venerdì 11 maggio 2012
Si fa ma non si dice
In queste settimane il giornalismo italiano ha partorito un vero mostro ideologico, un falso che non si può punire con il codice penale, ma meriterebbe una riflessione deontologica profonda; anzi, siccome “deontologica” fa pensare a carte bollate e ordini professionali, diciamo che ciò che meriterebbe è una riflessione etica, morale, da parte di chi per mestiere dà informazioni al pubblico. Sto parlando del legame tra crisi economica e suicidi: quell’idea che sta alla base di decine di articoli, servizi al telegiornale, post, dibattiti televisivi in prima e seconda serata secondo cui i debiti legati alla crisi economica, e in particolare le cartelle esattoriali, porterebbero sempre più italiani a suicidarsi.Ora, per prima cosa è il caso di ricordare che le tasse di cui si parla sono riferite verosimilmente a introiti che risalgono al periodo in cui il presidente del consiglio era Berlusconi, e non alla fase di austerità legata al governo Monti, ché le tasse si pagano un po’ dopo l’emissione delle fatture. Ma questa sarebbe una sciocchezza. Il problema è più profondo, come ha scritto qualche giorno fa Filippo Facci, spingendomi in questa sera già triste di suo a scrivere le parole che state leggendo.
Il primo punto è che la notizia è falsa: non c’è un boom dei suicidi in Italia. È intrigante l’idea che possa esistere un modo così netto, chiaro e assoluto di esporre un problema sociale su cui da mesi si spinge sul pedale del cataclisma: che ci sia un esito mortale, il più inaccettabile degli effetti di qualsiasi politica, quello più impermeabile al ragionamento. Purtroppo per chi da qualche settimana ci marcia, il suicidio non è l’effetto di questa crisi, di Equitalia, del rigore o dei pochi ammortizzatori sociali. Il mestiere di un bravo giornalista dovrebbe essere quello di cercare meccanismi complicati e capire come funzionano rendendoli comprensibili, non inventarsi soluzioni semplici per tagliare la testa al ragionamento. Perché per quello, per il pensiero automatico, ci sono le leggende metropolitane. E le leggende metropolitane non hanno bisogno di ordine e cassa previdenziale.
Nel nostro cattolicissimo paese non ci si occupa quasi mai di numeri, e si considera la scienza solo una delle opzioni possibili. Quindi se l’ISTAT dice che non è vero che i suicidi sono aumentati, figurati, è un punto di vista. Poi quando ci si occupa di disturbi mentali lo si fa con fastidio, come se l’animo (se non l’anima) non potesse essere fatto di chimica, ma dovesse rispondere sempre e solo al senso del tempo, alla contemporaneità. Si fatica a credere che il malessere possa dipendere da una quantità e un tipo di variabili di cui non si possa parlare in quelle dieci, docili pagine che sui quotidiani sono dedicate al dibattito politico. E tutto, compresi quelli che si ammazzano, non può che essere meritevole del commento di un deputato, tre sottosegretari, un senatore e due vicesindaci. L’idea di chiedere a uno psichiatra risulta noiosa, viene percepita come pesante, incapace di far girare la notizia, rimbalzare da una testata all’altra.
Perché se avessero chiesto a chi tutti i giorni si occupa di gente che quando va male si ammazza: allora avrebbero scoperto che le ragioni sono moltissime, ma la prima è quasi sempre la fine dell’equilibrio. Certo, c’è Monicelli, ci sono i suicidi lucidi di chi evita una morte lenta e dolorosa, senza dignità. E c’è, ci tengo a dirlo, tutta la libertà di ciascuno di disporre del proprio corpo.
Ma il punto è che chi si ammazza vede una strada dove una strada non c’è, e per le ragioni più diverse, dolorose, drammatiche e complicate. Se fossero i soldi il problema, in Scandinavia ci si ammazzerebbe poco, e in Burkina Faso moltissimo. Non è così. Come dicono psicologi e psichiatri – e come un pudore questa volta sano ha sempre spinto i cronisti a fare – di come, quando e perché qualcuno si è ammazzato non si deve parlare. Perché altri disperati, che per istinto di sopravvivenza o paura non hanno ancora considerato quella soluzione, saranno portati a credere, sentire, avere la sensazione netta che allora in fondo anche quello sia un modo, una strada percorribile per porre fine ai problemi.
