello sguardo da Bambi (bamba) esterrefatta di fronte alle storture del mondo che, sospetto, nasconde un senso dello humor pari a quello di asse da stiro!

Perfettamente d’accordo. Ottimo il link di “Personality Crisis”.

caro matteo, concordo sulla critica alla critica, ma mi/ti chiedo anche: qual è il bersaglio delle scenette dei soliti idioti ? di chi si ride quando si ride? non puoi dire che il riso non sia un fatto sociale e politico, e guardando la serie in tv mi sono spesso chiesto se non siamo come al solito alla tipica comicità italiana, in cui viene deriso non certo il superiore, il padrone ma il poveraccio. e ancora: siamo sicuri che in italia sia il caso di deridere le minoranze sociali, culturali, etc. come si possono permettere gli inglese? siamo sicuri che la stessa battuta sull’omosessualità abbia lo stesso senso, lo stesso effetto, le stesse conseguenze qua e oltre manica? ciao e scusa il pippone, ma era un po’ che mi ponevo il problema e il tuo post gli ha dato la stura.

Concordo. Anzi, grazie: è quello che avrei voluto saper scrivere io.

Sottoscrivo anche Teodoro e non solo per il soprannome che ha dato all’Illuminata. ;)

Ma allora è vero che si ispira a “Little Britain”? L’avevo pensato, ma non ho letto nulla in proposito.

I pezzi sui due gay sono omofobia pura, e di quella feroce che genera la violenza contro i gay imperante in Italia. Nascondersi dietro il “politicamente scorretto” in un paese dove il “politicamente corretto” non esiste è soltanto vigliaccheria. Fanno soldi incitando l’omofobia.

Davide, non è così. Non so come spiegartelo, vista la tua posizione, ma non è così.

Caro Bordone, se tu semplicemente facessi coming out e ammettessi con te stesso di essere omofobo, poi ti sentiresti molto meglio te lo garantisco.

I soliti idioti e Little Britain sono completamente diversi. Si può dissentire dalla recensione della De Gregorio, ma il paragone tra le due serie è agghiacciante.

Non conosco Little Britain. Sarà per questo che non mi sganascio dalle risate.

Forse il problema sta nel fatto che Lucas e Williams sono dichiaratamente omosessuali, Biggio e Mandelli no: i miei amici gay si chiamano “frocia” fra di loro, io non mi permetterei mai. tutto qui.

I soliti idioti non li reggo. Concita l’adoro.

Williams è eterosessuale. È sposato con Lara Stone. Precedentemente è stato con Patsy Kensit e diverse altre beltà, generalmente modelle.

Errore mio, solo Lucas è omosessuale? Secondo me, però, il succo non cambia.

bordone la pianti con ‘ste foto che poi diventiamo tutti omofobi?

Concita De Gregorio ha bisogno di più cazzo;seriamente Bordone,non sto scherzando,è la classica donna che ha bisogno di un’iniezione di carne (e per tutte le femministe da pelo sotto le ascelle:se fosse stato un uomo avrei detto che aveva bisogno di figa punto)

Per me hai colto nel segno: ai grandi non piace. E’ una cosa di generazioni nuove che si inventano cose nuove, e quelle vecchie non si rendono disponibili alla contaminazione.

E poi: i pezzi sugli omossessuali (avete visto, non mi da fastidio scriverlo), come tutti gli altri, prendono in giro per assurdo comportamenti grotteschi.

Unico problema: non è fatto bene come Little Britain, ecchecivoletefare.

Cervelletto, questo blog non è felice quando ci sono in giro degli imbecilli. Puoi evitare di frequentarlo? Grazie.

Chromium mi segnala che il blog è affetto da malware.
Dipende da me o ci sono problemi sul sito?
:)

sostanzialmente d’accordo.
Io comunque preferisco di gran lunga Little Britain, che ho cominciato a vedere sin dall’inizio in Gran Bretagna, e che ancora mi fa sbellicare.

piccolo refuso: David *Walliams*, non Williams

Anche io e anche una mia amica riceviamo in questo momento le stesse segnalazioni di google che consigliano di evitare questo sito come se fosse affetto da malware.

