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domenica 22 gennaio 2012

7/11 24/7 in Büsti


In questo paese non siamo abituati all’idea che lo stato non si intrometta. Se scoprissimo che c’è una regola nascosta tra le righe del codice che regolamenta il calibro della cacca, penseremmo «Be’, un motivo ci sarà di sicuro. Sarà per le tubature a norme 626, ISO9001, Shengen for you». Il fatto che le cose possano assestarsi da sole non ci sfiora. Ci vuole il regolamento. E se togli un divieto, salta fuori sempre quello che sostiene che sia evidentemente la fine della libertà.

L’altra sera, a Ballarò, Roberto Cota della Lega ha ripetuto diverse volte un concetto molto popolare in questi giorni, un tempo popolare anche a sinistra: se liberalizziamo gli orari di apertura dei negozi, poveri lavoratori, sono spacciati, è un altro giogo sulle loro teste, è un favore ai grandi gruppi. Ecco, questa tesi è una stronzata grossa, imponente, e per diverse ragioni. Vado a elencarne un po’, poi quando mi viene troppo il nervoso mi fermo.

Partiamo dai grandi gruppi, quelli per cui sarebbe molto più facile tenere aperto fuori dagli orari canonici. I grandi gruppi applicano l’economia di scala, e tendono a possedere luoghi di vendita molto ampi, con migliaia di prodotti e decine di dipendenti, noti come supermercati. Tenere aperto un supermercato fino a mezzanotte, per soddisfare una clientela ridotta, ha un costo enorme per via delle utenze, del numero dei dipendenti, della gestione degli straordinari, della logistica del luogo. I negozi piccoli, che in genere non sono di grandi gruppi, possono funzionare con uno o due dipendenti, e possono quindi applicare qualunque elasticità in modo agevole, sia economicamente che logisticamente. Spesso sono a gestione familiare, e sempre più spesso sono di proprietà di immigrati giovani. Per ragioni culturali e religiose, molte delle esigenze di orario e di festività degli immigrati sono diverse da quelle degli autoctoni, così come quelle dei giovani sono diverse da quelle dei vecchi.

La società è fatta di cose diverse, le quali non vanno ricondotte in alcun alveo. Non nel 2012. Il desiderio della politica di esprimersi nella forma di leggi e regolamenti è una degenerazione della democrazia reppresentativa. Non bisogna essere libertari americanofili estremisti, quelli con le aquile bandierate come icona dei socialini, per capire che la politica serve per fare e per togliere le leggi, per definire lo spazio di intervento di sé stessa con lucidità. Perché se uno vuole tenere aperto è libero di farlo. È una verità talmente banale e evidente che solo persone molto ottuse possono fare fatica a capirla.

Infine è il caso di prendere a volte un treno, un aeroplano, un torpedone per vedere come nel resto del mondo certi fenomeni si sviluppano. Recandosi nel Regno Unito, è facile accorgersi di come, pur operando sul territorio alcuni dei più grandi gruppi di distribuzione del continente, come Tesco, i negozietti non solo sopravvivono, ma vivono, e serenamente, grazie alle doti di elasticità, presenza sul territorio, diversificazione dell’offerta che le grandi economie di scala non possono offrire. È quindi vero esattamente il contrario: non liberalizzando gli orari d’apertura dei negozi e la possibilità di vendere merci di natura diversa, si limita tutta la concorrenza a posizione, prezzi e fornitura, e due su tre sono punti di forza dei supermercati.

Per finire, ricordiamo a questo proposito l’ultimo punto di vista condivisibile, in termini di analisi della realtà nazionale, enunciato da un esponente del partito conservatore di cui Roberto Cota fa parte. È una frase sicuramente “da bar”, non troppo profonda nella disamina dei dati e dei contesti, come è tipico di Lega e leghisti, ma sicuramente foriera di un nocciolo di verità granitica. Non è poco, sinceramente. È una frase di Roberto “Bobo” Maroni, relativa a Marco Reguzzoni, capogruppo alla Camera della Lega. Reguzzoni era il capofila di una corrente che puntava a farlo fuori politicamente, quella riconducibile al cosiddetto Cerchio Magico, gli intimi di Umberto Bossi, avversi a chi nella Lega si è costruito una posizione politica non esattamente legata al clan del patriarca. E la frase di Maroni, che condivido, e con cui finisco questa spatafiata è: «Come faccio a essere invidioso di uno di Busto Arsizio?». Preso atto dell’innegabile verità insita in questo enunciato, il direttorio della Lega ha subito destituito Reguzzoni dal suo ruolo di capogruppo.

 


la Lega sta difendendo il suo bacino elettorale, ovviamente, il benessere della società le è indifferente. liberalizzazione significa espansione di immigrati e grandi gruppi (con dipendenti a busta paga) quindi voti che vanno a sinistra, mentre il padroncino storicamente vota destra, anche per il sussidio dell’evasione fiscale largamente tollerata

il primo punto è mezzo falso, e l’esempio è uk, a londra non ricordo esattamente dove c’è un tesco che apre il lunedì alle 10 e chiude la domenica alle 5, i 7 giorni se li fa filati sempre aperto. E comunque anche gli altri supermercati non stanno aperti h24 ma hanno orari molto lunghi e non piacevolissimi per i dipendenti tipo apertura alle 4-5 di notte e chiusura alle 10-11 di sera.

bravo matt!
finalmente non fai il bastian contrario e guarda caso, dici cose che servono a far riflettere.
spetta… non sempre fai il bastian contrario… solo ogni tanto…

Gino, il processo in UK è cominciato decenni fa. Per quanto riguarda l’orario scomodo, propongo allora di chiudere tutti i mercati generali, e anche i campi. Questa cosa che i contadini si alzano presto è antisindacale. Facciamo spostare l’alba alle nove, dai.

Fran, diobono, io non «faccio» niente: io «sono» al limite anche un pezzo di merda. Ma non «faccio» il bastian contrario.

Io ho un negozio.
Alla Domenica sto a casa perché ho già lavorato 72h da Lunedì a Sabato. e l’orario di negozio sarebbe di otto ore. Non ho nessuno che mi sostituisca e a pagare un commesso ci vogliono almeno 30.000 euro all’ anno. Una volta li incassavo in un mese, ora ce ne vogliono due di mesi. E a fare i conti facili incasso il 50% in meno di qualche anno fa. E la “mia” via che una volta aveva il panificio, l’alimentari, l’elettricista, il pasticcere, il vinaio, la sarta e via così, ora invece è uno schifo di un chilometro giusto, pieno di negozi chiusi. Con le serrande piene di graffiti. In un chilometro ci sono sette bar tutti “cinesi” e quattro call center, mentre “resistiamo” io e un pizzaaltaglio che dice sempre che siamo come a Fort Alamo.
Hanno messo le righe blu che per parcheggiare siamo passati da 0,50 euro all’ora a 1 e 20. in cinque anni.
Hanno fatto lavori per le fognature/telefono/cheneso che hanno chiuso e riaperto la strada ogni due mesi per quattro anni. E i clienti mi chiedevano come arrivare fino al mio negozio perché oltre alla strada chiusa cambiavano anche i sensi di marcia delle strade parallele che nemmeno io capivo più da che parte andare.
Poi hanno messo il tram, e non solo nella mia strada,ma in quasi tutta la città è stato come veder chiudere la circolazione del sangue in un corpo. Le strade si sono svuotate, i negozi chiusi e le strade rovinate. Sembrava una psoriasi.
Mi sono venuti i ladri dodici volte in negozio in un anno. Lo giuro. Il top è stato un giorno che sono venuti tre volte. Lo giuro. Mattina alle cinque, pomeriggio alle due e undici e trequarti di sera. Ho portato ogni volta le cassette alla Polizia e mi hanno chiesto se li stavo prendendo in giro. Col poliziotto di prossimità ci avevo fatto amicizia. Ora è sparito. Boh.
Le cassette non le metto nemmeno più nel videoregistratore delle telecamere di sicurezza, mi costa troppo e non li beccano mai. Non ne vale la pena.
A venti metri ci abitavo, e lo giuro ho i testimoni, mi hanno aperto la macchina chiusa in garage o nel giardino di casa, tre volte in una settimana e sei volte in quattro mesi. E l’assicurazione le ultime tre volte non ha pagato. Dentro era vuota, nulla a vista e non ditemi che è colpa mia. Le ultime volte l’avevo lasciata aperta e non se ne sono accorti e mi hanno sfondato il lunotto.
Il problema è che anche a me quando andavo a Londra mi piaceva alle due di notte andare dall’ Indiano a prendermi le “schifezze” da mangiare che avevo tanta fame, e non vedevo l’ora che succedesse anche da noi. Ma ora capisco che dietro c’è un mondo che cambia, gente che soffre, gente che perde il lavoro, così come il mio Mac è fatto da mani cinesi pagate un cazzo e forse ci meritiamo di essere colonizzati.
Non ascolto Radio Padania, non voto se non Radicale ogni tanto e Pd una volta, referendum tutti. Niente Beppe Grillo.
Dico che il discorso alla “volemose bene” non funziona e che ci devi essere in mezzo per capirlo.
Scrivo che i leghisti mi stanno antipatici e non poco, che ho tre figli e ho cambiato casa (in affittto) ma anche qui a due metri due dal Municipio ci sono i barboni che dormono davanti alla porta di casa, gli ubriachi che vomitano e quelli che mi fottono il sellino della bicicletta così poi monto alla bersagliera tipo Fantozzi. Senza parlare dei tossici che urlano “hai un’ euro?” dalle sette di mattina in poi a quelli che scambiano la zona a traffico limitato per una pista da corsa.
Perché qui a Mestre, provincia di Venezia, hanno aperto la ztl dopo due giorni che cia abitavo, ma dalle 20 alle 6 di mattina. Hanno detto per rivitalizzare il commercio, per ridare linfa al commercio.
Al commercio di droga forse.
Bisogna viverle le cose, gli orari e il commercio, il Mac e la globalizzazione. Poi se ne può parlare.

