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lunedì 11 giugno 2012

Quando il freddo era più freddo


Giazzéra di Cazzago Brabbia (Varese)

Ieri sul Corriere della Sera è uscito un articolo triste. Un intellettuale italiano di una certa età, Guido Ceronetti, una di quelle personalità che passano per sagge, ha pubblicato un suo sfogo lirico indirizzato al telefono cellulare, strumento che dopo tanti anni anche lui ha deciso di utilizzare. Vent’anni dopo la popolazione di cui fa parte, un uomo di cultura decide di partecipare a una pratica quotidiana del paese cui appartiene, dei tempi che frequenta, del pianeta su cui si muove. Non gli piace. Non gli piace per niente. E anzi ci trova i segni di una decadenza vorticosa.

Il fatto in sé non è così grave. È pieno di persone che pensano di fare della sociologia spicciola sul quotidiano di milioni di concittadini, partendo dal presupposto che loro quel quotidiano non lo frequentano, che non ne sono inquinati, che hanno il distacco necessario per capirlo. Strano che poi nessuno trovi sensato il “distacco” quando si parla di critica dantesca: non esiste uno studioso che porti in palmo di mano la propria ignoranza, l’avere letto la Divina Commedia solo una volta di sfuggita come arma segreta per non essere troppo impastoiato nelle terzine, e coglierle quindi con la giusta misura.

Ma al di là di questo è il Corriere, quotidiano che primeggia nella pratica del racconto del paese intero da una sola via, da un solo caffè, da una sola elegante sartoria per uomo benestante del centro di Milano, pensa che Ceronetti non si renda ridicolo, non dica sciocchezze, che il suo acume sia una moneta in corso legale, battuta dalla Banca Centrale della Cultura Alta, spendibile in qualsiasi bazar, per tutti gli argomenti al mondo.

La nostalgia degli anziani è dolce. Ricordano con trasporto pezzi importanti della loro vita, momenti di felicità, di serenità, di passione, di quando gli amici erano ancora tutti vivi. E va benissimo sentire i racconti delle persone di una certa età: non fa niente se si ripetono, anzi è giusto così, fa parte delle cose della vita. Ma la nostalgia come misura del mondo fa schifo, è ciarpame, e se non contiene abbondanti dosi di ironia, risulta imbarazzante.

Non solo nella pagina del Corriere c’è un’immagine di Ceronetti con un basco e un fiore, cioè un dagherrotipo dell’intellettuale mummia, saggio, lontano dal flusso del tempo e delle cose: si pensa anche di stimolarlo a dire la sua sul telefonino, l’oggetto che nessun italiano mette più in discussione, così come nessun indiano, nessun cinese, nessun africano, un pianeta intero che si domanda solo se se lo può permettere, e se può lo utilizza serenamente, senza problemi, come strumento, come una vanga.

La tecnica è quel pezzo dell’intelletto umano che ha costruito la modernità, ha allentato il giogo della natura, messo al proprio posto dio, permesso a tutti noi di essere non tutto, ma un bel po’ di quello che siamo. È normale che i ricordi di un anziano siano legati, dal 1900 in poi, ai cambiamenti legati all’evoluzione tecnica, ai cavalli di mio nonno, alle ghiacciaie di mio padre, ai miei telefoni con la rotellona. Forse nei secoli passati la gente si ricordava della gioventù riferendosi a altre maddalene («Ti ricordi la prima volta che ci siamo baciati? Il papa era ancora ad Avignone!»). Ma se si pensa di continuare a rappresentare la cultura e la saggezza più pure come un allontanamento dall’andare delle cose, se facciamo dell’antimodernismo di Ceronetti e dei muretti a secco di Erri De Luca non una scelta individuale eccentrica, ma una via di salvezza, un santuario del senso, un caveau che contiene gli unici semi pregiati che ci rimangono, allora la cultura italiana è nostalgica, passatista, narcisistica e consolatoria. E se è così, non è cultura. Sono vedove al cimitero, insomma, non intellettuali.


