lunedì 30 aprile 2012

Dalla parte delle cretine


Ognuno ha i propri pallini. Io ne ho a decine, e chi legge le cose che scrivo lo sa. Per esempio dico sempre che la politica di sostegno alle donne e alla natalità si fa con gli asili nido (Cancellieri, grazie). E poi ripeto sempre fino alla nausea, tra le altre mille cose nauseanti, che i due grandi rimossi della comunicazione sociale di questo paese sono l’alcolismo e la violenza sulle donne. Per questo dovrei essere felice che si parli della violenza sulle donne. Solo che i temi sociali non sono banconote stampate dalle zecche di stato: non puoi prenderli un po’ come ti pare, stropicciarli a caso, ché tanto valgono lo stesso.

A un certo punto, un po’ di anni fa, ho cominciato a chiedere a tutte le amiche degli episodi di molestie che avevano subito. Di tanto in tanto, quando si chiacchiera dopo cena, mi faccio raccontare. Saranno quindici anni che vado avanti, e ho raccolto una certa casistica. Tutte, TUTTE LE ITALIANE, hanno come minimo straminimo cinque episodi in archivio. Non mi è mai capitato di trovare una donna che mi dicesse «No, non mi è mai capitato». Consiglio a tutti di fare lo stesso esperimento, di chiedere alle amiche e fidanzate: è molto interessante, e in genere più divertente che pesante (ovvio, con persone che conoscete bene, col tatto, sapendo che può essere un tema delicato e spiacevole).

Le prime esperienze hanno luogo durante la pubertà, e si configurano come maschi di una certa età con il pisello fuori: inseguono, mostrano, strusciano, appoggiano sui mezzi pubblici, per strada, soprattutto con la bella stagione. Al di là delle molestie in cui la violenza è esplicita, e il trauma manifesto, esiste una scorza lieve fatta di abitudine quotidiana, per cui da grandi si ride, anche forte, di quel correre a casa mentre uno ti dice «Lo vuoi un gelato?» facendosi una pippa davanti a te dodicenne. (A questo punto in un articolo di quelli che si leggono in questi giorni ci sarebbe scritto che questa normalità è terribile, spaventosa. Così sareste tutti convinti che esistano il bene bene bene bene da una parte, e il male male male male dall’altra, e che io e voi siamo nel primo, e lo smanettone stradale nel secondo. Ma è un meccanismo stupido e narcisistico come una brutta canzone. Andiamo avanti.) I casi poi diminuiscono nel numero e aumentano nella gravità, e sui mezzi pubblici italiani le donne adulte vengono molestate quotidianamente, anche se – sia molto chiaro – questo tipo di molestie non è legato agli omicidi, non sfocia negli omicidi, non li anticipa, non li prepara.

Quello che è sempre molto florido, invece, è il mondo di chi pesta le donne con cui sta. Quello sì, in certi, pochissimi casi, diventa omicidio. Il rapporto tra botte e denunce è molto basso, ma quello tra botte e morti lo è ancora di più. Intendo dire che a pestare le donne non è solo chi potrebbe eventualmente ucciderle, e magari finisce per farlo, ma una fascia enormemente più ampia, fatta di uomini che praticano una violenza non letale, costante, per tutta la vita. Io parlerei di quello, di violenza sulle donne in famiglia, e cercherei di spingere più donne a rendersi conto, eventualmente a denunciare. Cercherei di spiegare loro che quella roba lì non è normale, non è amore, non può finire nel “tutto sommato” di una vita felice.

Come se fosse facile. Come se non fosse questo il punto più complesso.

La questione spinosa sta nello sfascio eventuale dei matrimoni, nei divorzi, e a un livello superiore sta nelle denunce e nelle condanne di persone altrimenti integerrime, che salutavano sempre anche i vicini di casa. E non stiamo parlando di una sciocchezza, visto che il piano sociale italiano è sempre il più complesso. Ma c’è un punto ancora più profondo, più centrale.

Nessuno può essere obbligato a capire, sapere, conoscere la differenza tra una litigata e le botte. E se una donna ha imparato a amare così, spiegale che non è normale prendere botte un paio di volte al mese. Spiegale che deve prendersi i bambini e andare via. Spiega a un uomo che non si può, e spiegaglielo in modo tale che non lo faccia più, anche alla successiva arrabbiatura. Spiegagli che suo nonno e suo padre sbagliavano. Spiegagli che sua madre o sua nonna avevano paura, o non avevano mai provato a essere altro se non quello, una che al limite due schiaffi forti quando li merita se li prende e zitta. Insegna a uomini e donne che amano nel modo sbagliato. Tu, dal di fuori, che hai studiato psicologia, che queste cose forse le hai appena intraviste, vai da una donna che non sa nemmeno come sei fatta, che ha imparato quello che sa dalla mamma, dalla scuola e dal paese, e dille che deve amare altri uomini. Di’ a un uomo che deve imparare a essere marito, amante, padre, ma in un altro modo, quello che ha fatto finora non va bene, bisogna rifare tutto da capo. È facile? No, non è facile: è una delle cose più difficili che esistano. Ci vogliono decenni di politica, soldi, scuola, lavoro, cultura.