Perché io vivo su Saturno?

Non credo tu viva su Saturno e faccia il pendolare su Milano ma la questione è meno semplice di quello che sembra. E il mio parere è che dieci anni ci sono voluti perché si arrivasse a questo sfascio e altri dieci perché le cose cambino, in meglio o in peggio, ma cambino ancora. Come un piccolo taglio che una settimana ci vuole perché guarisca. O l’influenza perché ti passi.
E hanno poco respiro quelli che organizzano/fanno/disfano se non ragionano nel lungo termine. Così credo che andremo in peggio. Ma magari mi sbaglio.
Io mi ostino ad andare nel negozio di fotografia dove sono sempre andato e che ha sempre prezzi buoni ma soprattutto professionalità. E gli stessi orari che ho io cosi mi tocca chiamarlo perchè mi aspetti a fine giornata giusto cinque minuti dopo la chiusura. E in quello di computer che se ho un problema me lo risolve e non mi dice di guardare su Internet come fa il commesso del Mediastore che il giorno prima era al reparto lavatrici. Così come mia moglie fa la spesa dal fruttivendolo che negli anni ha resistito in una via poco lontana da casa nostra e che è caro ma la frutta non ne butti via mezza come succede se vai al Megadiscount. Ne compriamo meno ma è buona.
Io non ce l’ho la soluzione. Esprimo solamente un parere. Sperando che il confronto di idee serva a trovare una soluzione.
Se poi sbaglio basta dirlo, ma ‘sta cosa degli orari e delle liberalizzazioni e dei centri commerciali la sto vivendo sulla mia pelle. Ne porto testimonianza.

Liberalizzare gli orari non va bene, aumentare gli orari nemmeno, diminuirli neanche. Lasciare sempre tutto com’è: questo sembra essere il mantra di un paese in via di decomposizione.
Qualcuno si è accorto che i grandi centri commerciali chiudono alle 22 o alle 23? Facendo concorrenza proprio ai piccoli negozi, che finora non potevano rispondere con un orario flessibile, deciso da loro.

La “casta” che blocca questo paese si trova nelle associazioni, sindacati, corporazioni, ordini professionali vari che non spariranno dalla faccia della terra mai abbastanza presto. S’incazzano tutti questi? Allora sono piuttosto sicuro che questo governo stia facendo qualcosa di buono. S’incazzano anche i leghisti? Allora siamo davvero sulla buona strada.

prova a parlare con le persone che lavorano nella grande distribuzione (scegli tu, tanto sono tutti uguali), guarda che orari fanno (e con che stipendi) che non ti permettono di organizzarti una vita normale.
prova a chiedere cosa ne pensano di farsi cambiare da un giorno all’altro senza preavviso orari e giorni lavorativi (magari non sapendo come portare i figli a scuola, o rinunciando a passare qualche ora normale con i familiari la Domenica)
Perché, queste aziende non hanno assunto nessuna persona in più per i nuovi orari aggiuntivi.
Forse non vivrai su Saturno ma secondo me non hai altrettanto chiara la situazione reale della grande distribuzione

IO non conosco le realtà estere ma posso dire che se potessi attuare anche un paio delle idee che ho ma che regolamenti vari o inadempimenti comunali(a gennaio il mio comune doveva ancora predisporre un cavolo di regolamento per gli esercizi pubblici come da lenzuolata del ’98…Bersani…) non mi permettono di realizzare avrei qualche problema in meno e un dipendente in più. Io credo fermamente nella concorrenza e sono convinto che chiunque decida di mettersi in gioco,debba farlo con la consapevolezza che sarà solo l’utente finale a decretarne il successo o il fallimento. L’unico vincolo dovrebbe essere quello della legalità. Una volta che non delinquo in alcun modo, lo stato non dovrebbe avere voce in capitolo nelle mie scelte che fino a prova contraria sono volte unicamente a creare benessere, crescita e lavoro. Il fatto è che dopo non ci saranno più scuse, nessuno più da incolpare; chi sarà bravo crescerà e chi si accontenterà della medriocrità chiuderà bottega.

ma che bella frenesia

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Non so che dire a certe persone che si sentono bersaglio di complotti alla spektra, dagli addosso al commerciante, al tassinaro, al farmacista, al notaio e via discorrendo.
Non mi sento di affermare che la soluzione e’ quella giusta, ma la direzione quella si.
Ho vissuto quasi 20 anni in UK e i guai li ho avuti solo al nord dove, guarda caso, si respirano maggiormaente le inadeguatezze sociali, il degrado culturale e civile, disoccupazione ed una certa confusione di ruolo nel politico.
A Manchester il giorno che sono arrivato mi hanno derubato del portafoglio, il taxi mi ha portato alla mia destinazione e mi ha fatto la fattura per una cifra esorbitante, la sera stessa i ladri hanno visitato l’appartamento e portato via tutto il resto; poi sono andato a Londra e nulla mi e’ piu’ capitato… e non sono nemmeno andato su Saturno!
Io lavoravo 6 gg con una media di 10 ore al giorno, quando potevo fare la spesa? La sera o la domenica e grazie tante potevo farlo comodamente proprio perche’ il mio negozio “locale” stava aperto sino alla chiusura dei pubs e alla domenica faceva mezza giornata.
Il personale o era di famiglia e si facevano l turno fra di loro oppure altri negozi avevano preso accordi con il locale “job centre” per far lavorare a turni chi il lavoro lo carcava (del resto ci sono passato anch’io).
Per non farla lunga, pensate davvero che pensare al proprio giardinetto con i criteri di ieri valga ancora?

@Dan Se per te è vita lavorare sei giorni su sette dieci ore tutti i giorni per poi fare le spese alla Domenica allora va bene così. io mi ero ridotto ad entrare in autostrada e andare all’ autogrill a fare le spese. Ma la soluzione non è stata il centro commerciale. Anzi quello è stata la causa che ha fatto chiudere il lattaio e il panificio vicino al mio negozio che quando c’erano gli facevo una telefonata e la roba me la portavano.
@Fabio la mediocrità non abita a casa mia ma se per te la direzione é giusta vuol dire che il mondo che vuoi è quello che arriverà. Nel bene e nel male.
Non lo so, forse sono io ragazzi che a 43 anni ho esaurito i sogni.

Potete per favore smettere di commentare un post sugli orari di lavoro con esperienze personali di furti e scippi? Ma a me, a chi legge, che cazzo gliene frega?

Scusate,ma chi l’ha detto che “liberalizzare” gli orari significa obbligare i commercianti a tenere il negozio aperto 18ore al giorno? Secondo me (e vengo da una famiglia di piccoli commercianti da generazioni) significa piuttosto gestire il lavoro in modo più funzionale alla propria attività, zona e clientela

Io spero che potendo scegliere le persone sapranno premiare i piccoli organizzati. Personalmente abito a 200 metri da un Panorama (ipermercato) dove dovrebbero avere molte cose ma devo sempre lamentarmi per le cose scadute e non in offerta o perché non appena mi abituo a uno jogurt cambiano di nuovo marchi alla sal***** o perché in piena estate riescono a finire una nota bevada gassata dalla formula segreta. E allora vado da Giorgio, piccolo alimentare sulla via che da casa mi porta al lavoro e di cui ho il cell: prenoto il pane via tel., mi taglia il prosciutto come piace a me, mi racconta i film che vede e io gli spiego come acquisirne altri… Fa già orari “strani” (tutti slittati in avanti) così riesco a fare la spesa. Lui è sopravvissuto, altri negozietti meno flessibili no. Inoltre, mi viene da pensare, se cambia il mercato del lavoro, che a fare i turni “strani” si potrebbero trovare studenti che devono pagarsi gli studi (ce ne sono ancora?). Utopistico?

Ecco appunto “a te che cazzo te ne frega” non solo di furti e scippi sempre attuale il tutti froci con il culo degli altri. Sei proprio convinto che la gente non spenda soldi per mancanza di tempo? Non sarà mica che non siano abbastanza per rilanciare questa economia? Mi sa che ci vivi davvero su Saturno.

Io sinceramente non ti capisco Matteo. E ti do del tu perché sono qui tutti i giorni da anni.
La mia esperienza personale è complessa e articolata. Legata ad una città che sta cambiando. E ad un Paese che deve cambiare.
Gli orari hanno a che fare con le città. Con la gente che ci abita e che le “fruisce”. Con le difficoltà dei negozianti. Con la criminalità e le città senza più attività commerciali diciamo autoctone. Con migliaia di bar e molta povertà. Con la crisi e i furti. Con le famiglie e la difficoltà di arrivare a fine mese. Se credi che i furti, la Lega, l’ immigrazione, la crisi e gli orari non siano parte di un tutto vivi proprio su Saturno. O almeno hai la lungimiranza di chi ci governa e non vede oltre il proprio naso.
So che non sentirai la mia mancanza.

Premessa: cazzo non scrivete commenti di due chilometri. Riassumete. C’è scritto LASCIA UN COMMENTO. Non LASCIA UN POST!

La liberalizzazione dell’orario non significa stare aperti 24h su 24h. Significa gestire in piena autonomia il proprio orario e i giorni di chiusura. Starà a te commerciante capire la tua possibile clientela e aprire di conseguenza.
PS: e cmq i grandi supermercati tutt’ora sono aperti ben oltre le 20.

bordone non hai capito il punto, tu hai detto che è impossibile che i supermercati restino aperti in orari scomodi perché c’è poca gente e che quindi la teoria che i poveri lavoratori si troverebbero a fare orari assurdi e ti ho fatto notare che non è vero. Comunque questo è l’orario di un superstore Tesco Monday open 0600 onwards
Tuesday 24 hours
Wednesday 24 hours
Thursday 24 hours
Friday 24 hours
Saturday open until midnight
Sunday 1000 1600

esercenti italiani: imprenditori per pigrizia, incapacità e mediocrità.
Dopo 15 anni di totale stasi arriva qualcuno a dare loro un’opportunità di allargare il giro d’affari e questi si lamentano.
Ovviamente, essendo una categoria di persone che vive guardando sempre e solo al proprio interesse, 24 ore su 24) davanti a un problema generale non sanno fare altro che rispondere con ragioni particolari.