Chapeau.

Pardòn.

Basque.

Parole sante! Bravo!!!!

Sottoscrivo, anche se la mia adesione al telefonino è stata abbastanza tardiva, perché tendenzialmente è una seccatura unità ad una grande comodità.

Perfetto.

il casino succederà quando sarete vecchi voi, di che cavolo sentirete nostalgia?
(dico voi in quanto nata nell’era pre-fax)

“La nostalgia degli anziani è dolce. (…) Ma la nostalgia come misura del mondo fa schifo, è ciarpame, e se non contiene abbondanti dosi di ironia, risulta imbarazzante.”

mi hai appena salvato dall’imbarazzo. grazie.

Premetto che chiedo per sapere e non per trollare da rompicoglioni: “maddalene” è una versione alternativa delle madeleine di Proust o è proprio un’altra espressione?

Completamente condivisibile e ben argomentato ; e io sono un anziano.

“una seccatura unita” e non unità: mannaggia mi è scappato un accento.

Declinazione numero millanta di quanto spiegato da William Fielding Ogburn in ‘cultural lag’.

Ceronetti non è nuovo a queste uscite: http://archivio.lastampa.it/LaStampaArchivio/main/History/tmpl_viewObj.jsp?objid=6971133

ah, la tauromachia!

chissa quando ha smesso di usare la “Giazzéra” al posto di un comodo frigorifero

un quotidiano anziano che intervista un intellettuale stanco. per fortuna la gente non si forma solo su quotidiani con le gambe di marmo e intellettuali sbiaditi. per fortuna le menti si elaborano non solo su quotidiani e intellettuali.

Ah, nostalgia canaglia!
Ma è un tema vecchio, direi abusato. Penso che Baricco ne “i barbari” abbia detto tutto ciò che doveva essere detto in merito.

Ammèn.

(Ben detto.)

ahahah interessante l’opinione di un vecchio, magari la prossima volta potrebbe fare un articolo sul preservativo o sul viagra! però imbarazzante sapere che questo vecchio appartiene a quella tipologia di persone che pensavo che andare all’opera o conoscere la Tosca equivalga a cultura.

Ma è bello! M’ha ricordato i selvaggi che temevano la macchina fotografica

tra l’altro secondo me ha scritto Big Bang ma voleva dire Big Ben. Una roba che non sbagliano piu’ neanche alle elementari…

il domani, zam bum fiuuu, il progresso, la gioventù, anche il futurismo è vecchio, lo sguardo fascistoide del comunismo millenarista, il culto totemico degli oggetti ha il fascino di un balocco per l’infanzia, è molto più ricco di cultura l’alziano intettuale antimodernista di quanto lo sarà mai il tuo pretenzioso e spocchioso opinionismo da parrucchiere per signora.

Bordone, credevo fosse una cacchina di mosca sullo schermo, invece mi ha scritto “un allontanamento” con l’apostrofo :)

Mi sembra che quello che dici non tenga conto del fatto che la modernità sia anche un’imposizione “senza pietà”. A me piaceva quando si poteva scrivere delle lettere e si aspettava il tempo della risposta. E mi piaceva che si poteva dire ai genitori che non potevamo avvisare perchè non si trovavano i gettoni del telefono. Adeguiamoci pure, ma non vorrei rinunciare a pensare anche a quello che si perde… PS. ho 2 cellulari, lavoro per un portale, ecc.

Grazie. Ora correggo. Scrivo una parola coll’articolo, la cambio, non cambio l’articolo. Capra.

il fatto che non sospetti nemmeno stia pigliando per il culo quelli come te e insieme se stesso fa di lui ceronetti e di te un tromboncino il cui massimo contributo alla cultura europea rimangono le recensioni di sabbia per gatti.

al Corriere qualcuno senza cuore deve avere chiesto il pezzo a Ceronetti. Che comunque ha pur sempre 85 anni e da quando ricordo è un apocalittico antimoderno. Discorso diverso per Erri De Luca, molto più giovane, molto più trombone e completamente privo di (auto)ironia. Oltre che di talento. Per non parlare del venerato maestro Claudio Magris. Non riesco a immaginare cosa scriverà a 85 anni se già adesso sembra una cera da museo (o da Meridiano).

