martedì 5 giugno 2012
Sociologia a macchia di leocazzo (morto)
Oggi su Repubblica c’è uno di quei pezzi tipici di colore senza colore. Si tratta di una disamina del fenomeno zombie, e si intitola Allarme zombie – L’ultima psicosi dell’America in crisi di fiducia. Vittorio Zucconi, che è un maestro in questo tipo di scarabocchi a tinte forti, prende dei fatti di cronaca legati a omicidi con cannibalismo, e decide che quello è un fenomeno diffuso, che c’è una tendenza, che è il caso prima di inventarsela, poi di trovare delle motivazioni sociologiche alla stessa, infine di tracciare un legame diretto tra crisi economica e cannibalismo, se non nella realtà almeno nella narrativa. È un procedimento tipico, e anche potenzialmente indolore, ma il tono del pezzo in questione pencola tra la risatina complice e la partecipazione a un fenomeno grave, seppure ristretto, figlio di motivazioni sociali e economiche serie e profonde. Pezzi del genere sono usciti sulla stampa americana di questi giorni, ma dotati di una laicità di fondo un filo diversa.
Secondo paragrafo:
«Talmente diffusa stava ormai diventato la psicosi dello zombie famelico partita dalla Florida, completa di cartine prese da Google Map con gli indicatori dei loro orribili banchetti, che persino il dignitosissimo e ufficiale Cdc di Atlanta, l’agenzia che censisce e controlla le epidemie, è dovuto intervenire per annunciare solennemente che non c’è nessuna marcia degli zombie. Che il numero di criminali dementi che rosicchiano, mangiucchiano, squartano e divorano le proprie vittime è «stabile», notizia insieme rassicurante e preoccupante.»
In sostanza la notizia non c’è. È una cazzata. Nonostante l’uso di “perfino”, che insieme a “addirittura” è l’arma segreta tipica dei corrispondenti dagli USA in cerca di raggi laser, il ponto della questione resta quello dell’iconografia dei morti viventi, fiorita in rete in questi giorni. Fine.
«La faccenda era divenuta “trend”, nella facilità con la quale i media, soprattutto nell’era della comunicazione, dei blog, dei cinguettii e quindi delle psicosi istantanee, quando da New Jersey si alzò la figura mostruosa di un uomo che si era inflitto cinquanta coltellate nel ventre e aveva accolto i poliziotti lanciando su di loro frattaglie del proprio intestino. A conferma del suo essere uno zombie, o di essere maldestro con le lame, il demente non era morto.»
Trend non vuole dire niente, è chiaro. Se ne parla, sì, ma in che toni? Apocalittici? Mah. Si tratta comunque di quei media evidentemente diversi da Repubblica, che ci fa una pagina intera. Ma, attenzione, ce la fa con la risatina. Mica come quelli là di internet. Questo sia molto molto chiaro. Non si venga a dire che Repubblica cerchi mai del sensazionalismo, perché andiamo su tutte le furie, e potremmo addirittura farci saltare alla Corte Suprema come quei martiri folli di al-Qaida che cercano un paradiso lontano e agognato, al riparo dall’ideologia involuta di cui la miseria culturale e economica li ha resi schiavi. Io ve l’ho detto.
«Sono ormai dodici i casi di I casi cannibalismo, tra zombie microscopici o umani, e quello che era partito come uno scherzo di macabro sapore da parte del Daily Beast è stato preso sul serio dai troppi deboli di mente che vivono l’angoscia — o l’attesa — del Giorno del Giudizio.»
Poveri scemi. E infatti…
«Ma la spiegazione è più profonda di una banale montatura giornalistica o di una pandemia da tweet.»
No, infatti a noi sembrava una scemata delle nostre dei tweet, e invece si vede che ce n’è di più. Segue battuta di studioso di letteratura che dice quella roba lì dei miti di paura che hanno successo negli anni di depressione e insicurezza. Cagate a nastro.
«Furono infatti gli anni ‘30, il decennio della Grande Depressione, quelli che decretano, attraverso il cinema, il trionfo dei Frankenstein e dei vampiri, anche loro morti immortali che succhiano il sangue dei vivi. Ed è del 1968, l’anno delle rivolte e della confusione, il film che scolpì nell’immaginazione la figura barcollante e inarrestabile dello “zombie”, nella £(sic)Notte dei Morti Viventi”. I consumatori di carne umana, oggi, sono banchieri, finanzieri, politicanti, speculatori perfettamente vivi.»
Dai cui si evince che il periodo d’oro del cinema e della letteratura horror, cioè gli anni Ottanta di Carpenter, Venerdì 13, Stephen King e Clive Barker, era evidentemente un periodo di crisi economica. La famosa crisi economica degli anni Ottanta di cui tutti ricordiamo.