Non è il caso di urlare in piazza questioni di omicidi o di stupri, al di là della nostra voglia di mostrarci sensibili, molto indignati, che non se ne può più. Nessuno difenderà mai gli omicidi o gli stupratori nel 2012, né in piazza né sui giornali. E allora perché ribadire con piglio, sdegno battagliero, microfoni e applausi dei concetti condivisi? Se tutti sono d’accordo, il problema non è lì. Ci sarà il plauso della società, ci saranno articoli sulla capacità delle donne di dire la loro e organizzarsi, e tutto farà cadere le braccia. (Indovina chi viene a cena? Le donne! E, non ci crederai, cucinano loro!) Una questione di giudici e poliziotti diventerà per qualche settimana una questione di basta; poi tornerà alle questure e agli uffici dei magistrati.
Secondo me così non funziona, per quanto possiamo gasarci per il movimento. L’immagine delle donne ripulita, senza seduzione se non sofisticatissima e burlesca, moderna, indipendente, colta, che è quella che le portavoce del movimento hanno spesso rappresentato se non proposto, è un modello immaginario e inquietante. E nessuno di chi ascolta si riconoscerà mai in quelle donne morte e in quegli uomini assassini. Bisogna fare l’altro giro, se i vuole affrontare il tema della condizione femminile, e passare dal basso.

Bisogna andare al cuore del maschilismo di questo paese, quello che riguarda ciascuno di noi. Per farlo ci vogliono toni, acume, fermezza e lucidità che mi sembra manchino al movimento che ruota attorno a Comencini e Zanardo. Bisogna convincere i capi che non possono fare i complimenti alle colleghe tutte le mattine; dire alle mamme che quando spiegano alle figlie che devono sparecchiare, mentre i maschi non fanno una mazza, sono delle stronze maschiliste; spiegare agli amici che parlano di vigilesse più cattive dei maschi che dicono una cretinata misogina dei loro padri: litigare, discutere, fare leva lentamente e costantemente. Bisogna parlare di pacche, strusciate, commenti, organigrammi e segretari (ne esistono?). E bisogna farlo come società e come singoli. In questo senso sì, tocca fare politica. E a chi dice «che palle il politicamente corretto» bisogna rispondere «be’, anche questi millenni di scorretto non è che siano stati così spassosi, a dirla tutta». Bisogna fare tutto questo, rinunciare alla galanteria, strappare quel velo di gesti che ribadiscono automaticamente ruoli e competenze di dame e cavalieri, per tenersi solo la gentilezza e la seduzione vera, quella che si sceglie, che passa dall’individuo.

Questa attenzione quotidiana non porterà a zero le morti, perché la cattiveria e la violenza esistono e continueranno a esistere. Però le morti potranno diminuire, e soprattutto cambierà il resto.

(Poi non fidatevi di me, non leggete me che sono solo un pirletta. Leggete lei, che è la migliore, e si chiama Natalia Aspesi.)


Sono d’accordo con tutto, ma non riesco a capire che significa questa frase: “L’immagine delle donne ripulita, senza seduzione se non sofisticatissima e burlesca, moderna, indipendente, colta, è un modello immaginario inquietante.”

sono d’accordo con tutto…
però mi piacerebbe solo che si iniziasse a parlare di molestie di un individuo verso un altro

Vado a predere il 109 per la Rivoluzione.

Il punto di vista più lucido, come al solito.

Come non concordare su tutto?

;)

E’ un post bellissimo. Grazie.

(Un altro link all’articolo della Aspesi? Dall’estero ho qualche problema a leggerlo – ne ho trovato uno di domenica molto bello, ma non so se sia quello che hai segnalato tu.)

Hai colto il punto che è un po’ culturale, sociale, politico e tutto quello che vogliamo .Leggendo ho ripensato alla storia di una conoscente, sposata, due figli disabili. Una di quelle madri che ti chiedi dove trovano la forza per affrontare tutto anche un marito a cui, quando era più nervoso del solito per la situazione, scappavano due ceffoni. Perché ovviamente la “colpa genetica” di avere due figli portatori di handicap doveva esclusivamente essere della moglie. Come se i figli si facessero da soli e non in due. Lei ha divorziato e ripreso in mano la sua serenità e quella dei suoi due figli. Spero di non aver frainteso le tue parole, ma credo che ci sia sempre più bisogno di sciogliere,quei nodi familiari fatti di abnegazione, di dignità calpestata a volte dai figli stessi, non solo da mariti/mogli, di silenzi convenzionali a cui la società da una parte vuole dire basta, ma dall’altra si tappa le orecchie. Perché “in fondo per due ceffoni” fa comodo solo a quelle orecchie tappate.

bellisimo post! davvero.

Sono d’accordissimo su tutto! “Dire alle mamme che quando spiegano alle figlie che devono sparecchiare, mentre i maschi non fanno una mazza, sono delle stronze maschiliste”. Mi hai fatto venire in mente mia mamma che da piccolo assegnava a me e mia sorella compiti uguali: uno apparecchiava, l’altro sparecchiava. Sembra una cazzata ma invece vale moltissimo.

Riccardo: se si potesse parlare di molestie di un individuo verso un altro, non esisterebbe proprio il problema di cui stiamo parlando.

Un post bellissimo…

concordo pienamente che il problema è innanzitutto culturale.
beh, per essere un pirletta hai un punto di vista piuttosto lucido…

D’accordo su quasi tutto.
Non capisco il titolo. E non posso essere d’accordo su una cosa che non capisco. Il resto, perfetto.
Grazie

Grazie Matteo di questo post. Sottoscrivo parola per parola.