Credo si chiami Walliams, con la “a” :)

Il soprannome “Cita” citato dal primo commento, fu coniato se non erro da Emilio Fede, o La Russa… sempre con l’intenzione di umiliare la controparte storpiandone il nome, o fingendo di non ricordarlo… Non fa onore Concita.
S.ara

scusate. il gatto ha passeggiato sulla tastiera (giuro!) il messaggio era:
Il soprannome “Cita” citato dal primo commento, fu coniato se non erro da Emilio Fede, o La Russa… sempre con l’intenzione di umiliare la controparte storpiandone il nome, o fingendo di non ricordarlo… Non fa onore alle persone intelligenti e civili farne uso, a prescindere dall’essere d’accordo o meno con… Concita.
S.ara

Come non detto: Walliams è lo pseudonimo, Williams il nome vero..c’è da dire che di solito tutti dicono “Mina” e non “Anna Mazzini”

@ RO: se la vuoi capire, la capisci, sennò vai avanti così, con l’elenco dei soprannomi e nomi d’arte, e facci vedere quanti ne sai.

S.ara, a me ha fatto sorridere e non ci ho visto nulla di offensivo, solo una sciocchezza che ti strappa un sorriso lì per lì. Magari non s’è offesa nemmeno lei. Io, per dire, mi ci chiamo da sola ‘scimmia’. Insomma, la farei più leggera, ci son appellativi e modi ben peggiori.

@s.ara Non c’è bisogno di essere così aggressiva. Ero in buona fede e non volevo far sfoggio di nulla, ti assicuro :)

sul film non posso dire nulla ma la serie tv (in onda su mtv) secondo me ha un pubblico che in larga maggioranza non sa nemmeno chi è tony blair. e le loro battute le sento di continuo a scuola in classe (alunni di scuola superiore), però con uno spirito che non è sicuramente quello di williams e lucas.

AH Concita, lei non mi piace per niente. E’ sempre troppo pesante, tutto diventa drammatico. Non ha senso dell’umorismo e può anche andare bene a patto di non recensire un film comico. Non posso giudicare il film perché non l’ho visto e non credo di farlo (anche se loro mi piacciono abbastanza). Solo che spendere 8,5 euro… anche no!

La de Gregorio ha stra-ragione. Stop.

Scusate, qui il punto non sono i soliti idioti, il punto è: “che c’azzecca Concita de Gregorio con la critica cinematografica?”

Il film non è l’oggetto dell’analisi, ma solo un pretesto per rispolverare qualche stereotipo di carattere politico. Il cliffhanger che punta a legare Berlusconi con una intera generazione di ventenni, ormai compromessi secondo la limitata visione di questa giornalista. L’epitaffio finale, che suona come una condanna, sarebbe da rivolgere proprio a quei genitori, portatori di pessimo esempio, che con i loro presunti diritti, le loro baby-pensioni, ed il loro arrivismo, hanno fregato la cena dal piatto dei ragazzini.

A me non piace, ma omofobo no no no.
È che, per fortuna, quando una cosa è accettata e profondamente radicata ci si può permettere di prenderla in giro nei modi più pensate del mondo. Se chiamo i miei amici gay f***i non si offendono.
Che noia dover ribadire ste cose!

gli episodi con i due “o-m-o-sessssualiii” è quanto di più lontano ci sia con l’omofobia. omofobico è prima di tutto spegnere il riflettore su una fetta di popolazione, negarne l’esistenza, al limite svilirla. qui invece si presume innanzitutto il riconoscimento di una fetta sociale, coi propri tick, i luoghi comuni, e li si ridicolizza. l’omosessuale incinta è è un topos omofobico o più uno sfotto’ a chi vede in una coppia omosessuale una minaccia all’impianto famigliare?
la De Gregorio ha tutto il diritto di scrivere quello che vuole, il lettore distratto magari le va dietro, quello più preparato invece ne denuncia un gap di autorevolezza nel tema, e la De Gregorio non esce di certo bene. L’errore secondo me sta nel biasimo, un giornalista, chi tratta di società e costumi, dovrebbe sapere in partenza che ogni generazione è intellettualmente indomabile da chi l’ha preceduta, è l’eterna lotta tra chi rivendica la propria scelta e chi crede, dall’alto dei suoi anni, che sia quella sbagliata. semplicemente non si deve porre il problema. ciao Matteo, grande s-tag-ista