Molto d’accordo, soprattutto riguardo alla linea ( consuetudine, abitudine ? ) pavloviana del Corsera rispetto al ‘nuovo’ . Quanto a Ceronetti, va misurato su altre più sue suonate corde, anche meglio espresse in altre sue invettive apocalittiche. Il punto è che la Melancolia è Regina, la nostalgia una serva…

e a proposito di venerati tromboni. Al Corriere adesso hanno assunto anche Citati e Arbasino (che sì, negli anni 60 era molto acuto e divertente). Un dream team.

Concordo, non è che se uno è tristo è per forza un intellettuale.
Ci vorrebbe un po’ più di nostalgia per il futuro.
Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato.

Quando ho letto il pezzo sul Corriere ho pensato “attendo il post di Bordone”, che è giunto puntuale.
Inarrivabile Filippo Facci che anni orsono testò il viagra, l’opposto del
pezzo di Ceronetti…

Nietzsche era un inattuale e tra i suoi contemporanei quello che meglio aveva capito la crisi europea. Vivere da antimoderni significa guardare la realtà da un altro punto di vista. Nostalgie, passatismi, narcisimi e consolazioni c’entrano poco.

Ceronetti indossa un basco da che lo ricordo, probabilmente da molto prima.
Lo amo teneramente.

Gli intellettuali sono anziani, gli anziani sono tradizionalisti, i tradizionalisti sono amici dei ricordi.

MARCOGIALLO, puoi sempre dire che non c’è campo o che è scarico. E comunque no, cazzo, non tornerei mai al tempo in cui dovevi aspettare per la risposta. Questo è proprio puro romanticismo di comodo, quella saudade per cose che comunque non c’è rischio che tornino.

Non so come mai, tutto cio’ mi fa pensare alle trasmissioni di Corrado Augias. Libera associazione di idee.

Giacomo ha capito tutto. Il mio scopo era battere Ceronetti. Perfetto. Pensavo di farla franca, e invece mi hanno scoperto.

Augias non è un vecchio.

Sottoscrivo in pieno, soprattutto il capoverso finale.

Quando il freddo era più freddo…

Sul Corriere della Sera è uscito un articolo triste. Un intellettuale italiano di una certa età, Guido Ceronetti, una di quelle personalità che passano per sagge, ha pubblicato un suo sfogo lirico indirizzato al telefono cellulare, strumento che dopo t…

“i muretti a secco di Erri De Luca” è da standing ovation

Fuori dal coro. Ho trovato molta ironia nell’articolo di Ceronetti e mi sembra sia del tutto assente la critica – da intellettuale ammuffito – alla tecnica e alla modernità: solo una riflessione leggera, a tratti buffa (“mi sento come Jean Valjean”, “l’etologo avrei dovuto fare”) e volutamente sopra le righe.
La tua clausola, invece, mi ha infastidita un po’.

Gli stereotipi infilati uno dietro l’altro sulla vecchiaia (si sa sono rincoglioniti, nostalgici e dolci) sanno di cultura stantia, frettolosa e superficiale. Oppure si tratta di ironia ancora maggiore di quella di Ceronetti (nel senso che si finge di non capire Ceronetti ribattendo con un commento ancora meno fintamente non ironico dell’originale). E’ evidente che io sto fingendo di essere molto acuto per permetterLe di rispondere con un commento fasullo di apprezzamento.