Credo di apprezzare quello che scrivi in modo simile – fatte le dovute proporzioni, altrimenti ti senti in imbarazzo – a come tu apprezzavi Christopher Hitchens.
Grazie, Matteo.

Sig.Bordone
la ringrazio per aver scritto questo post,in quanto da giovane donna ventenne, ho vissuto come molte ragazze ,proprio ciò che lei ha descritto.Le assicuro che noi ragazze avremmo voluto sentirci dire,da parenti e amici,le stesse cose che lei ha abilmente scritto.

“Bisogna andare al cuore del maschilismo di questo paese, quello che riguarda ciascuno di noi”:ecco qui lei ha centrato il punto,secondo me si dovrebbe educare gia’da bambini al rispetto delle donne,sia a scuola che in famiglia.

“Non è il caso di urlare in piazza questioni di omicidi o di stupri, al di là della nostra voglia di mostrarci sensibili, molto indignati, che non se ne può più. Nessuno difenderà mai gli omicidi o gli stupratori nel 2012, né in piazza né sui giornali”. Sarebbe bello fosse così. purtroppo non lo è: http://www.massimofini.it/articoli/l-ossessione-per-la-donna, l’articolo è stato simpaticamente stampato anche sul cartaceo del FQ e sul sito per gli abbonati per dovere di cronaca il pasore macedone commise un triplice stupro e un duplice omicidio, la terza vittima fu lasciata in fin di vita. http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2012/04/09/lo-stupro-non-esiste-la-vittima-nemmeno/ vi posto questo che ha due notizie ed è un’analisi, più o meno condivisibile: un accusato di stupro candidato sindaco, un medico condannato in terzo grado per stupro sostenuto con mille firme. Vi ricordo il processo ad Annamaria Scarfò, stuprata per anni e ora sotto scorta perchè l’intero paese le si è rivoltato contro quando ha denunciato il fatto per proteggere la sorellina. Vi ricordo anche il caso di Montalto di Castro, in cui il sindaco si è offerto di pagare le spese legali degli 8 stupratori di una ragazza di 15 anni “che ci stava”, a fianco della quale si è schierata l’Udichsiamo-e io con loro pur non facendone parte-, di cui è recentemente ripartito il processo. I casi sono tanti. omicidi e soprattutto stupratori spesso beneficiano ancora della protezione di una parte, non indifferente, della popolazione-maschile e femminile per quanto la cosa mi faccia schifo. ieri leggevo sul profilo di un contatto una ragazza della mia età che sosteneva che l’omicidio di Vanessa fosse colpa sua e della famiglia perchè a vent’anni non vai a convivere con uno di 14 anni più grande se proprio non sei troia. d’altra parte per fortuna si può agire sia nel quotidiano che in piazza (da questo punto di vista è peraltro scorretto unificare Zanardo-sempre indipendente- e Comencini-SNOQ-), anche se il mio giudizio sull’appello, e su molte delle “persone importanti” che l’hanno firmato, non è per nulla positivo. Le altre riflessioni sono molto valide.

Come non essere d’accordo con quanto hai scritto? Grazie anche da parte mia, Matteo.

Che bello sentirlo dire da un uomo!
Non vorrei sembrare retorica, ma fa davvero piacere sentirsi comprese…
Grazie Matteo!

Se a Matteo non dispiace, sul tema vorrei consigliare un articolo di Metilparaben.

http://metilparaben.blogspot.com/2012/04/costo-di-risultare-antipatico.html

Si, io l’ho capito. Quando, femmine e maschi, rispetteremo le oche le sgallettate le scosciate, saremo diventati un po’ più civili e meno spaventati dal sesso.

Come giustamente dici “litigare, discutere, fare leva lentamente e costantemente”…uno stillicidio di forze ma assolutamente necessario.Non esiste una rivoluzione che faccia cambiare il pensiero e la “tradizione”, solo bisogna avere il coraggio di non sottomettersi, tirarsi indietro, nascondersi dietro giustificazioni sociologiche.

@silvana: scusa, per caso mi potresti spiegare anche la frase che io non capisco (vedi primo commento)?
(non sono ironica né niente, sto chiedendo veramente)

Bello, e sorprendentemente delicato. Ma quello che di solito scrivi e dici sulla pornografia, allora? Non riesco a farmene una ragione. Bravo come sempre, comunque.

Complimenti per la lucidita’. Bravo.

convincere mio fratello ad apparecchiare, ma soprattutto mia madre a lasciarglielo fare è stata una delle mie grandi soddisfazioni.leggere quello che tu -maschio- scrivi non può che farmi piacere; è evidente che l’Alternativa esiste.

ottimo. per quel che conta (ma tutto conta) la mia battaglia sarà sulle parole, con le parole http://dariodemarco.wordpress.com/2012/05/01/femminicidio-e-violenze-nascoste/

Forse tutto ciò quando le interazioni fluiranno liberamente senza vincoli imposti come un matrimonio difficilmente revocabile (per etica non per legge)e molti altri che hai già affrontato. Troppi oltraggi alla persona diventano per noi norma vedendo una costante sanzione l’uno verso l’altro. La violenza in famiglia non esisterebbe se fosse concepita la possibilità del termine dell’amore. Se venisse un giorno concepita, la coppia potrà defluire liberamente senza stragi. Il resto giungerà di conseguenza.