“I Soliti Idioti” l’ho appena intravisto… e non ne posso dire nulla… “Little Britain” è – pur con certe apparenti volgarità – sublime. Di grande livello, di grande scrittura e di superba recitazione e messa in scena. Sullo stesso piano di “Monty Python’s Flying Circus”, se non meglio… mi perdoni Graham Chapman…

L’argomentazione migliore è quella di Ivan. Mi ha convinto proprio.

Anch’io stavolta so’ per Ivan.

leggendo alcuni commenti, ‘sto giro hai buttato delle perle ai porci, matteo.

ancora in italia c’è la dislessia dei sessi e, ancora di più, del sesso.

love, mod

Non sapevo di Little Britain, quindi grazie. In generale la comicità demenziale non mi piace, tout court, quindi non posso dire di apprezzare “I soliti idioti”, e probabilmente anche Little Britain non mi farebbe impazzire … resta il fatto che l’articolo della De Gregorio è un bello scivolone.

Con meno parole e molto più sarcasmo, anche Randall casualmente ha parlato del tema giusto venerdì:

http://xkcd.com/973/

@PAOLA: Non so nel in quale paese vivi tu, ma in quello in cui vivo io non posso tenere per mano il mio ragazzo per paura di essere pestato. Altro che che “una cosa accettata e profondamente radicata.”

@QUACKY : Cosa pensa il pubblico guardando gli sketch con i gay è facile capirlo. Basta vedere i commenti su youtube. E non sono profonde riflessioni sull’omofobia.

a volte il tuo pubblico è proprio noioso e cavilloso. cervelletto secondo me l’ha detto male, ma credo che intendesse che la nostra è frustrata, elemento con cui concordo, è una che odia le cose che non capisce e le denigra senza nemmeno provare a capirle, ma a me pare un elemento che caratterizza l’intero giornale.

ripigliati

Fino a un certo punto condivido le premesse, ma se Little Britain raccoglie il testimone dal Flying Circus dei Monty Python, i soliti idioti, per quanto cerchino di copiarne la ricetta, non vanno oltre Bombolo e l’amatriciana.

D’altronde la carenza di idee è la cifra caratteristica di quel canale tv (di musica??) giovanile che va avanti replicando robaccia scadente.

In ogni caso, i mezzi (leggi: il web) ci sono, e i luminari che infestano il microcosmo italiota dell’etere e della stampa, con i loro contratti prezzemolo, non bisognerebbe più cagarli neanche di striscio.

uhmm…. ma allora che ci faccio qui? :)

Per me si può benissimo stroncare senza andare a fondo, senza scavare. Un prodotto è innanzitutto quello che è, nel momento in cui chi guarda guarda, compra compra, sente sente, ride ride, si schifa si schifa. a prescindere dalla sua storia, dalle little britain del caso. Concita è in questo caso una spettatrice comune, che dà il suo giudizio ora, per quello che vede e per quello che sa. E il suo giudizio è rispettabile quanto il tuo che sei impallinato di ( little) Britain.
Insomma voglio dire che per me l’opera dovrebbe avere innanzitutto valore in sè, se per capirla e goderne devo prima farmi un corso di formazione sul genere, significa che siamo davanti a qualcosa di poco potente, e non so se sia il caso dei soliti idioti, che non ho visto/

“un gap di autorevolezza”… aaaaaaaaaarghhhh, ma che lingua parlate? Questo é un dramma della cultura italiana, non l´articolo della De Gregorio o “I soliti idioti”… Parlate come magnate, per favore!