Il suicidio non è sinonimo di eroismo, di trincea, di battaglia sana contro un nemico sordo e cieco. Il suicidio è la sconfitta di un individuo. A molti nostri connazionali può sembrare strano, ma non tutto ha a che fare con il sindacato, la società liquida, Corrado Passera o la fine delle ideologie. Ci sono anche le persone.

Io però non capisco perché il suicidio debba essere definito come una sconfitta. A volte sì, altre volte uno ha voglia di suicidarsi e lo fa.
scritto da leo venerdì.11.05.12 00:33
Ben detto. Che per un post è una delle massime onorificenze.
scritto da Alberto Schiariti venerdì.11.05.12 00:35
Leo, ho scritto che ci sono rari casi in cui. Detto questo, si ha voglia di un gelato, non di morire.
scritto da Matteo Bordone venerdì.11.05.12 00:44
L’imitazione è meccanismo frequente dell’uomo, non solo del bambino: quanta responsabilità in questa speculante diffusione di notizie di suicidio da parte di stampa senza cuore e cultura!
scritto da Geppi venerdì.11.05.12 00:54
Davvero complimenti. Bordone ha la capacità di starmi un giorno sul cazzo e l’altro di ottenere la mia stima per essere uno dei pochi a prendere posizioni decise.
scritto da Valerio venerdì.11.05.12 01:24
Io invece conoscevo di vista uno che s’è ammazzato, ma non un imprenditore, un poveraccio, il portiere di un palazzo; da che me lo ricordo aveva sempre avuto un’aria sofferente, come se la vita gli fosse pesante, e s’è ammazzato ora, guarda caso.
scritto da H2O2 venerdì.11.05.12 02:00
Chiara e accurata analisi dei fatti. Finalmente qualcuno che non si lascia trasportare dall’ondata dei suicidi di massa, che poi tanto di massa non sono.
scritto da Alice venerdì.11.05.12 02:21
Effettivamente tutto questo clamore sui suicidi mi infastidisce. Lasciando stare il dramma personale di qualcuno che decide di togliersi la vita, il giornalismo sfoggia il suo pressappochismo e il desiderio collettivo di trovare un colpevole. Un unica ragione a cui ricondurre tutte queste estreme decisioni. Trattano l’argomento come se fosse un’epidemia, con la sensibilità e allarmismo con cui si parlava della mucca pazza.
scritto da Virginia venerdì.11.05.12 07:11
Bravo Matteo. Anni fa un mio caro amico si suicido’. Il suo era un malessere profondo, non fu certo causato da un problema momentaneo come una cartella esattoriale. Ancora oggi mi chiedo se non potevamo fare qualcosa per impedirlo.
scritto da mariof venerdì.11.05.12 07:43
A me questa storia dei “suicididimassa” suona tanto come l’ondata anomala di Pittbull assassini di qualche anno fa, che sbranavano bimbi, nonni, adulti così, a random. Insomma dai, lo sappiamo, che gli organi di informazione siano pilotati non è una novità, e alla fine, volenti o nolenti, anche chi vuole “fareildiverso” finisce per uniformarsi agli standard del prodotto “commercializzato”. Perché l’informazione è una merce.
Anyway, Matteo Bordone rulez
scritto da Bozz venerdì.11.05.12 08:00
Scusate, ma è normale… Era normale che l’Africa del Nord ci stesse invadendo, quando non era vero ma al governo c’era Prodi, o si era in campagna elettorale. E’ normale che gli stupratori siano tutti romeni. E’ normale che i suicidi siano aumentati, adesso che al governo c’è Monti. Era persino normale che ci fosse un terremoto ogni 5 minuti quando venne giù l’Aquila. Ondate. Non è colpa di nessuno. O magari è colpa di tutti, che alla fine è la stessa cosa. Io non ne parlerei neppure, se non per interrogarmi su se ci sia la tendenza a suicidarsi di più per questo o quel motivo. Magari la crisi è la spinta finale.
