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venerdì 20 gennaio 2012

Dove vai in vacanza, contadino?


Tutta questa storia della Costa Concordia ha riportato in primo piano uno dei più profondi lasciti della miseria del nostro paese: l’incapacità di rappresentare gli italiani medi, la gente, come individui di questi tempi, non timorati di dio, consapevoli e felici. Detta così sembra un’affermazione delirante, ma seguitemi.

Le crociere sono, come ho già scritto l’altro giorno, un modo per divertirsi frequentato da milioni di persone al mondo. Esistono da moltissimi anni, e fin dagli anni Sessanta la natura di mezzo passeggeri a lunga distanza della nave è scomparsa quasi ovunque, per via della diffusione dell’aereo. La crociera è diventata quindi un’altra cosa: un viaggio gustoso in sé, dall’imbarco allo svago a bordo, fino alle visite delle città che si toccano, la navigazione, le serate di animazione.

Ora, il fatto che la crociera, così come il villaggio vacanze, sia percepita come una vacanza da turisti, e quindi di serie B, è palese. Nessuno, tra chi va in un villaggio o su una crociera, si sogna di sentirsi «viaggiatore». Anche molti di quelli che si sentono viaggiatori sono legittimamente turisti, ma insomma, fatti loro, se la vogliono raccontare, facciano pure. The Beach di Alex Garland, il best-seller inglese da cui Danny Boyle ha tratto uno dei film peggiori degli ultimi quindici anni, aveva in questa distinzione, e cioè nell’idea del protagonista di sentirsi profondamente turista, non viaggiatore, non Chatwin, uno snodo fondamentale. Il tema della fine del viaggio solitario e avventuroso, e della presa di coscienza adulta della nostra natura turistica era già diventato best-seller nel 1996. Eppure c’è ancora chi tiene a dire che lui no. Alcuni di questi che «loro no» hanno scritto articoli e servizi sulla Costa Concordia.

Il tono è il solito: sono paradisi artificiali, uno spreco di soldi, lo spazio dove credere di essere principesse Sissy, quando si è solo… Ecco, quando si è solo cosa? Perché questi italiani che decidono di andare a divertirsi in crociera, e approfittano della bassa stagione, devono essere descritti come dei poveri tapini alle prese con una realtà che li schiaccia come il ciclo stagionale cui è legato il bracciante, e impedisce loro di fare niente che non sia solo un tentativo frustrante di alzare la testa, di uscire dal recinto e ferirsi, farsi male, tornare a casa a capo chino? Perché?

Perché non prendere atto, come fanno negli altri paesi, essendo persone ragionevoli, che è lecito che si risparmi del denaro per goderne come si preferisce, anche in modi che sono sì standard, ma non meno di mille altri aspetti della nostra esistenza? Perché non si può immaginare il paese con occhi diversi, senza quell’idea buzzicona, vecchia e timorata di dio, di un pubblico che non deve alzare la testa, deve pensare solo ai nipotini, ha solo ed esclusivamente nella famiglia e nel lavoro una ragione di vita? Il resto, c’è poco da fare, è sofferenza, inutile scappare. Poi ci sarà il regno dei cieli, e ci sarà perché gli ultimi saranno i primi, e senza tracotanza accettare una vita semplice con le dita nella terra nuda e fertile all’alba è il modo migliore per essere italiani felici, consapevoli, realizzati. Non ci si diverte: si sopporta. Il resto a quanto pare sono tutte illusioni del consumismo, il quale pensa di dare importanza alla volatile felicità di un viaggio in nave, mentre la verità delle cose è altrove, e di verità nuda e cruda si deve occupare un cristiano italiano. Il resto sì, sono segni di tracotanza. E la tracotanza, si sa, non piace a dio.

Queste cose mi sono venute in mente perché ho visto un servizio del Tg3 su questo tema, e mi sono accartocciato sul divano. Ladispoli va benone, con il segno della canottiera che interseca le scapole; sulla nave da crociera una settimanella d’inverno è da scuotere la testa. Volendo va anche bene, però, francamente per andarci bisogna avere problemi. La crociera diventa una forma complessa di benzodiazepina: un gigantesco Xanax galleggiante. Eccolo. Fate voi.

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Qui c’è della gente, molta, che deve levarsi la smania di raccontare sé stessi, gli altri, il paese come luoghi di sofferenza pura, costante, podi da martirio quotidiano. La Chiesa Cattolica e il pasolinismo, a braccetto, verso un conservatorismo sociale e antropologico che confina con il sistema castale. Evviva.