…sottoscrivo! E aggiungo di essere fierissima del mio babbo che a 80 anni è entusiasta del suo iPad e di mia mamma (coetanea) che mi domanda via sms “come si fa la e accentata maiuscola con il Mac?”… e dire che abitano in un paesino di 5000 abitanti! Devo scriverlo al Corriere o preoccuparmi? O tempora o mores…

Come dicevo, amo teneramente Ceronetti, la delicatezza con cui cammina sul pianeta, cercando innocuità, con consapevolezza e rispetto del dolore necessario. Non è nostalgico affatto, leggete bene, rivendica il silenzioso isolamento come necessità, e non gli importa dell’oggetto in se, ma della natura umana (lo specifica chiaramente), che dall’oggetto dipende. Non troverete mai in una riga di Ceronetti rimpianto per il passato, ma inni al futuro ed ad una modernità che sia vera, in cui l’uomo sia libero, e non semplicemente sposti la sua dipendenza da un posto ad un altro.
“L’Italia è ben poco interessante, il popolo, dopo tanta storia, è più che mai rincretinito.”
In più, @Francesco Fusaro, leggi bene per piacere…” Un cellulare discretissimo che avvertisse il sentimentale Utente con il passo che «sfiorava l’arena» mentre «lucean le stelle»” non vuol dire che la suoneria deve strillare come Maria Callas….

Ho letto da qualche parte che essere vecchio non è una questione anagrafica. Si diventa vecchi quando ai progetti per il futuro si sostituiscono i ricordi. Io spero che la mia mente si rivolga sempre verso il futuro e l’evoluzione della tecnologia ne faccia sempre parte, ma è l’intreccio tra passato, presente e futuro che mi affascina di più!

Ma no, il tuo scopo è più modesto: avere seguaci che ti facciano sentire intelligente col minimo sforzo. E lamentarti. E qualche tramezzino. Sei un blogger, mica vai tanto più in là.

Qualcuno mi spiega cosa ha scritto Facci?

Alessandro, tiè:
http://www.macchianera.net/2003/10/28/la-cena-dei-cretini/

non so cosa c’entri l’uso del cellulare con la cattività avignonese. A volte basterebbe leggere senza presunzione..Viva la foxconn allora!

Bravo Matteo! Una volta stavo scrivendo un messaggio al cellullare in un parchetto e si avvicina un anziano con la sua tipica “puzza da vecchio” che mi dice: “una volta per parlare con la mia morosa dovevo spedire una lettera!” al ché io ho risposto “forse per suo nonno l’unico modo per parlare con la fidanzata era andarla a trovare a cavallo!”

Se metti nel “lascia un commento” un modello tipo word con “Bravo Matteo!” “Tu si che sei Figo!” risparmi tempo tu e molti lettori.

“Che bello quando si andava a dormire dopo il carosello”.

Giacomo, se uno è nazionale di nascondino non vale!

Ho letto l’articolo di Ceronetti sul cellulare, sul cellulare. È un paradosso o sto decadendo?

La cosa bella è che lo stesso giorno su Wired è apparsa un intervista a Elio Germano (grandissimissimo attore, peraltro) che, dopo aver parlato di “fonti alternative a impatto zero sull’individuo” e facebook come esperimento di democrazia diretta, sostiene di sentirsi sperduto in un mondo così tecnologico.

P.S.: Che bello il commento di Mara!

Matteo, non cascare nelle trappole di giacomino. Lascia scrivere e passa oltre. Se la sua invidia è tale, che se la tenga…

un post che condivido al 100%, ma faccio notare che non sono solo gli anziani quelli nostalgici, ma anche tanti 30-40-enni che condividono su Facebook o inviano per email catene di sant’antonio contenenti lunghe disquisizioni su quant’era bella la vita negli anni ’80, quando non avevamo il telefonino e la mamma ci chiamava dalla finestra per dirci che era pronta la merenda, o su quanto era bello giocare con i giocattoli al piombo e senza il marchio CE, mentre i bambini di oggi sono tristi, viziati e iperprotetti. salvo poi ricordarsi che la persona che ha condiviso il pippone in oggetto non ha figli, e bambini probabilmente non ne conosce neanche uno. forse sono solo degli adulti che non vogliono arrendersi al fatto che bambini non sono più.