scritto da capodoglio venerdì.11.05.12 08:35
1. Non ho mai letto o sentito “boom dei suicidi” (tranne da chi si lamenta che i media parlano di “boom dei suicidi”)
2. Nei giornali che leggo abitualmente, non ho mai visto interviste a deputato o sottosegretari, mentre quasi sempre in questi casi parla uno psicologo
3. Non è vero che in Scandinavia si ammazzano tanto, il tasso di suicidi è leggermente più alto che nel Mediterraneo, ma molto più basso che in Russia o nei paesi ex sovietici
Caro Bordone, sei bravo a scrivere, ma non è questo sia sufficiente per avere sempre ragione
scritto da Paolo venerdì.11.05.12 08:36
infatti invadono la sede di equitalia perché mandati dai servizi segreti deviati, l’iva la paghi appeni emetti fattur anche se it pagano dopo mesi, l’amministrazione pubblica ha 70 miliardi di debito che non sa come pagare, ma di cosa cazzo parli? ma dove cazzo vivi? non capisco se i comunisti come te sono maestri in disinformacia o se sono solo dei poveri mentecatti che vivono di pane e partito
scritto da fdjkkhdfg venerdì.11.05.12 09:11
Da vecchio psichiatra, non posso che concordare con tutto quello che dice Matteo, concordavo perfino con Facci, che è tutto dire. Il suicidio è una sconfitta per tutti e le motivazioni che utilizziamo per dare un senso comprensibile ad una scelta così radicalmente lontana dalla nostra quotidianità hanno a che fare spesso con vicende che ce le rendano più leggibili: la crisi economica, un amore infranto, una malattia senza speranza.
Ci sfugge molte volte che è il dolore che costringe a questa scelta, un dolore profondo e immenso, muto e senza speranze che fa preferire la morte ad una vita che ne sia pervasa.
Qualcosa forse potevamo fare, come mai non l’abbiamo intuito, chi lo poteva immaginare…
E perché la colpa e il dolore non ricadano anche un po’ su di noi crediamo che sia stata una scelta, ma non è quasi mai una scelta libera.
Ciò detto, l’amplificazione giornalistica che davvero contribuisce alle volte ad indurre qualcuno a considerare il suicidio come via d’uscita, è un’onda, inarrestabile e periodica, speriamo che passi presto.
scritto da pierpaolopsi venerdì.11.05.12 09:17
l’ho riletta,
che vecchio palloso che sono diventato,
scusatemi.
scritto da pierpaolopsi venerdì.11.05.12 09:21
Ben detto Bordone, sottoscrivo in pieno!
scritto da LorenzoM venerdì.11.05.12 09:42
A proposito di cose riportate un po’ così: la storia del tasso di suicidi altissimo nei paesi scandinavi è una bufala. Ci sia ammazza di più in Francia che in Svezia (http://en.wikipedia.org/wiki/Suicide_rate). Giusto perché anche duepalle “ah, vivi in Svezia? Mamma mia, tutti tristi, la gente s’ammazza”.
scritto da ferruccio venerdì.11.05.12 09:45
Sottoscrivo in pieno. Purtroppo, sono i guai dell’informazione: il giornalista inventa il titolo e da quel momento in poi diviene il dogma, la parola in uso nel linguaggio comune. “Mucca pazza”, “aviaria”, “deafult”, “suicidi di massa” sono tutti claim diffusi nell’immaginario collettivo, accettati passivamente. Viviamo nell’epoca della rinuncia ad approfondire e discutere. E sopratutto capire. Abbiamo delegato ad altri la capacità di ragionare.
scritto da nicogio venerdì.11.05.12 09:55
Scritto oggi:
Ricapitoliamo. I suicidi «economici» in Italia rientrano nella norma (fonte: autorità sanitarie italiana e greca) e secondo l’Istat sono addirittura calati; più in generale, Italia e Grecia sono i paesi in cui ci si suicida meno di tutta Europa. Stefano Marchetti dell’Istat, responsabile di uno studio sul tema, ha detto che «è difficile che ci sia un aumento significativo dei suicidi dovuti alla crisi, si stanno facendo affermazioni forti senza evidenze scientifiche». Inoltre 56 studi internazionali (fonti: Oms, Ordine dei giornalisti del Veneto, sociologo Marzio Barbagli) hanno dimostrato che la troppa attenzione dei media ai casi di suicidio induce pericolosi effetti di emulazione; Claudio Mencacci, direttore di neuroscienze al Fatebenefratelli, ha detto esplicitamente che questi studi «dimostrano con certezza che le notizie dei suicidi da crisi economica, se presentate in modo sensazionalistico, inducono altri suicidi». Ora spiegateci, a fronte di ciò, perché non dovremmo chiedere conto delle personalissime stime sui suicidi fatte dalla Cgia di Giuseppe Bortolussi (che è un politico, sino a prova contraria) il quale ha rilanciato l’allarmismo sul tema e non si è fatto problemi a distribuire colpe, gettando l’osso alla stampa e ovviamente non disdegnando comparsate televisive sul tema.