Posto che un servizio disponibile 24 h su 24 è un vantaggio per tutti i consumatori rispetto a un servizio disponibile 12 h su 24. Anche ammettendo che la liberalizzazione degli orari sia dannosa per “piccola distribuzione”, se questa porta ad avere una maggiore disponibilità del servizio, il risultato complessivo andrebbe ad avvantaggiare “grande distribuzione + consumatori”. Quindi una fetta di popolazione enormemente maggiore di “piccola distribuzione”. Se “piccola distribuzione” non è in grado di offrire un servizio competitivo rispetto a “grande distribuzione”, non ha senso porre dei vincoli legislativi con il solo scopo di far sopravvivere un agente economico che non è in grado di cavarsela semplicemente facendo un buon lavoro. Senza contare che il vincolo posto dallo Stato sugli orari di apertura costituisce una violenza, perché impedisce a due individui di operare un libero scambio che porterebbe a vantaggio reciproco. Lo Stato va a intromettersi causando invece reciproco svantaggio. Rompicoglioni di merda.

Gabriele ha ragione, non una , ma mille volte! Chi si ricorda come era Mestre, provincia di Venezia, solo vent’anni fa, ora può solo piangere…. Se io la visito ancora, sempre più raramente, però lo faccio solo per visitare negozi come il suo, che ancora resistono. Personalmente delle schifezze indiane, cinesi, e via dicendo non ne sento il bisogno di giorno , tanto meno di notte.
La gente che lavora (nel senso che si rompe la schiena per mandare avanti il mondo ) di notte dorme, altro che pizza e Kebab. E la gente la domenica ha diritto di riposare, e se qualcuno si annoia , bene, chissà che non gli venga qualche buona idea, si metta a meditare , leggere , pregare , fare lavoro a maglia , ricamare…

Mia moglie ha lavorato anni in un grosso centro commerciale, con chiusura alle 21.00 6 su 7 più un pò di domeniche all’anno, in un piccolo negozio, in cui se allungano gli orari o se ci sono le domeniche, non si possono assumere persone, e quindi tocca fare orari assurdi (tipo 9-12 e poi 17-21, comodissime le 5 ore di pausa che se lavori distante da casa cazzo fai ?). Tutto sopportabile, finchè hai 20 o 30 anni, già più difficile quando ne hai 40, quasi impossibile se vuoi poter vedere di tanto in tanto i tuoi figli. Ah, ovviamente per la bellezza di 1000 euri al mese. Per necessità a tutto ci si adegua, anche a far tirare su i figli dai nonni e a non avere un’esistenza degna di tal nome, ma quello che non capisco è A CHE CAZZO SERVE TENERE APERTI I NEGOZI LA NOTTE E LA DOMENICA ? per quei mentecatti che hanno bisogno di fare shopping anche alla domenica, o per i cialtroni che non sono in grado di organizzarsi UN MINIMO per poter farsi la spesa al sabato o durante la settimana, tutta l’italia lavora 14 ore al giorno 6 giorni la settimana ?

scusa ornella e fare all’amore no? (senza contraccettivi,s’intende, che è peccato mortale )

A me risulta che la piccola distribuzione è sostanzialmente stabile da anni, come fetta di mercato, per cui questi scenari apocalittici evocati nei commenti mi puzzano di fenomeno locale.
Detto questo non sembra anche agli altri lettori di Matteo che oggi l’Autore sia particolarmente incazzoso?

SIA sostanzialmente stabile, è un refuso dovuto alla riscrittura della frase, pietà!

escludendo le 3-4 maggiori città italiane, nel resto d’Italia non cambierà assolutamente nulla, e si faranno gli orari di sempre. in quelle 3 o 4 città più grandi, invece, non cambierà niente lo stesso, perché gli ipermercati continueranno ad essere aperti ogni week-end e tutti i giorni fino alle 21-22, gli altri chiuderanno alla solita ora perché dalle 21 in poi non passa nessuno (tranne qualche rapinatore ritardatario). resteranno aperti più a lungo solo i negozi gestiti da stranieri (generalmente con clientela connazionale): che poi, non so da voi, ma da queste parti – profondo sud (Bari) – dove i controlli non sono esattamente ferrei, da sempre il cinese chiude alle 22.00-23.00 e il salumiere stacanovista mai prima delle 22.00.

Anch’io a Londra adoravo andare dall’indiano sotto l’angolo a comprare sandwiches, biscotti con cioccolato e verdura confezionata…a NY ho fatto la spesa in un mega supermarket(completamente deserto) alle 4 di mattina dopo essere uscita da una discoteca nel Village!
Forse però tutto questo è possibile in realtà più grandi di Mestre. Nella mia via è rimasto un alimentari che sopravvive grazie alle consegne a domicilio alle persone anziane, ma io son sincera non ci vado mai…esco tardi da lavoro e facio prima ad infilarmi in un centro commerciale, dove non devo fare fatica a trovare parcheggio (pratica che devo poi affrontare sotto casa!)…in Piazza a Mestre tanti negozi sono sfitti, e se alla domenica vai a Venezia tutti i negozi sono aperti ed è stupendo, poi capisci però che è dovuto al flusso dei turisti cosa che a Mestre non succede.
E così i piccoli negozi continuano a chiudere e la gente si rovescia nei Centri Commerciali alla domenica, contribuendo a soffocare i commenrcianti della città.
La soluzione non so quale sia…

Massimo dici:
A CHE CAZZO SERVE TENERE APERTI I NEGOZI LA NOTTE E LA DOMENICA ?

Infatti se non serve, stai chiuso. Sta aperto chi ne ha convenienza.
Che poi ricordo videonoleggio locali aperte 14 ore il giorno per 365 giorni l’anno. Loro erano scemi, o lo facevano per convenienza?

ho vissuto qualche anno a Londra e le facce piu’ tristi sono sempre stati i cassieri di Tesco.
Pero’ ho sempre considerato un vantaggio (per me consumatore) stare aperti 24h, o anche solo fino a mezzanotte e tutte le domeniche.
Adesso vivo negli USA ed il supermercato locale fa 6-24. Tutti i giorni tranne christmas, thanksgiving e pochi altri.
A proposito di concorrenza, una verdura su 3 in UK e’ venduta da tesco. Visto che frutta e verdura in inghilterra fanno comunque schifo forse farebbe poca differenza avere un po’ piu’ di concorrenza, pero’ fa riflettere…

@Luca Fare all’amore? Perché, c’è ancora qualcuno che ha il tempo di farlo ? Ma se abbiamo bisogno dei negozi aperti 24 ore su 24 per fare la spesa, c’è ancora qualcuno che ha voglia e tempo di fare l’amore come si deve? Ma andiamo, si fa alla svelta, c’è lo shopping che incombe!!! Chiedilo a una delle cassiere dell’Auchan , quanta voglia le rimane, quando torna a casa dopo le dieci di sera!
@ Matteo Bordone: se oltre che aerei e torpedoni per il Regno Unito ( notoriamente un faro di civiltà e progresso, infatti l’euro loro non l’hanno voluto) prendessimo la strada del Brennero e andassimo in Austria o in provincia di Bolzano , scopriremmo che i negozi in quelle oasi di pace che sono le turistiche vallate del Tirolo chiudono alle sei del pomeriggio. E il sabato pomeriggio sono proprio chiusi. DI SABATO POMERIGGIO. Caro turista, hai dimenticato di comperare i souvenir, il latte , il panino per la merendina? Ti svegli prima, ti organizzi. Non ho mai visto, in quei paesi, le saracinesche chiuse che costellano le strade di Mestre ( strade che un tempo, a farci una passeggiata, ti rifacevi gli occhi).
E in quei deliziosi paesini il numero di bimbi autoctoni che si vedono giocare nei giardini opportunamente attrezzati, fa pensare che là l’amore lo fanno, e senza contraccettivi. Vuoi vedere che è per quello che i negozi stanno chiusi per così tante ore ?
Magari se ogni tanto prendessimo come esempio quelli che sanno davvero godersi la vita, non sarebbe male. E non ditemi che stanno bene perché sono regioni a statuto speciale e hanno più soldi. Si vede che , diversamente da altre regioni , i soldi li spendono meglio. Ma vedrete, prima o poi riusciremo a rovinare anche loro…

@ornella: non so nelle paradisiache valli dell´Alto Adige (e lo statuto speciale conta, ostia se conta), ma a Innsbruck (quindi appena di lá dal Brennero) i negozi sono aperti anche il sabato pomeriggio, spesso fino alle 8 di sera. E la domenica, se non ho il pane o il latte, trovo sempre negozi aperti…
Dove vivo io in Germania é pieno di bambini, che giocano nei prati (anche quando é freddo). Le loro madri lavorano anche nei supermercati, i figli vengono messi in splendidi asili, e quando i genitori hanno tempo libero (perché lo hanno, te lo assicuro) vanno a spasso nel verde, e non sono parcheggiati davanti alla tv, perché mamma e papá stanno davanti al pc a piangere i bei tempi della botteguccia sotto casa. I negozi nella cittá dove vivo sono aperti quasi tutti fino alle 20 anche il sabato.
Mestre la conosco poco, ma da quello che mi ricordo non mi ha mai dato l´idea di un luogo di grande felicità, bensì quella di un dormitorio (e anche bruttino) di Venezia. certo che adesso che vi é arrivato il terribile tram, simbolo del demoniaco progresso, sará un duro colpo per il traffico delle carrozze a cavallo…

Io cito come controesempio la Francia, dove gli orari non sono flessibili, visto che qua lo stato regola ogni aspetto possibile quanto e piu’ che in italia (con la differenza che fa anche rispettare con pugno di ferro). Il risultato é che la piccola distribuzione é morta e sepolta lo stesso, la grande distribuzione é fortissima (talmente forte che negli ultimi 10 anni si é mangiata la grande distribuzione italiana, si potrebbe parlare anche di questo); non si trova un fruttivendolo a pagarlo oro e gli unici negozietti di paese rimasti sono in franchising con la GD. Quindi forse gli orari superfissi non sono quella salvezza per i piccoli commercianti che qualcuno crede. Problemi complessi con risposte complesse. Alla fine la piccola distribuzione in italia sta morendo, e mi pare evidente. Quindi serve provare qualche soluzione nuova. Non so se la flessibilità degli orari sia la risposta giusta, ma di certo non lo é cristallizzare la situazione che ha portato alla situazione attuale, tutt’altro che rosea.

no dico siamo al delirio, folli che definiscono “mentecatte e cialtrone” le persone che vogliono fare la spesa di domenica. Senza parole.