@H2O2, perchè gli individui sono molteplici, e stringere i confini di una questione così enorme proponendo, per vie dirette ed indirette, un modello “su” scavalca le persone ed i loro desideri. Non è un fatto di forma – ti vesti ti atteggi come una troia, normale che ti stuprino- ma di gestione collettiva delle emozioni e delle pulsioni sessuali. E non è poco. La vicenda di senonoraquando è nata intorno ad un fatto anche televisivo(per diversi motivi) e ne risente troppo. Si dovrebbe cercare di capire come far capire alla “sciampista appariscente” che può conservare il suo cattivo gusto e farsi rispettare da quel fesso del fidanzato. Non sono brava, spero di essermi spiegata, ciao.

Molto bello il post, realmente sociale e lucido, senza banali enfasi ideologiche.
Mi fa sempre rabbrividire il pensare che l’origine primordiale che consente le molestie/violenze sia la forza fisica.
Sarebbe interessante anche chiedere agli uomini che incontriamo se abbiano mai molestato delle donne. Scommetto che nessuno di loro direbbe di si; alcuni certamente sinceri, altri perchè coinvinti di avere l’alibi “per quella volta”. Va spesso a finire che la colpa è di una minigonna o dei modi di fare “un po’ da troja”.
E’ troppo femminista auspicare applicazioni soft di eugenetica sui molestatori?

per Voi: http://www.youtube.com/watch?v=dtBr5JKSuks

Caro Matteo Bordone,
su alcuni concetti da lei espressi non posso non concordare. Farei tuttavia alcune precisazioni, se posso permettermi:
Il fatto che lei non operi alcun distinguo tra Comencini e Zanardo mi fa sospettare che forse non conosce bene il lavoro di quest’ultima: in rete, nei dibattiti sul territorio, e soprattutto nelle scuole coi ragazzi. Glielo scrivo non perché voglia fare la difensora d’ufficio, ma perché non mi piacciono i “minestroni”. Dal 2009 quando è uscito il DOC. “Il corpo delle donne”, Zanardo e i suoi collaboratori – che per inciso so’ 4 gatti – vanno in giro per l’Italia tenendo corsi di media education, facendo un lavoro che il Ministero dell’Istruzione dovrebbe organizzare e finanziare. La forza di Lorella Zanardo sta proprio nella capacità di comunicare a persone di diverse fasce d’età e di diversa estrazione sociale. Il fatto che il suo blog sia seguito da tanti ragazzini e ragazzine ne è una prova. Non solo. Lorella Zanardo è fra le poche attiviste e blogger ad aver instaurato un rapporto costruttivo con le realtà diversissime (e talvolta contrapposte, anche sul piano politico) che da anni si occupano di tematiche di genere: dall’Udi- anch’esso realtà composita di per sé – a SNOQ, alle blogger riunitesi l’anno scorso al Feminist blog Camp, per non parlare di singole studiose e attiviste ben note. Il fatto che questi soggetti così diversi tra loro nutrano un profondo rispetto per Lorella Zanardo e il suo lavoro – al di là delle differenze di vedute – dovrebbe indurre alla prudenza prima di salire in cattedra, altrimenti si può dare l’impressione di voler “insegnare al babbo come si fanno i bambini”. O peggio.
L’appello lanciato da SNOQ e Zanardo – e sottoscritto da altre organizzazioni meno note, ma attive da anni e preziosissime – è stato pesantemente criticato da Femminismo a Sud, Malafemmina e altri che vedono nell’iniziativa la solita “parata di stelle” buona per riempire le piazze in un rito autoassolutorio collettivo o peggio ancora come spot pre-elettorale. È stata anche criticata la presenza tra i firmatari di Peter Gomez, direttore del “Fatto Quotidiano”, il quale non ha mai risposto (o risposto in modo assolutamente laconico) alle lettere di protesta contro articoli misogini apparsi sul suo giornale. Da una parte Femminismo a Sud ha ragione da vendere. Dall’altra è anche vero ciò che hanno risposto Zanardo, Lipperini, Vezzoli etc. ovvero che per la prima volta la parola “femminicidio” è comparsa su giornali e blog che mai avevano pubblicato nulla del genere. Perfino Michele Serra- dall’alto della sua dondolante Amaca – ha sentito il bisogno di stigmatizzare espressioni come “dramma della gelosia” perché coprono tutto il sostrato culturale che c’è dietro a episodi del genere…etc. etc. Puntualizzazione dell’ovvio? Mica tanto… Le assicuro che fino a un mese fa discorsi del genere erano considerati “inutili precisazioni terminologiche da vetero- (o neo- o nazi-) femministe”, se anche qualcuno si prendeva la briga di rispondere. Tutto d’un tratto posizioni del genere diventano mainstream, incominciano a esprimersi sull’argomento personaggi che finora si occupavano (più o meno beatamente) di tutt’altro. A prescindere da quello che sarà il contributo reale di ciascuno, sorvolando per un attimo sull’effettiva incoerenza di alcune adesioni, sta di fatto che sul piano delle strategie comunicative quest’appello qualche risultato l’ha già ottenuto: sottraendo momentamente queste vicende al regno dei “plastici” e dei contenitori pomeridiani televisivi, ha tentato di far arrivare all’italiano medio (e all’italiana media, quelli che s’informano attraverso la televisione o i giornali cartacei) ciò che in rete, nei dibattiti, nei saggi, nell’attivismo sul territorio si dice da anni, ovvero che questi episodi non sono “cronaca”, sono la punta dell’iceberg di un fenomeno che condiziona il nostro vivere civile e che si chiama “femminicidio”. Un termine, peraltro, sul quale si può discutere – e finalmente se ne discute non soltanto nei soliti luoghi… – magari documentandosi un pochino, visto che ha circa vent’anni di dibattito giuridico alle spalle. Ma a parte la necessità di fare un passo avanti nel dibattito teorico, chiunque agisca concretamente accanto alle donne maltrattate le potrebbe dire che di questa visibilità c’è, ora come ora, assoluto bisogno: quando l’attenzione cala, quando i riflettori si spengono, è molto più facile togliere fondi ai centri anti-violenza costringendoli a chiudere. Sta a noi tutti tentare di tradurre quest’indignazione in progetti per il futuro, evitando di disperdere energie preziose e “inchiodando” (si fa per dire) i firmatari dell’appello alla responsabilità che si sono assunti sottoscrivendolo.
Non capisco il senso dei riferimenti al “modello di sensualità” che secondo lei Comencini e Zanardo proporrebbero… Non entro in argomento perché sarebbe troppo lungo, ma soprattutto perché il punto è un altro: che significa tirare in ballo presunti modelli di sensualità femminile eventualmente prediletti da Tizia e Caia, in un post dedicato alla violenza di genere? Non le sembra un tantino fuori luogo (e anche un po’ di cattivo gusto)? Dettagli come questo mi rendono un po’ oscuro il senso complessivo del post. Che vuol dire ad esempio: “Nessuno può essere obbligato a capire, sapere, conoscere la differenza tra una litigata e le botte. E se una donna ha imparato a amare così, spiegale che non è normale prenderle un paio di volte al mese. Spiegale che deve prendersi i bambini e andare via. Spiega a un uomo che non si può, e spiegaglielo in modo tale che non lo faccia più, anche alla successiva arrabbiatura. Spiegagli che suo nonno e suo padre sbagliavano” etc. D’un tratto lei sancisce – senza volerlo, magari – l’inutilità del lavoro di centri anti-violenza, servizi sociali, ma prima ancora l’opera della scuola e del legislatore stesso: tranne l’ultimo gli altri sono tutti alla canna del gas, ok, ma nessuna battaglia culturale, civile si sarebbe vinta nella storia partendo da simili presupposti… Perdoni la domanda schietta, ma a lei questo tema interessa davvero (come uomo e come blogger)? Lo ha davvero a cuore, o sentiva semplicemente la necessità di esprimersi sull’argomento del giorno? Cordiali saluti.

