venerdì 6 luglio 2012
Quel piccolo dettaglio della responsabilità
Io capisco tutto. Capisco che la polizia svolge un ruolo, che la fiducia nei capi è importante, che quelli si sono distinti, hanno saputo eccellere laddove, sono stati pronti come un sol uomo. Io capisco tutte queste cose. Però le democrazie non si basano sull’eccellenza, ma sui diritti e sui doveri, sulla distinzione dei poteri dello Stato, sul rispetto delle leggi. Quindi io capisco il grave problema del rimpiazzo dei vertici, capisco anche che possa spiacere, a un dirigente che lavora per il paese, non poterlo più fare. Eppure va così. Perché la responsabilità è individuale.
Perché quando a Bolzaneto e alla scuola Diaz quei pubblici ufficiali mi facevano vergognare di avere la cittadinanza italiana, non lo stavano facendo nel senso della vergogna, del moto d’orgoglio, ma nella sostanza. Un italiano che pesta a sangue una persona inerme è prima una persona, e poi un italiano. Un agente di polizia che pesta a sangue una persona inerme, e lo fa in servizio, è prima un pezzo dello Stato, e poi una persona.
E allora la sua colpa è tre volte più grave. Perché mi rappresenta, e quello che fa lo fa per mio conto; perché a lui sono stati delegati dei poteri legati alla forza e alla violenza che i comuni cittadini non possono giustamente esercitare; perché cercando di prendersi gioco delle indagini e dello Stato dall’interno lo ferisce, lo indebolisce nelle sue fondamenta.
Ma quella di oggi è una buona notizia. Per prima cosa perché la giustizia ha dimostrato di saper essere più moderna e democratica di quella di venti anni fa, e lo Stato è venuto prima della Ragione di Stato. E poi perché così i disfattisti che dicevano che non sarebbe mai successo nulla hanno avuto torto. E quando hanno torto i disfattisti, quelli che tanto non cambia mai niente, ad avere ragione è quell’idea di progresso che in questo paese fatica così tanto ad attecchire.
La responsabilità è individuale. Dei poliziotti criminali sono feccia, e forse i primi a volerli fuori dalla polizia dovrebbero essere i poliziotti onesti.

finalmente…e non solo per soddisfazione sui disfattisti,ma proprio per ridare un senso di Stato a noi tutti…adesso mi aspetterei dai vertici dello Stato un minimo di discorso di scuse….
scritto da Silvia venerdì.06.07.12 10:49
però mi sa che il giorno in cui hanno chiesto se ero d’accordo a farmi rappresentare dalla polizia e a delegare loro il monopolio della forza e della violenza, mi sa che quel giorno ero strafatta o non c’ero, perché non me lo ricordo. Forse dovrei smetterla di masticare quelle erbe del congo che mi ha portato mia sorella da Rotterdam. Poi qui si decidono le cose in mia vece e io manco me ne accorgo.
scritto da Chaira-B77 venerdì.06.07.12 10:59
Bello. Molto giusto.
Manca però un “è” dopo “aver ragione”.
scritto da Narno venerdì.06.07.12 12:11
(penso) involontariamente hai fatto una lezione di diritto penale (le aggravanti del pubblico ufficiale, la responsabilità personale dei soggetti, la divisione dei poteri, il principio di uguaglianza di fronte alla legge).
Sono un laureando il giurisprudenza.
BRAVO TEO
scritto da Davide sabato.07.07.12 09:23
Le responsabilità non possono essere individuali. Mi spiego. La responsabilità di chi ha dato la manganellata è individuale, ma se quella manganellata è stata data su ordine dell’organo statale competente, designato secondo le apposite procedure etc. allora esiste una responsabilità dello “Stato”. Le vittime non possono essere risarcite solo dai singoli carnefici. La responsabilità dello Stato deve essere riconosciuta. Non è possibile che un generale mandi un manipolo di soldati a massacrare dei civili – col consenso degli organi di governo che anche processualmente tendono poi a difenderlo – e continuare a credere che l responsabilità sia dei singoli.