Com’è possibile che una riflessione sui torti dell’élite culturale italiana si sia trasformata in una demenziale contrapposizione tra anziani che puzzano e giovani che non vogliono crescere?

Giulia se ti riferisci al mio commento non volevo contrapporre proprio niente ma solo far notare che purtroppo questo amore per i bei tempi passati riguarda non solo gli anziani. i 30-40enni per me non sono giovani, ma adulti.

“torti dell’elite culturale italiana”?!
Ma cosa dici?!
Ma minchia, ma sapete leggere? A partire da Matteo, mi spiace dirlo.
LEGGETE quell’articolo per piacere.
Se foste un po’ meno capre e sapeste di chi parlate vi rendereste conto che state dicendo idiozie a nastro…
Vi piace l’argomento? Benissimo, ma togliete Ceronetti dal contesto, che non c’entra.

Ellis, credo tu debba respirare, calmarti, affrontare con più serenità e garbo questa chiacchierata.
Come avevo precedentemente scritto in un commento (che tu, evidentemente, non hai letto) non sono d’accordo con il padrone di casa: trovo, al contrario, l’articolo di Ceronetti leggero e ironico, oltre che ben scritto. Non mi pareva proprio che si potesse accusarlo di appartenere alla categoria “intellettuale ammuffito”.
Il mio secondo commento, cioè quello che ti ha procurato una reazione così eccessiva e scomposta, voleva sollecitare i frequentatori di Freddy Nietzsche ad accantonare le discussioni sul conflitto generazionale (peraltro abbastanza stereotipate) per seguire la traccia suggerita da Matteo. Ho pensato di racchiudere brevemente nella frase “una riflessione sui torti dell’élite culturale italiana” proprio questa traccia (non il senso dell’articolo di Ceronetti, bada bene). Ti è chiara adesso questa differenza? Avrei dovuto scrivere i “presunti torti”? Forse sì. Di certo ti avrei evitato cinque minuti di immotivato malumore.

Forse li avresti evitati, forse no.
E’ il cumulo che mi ha fatto arrabbiare. Ma “presunti” mi piace.
Ci vuole talmente poco, mica dico di leggersi tutte le traduzioni del Qohelet, basta cercarlo su wikiquote.

Ermio non ho capito il tuo commento

Bello l’articolo di Ceronetti.

ahaahah! il commento di Daniele Ceva è fortissimo!

Di vecchio e stantito c’è davvero solo il livore e la rabbia con cui certe persone partecipano a normali scambi d’opinione e non tollerano opinioni diverse: sono rimasti ai fascisti e comunisti, no, ai Guelfi e Ghibellini, anzi no agli Orazi e Curiazi…

@Matteo (non Bordone), ed è un peccato perché il blog non lo merita, e anche perché fa passare la voglia di commentare, a me almeno.

Ah, io ogni tanto un “secondo me”, ” a mio avviso”, “a parer mio”, ” a quanto ne so” etcetc, lo userei.

Uno non frequenta questo blog per un po’ di tempo è Bordone che ti fa? Ti spara due post fantastici come questo e quello sul plurale di Curriculum (allora non sono solo?) con annessa foto tratta da “Il Grande Lebowsky” e, di passaggio, mi fa scoprire un musicista interessante di cui (confesso) non avevo mai sentito parlare. Complimenti!!!!

L’emozione è stata tale che ho messo un accento dove non va. Mi scuso soprattuto con i parenti della mia prof di italiano (che troveranno rivoltata nella tomba)

secondo me sul blog gli scambi “pieni di rabbia e livore” sono un sacco divertenti. belli gli scontri tra guelfi e ghibellini, tra comunisti e fascisti. dai sono anche più vitali di tutta quella melassa di pareri che tengono conto di tuttissimo. noiosetti e guarda meno utili per farsi un’opinione.