domenica 18 marzo 2012

La questione dei “radical chic”


Oggi sulla Lettura, inserto culturale della domenica del Corriere della Sera, è uscito questo articolo di Mariarosa Mancuso. L’articolo sostiene che questa fase politica e culturale abbia sferrato un colpo mortale ai radical chic, ne indica alcuni che sarebbero attualmente in crisi, analizza questo supposto fenomeno.

È inutile che io sottolinei che trovo del tutto assurdo che questo argomento, questa accusa di elitarismo, esca su un inserto che qualche settimana fa aveva in copertina un titolo in greco antico, e che nello stesso numero odierno dedica una pagina alla stroncatura del Nietzsche musicista, una all’imperatore Costantino, due alla sempre più diffusa passione per la Recherche con il titolo Tutti pazzi per Proust. Perché se lo facessi userei gli stessi argomenti di Mancuso, la supposta incoerenza, l’eccessiva “altezza”, il distacco dal “paese reale”, ovvero tutto il corpus di cretinate intellettualmente disoneste che per anni hanno usato al Foglio (quotidiano per pochissimissimi dove ha scritto a lungo la stessa Mancuso) per accusare Repubblica di parlare a un gruppuscolo di amichetti snob.

Sostengo invece che siano tutte solo sciocchezze inconsistenti, robetta da due lire, che poco hanno a che fare con la voglia della Lettura di affrontare argomenti un po’ più larghi del rapporto tra Turner e Lorrain (pagina 24).

Quello del “trucco del popolo” è un mio vecchio pallino. Ci ho scritto qualche post, a cominciare da qui, e continuerò a scriverne. A un certo punto ho affrontato proprio il concetto di radical chic, di come l’accezione italiana sia sbagliata, furbesca e insensata, e di quanto non ci sia attaccato niente. Se vi va, il pezzo è qui.


Questa Mancuso qui non merita la pubblicità esorbitante che riceve dal web. Ella è piccola, bruttina e, non ostanti l’impegno e il metodo, non vale se non un milliardesimo di Irene Brin.

Rilegga meglio l’articolo della mancuso,legga anche quello di Abbate. Associare l’aggettivo “supposto” al fenomeno “radical chic” è essere distanti dall’immaginario del paese,reale o meno. tutta la reazione, direi scomposta, che il pezzo della mancuso ha scatenato su twitter forse e rappresentativo di una indignazione personale e non di dibattito. poi francamente dire che la mancuso scriva su il foglio mi sembra un elemento di basso livello, anche cerasa è caporedattore del foglio ma è ospite fisso delle invasioni barbariche della bignardi,il cui marito, luca sofri, ha mostrato un’acredine esagerata nei confronti della questione. saluti.

Il tuo sottolineare che Mariarosa Mancuso sia piccola e bruttina è maschilista e sciocco. Lo rifiuto. Sono le sue posizioni che detesto, non la sua eventuale scarsa desiderabilità, di cui niente mi frega.

La lettura de La lettura è tempo speso male. Me la porta ogni domenica mia suocera solo perché una volta a casa sua ho manifestato interesse per un articolo su Franzen, e non le voglio fare un torto confessandole che le pagine di cui consta mi sono utili solo a coprire la settimana di pulizie della lettiera dei gatti.

Ma io, scusa, Psymonic, che cazzo c’entro con Cerasa e Sofri? Detesto il Foglio da anni, ho scritto il pezzo 13 mesi fa, non ho parlato di Cerasa, non ho parlato delle Invasioni. Scrivi a Sofri e digli che ha avuto una reazione esagerta; scrivi a Cerasa e digli che a me sta sulle balle il Foglio; fai un po’ quello che vuoi, ma fallo tu, se ci tieni.

Guarda, Matteo, lascia perdere. La Mancuso sono 10 mesi che parla di Libertà di Franzen, perché secondo lei sarebbe un libro contro i radical chic. Ma chiunque abbia letto per intero il romanzo sa che parla di tutt’altro, e che le frasi contro Patty sono contenute nel primo capitolo e sono del tutto secondarie per la trama. Ma servono alla Mancuso per dimostrare ciò di cui lei ha bisogno. L’hai detto tu, è disonestà intellettuale: il piacere malinconico di pensare che il mondo sia, oggi, ancora lo stesso che negli anni ’60 permetteva a Bernstein di invitare le pantere nere nel suo salotto.

Erano mesi che non ricordavo il nome della famosa pasticceria ‘Taveggia’. Ora grazie a te sorrido felice! Per la storia dei radical chic non ho molto da dire tranne che le categorie umane non sono le mie preferite. Troppo rigide, già non più valide appena un minuto dopo la loro nascita quindi lascio a voi a la faccenda ma ti ringrazio ancora molto.

Ma dove, Roberto? Sul Foglio? Quello comunque è un pallino della destraccia rampognosa. Libero e il Giornale sono pieni di autodichiarazioni stereofoniche di anticonformismo di nicchia e di sentimento popolare: sono tanti, sono pochi, sono incompresi, sono paese, questo, quello, il contrario, e comunque mica come gli altri.