Ma dio non va scritto con la D maiuscola?

ti segnalo le interviste all’imbarco della crociera partita un paio di giorni fa… intervistatrice menagrama e passeggeri tra l’imbarazzato ed il “distratto”. Tutti Hemingway.

Hai mai provato a farne una?

Ma esiste nella tua testa il Cattolico che soffre per il regno dei cieli. te cìhai gli anni ’70 nella testa, la propaganda comunista ti ha fottuto a sangue il cervello.

Non è l’esperienza crociera che ti tira fuori dal recinto, anzi, ti fa sentire ancora più inadeguato di quello che sei in realtà. La migliore analisi sul fenomeno crociera è quella di Michele Serra. Ciau

Certo che “è lecito che si risparmi del denaro per goderne come si preferisce”. Ne prendiamo atto quanto vuoi, dove vuoi, come vuoi. Ma ci devi lasciare la libertà di continuare a pensare che è un modo stupidotto e anche un poco dannoso di spendere denaro, e questo sia che se ne abbia tanto, che poco, che niente. NOn siamo tutti intruppati dietro il TG3. C’è quello, c’è Fede, ci sono milioni di modi diversi di pensare, godere, scialarsi i soldi in vacanza, tutti legittimi (fintanto che non impattano sulla libertà degli altri, e i crocieristi impattano un bel po’, sia rispetto al pensinante di Ladispoli in canotta, che a quello di Sankt Moritz col loden). Primo. Secondo, la crociera, come un luna park, un casinò, uno stabilimento balneare o un rifugio alpino o che so io, è piena zeppa di simboli, cose che rimandano ad altre cose. Che non sono nè buoni nè cattivi di per sè, ma interrogarsi su cosa significhino significa semplicemente far andare la testa, esercitare quel famoso senso critico, che mi avevano insegnato essere il sugo della vita.

Parafrasando Egreen, rapper di Varese: fare il giornalista non è obbligatorio

Io sono uno a cui piace fare le vacanza in tenda o in qualche rifugio, farmi il mazzo per salire una cima, fare 15 Km di corsa o “mettere le dita nella terra nuda e fertile all’alba”, solo perchè mi fa stare bene (le endorfine…);
mi sentirei fuori luogo su una città galleggiante, ma probabilmente è un’esperienza da fare.
Resta il fatto che ognuno, i propri soldi e il proprio tempo, li spende come vuole.

Concordo; snobismo inutile, ognuno può farsi li viaggi sua senza render conto a nessuno.

Ragazzi, ma chi siamo per decidere come gli altri dovrebbe spendere il loro tempo e denaro ? Io non ho mai fatto una crociera, ma mi guardo bene dal giudicare chi la fa. Chissà perchè è così difficile accettare che ognuno può divertirsi a modo suo a questo mondo.

L’Italia di navigazione continuò con i transatlantici fino al 1976. Dalle mie parti (TS) ci sono famiglie che l’hanno usata fino alla fine con le rotte per Australia ed Argentina. Credo che anche per questo qui ed in altre città marinare troviamo le crociere attuali estremamente pacchiane…

Il servizio del tg3 è un chiaro esempio di cattocomunismo che vede chi va in crociera come qualcuno che pecca di superbia, inseguendo un mondo di lusso (?) che non è il suo.

Per la stessa mentalità, il ragazzetto che invece va a Londra in low cost con l’Invicta è invece un novello Chatwin.

io mi rifaccio al titolo del reportage di wallace:

“A Supposedly Fun Thing I’ll Never Do Again”

E’ tornato fdjkkhdfg, evviva, la satira continua

Stupidotto.

Condivido pienamtente con ciò che dice Yossarian. Aggiungo, però, che forse chi pensa che non sia lecito giudicare deve analizzare meglio il giudizio: giudicare la crociera significa giudicare un aspetto per alcuni emblematico del tipo di società in cui viviamo, e non tacciare i crocieranti come povere animette di serie B. Per questo apprezzo – condividendo o meno – l’analisi di Serra. Attenzione, perchè a non poter esprimere giudizi si rimane intrappolati nel proprio piccolo nido, estranei al mondo.

scioccheerllo. Frivolo. O stronzo. As you like it.

Mi sembra più discutibile il “un poco dannoso”. Perché sarebbe un poco dannoso?