La liberalizzazione degli orari mi sembra la storia di uno che DEVE stare a dieta e gli aprono intorno fast food, ristoranti, bar, ecc., così può scegliere dove NON andare a mangiare.
Chi abita nei paesi di provincia, nei “paesi dormitorio” di giorno è in città a lavorare, nel week end va al centro commerciale dove trova le offerte del supermercato e i saldi nei negozi.
Resta aperto chi vuole, per chi non vuole è tutto come prima. Grazie. Altre ovvietà? Ma non vengano a dirci che è una risoluzione alla crisi. Il punto è fare in modo che il poverocristo a dieta si possa permettere almeno una bustina di zucchero.

Propongo che vengano fatti accurati studi sulla possibilità di rallentare il sole al fine di portare la giornata lavorativa ad h34. Naturalmente solo per chi vuole,naturalmente. Lavorare, lavorare, lavorare cazzo! Concorrenza sulla pelle di chi lavora? A noi che ce frega, che cambino mestiere, il mercato del lavoro oggi è pieno di opportunità . L’importante è mangiare focaccine calde all’ora che ci pare e poi così gira la grana e stiamo tutti meglio no? E poi tutte ‘ste regole ! Vuoi mettere quando si fumava al cinema ? E quando l’assicurazione non era obbligatoria?
Le otto ore? La settimana corta? Roba da comunisti del cazzo.

Stima per Gabriele.

Cheppalle. Questo post è la cosa più demagogica, ignorante (nel senso che ignora) e supponente che ho letto da un pò. Insomma ‘ste prese di posizione da esperti le facciamo prendere a chi sa di cosa parla? Non a chi sta tutto il giorno davanti al computer o a fare la valletta in tv?

Sempre col solito provincialismo del “a Londra sono avanti”. Vero. Ma vacci a vivere. Vai a vivere dietro Brick Lane, ma non nella parte dei negozi vintage, quella giusta, quella dove fai l’artista.
Vai dove sono tutti supermarket indiani e bangla aperti 20 ore su 24. Dove di londoners con la fred perry non c’è n’è uno. Pure loro non hanno capito, evidentemente.

Sembra che molti, quando hanno il mal di pancia di domenica perchè si sono ingozzati al ristorante (dove evidentemente vi erano robot al posto di cuoco e camerieri, perchè quelli in carne ed ossa erano allo stadio a vedere la partita…), si contorcano dal dolore sul divano di casa invece di andare a chiedere aiuto alla farmacia di turno o, nei casi peggiori, al pronto soccorso dell´ospedale, per non favorire lo sfruttamento di poveri cristi costretti a lavorare in un giorno festivo. Per non parlare degli allegri gitanti che all´autogrill si rifiutano di ordinare un panino e una cedrata, altrimenti contribuirebbero allo schiavismo del commesso dietro il bancone, anche lui al lavoro di domenica…

Ma perchè una libertà in più è considerata un obbligo?
Non hai clienti perchè nella tua zona chi esce da lavoro in orari anche umani non ce la fa a far la spesa da te perchè, magari a causa delle distanze, quando potrebbe tu hai già chiuso? Se tu vuoi/puoi adattare i tuoi orari a quelli della clientela, lo fai, se no, non lo fai, non sei obbligato. Almeno così mi sembra di capire.
Pace.

Sì,sì, ci sono anche i pompieri, e i carabinieri, e i casellanti, e gli infermieri e gli aviatori e i barellieri…lo sappiamo: cazzo c’entra con la liberalizzazione degli orari ?

Il commercio è l’incontro tra la domanda e l’offerta: è più facile che la mia domanda incontri l’offerta di quei negozi che sono aperti nel 40% del mio tempo libero rispetto a quelli aperti solo il 7%.

Detto questo state aperti quando volete: aprite pure alle 10, chiudete pure alle 17 e state chiusi al sabato e alla domenica, al massimo farò la spesa su internet.

@Neon+Atlas
Io ci vivo nel East End di Londra: a 200 mt da Brick Lane in uno stabile di 20 piani che si chiama Denning Point. Memorabile questo articolo del 2004 che parla “heroin high rise”: http://news.bbc.co.uk/1/hi/uk/4007409.stm. Ora, io mi sono trasferito l’anno scorso e le cose, da quanto raccontato da quest’articolo della BBC, sono cambiate parecchio (se non altro nello stabile). Tutta la zona (da Dalston a Shoreditch, da Hoxton ad Aldgate fino a Whitechapel)e’ vivibilissima e si regge su una diversita’ (anche e soprattutto commerciale) che funziona (vi risparmio qualsiasi discorso sulla gentrification, sulla multiculturalita’ britannica che funziona o meno, sui riots e cosi’ via): c’e’ il mercato dei Vintage-Hipster (si’, brick lane), quello per i piu’ ricchi (Spitafields) e per i meno (Petticoat lane). Ci sono i Tesco piccoli e medi, i CostCutter, e se vai fino a Whitchapel c’e’ il Sainsbury’s gigante. E ci sono gli off license e i bangla un po’ ovunque, certo. Ovunque. Quello che voglio dire e’ che c’e’ un po’ di tutto. E la cosa funziona. E la cosa va vermanete bene a tutti. E anche qui si combatte per preservare la piccola distribuzione locale (http://www.e-activist.com/ea-action/action?ea.client.id=1719&ea.campaign.id=10987), ma non con regole sugli orari. Poi forse hai ragione tu, di inglesi, specie londinesi giovani, ce ne sono pochi (al contrario di inglesi/londinesi anziani). Aspetta… anzi no, ce ne sono. E ci sono un sacco di europei, pure. Africani, Indiani e Bangla, ovviamente (facile… l’80% dei bambini del Council di Tower Hamlets sono bangla d’altronde!) Oh, sara’ poi pure che questa e’ una zona particolare e di recente cambiamento: pero’ ti sconsiglio di prenderla come esempio. O come modello per portare critiche alla liberalizzazione degli orari. Altrimenti… come si dice… rischi un po’ di “farla fuori”, o al limite di finire fuori tema (mmm… forse l’ho fatto pure io)!
Per finire: a Londra SONO avanti. E molto. Povera Milano.
A Ornella Antoniutti vorrei scriver tante cose, ma meglio di no.

p.s. a proposito del cambiamento… il cambiamento degli spazi urbani e’ continuo e non e’ una questione solo recente che riguarda la “modernita’ cattiva” e del “si stava meglio quando si stava peggio”. https://twitter.com/#!/TimeOutLondon/status/149167292347985921

a me delle lamentele dei commercianti non me frega assolutamente niente, ne’ di quelle dei tassisti, ne’, figuriamoci, di quelle di avvocati e farmacisti.
Io sono dovuta diventare “flessibile”, mi sono dovuta adeguare a contratti rinnovati venti volte, collaborazioni con gli stessi orari di chi timbra il cartellino, ma a meta’ dello stipendio. E sinceramente va bene cosi’. Anche questo e’ stato parte di un processo di liberalizzazione che era necessario, ancora correggibile in molte sue deviazioni, ma necessario. Ora dovra’ anche toccare a tutti gli altri.
E poi, davvero lo Stato deve indicare quando si puo’ stare aperti e quando no? Suvvia, e’ ridicolo, e lo sanno anche i commercianti.

a differenza dei laboriosi veneziani che la domenica riposano la povera schiena e che al massimo si concedono una ciulatina , da sdraiati ,nella Regione amministrata da Cota,uno che non sa la differenza tra deficit e debito pubblico e che vuol portare la cosa alla corte costituzionale ( così en passant ) è tradizione domenicale da anni oramai farsi decine di km per andare a Le Gru e altri centri commerciali più recenti che non chiudono prima delle 20 .

ma i piemontesi sono notoriamnete dei cialtroni

Piccolo contributo: a Fermo, nelle Marche, nella centralissima Piazza del Popolo da qualche tempo, poco più di un anno, ha aperto un piccolo alimentari vecchio stile gestito dal titolare e dalla moglie. Aperto tutti i giorni, domeniche comprese e anche dopo cena quando c’è qualche evento particolare in piazza (concerti, manifestazioni varie e così via). Cortesia e qualità dei prodotti, tutti freschi e dei produttori locali (al massimo arrivano dalle province limitrofe di Ascoli e Macerata), hanno attirato frotte di clienti ed il negozietto (sarà a dir tanto 30-35 mq ma stipato di merce) è sempre pieno di gente (non mancano ovviamente prodotti industriali come bevande, pasta, biscotti…). Il risultato è per esempio che mia moglie dopo aver portato i bimbi all’asilo si fa una bella passeggiata e fa gli acquisti lì invece di portare i soldi a qualche super- o iper-mercato (dove soprattutto il discorso qualità/prezzo della frutta e verdura è deprimente); stesso discorso per il mercato comunale dove l’offerta è eccellente. Di contro un minimarket poco distante uguale a se stesso da 20 anni ha da poco chiuso.
Anch’io penso che il tempo leggendario in cui bastava aprire un esercizio commerciale e questo viveva di vita propria sia finito, ma chi fa i sacrifici e si avvede dei tempi che cambiano riesce comunque a campare più che dignitosamente.