Sto’ lottando da un paio d’anni per far apparecchiare a settimane alterne i figli (un maschio quattordicenne e una femmina sedicenne) e ti assicuro che è stata – ed è – DURISSIMA!! Per fortuna che mia figlia mi aiuta in questo perchè non ne fa passare una al fratello. E’ una tosta! Ma vedo in giro ancora troppe mamme che fanno fare certi lavoretti solo alle figlie femmine e il percorso mi sembra ancora lungo.

P.S…….. comunque, per la cronaca, avrei anche io 5 o 6 episodi di molestie da raccontarti.

Grazie silvana, credo che hai spiegato bene il senso.
(non capisco ancora bene quella cosa della seduzione ma probabilmente è scarsa conoscenza mia dello specifico modello a cui si riferisce)

Ma perchè proprio Jennifer White come simbolo di tutto questo discorso? Mi sembra un controsenso. Prima si parla di rispetto, educazione,cultura ecc. e poi si mette una pornostar in cima a tutto? Mistero….

Sono molto d’accordo con il commentatore anonimo che ricorda i casi di stupratori, anche rei confessi, protetti e difesi dalla comunità e soprattutto dal discorso trasversale “in fondo se l’è cercata”.

La stessa cosa vale per i cosiddetti femminicidi, per esempio si trova come scusante l’attuale situazione generata dalla legge sul divorzio in cui alcuni padri non vedono più i figli e si svenano per dare gli alimenti.

A parte il fatto che non mi risulta affatto che fra gli omicidi di donne da parte del partner, questi casi siano menzionati, è comunque indicativo il fatto che di fronte al danno patito da una donna da parte di un uomo spesso e volentieri scatti il meccanismo della giustificazione, il “Sì per carità lei ha subìto violenza, ma………..”