Ho l’impressione (ma non ti offendere: ti stimo-e-ammiro come fossi il Bambinello) che tendi a crearti nemici immaginari, anche reali ma socialmente non rilevantissimi. Il TG3. Barbara Spinelli. Michele Serra e i post-pasoliniani in ritardo di 40 anni. Esistono, ma non sono un blocco sociale cui contrapporci con fierezza. Esistiamo sopratutto noialtri, milioni in ordine sparso che viviamo senza troppe certezze, cerchiamo di ragionare autonomamente cercando di districarci nelle contraddizioni del presente. Vivere responsabilmente senza diventare una macchietta di stereotipi che furono. O cercare di avere una vita ragionevolmente sostenibile senza finire nel ridicolo di Portlandia (per dire).

“Nessuno, tra chi va in un villaggio o su una crociera, si sogna di sentirsi «viaggiatore»”

Megacazzata. Io conosco gente che va in crociera prorpio perchè dice che gli piace viaggiare. La comodità di “viaggiare” e vedere 10 città per due minuti. E sta proprio la mediocrità. Nel voler fare i viaggiatori a buffet, sbarcare una mezz’oretta per dire ci sono stato.
Sono gli stessi (giuro) che non vanno in libreria perchè gli rompe e si fanno mandare i libri selezionati dall’euroclub.

Caro Bordone, ti seguo da sempre, ti ho già detto che ammiro molto la tua cultura e l’uso che ne fai nell’interpretare le belle cose del mondo. Però, francamente, serenamente, pacatamente, il tuo ridurre continuamente tutte le male abitudini e le nefandezze degli italiani all’esistenza e alla suggestione del vaticano e della chiesa ha un po’ fracassato i maroni, mi stai diventando peggio di Odifreddi.
Con immutata stima.

Cioè – mi spiego meglio – mi sembri un po’ ossessionato…..

Belin Bordone, perché mi costringi a mettermi in discussione in questo modo?? (era un “grazie per lo spunto”, perdavvero)

Matteo cosa ti è successo? Non eri tu quello snob?!
Io ti ho sempre considerato tale e te l’ho pure scritto.
Certo essere meno snob e radical chic di Michele Serra è obiettivamente facilissimo ma con questo articolo sei andato oltre. Bravo!
Mi cospargo il capo di cenere, in segno di pentimento e contrizione.

Il post è molto acuto. Il diritto alla frivolezza come detonatore dell’ordine costituito. Efficacissimo.

Non so; ma ho la sensazione che se non esistessero questo tipo di crociere il mondo sarebbe migliore.
Certo, adesso è facile dirlo.

io dico che ci dev’essere libertà di vacanza e libertà di critica. l’importante è non diventare manichei. la crociera non mi attira molto, è che sono un tipo un po’ solitario e mi piace la tranquillità. per lo stesso motivo non mi attirano molto neppure il ferragosto a portofino o l’heineken jamming festival, per dire. insomma non ne faccio una questione di classe sociale, di soldi, o di attitudini intellettuali. e non è affatto detto che un giorno non decida di provarla una crociera, se mi sentirò in vena di fare un po’ di casino.
siate laici.

Stavo quasi per essere d´accordo con il post, poi ho riflettuto 2 secondi, e ho capito di essere sostanzialmente non d´accordo.
1. io ho il diritto di criticare, anche perchè spesso il tipo da crociera (o da viaggio organizzato tutto compreso, o da villaggio turistico) é quello che, tornato a casa, ti rompe i maroni e si bulla di essere stato a Barcellona o a Timbuctu (con guida e bevande non comprese), con l´intenzione di farti sentire una merdaccia (anche perchè io, magari, le vacanze non le ho fatte o ho passato le ferie sugli Appennini con i suoceri) e di sentirsi lui piú figo degli altri.
2. perché il tipo da crociera mi guarda come se fossi da ricovero urgente alla neuro, quando racconto che vado a correre maratone (se poi specifico “anche in montagna”, sta già facendo il numero di telefono). Ah, e poi, per rassicurarsi mi chiede: “Naturalmente sei stato alla maratona di New York”, ma lo deludo sempre…
3. perché, ok, ognuno é libero di fare quello che vuole con i propri soldi, ma ognuno é anche libero di criticare, o, almeno, di scherzare un po´ sugli altri. Altrimenti, solo per fare un esempio, capolavori della commedia all´italiana non avrebbero mai visto la luce.
4. perché, visto che tra gli ospiti della Costa Concordia non c´erano solo italiani, ma anche e, soprattutto, stranieri, negli altri paesi (non in questa occasione, certo) il tipo da crociera é spesso e volentieri oggetto di derisione della satira. Senza che nessuno si scandalizzi e indica una crociata anti-snobismo.