vorrei far notare a gabriele e ornella, che ci dicono con dolore che mestre non è più quella di una volta (e io li capisco), che il peggiornamento di mestre è avvenuto negli ultimi 30 anni, arco di tempo nel quale non c’è stata nessuna ma proprio nessuna liberalizzazione degli orari di apertura dei negozi. quindi se vogliamo cercare i colpevoli del degrado di mestre diciamo che l’orario libero non è fra questi.
io non credo che dare la possibilità ai negozianti di aprire quando vogliono trasformerà mestre in portofino, ma penso però che potrebbe dare una chance in più, a chi ha la voglia di provarci, di cercarsi una fetta di clientela in orari in cui gli altri sono chiusi, e magari rivitalizzare un po’ zone dove dopo le 8 di sera sembra che ci sia il coprifuoco. ripeto, magari non funziona eh, ma perché non provarci?
gabriele forse potresti decidere di chiudere il lunedì, o il venerdì, perché vuoi startene a casa a grattarti la pancia, e stare aperto la domenica, no? oppure una notte che soffri d’insonnia potresti scendere e aprire i battenti, e magari trovi qualche cliente insonne come te che vuole anche farsi quattro chiacchiere, no? e se anche altri negozi vicini al tuo aprissero la sera o la notte magari la tua strada diventerebbe meno tetra e pericolosa, non trovi? certo se non ci si prova, o se la legge lo vieta, non lo si saprà mai.

Io mi tengo ai bordi del dibattito – periglioso – ma mi chiedo come sia possibile che in un posto che pullula di begli spiriti democratici (non lo dico in tono TROPPO denigratorio), pronti al dibattito e alle incazzature anche per questioni metodologiche, di sfumature e, in generale, di pelo caprino, nessuno faccia una piega quando una cretina come quella un po’ sopra spara minchiate sulle schifezze indiane e altro e elogia un’arcadia felix di bambini autoctoni. Ornella, porca madonna, io ti sputo. E forte pure. Anche se non si fa perchè blabla.

Guglielmo,
per quello che può valere, mi si sono accartocciate le budella quando ho letto quel commento ma ho pensato – sbagliando – che non valesse la pena intavolare una discussione.
Grazie della tua schiettezza. Hai detto (con un linguaggio forse più colorito del mio) quello che pensavo.

@Matteo Bordone: però un bustocco può sempre dire: e come faccio a essere invidioso di uno di Saronno?
C’è sempre qualcuno più in basso…

azz e questa rispondeva in parte a me.

@Neon+Atlas: eh si, nelle grandi citta’ esistono i ghetti. E c’e’ tanta poverta’. Londra infatti e’ invivibile. Tutta colpa del cornershop bangladese aperto 24 ore.

un ultima cosa : anche i bambini sanno che i piccoli negozianti faticano a causa della grande distribuzione. Dando una rapida scorsa non mi pare di aver letto qualcosa di simile. Quindi personalmente ignorererei provocazione nazi-leghisthe

@Guglielmo..Hai ragione accidenti, “la perla” “bimbi autoctoni” me l’ero persa..

@Atticus, che Busto sia meglio di Saronno è tutto da verificare…

Premesso che sono d´accordo con il fatto che il modo di vivere delle persone non dipenda certo dall´orario di apertura dei negozi e che onesatmente la soluzione non so quale sia, da quando vivo a Vienna (Ikea chiude il sabato alle 18 e domenica è sempre chiusa per dire…) ho iniziato ad apprezzare il relax domenicale… quando abitavo in Italia in provincia, fondamentalmente a causa della mia pigrizia, mi trovavo sempre a fare la spesa domenica al centro commerciale… va detto che qui tutti i negozi da lunedì a sabato hanno l´orario continuato… vabbè… era solo per dire che da esperienza personale e secondo la mia opinione i vantaggi dei weekend senza negozi superano leggermente gli svantaggi…

@Erik: c´entra, perché barellieri, pompieri ecc. sono esseri umani con famiglia, diritto al riposo e al tempo libero tanto quanto i poveri “bottegai” (termine da me usato in modo volutamente dispregiativo, perché, e i commenti qui letti lo confermano, spesso meritano solo di essere definiti “bottegai”).

Porto una piccola testimonianza: sia io che il mio compagno lavoriamo in una società di servizi assicurativi aperta h24 356 gg all’anno (366 negli anni bisestili), nella fattispecie è un call-center: il numerino verde che vi danno le vostre assicurazioni da chiamare quando vi si ferma la macchina o quando siete ai caraibi in vacanza e per sfiga vi sentite male. Lavoriamo su turni e vi posso assicurare che si vive benissimo lo stesso. Anzi, questi orari ci permettono di portare i bimbi a scuola, di fare tranquillamente le nostre commissioni durante la settimana e di goderci un po’ di più il nostro tempo libero (senza che debba coincidere con quello di tutto il resto del mondo).
Faccio meno fatica ad organizzarmi ora di quando lavoravo in ufficio dalle 09:00 alle 18:00.
Forse un po’ più di elasticità non è così male.

credo che nella testa di ornella i “bimbi autoctoni” siano quelli che nino manfredi guarda dal pollaio in pane e cioccolata.

@NEON+ATLAS: infinite scuse (cfr #miracoli). Dovevo avere il cervello in pappa quando ho letto il tuo commento. E quando ho replicato pure. Ha ragione Matteo: ANSIA PARTECIPATIVA!

@NEON+ATLAS: vedo che però non sono l’unico che ha frainteso :D
@ ENRICO: mi sa che hai fatto il mio stesso errore… rileggi anche tu il commento di NEON+ATLAS con un po’ più di… profondità. Mi sa che siamo tutti dalla stessa parte!

@NEON+ATLAS: o forse no???

La cosa più bella di questo post sono gli interventi di Gabriele a cui va la mia massima stima.

Matteo, premesso che mi hai sempre interessato con le tue recensioni su Wired, se non sai di cosa parli, almeno “studia”… dai un senso al pulpito, che un pò ti invidio, che ti è stato dato dicendo cose sensate.

giuseppe vorrei capire che cosa c’è di così sensato nell’intervento di gabriele.
i negozi nella sua via hanno chiuso per colpa di una liberalizzazione degli orari d’apertura? oggi incassa il 50% in meno di qualche anno fa per colpa di una liberalizzazione degli orari d’apertura? gli sono andati i ladri dodici volte in negozio in un anno per colpa di una liberalizzazione degli orari d’apertura? gli hanno aperto la macchina tre volte in una settimana e sei volte in quattro mesi per colpa di una liberalizzazione degli orari d’apertura? e poi davvero crediamo che mettere il tram sia come “chiudere la circolazione del sangue in un corpo”? possibile che i commercianti ancora non capiscano che il tram è un fattore di riqualificazione del tessuto urbano e che dove il trasporto pubblico è potenziato e ci sono meno macchine la gente gira di più a piedi e il commercio ne guadagna?
ma-di-che-cosa-state-parlando??

Carlo,

Perdonami… sarò prolisso.
(lo standard per esser letti su internet, da perfetti sconosciuti è 5 righe..
sbaglio sapendo di sbagliare, ma non posso farne a meno)

“È quindi vero esattamente il contrario: non liberalizzando gli orari d’apertura dei negozi e la possibilità di vendere merci di natura diversa, si limita tutta la concorrenza a posizione, prezzi e fornitura, e due su tre sono punti di forza dei supermercati.”

Riflettevo su questa asserzione ed i post di Gabriele.

La liberalizzazione Bersani del 98 ha causato un danno non indifferente al tessuto commerciale (intendo i negozietti) delle piccole, ma anche delle grandi città. Esplosione dei grandi centri commerciali, apertura al multistore e conseguente disequilibrio tra domanda-offerta…

Accade ciò; il mercato offre tanto a chi in realtà non compra… deprezzamento del bene, diminuizione della qualità del servizio offerto.

Il piccolo commerciante è un presidio per la vita sociale di una strada, il tuo simpatico “ma-di-che-cosa-state-parlando” nasce dal fatto che sono attivo in diverse associazioni culturali che presidiano il territorio…

Sai cosa succede quando la gente non scende più per strada ma preferisce socializzare nei Megastore?… che i paesi diventano “dormitori”. Le strade desertificano perché è molto più rilassante concedersi al parcheggio immediato, allo sconto-regalo, all’aria condizionata.

Certamente questo scenario non è apocalittico ma non è neanche rassicurante… non è colpa della flessibilità concessa agli orari di apertura tanto paventata da Matteo, ma assolutamente è colpa di una politica miope che ha favorito, all’epoca, le cosiddette cooperative rosse a totale scapito del piccolo commerciante.

Di qui la domanda; cosa ci insegna la storia sulle liberalizzazioni in un mercato di concorrenza dove ci sono monopoli giganti diversi ed estesi un pò in tutte le aree merceologiche?

Gabriele ha esattamente detto che la liberalizzazione sfrenata non è una risposta. La liberalizzazione degli orari di apertura dei Megastore non può che ulteriormente segare la concorrenza del piccolo che non offre la stessa varietà di prodotti del Megastore e, soprattutto, non può permettersi gli stessi margini di guadagno. E’ un ulteriore grado di libertà che non aumenta la concorrenzialità tra piccolo e grande magazzino ed è tutto ininfluente se si fa riferimento ai negozietti di souvenir londinesi.

So per certo che Matteo è un ragazzo acuto e mi ha infastidito la superficialità con cui ha trattato chi ha scritto un pensiero non patinato, non glamour, non alternative, non nerd… anzi, forse Gabriele è stato un pò depresso e palloso… ma comunque meritevole di assoluto rispetto perché ha scritto cose che vede.

stop.