L’unico errore della Mancuso è credere che i cretini siano svaniti, invece sono sempre lì, un po’ mogi e sminchiati, ma sempre pronti a rinchiare e sbavare, come fai tu che ti senti provocato da ua articolo che ha l’unica colpa di essere non-di-sinistra. Altro che radical-chic, la parola giusta è cretini.

Sì, sul Foglio. Ad esempio:
http://www.ilfoglio.it/soloqui/8470
http://www.ilfoglio.it/soloqui/8464

Nel primo articolo la Mancuso scrive che “Libertà” è la pietra tombale sui progressisti più che benestanti.
Nel secondo che basta leggere il primo capitolo per capire che il romanzo americano gode di ottima salute (vero. Ma questa suona come ammissione di colpa). E, poi, naturalmente, per capire “che Franzen ha un gran talento, unito al coraggio di fare a pezzi i radical chic (essendo lui radical chic, per giunta)”.

Già, loro non sono mica come gli altri, loro sì che sanno accettare il valore popolare dell’arte…

Scusa, ma perché dopo la chiara precisazione sull’uso (sbagliato) del termine (R.C. come “persone”), tu stesso titoli il post come se “essi” esistessero? Ci confondi anche tu! Avevamo appena guadagnato qualche chiarezza…

Ho appena letto l’articolo, noiosissimo peraltro, della signora Mancuso. Banale, proprio povero di contenuti e perfido in maniera vomitevole in quell’accenno al botulino della Guzzanti. Eva contro Eva nun se pò legge…

non ho mai letto la mancuso, se non adesso dal tuo link, non sono di destra
non leggo il foglio, figuriamoci…ma non puoi dire che non abbia toccato un nervo scoperto di certa “sinistra” e che in parte abbia pure ragione…e che i salottieri di sx sono ormai anni luce lontani dalla gente è un fatto conclamato.

«Certa sinistra»: ma non lo senti che è un pattern, è una matrice che si ripete, e dentro non c’è niente?

Sono completamente d’accordo a metà con il mister Bordone (cit.)
Secondo me i Radical chic come li descrive la Mancuso esistono, allo stesso tempo esistono i “radical chic” di segno politico opposto (tipo quelli che scrivono su il foglio).
Secchioncelli che (di solito) hanno fatto il classico e pontificano su tutto.
Si odiano gli uni con gli altri e riempiono i giornali delle loro diatribe che, di solito, non interessano al “popolo” (e poi si domandano perchè nessuno legge i giornali in Italia).
Se avete letto Fruttero e Lucentini sono epigoni dell’americanista Bonetto.
PS
Sarà radical chic citare F&L? no dai

Onestamente l’articolo della Mancuso mi sembra così contorto che non capisco neanche bene come voglia colpire chi vuole colpire.

Ormai mi sembra che gli “alternativi” cerchino la loro collocazione naturale in base a quel rompicapo in cui devi portare i lupi e le pecore da una parte all’altra del fiume con la barchetta.

No, ma scusate, se a me interessa leggere un articolo sui rapporti tra Turner e Lorrain o tra Nietzsche e Wagner a proposito della musica (e ancor più, se trovo giusto che possa trovarlo sulle pagine dell’inserto culturale di un quotidiano come il Corriere) sarei un radical chic o un amichetto snob di Repubblica? E per evitare tale onta cosa dovrei fare: sorbirmi approfondimenti sull’ultimo Veronesi o interviste a Ozpetek? Preferisco Turner. E pure Costantino. Sono snob? sono snob.

Non condivido l’articolo della Mancuso – di un qualunquismo disarmante –, ma mi sembra che abbia messo il dito in una piaga bella aperta. Alcuni format televisivi fanno acqua da tutte le parti e si barricano dietro una staticità che non riesce a star dietro ai cambiamenti.
Insomma, sono almeno 5 anni che la Bigna ce la mena con gli stessi ospiti, oscillando tra acidità costamagnesca e simpatia faziesca. Qual è lo scopo di un programma del genere, se non cercare di compiacere l’intellettualismo da quattro soldi (magari fosse radical chic) di chi riesce a finire un libro di Volo o vedere l’ultimo film con Fassbender? Il messaggio che passa è molto più pericoloso: hai letto la Mazzantini? Allora sei uno di noi, sei immerso nel sistema culturale del paese!

Matteo e’ questa infatti la matrice : il vuoto…
non essendoci contenuti, sopratutto dopo il ” ma anche” cosa resta? quei contenuti descritti dalla Mancuso! concordo anche con Piernicioso.