“I Soliti Idioti” sono il cinepanettone per snob. Sono “ggiovani”, trendy, citano “Little Britain” (embhe?) quindi li può guardare anche l’intellettuale nostrano e finalmente ridere alle battute sui froci che se le fanno i volgari Boldi, De Sica e Salvi non si può. E’ il mainstream (infatti il film è campione di incassi) che passa per alternativo, solo la Conchita non c’è arrivata. Vabbè li rivaluterà al prossimo film…sbagliando! Perchè gli snob li scaricheranno al secondo film come è successo a Zalone. Conchita, Conchita, se vuoi essere alternativa devi fare come tutti gli altri :-)

La decorativa Concita scrive da sempre articoli ruffianelli nella forma ed innocui nella sostanza: l’indignazione di complemento è un accessorio standard. Per questo piaceva a weltroni tanto da spedirla a dirigere l’unità: la brava Concita ce l’ha messa tutta, come riconoscerà chiunque si ricordi la campagna di lancio del quotidiano con la nuova direzione. Ma è arrivata ad un pelo dall’affondare il giornale; non c’era riuscito il fascismo, c’era già riuscito weltroni, stava per riuscirci di nuovo lei. Le buone intenzioni però sono spesso ininfluenti rispetto alla riuscita di un’impresa.
Allo stesso modo i soliti idioti sembrano appartenere alla categoria delle emulazioni fallite.

Natalia Aspesi sarà una bravissima giornalista, ma di cinema non ne capisce assolutamente niente.

mi viene in mente il bel saggio di luttazzi, mentana ad elm street, riguardo alla questione omofobia e rapporto autore/personaggio fittizio

“Richard Pryor può fare tutte le battute che vuole sui «niggers» ; le stesse battute in bocca a Woody Allen diventerebbero razziste.”

ecco il link by the way
http://www.associazionelegiraffe.org/materiale/pdf/pagina_satira_luttazzi.pdf

…no cazzo! Bordone, no cazzo! Ti prego. NO!
Non voglio insegnarti a fare il tuo mestiere (anzi, mi dispiace occupare questo spazio senza nemmeno commentare il post); immagino pure che gestire un blog sia una questione alquanto complicata, però: NO cazzo!
Non puoi dire a Cervelletto di frequentare altri luoghi dell’etere solo perchè dice che la De Gregorio ha bisogno di cazzo (intendendo: “la De Gregorio è, a vario titolo, una donna frigida”) quando tu, nei tuoi post, usi parole come gang-bang, pompino o che so altro, vantandoti di sdoganarle, di andare oltre la concezione “del mondo dviso per specie: cani, gatti, cristiani, cavalli, uomini”, oltre questo perbenismo generico che ammanta tutti. E’ una questione di comunicazione. Chè sennò rischi di fare lo stesso errore (HELP! sinonimo di ipocrisia) della maggior parte dei professionisti che fanno tv. Ed io, invece, so che Comunicazione potresti insegnarla a loro, me ed un altro paio di persone. Ecco. Tutto qui.

Con Stima.
Buon lavoro.

PS Con questo non intendo, ça va sans dire, che devi accettare i commenti su tutto e di tutti.

PPS e comunque a vedere la foto di quella cagna ( professionalmente parlando) della Johansson anche io ho avuto un attacco di omofobia

….a me piacel’omino delle colonne sonore!!…e l’inizio di lost in translation!! :D
riguardo i soliti idioti,anch’io non ho apprezzato l’articolo della degregorio…anzi,leggendolo mi veniva voglia di guardarli…. poi,però,come con i libri di fabio volo,era meglio prima di provare ;-)

aldo grasso dà ragione al bordone.

Trovo che Concita assomigli in modo sorprendente alla Scarlett…

ho una visione…

tra un anno I soliti idioti sarà citato nel nuovo libro di uolter, come spunto di un approffondimento interessantissimo su come televisione e cinema siano stati devastati dal berlusconismo.