@ Davide
Sì, vabbè..anche se non ci fossero le armi il mondo sarebbe migliore..
Il punto è un altro: fino a qualche decennio fa i poveri non andavano in vacanza: le loro vite erano una cristiana rassegnazione al dolore e al sacrificio.
Ora possono; epperò non vanno al moma di ny.. e allora? Perché uno che non fa l’intellettuale di professione dovrebbe leggere libri arzigogolati e riviste sofisticate?
A volte l’ intelligenza genuina (“rustica”) è più interessante di quella degli intellettuali avvizziti, incapaci di pensieri propri. morti dal leggere.

Sull’andare in crociera la penso come Serra.
Sullo scrivere dell’andare in crociera la penso come Bordone.

La crociera può essere una vacanza divertente e comoda, soprattutto se con pupi al seguito. Ma l’hai letto “Le correzioni” di Franzen? Pare che pure gli americani ironizzino sulle crociere come emblema per eccellenza della piccola borghesia. Più che di mentalità cattocomunista penso si tratti di individualismo e snobismo intellettuale. Se sia meglio o peggio non lo so, certo non mi pare si possa circoscrivere al nostro Paese…

la crociera (mica quella di poirot sul nilo) bensì questa qui , quella della costa, è a dir poco imbarazzante. a parte tutto quello che qui è già stato detto, dove la mettiamo una vacanza dove sei sempre a fare la fila per qlc cosa? madaaaaiii fa schifo…

Non sarà “politicamente corretto” ma quanto mi fa ridere ogni santa volta che li vedo quei due, Sordi e la buzzicona a Venezia…

aggiungo..applausi a scena aperta a chi qui ha scrittto “siate laici”.

Mi hai fatto venire voglia di imbarcarmi su un cargo battente bandiera liberiana…

Per aver lavorato, brevemente, come animatore su una nave Costa, mi son fatto l’idea che non sentirò mai la necessità di fare una crociera da passeggero. E’ kitsch da morire e non hai libertà di movimento.

Ma non sento la necessità di rompere i coglioni a quelli cui invece piace.

Vorrei riprendere le osservazioni 1 e 2 di Rockamadeus perché mi sembrano esemplari di una certa maniera di ragionare (che, devo dirlo, onestamente mi dà ai nervi…): che ragione hai di fare del crocerista un rompicoglioni più della media umana?
Perché devi presumere che un crocerista insegua gli amici con le foto in mano più degli altri?
Anzi, quelli che esplorano la Molvania a piedi scalzi, dormendo sotto i ponti e mangiando solo scorze di limone, quelli non hanno la tendenza a gloriarsi delle proprie vacanze?

Capisco che a molte persone piace viaggiare in modo diverso ma vediamola in altro modo. La maggior parte delle persone che si vedono in una nave da crociera sono sposini e famiglie con figli al seguito, tutte queste persone quando vanno in vacanza vogliono: prendere il sole, farsi il bagno, mangiare tanto e bene, divertirsi, visitare qualche città, non dover badare ai figli. Detto questo mi sembra ovvio che la crociera non viene scelta dagli italiani perché “è lo spazio dove credere di essere principesse Sissi” (o almeno non è questo il motivo principale). La nave da crociera offre tutti i vantaggi di un paese artificiale e in più fa vedere uno scorcio di tante città diverse giusto per dare l’impressione di viaggio. Le persone vogliono questo e se ne fregano se così hanno la mentalità della pecora nel gregge. Io preferisco un altro tipo di viaggio tuttavia ho fatto una crociera e sinceramente preferisco vedere le persone che si rilassano realmente in una nave lussuosa che in giro ore e ore per musei a vedere opere d’arte solo perché “chi viene nella città x deve vedere questo museo” e dire “ho visto questo e quello” senza che gliene freghi realmente qualcosa

Italiani medi, consapevoli e felici? In quale universo parallelo, esattamente? Datemi l’indirizzo, voglio farci una visita anch’io, anzi, una crociera.

Michele Gardini

Ho fatto la Crociera ai Caraibi, sono stato in Australia due volte e in Messico girandone alcune parti in auto, a volte vado in collina nella casa dei suoceri, sono stato pure nel villaggio vacanze a Marsa Alam, ecc. ecc.
Credo di avere fatto negli ultimi dieci anni praticamente tutti i tipi di vacanza possibile… che c’è di male a fare le vacanze che uno desidera quando vuole e quando può, come meglio preferisce?
Si deve per forza essere intruppati in categorie: viaggiatori, turisti, turisti che “faccio la Crociera per sentirmi Vip”, ecc.?