scritto da Filippo Facci venerdì.11.05.12 10:23
Vero che non c’è un aumento sul dato statistico generale ma se parliamo di imprenditori falliti una variazione si vede.
Non penso però che sia causata dalla crisi ma più che altro dall’effeto Werther, ovvero come scrivi nell’articolo
“altri disperati, che per istinto di sopravvivenza o paura non hanno ancora considerato quella soluzione, saranno portati a credere, sentire, avere la sensazione netta che allora in fondo anche quello sia un modo, una strada percorribile per porre fine ai problemi”
Volendo guardare i numeri sono fallite circa il doppio delle aziende in Lombardia rispetto al veneto (sia come dato numerico, sia come percentuale)
Ma in Veneto – dove è montata questa campagna mediatica – si sono suicidati 10 imprenditori dall’inizio dell’anno, mentre in Lombardia (per ora) 1
scritto da Sergio venerdì.11.05.12 10:48
I numeri non sono nemmeno qui. Non basta citare Mencacci o proclamarsi luteran-anticattolici. E i numeri non stanno nemmeno in un singolo articolo o in una singola fonte ISTAT. Quale fonte, prego? Anno, numero, volume, rivista, riferita a quale campione, replicata e confermata quante volte, disconfermata quante volte (mica basta confermare), discussa e interpretata da chi, come e quando e infine integrata con quali altri dati e fonti. E poi integrata con il resto della letteratura scientifica in che modo? Con una meta-analisi o con un discorso di analisi qualitativa? E così via. Oppure dichiararsi anticattolici e darsi ragione da soli. Troppo per un blog? Vero, ma oggi è andata così.
scritto da Giovanni Maria Ruggiero venerdì.11.05.12 11:23
Il dato sull’effetto imitativo del sensazionalismo suicidario è fondato. Il fatto è che questo dato non è incompatibile con un contemporaneo possibile reale aumento dei suicidi degli imprenditori. E non lo confuta. E questa è solo una delle decine di possibili obiezioni che farebbe un referee. Obiezioni secche e senza commozioni per l’autore zelantemente proclamatosi simpatizzante anglofilo anticattolico.
scritto da Giovanni Maria Ruggiero venerdì.11.05.12 11:31
@giovanni maria ruggero
è il contrario.
provami che sono aumentati.
tu CGIA di Mestre o Radio24 lo dici? provamelo!
scritto da Randolph Carter venerdì.11.05.12 11:57
Il dato che i suicidi non siano aumentati non è affatto rilevante per la discussione, visto che è un dato statistico con una sua varianza, e assai probabilmente la frazione di imprenditori+artigiani suicidi / suicidi totali è basso e ben dentro lo scarto. Bisognerebbe avere il dato dell’aumento di suicidi legati alla crisi economica (mettiamo, in seguito ad una cartella esattoriale), e dubito che esistano – e poi sarebbero molto opinabili. Se anche esistessero la statistica sarebbe probabilmente troppo bassa per poter trarre conclusioni significative.
Quindi bisogna rinunciare a raccontare il fenomeno delle persone che si tolgono la vita perché c’è la crisi, solo perché non ci sono numeri per dare una conferma “scientifica”? Ma allora non esisterebbe l’informazione al mondo. Non esisterebbe neanche la storia probabilmente.
Se poi qualcuno ha scritto letteralmente “aumentati i suicidi per la crisi”, è uno sciocco, ma dovresti mostrarmelo.