Ricordate il film di Virzì? Caterina va in città? Il professore che chiede chi sono i fascisti e chi sono i comunisti? Lo studente che risponde: i comunisti so’ quelli più ricchi e laureati e invece i fascisti quelli più poveri e ignoranti.
E’ una caricatura ma, tutto sommato, credo possa essere uno spunto. L’argomento dell’elitismo di una certa sinistra é spesso l’attacco pretestuoso da parte di una destra che continua, suo malgrado, a sentirsi culturalmente subalterna a quella stessa sinistra.
Eppure, credo sia innegabile l’esistenza di una sinistra salottiera che risulta molto molto distante nelle sue percezioni da quelle della base. Per esempio, per quanto tempo quella stessa sinistra ha ignorato l’emergenza sociale/generazionale della precarietà e del lavoro?
Credo sia questa la situazione che Virzì vuole fotografare. Sicuramente la tv berlusconiana ha fatto il suo (tanto) per nutrire l’immagine di una sinistra snob e lontana dal “paese reale”. Solo che non credo abbia fatto tutto e che dell’autocritica tra gli intellettuali di sinistra non farebbe male affatto.
Bordone, scusi, non Le sto dando del radical chic, il mio vuole solo essere un contributo e uno stimolo alla discussione.

[...] rimbalza tra Drudge Report e FoxNews. E allora, dov’e’ il problema ? Trepida attesa per presa di posizione italiana contro modella radical [...]

La scrittura di quell’articolo è veramente farraginosa, m’ha fatto venire un originale malditesta irradiantesi dalle sopracciglia

Caro Matteo,
l’articolo è una fesseria perché fa di tutta l’erba un fascio e perché usa il tipico approccio Ferrara alla sinistra.
Ma certo non dice cose con cui ti un passato non hai concordato… penso ai soliti idioti ma anche a tutto un mondo di Pasolini citati a caso, De andrè ed il momento menata, Veltroni e si potevano mangiare anche le fragole etc.
Come non concordare che esiste una minoranza consistente a sinistra che è vecchia ammuffita ed ha semplicemente rotto il cazzo? Non è una questione di “radical chic” che significa altro, non sarà una questione di elitismo,(ci sono migliaia di riferimenti culturali che vengono ignorati da questi signori negli ultimi 40 anni)è proprio una questione di rottura di cazzo.

[...] per Benevento. Ma la gente a Milano parla strana. C’hanno tutti in bocca questa parola: radica scìc. Non posso dire una cosa di sinistra e indossare una giacca di velluto a coste, che subito parte [...]

Ho letto il tuo l’ articolo sul trucco del popolo , interessante direi..
..ma è proprio vero che concetto di radical chic sia contrapposto al termine snob ?
In un commento si legge la definizione di snob “chi ostenta raffinatezza, cercando di assumere atteggiamenti attribuiti a classi sociali più elevate o seguendo mode nuove ed eccentriche, con l’intenzione di distinguersi dai più” , un atteggiamento radical chic indica almeno a prima vista l’esatto contrario di snob “ assumere atteggiamenti attributi a classi sociali più basse”
ma c’è qualcosa che accomuna i termini ? si , l’ imitazione di uno status diverso dal proprio , l’ostentazione e “ l’intenzione di distinguersi da più” .
Non sostengo che “uno coi soldi “ non possa avere un ideale di sinistra e debba essere di destra , il binomio sinistra-destra non è più equivalente a proletario-ricco e in ogni caso i valori ,gli ideali e la moralità di un individuo non vanno a rispecchiarsi forzatamente in una parte politica o in un‘ideologia retrograda . Quindi se un benestante abbraccia valori e idee condivise anche da una classe meno agiata il problema non si pone , siano esse idee autentiche , non stereotipate .
La definizione radical chic non c’entra proprio nulla in questo caso, non esiste imitazione ed ostentazione , convengo quindi sul fatto che venga utilizzata a sproposito.
Il problema è la finzione e lo scimmiottamento.
qualche differenza comunque c’è… il miserabile nella sua goffa scalata sociale oltre che una gran tristezza fa anche tanto ridere, l’ atteggiamento radical chic dove il “prodigarsi per il mondo“ viene ostentato quanto possedere una porsche , è incensato di lodi a priori … e guai sghignazzare!

Taveggiare pallido e assorto
presso un rovente bancone del bar
ascoltare tra i ricchi e gli scolli
schiocchi di fango, frusci di donne.

Nelle crepe del muro o dalla porta
spiar le file di rosse tornite
ch’ora ondeggiano, e le gambe intrecciano
a sommo di minuscole bieche.

Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano le tue tremule ciglia
dagli occhi cicala, dai tuoi calmi giacigli

E andando nel neon che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una bottiglia
che ha in cima pochi cocci aguzzi di taveggia.

Concordo sulla ottusità dell’articolo. Non conosco la rivista, ma a me un bel titolo in greco antico, se l’uso del greco antico è funzionale al contenuto del volume, piace! Se poi non lo capisco, problema mio, e in ogni caso esistono antologie, dizionari e grammatiche, qualora non fosse spiegato… La stroncatura del Nietzsche musicista mi sembra francamente trita e davvero fuori tempo massimo – fa il paio con i Maestri della Musica Classica raccontati da Augias. Comunque quella donna (anzi, “femmina”, secondo la sua orgogliosamente non sofisticata sovrapposizione di genere e identità sessuali) non ce la fa: le sue rivendicazioni sembrano proprio adatte, suo malgrado, a un antico salotto, quello de La vita in diretta (che non manca certo nelle mie incursioni televisive! Son proprio irrecuperabile…).