Chatwiniani, travet delle crociere tutto compreso, patiti dei viaggi-avventura, frequentatori di villaggi vacanze, apostoli delle vacanze intelligenti…molti modi di spostarsi, tutti accomunati dalla stessa falsa partenza per l’unico vero viaggio, quello che nessuno può decidere, una faccenda cosmica molto idiota , uno sbattersi che non ha assolutamente alcun senso se non quello fittizio al quale tutti alla fine fingiamo di credere, perché non possiamo fare nulla di meglio: la nostra stronzissima vita, un buco di culo molto sporco nel quale siamo immersi tutti ,anche quelli che si credono padreterni, perché leggono oltre una ventina di libri all‘anno, anche quelli che hanno le case piene di cessi fastosi, anche quelli che fanno crescere grandi barbe nei loro cervelli e che ostentano saggezza ed acume. Siamo tutti una gran massa di coglioni sulla nave dei folli che prima o poi andrà a sbattere, perché nel suo destino sta scritto così : sommersi dagli oceani e poi bruciati dal sole e la pace sarà con noi. Almeno fino alla prossima menata astronomica

ho fatto una crociera anni fa in questo stesso periodo dell’anno proprio perché avevo bambini piccoli e pochi soldi da spendere, e la voglia di scappare per qualche giorno dalla mia città. sono tornata coi canini fino a terra e gli occhi iniettati di sangue: è come venire rinchiusi per giorni in un hotel di rimini, dove o mangi o vagoli per corridoi tutti uguali e tocchi con mano cosa vuol dire sentirsi una pecora nel gregge. anni dopo mi trovavo a dubrovnik all’arrivo di una meganave da crociera americana, la città invasa improvvisamente da un nugolo di crocieristi spaesati si è trasformata per due ore in disneyland. dì quel che vuoi, ma ci sono modi più o meno idioti di investire il proprio tempo e i propri soldi, e per me, dopo averlo sperimentato, questo è il picco dell’idiozia. ah, i miei figli non sono battezzati e io sono atea figlia di atei – tanto per chiarire

l’unico vero problema è la spocchia della gente.con argomenti riciclati e ritriti oltretutto.a me mettono una gran tristezza queste persone,che giudicano gli altri accusandoli di essere “pretenziosi” ma li accusano proprio per esserlo loro stessi.hanno il bisogno di mettere i piedi in testa al prossimo loro per sentirsi meno meschini.

@uqbal (a cui consiglierei una bella tisana calmante) e a tutti quelli che trovano disdicevole ridere di chi ama le vacanze in crociera (e altri tipi di vacanza piú o meno di gruppo): io (e credo anche Serra nell´articolo del 2005) non rompo le scatole a queste persone, le osservo, critico bonariamente le loro abitudini vacanziere, anche perché, ripeto, sono in genere le stesse persone che hanno da ridire sulle mie, ad esempio. E io non sto a vantarmi di dove vado e cosa faccio: mi godo il viaggio, il soggiorno in altri luoghi diversi da quelli che abitualmente frequento, e, se qualcuno ha interesse, gliene parlo. Poi ognuno é libero di starsene a prendere il sole sul ponte della nave tra Ibiza e Barcellona, cosí come lo prenderebbe a Viserbella o sul balcone di casa sua a Palazzolo sull´Oglio. O di non badare ai figli durante la vacanza (é stato scritto anche questo), proprio come non vi bada durante tutto l´anno…
Lasciate almeno la libertá di satira, quella stessa di cui godevano tanti autori sin dall´antichità. Che poi nel caso specifico Serra in alcuni punto del testo possa apparire insopportabile, sono d´accordo (ad esempio quando parla dei libri, pensare che proprio quell´estate mi ero deciso di leggermi Dan Brown…), ma in generale l´articolo é simpatico.

Finalmente porcodddinci! Un pensiero tanto semplice quanto vero. Che se veramente la vita dev’essere sangue e sudore potrò avere il sacro santo diritto di andarmi a grattare per una settimana su uno sdraio in mezzo al mare senza nessuno che scuota la testa. Al massimo la scuota al mio ritorno giudicando un paio di chili in più e il fastidioso odore di peti al pesce.

Ormai siamo tutti passati oltre, ma ho trovato interessante questo.

http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002799.html

Che ovviamente affronta la questione da una prospettiva diversa, ma (provo a sostenere) la sostenibilità economico/ambientale di una scelta (la sua profittabilità: costi/benefici-externalities) può essere un criterio per “giudicare” una scelta, senza metterci di mezzo considerazioni “morali”. Ciao.