“La liberalizzazione Bersani del 98 ha causato un danno non indifferente al tessuto commerciale (intendo i negozietti) delle piccole, ma anche delle grandi città…”

dove? quanto? i dati per favore. quello che so io è che grazie alle facilitazioni di Bersani una mia amica aprì un negozietto di fiori in 15 giorni invece che in tre mesi.

“…La liberalizzazione degli orari di apertura dei Megastore non può che ulteriormente segare la concorrenza del piccolo…”

e chi l’ha detto? io per esempio penso che sia esattamente il contrario: vado nel megastore se so che il negozietto sotto casa sarà chiuso quando torno dal lavoro. se invece il suddetto negozietto restasse aperto fino alle 22 o alle 23, col cavolo che andrei al megastore.

se non si hanno dati e correlazioni precise, non si possono vendere le proprie supposizioni come se fossero certezze. io dico di lasciare ai negozianti libertà di orario, poi ognuno deciderà come fare. il resto sono chiacchiere ideologiche.

Io non capisco molto le critiche a questo post. Dov’è il nesso causale liberalizzazione degli orari -> morte della piccola distribuzione? Ho letto tutti i commenti e non sono riuscito a trovarlo.

Perché per la PS dovrebbe essere un problema competere sugli orari con la GS?
La PS non può competere sui prezzi, è ovvio, è economia di scala, se vendi meno devi caricare di più per andare in pari.
Ma sui servizi e gli orari no, la PS può competere benissimo. Perché proprio perché ha una clientela ridotta può ritagliare un servizio su misura della sua clientela, cosa che la GS non può fare. Se il tuo negozio è in quartiere dormitorio, che senso ha che stai aperto quando la gente è a lavoro? Apri quando la gente torna a casa. Se sei in un quartiere di uffici, che senso ha che chiudi da mezzo giorno alle 3, proprio quando uno potrebbe decidere di rubare un quarto d’ora alla pausa pranzo per comprare qualcosa da te? Se sei in un quartiere universitario perché non dovresti poter tenere aperto il tuo negozietto la notte per intercettare gli studenti che tipicamente di notte fanno tutto meno che dormire? Se sei in quartiere di pensionati, perché non dovresti poter tenere il tuo negozio aperto solo due ore al giorno e per il resto del tempo fare solo servizio a domicilio? In quale di queste situazioni la GS sarebbe favorita rispetto alla PS libera di aprire e chiudere quando gli pare?

@Rockmeamadeus
Vi sono mansioni che traggono la loro ragion d’essere proprio dalla loro reperibilità ininterrotta come l’assistenza sanitaria , il soccorso, l’emergenza, la vigilanza, i servizi ai viaggiatori ecc..
Vi sono poi lavori di fabbrica strutturati per turni e disciplinati da contratti che lo prevedono.
Altra cosa è invece il terziario, dove non sussistono elementi di indispensabilità né produttiva, né sociale e nel quale l’orario serale e festivo ha solo fini concorrenziali. Insomma, se vendi vestiti o hai un market di merci varie, non c’è nessuna necessità di aprire di notte, se non quella di fottere in questo modo chi non può permetterselo o che, legittimamente, aspiri ad una vita decente; tanto è vero che se per assurdo tutti aprissero di notte il vantaggio si azzererebbe, poiché la scarsezza di clienti non coprirebbe le spese.
Se la logica deve essere ognuno fa come gli pare, dove c’è domanda è giusto che ci sia offerta ,allora perché non legittimare anche la prostituzione minorile, i cani da combattimento, il duello rusticano e la roulette russa ?
Mi si dirà che i minori e i cani non sono in grado di scegliere. Giusto. Invece un commerciante costretto da una concorrenza senza limiti è in grado di scegliere?

@Carlo… i numeri?… bhà… dire che monitorizzo personalmente la cosa avendo contatti con l’ascom non basta. Hai ragione, sono un signor nessuno.

Basta usare google…
http://www.brindisilibera.it/news.php?art=2952

Per il resto non mi resta che allinearmi all’ironia di Erik, avete ragione, ho assunto un tono eccessivamente serioso per il livello “di cazzeggio” degli interventi precedenti.

@Atticus: Saronno è al centro del mondo, una volta uno mi disse che sopra Saronno passano con precisione geometrica, TUTTI gli aerei che vanno e vengono da malpensa e linate.
Morti di cancro, ma caputmundi, cazzo!
Saronnese offesa

E in tutto questo, come al solito, nessuno pensa a quelle povere stronze di commesse (piccola o grande distribuzione non importa) che, tanto si sa, non fanno nulla da mane a sera. Beh, io lavoro da quattro anni per una catena di negozi di abbigliamento con contratti a progetto, rinnovati ogni tre mesi, il che significa: mille euro fissi e nessun limite alle ore lavorative.
Ci sono un sacco di persone nelle mie stesse condizioni, e anche chi ha contratti regolari viene obbligato a lavorare oltre il proprio orario, quando va bene si viene pagati fuori busta, quando va male si lavora per la gloria.
I datori di lavoro si giustificano dicendoci che con gli incassi che si fanno non c’è modo di assumere altro personale, ma che se per noi è troppo… beh, c’è un sacco di gente che cerca lavoro.
Scusate il personalismo, ma ho la sensazione che con queste liberalizzazioni la prenderemo nel culo sempre noi.

l’intervento di Martha descrive finalmente un pezzo di realtà che sembra essere ignorato dai più: la liberalizzazione degli orari (ammesso e non concesso che si traduca in qualcosa di significativamente diverso dalla situazione attuale) la pagano non i commercianti ma i loro dipendenti. Non so se altrove le cose vadano diversamente, ma qui la regola (ripeto la regola) è che gli straordinari non te li pagano né se sei assunto a tempo determinato né se lavori a tempo indeterminato. Infatti, se anche vuoi ribellarti, pur sapendo che non troverai uno straccio di alternativa, se l’impresa ha meno di 15 dipendenti (e quindi non è tenuta alla reintegra in caso di licenziamento ingiustificato) ti sbatte fuori e rischia, al più, di pagarti qualche mensilità; sempre che tu sopravviva fino a vedere l’esito del giudizio innanzi al Tribunale del Lavoro che dura, in primo grado, sui quattro anni, ma puoi arrivare tranquillamente anche a sette-otto. Poi, c’è l’appello.

Premesso che parliamo di possibilità, e non di obbligo, l’orario allungato è un incentivo a vivere le città anche di notte, stabilire che dopo le 21:00 possano circolare solo puttane e spacciatori è parte del problema.

Matteo, disabilita i commenti.

@erik: cito dal tuo ultimo intervento “Altra cosa è invece il terziario, dove non sussistono elementi di indispensabilità né produttiva, né sociale e nel quale l’orario serale e festivo ha solo fini concorrenziali.” Quindi:
1. dai per scontato che il terziario non é indispensabile socialmente.
2. la concorrenza non é importante nel terziario (commercio nello specifico).
Mi sembrano due affermazioni del tutto sbagliate.
Tra le categorie che inserisci tra quelle che DEVONO essere reperibili ci metteresti quindi anche i farmacisti? Ma se sto male vado al pronto soccorso, non in farmacia, a rigor di logica. Perché li devo fare lavorare a Capodanno? Per i preservativi? Per la crema anti-rughe? Per la pappina per il pupo? Non posso aspettare il giorno dopo? Se il medico il venerdí mi ha fatto la ricetta per l´antiemorroidi, devo proprio andarci la domenica pomeriggio all´ora di pranzo? E invece le farmacie sono aperte comunque.
@Martha: uno stipendio di 1000 euro mensili non mi sembra del tutto da buttare, se teniamo anche conto della qualifica professionale di una commessa di abbigliamento…
Inoltre (e qui mi riferisco ad altri commentatori) mi suona strano sentire di commercianti come elemento vitale dei centri cittadini. Nella mia (discretamente) lunga vita ho sempre avuto a che fare con commercianti sempre “contro”: contro le isole pedonali, contro i lavori di sistemazione di strade, marciapiedi, piazze (salvo poi metterci il cappello sopra, perché l´aspetto architettonico dopo le ristrutturazioni era sicuramente molto migliore), contro i mercatini di Natale o quello etnico, contro le iniziative in piazza, contro il cinema all´aperto, contro il tram, contro il passeggio dei cani… Contro tutto quello che potesse rivitalizzare un centro cittá o un quartiere. Rivendicano tempi per la famiglia, ma stranamente sotto Natale la domenica sono tutti aperti, perché sanno che gli altri italiani, in quelle settimane, hanno un po´ piú di soldi da spendere. E in quello periodo, chissá perché, il commerciante non ha piú famiglia né passatempi.
Lasciamo perdere l´argomento evasione fiscale, ma questo continuo piagnisteo é veramente insopportabile. Loro hanno scelto il mestiere di commerciante, io quello di “consumatore” (libero di scegliere in regime di concorrenza) invece l´ho trovato appena sono nato, e proprio per questo cerco le condizioni migliori per poter “consumare” e “spendere” nel modo migliore possibile. Anche la domenica. Anche alle 2 di notte.

leggendo si capisce perchè la Lega ha e avrà sempre così tanto successo, finchè si è convinti che tutto il mondo sia “Londra”… in Italia di “Londra” non ce n’è nemmeno una… e laddove pullulano i centri commerciali in Provincia i negozi dei piccoli centri chiudono e i borghi muoiono… capisco che uno che vive in città dice “a me che me ne fotte?”… visione lucida e lungimirante… amore per il prossimo…

@ Rockmeamadeus: la mia media di ore lavorative è più o meno di 60 ore settimanali, che nei periodi caldi, per esempio a dicembre, diventa di 70\75. Ti sembra ancora un buon stipendio?
Sempre tenendo conto della mia qualifica personale, si intende!
Il tuo classismo mi lascia basita.

Professionale, non personale, ovviamente.