Titolo del capitolo: “Da Roma Città Aperta a I Soliti Idioti passando per il Canzoniere”

Penso che il problema dei critici improvvisati sia una tendenza cavalcata non solo da Repubblica. Sul Domenicale del Sole, vetrinetta der mejo in de cauntri, ultimamente è stato insignito della targa di recensore quell’altra anima bella di Vincenzo Cerami (spazio ai giovani!) che nella sua prima prova scritta è stato capace di svarioni non solo interpretativi ma sostanziali. In Carnage, secondo il nostro, le coppie in gioco appartengono alla stessa classe sociale (cioè un venditore di padelle e un avvocato di un grosso studio legale), l’avvocato viene fatto sul campo dipendente della società farmaceutica di cui rappresenta gli interessi, ecc. Trascuratezza, inadempienza, ottusità?

Da affezionatissimo lettore di Repubblica penso che la maggior parte dei suoi editorialisti sia fondamentalmente sprovvista di senso dell’umorismo. La De Gregorio, Merlo, Maltese, Serra (sì, Serra) e compagnia cantante dicono cose giuste ma tendono a dirle con l’impettito moralismo dei fustigatori, che vedono berlusconismo e crollo dei valori ovunque. Il che non è un male in sè ma finisce per rendere quel giornale un briciolo ossessivo e monotematico, con il risultato di produrre brutti articoli come quello della De Gregorio. (Che ha pure l’aggravente di non essere un critico cinematografico).
La Aspesi è una delle poche, in quel giornale, a non prendersi troppo sul serio e a coltivare un po’ di sana frivolezza.

+1 a Corrado

Io sono d’accordo con il post, ma non potrei reggere un altro paragone con “Moby Dick”. Ho capito, ho capito, lo leggerò, promesso, ma basta.

ROCKMEAMADEUS@che c’è di male nell’uso del termine “gap”? siamo su un “blog” = un diario on line. E nessuno credo abbia mai detto a Falco che in una canzone con testo tedesco avrebbe fatto meglio a tradurre anche il “refrain” o ritornello…comunque un post a commento di un altro post che nulla abbia a che fare con il thread è davvero unpleasant!

Grazie Jack S., il sunto è proprio quello: la leggerezza, e La deG (non la chiamo più come all’inizio per evitare di offenderla, poverina!) pesa almeno 2 milioni di tonnellate!

@Gnu
hai ragione.
@Bicio
mitico!
@Mia
ma che cazzo stai dicendo!

continua comunque a non esserci una cippa al cinema. I soliti idioti e’ un “film” per ragazzini che guardano mtv. Non credo che ci sia bisogno di ingrandire la cosa paragonando il film ad altre pellicole italiane e straniere. Si chiama masturbazione codesta azione “pimp”.

l’abitudine di affidare le recensioni cinematografiche a giornalisti e/o scrittori come se chiunque potesse farle è ridicola. Io ci aggiungerei anche l’età, sembro Renzi, lo ammetto, ma secondo me raggiunti i 55 un critico cinematografico dovrebbe essere rottamato. Fatta la premessa “I soliti idioti” è un film di merda. Non se ne esce.

Vabbè, ma per legittimarne la bruttezza c’è bisogno di sciorinare il pedigree della serie che l’avrebbe ispirato (in un momento storico lontano, in un altro paese, con diverso retroterra culturale, ecc.)?

:D :D :D

bicio, qui siamo su internette, l’etere e’ un altra roba

Sono d’accordo quando dici che per stroncare bisogna conoscere. Detto questo però non ho ben capito se a te I Soliti Idioti piace? Lo consideri un buon film?

Ecco perché tutti fanno riferimento alla serie, ma nessuno si esprime sul film come opere a se stante.

Io non l’ho visto, e con tutta sincerità ammetto che alle volte ho provato a guardare la serie tv. Ma non mi faceva ridere.

Ho il terrore di andare a vedere 90min così.

Bordons, come al solito hai ragione. Non ho visto il film, nè lo andrò a vedere, ma ho visto dei pezzi dei soliti idioti su MTV perchè piacciono un casino ai miei figli adolescenti. A me i soliti idioti non piacciono, non mi fanno ridere, punto. Ma la questione principale è che a me piace di più la comicità un po’ surreale, l’ironia. E questo è quanto. D’altra parte anche io adoro Wim Wenders e ho adorato Terminator. Ciao!

io non sono andato oltre le tette di Scarlett.