Ancora una volta sembra impossibile che si pensi a qualcosa di slegato da politica e economia. Anche le unghie incarnite, anche il raffreddore, se visti da un occhio giornalistico italiano, diventano manifestazione di un disagio altro, di un sentore addirittura di morte, perfino mammamia. Ma, si sa, è soprattutto colpa dei cinguettii.
AGGIORNAMENTO
Il CDC qualche tempo fa si è accorto che la parola zombie e l’idea di un’invasione di zombie potevano essere un bel modo per comunicare la propria esistenza, l’idea che ci fosse un ente preposto alle emergenze, far ragionare le persone sulla relazione tra emergenza e cose da fare, e farlo su un tema su cui si possa ridere. Per questo il capo del dipartimento delle emergenze sanitarie (Office of Public Health Preparedness and Response – OPHPR), Il Dottor Ali S. Khan, ha scritto un post a riguardo. Dopo di che, sempre a cavallo di questa strategia comunicativa, in una mail all’HuffPo, l’ente ha smentito l’esistenza di un’epidemia che porti alla condizione di zombie. È una gag. Questo è evidente. Una suggestione narrativa che serve per giocarci, per parlare di nera splatter, e per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della prevenzione delle calamità sociosanitarie. Non c’è nessun allarme sul web. E nessuno ha smentito niente. È un gioco.

E Twilight, in tutto ciò, come lo collochiamo?
scritto da H2O2 martedì.05.06.12 15:56
É ormai diventato come quel nonnino un pó matto che sproloquia. E forse dopo i dati negativi di ieri sugli ascolti della sua Radio Capital ‘cannibalizzata’, il direttore sta peggiorando. Poverino…
scritto da Giovanni martedì.05.06.12 16:32
Io repubblica non riesco più a leggerlo, ma non so con cosa sostituirlo (Corriere ? Sole 24 ore ? Brrrr….)
Avete suggerimenti ?
scritto da gianluca martedì.05.06.12 19:01
@ H2O2: prova fanpage.it!
scritto da Carlotta martedì.05.06.12 21:10
ti voglio proprio bene matteo, ho pensato le stesse identiche cose leggendo l’articolo
scritto da aki martedì.05.06.12 22:05
EC: il ponto della questione resta…
scritto da nasty martedì.05.06.12 22:44
Vittorio Zucconi e’ un’artista della chiacchiera ma il giornalismo – cioe’ i fatti distinti dalle opinioni – non sa nemmeno cos’e’.
La cosa veramente scandalosa e’ che non solo il Gruppo Repubblica-L’Espresso gli permette di pubblicare – e lo paga divinamente per farlo – le sue porcherie ma lo ha pure premiato per questo pseudo-giornalismo, nominandolo direttore di Radio Capital.
scritto da Wolfgang Achtner mercoledì.06.06.12 00:46
Il tuo aggiornamento dimostra che al Cneter for Disease Control and Prevention (CDC) di Atlanta, hanno il senso dell’umorismo nonche’ la capacita’ di sfruttare un fatto di cronaca per farsi pubblicita’.
Zucconi, che e’ un chiacchierone invece di un giornalista, non ha saputo distinguere che l’intervento del CDC era scherzoso o meglio – conoscendo la furbizia del soggetto – ha preferito fingere che il CDC avesse preso sul serio la vicenda per dare credibilta’ al suo pezzo ridicolo.
scritto da Wolfgang Achtner mercoledì.06.06.12 00:52
Io invece un po’ lo capisco. Per anni ci ha raccontato di come il popolo americano fosse sconvolto dall’idea che l’Italia fosse governata da Berlusconi, di come intellettuali, professori universitari, politici quotidianamente gli chiedessero conto delle malefatte del PdC e come mai il popolo non si ribellasse al dittatore di Arcore. Oggi Zucconi é molto banalmente un orfano berlusconiano e deve trovare nuova linfa ispiratrice. Certo, se Saviano andasse piú spesso a NY per parlare davanti ad un centinaio di turisti italiani incuriositi da trambusto, il prode Zucconi potrrebbe di nuovo raccontarci del paese piú potente al mondo che si inchina, si eccita, vibra per il piú fine giovane intellettuale italiano.
scritto da andrea61 mercoledì.06.06.12 08:36
Ma Repubblica viene considerato ancora un giornale?
scritto da krossmann mercoledì.06.06.12 11:21
Sì, Repubblica è un giornale.
scritto da Matteo Bordone mercoledì.06.06.12 16:04
io Zucconi lo salto. Come tutti quelli che ancora oggi in un articolo sugli Usa ci infilano gli immancabili “la fine del sogno americano” e “l’altra America”. E la lista sarebbe lunga. Solo a scriverlo mi viene una dermatite allergica.
scritto da harry palmer giovedì.07.06.12 13:53