(PS. A volte ho l’impressione che le persone che non si occupano di scienza abbiano eccessiva confidenza sull’esistenza si un sapere scientifico, di dati, di fatti accertabili e ben monitorati, ed anche della quantità e permeanza dei risultati scientifici su ogni aspetto della realtà. Chi è dentro sa bene che non è così. Se domani gli statistici decideranno di studiare il fenomeno dei suicidi per crisi, lo faranno perché in questi mesi si è sentita l’esigenza di raccontare questo aspetto della realtà. Sapere scientifico e racconto della realtà non sono cose separate: sappiamo quello che decidiamo si studiare, e ahimé spesso studiamo ciò che vogliamo dimostrare fin dalla partenza.)
scritto da tomate venerdì.11.05.12 12:07
sai qual è il bello di averti nel mio blogroll? Che quando appari non deluderai mai!
I media sono così purtroppo, cavalcano l’onda della notizia che fa notizia e vince chi la spara prima, poi pazienza se sono baggianate e tutti a crederci, l’importante è lanciare le granate e attendere l’evolversi dei crocchi di persone che si formano per bisbigliare e lamentarsi di tutto e tutti.
e spesso il finale è che nessuno pensa al poverette che ha perso la battaglia con se stesso, il poveretto è solo un numero da elencare…
scritto da paroladilaura venerdì.11.05.12 12:25
Per chiarire: supponi che per anni circa N persone facciano una cosa X per una causa Y che non è all’occhio di tutti come un fenomeno preoccupante. Di questi N eventi si occupa la cronaca locale, nessuno si accorge di una corrispondenza, nessuno si pone il problema di studiare sistematicamente il fenomeno. Finché un giorno la causa Y diventa un tema nazionale per varie ragioni, e toh, finalmente si possono interpretare gli N fenomeni annuali X in termini della causa Y, correlandoli con altre vicende. Emerge il fenomeno, che è un fenomeno importante: N persone fanno X per via di Y. Qualcuno sarà indotto a pensare che prima non succedesse, e questo è un errore. Ma è sbagliato comunicare questo fenomeno anche se prima non lo si faceva?
I giornali non possono essere dei bollettini oggettivi di dati numerici, compilati meticolosamente, compreso il numero N di persone che fanno X per via di Y, per ogni X e Y. Non è così neanche la scienza: ci si occupa di ciò che sembra rilevante, e ciò che sembra rilevante lo è perché qualcuno se ne è occupato, e scopriamo cose che sapevamo già, scopriamo anche un sacco di cose false perché abbiamo un sacco di pregiudizi e ci affidiamo troppo ciecamente alla statistica e troppo poco ad una seria valutazione qualitativa dei fenomeni…
Non esistono fatti. Esistono solo interpretazioni. Lo diceva Freddy.
scritto da tomate venerdì.11.05.12 12:29
giovanni maria ruggero,
penso che quello che bordone vuol dire sia esattamente lo stesso: prima di parlare di aumento dei suicidi dovuti alla crisi prego fornire “Anno, numero, volume, rivista, riferita a quale campione, replicata e confermata quante volte, disconfermata quante volte (mica basta confermare), discussa e interpretata da chi, come e quando e infine integrata con quali altri dati e fonti”
scritto da davide venerdì.11.05.12 12:29
L’amplificazione è da imputare alla stampa, ma anche a chi cavalca l’onda a fini elettorali. Se poi a farlo è La Destra non stupisce che si arrivi a esiti tanto grotteschi:
http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/12_maggio_11/manichini-impiccati-protesta-ladestra-201134613627.shtml
scritto da Chiara venerdì.11.05.12 12:42
… diciamo che la mancanza di uno stipendio + debiti, riduce di molto l’assenza di vie d’uscita per chi già fatica a trovarne nella pseudo.normalità.
Uno psichiatra (cattolico) di cui non ricordo il nome, definì il suicidio come la scelta di chi si lancia da una casa in fiamme!
