Telerama
mercoledì 7 dicembre 2011

A volte ritornano


È scattata una storiaccia tra persone che loro malgrado hanno in comune il fatto di essere state vicine a Bettino Craxi. Luca Josi (qui raccontato dal suo amico Filippo Facci, qui intervistato da Vittorio Zincone) è stato un giovane socialista. Giovanni Minoli è stato tante cose, tra cui un importante uomo RAI in area PSI. Fine delle affinità.

Succede che molti anni dopo la fine del PSI di Craxi, Minoli e Josi si ritrovino, uno sempre come RAI, l’altro come produttore televisivo con la sua Einstein Multimedia, ai due estremi di un tavolo di trattativa per la produzione della serie Agrodolce.

A conferma del fatto che i qualunquisti della cospirazione massonica hanno quasi sempre torto, tra i due scoppia una guerra di posizione prussiana. Il tutto è raccontato dal video che segue, pubblicato in questi giorni dal sito del Fatto Quotidiano. Il video è prodotto dalla stessa Einstein Multimedia, e descrive un rapporto professionale che sembra essere finito in una specie di gora dell’eterno fetore marchiata RAI, nel senso che assume la parola RAI quando se ne snocciolano i difetti strutturali insormontabili, le pastette, i personalismi, le carognate, soprattutto la capacità di bruciare soldi dei cittadini per fare altro.

Come siano andate le cose veramente non si può sapere, se non conoscendo il fascicolo. Questo è un documento di parte, e contiene qualche faciloneria e qualche refuso; eppure resta un documento abbastanza notevole. La RAI e il paese sono anche così, sono sempre stati così. In queste ultime settimane ce ne stiamo forse felicemente dimenticando, o almeno così ce la raccontiamo.

Però. Ecco. Ci siamo capiti.


io ebbi il coraggio di guardarmi una delle primissime puntate per vedere come la rai stava usando quei 20 milioni di euro. non serve saperne di close reading per iniziare a vomitare quando si vede la facciona di minoli che accende le pizze di quello schifo, con macchiette da anni ’20, spacciato per un prodotto di qualità, manco fosse il regista di boris.un brivido vedere dopo qualche anno i magistrati interessarsi alla cosa.

http://www.youtube.com/watch?v=WnDLNFkWjKo

Penso di poter dire con una certa sicurezza che il Castagna al quale fa riferimento Ruggero Miti nella telefonata a Luca Josi (“sono due o tre giorni che mi chiama un certo Castagna, personaggio locale di dubbia provenienza) sia Enzo Castagna, impresario cinematografico palermitano in odore di mafia; su di lui e sulla sua corte dei miracoli hanno girato uno strepitoso documentario Ciprì e Maresco (“Enzo, domani a Palermo”).
Miti – che ha capito perfettamente di chi si tratta e quali sono le sue “richieste” – dice: “pare che non faccia molti problemi, si accontenta di molto poco… insomma, pare che la cosa sia tranquillizzante”, il che rende ancor più sconcertante e surreale l’intera vicenda.

La tv di stato non è riformabile, qualsiasi sia il governo al potere. Va solo chiusa. O venduta.
giofederl

sì, che nelle tv private ci sono solo onestà e meritocrazia.

“perché non registrate?” ..questa stessa domanda mi è stata più volte fatta negli ultimi anni. E’ molto, troppo diffuso questo atteggiamento mafioso nel senso più “puro”, quel “lei non sa chi sono io, qui si fa come dico io, ecc.ecc.”. A me è capitato in un museo statale, con soldi dello stato e ancora oggi mi chiedo se non sia il caso di munirsi di registratore. Per il momento mi sono allontanata, da un ambiente davvero asfissiante, mi fa pensare, tuttavia, il fatto che Josi abbia cominciato a registrare ben prima (mi pare) che le cose degenerassero definitivamente. Cosa significa? Che a furia di dire “il più pulito c’ha la rogna” ci muoviamo in una melma spessa quattro dita? Forse l’unica è proprio la registrazione, la divulgazione, la stigmatizzazione… sperare che queste persone non si sentano più impunite…

Però, ecco, io non ho capito. Mi spieghi? Grazie.





Silk.it: La sigaretta elettronica a 29€