A me Concita De Gregorio ricorda il personaggio di Carnage interpretato da Jodie Foster. Anzi mi sembra proprio lei.

Colgo l’occasione per rivedermi alcune chicche di Little Britain nel web: il paragone non si pone nemmeno (ma sono una snob e per me tutto ciò che è british è insuperabile) però I Soliti idioti a me fa ridere.

beh … inquadrare la sitauzione inglese in cui little britain ha successo come “In quegli anni al governo c’è Tony Blair, il Regno Unito è uno dei paesi più civili e avanzati d’Europa, lo stato sociale è efficiente e diffuso, la crisi economica è lontana, la disoccupazione ai minimi.” è una boiata pazzesca!
Ma hai idea di come si viva in inghilterra? non dico 3 w/e easyjet a londra, ma un paio di mesi a Stoke-on-trent, a Penzance o anche solo a Bristol, per dire una città “viva” …

C’è tanta miseria al mondo, eh? Mica solo grattacieli e locali alla moda. Eh, lo so, sono cose tristi. Seriamente, tu spiegami il senso di questo tuo commento, fuori dal contesto “io sono Madre Teresa di Calcutta reincarnata”. Spiegamelo, per favore. Perché io non lo capisco.

[...] Ancora su Concita de Gregorio e il pensiero generazionale. [...]

Premetto che trovo Concita De Gregorio favolosa, ma non mi ritrovo se vuole fare della critica cinematografica, non c’azzeca punto.
Invece ha ragione Mia, la De Gregorio assomiglia moltissimo alla Johansson (ma non quella di questa foto).
Non ho ancora avuto modo di vedere “i soliti idioti”, ma ho potuto vivere fin dall’inizio la nascita di “Little Britain” e della comicita’ nell’epoca Blairiana (mazza che brutto termine), cioe’ ai tempi di Vic Reeves and Bob Mortimer, di “Shooting Stars”, fino al periodo di “The League of Gentlemen”, insomma una comicita’ unica e assai “British”, dal politicamente scorretto al demenziale, dall’assurdo all’onirico, il tutto condito da paragoni e agganci specificamente legati all’attualita’ e alla cultura Inglese di quell’epoca.
La mia domanda e’ se “i soiti idioti” davvero ripropongono simili parametri, diciamo, all’italiana, cioe’ se la matrice ‘e la stessa, ma il contesto e’ del tutto italiano.

Intendevi fare un parallelo col disastro attuale italiano?
Tiri fuori stereotipi a caso, perchè?per far vedere che tu si conosci l’inghilterra e sai spiegare il successo di little britain? Non arrampichiamoci sugli specchi per dire che il regno unito è diverso dall’italia, o che si può ridere anche di una comicitá terra-terra, persino come quella dei Vanzina.
Per intenderci, bene sparare sulla CdG e sulla sua spocchia (minigonna e un culo valide per pubblicità di un giornale, non di un auto), ma descrivere il regno unito come un paese tra i più civili e avanzati d’europa è falso, tanto più associando questo al nome di blair, spiegami cosa centrerebbe questo con il successo di little britain.

Mha..
il film lo sono andato a vedere. Father & Son mi fanno morire, la parte sui gay è triste e non rideva nessuno, le altre sono abbastanza trascurabili.

Per la questione omofobia secondo me non c’è nel film, si ride sugli stereotipi come in father & son si ride sull’arroganza del padre e la coglioneria del figlio.

Nel dubbio penso che ognuno abbia il diritto di vedere quello che vuole senza sentirsi la ramanzina di Concita & friends (come sottolinea anche Aldo Grasso sul Corriere).
Vi immaginate che tremenda rottura di cojoni sarebbe vedere solo film impegnati?

Ricordo Maltese che recensiva Kill Bill descrivendolo come un film che incitava gli adolescenti a fare stragi nei licei, che tristezza. E Concita fa ancora più tristezza.

David Walliams, non Williams

Walliams. Corretto. Grazie.