@Rockmeamadeus: mi scuso,in effetti mi sono accorto che nel mio commento una costruzione equivoca della frase ne può stravolgere il significato. Ovviamente intendevo dire che non era indispensabile l’orario serale,non il terziario. Per quanto riguarda la concorrenza: anch’io penso che svolga una funzione importante, ma ritengo socialmente negativa quella esercitata col prolungamento degli orari di lavoro e le aperture festive che peggiorano le condizioni di vita degli addetti, siano essi esercenti o dipendenti. Le farmacie poi, credo che tu non abbia presente che svolgono una funzione
insostituibile sul territorio per la distribuzione di farmaci fondamentali come antibiotici, antiasmatici, antiaritmici, antiemorragici, antiepilettici, farmaci salvavita come la trinitrina per le crisi coronariche o l’insulina per i diabetici ecc…ecc…

secondo me questa bella serie di commenti aiuta tutti a comprendere meglio il problema. è più divertente di un articolo di giornale e sicuramente più istruttivo. bene, ciao

Giusto fare le liberalizzazioni sui orari del commercio, ma sarebbe anche giusto regolarizzare le posizioni lavorative e contrattuali dei dipendenti del commercio.

@martha: sarà classismo, ma credo che i lavori vadano pagati anche in base a fattori come qualifica professionale, valore di mercato, difficoltà e cosí via. Converrà con me che, ad esempio, un gommista ha competenze di un certo tipo e, soprattutto, una responsabilità maggiore di chi vende gonne: se mi monta male una gomma io finisco fuori strada e crepo, se la gonna di mia moglie é difettosa, torno da Lei e la cambio. Lo stesso discorso vale per un muratore: un muro tirato su male é peggio di una t-shirt scucita. O no? Ecco perché 1000 euro al mese per un muratore mi suona molto piú scandaloso (viste anche le condizioni di lavoro) che quelli per una commessa. È classismo questo?
@erik: mio padre é stato farmacista (dipendente e non proprietario) per tutta una vita e non lavorava in sperduti paesi di collina, ma in grandi città. So cosa vuol dire un pranzo di Natale con lui che arriva di corsa, mangia tortellini e arrosto con l´imbuto, poi riparte per tornare al lavoro fino alle 8 di sera. Non mi risulta che commercianti di scarpe, gioiellieri e librai abbiano tirato su delle barricate per consentire a mio padre di farsi tutti i Natali a casa, con calma, come loro, che, probabilmente, come Paperon de´ Paperoni stavano a contare i soldi incassati (tenendo anche aperto la domenica) durante le settimane di Avvento.

secondo me il problema non esiste, per come la vedo io, un negoziante dovrebbe poter tenere aperto il proprio negozio negli orari che vuole, giorno o notte che sia, ma MAI PIÙ di un determinato numero di ore.

Attenzione che Bordone ha fatto un segno con la matita blu (errore grave) e sta dicendo che si sta andando fuori tema. Prima predica la libertà di internet, la rete è fatta così, se ti piace bene…ecc ecc e poi quando si crea una discussione sotto un suo post si lamenta se non lo si rimane strettamente sul pezzo.
Allora disabilita per sempre i commenti e fai un monologo.
Oppure stai al gioco e vedi cosa produce il tuo post in quanto stimolo. Stimolo-risposta. Dovrebbe essere stimolante anche per chi dà solo l’imput. Il giornalismo è anche, e più di ogni altra cosa, questo.

“lo si rimane” è chiaramente un refuso. Posate la penna.

@ Rockmeamadeus: sì, credo che sia classista chi ritiene che chi svolge un lavoro con bassa professionalità,scarso valore di mercato e scarsa difficoltà (e qui ci sarebbe da dissentire, ma non è questo il luogo) non abbia diritto ad essere tutelato.
Come ho già detto nel mio lavoro è facilissimo incappare in contratti a progetto, a copartecipazione, a chiamata, ecc. che significano sostanzialmente una cosa: libertà per i datori di lavoro di imporre le loro condizioni pena il mancato rinnovo del contratto.
Se io resto incinta perdo il lavoro, se mi ammalo perdo il lavoro, se chiedo ferie è abbastanza probabile che come ritorsione salti un trimestre di lavoro, se non raggiungo gli obbiettivi di vendita probabilmente il mese successivo mi troverò ottocento euro in busta paga, invece di mille.
Nonostante io abbia sempre lavorato negli ultimi quattro anni non ho diritto nè a disoccupazione nè a mobilità.
Non ho un limite di ore lavorative settimanali, il che significherebbe, in teoria, che sono libera di gestirmi da sola quanto e quando voglio lavorare, ma in pratica che sono vincolata agli orari di apertura del negozio e ai compiti e agli obbiettivi che mi vengono assegnati.
Converrà con me che, allora, il punto non è il mio stipendio in sè, ma il rapporto tra quei mille euro al mese e il mio sforzo lavorativo.
Se la situazione è questa già ora cosa succederà a tutte le stupide, ignorantelle e cafone dipendenti dei negozi di abbigliamento con la liberalizzazione degli orari?
Ma sì, chi se ne importa, quel che conta è che se la sua t-shirt è scucita ci sia sempre una commessa dietro il bancone a porgegliene una nuova (sorridendo, s’intende, ché mica facciamo i manovali, noi).

Triste vedere gente che rivanga il passato. Certo, una volta avevamo 3 panettieri, tre fruttaroli, due macellai e i negozi di casalinghi. Poi fa nulla se ci costavano due punti di inflazione all’anno, tanto lo stato poi vendeva bot al 12% e tutti eravamo felici. Ah, ora ci troviamo anche grazie a quel sistema con il 120 % di debito, ma cavolo, come era bello quando in Via Cagliero c’erano tre panettieri, due macellai e tre fruttivendoli.

L’unica che ha detto cose sensate è Martha M.
La situazione dei dipendenti del settore del commercio è disastrosa. Mia sorella lavora in un piccolo negozio di abbigliamento e dall’inizio di dicembre a metà gennaio (Natale e poi saldi) non ha fatto un solo giorno di riposo, escluso il 25 dicembre. Non è legale, non è permesso, ma tanto chi controlla? L’unica cosa che finora l’ha salvata dal lavoro 365 giorni l’anno è che il comune in cui si trova il negozio permette l’apertura domenicale solo per un limitato numero di settimane l’anno.

Negozi aperti come e quando vogliono, non mi sembra una vera conquista. Sicuramente conviene alla grande distribuzione che concentrando più cose ti permette alle 9 di sere di comprare il pane e visto che ci sei, le ciabatte al bimbo e un pacchetto di mentine alla cassa. Un negozietto di scarpe e ciabatte non venderebbe a nessuno. Ma la cosa più importante è che cosa vogliamo diventare come società; vivere per lavorare, produrre e consumare o altro. I lavoratori hanno lottato per avere il riposo settimanale, hanno lottato per vivere la domenica in famiglia e non avere il turno di riposo il venerdì dalle 8,00 alle 17,00 quando i figli sono a scuola e la moglie lavora. Saluti

martha m. sei capitata sul blog sbagliato: qui siamo tutti laureati.

Se il contratto che hai firmato e’ legale, hai poco da lamentarti. Non credo che il datore di lavoro ti abbia costretto a firmarlo con la rivoltella puntata alla tempia. Se lavori nell’illegalita’ (come suggerisce Blanca), vai all’ispettorato del lavoro e denuncia.
Ma non scassare le balle a chi entra nel negozio per comprare la maglietta.

Uomini del fare 2.0, su Rieducational Channel.

@ enrico: oddio, mi scusi, ma non poteva dirmelo prima? e che cazzo, se mi avesse avvertito che qui non siamo ammessi sarei rimasta nel ghetto dove viviamo noi “non laureati”, noi che viviamo nell’ignoranza, noi che al massimo leggiamo novella 2000 e eva 3000 e guardiamo a voi laureati come a quei luminosi esseri superiori che siete.
Devo pagare qualcosa per il disturbo?
Scusate, torno in buon ordine a frequentare i miei soliti blog: gentenonlaureata.com, gentechemirivolgelaparolanonostanteilmiotitolodistudio.org e gentechenoncompensalepropriefrustrazionicercandodimettereinsoggezionesconosciutisuinternet.net.

@ Enrico: la tua risposta è talmente spocchiosa che mi viene il dubbio che tu sia un troll

@Marta
Le tue rivendicazioni sono sicuramente condivisibili, ma credo che sia sbagliato rapportarle alle liberalizzazioni. Voglio dire: hai ragione a incazzarti se il lavoro che fai è stottopagato e i contratti che ti sono imposti sono alle soglie dell’illegalità, ma non è bloccando le liberalizzazioni che si risolve il problema. Il tuo (e di mille altri) problema si risolve con controlli da parte degli organismi preposti e con certezza della pena per chi infrange le regole. Entrambe le cose mancano in Italia e il fatto che compaiano o meno è indipendente dal fatto che si liberalizzino o meno gli orari dei negozi.
Quello che vorrei sentire dire dai fautori delle libealizzazioni e dal nostro governo in particolare è qualcosa tipo “Toglieremo tutte le regole inutili, ne rimarranno così poche che non avrete scuse per non conoscerle e applicarle tutte voi, e per controllarne e sanzionarne il mancato rispetto noi. Commerciane avvisato, mezzo salvato…”

Enrico è ironico. E provoca.

@enrico @rockmeamadeus: vi sfugge in primo luogo che il lavoro di commesso/a è indispensabile. Possiamo ipotizzare che tutti facciano i loro acquisti online, ma da che mondo è mondo la gente vuole invece toccare la merce prima di comprarla e anche provare l’abbigliamento. Non possiamo abolire i punti vendita, perciò è evidente: i commessi nel settore del commercio sono indispensabili, per tutte le attività che svolgono all’interno del negozio. A suo volta il commercio è l’anello che segue i settori di produzione – industria e artigianato – nella catena della merci (ma non dimentichiamo i servizi). Potete proseguire da soli..
Voglio dire che ogni lavoro, inserito nel suo contesto produttivo, ha la sua ragione d’essere e non può essere minimizzato.
Confondete la remunerabilità di un lavoro, che varia a seconda della formazione e delle competenze necessarie a svolgerlo, con i diritti minimi che quel lavoro devono tutelare, almeno in uno stato che si dice civile e progredito. Questo è un principio universale, assodato da un paio di secoli e riconosciuto dalle costituzioni di mezzo mondo, che vale per definizione per ogni forma di lavoro, da quello più specializzato e redditizio a quello per il quale non serve la laurea. Quando non è più applicato, allora c’è un problema.