Concordo con Renata nel segnalare le attività di Lorella Zanardo che da anni cercano di andare proprio nella direzione che viene teorizzata da questo articolo: insegnamento dell’educazione sessuale, ma anche dell’educazione al genere e all’affettività, e soprattutto uno sguardo critico sulle immagini proposte dai media, partendo dalle nuove generazioni per sradicare comportamenti che si tramandano da generazioni. Non un lavoro facile e a mio parere ammirevole. Anche perchè la Zanardo è una delle poche persone che ha fatto seguire alle parole i fatti, non so chi possa dire altrettanto.
In ogni caso è solo una precisazione, altre parti dell’articolo le trovo più condivisibili.

si, partiamo dal basso. Non mi sono mai considerata vittima di violenze ma, a pensarci bene c’era un ragazzo alle Medie, pluriripetente, che quando passavo davanti alla sua classe mi allungava una mano sul sedere. Io le prive volte l’ho vissuta malissimo, non riuscivo a parlarne con nessuno, mi sentivo colpevole…colpevole di aver attirato quelle attenzioni. Ricorso l’angoscia al mattino nell’entrare a scuola. Poi ho scoperto che era capitato anche ad alcune compagne. insieme siamo andate dalla professoressa di italiano e ne abbiamo parlato. Che sollievo. Non è più successo. Ma oggi che mi considero una donna emancipata se incontrassi ancora quell’individuo mi metterebbe comunque a disagio. Poi…ci sono stati altri episodi…i soliti: palpata sul tram, esibizionista su uan strada di campagna, carezze indesiderate etc ma ho imparato a ringhiare. Però, che fatica!

Mi sembra tutto condivisibile. Ma insisterei sulla possibilità concreta di “prevenire” attraverso la scuola e soprattutto i media con target giovanile. Non sarei così pessimista. Le ragazze saranno in grado di recepire e scegliere modelli diversi da quelli di un padre violento o di un film pecoreccio quanto più spesso intorno a loro ne incontrano..
Se qualcuno vuole scaricare e usare la nostra campagna che chiamerei “preventiva” (se la prevenzione non fosse un lavoro lunghissimo e faticoso e complesso), può farlo liberamente. Trovate i file ad alta definizione al sito riconoscilaviolenza.it nella sezione Adotta la campagna. Abbiamo aderito a Creative Commons e rinunciato ad ogni diritto: potete quindi stamparla esporla e riprodurla ovunque purché non venga modificata. C’e anche una versione personalizzabile con il nome dell’associazione che vuole firmarla o numeri verdi o altro nella parte bianca in basso. Alcuni quotidiani, comuni italiani, università, medici di base, centri antiviolenza l’hanno già adottata negli ultimi due anni. Gutta cavat lapidem.

complimenti, concordo a tutto tondo. E’ che ormai siamo tutti prigionieri del pensiero semplice e,soprattutto, “visibile”

Condivido su quasi tutto.Io credo che i genitori già quando nasce un figlio/a non debbano fare alcuna distinzione su responsabilità ed educazione in base al sesso del bimbo.Dovrebbe esseci una vera e propria rivoluzione culturale, specialmente su noi donne.

ciao concordo in tutto con quanto scritto da Dafne, con il distinguo Zanardo/SNOQ e anche con la maggior parte del tuo post. Io faccio parte della schiera delle firmatarie (con enormi perplessità). L’ho fatto perché da qualche anno tento di aggiungermi al coro di quanti chiedono che questa emergenza diventi un problema sentito e condiviso e ho creduto importante turarmi il naso su alcune cose che non condivido di quell’appello per aggiungere il mio nome e sperare che la visibilità di SNOQ aiutasse a farlo arrivare sui giornali, a rendere la parola feminicidio qualcosa di condiviso, almeno mediaticamente. Ha sortito effetto probabilmente l’appello, perché almeno ora in tanti ne parlano, scrivono, persone come te, che forse contribuiscono ad aggiungere punti di vista e ad allargare il bacino di quanti si sentono coinvolti da una profonda questione culturale. Concordo in pieno sul fatto che si tratta di un problema globale e che ha a che fare con il quotidiano e con il nostro modo di approcciarci alle relazioni di genere, anche familiari. Mi preme però aggiungere che c’entrano anche i Media, che c’entra la pubblicità, che c’entra il modo in cui nominiamo le cose, la scelta delle notizie e molto altro. Insomma, è una responsabilità condivisa tra tutti quella che abbiamo. Se solo smettessimo di vedere questi eventi come ognuno staccato dal resto o frutto dell’ignoranza (locale) di qualcuno, cominceremmo a intravedere le molte zone grigie che ci sono in ogni essere umano e forse a sviluppare qualche anticorpo culturale. grazie per il tuo contributo a questo tema!

