sabato 30 giugno 2012

Piccolo omaggio ai film di Nora Ephron girati a Monza


Tanti anni fa era una sera che si ballava, e mio nonno non abitava più a Roma ma stava già in provincia di Milano. Era una sera che si ballava, ma si deve pensare che si ballava con l’orchestra, e che ancora non c’era l’idea sociologica della Brianza come luogo della mente, perché era solo Lombardia operosa con un fiume dove si vedevano saltare i gamberi d’acqua dolce. E questo me lo diceva mia nonna. Ma dopo. Perché prima c’era solo una sala da ballo a Monza tanti tanti anni fa sotto Mussolini. Mio nonno girava con il suo amico, che si chiamava Cesana e faceva il giornalista. Pare fosse un tipo schietto e simpatico. Erano lì, vestiti non so come, ma oggi potremmo dire vestiti della festa, da damerini, da gangster, che poi è vagamente la stessa cosa. E insomma il Cesana vide entrare una, e disse: «Guarda quella lì». E mio nonno si girò e la guardò, e si rigirò verso il Cesana per commentare «L’è goba», sostenendo cioè che la ragazza soffrisse di cifosi spinale. Ma il Cesana, con quel tempismo tipico dei racconti a posteriori, limato da decenni di repliche, rispose «Ti te se gobb», cioè «Cifotico ci sarai tu». «Capito cosa ha detto la prima volta che mi ha visto?», ripeteva mia nonna quando saltava fuori questo episodio, a decenni di distanza. «Che maleducato», dicevamo noi. E lei sorrideva. Credo che abbiano giocato a scala quaranta per tutta la vita, partite interminabili che duravano letteralmente anni, e poi finivano senza una ragione, sostituite la sera dopo da una nuova sfida pluriennale. Litigavano sulla religione di continuo, ché il gusto per il laicismo militante io l’ho preso dal nonno. Poi erano sordi, e per alcuni decenni produssero scambi come «Mi passi il posacenere?», «Antonio, come sei noioooso, oh mama, sì, ho passato l’aspirapolvere!». Sono morti vecchi e sereni, a qualche anno di distanza l’uno dall’altra, dopo che erano stati insieme da sempre, per sempre.

La parte dei film di Nora Ephron che mi piace di più è quella imparentata con il tipo di amore bizzarro e inaffondabile di cui sono stati capaci i miei nonni. È per questo che l’idea di non vederne più mi dispiace molto.


8 commenti finora
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Bello, molto.

Matteo sono di Monza! Sapresti dirmi il nome del locale? Magari erano li anche i miei nonni! ahah!

Sono di lacrima facile, grazie!

dai?! non conoscevo il nome della signora che ha firmato mica pochi film piacevolmente godibili. dunque piccolo lutto per i nostalgici di quelle atmosfere e dell’aggettivo inaffondabile. sigh.
la sala danzante di mussoliniana memoria che era poi una palestra (ma prima ancora luogo di anarchici omicidi) dovrebbe essere la FORTI E LIBERI (oggi esistente ancora con quel nome). mia mamma incontrava lì il mio babbo e si scatenavano in tornei di boogie negli anni cinquanta.

Lo sapevo che sotto sotto quella scorza un po’ “pitigna” che ti ritrovi, si celava un inguaribile romanticone.

Occhi umidi, ma col sorriso e, soprattutto, con misura (che è elegante e che è la tua). Bello.

Direi che condividiamo gli stessi nonni.

Io sono in lutto; nelle ultime sere ho dovuto discutere col gruppetto di amici cinefili sui film della Ephron: ma perchè si fa tanta fatica a considerare certi film di genere come dei capolavori?

Viva la libraia innamorata di Francisco Franco.

Bordone un po’ più umano di come ci siamo abituati a vederlo e a leggerlo da un po’ di tempo a questa parte… sarà il caldo!



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