@ Sergio: causa spocchia di alcuni commentatori, si è un po’ perso il succo del mio discorso.
In realtà quello che mi premeva dire è che le liberalizzazioni sarebbero un disastro per i lavoratori del commercio perchè una buona parte di noi si troverebbe a lavorare di più, ad orari impossibili, senza però nessun incremento dello stipendio.
Tutto qui.

a me sembra che a voi sia un po’ sfuggito il succo del discorso.

E’ ovvio che i diritti minimi, la dignita’ del lavoro, l’utilita’ dello spazzino, ecc. ecc.
Per questo ho suggerito a martha, se crede di lavorare con un contratto che non rispetta i propri diritti sanciti per legge, di rivolgersi all’ispettorato del lavoro.
Se invece il suo contratto e’ a norma, non puo’ venire a lamentarsi che a paura di lavorare di piu’ se liberalizzassero gli orari di apertura. Di nuovo: non ti pagano gli straordinari che invece dovrebbero essere pagati ? denuncia.
vuoi cambiare lavoro perche’ mille euro al mese per impacchettare magliette ti sembrano troppo pochi ? cambia lavoro.
non puoi cambiare lavoro perche’ l’unica cosa che sai fare e’ impacchettare magliette ? bhe’ non sei l’unica. mi spiace per te. ma non prendertela con le liberalizzazioni.

ps il “qui siamo tutti laureati” era ironico. E non serviva una laurea per capirlo…

E bästa…

@ Enrico: Che ci vuoi fare? Noi commesse siamo così, un po’ ottuse, non cogliamo l’ironia.
Tu però non riesci ancora ad afferrare qual’è il succo del discorso, quindi mi sa che ha ragione H2O2 e la chiudo qui.
p.s. Cambia lavoro è il consiglio più cretino che si possa dare in questo momento storico. E non serve una laurea per capirlo…

@Blanca: nessun dubbio, è un troll. Si nota dall’italiano da licenza elementare, all’incapacità di comprensione del testo scritto.

[...] Sul Valore Aggiunto del Commesso nel Negozio di Vestiti Pubblicato il 01-02-2012 da Sergio Longoni Benvenuto nel Mio blog. Se trovi queste pagine interessanti abbonati gratuitamente tramite RSS feed o tramite Email!Leggo in questi giorni una interessante discussione di circa 100 commenti scatenata da questo post sulle liberalizzazioni degli orari dei negozi. [...]

siccome lavoro anche io, checché se ne possa pensare, dividendomi anche con la famiglia che senza il mio lavoro non magna (per far vedere che anche i laureati sono vicino ar poppolo), torno sul tema e, a casaccio, prendo il commento di Julisa. Commessi indispensabili? Certo, possiamo curarci un tumore consultando qualche sito internet, ma la camicia di seta DEVO comprarla in negozio. Mai sentito delle vendite per corrispondenza? Postalmarket? Vestro? O qui in Germania Otto e Neckermann? Caso mai sono indispensabili gli schiavi che raccolgono il cotone in Uzbekistan, quelli che lo filano in Bangladesh e quelli che cuciono magliette in Marocco. Commesse e commessi no. Scusate il classismo di un laureato. Mi associo a molte delle conclusioni di Enrico. Ho una vecchia zia malandata che cerca badanti: perchè si presentano solo rumene o polacche? Ah già, le italiane vanno a fare le commesse…

Come al solito l’italiano medio, anzichè comportarsi da popolo e ribellarsi reagisce “mordendo” il proprio vicino. Ecco perchè le cose non cambieranno mai.

@ Enrico. Sì, immagino che il dichiarare la superiorità degli esseri laureati sia una specie di burla, che poi hai voluto proseguire, vero?, scrivendo quell’ai senza h…

e tralascio gli apostrofi usati per accentare

Matteo, non ne hai abbastanza?

Dopo il delirio con i tassisti, 105 commenti con le cassiere. Bordone, per curiosità, me lo fai un post sulle zoccole?

Ultima precisazione e poi la chiudo qui (scusa Matteo).
Non ho mai dichiarato la superiorita’ dei laureati (cosa vuol dire poi?).
Io dopo il liceo ho studiato ancora per 8 anni prima di cercare e trovare un lavoro (tra l’altro ho sempre studiato gratis).Quindi mi sembra normale guadagnare un pelo di piu’ di una commessa. E mi sembra anche giusto.
Se proprio volete l’ingiustizia sta nel fatto che (il piu’ delle volte) la commessa il dottorato non lo avrebbe ottenuto neanche mettendocela tutta, e questa e’ un ovvieta’, non e’ essere classisti. Ma qui andiamo fuori tema.
Ah, ovviamente io per fare il lavoro che volevo sono dovuto andare fuori dall’Italia (motivo per cui metto gli apostrofi al posto degli accenti, creando grossi scompensi a Rossella: colpa della tastiera americana. Invece le a senza h le sbaglio proprio di mio: non ho mai capito la regola).
Ogni tanto penso che mi piacerebbe tornare in Italia, poi sbircio questo blog, leggo che le commesse sono contrarie alla liberalizzazione degli orari perche’ hanno paura che poi lavorerebbero di piu’ guadagnando uguale, e mi passa la voglia di tornare in Italia. Forse martha ha ragione ed e’ esattamente quello che capiterebbe, ma non e’ questo il punto.
Il paese in cui vivo e’ lungi dall’essere perfetto, ma sempre meglio della repubblica delle banane italiane

ps il principale motivo per cui leggo questo blog e’ l’ilarita’ nel leggere i post di chi corregge l’italiano altrui. Roba da teatro dell’assurdo.
Per esempio, kitty, scrivere:
“Si nota dall’italiano da licenza elementare, all’incapacità di comprensione del testo scritto.”
e’ sbagliato. E credo di averlo imparato alle elementari, non all’universita’…

ps2 il secondo motivo di ilarita’ e’ chi prega matteo di abolire i commenti. Basta ! Non e’ hai abbastanza ? ecc.
Hanno una rara malattia mentale che li obbliga a leggere tutte le righe di tutti i commenti di tutti i blog che frequentano.

“Se proprio volete l’ingiustizia sta nel fatto che (il piu’ delle volte) la commessa il dottorato non lo avrebbe ottenuto neanche mettendocela tutta, e questa e’ un ovvieta’, non e’ essere classisti”.
Grazie, hai fugato i nostri dubbi.

Infatti, perché è vero. Non tutti riescono a portare a termine un ciclo di studi, non tutti hanno le capacità per sviluppare competenze che li rendano più ambiti. E’ un problema? A mio avviso no, c’è bisogno del lavoro più disparato e i tempi cambiano. Oggi giorno, il nonno che era falegname intagliatore avrebbe guadagnato più di un laureato, perché l’offerta è diminuita, la richiesta aumentata e sono rari. Sta di fatto che nel dopo guerra ha fatto la fame. Spero che nel tentativo di essere tutti generosi e politically correct non si metta in discussione il fatto che il lavoro generico, cioè senza particolari competenze sia in crisi. Introducendo i contratti a tempo determinato in teoria si aprivano le porte a nuovi inserimenti. E’ stata la prassi tutta italiana di agire certi di non venir controllati, che ha prodotto una degenerazione ed un abuso. Chi teme le liberalizzazioni teme in realtà il malcostume, ma nel contempo non vuole farsi carico di contribuire in modo attivo a ridurlo, con una denuncia o con tutto quello che è previsto dalla legge perché sia arginato. Abbiamo il dovere di non e delegare sempre ad altri il rispetto dei nostri diritti.
E di non bloccare sempre tutto in preda a sfiducia e timori.
Sfoghiamoci pure in internet, ma ciò non toglie che così ci si dovrà confrontare anche con chi ha saputo agire, (anche andando via) per trovare una esistenza soddisfacente. Il senso di comunità latita, l’eticità latita, queste sono le conseguenze. Mi preoccupo del mio orario di lavoro e mi sento solo quando/se opporrò resistenza, mi offendo se qualcuno suggerisce che ho una parte di colpa.
Oh quante energie si consumano nel sacro offendersi. Non penso ad un progetto futuro, in cui le mie azioni serviranno a migliorare una situazione stagnante. Mi piacerebbe leggere, ogni tanto, meno lamentazioni e più prese di coscienza.

“…l’ingiustizia sta nel fatto che(il più delle volte)la commessa il dottorato non l’avrebbe ottenuto neanche mettendocela tutta “
La frase sembra adombrare che la maggior parte delle commesse, per quanto possano applicarsi, non potrebbero conseguire un dottorato, ovvero che sarebbero antropologicamente meno intelligenti.
Una ipotesi francamente razzista.
Vedi ,egregio Enrico, io credo che la questione delle liberalizzazioni sia un tema che può legittimamente essere oggetto di diversi modi di pensare, però il tuo modo di porti, il tenore dei tuoi commenti, il senso di quello che scrivi, è senza dubbio da stronzo. C’è almeno una liberalizzazione che non può che portare del bene ed è quella che ti riguarda. Voglio dire che urge che tu liberi il tuo cervello dalla galera dei tuoi pregiudizi, dalla oppressione della tua supponenza, dalla asfittica restrizione di quel microcosmo autoreferenziale che traspare dalla povertà dei tuoi ragionamenti. Libera il tuo cervello. Starai meglio tu e chi ti vive intorno.

grazie erik, hai detto tutto quello che andava detto. bravo