“Siamo una generazione di uomini cresciuti dalle donne. Mi chiedo se un’altra donna è veramente quello che ci serve!”. Cito e (poi stravolgo, a mio buon fine) un tale Tyler che sta in un cult movie.
Forse sì, Tyler. Vere tutte e due le cose. E’ UN “ALTRA” DONNA QUELLA CHE CI SERVE. Cacchio, se è vero!
L’intellettuale è maschio. I personaggi della Storia, della Filosofia, della Religione, dell’Arte sono solo maschi. I film li fanno i maschi, i maschi scrivono i libri. Gli affari li fanno i maschi. Il PENSIERO è maschio. Ma in ogni quando e in ogni dove. Maschio. Qui mi verrebbe una parolaccia. Credo che pure la storia del turpiloquio abbia a che fare col maschio. Se mi viene un’imprecazione forte mi viene di dare del suino a Troia (col sospetto che non si tratti di un’antica città). E se viene un’ imprecazione dal “maschio” è più tipico che il suino lo riceva Dio (a chi dare la colpa se no?).
Be’… con una premessa così non siam messe bene, ragazze.
Benvenute alle Zanardo, ai “se non ora quando”, alle Aspesi e figlie. E le donne che si espongono esponendo una donna “altra”. Grazie da sempre.
Ma facciamo attenzione anche a quando compriamo i tacchi del dodici, che non siano solo protesi per raggiungere “elevatezze” di maschi che non meritano. Facciamo attenzione anche quando diciamo di sì ai maschi della nostra vita. Forse non sono le loro potenze muscolari, la loro “rocckaggine”, il loro parlare che abbindola che ci porteranno lontano.
Facciamo attenzione anche quando cresciamo i maschi (se non noi chi?): non gli chiediamo solo di “sparecchiare”, facciamoli anche “apparecchiare” e magari “cucinare…. un pranzo che sappia di azione compiuta alla fine del quale non serve un applauso, perchè dopo tre ore ne serve un altro (di pranzo)”.
E veniamo ai Bordone che (almeno sembra) rappresentano una categoria di maschi che parlano semiserio e onesto, e non si fanno strumento di cultura per parlare di SE’ (almeno non così plateale), che invitano ad ANDARE AL CUORE DEL MASCHILISMO con fermezza e acume, e che invitano a GIRARE AL SINGOLO la Politica. Bordone nel suo titolo azzardato nomina le “cretine” e (contuttoilbenechepossiamvolereallecretinechenonhancertocolpe) non sono poche. Le cretine alla ricerca di un’individualità possono attingere solo da una cultura mancante, quella che riescono a raggiungere. E finisce in danno. Abbiamo speranza solo nel convincere le nuove potenziali cretine a farsi altro. Ma dobbiamo avere argomenti convincenti.

C’è molto da dire e non ho il dono della sintesi. Anzi ora devo andare. Mio figlio (maschio) è tornato da scuola. Devo apparecchiare e preparargli il pranzo. Anzi magari glielo porto al computer così può scrivere ai suoi ottocentomila “amici”. Del resto ha preso un sei meno in chimica come non premiarlo? Ops. Non avevamo bisogno di un ‘ALTRA’ donna?

«una ricerca condotta da Baldry ha evidenziato che più del 70% delle vittime di femminicidio era già nota per avere contattato le forze dell’ordine, ovvero per aver denunciato, o per aver esposto la propria situazione ai servizi sociali». NON SO DA DOVE HAI PRESO I DATI CHE EVIDENZIEREBBERO IL FATTO CHE IL RAPPORTO FRA BOTTE E OMICIDI DI DONNE È BASSO. MI SA CHE TI SEI SBAGLIATO.

Questo articolo è molto giusto però mentre lo leggevo mi sentivo anche un po’ stronzo, nel senso che leggendo cose giuste uno si rende anche molto conto di quanto ci sia ancora di sbagliato in lui: nei pensieri, nelle espressioni, nei piccoli gesti, in certi automatismi, al pensiero di certi scherzi cretini alle compagne di liceo o di Università. Per carità, detesto l’odore di santità quanto quello dello zolfo però pensarci, riflettere anche su piccoli fatti apparentemente insignificanti può essere un buon inizio verso una modifica sincera e non solo di facciata di un’ottica diffusa e perniciosa per in percentuali variabili vive dentro di noi. Parlo dei figli del boom economico che hanno vissuto il femminismo delle sorelle più grandi come una sorta di sfiga biblica, che hanno avuto dei padri, degli zii, degli amici di famiglia che menavano, offendevano e tenevano in una considerazione infima le loro donne: che fossero di destra, di sinistra o centro, ricchi o poveri, borghesi o proletari poco cambiava, badate bene, non attribuisco colpe a nessuno riassumo solo per sommi capi un ambiente, un modo di pensare e comportarsi. E’ così faticoso superare certe abitudini (e non sto parlando degli estremi della violenza fisica o psicologica), però il marcio si annida negli angoli dell’anima, nei particolari e a volte viene voglia di rinunciare a questa fatica e abbandonarsi o all’ipocrisia dell’uomo gentile o allo svacco dello stronzo tout court…è una lotta dura e continua…

molto intelligente questo pezzo, soprattutto quando dici di “rinunciare alla galanteria, strappare quel velo di gesti che ribadiscono automaticamente ruoli e competenze di dame e cavalieri”, dentro al quale molte donne ci sguazzano, adattandosi a un ruolo di oggetto per facilitarsi la vita, facendosi offrire di tutto, o sfruttando la femminilità per ottenere cose.

Concordo e ti ringrazio per aver usato tono e parole tanto giusti. E grazie per avermi ricordato una delle ragioni per cui i miei genitori sono tanto magnifici.
Bello.

(anche quello delle vigilesse, che non sono “più stronze” ma semplicemente vigilesse, è un tuo pallino, eh?!)

eh matt matt senti cosa scrivi
“Per farlo ci vogliono toni, acume, fermezza e lucidità che mi sembra manchino al movimento che ruota attorno a Comencini e Zanardo. ”
appunto ci vuole un maschio per capire cosa serve, mica due donne!!!
tra l’altro sono pure d’accordo sulla comencini e la zanardo, però…

Dedicato a Michele Manelli e a tutti gli uomini avveduti che hanno capito come funziona il mondo femminile, tutto seduzione e opportunismo: per favore basta, crescete. Sono stufa di ascoltare gli sfoghi dei miei amici, che prima impostano con le loro ragazze rapporti di puro scambio, ad anni luce dal rispetto vero, e poi si lamentano del genere femminile. Se cercate ragazze indipendenti le troverete. Se cercate di conquistare una donna solo tramite attenzioni materiali, troverete donne attaccate al soldo. Mi è capitato a volte di andare a cercarmi lo stronzo, è andata male, ma mai mi sono sognata di dire “Ah gli uomini, tutti stronzi”. Semplicemente ho cambiato genere. é così semplice da capire no?