scritto da Lorenzo sabato.07.07.12 10:05
Si però io vorrei per questa feccia anche un po’ di giorni di galera e che paghino di tasca loro i danni e magari, perchè no, una cerimonia di espulsione dalle Forze dell’Ordine in pompa magna stile Dreyfus, che vabbè in uno stato di diritto non ci sta e bla bla bla pero’, cazzo!
scritto da Luke sabato.07.07.12 12:15
Si però io vorrei per questa feccia anche un po’ di giorni di galera e che paghino di tasca loro i danni e magari, perchè no, una cerimonia di espulsione dalle Forze dell’Ordine in pompa magna stile Dreyfus, che vabbè in uno stato di diritto non ci sta e bla bla bla pero’, cazzo!
scritto da Luke sabato.07.07.12 12:15
Splendido post, fin nelle virgole.
scritto da uqbal sabato.07.07.12 12:29
Applausi a scena aperta.
E a proposito di disfattisti, la de gregorio che parla di troppo tardi e troppo poco, nel paese che la verità solitamente non la certifica mai – dico mai, non 11 anni, mai – è come al solito fuori dal mondo
ma invece, a proposito di giustizia, questa è una richiesta di giustizia?
http://www.repubblica.it/politica/2012/07/03/foto/g8-38447950/1/?ref=HREC1-2
Chiedo eh
scritto da Mk sabato.07.07.12 16:15
Grazie Matteo.
Alberto
scritto da Alberto sabato.07.07.12 20:13
Vigliacchi. Quei calci nel culo presi cosi, a vent’anni non li scordero’ mai.
scritto da Dnt80 domenica.08.07.12 10:54
Scusate per la punteggiatura
scritto da Dnt80 domenica.08.07.12 10:55
La cosa che sconvolge e’ che qui, in Italia, se dici quel che si dice alla fine del pezzo (“Dei poliziotti criminali sono feccia, e forse i primi a volerli fuori dalla polizia dovrebbero essere i poliziotti onesti”. Io preferisco “pezzi di merda” a “feccia”, ma il resto lo sottoscrivo tutto) sei un comunista amico dei terroristi.
E’ veramente difficile vivere in un paese in cui oltre alla meritocrazia manca pure la certezza della pena…
Barney
scritto da Barney domenica.08.07.12 22:33
Negli ultimi anni sono stata spesso, per lavoro, a contatto con le forze dell’ordine. Inutile dire che, osservato da vicino, il loro mondo appare molto più eterogeneo di quanto non si creda dall’esterno. Eppure, un elemento sembra accomunare gli uomini e le donne in divisa: una totale disumanizzazione del “nemico”.
Che si tratti di malviventi, pacifisti, tifosi, rom, manifestanti, migranti, ecc, l’altro non è mai considerato – soprattutto nel momento del contatto fisico – un essere umano ma un oggetto da allontanare, schiacciare, sopraffare, un problema da risolvere, amministrare. Ed è proprio questa neutralizzazione, questa riduzione della temperatura valoriale la causa di un’assoluta indifferenza al dolore, alla storia e al destino altrui. Un’indifferenza talmente radicata da inibire rimorsi o riflessioni sulle azioni compiute.
Offrire un’adeguata formazione etica (ad oggi del tutto assente, almeno per ciò che mi consta) potrebbe essere il primo passo per cambiare le cose.
scritto da Giulia lunedì.09.07.12 14:10
Mi è capitato di notare che queste brutte cose accadano di più all’interno del corpo della polizia (che tra l’altro è civile e non militare)che nell’arma (appunto) dei carabinieri: sarà che loro derivano da un ordine monastico?
scritto da Caterina martedì.10.07.12 10:42
Una delle cose che mi è dispiaciuta di Genova è che si è dovuta sospendare la riflessione sulle parole di Pasolini relative ai poliziotti figli del popolo. Per la mia generazione era una riflessione non scontata, difficile e a volte dura. Dopo la sentenza si può di nuovo ripensarci e cercare di farla propria, ma in questi anni era davvero difficile.
scritto da marcogiallo martedì.10.07.12 12:31
Mi paice molto il commento di Giulia, e il pezzo di Matteo, ovviamente.
Vi segnalo questo pezzo del Guardian ripubblicato da Internazionale
http://www.internazionale.it/news/italia-europa/2012/07/10/davies/
scritto da ogoniok martedì.10.07.12 22:45