…
Bel post!
scritto da jepitiegrace venerdì.11.05.12 12:45
Questa faccenda dei “suicidi esattoriali” è solo una delle ultime tristi invenzioni del “giornalismo” italiano (ormai le virgolette sono quasi d’obbligo), da tempo impeganto non già ad informare ma a convincere il lettore da che parte stare prospettando sempre il mondo diviso in due parti: o con me o contro di me. Sull’argomento ha scritto un saggio una brava giornalista: Federica Sgaggio e s’intitola “Il paese dei buoni e dei cattivi”, lo consiglio ai lettori di questo blog e allo stesso Matteo Bordone caso mai gli fosse sfuggito.
scritto da matteo venerdì.11.05.12 12:54
A qualcuno bisognerà pur dare la colpa per il livello di dissesto mentale e stress emotivo che stiamo vivendo. Chi addita i politicanti, poi qualcun altro si rende conto che la panzana non può reggere e tira fuori i “mass media”. La realtà è che l’origine di queste conseguenze stanno semplicemente nella persona stessa che le compie. Poi, siccome, non possiamo certo pensare che siano persone con deficit mentali (altrimenti lo saremmo tutti) innalziamo un totem per esorcizzarne la paura. E visto che i maya oramai si sono estinti… non si sa dove batter la testa… e la esorcizziamo qui, sul web
scritto da stefano venerdì.11.05.12 12:58
Bellissimo articolo Matteo Bordone
scritto da maria prandini venerdì.11.05.12 13:54
Grazie Matteo, condivido tutto parola per parola.
scritto da Lorenzo venerdì.11.05.12 14:44
E’ una dichiarazione faziosa la tua, come tutte le interpretazioni e le opinioni.
Scrivere “è falso” e farci sopra il proprio ragionamento va bene in una disputa filosofica, ma non basta e anzi non serve se la questione è appurare la verità o la falsità di una notizia – o meglio: l’esistenza o meno di una correlazione tra notizia e notizia, di una tendenza. Dove sono i fatti? Dove sono i dati e le fonti?
http://bit.ly/LgsjC5
Mi sembra che ti scagli contro i media che montano i casi in modo artefatto (sempre esistito purtroppo), ma poi ne assumi il medesimo metodo: opinioni contro opinioni.
Non è molto etico, a mio avviso, tanto più considerato il tema.
scritto da julisa venerdì.11.05.12 16:57
Complimenti a quelli che su qualsiasi tema nel 2012 sono ancora nella fase per cui aspettano che altri ne parlano per dire e però chi sei tu per bla bla. Molto bravi. Invece citavo la Scandinavia come terra dove in media c’è molto stato sociale e molta classe media, mentre in Burkina Faso c’è molta morte ma di fame.
scritto da Matteo Bordone venerdì.11.05.12 19:35
in scandinavia c’è gas e petrolio a finanziare il socialismo della tua amata classe media bionda atea e felicemente scopereccia, in burkina faso invece c’è solo terra arida, ci vuole un pirla per citare le due situazioni a conferma di ipotetiche correlazioni fra suicidio e benessere quando in italia basta leggere i biglietti scritti dai suicidi con su scritto mi ammazzo per tasse, fallimento, vergogna, mancanza di speranza, assenza di futuro, e non sono morti di seconda categoria perché non fanno parte dell’elettorato tipico della sinistra, la classe media stipendiata e iscritta la sindacato dei barboni occhialuti che recitano la parte dell’intellettuale impegnato da film anni ’60, vai a zappare i campi, va’
scritto da ffgdf venerdì.11.05.12 21:21
Bravo Matteo, diglielo anche a giannino,
scritto da gnu sabato.12.05.12 00:52
È interessante la correlazione tra nomi finti e imbecilli.
scritto da Matteo Bordone sabato.12.05.12 03:44
Le quattro righe finali del post sono essenziali. Complimenti Matteo.
Le persone. Che purtroppo per gli sciacalli contano solo quando diventano numeri da provare a spettacolarizzare.
scritto da l'oste sabato.12.05.12 10:27
scusa FFGDF, perchè non si può correlare?
scritto da fran sabato.12.05.12 10:34
Poco più di un anno fa, a causa della crisi economica del proprio paese e della sua personale, si suicidò un giovane di nome Mohamed Bouazizi. Le proteste nate a seguito del suo suicidio dettero vita alla “Primavera Araba”.