Scusate il tono esacerbato, ma certi episodi quotidiani anche in ambienti che sembrerebbero insospettabili mi lasciano di stucco. Ultimo esempio, un amico teoricamente acculturato (dottorato umanistico in una delle più prestigiose università italiane), mollato dalla ragazza, che se ne esce con un “ah, ma se la becco da sola in un vicolo”..e ovviamente alla mia risposta basita la replica è stata “adesso non ti mettere a giocare alla femminista”. Qui serve una reazione quotidiana, minima ma costante, puntigliosa e implacabile.

GRAZIE!

Tutto vero, però, misogino o no, le donne guidano molto peggio dei maschi (e non mi venite a dire che fanno meno incidenti, vero, ma è perché non sanno guidare e vanno piano, e questo non cambia l’aspetto tecnico della cosa).

Sono convinta che si debba necessariamente partire dall’educazione, ma ci vuole un riconoscimento sociale dell’azione svolta dai genitori: altrimenti il bambino introdotto in età scolare nella società rischia di annullare ciò che ha imparato in famiglia perché la società gli offre un modello maschilista. Come se ne esce? Un modo ci deve essere. E parlarne, continuare a insistere perché certe leggi vengano cambiate, “strillare in piazza”, insomma, non è poi così inutile.

“Bisogna fare tutto questo, rinunciare alla galanteria, strappare quel velo di gesti che ribadiscono automaticamente ruoli e competenze di dame e cavalieri, per tenersi solo la gentilezza e la seduzione vera, quella che si sceglie, che passa dall’individuo.”

THIS. Bravo, Matteo.

Concordo su tutto … e come non potrei? Mi sarebbe piacuta però come copertina una foto di Erika Lust piuttosto che una di Jennifer White.

L’articolo migliore che io abbia letto sull’argomento. Concordo su tutto.

E molte colpe sono proprio delle madri di questi principini che credono che tutto gli sia dovuto. Questi uomini insicuri che non ti danno la libertà di uscire con un’amica una sera e, anche durante il giorno, ti tempestano, rendendoti la vita impossibile, di telefonate per paure stupide di tradimenti. La cosa peggiore non è quello che fanno a te ma l’esempio che danno ai tuoi figli.

Be, belPost

Credo che ci sia tra le altre cose un problema nel modo in cui le donne scelgono i compagni. Cioè, certo che un uomo che picchia una donna è una cosa orribile, ma mi chiedo, a volte, ma perché te lo sei scelto quel compagno? Uno con cui io non prenderei un caffé, te non solo te lo porti a letto ma ci dividi una casa? Anche questo è un giro da fare.

Questo post mi ha colpito molto. Io stessa faccio fatica a capire perché molte donne siano così pervicacemente attaccate a un’idea del corteggiamento ipertradizionale, ad anelli e sciocchezze varie, cose che sfociano poi in relazioni di stampo antichissimo dove lui porta i soldi e lei lava i piatti, l’unica differenza con gli anni 30 è che lei non è analfabeta. Poi rimango stupita dal maschilismo feroce di tante che magari da un uomo accettano addirittura sberle e insulti, ma guai se una donna si azzarda a dire una cosa in un tono che a loro non piace, “chi si crede di essere quella stronza puttana?”, quelle che ai maschi si perdona tutto ma alle femmine niente, quelle che se il capo dice una cazzata è un caro uomo dallo humor fine mentre se il capo è una lei ha detto una stronzata imperdonabile, e avere un capo uomo è bello perché ti sorride e ti fa i complimentucci, mentre che palle la compostezza seria del boss donna che non ti perdona una minchiata solo perché sei carina. La donna media italiana io la compatisco, perché si crede moderna mentre invece è arretratissima.

Quasi tutto condivisibile. Non consideri pero’ che ttroppo spesso la donna che prende ceffoni non e’ economicamente in grado di fare la valigia, prendere i figli per mano e uscire di casa. Dove va con la sua valigia e i bambini? E allora, suo malgrado, rimette la valigia nell’armadio e impara, per quando arriveranno le prossime sberle, a riparare meglio il volto.

Su una cosa ho dei dubbi, il fatto che secondo Bordone gli omicidi di questi tipo vengano fermamente condannati da tutta la società. Non è così: ovvio che nessuno dice “ha fatto bene, meritava di morire” ma molta gente tende ad avere una comprensione maggiore per questi crimini, dettati da sentimenti troppo umani per non incontrare un qualche compatimento. Non a caso la stampa e la tv li chiamano “delitti passionali” e “drammi della gelosia”, mostrando un’indulgenza particolare per le condizioni psicologiche dell’omicida, definito sempre “un depresso” uno che “non si rassegnava alla fine della sua storia d’amore”, rivestendo quindi di nobiltà d’intenti un atto orribile e senza rimedio. Credo che un parte della battaglia di Zanardo & co. sia su questa sottovalutazione, questa derubricazione di delitti orrendi a fisiologici benché spiacevoli effetti dei conflitti di coppia.