Non so se Mohamed rientrasse o meno nella media dei suicidi in Tunisia, so solo che la statistica è un punto di vista – spesso sopravvalutato – da cui guardare il mondo.
scritto da andy sabato.12.05.12 11:51
Perchè un conto è nascere nella merda e viverci, un conto e nascere fra le stelle e ritrovarsi nella merda. Sopratutto in un mondo sempre più protestante (altro che cattolico) dove se ti sei ritrovato nella merda è perchè sei un fallito sfigato e te lo meriti. Sei tu il fallito, non la tua ditta.
scritto da Laura sabato.12.05.12 13:04
Concordo, anche sul fatto che bisognerebbe avere più rispetto e pudore quando si parla di tematiche così delicate e complesse.
Ti segnalo una inquietante campagna pubblicitaria a questo proposito:
http://giovannacosenza.wordpress.com/2012/05/11/la-campagna-cna-sui-suicidi-a-chi-giovano-quelle-immagini/
scritto da Robin sabato.12.05.12 13:43
Ottimo, come sempre.
scritto da Linda sabato.12.05.12 14:53
che poi, “FFGDF”, gas e petrolio ce li hanno solo in Norvegia e (un po’) in Danimarca
scritto da davide sabato.12.05.12 15:03
“Nel nostro cattolicissimo paese non ci si occupa quasi mai di numeri, e si considera la scienza solo una delle opzioni possibili.”
Se ne potrebbe fare un post da 1000 pagine…
Bravo Matteo.
scritto da Marco domenica.13.05.12 10:59
Questo dei suicii è un tema molto delicato, certo cercare vittime e capri espiatori è un giornalismo d’accatto mai passato di moda.
scritto da Anna domenica.13.05.12 13:53
“Complimenti a quelli che su qualsiasi tema nel 2012 sono ancora nella fase per cui aspettano che altri ne parlano per dire e però chi sei tu per bla bla.”
Matteo, è proprio questo sistema di opinioni e contro-opinioni che stavo contestando. Su un tema come questo mi aspetto dati e fonti, invece tu citi Facci (un altro sarebbe uguale).
I dati Istat di cui parlate si riferiscono a studi del 2010, quelli del 2011 – guarda un po’ – non sono stati ancora resi noti, e passerà molto tempo prima che potremo leggere quelli relativi al 2012.
Non spiega nulla il fatto che in Italia, Spagna e Grecia ci si suicida da sempre meno che in Scandinavia, in percentuale alla popolazione, e speriamo che sia sempre così!
C’è invece uno studio Eures intitolato «Il suicidio in Italia al tempo della crisi» che ha preso in esame i suicidi di chi non lavorava o aveva perso il lavoro, e purtroppo registra il loro aumento, già nel 2010.
E’ risaputo che in periodi di crisi economica i suicidi tendono a salire, in tutti i luoghi e periodi storici. E uno che va davanti ad Equitalia e si da fuoco dovrebbe far riflettere (non “urlare titoloni macabri”, riflettere). Stessa cosa per le ultime lettere, molto chiare, di vari imprenditori suicidi in quest’anno.
Io comunque ho mosso una critica sul metodo (tuo) e non sul merito.
Il CASO che i media hanno montato, “il boom dei suicidi” (dio, che orrore), e che qualche politico prova pure a cavalcare, per me è un’aberrazione. Però se sostieni sia intrinsecamente falso, cioè che i suicidi in tempo di crisi non starebbero aumentando, a te l’onere della prova. Devi dire su quali basi reali parli, non bastano i ragionamenti e le opinioni. E se procedi in questo modo purtroppo non ti vedo dissimile a chi sostiene il tuo contrario.
scritto da julisa domenica.13.05.12 15:57
il suicidio non è una sconfitta, e mi stupisce leggere su una pagina di matteo un concetto così americano per cui ci si divide solo in “perdenti” e “vincenti”. ci sono mille sfumature. io mi considero fortunato, ho avuto molto e fatto tantissimo, ora sono disoccupato non lavoro piu’ da 6 mesi, sto ingrassando e non posso pianificare nessun tipo di rapporto di coppia. tiro avanti finchè durano i soldi della liquidazione, e quando finiranno mi suicido un minuto dopo. mica posso andare a rubare, perchè per me l’impegno sociale è sempre stata la cosa piu’ importante, nè voglio vivere sotto i ponti, dopo le tante belle cose che ho fatto. caro matteo i veri e unici sconfitti sono i servi…
scritto da francesco domenica.13.05.12 16:47
Finalmente!
Grazie a te ed a Facci per aver fatto un po’ di chiarezza su un tema. A margine, il sito dell’Istat ha una sezione molto chiara sull’argomento.
scritto da Alessandro A. domenica.13.05.12 20:42
Produci consuma crepa
scritto da hll lunedì.14.05.12 11:28
Matteo, la verità è che è falso che la notizia dell’aumento dei suicidi sia falsa. A dire la verità ancora non sappiamo nemmeno se sia vera. Mi spiego.
I dati Istat relativi al 2012 (da usare come base per effettuare una comparazione statistica con i 187 suicidi economici del 2010) semplicemente non sono ancora stati pubblicati (sono usciti da poco quelli del 2010! manca ancora il dato 2011…)
Il dato di 38 suicidi “economici” (fino all’8 maggio 2012) da cui è partito l’articolo di Wired per certificare la diminuzione rispetto al 2010 NON è un dato Istat, nemmeno parziale (confrontabile con il dato Istat del 2010), ma è semplicemente un elenco di 38 casi raccolti dalla CGIA di Mestre tra imprenditori e professionisti assolutamente inconfrontabile con il dato Istat 2010.
Se fossero soltanto quelli i casi avremmo una proiezione annuale di 108 ovvero una reale diminuzione rispetto al 2010 quando i casi erano stati 187. Peccato che quell’elenco non includa lavoratori dipendenti, disoccupati e pensionati tra i quali ci sono stati casi di suicidi economici. Oggi abbiamo sentito a Caterpillar AM l’autrice dell’articolo di Wired (Daniela Cipolloni) che ce l’ha confermato.
Con ogni probabilità c’è stato davvero un fenomeno di illuminazione mediatico-propagandistica (che era mancato ad esempio nel 2009 quando i suicidi economici hanno toccato il picco assoluto di 198 casi, doppio rispetto a solo cinque anni prima), ma purtroppo dobbiamo andare coi piedi di piombo anche prima di dire che i casi sono diminuiti. Lo sapremo con certezza, forse, solo nel 2014.
scritto da Marco Ardemagni lunedì.14.05.12 16:07
Complimenti davvero per questo post: trovo scandaloso che delle tragedie umane siano trasformate in “fenomeni sociali” ad uso media.
scritto da carlo lunedì.14.05.12 19:19
Bisognerebbe vedere se il valore quantitativo risponde al valore qualitativo. Nel senso, il numero è uguale, ma le persone che si uccidono lo fanno più per amore? Per il lavoro? Per problemi di depressione?
Inoltre qual è la fascia media di età? Dove avvengono più suicidi, al nord?
Questa e altre domande sono importanti, non solo il numero, se realmente si vuole vedere che “ci sono anche le persone”.
Come affermava il sociologo (a proposito di scienza) Émile Durkheim, il suicidio può sembrare un fatto soggettivo, ma è il prodotto di alcune caratteristiche societarie.
In particolare il suicidio che lo studioso definisce Anomico è tipico delle società contemporanee. Quando avviene un cambiamento radicale della società, e in particolare dell’economia, si tolgono la vita più i vari imprenditori, o licenziati, ecc. (invece del quindicenne perché non accettato dalla classe) perché questi non riescono a introiettare le nuove direttive societarie.
scritto da E.DM lunedì.14.05.12 23:32
gli imprenditori si suicidano per la vergogna, per aver fallito loro, non il mondo intorno. Ma questo è il paese che pensa che Gardini non si sia sparato da solo, ma lo abbiano ucciso gli altri
scritto da Jonkind martedì.15.05.12 00:19
Gardini quello che si suicidò e dopo essersi sparato ebbe la premura di riporre la pistola sul comodino per non lasciare in disordine?
scritto da Dr. Ostbahn martedì.15.05.12 11:14
Il picco dei suicidi di questo tipo è un evento ricorrente ogni volta che l’economia va seriamente in crisi. Nel 1929 a Wall Street si buttavano dalla finestra.
Studiare e poi (forse) parlare.
scritto da N+A mercoledì.16.05.12 11:20
quella è una discreta leggenda che gira tra i maitre d’hotel
scritto da paolo landi mercoledì.16.05.12 23:22